venerdì 4 aprile 2008

Intervista a Tonino Cantelmi

A proposito di Omosessualità, Credenze Religiose, Modello Gay e Psicoterapia
Intervista a Tonino Cantelmi
(Psichiatra; Presidente della Associazione degli Psicologi e Psichiatri Cattolici)

Terapia riparativa

Ha senso impostare una terapia specifica per persone omosessuali e in cosa consisterebbe la sua specificità?
Credo che non abbia nessun senso. Non esistono terapie specifiche per gli omosessuali, per eterosessuali o bisessuali.
Esistono dei pazienti, esistono delle domande di terapia, esistono delle attività del terapeuta che deve decodificare questa domanda, esiste una sofferenza, ed esiste la possibilità di aiutare questa sofferenza tenendo conto, ovviamente, e per me è il dato più importante, del codice valoriale dei pazienti. È su questo che secondo me occorre aprire il dibattito.

Cosa pensi delle teorie di Joseph Nicolosi (del Narth, o di organizzazioni che a queste si ispirano come Obiettivo Chaire) e della sua proposta di terapia riparativa?
Il termine “riparativa” ha una lunghissima tradizione in ambito psicoanalitico, (c’è una grossa letteratura sul termine “riparativo”), però sento il termine “riparativo” come il termine “affermativo” di per sé ideologici.
Esistono dei modelli di psicoterapia che sono convalidati, che sono molto pochi, come per esempio le terapie cognitive o quelle interpersonali. Sarebbe interessante che l’Ordine degli Psicologi affrontasse in maniera forte e scientifica il concetto di validazione della psicoterapia. Credo che pochissimi approcci psicoterapeutici abbiano una sufficiente validazione. Non esiste una psicoterapia né affermativa né riparativa, esiste la psicoterapia, la domanda di psicoterapia, il lavoro del terapeuta, la sofferenza del paziente. Le sento così ideologiche così lontane, così antiche. Anche così noiose.

Al di là del giudizio sul termine “riparativa”, come ti poni rispetto a Nicolosi?
Nicolosi è uno psicoanalista, e sviluppa il suo lavoro all’interno della psicoanalisi. Pubblica con molta onestà quello che lui fa; lo dice con chiarezza. Negli Stati Uniti ci sono stati lunghi dibattiti. Oggi è un interlocutore molto riconosciuto; io sento due differenze rispetto alla sua posizione.
Intanto l’approccio psicoanalitico, essendo io cognitivista. E poi credo che lui soffra di alcuni aspetti della americanizzazione della psicopatologia, quindi di una sorta di semplificazione, di una causalità molto semplificata. Probabilmente in Italia sono arrivati i lavori più divulgativi, quindi forse abbiamo avuto un accesso ridotto; sostanzialmente lo sento molto debole come contributo. Di cui tener conto, ma debole, sia come impostazione psicopatologica, che come trattamento psicoterapeutico. Però ne capisco alcuni aspetti: la tradizione psicoanalitica ha molto lavorato sul concetto di “riparativo” e lui probabilmente risponde a questa tradizione.
[...]

Psichiatria e cattolicesimo

Sei presidente della Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (AIPPC). Che senso ha definire la psichiatria “cattolica”? Che differenza ci sarebbe tra uno psichiatra cattolico e uno psichiatra ateo (o appartenente ad altre religioni: indù o buddista)? C’è incompatibilità di cura? Se la psichiatria è scienza (è una o tende ad essere una – la fisica cattolica sarebbe una disciplina ben strana...) come si concilia con una connotazione religiosa (che è più di una, oppure esiste una sola Religione)?
Nessuna differenza. Non esiste né una psichiatria cattolica, né una psicologia cattolica, né una psicoterapia cattolica. Lo abbiamo affermato scritto e pubblicato. Come al solito le persone che non hanno voglia di leggere e approfondire banalizzano in questo modo. Esistono gli psichiatri cattolici, ma non esiste una psichiatria cattolica. La psichiatria è quella che è. È una scienza con i propri statuti, con una propria epistemologia, un proprio dibattito interno.

