mercoledì 23 aprile 2008

Il cattolicesimo e la libera scelta a volte convivono

Si chiamano Catholics for a Free Choice e questo basterebbe a suscitare stupore, abituati come siamo a considerare un ossimoro libera scelta e appartenenza al cattolicesimo.
La sorpresa aumenta nel leggere i principi ispiratori di questa organizzazione nata a Washington nel 1973: ricerca scientifica e riconoscimento (anche legale!) alle persone omosessuali, bisessuali e transessuali – solo per fare un esempio.
In occasione della visita di Joseph Ratzinger in terra americana pubblicano un dossier che analizza gli effetti disastrosi della condanna clericale della contraccezione dalla Humanae Vitae (1968) in poi. L’analisi è spietata: Catholics for Choice accusa l’enciclica e la politica vaticana di essere responsabili del grave conflitto personale che molti credenti vivono, combattuti tra l’obbedienza e i propri desideri e bisogni. La Chiesa si ostina a difendere un insegnamento già “indifendibile 40 anni fa”, oggi aggravato dall’emergenza Aids.
Secondo il dossier la Humanae Vitae ha inciso drammaticamente sulla salute di cattolici e non cattolici in tutto il mondo; il Vaticano ha alimentato la disinformazione sull’efficacia del preservativo contro la diffusione dell’Hiv.
Il mancato riconoscimento dell’importanza del preservativo (vero e proprio imperativo morale secondo gli insoliti Catholics) è un comportamento gravissimo soprattutto nei riguardi delle popolazioni più disagiate. E di quei Paesi, come l’Africa, in cui la diffusione dell’Hiv e di altre malattie virali è una piaga sanitaria e sociale.
La gerarchia cattolica, secondo il dossier, è “il principale ostacolo alla lotta conto l’Hiv/Aids”.

(DNews, 23 aprile 2008).

42 commenti:

Vaaal ha detto...

mi sembra una notizia davvero piacevole.

sam ha detto...

in terra italiana la Comunità cattolici di base (nel pinerolese) guidata da don Franco Barbero, uomo illuminato.
Ciao Chiaré, ciao Giusé.

giosby ha detto...

Ho scritto un racconto sul mio percorso nel meetup di Beppe Grillo, un'esperienza che mi ha lasciato molto perplesso, che mi ha molto cambiato, che mi ha permesso di evidenziare una realtà a me del tutto sconosciuta, dove ho scoperto che inganno e menzogna regnano nella nostra società al di sopra dell'immaginabile.

Censure, manipolazioni, sotterfugi e lati oscuri nel mondo inquieto ed inquietante di Beppe Grillo …

http://mondogrillo.net/meetup/la-ragnatela-del-grillo/

Luca ha detto...

Ma chi non segue la dottrina, o la interpreta all'acqua di rose, può ancora considerarsi Cattolico Apostolico Romano?

cr72 ha detto...

Bella domanda Luca.
Effettivamente io praticante, anzi ex chierichetto, che ho votato tutti sì al referendum sulla legge 40, mi interrogo spesso sulla mia cattolicità. Anche perchè non sono disposto a sacrificare la mia autonomia di giudizio sull'altare dell'identità. Non con Mons. Sgreccia che continua a sfornare gli assurdi logici con cui ci ha deliziato negli ultimi tempi. Non con Mons. Fisichella, parroco di "Porta a Porta".
Sono un cattolico all'acqua di rosa? Guarda che non mi costerebbe niente fare il duro e puro sulla pelle di chi dalla legge 40 è stato danneggiato, o su quella di chi chiede sia rispettato il suo diritto a interrompere delle cure che prolungano solo uno stato di sofferenza, diritto che guarda un po' è sancito dalla Costituzione e pure dal Catechismo della Chiesa Cattolica (cosa che viene negata con raffinati esercizi di arrampicata sugli specchi). La mia coscienza viene prima della pretesa vincolante dell'autorità ecclesiastica (giusto per citare il tizio vestito di bianco con le scarpette rosse)

Michele Pezza da Itri ha detto...

Ah! la storia dimenticata!
Dovrebbe bastare un po’ di storia studiacchiata al liceo a render chiaro a chiunque (anche all’estensore dell’articolo di DNews citato) che « considerare un ossimoro libera scelta e appartenenza al cattolicesimo» non è un’ovvietà, ma solo segno di modesta ignoranza. Mi accontento di dire “modesta ignoranza” perché i luoghi comuni hanno molta presa su tutti, ma non fanno onore a chi li assume senza riflettere.
Forse nessuno ha mai raccontato a chi ha scritto il pezzo la storia della fondamentale e furibonda (anche sanguinosa!) disputa nel periodo della Riforma tra Protestanti e Cattolici sul libero arbitrio e sul servo arbitrio. Chi difese l’idea che all’uomo appartenga il libero arbitrio? Purtroppo ho toccato con mano che nelle credenze nazional-popolari si va per la maggiore l’idea che fossero i Protestanti (perfino Paolo Poli nella sua interpretazione di Maria de’ Medici prende questa cantonata!). MA L’E’ TUTTA A ROVESCIO! Fu ed è il Cattolicesimo a sostenere la teoria del libero arbitrio.
Ancora una volta qualcuno parla di Cattolicesimo senza informarsi a sufficienza (mica bisogna essere teologi, ma almeno a scuola!)
L’infallibilità della Chiesa ed il ruolo del Magistero non intaccano la libertà, anzi… ma forse non è il caso di approfondire qui l’argomento. Una cosa però non mi è chiara: non è sufficiente considerare la il Cattolicesimo come qualsiasi gruppo sociale organizzato che si è dato delle regole? Nessuno obbliga nessuno a farne parte, ma se quelle regole proprio fanno ribrezzo, perché ostinarsi a chiamarsi cattolici? Ha ragione Luca a porsi il problema. Forse la cosa più semplice sarebbe che i nostri Catholics for a Free Choice una buona volta la facessero una scelta e non solo a parole, magari per diventare protestanti fuori tempo massimo, solo che poi non debbono più credere al libero arbitrio…
Michele Pezza da Itri

