mercoledì 2 aprile 2008

194. Non toccarla

Una immagine è spesso in grado di veicolare una idea più velocemente e direttamente di un discorso o di una spiegazione; di fissarsi nella memoria con ostinazione e sfrontatezza. Una pancia, una maglietta arrotolata e tirata su, e una scritta colorata: “194. Non toccarla”.
Ideata e promossa da un gruppo di creativi della Margo (Martina Venettoni art director; Piergiorgio Pirrone fotografo; Roberto Miele e Stefano Coccia graphic designers; Alessandra Panaccione ufficio stampa), l’iniziativa è finita sulla pancia di molti, famosi e non, suscitando un entusiasmo e una adesione inaspettati.
Nata un po’ per gioco la campagna ha un intento serio, serissimo, come ogni gioco che si rispetti: difendere la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (“una volontà semplice”, per usare le loro parole).
Se la pancia non dovesse essere abbastanza intelligibile basta leggere le poche righe che potrebbero esserne la didascalia: “per difendere la conquista e l’applicazione di un principio di libertà”. Oppure andare agli appuntamenti nei locali di Roma per discutere sulla legge (hanno letto la legge 194, contrariamente a tanti che ne parlano a vanvera, e vogliono farla leggere) e per aderire mettendoci la propria pancia; o ancora partecipare con un disegno, una poesia, una vignetta o usando il linguaggio espressivo preferito. Tutte le pance e le informazioni sono sul loro sito: www.nontoccarla.it.
Se volete metterci la testa, pardon la pancia, il prossimo appuntamento romano è per venerdì 4 aprile a San Lorenzo, al Lian, via degli Enotri 8 alle 22.00.

(Un po’ di gioco a volte serve a difendere la 194, DNews, 2 aprile 2008).

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Sacrosanto!
Dovrebbe capirlo anche Flamigni che dalle pagine di Micromega invoca la modifica dell'articolo 9
e raccoglie firme appoggiato da grossi nomi della cultura liberale (Fiorella Mannoia e co..)
Che probabilità c'è che venga modificata solo nell'articolo 9 e in nessun altro?
Se deve essere una reazione a Ferrara e alla sua (discutibile) lista si poteva trovare anche una forma più intelligente.
(Brecht)

astrid ha detto...

Purtroppo sono a Napoli venerdì, sarei venuta volentieri a san lorenzo insieme alle mie amiche...

Massimo Zambelli ha detto...

Gioco reversibile:

http://www.orarel.com/blog/2008/03/23/vita-non-toccarla/

http://www.orarel.com/blog/2008/03/23/194-non-toccarla-basta-regalare/

Ciao
Massimo

Weissbach ha detto...

Giusto per completezza,
ecco l'ultimo articolo di Zenit in materia.
Porta molti dati, vero?

Anonimo ha detto...

wiessbac: illuminante. Per il tipo di manipolazione e incrostazione ideologica. Nessunissima traccia non dico di scientificità nelle affermazioni di insalubrità dell'aborto e della pillola del giorno dopo, ma anche solo di buon senso!! Chi glielo spiega a questi personaggi che, per certe donne e in certi momenti della vita, una gravidanza è paragonabile a una malattia? che così viene vissuta spesso la gravidanza indesiderata? e siamo sicuri che venire al mondo senza essere voluti sia per forza la cosa migliore anche per il nascituro?!? Mah...Comunque, a mio avviso, ora paghiamo il prezzo di tanti anni di demonizzazione del femminismo nel nostro sciagurato paese. Pippi

Giacomo Brunoro ha detto...

Scusate ma perché trasformare una legge in un dogma? Non c'è il rischio di creare un mostro, come peraltro sta in parte accadendo? Sarebbe più sensato dire ok, la legge 194 c'è e non può essere modificata per quanto riguarda l'assunto di base, vale a dire che la possibilità di interrompere la gravidanza sia tutelata dallo stato (cosa che tra l'altro ora non avviente, grazie a tutte le menate legate alla presunta obiezioni di coscienza), ma può essere logicamente aggiornata e modificata col tempo. Ripeto, creare dogmi non serve a nessuno (tranne che alle religioni, chiaro).

Anonimo ha detto...

Giacomo, a me pare che, con l'aria che tira, modificare la 194 è un rischio troppo grosso. Anche per togliere di mezzo l'articolo sull'obbiezione di coscienza, come propongono Flamigni e Paolo Flores D'arcais. E se non fosse per gli obbiettori, credo che la 194 funzioni abbastanza bene. Cambiarla per farne cosa allora? Cambiarla in che senso?? Pippi

Baron Von Blubba ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Giacomo Brunoro ha detto...

Forse mi sono spiegato male: io non dico che la legge vada cambiata, dico solo che magari fra un anno, fra due anni, fra vent'anni si possa anche cambiare... ma se già da ora si può migliorare facciamolo. il problema è che per mille ragioni in Italia determinate tematiche non possono essere affrontate, c'è poco da fare. Quello che penso è che i dogmi in una democrazia non dovrebbero esistere...

Anonimo ha detto...

Sì Giacomo, il dogmatismo è un atteggiamento odioso, ma in questo caso mi pare più tipico del fronte per la modifica della 194 che non di quello per la difesa di dettalegge. E comunque tentare di migliorare la 194, ora come ora, è semplicemente troppo rischioso: si finirebbe quasi sicuramente per svuotarne il senso, e soprattutto per neitralizzare o limitare la possibilità di scelta che è data alle donne. E comunque, a parte l'articolo sull'obiezione di coscienza, davvero non vedo granché da modificare in gran fretta. La 194, secondo me, va bene così com'è. E comunque credo che il senso della campagna sia: non toccate la possibilità di scegliere legalmente l'aborto. Non tanto mistificare la 194 così com'è: quella è una conseguenza della necessità di difendere un diritto acquisito ben 30 anni fa. Pippi

NonSoloZapatero ha detto...

Questo post è stato aggregato su NonSoloZapatero.it, l'aggregatore del web sociale e socialista.

Giuseppe Regalzi ha detto...

NonSoloZapatero: grazie!

pino ha detto...

Anch'io, essendo un credente ancorché non praticante, mi sono posti molti dubbi. Molti li ho risolti leggendo un libro intitolato BIOETICA DELLA NASCITA E DELLA MORTE di PIER ANGELO IACOBELLI(me lo hanno regalato ma a dir il vero devo ancora finirlo).
Nonostante sia dedicato in larga parte a specialisti, lo consiglio a tutti gli interessati dell'argomento.
Non so, però, dove poterlo reperire. E' della casa editrice Città Nuova e nn rete l'ho trovato solo sul suo sito aifr.it, nel loro ultimo catalogo.