Non è allora superfluo definire cattolico uno psichiatra? Usando le parole di Leonardo Ancona (Cattolici e psiche. Polemiche. Parla lo Psichiatra Leonardo Ancona, “la Repubblica R2”, 14 gennaio 2008): “Perché qualificare degli operatori psicologici o psichiatrici come cattolici?”. E, a proposito di valori religiosi (non solo cattolici): “Se si rispetta l’inconscio, la verità viene sempre fuori”. Ancona afferma di essere stato sempre laico come terapeuta.
L’Associazione è nata con un obiettivo ben preciso che è quello di contribuire al dibattito tra scienze, in questo caso tra due scienze: la teologia (che è una scienza, non è la fede), la teologia è una scienza con un proprio statuto epistemologico molto preciso, e la psicologia. Dopo il Concilio Vaticano II nella Chiesa cattolica si è sviluppato un dibattito tra scienze, e l’Associazione è nata con l’obiettivo di favorire questo dibattito, un dibattito che vanta qualcosa come circa 70-80mila pubblicazioni, quindi un dibattito serio. Che non ci azzecca con tutto il discorso banalizzante di una psichiatria cattolica. Io sono contro ogni sincretismo. Uno degli obiettivi dell’Associazione è anche di fermare i sincretismi nascenti, persone che mettono insieme in modo sbagliato dimensioni che sono assolutamente distinte. Allora noi abbiamo criticato duramente quella che è stata chiamata la Cristoterapia, che è una psicoterapia che invece autodefinisce cristiana. Noi sentiamo che non è corretto. Sosteniamo che ogni scienza abbia il proprio statuto epistemologico, ma immaginiamo un dibattito tra scienze diverse. Per esempio, tra psicologia, antropologia, antropologia filosofica, e teologia. La teologia è la scienza più antica, una delle scienze più antiche, con aspetti epistemologici molto interessanti. Questo è l’obiettivo dell’Associazione, non fornire una psicoterapia cattolica. Rimango stupito che questo non si capisca al volo!
Ancona è uno psichiatra di grande intelligenza e di grandi capacità, ma anche lui cade nel tranello della giornalista (Luciana Sica, ndr) che gli fa delle domande piuttosto inappropriate. Ci ho parlato e mi ha detto: “io ho fatto una intervista telefonica, quindi non potendo specificare bene, non si è capito tutto benissimo”.

Continua.
(AltraPsicologia, 3 aprile 2008).

36 commenti:

Fabio ha detto...

La sensazione è quella di una persona sfuggente. E di una presa in giro. Non perfettamente riuscita, peraltro.

Michele Pezza da Itri ha detto...

@ Fabio
Sfuggente? Presa in giro? Non è per caso perché non dice quel che t’aspettavi dovesse dire? A me sembrano concetti condivisibili da chiunque ed apprezzo che Chiara lo abbia postato.
Potrai non essere d’accordo, ma motivane i perché e parliamone.

Michele Pezza da Itri

Fabio ha detto...

No per carità, non ho nessuna intenzione di spezzettare l'intervista e contestare punto per punto. E', peraltro, semplicemente quello che mi sarei aspettato da uno psicoterapeuta cattolico cognitivo - comportamentale di medio valore. Né più né meno. Ne ho conosciuti un bel po' e lui mi pare perfettamente in linea. Sulla questione dell'omosessualità non c'è nessuna chiarezza e la sensazione che rimane non è certo quella di considerarla un orientamento come un altro. Sull'anoressia mi pare che le parole siano chiaramente diverse. Chissà perchè...
Cantelmi non è certo né stupido né sciocco. E in questa intervista lo dimostra chiaramente. Da qui ad essere d'accordo con lui ce ne passa.

Michele Pezza da Itri ha detto...

@ Fabio
Nessuno ti chiede di essere d’accordo per forza, ma il tuo intervento non sembra immune dal pregiudizio o almeno dall’essere prevenuto, rimandando ad esperienze personali incomunicabili/te.
Dell’anoressia non c’è traccia nell’intervista e mi sembra che sull’omosessualità sia stata espressa un’opinione chiara.