Anonimo ha detto...

peccato che al libero arbitrio non ci credono, a rigor di logica, nemmeno i cattolici romani. Non si spiega, infatti, perché il vaticano e i cattolici in genere vogliano imporre la loro morale attraverso le leggi dello stato italiano, oppure impedendo che se ne facciano di contrarie alle loro convinzioni. Vedi legge 40 e, sul verso negativo, i mancati pacs ecc. tanto per fare due soli esempi...
Pippi

Giuseppe Regalzi ha detto...

Come sa - o dovrebbe sapere - chiunque abbia frequentato le scuole, la disputa tra Protestanti e Cattolici sul libero arbitrio e sul servo arbitrio riguardava l'efficacia delle opere, e non certo la libertà della coscienza dai dogmi e dalle ubbie dei capi religiosi. L'accusa di ignoranza, caro Fra' Diavolo, ritorna quindi al mittente, e con gli interessi.

Joe Silver ha detto...

Se prima di lanciarsi in una non richiesta dissertazione storico-teologica il nostro fra' Diavolo si fosse dato la pena di leggere attentamente l'articolo, si sarebbe accorto che non si discuteva della paternita' del concetto di libero arbitrio, semmai del suo esercizio.

Quanto all'augurio che ognuno possa iscriversi liberamente al club che preferisce e autoinfliggersi le eventuali regole, qui non trovera' che appoggio incondizionato. Peccato che la cosa non sia reciproca.

Se poi chi ha scelto di far parte del club (o magari ne e' a capo) non perde occasione di farci sapere, premurosamente, come si dovrebbe far corretto uso del suddetto libero arbitrio, e anzi ne fa una vera e propria "mission" (o addirittura cerca di farne un imperativo anche per i non aderenti al club), allora non se ne abbia a male se, ogni tanto, qualcuno si prende la liberta' di criticarne il regolamento, sia che lo faccia da sedicente cattolico che da non cattolico.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Caro Regalzi,
non vorremo metterci a fare i professorini di filosofia, ma la tua “reprimenda culturale” mi sembra del tutto fuori luogo. La discussione dottrinale sul libero arbitrio fu centrale nella vicenda della Riforma e portava a due visioni opposte dell’uomo nei suoi rapporti con Dio. La discussione sull’efficacia delle opere ne è un importante corollario.
Ai cattolici va riconosciuto il merito di aver difeso allora e di sostenere tuttora l’assoluta libertà dell’uomo, perfino rispetto alla volontà divina. Figuriamoci rispetto alla Gerarchia.
Che poi io, insieme a qualche altro centinaio di milioni di persone, mi sia liberamente e razionalmente convinto che quelle che tu chiami ubbie corrispondano a verità del tutto condivisibili, a te che ten cale?


Caro Silver,
visto che la mia dissertazione storico-teologica ti risulta non richiesta, vuol dire che la prossima volta ti chiederò il permesso. Giusto per parlare di libertà!
Se rileggessi quanto ho scritto, ti accorgeresti che parlavo sia della paternità del libero arbitrio che dell’esercizio della libertà.
Per essere più precisi, io non critico le critiche, ma critico le critiche basate sulla non conoscenza. In particolare, pensare che le regole stabilite e la richiesta di rispettarle siano contro l’esercizio della libertà, è un errore di metodo, di cui, se necessario ai prossimi messaggi.

Michele Pezza da Itri

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ah, ecco, quando tu dai dell'ignorante a qualcuno va bene, ma quando ti si fa notare che hai toppato alla grande vuol dire che ti stanno facendo una "reprimenda culturale" fuori luogo.
Per la centralità della questione dell'efficacia delle opere nel dibattito sul libero arbitrio (che, ripeto, non c'entra assolutamente nulla con ciò di cui si parlava nel post) rimando alla lettura del De servo arbitrio di Lutero e del De libero arbitrio di Erasmo.

"Che poi io, insieme a qualche altro centinaio di milioni di persone, mi sia liberamente e razionalmente convinto che quelle che tu chiami ubbie corrispondano a verità del tutto condivisibili, a te che ten cale?"
Ottimo diversivo. Ma non attacca. Buon 25 aprile.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Cercando di smorzare le polemiche personali:

1) Il titolo di questa discussione s’intitola “Il cattolicesimo e la libera scelta a volte convivono”. Non sembra che parlare di libero arbitrio e cattolicesimo non c’entri assolutamente con il tema e quanto proposto nel post.
2) Idem per l’interpretazione del ruolo della discussione sul libero arbitrio tra cattolici e protestanti durante la Riforma: non facciamo un servizio a chi ci legge insistendo con reciproche e generiche accuse d’ignoranza storica, che non possono essere dimostrate se non mettendo su una dotta discussione storico-filosofica, probabilmente fuori luogo. Chiunque fosse interessato se ne faccia un’idea personale consultando la sua biblioteca (anche una ricerca sul web, pur coi suoi limiti, può essere utile). Regalzi potrebbe dire che ho cominciato io… e vabbè! se me ne debbo assumere la responsabilità, me l’assumo.
3) Qualunque fossero i termini reali della discussione nel ‘500, il merito della paternità, della difesa e della pratica del libero arbitrio da parte dei cattolici lo rivendico io ora.

