domenica 12 ottobre 2014
Medico nega pillola del giorno dopo. Ancora una volta.
Nonostante la pillola del giorno dopo non sia abortiva, nonostante il TAR, nonostante le giuste proteste della coppia. Continuano a mascherare una omissione di servizio da coscienza fina. L’obiezione di coscienza non c’entra nulla con il rifiuto di prescrivere la contraccezione d’emergenza. Ma perché non cambiano lavoro?
Next, 12 ottobre 2014.
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venerdì 28 settembre 2012
Costanza Miriano, o delle farneticazioni contraccettive
In L’Aborto del giorno dopo - con la “A” maiuscola - Costanza Miriano concentra alcune delle farneticazioni più comuni, scelte con cura tra quelle asservite alla battaglia per confondere le idee e stabilire un codice di comportamento Universale (con la “U”) - il suo.
Quando la bugia da far passare è molto grossa è bene attrezzarsi subito, sin dalla scelta del nome. E così si chiama dipartimento all’educazione la struttura che ha deciso di distribuire gratuitamente nelle scuole superiori di New York la pillola del giorno dopo alle ragazze che ne facciano richiesta. Poi non ci sarà neanche più bisogno del consenso dei genitori, se hanno preventivamente aderito al programma di contraccezione preventiva, e qui è la bugia più grossa di tutte.Miriano si riferisce a questa iniziativa, giudicata immorale, oscena, pericolosa, negazionista e abortiva. Che manca?
La bugia più grossa di tutte, però, è proprio quella di Miriano. Se avesse avuto la voglia o la buona fede di cercare, avrebbe trovato i comunicati e gli articoli in cui si spiega il funzionamento della contraccezione d’emergenza. Avrebbe poi potuto leggere qualche fondamento di embriologia, magari un Bignami non dico un intero manuale. Ma no, non importano questi dettagli materialisti per chi difende la “Vita”, per chi chiama “bambino” poche cellule che forse nemmeno si impianterebbero o che magari diventerebbero due organismi in seguito (nel caso dei gemelli). Quelle sono una “Vita”, no, non solo, sono un bambino e quindi se prendi una contraccettivo sei un omicida. Ovviamente in seguito te ne renderai conto e ti pentirai per tutta la vita.La pillola del giorno dopo, poiché appunto si prende il giorno dopo (anzi, entro 72 ore), non è affatto preventiva, e può o ritardare l’ovulazione, oppure, se il concepimento è avvenuto, impedire l’impianto di una nuova vita che già è cominciata, e quindi si tratta di un vero e proprio aborto in piena regola. C’è di mezzo insomma la vita di un bambino che viene interrotta.
Per andare incontro alla pigrizia ecco alcuni link:
Il 6 giugno 2011 la Società Italiana della Contraccezione (SIC) e la Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC) hanno redatto un documento comune, dal titolo “Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale”.
World Health Organization sulla contraccezione.
http://ec.princeton.edu
Il gioco è ben riconoscibile (e ben noto): la vita - che diavolo significa? - e l’aborto e il bambino.
Ovviamente stiamo parlando di un ovocita non fecondato o di uno non annidato - questo sarebbe il “bambino” abortito con la contraccezione d’emergenza, che ovviamente non è più contraccezione ma un aborto!
Ma la parte più bella, in linea con il pensiero miraniano, è questa:
A me risulta piuttosto che uno dei passi principali della crescita sia imparare a prendersi responsabilità, smettere di dire “non è colpa mia, l’ho fatto per sbaglio”, cominciare a dire “ho fatto un errore, me ne prendo le conseguenze”. Ho visto tante vite rifiorire, quando una mamma si è fatta carico di quello che all’inizio sembrava un incidente di percorso, e invece è diventata occasione di conversione, e poi gioia infinita, cioè un bambino.Consiglierei di scagliarsi anche contro le spirali (iud) e, perché no?, contro i preservativi. Forse anche contro l’astinenza (forse lo ha fatto, sono io a essermi persa le precedenti puntate). Tutti i bambini potenziali eliminati da questi infernali meccanismi abortivi!
E tra l’altro qui non si vede quale sia il progresso tra abortire in ospedale, sapendo che lo si sta facendo, e abortire senza neanche esserne certe. Io penso che queste adolescenti, crescendo, potrebbero anche tormentarsi tutta la vita, nel dubbio che la bomba preventiva che hanno fatto esplodere nel loro utero abbia ucciso una vita, quella del loro bambino. Sarà ancora più difficile fare i conti con il lutto, se neanche si è certe di cosa si è fatto davvero. C’era mio figlio, lì dentro? L’ho ucciso?
Miriano è uno degli esempi migliori della totale inutilità del sistema nervoso centrale (vedasi anche i suoi commenti sugli embrioni e sulla fluidità sessuale, se la prende a morte con il pezzo tradotto la settimana passata da Internazionale e pubblicato la scorsa estate dal New York Times).
Postato da Chiara Lalli alle 14:33 26 commenti
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sabato 26 maggio 2012
Aborto, cosa significa obiezione di coscienza?
A 34 anni dalla promulgazione della legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza (era il 22 maggio 1978), i dati del Ministero della Salute mettono bene in evidenza quanto la norma sia disattesa: la media nazionale di ginecologi obiettori supera il 70%, arriva in alcune regioni al 90, e rende estremamente difficile la garanzia del servizio.
In questi giorni, peraltro, in Parlamento si discute un testo ambiguo e pericoloso, un testo che gioca sull’ambiguità dei significati: che cosa intendiamo infatti per obiezione di coscienza e cosa c’entra con la libertà individuale e con la libertà di coscienza? Se ne è parlato durante il convegno “Obiezione di coscienza in Italia. Proposte giuridiche a garanzia della piena applicazione della legge 194 sull’aborto” organizzato il 22 maggio a Roma dall’Associazione Luca Coscioni e l’Aied.
Nell’estate 2010 Christine McCafferty, parlamentare del partito laburista inglese, ha presentato al Consiglio d’Europa un report sulla regolamentazione dell’obiezione di coscienza, “Women’s access to lawful medical care: the problem of unregulated use of conscientious objection”. Il report fotografa la situazione europea e propone alcune linee guida per limitare i danni di un esercizio illegittimo dell’obiezione di coscienza. McCafferty non abbraccia una posizione estrema, non critica cioè la possibilità di ricorrere alla obiezione, ma sottolinea che i diritti delle donne e dei pazienti vengono prima della coscienza del personale medico. È necessario un bilanciamento tra la coscienza personale e la responsabilità professionale altrimenti si finisce per ledere lo stesso diritto dei pazienti di ricevere cure e assistenza, sostituite da una predica moralistica.