Michele Pezza da Itri

Chiara Lalli ha detto...

Michele,
Fabio ha letto l'intera intervista (in cui di anoresia si parla eccome).
Sul resto non mi esprimo, perché ho fatto l'intervista e non è corretto giocare nel doppio ruolo di intervistatore e commentatore. Sarò forse tra i pochi idioti a considerare il cosiddetto conflitto di interessi una cosa seria...

Fabio ha detto...

Michele sarò breve:
perchè il desiderio di dimagrire all'inverosimile, sino alla probabile morte, deve essere ricondotto nell'ambito del significato che ha, per quella persona, il perdere peso, mentre lo stesso discorso, chiaro, lampante e piano, non viene fatto relativamente al concetto di omosessualità distonica, concetto inesistente, tra l'altro?
Perchè quando si parla di genitori che chiedono un intervento per il figlio omosessuale non si dice chiaramente che il problema è dei genitori - dal momento che sono loro a rivolgersi al terapeuta - e non del figlio? L'analisi della domanda di cui parla Cantelmi la si fa a discrezione, a seconda dei valori di riferimento, oppure la si applica come metodo valido in ogni circostanza e, appunto, per ogni tipo di domanda?
Perchè Cantelmi "gioca" con la possibile ignoranza di alcuni costrutti, comunemente utilizzati in psicoterapia, da parte di chi leggerà?
E queste sono solo alcune delle prime obiezioni, piuttosto superficiali, che potrei fare alle dichiarazioni di Cantelmi.
Poi ti dirò: sono un po' stufo di sentire discorsi incartati in una terminologia francamente ipocrita. Ognuno creda ciò che gli pare; contestare, a volte, è faticoso. Cantelmi non può dire diversamente da ciò che dice, ma il vizio di ragionamento c'è tutto. Basta saperlo o volerlo vedere. E taccio su Nicolosi, personaggio non solo del tutto irrilevante da un punto di vista scientifico o accademico, ma autenticamente pericoloso, a mio avviso.

Anonimo ha detto...

Fabio è fin troppo gentile. Cantelmi non risponde a nessuna delle domande in modo chiaro e non ambiguo. Poi è cauto per il casino scoppiato pochi mesi fa; ma leggendo con attenzione è difficile non cogliere le sue credenze: l'omosessualità è cosa rotta da aggiustare. Quanto al cattolicesimo: se davvero crede nella laicità del terapueta, che senso ha dirsi psichiatra cattolico? O è inutile, oppure ci prende in giro.

Maria

tonino cantelmi ha detto...

Caro Fabio, il concetto di Sessualità Egodistonica (omosessuale, eterosessuale e bisessuale) esiste eccome (vedi ICD-10) e per esso, nello stesso ICD-10, è esplicitamente previsto un intervento terapeutico anche sull'orientamento sessuale (ti ricordo che l'ICD-10 è il manuale classificatorio ufficiale adottato dall'OMS). Del resto mi sembra che abbia espresso concetti piuttosto corretti e condivisibili, anche se si può sempre polemizzare su tutto e non vedere l'importanza di alcune cose (per esempio la lotta contro sincretismi e psicosantoni, la ricerca di modelli scientifi validati in psicoterapia, il rapporto fra psicoterapia e valori). Il tema dell'anoressia era legato a domande specifiche, ma non mi sembra di aver eluso le domande sull'omosessualità. Anch'io provo un po' di noia, dicevo alla Lalli (che benchè di parte è stata per quel che mi riguarda estremamente corretta)che alcune polemiche,oltre che inutili,mi sembrano stucchevoli. Condivido con te: si tratta di considerazioni che un qualunque medio terapeuta fa. Grazie per lo spazio, Tonino cantelmi

tonino cantelmi ha detto...