Michele Pezza da Itri (meglio noto come Fra Diavolo)

Michele Pezza da Itri ha detto...

@ Silver che afferma:
«Se poi chi ha scelto di far parte del club (o magari ne e' a capo) non perde occasione di farci sapere, premurosamente, come si dovrebbe far corretto uso del suddetto libero arbitrio, e anzi ne fa una vera e propria "mission" (o addirittura cerca di farne un imperativo anche per i non aderenti al club), allora non se ne abbia a male se, ogni tanto, qualcuno si prende la liberta' di criticarne il regolamento, sia che lo faccia da sedicente cattolico che da non cattolico.»

Qui le questioni mi sembrano siano due: 1) la “pretesa” del Magistero di indicare quale sarebbe l’uso corretto del libero arbitrio; 2) la richiesta che queste indicazioni rimangano limitate agli appartenenti al club dei cattolici.

Al primo punto vorrei rispondere con una semplice analogia: se una persona libera avesse un incarico o comunque volesse raggiungere un obiettivo qualsiasi e nella ricerca della via più opportuna incontrasse qualcuno che gli indicasse quale sia la migliore dimostrandosi del tutto in buona fede ed affidabile per la sua competenza, al punto di convincerlo dell’esattezza delle sue indicazioni, rifiutarsi di dargli retta sarebbe un esercizio di libertà?

Il secondo punto è il solito ritornello di coloro che vorrebbero limitare immotivatamente l’azione politica dei cattolici. Silver reputa certamente un suo diritto e probabilmente un suo dovere civico battersi perché le leggi del nostro stato corrispondano il più possibile alla sua visione del mondo. Per cui non esita a proporre leggi che limitino il comportamento altrui quando violino valori per lui “non trattabili” o semplicemente quando comporterebbero danni o rischio di danni agli altri. Per fare un esempio semplice, credo che lui ed io siamo d’accordo nel mantenere il divieto di circolare a sinistra, senza per ciò strillare alla libertà offesa. L’importante, in una società pluralista come la nostra, è che tutto avvenga secondo le regole stabilite, affinché persone diverse, con diverse ed anche incompatibili visioni della vita, abbiano la possibilità di convivere senza le armi in pugno. Non mi risulta che in Italia questo sia stato violato dai cattolici, né laici, né appartenenti alla gerarchia.

Infine, l’argomento che i cattolici vogliano imporre la propria etica è del tutto ridicolo. Per fare l’esempio della legge 40, è noto (almeno spero) come essa non corrisponda all’etica cattolica. La legge è stata sostenuta dai cattolici perché vieta azioni che possono comportare danni a terzi. Chi sarebbero questi terzi? Ovviamente gli embrioni. Si può essere più o meno d’accordo sull’equiparazione di questi agli esseri umani, ma affermare che si voglia imporre un’etica a tutti è semplicemente fuorviante. L’unico principio etico che si vuol imporre a tutti è quello del non nuocere, che mi auguro possa essere assunto a valore comune. Perfino tra me e Silver.

Michele Pezza da Itri

Anonimo ha detto...

sii...ah ah ah ah la legge 40 non è di ideologia cattolica ah ah ah!

E allora come mai dalle alte sfere del vaticano fino all'ultimo parroco di campagna di sono spesi in ogni mossa possibile pur di convincere tutti a non andare a votare al referendum? e meno male che l'hanno definita una legge incostituzinale e ideologica ad esempio la prestigiacomo e la mussolini, non proprio due relativiste comuniste insomma(tra l'altro: visto che la pensano così, ma che diavolo di ruolo hanno - e accettano di avere - all'interno della loro virilissima maggiornaza???)
In realtà la 40 è l'esempio supremo della natura anti libertaria e impositiva del cattolicesimo. I cattolici ritengono le pma immorali, eppure non si limitano a non farle, e a sermonare in chiesa, no... sennò gli esterni al club poi possono fare quello che gli pare, e sarebbe pericolosissimo per la loro sopravvivenza....allora, forti della sicura buona presa dei consigli di voto dispensati dall'altare, o comprati con qualche pacco di pasta (vedi recenti inchieste giornalistiche)scamibiano qualche favorino e impongono le brutaliutà contenute in tale disumana, e DIVINA, legge.

E come mai la nostra liberalissima (ah ah ah ah, si prendono per il culo da soli ah ah ah) chiesa cattolica ha destabilizzato pesantemente il governo dello stato confinate ogni volta si sia solo accennato a provvedimenti anti omofobia o alla regolarizzazione delle coppie di fatto??? siete talmente accecati dal lavaggio del cervello subito che nemmeno vi rendete conto di quanto vi imponete... Personalmente non mi frega un bel niente della dispita di 500 anni fa, mi interessa invece quanto rompete le scatole ancora oggi.
ah, e un'ultima cosa: la cattiveria e la misioginia della chiesa cattolica sono evidenti quando si stabilisce il principio - questo si imposto a tutti, almeno questo si può ammettere, eh? - di non nuocere...all'embrione, mentre della salute e della volontà (alla faccia del libero arbitrio) della donna non gliene importa proprio un bel nulla. Non nuocere agli embiorni, mi raccomando, anche se questo significa far partorire inutilmente un figlio destinato a morire dopo un paio di mesi, anche se significa costringere la donna a sfornare tre pargoli tre, tutti in una volta. Bell'umanità. Bella morale...crudele!!!
Pia Porta

roberto ha detto...

Michele, parto dalla tua affermazione:
"Il titolo di questa discussione s’intitola “Il cattolicesimo e la libera scelta a volte convivono”. Non sembra che parlare di libero arbitrio e cattolicesimo non c’entri assolutamente con il tema e quanto proposto nel post."