Quali sarebbero le condizioni per l’esercizio legittimo della obiezione di coscienza? Possono ricorrervi i singoli direttamente coinvolti nella procedura medica e non le strutture sanitarie. Il personale sanitario ha l’obbligo di fornire tutte le informazioni sui trattamenti previsti dalla legge, di informare tempestivamente il paziente della propria obiezione di coscienza, di metterlo in contatto con un altro medico e di assicurarsi che riceva il trattamento richiesto. Se è impossibile trovare un altro medico o in caso di emergenza non c’è coscienza che tenga: il personale sanitario è obbligato a eseguire il trattamento richiesto o necessario nonostante le proprie posizioni personali. Il documento si sofferma spesso sugli effetti discriminatori soprattutto per le donne più in difficoltà, perché vivono in condizioni economiche difficili o in aree isolate o per altre ragioni.
Le condizioni indicate da McCafferty sono in linea con l’articolo 9 della 194 - ma l’articolo 9 spesso rimane solo sulla carta. L’Italia è infatti tra i Paesi che regolamentano in modo inadeguato l’esercizio della obiezione di coscienza, avverte McCafferty, insieme alla Polonia e alla Slovacchia. Il report poi sottolinea che l’obiezione non può essere esercitata dal personale non medico, come amministrativi o portantini, e che l’assistenza precedente e successiva non possono essere oggetto di obiezione. Anche questo è in linea con l’articolo della legge italiana ed è utile per le discussioni sull’ampliamento dell’esercizio della obiezione ai farmacisti. A questo proposito ricordo il caso Pichon and Sapious vs. France (Corte europea dei diritti umani, 7 giugno 1999): la Corte stabilì che un farmacista che rifiuta di vendere i contraccettivi non può imporre la propria visione del mondo agli altri e che il diritto alla libertà religiosa - diritto individuale sacrosanto e strettamente intrecciato alla coscienza - non garantisce il diritto di comportarsi pubblicamente secondo le proprie credenze. Quando decido di fare il farmacista, o il medico o l’avvocato, la mia coscienza individuale non può essere quella cui tutti gli altri dovrebbero sottostare o conformarsi. La scelta di una professione implica dei doveri e la garanzia di un servizio.
Galileo, 25 maggio 2012.
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domenica 19 giugno 2011
La scorciatoia bugiarda di Assuntina Morresi
Assuntina Morresi non è nuova alle interpretazioni fantasiose e poco attente alla letteratura scientifica.
Ieri se la prende, per l’ennesima volta, con la Ru486, con l’interruzione di gravidanza e con la contraccezione d’emergenza che in realtà sarebbe un mezzo abortivo camuffato (La scorciatoia bugiarda dell’aborto inconsapevole, Avvenire, 18 giugno 2011). Ma andiamo per ordine.
Il primo problema è l’affermazione di Morresi sulla Ru486, ovvero il farmaco che induce farmacologicamente l’interruzione di gravidanza - il cosiddetto aborto medico o farmacologico - invece di intervenire chirurgicamente. Morresi sostiene che il suo uso sarebbe difficilmente conciliabile con la legge 194 che nel 1978 ha normato l’interruzione di gravidanza. Nel 1978 questa possibilità non esisteva, tuttavia all’articolo 15 si legge: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” (il corsivo è mio).
L’altro ostacolo pretestuoso riguarda il ricovero in una struttura sanitaria - così come previsto dall’articolo 8 della 194. Due anni fa l’Agenzia Italiana per il Farmaco aveva sottolineato la necessità di garantirlo come prova del rispetto della legge sulla interruzione di gravidanza. Il motivo di questa decisione? La risposta non è semplice, ma il richiamo all’articolo 8 sembra insoddisfacente (qui Giuseppe Regalzi aveva commentato il comunicato stampa dell’Aifa).
Il problema dunque non sembra tanto essere che la legge 194 non possa conciliarsi con la Ru486, ma che Morresi non approvi l’interruzione di gravidanza, soprattutto se eseguita in modo meno invasivo per le donne (già abortire è moralmente ripugnante, ma almeno che si soffra il più possibile e che non si possa scegliere). Nel corso del tempo le strategie di Morresi sono passate dall’affermazione della pericolosità della Ru486 per le donne all’accusa di “aborto fai da te”, colpevole anche di eliminare lo spazio di colloquio con la donna da parte di quanti vorrebbero dissuaderla. Scriveva infatti nel 2008: “La 194 invece, propone una casistica e pretende la valutazione e la certificazione di un medico. Proprio per permettere di discutere le motivazioni che spingono ad abortire, dà molto spazio al colloquio con le donne e prevede un periodo di riflessione - sette giorni - fra la concessione del certificato per abortire e l’intervento. Avere uno spazio in cui inserirsi per incontrare le donne e per ascoltarle è fondamentale: è questo il momento in cui lavorano i volontari dei “Centri di Aiuto alla Vita”. È questo il motivo per cui stiamo lottando contro la pillola abortiva Ru486, sinonimo di “aborto fai da te”, un modo di abortire in cui incontrare le donne diventa impossibile” (Una battaglia per la vita a trent’anni di distanza, ilsussidiario.net, 17 marzo 2008).
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martedì 14 giugno 2011
La verità, vi prego, sulla contraccezione d’emergenza
Il documento parte dalla definizione di contraccezione d’emergenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “La contraccezione d’emergenza si definisce come “metodica contraccettiva”, poiché può solo prevenire e non interrompere una gravidanza”.
Va assunta in caso di un rapporto sessuale non protetto o nel caso in cui sia stato usato scorrettamente un altro mezzo contraccettivo. L’effetto sarà inversamente proporzionale al tempo trascorso tra il rapporto a rischio e l’assunzione del farmaco.
Dopo le descrizioni tecniche sulle confezioni disponibili in Italia e autorizzate dall’Aifa, il documento si sofferma sulla questione più importante: come funziona la contraccezione d’emergenza. Nel paragrafo intitolato “Meccanismo d’azione della contraccezione d’emergenza” si afferma: “È ampiamente dimostrato che il LNG [levonorgestrel], quando somministrato in fase preovulatoria, interferisce con il processo ovulatorio, per inibizione o disfunzione dello stesso, e previene quindi la fertilizzazione. In particolare, se somministrato prima del picco preovulatorio di LH, È in grado di impedire l’ovulazione nella maggior parte dei casi. Inoltre, è stato evidenziato che nelle donne che assumono il LNG quando i parametri clinici, ecografici ed ormonali sono diagnostici di ovulazione già avvenuta, il LNG non ha alcun effetto. È evidente quindi che il LNG non interferisce con l’impianto dell’embrione, una volta avvenuta la fertilizzazione; ciò, non causa aborto, né è in grado di danneggiare una gravidanza in atto” (il corsivo è mio).