Vorrei anche rendere noto che è in fase di organizzazione il Convegno "Sessualità Egodistonica e problematiche terapeutiche" previsto per l'undici ottobre a Roma.Hanno aderito come relatori lo psichiatra Lingiardi, il sessuologo Dettore, la Lalli, Grillini (come psicologo) ed altri. Tonino Cantelmi

tonino cantelmi ha detto...

Vorei che si uscisse fuori dagli attacchi alle persone e si discutesse di idee. Non prendo in giro nessuno. Ribadisco: non prendo in giro proprio nessuno. Ho spiegato nell'intervista che io sono psichiatra. Esiste una associazione di psichiatri che sono cattolici e che ha obiettivi precisi, cioè favorire il dialogo fra alcune discipline scientifiche (antropologia,teologia, filosofia,psicologia,medicina...). questa associazione non fa nulla di male e non rompe l'anima a nessuno. per cortesia smettiamola con attacchi fascisti alle persone: io non prendo in giro nessuno. Come possono testimoniare pazienti e collaboratori. Se si vuole discutere seriamente io sono disponibile. Tonino cantelmi

Anonimo ha detto...

Riguardo alla presa in giro credo che Maria intendesse dire che è superfluo dirsi cattolici se si intende difendere la laicità e la qualità terapeutica.

Antonio

Fabio ha detto...

Caro Cantelmi,in tutte e tre le sue risposte non entra nel merito delle osservazioni che le ho fatto sul paragone con l'anoressia e sull'analisi della domanda.
Nell'intervista, a me è parso che lei abbia dato risposte piuttosto discutibili nell'uno e nell'altro caso.
Non entro nel merito del concetto di sessualità egodistonica. E' vero quel che lei dice, come è vero che l'ICD 10 rientra in un modello medico che è solo uno dei possibili modelli attraverso i quali guardare la realtà.
Non mi pare, peraltro, di aver attaccato la persona Cantelmi, di cui non so nulla. Ho probabilmente attaccato, e a ragion veduta, il terapeuta Cantelmi per come appare da un'intervista. Il senso del prendere in giro, nel mio commento, è stato anche precisato da virgolette: è la mia sensazione, dottor Cantelmi, non necessariamente coincide con una sua intenzione. In quanto terapeuta cognitivo comportamentale dovrebbe saperlo bene. Come dovrebbe sapere bene che le sensazioni sono vere in quanto tali, poichè sono vere per chi le prova. Le ripeto, io non credo che lei sia né stupido né sciocco, dottor Cantelmi, ma nemmeno io credo di esserlo. Io mi sono sentito un po’ preso in giro e ho sentito un atteggiamento sfuggente su certi temi. Questo è quel che ho scritto. Se la sua intenzione non era questa ne prendo atto, così come, forse, lei farebbe bene a prendere atto di quel che ho provato io. Lo troverei infinitamente più produttivo.
Vuol sapere se io ho prove per sostenere che lei consideri l'omosessualità una malattia? Non le ho, chiaramente, se non basandomi su indizi quali possono essere le risposte che lei ha dato sull'anoressia , con riferimento all'omosessualità egodistonica, e sulla domanda dei genitori che chiedono un intervento per il figlio omosessuale.
Ma da uomo semplice e sempliciotto quale sono, mi fido delle mie sensazioni, più che dei ragionamenti. E le mie sensazioni mi dicono che il suo atteggiamento nei confronti dell'omosessualità è - quello si - fortemente pregiudiziale. O ideologicamente orientato, se preferisce.
E la prego, non parli di "attacchi fascisti" alle persone. Oltre che essere falso è anche molto poco sobrio. E la sobrietà dovrebbe essere la norma per una professione come lo psicoterapeuta, che è anche uno stile di vita, dal mio punto di vista.

Fabio ha detto...

Una precisazione:
Riguardo al disturbo F66.1 dell’ICD-10(Orientamento Sessuale Egodistonico) mi piacerebbe, Dottor Cantelmi, che lei potesse portare la ricca casistica, di cui sicuramente è in possesso, relativa ad eterosessuali che abbiano voluto mutare in omosessuale il loro orientamento.
Questo per dire che un manuale diagnostico può anche contenere residui di un passato che fu, in attesa di prossima e auspicatissima cancellazione. Si tratta solo di aver pazienza.