Infatti c'entra come i cavoli a merenda. O forse serve solo a far confusione. La libera scelta (Free Choice) invocata dalla associazione citata si riferisce alla possibilita' per i cattolici di praticare scelte in contrasto con le indicazioni delle gerarchia cattolica(attuale papa in primis), continuando a definirsi cattolici, e ritenendo di non commettere peccato. Ovvero si parla dello "spazio di democrazia interna" della chiesa. Sei ovviamente libero di pensarla come credi su questo tema, ma non ha nulla a che fare col libero arbitrio, ovvero la possibilita' dell'individuo di scegliere fra bene e male (con responsabilita' personali annesse), e in particolare fra salvezza e dannazione. Non c'e' proprio bisogno di un saggio filosofico per capire tale differenza.

Tu parli della Chiesa come di un gruppo sociale organizzato che si e' dato delle regole (non immagini peraltro quanto apprezzi questa definizione). La questione e' chi, all'interno del gruppo, abbia l'autorita' di scegliere le regole ed eventualmente di modificarle, ed in che modo. Non essendo membro del club, il problema non mi tocca, ma posso capire chi invece ne e'coinvolto, a volte dolorosamente. Una questione diversa ma collegata e' la responsabilita' morale di chi, essendo investito di autorita', detta regole tali da nuocere (fisicamente o moralmente) a chi si trova a seguirle. Come nel caso di preservativi e HIV. Ovviamente ogni individuo e' libero di seguire o meno le regole, di continuare o meno a fare parte del club. Ma chi ha dettato le regole sa che una gran parte dei membri seguira' comunque le sue indicazioni. E ovviamente ne conosce anche le conseguenze.

Per il resto, e' ovvio e in qualche modo anche legittimo che la Chiesa cattolica cerchi di imporre la propria etica. Chiunque pensi di avere qualcosa da dire in materia di etica ha il diritto a farlo. Il problema e' se sia legittima l'estensione di un'etica religiosa a uno stato laico, in cui tra l'altro convivono religioni diverse, attraverso l'approvazione di leggi ispirate all'etica religiosa.

paolo de gregorio ha detto...

Riassumerei la pretesa equiparazione di Michele da Itri tra libera scelta e libero arbitrio con la seguente metafora: sarebbe un po' come dire che gli afferenti di un movimento o partito; mettiamo: i socialisti; poichè i socialisti hanno combatutto per o difeso il diritto al voto di tutti i cittadini ne conseguerebbe che se uno vota allora è inevitabilmente socialista, e pertanto non vi è contraddizione alcuna tra il votare una qualche fiamma e l'essere al contempo, appunto, socialisti.

Michele Pezza da Itri ha detto...

@ l’Anonimo sghignazzante
La fecondazione assistita non è accettata dalla morale cattolica, ergo la legge 40 non è una legge che traduce un imperativo religioso in legge.
In una società pluralista ciascuno ha diritto di battersi per una legislazione che a suo giudizio renda migliore la società, purché lo faccia secondo le regole.
Ancor meglio se si realizzano leggi basate su valori condivisi.
Il non nuocere agli altri è certamente un valore condiviso nella nostra società.
Il problema degli embrioni lo ha sintetizzato chiaramente Chiara Lalli: tutto sta nel definire se è un essere umano o meno. Per qualcuno lo è e per altri no. Io non lo so con certezza, ma siccome nessuno con certezza può affermare il contrario, mi attengo alla massima che nessun essere umano può essere sacrificato o usato per un bene altrui.
Ci mancherebbe altro che abbiamo la stessa visione della vita, ma in una società pluralista ci siamo dati delle regole per fare le leggi e non mi pare che nessuno le abbia violate.

@ roberto
Dici che «La questione e’ chi, all'interno del gruppo, abbia l'autorita' di scegliere le regole ed eventualmente di modificarle, ed in che modo..»
Ovviamente è una domanda retorica dal momento che questo, il quel club lì, è noto da circa duemila anni… Tu dici che il problema non ti tocca perché non fai parte del club, ma ti commuovi davanti a «chi invece ne e'coinvolto, a volte dolorosamente».
Ma tu stesso sei d’accordo con me che a costoro non glielo ha ordinato il medico di far parte del club e quindi sono liberi di andarsene quando vogliono.
Alla fin fine, dopo tanto parlare l’unico tuo problema residuale è che «chi ha dettato le regole sa che una gran parte dei membri seguira' comunque le sue indicazioni». Dov’è il problema? Saranno quelli che liberamente hanno deciso di stare nel club…
A meno che non spunti fuori un po’, appena appena, una certa “supponenza” da parte tua, per cui quelli che seguiranno le indicazioni sono un po’ incapaci d’intendere e di volere e non vedono le cose chiaramente come te.
Per quanto riguarda il falso problema dell’«estensione di un'etica religiosa a uno stato laico» ho già esposto il mio pensiero all’Anonimo sghignazzante.

Michele Pezza da Itri

Anonimo ha detto...

La cattivissima legge 40, invece, è confessionale e voluta dalla chiesa nonostante per il cattolicesimo le pma siano immorali. E non lo dice solo la sottoscritta 'Pia Porta'. Ripeto la domanda: se non lo era, come mai la chiesa tutta si è tanto mobilitata per consigliare di andare al mare piuttosto che a votare (tra l'altro, trucchetto squallido come al sotito, che se invece il problema non riguardava solo una minoranza di persone - quelle sterili - forse alle urne ci sarebbero andate molte più persone, e mica è detto che il no favorevole alla legge avrebbe vinto).