Non esiste una normativa ad hoc e, in modo condivisibile, il documento rimanda a due leggi: quella del 1975 sui consultori familiari (legge 405 del 29 luglio 1975; prima di allora i contraccettivi erano illegali) e quella del 1978 sulla interruzione volontaria di gravidanza (legge 194 del 22 maggio 1978). Queste leggi garantiscono l’accesso ai mezzi contraccettivi. Non solo: il Comunicato del Ministero della Sanità n. 254 del 1 novembre 2000 afferma esplicitamente che “l’uso di questa pillola non viola la legge dello Stato…il farmaco oggi a disposizione…si concretizza come un mezzo di prevenzione dell’aborto e sottrae la donna al rischio di trovarsi di fronte a scelte drammatiche”.
E ancora “nel documento di schema d’Intesa Stato–Regioni per una migliore applicazione della Legge 194, del 15 febbraio 2008, in cui si sottolinea la necessità di:
- Garantire congruo orario di apertura del Servizio Consultoriale, anche prevedendo l’accoglienza senza appuntamento, con carattere di precedenza, per alcune richieste come: contraccezione d’emergenza, inserimento di IUD, richiesta di certificazione urgente per interruzione volontaria di gravidanza;
- Prevedere la prescrizione della “contraccezione d’emergenza”, oltre che nei servizi consultoriali, anche nei Pronto Soccorso e nei servizi di continuità assistenziale (guardia medica).
Ben definito è quindi il diritto della donna alla prescrizione della contraccezione d’emergenza”.
Continua su Galileo.
Postato da Chiara Lalli alle 12:43 16 commenti
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giovedì 26 maggio 2011
Un commento interessante
Sulla questione della obiezione di coscienza di Cinzia Sciuto che intitola, in modo condivisibile, diserzione di coscienza.
Fare il medico non è un obbligo, e men che meno fare il medico ginecologo. E tanto basta per abolire come del tutto improprio l’uso dell’espressione «obiezione di coscienza» a proposito dell’aborto, che si configura semplicemente come una delle prestazioni che il medico ginecologo ha l’obbligo di somministrare, nei termini della legge. La stessa cosa vale nei confronti dei farmacisti che si rifiutano di vendere i farmaci anticoncezionali. Il lavoro che ciascuno di noi si sceglie è allo stesso tempo una scelta di vita per noi e un servizio per gli altri. Se penso che quella professione comporta degli obblighi che contrastano con i miei princìpi, semplicemente scelgo di non farla. Non avrebbe alcun senso, oggi che la leva non è più obbligatoria, che un militare invocasse l’obiezione di coscienza.
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lunedì 24 maggio 2010
E io la pillola non te la do
Il 21 Aprile viene presentato un disegno di legge dal titolo: “Disposizioni in materia di obiezione di coscienza dei farmacisti nella dispensa dei farmaci rientranti nella contraccezione di emergenza”. Sebbene il testo non sia ancora disponibile nel sito del Senato al momento in cui scriviamo, alcuni giornali ne hanno riportato il contenuto, d’altra parte immaginabile fin dal titolo.
È quindi possibile fare alcune considerazioni al riguardo.
Prevedere per legge l’obiezione di coscienza per la cosiddetta pillola del giorno dopo comporta una serie di problemi.
Innanzitutto la questione generale di poter ammettere per legge una eccezione bizzarra.
Bizzarra perché oggetto di una normativa positiva e perché incrina i doveri che derivano da una libera scelta. Il caso più eclatante, e affine alla pillola del giorno dopo, è quello della legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza, articolo 9. Perché un ginecologo che esercita in una struttura pubblica (compiendo 3 gradini di scelta: iscriversi alla Facoltà di Medicina, poi alla scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia e, infine, esercitare la professione in una struttura pubblica) potrebbe sottrarsi ad uno dei suoi doveri sanciti da una legge dello Stato? La domanda richiederebbe una trattazione a parte e che rimandiamo ad altra sede. Qui affronteremo aspetti che sono problematici indipendentemente dalla risposta che si abbraccia alla suddetta domanda.
Prima di tutto l’obiezione non dovrebbe essere indiscriminata: dovrebbe cioè riguardare i farmacisti e non le farmacie, che dovrebbero avere comunque l’obbligo di garantire il servizio previsto dalla legge (regio decreto legge del 1937, n. 1219). Ci auguriamo che gli estensori del disegno di legge ci abbiano pensato. La 194, in effetti, prevede la medesima distinzione: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalita’ previste dagli articoli 5, 7 e 8” (gli articoli citati sono quelli che regolano le modalità della interruzione di gravidanza). Che poi di fatto le percentuali di obiettori di coscienza pongano in serio pericolo la garanzia del servizio (cioè della interruzione di gravidanza) è ancora un altro problema. Ma teoricamente la differenza è rilevante. E il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (MNLF) la sottolinea: «“Mentre al singolo professionista non puo’ essere negata la liberta’ di scelta rispetto alle proprie convinzioni etiche o religiose – precisano i liberi farmacisti – alla farmacia, in quanto gia’ detentrice di un’esclusiva e concessionaria di un rapporto privilegiato con lo Stato di monopolio, non deve essere permesso di esercitare l’obiezione di coscienza e quindi rifiutarsi di vendere farmaci come la pillola del giorno dopo o affini”. E aggiungono: “Ogni farmacia, nel caso venga riconosciuto tale diritto al professionista, dovra’ provvedere che nel proprio organico sia sempre a disposizione almeno un farmacista non obiettore in modo da non ledere un altro diritto: quello del paziente di ottenere il farmaco. In caso di obiezione di coscienza del titolare della farmacia o dell’impossibilita’ della farmacia di consegnare il farmaco per assenza di professionisti disponibili, dovra’ essere revocata la concessione dello Stato che permette a quella farmacia di operare sul territorio e la stessa rimessa a concorso’’.» (Aborto: liberi farmacisti, obiezione coscienza? Farmacie non possono, Asca, 1 maggio 2010).
Ma c’è un altro ostacolo: perché c’è bisogno di una legge specifica? La condanna della pillola del giorno dopo e i potenziali obiettori sarebbero comprensibili se giustificassero la posizione con la contrarietà all’aborto e, al tempo stesso, sostenessero che la pillola del giorno dopo è abortiva – e quindi rientrerebbe nella 194.
Nel foglietto illustrativo del Norlevo, nome con cui la pillola del giorno dopo è commercializzata, si legge (il corsivo è mio): “La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto, bloccando l’ovulazione o impedendo l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato, se il rapporto sessuale è avvenuto nelle ore o nei giorni che precedono l’ovulazione, cioè nel periodo di massima probabilità di fecondazione. Il metodo non è più efficace una volta iniziato l’impianto”.
Tuttavia le recenti ricerche hanno dimostrato la sola azione contraccettiva, e non abortiva, del farmaco. E le agenzie hanno consigliato di modificare i foglietti illustratici.