Anonimo ha detto...

Fabio, ma che senso ha provocare a tutti i costi? Vieni pure al convegno che ho preannunciato, leggi le pubblicazioni scientifiche e fatti una idea. Guarda che non ho nessuna voglia di essere un terapeuta "ideologico". Spero di fare il mio lavoro al meglio, e ti assicuro che ho a cuore il benessere dei pazienti. Ora basta con le polemiche inutili, ognuno porti avanti le sue idee e si dicuta di queste, democraticamente e nei consessi idonei. Ti auguro ogni serenità, TC

Anonimo ha detto...

Scusate, il commento di prima è risultato anonimo e non firmato ma si capisce che l'autore sono io, Tonino Cantelmi

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe sapere, in tutto questo continuo dibattere sull'omosessualità dove stanno i confini. Qualcuno mi dovrebbe dire se si può ancora PENSARE "E' meglio essere etero che omo". Se non si potesse più PENSARE una cosa del genere, mi incazzerei molto, perchè, dal mio punto di vista significherebbe essere finito nelle mani di un odioso fascismo culturale.

Anonimo ha detto...

E le peggiori figure di questo fascismo culturale sono questi arroganti studiosi, come questo fabio, che in virtù della sua laurea, (immagino) ci deliziano con la loro saccenza. Come uomo del popolo, auspico una ribellione nei riguardi di questa gente "colta", che vorrebbe imporci cosa pensare, nel nome delle loro "sacre scritture".

Marcoz ha detto...

Chiunque può pensare che la propria condizione sia migliore di quella di un altro (deduco che l'anonimo sia eterosessuale), finché questo non diventa la base su cui fondare una discriminazione.
Non credo che pensare l'omosessualità come uno stato "peggiore" dell'eterosessualità (o viceversa) possa essere considerato illecito, soltanto penso che non abbia senso: l'importante è che ogni individuo viva bene con se stesso e con gli altri, nel rispetto reciproco.

Fabio ha detto...

Dottor Cantelmi, la ringrazio per l'augurio di serenità, che ricambio, e per l'invito al Convegno. Relativamente alle provocazioni, non mi pare di essere stato particolarmente feroce. Al di là delle provocazioni, invece, ho fatto delle osservazioni, peraltro rimaste senza risposta. Ma posso concordare sul fatto che, qui sopra, tutto rischi di trasformarsi in polemica inutile (forse).

Riguardo, poi, all'anonimo commentatore che, poco sopra, mi apostrofa come "fascista", vorrei rassicurarlo: qui, di fascista, c'è solo la sua organizzazione interna. Non deve essere facile vivere sotto una dittatura interiore, soprattutto quando all'esterno vige la democrazia. Tutta la mia solidarietà.

Mario A. ha detto...

Io sottoscrivo quanto detto da Fabio e aspetto la risposta alle sue domande.
Qui non si tratta di bisticciare tra persone, ma di analizzare idee e teorie.
L'abitudine di non rispondere, anche se interrogati con insistenza, è il sintomo più evidente dell'assenza di argomenti o di risposte.
Certo è impopolare dire che i froci sono malati (badate: non è "froci" l'insulto!), e allora si percorrono strade tortuose che arrivano a dire la stessa cosa ma con parole meno chiare.
Io non vado in giro a parlare del mio orientamento sessuale, ma vorrei che la gente non andasse in giro a parlare della mia salute mentale.

Anonimo ha detto...

Quindi dire "l'omosessualità è una cosa rotta da aggiustare" NON SI PUO' DIRE? Perchè arriva LO PSICOLOGO e ti fa il pelo? A me sembra terrorismo culturale....bisogna stare attenti a come si parla, bisogna essere corretti per evitare i saccentoni che hanno studiato......

paolo de gregorio ha detto...