E comnunque rimangono i casi delle mancate leggi sull'omofobia e pacs. Ma dai...a chi nuocciono due persone che convivono???? Eppure la legge per tutti i cittadini, che certo non si sognava di imporre la convivenza ai cattolici, non s'ha dda fare!! Perché, se non per la tendenza dei cattolici ad imporsi sugli altri?

Inoltre che la legge 40 sia cattolica, viene implicitamente ammesso col pretesto che onguno ha il diritto di battersi per la legislazione che ritiene migliore. Certo, ma questo non vuol dire che la legislazine migliore sia quella che riflette una posizione di una sola parte della società, e che si imponga su tutte le altre posizioni, altrettanto legittime. E che per di più la sola parte della società sia una confessione sanguinaria, classista e che se fosse per lei alle persone comuni sarebbe ancora preclusa l'alfabetizzazione. Non si capisce perché i cattolici continuino a svuotare, invalidare, falsificare quello che a parole loro si chiama 'libero arbitrio', che personalmente chiamerei forse libertà di coscienza. In questo assomigliano agli islamici: la loro morale va imposta per legge!

Il problema forse è che con il trucchetto del pentimento e del perdono viene del tutto impedita la responsabilizzazione individuale, e infatti in italia tutti fanno un po' come gli pare, la società e i costumi sono ampiamente laicizzati. Non rimangono che le leggi per avere una presa ufficiale sulla vita pubblica.

Il cattolicesimo tende ad imporsi, salvo poi lasciare aperta la porta del suddetto trucchetto per fare un po' quello che si vuole. Ma le regole, i paletti, devono rimanere. Così come rimane che questi paletti sono delle imposizioni sugli altri, anche di diversa religione.

La laicità, nel nostro sventurato paese, non è stata mai nemmeno capita, stando a quello che viene fuori parlando coi cattolici.

Da ultimo, per quanto riguarda la libera iscrizione al club, beh insomma...ci sarebbe da valutare gli effetti che l'indottrinamento precoce dei bambini produce sulle loro facoltà analitiche e razionali, ma soprattutto sulla loro emotività...è evidente che questa sia la mossa più azzeccata di tutte dal punto di vista della sopravvivenza dell'organismo sociale 'chiesa cattolica'. Si comincia da neonati, col battesimo, e poi alle elementari ( e forse pure all'asilo), e così via fino alle superiori, e il tutto a spese della collettività, mica del solo club! Io sono stufa di contribuire con le mie tasse a un tale intorpidimento massivo delle coscienze, a tale approfondito LAVAGGIO DEL CERVELLO, fatto di paura e senso di colpa. Ma siccome la legislazione giusta è solo quella cattolica, come appunto dicono i cattolici, anche chi detesta l'ipocrisia e la storia della chiesa, deve comunque contribuire. Alla faccia del libero arbitrio o della facoltà di scegliere.

Pia Porta

Michele Pezza da Itri ha detto...

Battuto sulla breccia?
Certo che come Fra Diavolo non posso che inchinarmi di fronte alla vendetta postuma della Storia a Porta Pia… ma per fortuna siamo ancora vivi.
Cara Pia (faccio finta che sia il tuo nome),
qui dobbiamo partire da un presupposto semplice semplice ma fondamentale e che è alla base della nostra convivenza laica (rectius, pluralista): gli italiani sono portatori di tante e diverse visioni del mondo, anche incompatibili tra loro, ma lo sforzo comune sarà quello di far convivere il maggior numero di persone all’interno della comunità sociale senza conflitti gravi e riducendo al minimo i gruppi esclusi e le loro ideologie (ad esempio, oggi sono esclusi i nazisti). Ciò comporta che prese due persone qualsiasi, tu ed io ad esempio, è probabile che queste abbiano due visioni del mondo incompatibili e che desiderino e propongano leggi totalmente diverse. Eppure, la scommessa è quella di riuscire a legiferare garantendo la convivenza pacifica. Come si può fare? L’unica soluzione che si è trovata sono le regole da rispettare per la formazione della volontà politica e per la formulazione delle leggi e l’accettazione delle stesse, anche quando non sono quelle che vorremmo (se legittimamente stabilite, e da questo punto di vista i cattolici italiani, negli ultimi cinquant’anni, hanno dato lezioni di rispetto civico).
Ti sei affannata con passione a dimostrare l’ovvio: che tu ed io vorremmo leggi diverse. Ognuno di noi due sosterrà che quelle che vuole l’altro sono “cattivissime”. Ci mancherebbe altro, che non fosse così, ci rimarrebbe solo lo stato totalitario.
Tutto il tuo messaggio non è altro che un’affermazione che non sei cattolica (ne avevamo il sospetto) ed un’illustrazione dei motivi per cui non lo sei.
Il tutto con un po’ di colore anticlericalcattolico che non fa mai male: compatta i tiepidi, dà forza e rinfranca il pensiero stanco di rimanere fisso sulla breccia da quasi centoquarant’anni, senza alcun sussulto di novità. Come l’Amaro Giuliani con il fegato.

Michele Pezza da Itri (Fra Diavolo)

P.S. Risposte spicciole: 1) la legge 40 non è una legge cattolica, ma tra due possibili leggi si appoggia la meno peggio (o tu fai in modo diverso?); 2) l’appoggio alla legge 40, ripeto, si basa sul valore condiviso (spero) del rispetto dell’essere umano sempre e dovunque e non sulla morale sessuale; 3) alla fine non ce l’hai fatta a trattenerti e ci hai squadernato la tua convinzione profonda: che i cattolici siano un po’ scemotti. Come scrive il non cattolico Philip Jenkins: l’anticattolicesimo? The last acceptable prejudice.