Perché qualcuno dovrebbe obiettare contro un farmaco contraccettivo? E, qualora si riuscisse a trovare una buona ragione per farlo, sarebbero inclusi anche i preservativi e altri contraccettivi? Ecco perché serve una nuova legge: per giustificare senza alcuna ragione (anche se sbagliata o forzata) la sottrazione al proprio dovere: vendere farmaci. Insomma nemmeno loro sembrano credere fino in fondo che si tratti di aborto, ma di un dominio diverso che richiede una legge ad hoc.
C’è ancora un altro problema: l’effetto causato dal Norlevo (o da un farmaco equivalente) fino a poco tempo fa veniva ottenuto con la somministrazione di 4 compresse di Ginoden (o di un farmaco equivalente) prese nel giro di poche ore.
Come si fa a sapere se qualcuno compra il Ginoden a scopo contraccettivo “tradizionale” (e quindi ancora concesso?) oppure a scopo illegittimo (come rimedio a un rapporto sessuale a rischio e, per l’accusa, a scopo abortivo)?
Il prossimo ddl prevederà il monitoraggio degli acquirenti per le successive 48 ore? O la scansione delle loro intenzioni?
Anche alcuni farmaci, prescritti per patologie specifiche, hanno un effetto sicuramente abortivo: come dovrebbero comportarsi i farmacisti? Il Cybotex è uno di questi: è un gastroprotettore, lo prendi se hai l’ulcera ma come effetto collaterale provoca contrazioni uterine e interruzione di gravidanza. Ultimamente sta andando di gran moda, verosimilmente anche a causa delle difficoltà indigene per abortire. Molte donne sono finite in ospedale con emorragie e complicazioni perché lo avevano usato per abortire: anche il moderno aborto clandestino non garantisce sicurezza insomma, anche se è meno appariscente di ferri e di mammane.
Insomma niente di nuovo sotto al sole. L’obiezione di coscienza per i farmacisti sembra proprio essere un altro corto circuito con cui buon senso e rispetto dei diritti hanno la peggio.
Postato da Chiara Lalli alle 09:20 0 commenti
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sabato 8 maggio 2010
Not 2 late

Non mi sembra di avere trovato nulla di simile in italiano. Se proprio non si ha spirito di iniziativa si può anche copiare (facendo attenzione a cambiare qualche dettaglio).
The Emergency Contraception Website.
Postato da Chiara Lalli alle 10:47 0 commenti
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giovedì 6 maggio 2010
Il farmacista non si accontenta
Da Avvenire di oggi («I farmacisti cattolici: sull’obiezione disegno di legge ancora incompleto», 6 maggio 2010, inserto È Vita, p. 3):
«Incompleto e da ridiscutere»: è questo il parere del presidente dei farmacisti cattolici (Ucfi), Piero Uroda, sul disegno di legge della senatrice del Pdl Ada Spadoni Urbani che tratta del diritto all’obiezione di coscienza dei farmacisti come «un diritto soggettivo». […] «È molto importante invece che sia riconosciuta alla farmacia la possibilità di non vendere contraccettivi d’emergenza e non solo al singolo farmacista – interviene il dottor Uroda –. Chi assicura la vendita di un prodotto abortivo se sono tutti obiettori? Economicamente non è possibile assicurarsi la presenza in negozio di un non obiettore ed eticamente perché dovrei lavorare con un collega che non condivide il rispetto della vita?». Piero Uroda ne è certo: «Il nostro diritto di non vendere farmaci che uccidono è superiore a quello di chi richiede il prodotto. Attenzione infatti, non si tratta di medicinali che curano, ma di prodotti che fanno fuori una vita umana ai suoi esordi e che danneggiano gravemente la salute delle donne». «Per un cattolico – sostiene Uroda – è una bugia che i contraccettivi d’emergenza non fanno nulla, visto che siamo convinti che quando due gameti si incontrano si forma una nuova persona».Già, chi «assicura la vendita di un prodotto abortivo se sono tutti obiettori?» Il punto è proprio questo (anche se la contraccezione d’emergenza non ha per nulla effetti abortivi), e il dottor Uroda senza volerlo si è condannato da solo.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 17:00 18 commenti
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domenica 2 maggio 2010
Riflessioni domenicali sulla pillola del giorno dopo
Ripensando al tanto atteso ddl sulla obiezione di coscienza sulla pillola del giorno dopo per i farmacisti mi domandavo: che non credano nemmeno loro a quanto blaterano?
Mi spiego: la condanna (e la liceità della obiezione di coscienza) della pillola del giorno dopo viene generalmente sostenuta dalla condanna della interruzione volontaria di gravidanza. Se questa è condannata, allora anche la pillola del giorno dopo subisce la stessa sorte per il suo effetto abortivo (lasciamo tra parentesi il dubbio, molto dubbio, potere abortivo della pgd, annoverabile tra i contraccettivi e non tra gli abortivi). Ma se è abortiva (dovrebbe essere la logica conseguenza della tesi avversa) si può infilare nell'articolo 9 della 194: metti una nota dopo il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie e ci infili pure il farmacista.
Che bisogno ci sarebbe di redigere una legge a parte?
Forse non sono convinti nemmeno loro e, per non rischiare, ecco una legge che giustifica il sottrarsi al dovere di vendere un farmaco senza che vi sia alcuna giustificazione.
Così, perché ti gira storto.
Si potrebbero aggiungere numerose altre considerazioni.
Postato da Chiara Lalli alle 14:10 9 commenti
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giovedì 29 aprile 2010
Parole in libertà e diritti buttati nel cesso
Il dilemma è: scemità o malafede?