A me ha colpito, dell'intervista, quante volte è stata ripetuta l'affermazione che la teologia è una scienza. E come ci si metterebbe d'accordo tra "scienziati" su quale sia il Dio vero tra i tanti proposti? Osservando quali fenomeni? Con quale discrimine a favore dell'uno o dell'altro? Anche a voler usare il concetto di scienza nel senso più amio, oltre cioè quello di scienza naturale, ci si trova di fronte ad un dilemma: normalmente quando si fa scienza ci si dà un metodo. Quando si giunge a certe conclusioni si offrono dati, studi, statistiche, casisitca, risultati. E nella teologia quando avviene questo passo?

Oltre a ciò va anche notato che, per quel che concerne il cattolicesimo, sono ben noti casi di teologi cattolici, Kung uno su tutti, ai quali la cattedra è stata sfilata da sotto il sedere perché si era giunti a conclusioni in opposizione ai dogmi papali. La telogia quindi, come "scienza", non è affatto libera perché le conclusioni sono inevitabili e un teologo non può, tramite il proprio studio, arrivare a contraddirle. Sarebbe un po', facendo un paragone con le scienze umane, come avere un manuale che ha già detto la verità, e gli studiosi del settore, pur liberi di proseguire nelle loro ricerche, non possono mai giungere a conclusioni in disaccordo col manuale unico.

Per definizione, quando si parla di scienza, non si conoscono, bensì si ricercano (senza pregiudizi) le conclusioni (mai note a priori). La teologia è l'esatto contrario: dati i dogmi, si rende necessario comprendere come essi emergono e cosa significhino. Le conclusioni non possono mai essere da ricercare. Sì è vero, un dogma può essere modificato, ma solo dal papa, non da un teologo che abbia fatto i propri studi.

Anonimo ha detto...

questi commenti sfiniscono chi legge. ognuno rimane inchiodato nella sua posizione. Sono aridi, senza senso. Conosco personalmente il Prof. Cantelmi e sono molto meravigliata che continui a rispondere. Lo trovo una totale perdita di tempo e non più una disponibilità al dialogo. Le sue idee sono state espresse in modo chiaro ed esauriente. Non sono omosessuale ma da tutta questa polemica è evidente che per chi lo è deve essere una sofferenza indicibile. Chi vive la sua sessualità come piacere per nulla si preoccupa del giudizio altrui.

paolo de gregorio ha detto...

Un esempio di commento arido?

paolo de gregorio ha detto...

Ps: a me stupisce che lei si meravigli che una persona di cultura si offra pazientemente di partecipare attivamente a un dibattito. Le posizioni possono non essere condivise, ma in un dibattito, appunto, si ... dibatte. Non vorremo mica un mondo dove per ognuno c'è la sua claque?

Giacomo Brunoro ha detto...

Credo che il punto della conversazione sia un altro: in alcuni casi non ci sono risposte nette perché non ci possono essere risposte nette. Sinceramente mi sembra che Cantelmi abbia risposto im maniera deotologicamente corretta, e forse ha creto un po' di imbarazzo in chi si aspettava da lui prese di posizione predeterminate. Va detto anche che l'intervistatrice, giustamente, ha cercato di mettere in difficoltà Cantelmi con una serie di provocazioni intelligenti. Insomma, mi sembra decisamente sterile voler polemizzare a tutti i costi (come ho notato in alcuni commenti).

niki&jean ha detto...

per anonimo: "Non sono omosessuale ma da tutta questa polemica è evidente che per chi lo è deve essere una sofferenza indicibile. Chi vive la sua sessualità come piacere per nulla si preoccupa del giudizio altrui"...verissimo se venissero lasciati in pace e non trattati come malati. io vedo un po' di differenza di trattamento anche nei discorsi quotidiani tipo "ho un vicino di casa e' gay (oppure nero, etc.)", "devo presentarti un amico, e' omosessuale (oppure nero, etc.)", "non ho nulla contro i gay, ho tanti amici gay MA..." mentre non sento dire "ho un vicino di casa bianco, eterosessuale" etc.