Anonimo ha detto...

Personalmente, non intendevo dare dello scemotto a qualche cattolico, semmai dell'antiliberale.

Questo per sottolineare che tu, fra diavolo, proprio non ce l'hai fatta a forzare alla luce della tua ideologia quello che ho scritto. Se non trovi altri elementi se non il mio anti-cattolicesimo, il problema è tuo. Ma d'altronde anche l'anti-cattolicesimo non mi pare fuori tema.

Rimane il fatto che proprio non riuscite, voi cattolici e tu in primis, a capire il significato della parola LAICO, aggettivo accostato dalla costituzione alla repubblica italiana non certo per caso, o per intedere qualcosa di diverso da quello che laico vuol dire. Non riuscite a capire che quello che per voi è il bene, potrebbe non esserlo per gli altri, ed è profondamente ingiusto imporlo a tutti, attraverso leggi dello stato. Guarda caso, il problema della laicità delle leggi esiste da noi, e negli stati islamici. Nel resto d'europa la laicità è un pricipio comune e condiviso, una garanzia per tutti. Quello che non riuscite a capire è che un laico, per esempio, non farebbe mai una legge che vieti il battesimo dei bambini anche se convinto che devii il cervello e squassi la logica. Mentre per voi è normale fare delle regole tagliate sulla vostra ideologia che tendono ad escludere, a spingere ai magini e persino all'illegalità, i non appartenenti al club.

Per voi una legge che impone parti trigemellari anche di bambini destinati a morire dopo pochi mesi è più morale (anche se non c'è un termine di paragone)...accedenti che concezione universale e condivisibile della moralità!

Inoltre i cattolici non si vergognano di rapinare le tasse di tutti(che poi manco vogliono pagare...come un po' tutti in questo periodo)per fare corsi di lavaggio del cervello a spese della collettività.

Se permetti, ritengo oltremodo giustificato un certo risentimento contro i ritardi che la chiesa cattolica ha imposto a tutta la società.

Una certa supponenza di superiorità mi pare invece la squaderni tu con la tua citazione finale, che liquida come 'pregiudizio' tutto ciò che non ricade sotto l'ombrello del cattolicesimo. Un po' troppo forse, o no?
Pia Porta


E se ti piacciono le citazioni, eccone una: "La fede religiosa è inestirpabile, perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell'ignoranza e degli altri. Per questo motivo, non la proibirei anche se ne avessi la possibilità. Molto generoso da parte mia, potreste pensare. Ma il religioso mi garantirebbe la stessa indulgenza? Lo chiedo perché c'è una differenza tra me e i miei amici religiosi, e gli amici schietti e seri sono sufficientemente onesti da ammetterla. Sarei davvero felice di andare al bar mitzvah dei loro figli, di ammirare le loro cattedrali gotiche, di rispettare la loro 'credenza' che il Corano sia stato dettato, ma esclusivamente in arabo, a un profeta illetterato. (…) E se capita continuerò a farlo senza insistere sulla cortese condizione reciproca, e cioè che essi a loro volta mi lascino in pace. Ma questo, in definitiva, la religione è incapace di farlo". Christopher Hitchens, Dio non è grande, Einaudi 2007.

Michele Pezza da Itri ha detto...

@ Pia (porta anonima)

Dici che non volevi dare dello scemotto ai cattolici. Sono solo sottoposti al lavaggio del cervello (e pure un lavaggio a fondo, tutto maiuscolo)…

Anticattolicesimo? Non c’entra ed il problema sarebbe mio, ma poi dici che invece c’entra.

Dici che non riesco a capire che quello che per me è bene potrebbe non esserlo per gli altri. Anche se ho sostenuto che nella società laica è normale che ogni persona possa avere una visione incompatibile con quella di chiunque altro.

Dici che per i cattolici è normale fare regole tagliate sulla loro ideologia. Anche se ho sostenuto che è implicito nello stato laico la necessità di legiferare secondo le regole e cercando di basarle su principi il più possibile condivisi.

Dici che la legge impone parti trigemellari: non è tecnicamente esatto.

Il finale, poi, è un tripudio d’insulti, dall’accusa generalizzata di rapinare le tasse di tutti per finire con una citazione buttata lì che si trangugia tutti i filosofi della storia in un sorso solo e risolve il problema dell’esistenza di Dio. La mia citazione era molto più modesta e si limitava ad evidenziare e stigmatizzare proprio questo modo argomentare, senza volontà di confrontarsi e comprendersi.

E’ impossibile? Sicuramente per colpa mia, visto che sono cattolico?

Michele Pezza da Itri

paolo de gregorio ha detto...

Prima mi tutto mi scuso per aver scritto un commento tutto sgrammaticato, un po' più su.

Michele da Itri, c'è sicuramente difficoltà di dialogo, non c'è dubbio. Io, personalmente, riscontro questa difficoltà in particolar modo quando si finisce per parlare di regole, leggi e codici (...e soldi...). A parte rare eccezioni, la maggior parte degli atei, antitei, agnostici, ignostici, razionalisti, scettici, ecc. ecc. ecc., quello che chiedono è di "essere lasciati in pace". Vale a dire che la materia del contendere è, spesso, se si possa accettare che una legge venga proposta o persino imposta sulla base di principi ritenuti soprannaturali. È contro questo che molti discutono, non se uno voglia credere al proprio dio, o a quanti dei si voglia o possa credere.