Postato da Chiara Lalli alle 13:14 13 commenti
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giovedì 3 dicembre 2009
Le dichiarazioni del cardinale Barragán
Le dichiarazioni del cardinale Barragán, raccolte il 2 novembre 2009 da Bruno Volpe per la rivista online Pontifex.Roma, meritano di essere tramandate integralmente ai posteri:
La cosiddetta pillola del giorno dopo o meglio aborto chimico, è stata al centro di valutazioni diverse ed anche polemiche. Ne abbiamo discusso con il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute. Eminenza, qual è il suo giudizio sulla pillola del giorno dopo?: «che è una pillola che ha effetti abortivi e come tale, l’aborto va considerato un assassinio». Il cardinale lo ripete con calma: «ogni aborto, in quanto soppressione di una vita umana, è un crimine, un delitto e merita una punizione». Si è pensato, dietro severe valutazioni, di permetterla in strutture ospedaliere: «io non mi interesso delle cose italiane o di singoli stati, ma la mia idea è che libera o dietro guardia medica, la sostanza non cambia affatto. Si tratta sempre e comunque di un mezzo abortivo e come tale, rappresenta una violazione gravissima della vita umana che è sacra ed inviolabile, che nessuno può manipolare a suo piacimento ed è un dono di Dio». Il cardinale fa un paragone: «questa storia mi sembra assimilabile a chi compra una rivoltella in un negozio. Colui il quale esce con una pistola è potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma è un potenziale criminale, lo diventa solo se agisce male. Chi abortisce non è potenziale, ma di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto è sicuramente più grave di chi compra un revolver nell’armeria». Eminenza, quando inizia la vita?: «la scienza lo dice, da quando lo spermatozoo entra nell’ovulo. Allora già esiste una vita ed è sacra. Lo ripeto, sopprimere una esistenza umana, salvi i casi di emergenza, è un crimine e merita questa definizione, non ho dubbi». E se si usa in ospedale?: «non cambia nulla. È assassino chi ammazza fuori o dentro la clinica, sia che lei compia la esecuzione in caserma o nel domicilio particolare della vittima, le modalità possono solo aggravare l’evento, ma pur sempre di assassinio si tratta». Eminenza passiamo ad altro tema caldo. In che modo valuta sia la omosessualità che i trans?: «trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo». Ma se una persona è nata omosessuale?: «non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio».Lo stesso giorno il cardinale ha «ribadito» il suo pensiero all’agenzia ANSA, che in alcuni dispacci sintetizza il contenuto dell’intervista e vi aggiunge delle «precisazioni»:
«non sta a noi condannare»; «sono comunque persone e in quanto tali da rispettare» (ANSA 13:43);L’ANSA ha rivelato anche che l’allusione a Paolo si riferiva a Romani 1,26-27.
«L’omosessualità è dunque un peccato ma questo non giustifica alcuna forma di discriminazione. Il giudizio spetta solo a Dio, noi sulla Terra non possiamo condannare, e come persone abbiamo tutti gli stessi diritti» (ANSA 13:57).
Postato da Giuseppe Regalzi alle 13:07 28 commenti
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venerdì 15 maggio 2009
Caramelle dal Foglio /2
Nell’articolo che citavamo ieri nella prima parte del post, Nicoletta Tiliacos tenta anche un’altra linea di attacco (ne ha parlato già Malvino, in «Puttanate propinateci», 13 maggio 2009). Fa infatti riferimento a uno studio del 2004 (A. Glasier et al., «Advanced provision of emergency contraception does not reduce abortion rates», Contraception 69, pp. 361-66), in cui si mostra che l’accresciuta disponibilità della contraccezione di emergenza in una contea scozzese (il farmaco era stato distribuito in anticipo alle donne) non aveva portato all’attesa diminuzione degli aborti. La Tiliacos tenta di insinuare più o meno direttamente che l’accesso facilitato, «addirittura preventivo» alla contraccezione d’emergenza abbia fatto persino alzare i tassi di abortività fra le minorenni, ma questo lo studio non lo dice. Come interpretare comunque il dato? La giornalista del Foglio chiede e ottiene lumi:
Un effetto paradossale? La risposta, dice al Foglio l’esperto di statistiche sanitarie Roberto Volpi, “sta nel fatto che disposizioni come quella ora adottata in Spagna incentìvano gli atteggiamenti a rischio, ed è una logica abbastanza ovvia”. La logica che dice: comunque vada, c’è un rimedio semplice come una pasticca da mandar giù, e di semplicissimo accesso, se non si deve nemmeno passare per una ricetta del medico […].Se Volpi e la Tiliacos avessero letto l’articolo in questione invece di affidarsi alla «logica», il Foglio si sarebbe risparmiata l’ennesima pessima figura. Ecco cosa dicono Glasier e colleghi a p. 364 del loro studio:
Perhaps, having a supply of E[mergency] C[ontraception] so easily available encouraged women to take more risks with unprotected intercourse. As with our pilot study, however, women tended to move from less effective methods of contraception (mainly condoms) to more effective methods (hormonal) during the period of follow-up (Table 3). Moreover, we asked women in the questionnaire surveys whether they felt that they were less likely to fully comply with their contraceptive method and the vast majority said they were not. It seems unlikely then that pregnancies prevented by EC among women who used it were matched by pregnancies arising from increased risky sexual behavior.Le donne in questione, dopo aver ricevuto la pillola del giorno dopo, tendevano a passare da mezzi meno efficaci di contraccezione a quelli più efficaci! Studi più specifici hanno escluso che la disponibilità della contraccezione d’emergenza aumenti i comportamenti a rischio delle adolescenti (per una rassegna si veda D.C. Weiss et al., «Should Teens Be Denied Equal Access to Emergency Contraception?», Bixby Center for Global Reproductive Health, University of California, San Francisco, aprile 2008, che fa parte di una serie di brevi monografie sulla contraccezione d’emergenza accessibili, aggiornate e scientificamente accurate: un vero balsamo, dopo la lettura del Foglio...).
Come spiegare, allora, il fallimento della contraccezione d’emergenza nel ridurre i tassi di aborto? L’articolo della Glasier propone come spiegazione più probabile quella che è anche la più semplice: il mancato uso del farmaco. Il 74% delle 36 donne coinvolte nello studio che hanno avuto una gravidanza indesiderata nonostante la disponibilità preventiva della pillola del giorno dopo, non l’aveva assunta. Molte donne, a quanto sembra, non percepiscono appieno il pericolo di poter rimanere incinte, anche dopo aver tenuto comportamenti a rischio; l’incapacità di riconoscere il rischio di una gravidanza è uno dei motivi più diffusi di mancato uso dei contraccettivi, compresi quelli di emergenza. A cosa si riduce allora l’argomento della Tiliacos? Che non si deve assumere mai la pillola del giorno dopo perché chi la dovrebbe assumere spesso non lo fa?
Uno studio recentissimo, infine (D.K. Turok, S.E. Simonsen e N. Marshall, «Trends in Levonorgestrel Emergency Contraception Use, Births, and Abortions: The Utah Experience», Medscape Journal of Medicine 11, 2009, p. 30), individua per la prima volta una correlazione statisticamente significativa tra il tasso in ascesa del ricorso alla contraccezione d’emergenza e quello in discesa delle interruzioni di gravidanza.
Ci chiedevamo all’inizio: dov’è finito il Foglio? Che ne è delle regole del giornalismo, della verifica dei fatti, dell’opinione informata? Il problema, probabilmente, è che quelli del Foglio non sono giornalisti; sono propagandisti. Non tanto nel senso di cinici falsificatori (anche se immagino che nella redazione del Lungotevere Sanzio, come del resto altrove, si trovino anche quelli): il buon propagandista è la prima vittima di se stesso, e crede quasi sempre a quel che scrive. Questa è gente che considera autorevole solo ciò che si conforma alla propria visione del mondo – e conforma la propria visione del mondo a ciò che crede autorevole. È impossibile spezzare questo circolo vizioso, e sarebbe anche inutile, se le caramelle velenose che costoro spacciano non fossero, almeno in potenza, più pericolose di qualsiasi pillola.