Anonimo ha detto...

x niky & jean. E quindi si può dedurre dal tuo post che siccome i vicini chiacchierano e si esprimono così (male), bisognerebbe che LO STATO, DIO, LA MADONNA, LA LEGGE, ROBIN HOOD, insomma qualcuno intervenga e faccia smettere tutto ciò.....ci vorrebbe una bacchetta magica che cambiasse le abitudini discriminanti del popolo bue...solo un'autorità può intervenire e mettere a posto le cose, e siccome la massima autorità oggi riconosciuta è lo stato, ci vorrebbe una bella legge...e cosa facciamo una bella ammenda di 200 euro a chi si esprime cosi? Pensi sia così facile (e giusto) intervenire nelle abitudini degli umani?

Anonimo ha detto...

Conosco da tempo il Prof. Cantelmi come paziente. Come tutti i suoi pazienti ho toccato con mano la sua infinita disponibilità. Immagino che l'anonimo di prima si riferisca al fatto che Cantelmi ha scritto precisazioni, ha rilasciato delle interviste, ha organizzato (non partecipato- ha creato lui la situazione)un incontro con Grillini, ora sta organizzando un congresso per ottobre (a cui Grillini parteciperà). Cosa altro deve fare una persona per esprimere le proprie idee? Concordo con l'anonimo di cui sopra.
Vorrei aggiungere questo: io sono una persona non credente. Chi me lo ha consigliato come medico non ha posto l'accento sulla sua fede religiosa, e io non mi sono posto la domanda: è credente o no? Posso testimoniare che il suo essere cattolico non influenza assolutamente il suo operato. Il suo lavoro è svolto totalmente rispettando il "mandato" del paziente. Non si viene giudicati per i propri valori altrimenti sarei fuggito.
Paolo

Anonimo ha detto...

E' evidente che un adulto che decide di sottoporsi ad una terapia psichiatrica può decidere se andare da uno psicoterapeuta credente o no. Questo dal mio punto di vista risolve il problema. Ognuno può decidere di fare quello che crede giusto. Il problema è nato per un adolescente. La forzatura è nei riguardi di un adolescente portato in terapia da uno psichiatra cattolico dai genitori. Vorrei sollevare una questione secondo me non banale: avete mai provato a portare un adolescente non consenziente ad una terapia psichiatrica? Io si, per motivi non inerenti alla omosessualità. Non è facile, sto per dire che è impossibile. Molto spesso, quando ragazzi adolescenti hanno problemi (ne esistono altri, oltre l'omosessualità), sono i genitori ad andare in terapia per aiutarli. Un ragazzo adolescente non è così plasmabile, così docile, così remissivo, così accomodante ed ubbidiente come viene descritto. Il grosso dei ragazzi si sa difendere da solo. Una terapia, qualunque terapia, dura molto tempo, mesi, anni. Un ragazzo non consenziente si fa convincere una volta, due.. e poi?
Fabrizio

Anonimo ha detto...

Il prof Cantelmi è stato abile a non prestare il fianco dicendo quello non doveva essere detto, ma di fatto sappiamo benissimo come vanno le cose.
Che l'omosessualità si medicalmente considerata una malattia o meno, il terapista cattolico la percepisce come un qualcosa di sbagliato a priori (se non fosse così non sentirebbe la necessità di specificarsi come cattolico, il fatto che lo faccia vuol dire che è perché vuole distinguersi dagli altri facendo suoi quei determinati valori sociali-culturali e antropologici altro che terapeuta laico) e in tal direzione, non esistendo il "terapista neutrale", imposterà la cura, scontando che il miglio stato per il paziente sia quello eterosessuale; poi potrà essere neutrale per lui il caso dell'anoressia, ma di certo non lo sarà un tema caldo e fortemente radicato come quello dell'omosessualità, così come è certo che a lui non si rivolgerà quello che vuole risolvere la sua egodistonia modificando i suoi valori, ma estirpando la sua omosessualità.
Il problema a questo punto è un altro se io mi sento grasso e posso scegliere tra dieta o fasciamento dello stomaco come cura, la logica vorrebbe che io tenti prima con la dieta che non è pericolosa, e che se vado da un chirurgo, il chirurgo serio si rifiuti di operarmi allo stomaco; nel caso dell'omosessualità invece sia il paziente che il terapeuta rivendicano il diritto di optare per la cura più controversa, più rischiosa e anche meno scientifica; senza contare il problema dei minori, portati da psicoterapeuti da genitori che pensano che il figlio sia una loro proprietà e che sia lecito agire nei loro confronti anche imponendogli ciò che non è nella loro natura