È assolutamente convoluta l'idea che io, per esempio, debba agire secondo regole di un dio in cui non credessi, regole che poi si fondano (si sostiene) su null'altro che essere appunto emenazioni di quel dio: sarebbe come dire che io devo accettare come leggi dello Stato in cui vivo le regole di un dio, anche se non credo che esista, mentre altre persone accanto a me le accettano proprio perché credono. Lo trovo alquanto discriminante dato che, a quel punto, l'unico modo per rendermi giustizia sarebbe mettermi un chip nel cervello che mi costringa a credere, in modo che la mia vita abbia di nuovo un senso compiuto.

Senza a questo punto voler necessariamente far rientrare te (lei?) in questa categoria, talvolta trovo che la cosa più difficile è far comprendere al credente quanto le sue posizioni mistiche e "politiche" siano inestricabilmente intrecciate, anche senza che egli se ne accorga. Certe volte è come se per qualche credente (non tutti) parlare di "cosa è bene per me e cosa è bene per te" sia la stessa cosa, ma non se ne accorge. Il credente spesso si scorda di essersi scelto, tra le mille fedi, quella che più si adatta alla propria visione delle cose. Così poi la pretesa di imporre la propria visione tramite il preteso (e di comodo) passaggio dell'intermediario fede, come se non si trattasse della propria personale visione delle cose, può diventare alquanto irritante. Peggio, oltre ad essere motivo di incomprensione tra credenti e atei questa "innocente" visione della propria fede è diventata e ancora a volte diventa motivo di scontro tra fedi. Il perché lo sia è chiaro: in gioco sono come le due (o più) parti si sono scelte di vivere la vita, con l'intero pacchetto di regole da rispettare.

Detto ciò, non mancano gli atei un po' provocatori. Ma è davvero raro, molto raro, sentire un ateo che affermi che, tanto per dire, la legge dovrebbe vietare ai celibi di non sposarsi perché la Verità è che bla bla, mentre è all'ordine del giorno sentire credenti dire che la legge non dovrebbe consentire il riconoscimento di unioni gay perché "la Verità bla bla". È facile allora, come dice Hitchens, fare i cari democratici che esprimono innocenti opinioni quando per converso si è lasciati in pace dalla "parte avversa" sulle stesse questioni che sono materia del contendere. Non è una questione sull'esistenza di Dio, ma sul fatto che da quell'esistenza si facciano poi discendere regole e norme, a volte da estendere anche a chi è giunto a conclusioni totalmente diverse.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Caro paolo (de gregorio),

non posso che apprezzare la tua esposizione “rilassata” che illustra, direi “fa vivere”, il tuo rapporto con i cattolici sul piano sociale e politico e che merita una risposta altrettanto sincera e rilassata.

Non ho nessuna difficoltà a comprendere quel che dici perché costituisce da sempre il muro di diffidenza che trovo davanti a me e che son costretto a superare per arrivare ad un colloquio “tra persone” e non “tra maschere” predefinite. Credo in un’attenzione da parte tua scevra da pregiudizi e disposta all’ascolto.

Non riconosco come mio l’approccio del “cattolico tipo” da te illustrato, anche se lanci (tra parentesi) piccolissimi messaggi subliminali che lasciano supporre che tu stesso abbia il dubbio che la tua descrizione non mi si attagli del tutto. Ma dai l’idea di pensare che quello sia l’unico approccio possibile per un cattolico. Dai l’idea di credere che io non possa non pensare «che [tu], per esempio, debba agire secondo regole di un dio in cui non credessi, regole che poi si fondano (si sostiene) su null'altro che essere appunto emenazioni di quel dio». Mai pensato.

E non c’è nessun bisogno di «far comprendere al credente quanto le sue posizioni mistiche e "politiche" siano inestricabilmente intrecciate, anche senza che egli se ne accorga». Credo che almeno con me non ce ne sia bisogno alcuno, perché sono ben vigile nel tener distinti i due piani.

Ma tu ed io non siamo in condizioni diverse a causa dell’essere io cattolico e tu agnostico (se tale). Tutti dobbiamo riconoscere e gestire il rapporto tra la propria visione del mondo e la propria azione politico-sociale. Io non posso offenderti pensando che le tue proposte legislative non siano in sintonia con la tua visione del mondo. E nessuno di noi due può pretendere che le proprie proposte, oltre ad essere coerenti con la propria filosofia di vita, siano anche “oggettivamente” buone ed accettabili da tutti. Se così fosse, andrebbero ancora bene le leggi delle XII tavole di bronzo.
E allora, come fare per non ricorrere alle armi per “imporre” le proprie leggi “giuste”? E’ necessario che anche tutti facciamo un passo indietro, riconoscendo che il problema è lo stesso per i credenti, per i non credenti e per i così così. La nostra società vive su questa scommessa fondamentale: che si possano trovare, tramite la mediazione politica, soluzioni accettabili dalla società nel suo insieme, anche se obbligatoriamente tutti dovranno accettare dei compromessi con il proprio “target” massimo. E qualora questo per alcuni ancora non fosse possibile rispetto a qualche norma, rimane l’ultima risorsa eccezionale dell’obiezione di coscienza, sempre con lo scopo di “tenere tutti dentro la polis”, o per lo meno con lo scopo di escluderne il minor numero possibile di cittadini.
Però, affinché la mediazione politica possa assolvere il suo compito, è necessario che TUTTI rinuncino alla volontà d’imporre la propria visione del mondo, qualunque essa sia, e cercare di legiferare sulla base di un complesso di principi (valori, convenzioni, chiamali come vuoi) su cui si possa concordare senza rimandi alla filosofia di chicchesia.
Spero sia chiaro perché non posso riconoscermi nella tua descrizione. Già mi pare di sentire che Michele Pezza è una mosca bianca, un cattolico degenere o per lo meno un poco strano. Invece non sto inventando niente. La base di quel che dico è stata impostata più di un secolo fa dal movimento dei cattolici che volevano far parte della vita politica italiana, nonostante il non expedit.