Rimane solo da sperare che la proprietà del giornale, che si sa essere non insensibile a certi argomenti e che si ritroverà presto libera dagli attuali condizionamenti, voglia mettere finalmente un punto a questo esperimento ormai da tempo degenerato.
(2 - fine)
Postato da Giuseppe Regalzi alle 17:49 1 commenti
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giovedì 14 maggio 2009
Caramelle dal Foglio /1
La notizia che, a partire dal prossimo agosto, in Spagna sarà possibile per chiunque (comprese le minorenni) acquistare la cosiddetta pillola del giorno dopo senza ricetta medica, non poteva non causare una reazione in un certo giornale italiano, che del disprezzo per tutto quello che esce dalla Spagna di Zapatero – soprattutto se si tratta di qualche progresso nei diritti civili – ha fatto ormai una reazione automatica. E così sul Foglio di ieri ben due articoli commentano sdegnati l’ultima «barbarie». A p. 3 un editoriale non firmato titola significativamente «Pillole come caramelle»; alla pagina seguente uno dei mastini di Ferrara, Nicoletta Tiliacos, rincara la dose con «Illusioni da banco».
L’editoriale è all’altezza delle migliori tradizioni del Foglio:
In Spagna un minorenne non può comprare un pacchetto di sigarette e il tabaccaio che gliele vendesse sarebbe sottoposto a sanzioni. La stessa cosa succederebbe a un barista che gli servisse un bicchiere di birra. Come capita dalle nostre parti, con la sola ricetta medica nelle farmacie si forniscono medicinali un po’ più potenti di un’aspirina – e questo per evitare pericoli per la salute che sarebbero inevitabili con la medicina fai da te. Ora, però, il ministro della Sanità spagnolo – la signora Trinidad Jiménez – ha annunciato che la pillola del giorno dopo sarà venduta nelle farmacie senza ricetta e anche alle ragazze minorenni. Tutti sanno che si tratta, al di là di ogni considerazione morale, di un preparato che serve ad “avvelenare” una parte dell’organismo per indurlo al rigetto dell’embrione e che è potenzialmente più pericoloso di centinaia di preparati per i quali è richiesta la prescrizione del medico.Risparmio il seguito al lettore; basti sapere che la frase finale è un accorato «Ma dove siamo finiti?». Già, dove siamo finiti? O meglio: dov’è finito il Foglio?
L’ipotesi più accreditata sul meccanismo d’azione del levonorgestrel (il principio attivo della pillola del giorno dopo, commercializzata in Italia sotto il nome di Norlevo e Levonelle) è che il farmaco inibisca la scarica ormonale che causa l’ovulazione; questo spiega perché l’efficacia sia tanto più grande quanto minore è il tempo trascorso dal rapporto non protetto. Nei modelli animali, la somministrazione di levonorgestrel dopo l’attecchimento dell’embrione nell’utero ha lo stesso effetto della somministrazione di acqua fresca: la gravidanza continua come se nulla fosse, altro che «rigetto dell’embrione». Alcuni sospettano che il farmaco possa anche impedire l’impianto dell’ovulo fecondato, ma a tutt’oggi non si ha nessuna prova concreta di quest’effetto: tutti i meccanismi invocati in passato per spiegarlo si sono rivelati inesistenti (l’endometrio – il rivestimento interno dell’utero – rimane per esempio invariato). In ogni caso, la soppressione dell’ovulazione spiega da sola l’efficacia del farmaco; se anche esistesse un effetto anti-annidatorio, sarebbe quasi certamente estremamente limitato.
Definire un farmaco con queste caratteristiche «un preparato che serve ad “avvelenare” una parte dell’organismo per indurlo al rigetto dell’embrione», e per giunta premettere che «tutti sanno» che di questo si tratta, sembrerebbe dimostrare – nonostante l’uso cautelativo delle virgolette – una consuetudine con sostanze ben più pericolose del levonorgestrel, dell’aspirina, delle sigarette e forse anche della birra. A meno che non ci troviamo di fronte alla consueta pietra di paragone dell’ignoranza in materia contraccettiva: la confusione con la pillola abortiva, quella RU-486 il cui effetto potrebbe essere fatto corrispondere, con un po’ di immaginazione, a quello denunciato dal Foglio. Pensavo che anche i sassi avessero ormai imparato la distinzione, ma si sa, la durezza di certe teste...
Ma che dire dei «pericoli per la salute che sarebbero inevitabili con la medicina fai da te»? La pillola del giorno dopo non “avvelenerà” una parte dell’organismo, questo no, ma in fondo è pur sempre un farmaco: non sarebbe meglio esigere sempre la ricetta? Anche la Tiliacos si unisce qui all’anonimo editorialista, e denuncia un uso «sempre più routinario» della contraccezione d’emergenza, «con immaginabili danni per la loro [delle giovani che l’assumono] salute».
Vediamo allora i rischi del levonorgestrel (ovviamente le indicazioni che seguono non possono sostituire il foglietto illustrativo: leggetelo con attenzione!). Rischio di indurre assuefazione: zero. Gli effetti collaterali più comuni sono leggeri: vanno dalla nausea alla cefalea, possono colpire fino al 25% delle pazienti e scompaiono entro 48 ore dall’assunzione (il sanguinamento uterino può durare fino alla mestruazione successiva); il vomito è riportato nell’1-8% dei casi. Sovradosaggio: non sono stati riportati effetti seri dopo ingestione di dosi elevate. Interazioni con altri farmaci: possono al più diminuire l’efficacia del levonorgestrel stesso. Rischio di teratogenicità per il feto (nel caso di fallimento del contraccettivo): zero. Rischio di diminuzione della futura fertilità: zero. Il levonorgestrel non aumenta il rischio di gravidanze extrauterine (anche se ovviamente occorre considerare la possibilità di questa evenienza se il contraccettivo fallisce). Controindicazioni: ipersensibilità al levonorgestrel o ad uno degli eccipienti (p.es. il lattosio) – ma non sono state finora descritte reazioni allergiche al levonorgestrel.
I rischi della contraccezione di emergenza non devono essere confusi con quelli – pur limitati – della contraccezione ormonale classica (la «pillola»): i problemi di coagulazione del sangue dipendono dagli estrogeni, che non sono contenuti nel Norlevo. Alcuni studi hanno mostrato che donne che non possono usare i contraccettivi a base di estrogeni (per diabete, alta pressione sanguigna, etc.) possono invece ricorrere tranquillamente al Norlevo (e ai contraccettivi a base unicamente di progestinici). Infine, gli effetti del levonorgestrel sono identici nelle donne adulte e nelle adolescenti.
Queste caratteristiche fanno del levonorgestrel non solo un farmaco da vendere senza ricetta, ma anche un farmaco da banco (non è chiaro come sarà considerato in Spagna; in paesi come l’Olanda è venduto anche al di fuori delle farmacie). Può darsi che il levonorgestrel sia «un po’ più potente dell’aspirina» – qualsiasi cosa significhi questa frase; ma certamente è più sicuro. Checché ne dica il Foglio.