Giorgia Vinci ha detto...

all'anonimo del 29.04

Davvero trite e ritrite le tue argomentazioni... ed ancora con i minori e le terapie forzate... Ma non sarà il caso prima di commentare tener conto di qualche dato reale? Ti consiglio di leggere il capitolo sulla egodistonia sessuale, sul rapporto valori-terapia e sul tema della neutralità pubblicato su psychomedia.it e sulla rivista Psichiatri Oggi ( e ripreso per intero sul in www.aippc.net). Dai un'occhiata alla bibliografia scientifica... Senza malanimo, ma davvero prima di chiscchierare a vuoto bisognerebbe un minimo informarsi...

Anonimo ha detto...

Per l'anonimo del 29.04.08

Che tristezza... Discuti di cose reali,ma che vuol dire Cantelmi dice il giusto, ma in realtà le cose stanno così e cosà... Ma che modo di ragionare è? E poi sempre le solite sciocchezze, pregiudizi e frasi fatte. Bah!

Anonimo ha detto...

In questo blog si parla tanto di rispetto degli omosessuali, ma il rispetto non dovrebbe essere a 360°? Come mai nessuno ha commentato quando Grillini ha detto che un omosessuale per scopi riproduttivi (anche se a certi gli fa schifo) può avere un rapporto etero. Ma la donna (consenziente spero) che porta avanti la gravidanza, che cos'è? Un contenitore, uno strumento. Cosa? uno si immagina la nascita di un bambino un attimo più romantica. E che dire poi del nascituro che magari vorrebbe avere una madre e un padre tradizionali? Per un ragazzo sono due modelli distinti e fondamentali per il suo processo di crescita. Al bambino gli viene chiesto o lo subisce tutto questo? viene rispettato?

jano ha detto...

Le osservazioni dell'anonimo del 29/4/08 mi sembrano invece pertinenti, altro che trite e ritrite. Il professor Cantelmi dà l'idea di uno che si muove su un fil di lama, attendo a dire e a tacendo quanto gli serve per sembrar neutro rispetto il trattamento di un omosessuale che volesse diventare etero, nonostante tutti gli interrogativi ancora aperti circa le reali possibilità "guaritrici" e pericolosità di queste terapie.

Così com'è anche tremendamente vera la realtà dei figli minori (ma anche più grandi) costretti ad andare dallo psicologo per curare la loro omosessualità.

Anonimo ha detto...

Oggi si può dire di tutto, che sei stato rapito dagli ufo, che parli con gli gnomi della foresta, insultare il papà, definire mangano un eroe, bestemmiare, avere rapporti con le capre; una cosa solo è vietata e ti espone agli insulti dei nuovi falsi liberali tolleranti; non essere d'accordo sul fatto che l'omosessualità sia del tutto normale. Io non credo che sia una malattia, credo però che almeno nella maggior parte dei casi sia la conseguenza di un rapporto non sano con genitori o educatori. Non pretendo che quella che dico sia la verità, pretendo solo che questi psuedo liberali non mi rompano i coglioni e non mi etichettino come omofobo, fascista, o altre cazzate del genere, perchè nno lo sono. quello che penso infatti non mi impedirebbe di avere come amico un omosessuale, di volergli bene come a qualsiasi altra persona, di vederlo come simpatico o intelligente oppure scemo e rompicoglioni come tutti.