(1 - continua)
Postato da Giuseppe Regalzi alle 22:50 3 commenti
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venerdì 11 aprile 2008
Obiezione di incoscienza
Interessante commento di Alessandro Gerardi sulle ultime obiezioni di coscienza. Ovvero: Come difendersi dal sabotaggio illegale della pillola del giorno dopo. A Roma e in tutta Italia.
Il fenomeno della mancata prescrizione della pillola del giorno dopo causa “obiezione di coscienza” va assumendo aspetti sempre più inquietanti oltre che paradossali. Basti pensare al fatto che oramai in molte strutture sanitarie pubbliche i ginecologi si spingono fino al punto di appendere all'entrata del loro reparto cartelli con la scritta “qui non si prescrive la pillola del giorno”, ciò che finisce inevitabilmente col non garantire alle pazienti il godimento dei loro diritti stabilito per legge. Vista la situazione, come Associazione RadicaliRoma, abbiamo dunque deciso di sollevare il problema sottoponendo all'attenzione dell'Autorità Giudiziaria romana due casi di donne alle quali il personale medicosanitario non ha appunto prescritto il Levonorgestrel appellandosi alla obiezione di coscienza.Continua.
Postato da Chiara Lalli alle 16:24 0 commenti
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martedì 8 aprile 2008
Mirella Parachini sulla pillola del giorno dopo
Interessante l’intervista di Astrid Nausicaa Maragò per LibMagazine a Mirella Parachini, ginecologa dell’Ospedale S. Filippo Neri di Roma, vice-presidente della Federazione Internazionale degli operatori di aborto e contraccezione e membro dell’Associazione Luca Coscioni, sul tema della pillola del giorno dopo («Conraccezione. Mirella Parachini risponde», 8 aprile 2008). Eccone alcuni brani:
Nella mia esperienza non è che chi si rivolge al medico per richiedere una contraccezione d’emergenza sia più “incosciente” delle altre. Anzi. Si tratta generalmente di persone particolarmente attente. Questo voler dipingere la donna come un po’ stupidina, che preferisce ricorrere alla contraccezione d’emergenza piuttosto che alla contraccezione “ordinaria” non corrisponde alla realtà. Ci sono degli studi molto seri sull’atteggiamento verso la contraccezione ordinaria delle pazienti che hanno fatto ricorso alla contraccezione d’emergenza che non confermano questo pregiudizio. […]Da leggere tutta.
È la tempestività nell’assunzione che ne garantisce la massima efficacia! Purtroppo nel nostro paese vi è l’obbligatorietà della ricetta medica nominativa e non ripetibile ed è proprio la rincorsa alla ricetta che ne ritarda l’assunzione. L’ostruzionismo non avviene solo a livello degli ospedali, ma anche nelle guardie mediche e addirittura in alcuni consultori! Quello che la donna, di fronte ad un rifiuto, deve chiedere è che il diniego venga espressamente motivato, anche per iscritto. Quello che accade invece è che il medico in Pronto Soccorso non viene neanche chiamato con la scusa che “è di turno” il medico obiettore. Anche in questo caso l’accesso in Pronto Soccorso va verbalizzato e copia del verbale va rilasciato alla paziente. Sul sito http://www.lucacoscioni.it/soccorso_civile è possibile scaricare una modulistica per procedere anche con un esposto alla magistratura.
Rimane un ottimo consiglio quello di farsi rilasciare la ricetta dal proprio ginecologo al momento di una qualsiasi visita di routine. […]
La contraccezione di emergenza per via orale oggi raccomandata è la monosomministrazione di una dose di 1,5 mg di levonorgestrel. Questo schema terapeutico soddisfa tutti i criteri di un farmaco senza necessità di ricetta medica che sono: tossicità molto bassa, nessun rischio di overdose, nessuna dipendenza, nessuna necessità di accertamenti medici, controindicazioni mediche poco significative, facile identificazione del bisogno, dosaggio preciso, nessuna interazione farmacologica di rilievo, nessun pericolo in caso di assunzione impropria, minime conseguenze in caso di uso ripetuto o ravvicinato nel tempo. Non riesco proprio a capire tutta questa preoccupazione di eventuali abusi. Si pensi piuttosto di fare una corretta informazione, alle donne ma anche ai medici!
giovedì 3 aprile 2008
Francesco D’Agostino e la pillola del giorno dopo
Francesco D’Agostino interviene sull’episodio delle due ragazze pisane a cui è stata negata la pillola del giorno dopo («Medico non esecutore di richieste», Avvenire, 3 aprile 2008, p. 1):
nessun medico è ‘obbligato’ a prescrivere qualsiasi farmaco, per il quale sia necessaria una ricetta, qualora egli non ne ravvisi l’opportunità e l’utilità. Esiste una libertà di scienza, prima ancora che di coscienza, che ha un essenziale valore epistemologico e deontologico: il medico è un ‘alleato’ del paziente e deve sempre cercare di operare per il suo bene, secondo le sue competenze professionali; non è e non deve mai diventare il cieco esecutore di una richiesta, di qualsiasi richiesta farmacologica il paziente possa avanzare.L’articolo del Codice di deontologia dei medici a cui D’Agostino allude è il 22:
[…] questa particolarissima autonomia del medico è ribadita espressamente dal codice deontologico e non ha nulla propriamente a che vedere con l’obiezione di coscienza (è stata questa anche l’opinione del Comitato nazionale per la Bioetica). Potremmo parlare piuttosto di ‘obiezione di scienza’: al paziente che gli chiede un certo farmaco, il medico potrà (se questo sarà il caso) opporre un rifiuto in quanto medico, prima ancora che in quanto ‘cattolico’. Naturalmente sarà professionalmente responsabile se il suo rifiuto sarà la causa determinante di un danno alla salute (si badi: alla salute!) del paziente, ma la sua responsabilità non sarà morale, bensì scientifica: lo si potrà cioè accusare sul piano della perizia professionale, non su quello etico.
[…] va stigmatizzato il medico che non intende prescrivere il Norlevo? Perché dovrebbe esserlo? Sul piano scientifico, egli opera una scelta in prima battuta ‘medica’, nella serena coscienza che il rifiuto di un anticoncezionale di emergenza (peraltro facilmente procurabile per altre vie, come appunto è avvenuto nel caso di Pisa) molto, ma molto difficilmente può produrre un danno alla salute di una donna. Non si ha alcun diritto, una volta riconosciuto che la decisione del medico è per l’appunto specificamente ‘medica’, [a] procedere a valutazioni ‘etiche’ nei suoi confronti.
Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento.Anche l’articolo 13, comma 6, ripete questo medesimo concetto:
In nessun caso il medico dovrà accedere a richieste del paziente in contrasto con i principi di scienza e coscienza allo scopo di compiacerlo, sottraendolo alle sperimentate ed efficaci cure disponibili.Si potrebbe discutere a lungo su che cosa intenda il Codice per «prestazioni che contrastino con la coscienza del medico», ma D’Agostino ci toglie la necessità di farlo, visto che sostiene – oltretutto con una certa insistenza – che di obiezione di scienza si tratta, e non di obiezione di coscienza.
Ora, l’obiezione di scienza può riguardare per definizione soltanto l’adeguatezza tecnica dei mezzi – cioè dei trattamenti sanitari – al fine, che qui è la salute del paziente. Non si può parlare di adeguatezza personale nel caso di Pisa: i medici obiettori non hanno visitato le pazienti e riscontrato una condizione particolare che sconsigliava la somministrazione del farmaco, visto che si sono limitati ad esprimere – in un caso addirittura con un cartello – la loro indisponibilità generica. Ci si aspetterebbe dunque che D’Agostino facesse almeno un cenno alle controindicazioni che in generale riguarderebbero la pillola del giorno dopo; ma si aspetterebbe invano. Tutto quello che scrive in proposito è questo:
Non confondiamo il semplice rifiuto di prescrivere una pillola contraccettiva, in quanto potrebbe in linea di principio avere effetti nocivi sulla salute femminile (e questo è un giudizio medico insindacabile!), con l’obiezione di coscienza, che non è in prima battuta un problema medico, ma un problema morale.«In linea di principio»? Questo è chiaramente assurdo: «in linea di principio» – e quasi sempre anche in linea di fatto – qualsiasi farmaco potrebbe avere effetti nocivi, e quindi ci troveremmo all’arbitrio totale. Ma nell’ottica di D’Agostino la cosa ha un senso, visto che poco prima, come abbiamo visto, affermava che «il rifiuto di un anticoncezionale di emergenza […] molto, ma molto difficilmente può produrre un danno alla salute di una donna»; in effetti, si potrebbe sostenere che neppure il più piccolo rischio si giustifica quando il rifiuto del trattamento non può produrre danni alla salute.
Ma cosa comporta in questo caso il mancato trattamento? Vediamo: l’angoscia di una possibile gravidanza indesiderata; il rischio di un intervento chirurgico per l’aborto, o il rischio anche maggiore che sempre comporta una gravidanza. Non sono questi «danni alla salute»? E sennò, allora che idea ha il professor D’Agostino dei danni alla salute? Di certo non la stessa del Codice di Deontologia Medica, che pure cita e invoca:
La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona (art. 3, comma 2).
Postato da Giuseppe Regalzi alle 19:52 10 commenti
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domenica 9 marzo 2008
Saraceni e Bertolini contro (non si sa bene cosa, ma contro)
Proposte rivoluzionarie da parte di Livia Turco in data 8 marzo (che cattivo gusto): gratuità di alcune pillole anticoncezionali e facilitazione (diciamo pure accesso, perché è difficile parlare di facilitazione).
Nonostante la leggerezza della proposta ci sono i soliti che strepitano contro un fardello inesistente.
Vincenzo Saraceni (presidente dei medici cattolici - AMCI) è spaventato dalle terribili conseguenze della proposta Turco; teme un «uso superficiale [di cosa?]. Sono contrario ad ogni pratica che porti all’aborto diretto o indiretto». Questo ci mancava: l’aborto indiretto. A quando quello telepatico o solo immaginato? Anche quello dovrebbe essere reato, non si pensa di prendersela con il proprio bambino non nato (vero Ferrara?), né si ingurgita una anticoncenzionale che si ispira alla cultura della morte, incita al sesso sfrenato e chissà quanti altri guai provoca!
E Isabella Bertolini (FI) dichiara: «Facilitare un uso scriteriato impedisce la maturazione sessuale». La maturazione sessuale? E poi perché l’uso dovrebbe necessariamente scivolare nell’uso scriteriato? Ma perché non tacciono se non hanno nulla di sensato da dire?
Perché?
sabato 2 dicembre 2006
In consultorio
Un ottimo post di Giskard («Se avessi voluto un cane, avrei fatto un figlio», 21 novembre 2006), su un giro per consultori accompagnando un’amica in difficoltà. Molto ben raccontato, con vero talento. Un assaggio:
Arriviamo a Sesto S.G. nell’ennesimo consultorio. Il santino appeso al muro subito davanti all’entrata mi fa pensare. Ci sediamo su delle sedie di velluto blu di fianco alla segreteria. Prendo un libro dentro il portariviste, non lo scelgo, prendo il primo. È un fotodiario del nostro ex papa. Mamma una volta mi ha raccontato di consultori gestiti da cattolici e da CL. Inizio ad avere un presentimento.
Appena è il nostro turno ci fiondiamo nella sala medica pulita, con il lettino nuovo e una macchina per fare ecografie nuova di zecca. Lei pare sicura (del posto e di se stessa). Entra una signora anziana col camice bianco e ci dice di essere una ostetrica. Ci chiede qual’è il problema e la mia amica (con la voce da scaricatrice di porto): «voglio una pillola del giorno dopo». Il camice bianco sgrana gli occhi e con tono pacato: «questo è un consultorio cattolico, noi non diamo la pillola del giorno dopo, la consideriamo una pillola abortiva, curiamo la vita, non la uccidiamo».
ESCO immediatamente da quel posto, trascinandomi la mia amica dietro, con il fegato verde.
venerdì 25 agosto 2006
Pillola del giorno dopo senza ricetta
La pillola del giorno dopo potrà essere acquistata dai maggiorenni senza la ricetta medica. Lo ha stabilito la FDA (Plan B Pill Cleared for Sale Over the Counter, Los Angeles Times, 25 agosto 2006).
The decision will not change programs in California and eight other states that already allow pharmacists to dispense the pill to teens and women without a doctor’s prescription, the FDA said.Non sono mancate le polemiche e le proteste: la più gustosa è quella di Wendy Wright, presidente del Concerned Women of America, che avverte: la liberalizzazione potrebbe favorire la copertura di abusi sessuali; gli stupratori avrebbero facilità di acquistare il farmaco per cancellare la violenza sessuale!
But Dr. Tina Raine-Bennett of the Center of Reproductive Health Research and Policy at UC San Francisco said that even in states where the pill was available over the counter, the decision would help improve access to the drug.
Many California pharmacies still do not offer the morningafter pill over the counter because of extra paperwork and training requirements. Women in some rural counties must drive great distances to purchase the drug.
La FDA, è bene segnalarlo, ha classificato il farmaco come contraccettivo, sbarazzandosi del pericoloso paragone con i metodi abortivi.
E in Italia? Meglio non averne bisogno durante il fine settimana.