Tornando e chiudendo ancora con l’esempio della legge 40 (e di qualunque altra discussione politica), ti autorizzo a schiaffeggiarmi (metaforicamente, mi raccomando!) se troverai argomentazioni che si appoggino o che richiedano la fede. Giuste o sbagliate che siano le mie conclusioni, il punto di partenza sarà il patrimonio comune di noi tutti (in particolare il “non nuocere”) e lo sviluppo accetterà volentieri il rischio del dibattito.

Michele Pezza da Itri

Michele Pezza da Itri ha detto...

Dove si dimostra che la discussione è utile…

Apprezzo molto che paolo de gregorio alla fin fine non abbia obiezioni significative sulla posizione dei cattolici in politica e che forse abbia rivalutato non del tutto giustificata la convinzione che lo si volesse obbligare a qualcosa sulla base della fede non sua. Forse è possibile che in una società pluralista si riesca a convivere pacificamente, anche se faticosamente.

E magari un pensierino conciliante l'hanno avuto pure roberto e la bersagliera sulla breccia… ma forse mi aspetto troppo dalla vita…

Michele Pezza da Itri


P.S. Magari ho forzato un po’ il principio del “chi tace acconsente”, ma mi piace pensarla così, che la discussione sia utile.

Anonimo ha detto...

@michele il cattolicista,

l'espressione 'lavaggio del cervello' è diversa da 'scemotto'.

E anche altre tue deduzioni e/o illazioni sono infondate o sbagliate.

E comunque la legge 40 rimane una legge disumana, come buona parte della (falsa) morale cattolica.

Con il tuo modo di fare, mi pare solo tu riesca a dimostrare di appartenere alle frange più estreme del cattolicesimo integralista. Quello che tu stesso dici di te, se permetti, non lo considero granché attendibile.
Ci sarebbe del resto da puntualizzare, ma il tuo modo di fare me ne scoraggia.

Pia Porta

Anonimo ha detto...

ah cattolicista michele, solo un'altra cosa: il fatto che pensieri diversi dalla dottrina cattolica tu li definisca insulti, beh la dice lunga sulla tua capacità e familiarità con il confroto delle idee. Riflettici...devi esserci abituato proprio poco!
PP

Michele Pezza da Itri ha detto...

Forza Pia! Prova a dialogare…

Cerca di essere obiettiva, che un po’ d’insulti li hai buttati lì: dire a qualcuno che gli hanno fatto il lavaggio del cervello, non è proprio fargli un complimento sulle sue attuali capacità. Magari, lo scemotto lo considera un insulto peggiore di “scemotto”…
Forse non apprezza neanche sentirsi dire che non ha le capacità per un confronto delle idee…
E non ci si sente molto apprezzati a sentirsi dire che le proprie deduzioni e illazioni sono infondate o sbagliate…

Comunque, non mi offendo e sono sempre disponibile al dialogo. Magari fammi capire perché non ti risulta attendibile quel che dico di me stesso: credevo di essere il più informato sull’argomento…

Michele Pezza da Itri

P.S. Che intendi con “cattolicista”?

filippo ha detto...

Prologo.
Messaggio per gli amministratori del blog: carissimi ragazzi, se e quando ci si deciderà per l’istituzione e l’assegnazione del premio per la più grossa faccia da culo del circondario, sarà impossibile non proporre una autorevole candidatura al riguardo per questo sorcio integralista. Per le incredibili cialtronate che ci propina, e per il modo incredibilmente cialtronesco con cui cerca di avvalorarle.

* * *

Il post di Chiara prende lo spunto dalle posizioni del gruppo Catholics for a Free Choice e dichiara qualcosa di ovvio, l’incompatibilità tra il concetto di libera scelta ed il cattolicesimo, rappresentato quest’ultimo da una organizzazione nota come chiesa cattolica.
La chiesa, questa struttura dall’aspetto monolitico. Depositaria della verità, unica ed indiscutibile. Detentrice della morale, altrettanto unica, immodificabile. Certificata dall’infallibilità del suo capo. Meglio, del suo capo cupola. Autorizzato direttamente dal suo dio ad esercitare una invadente vocazione al condizionamento della esistenza degli altri. Volenti o nolenti. Facenti parte del gregge oppure desiderosi solo di compiere in autonomia le proprie scelte personali di vita.

Ma il nostro non ci sta, e squaderna dal nulla una querelle tra religiosi risalente a mezzo millennio addietro che, a suo avviso, dimostrerebbe come la difesa dell’altrui libero arbitrio stia a cuore ai cattolici più di qualunque altra cosa. Salvo poi ripensarci ed abbandonare questa linea di pensiero così sublime nella sua cialtroneria in favore di un concetto molto più abbordabile nella sua semplificazione: dentro la chiesa vigono delle regole, stagionate da circa duemila anni. Regole da seguire. Pertanto, chi proprio non riesce a separarsi dall’esercizio del suo libero arbitrio resterà certo liberissimo di farlo, ma fuori dal “club”. Meglio, fuori dalla cupola. Illuminante in questo senso una frase del nostro: “la cosa più semplice sarebbe che i nostri Catholics for a Free Choice una buona volta la facessero una scelta e non solo a parole, magari per diventare protestanti”. A nostro avviso, affermare che si può essere liberi solo standosene fuori dai coglioni non sembra un argomento particolarmente solido e convincente sul valore del libero arbitrio per i cattolici. Per tacere del ritratto che ne emerge, di questi cattolici, del loro spessore culturale e intellettuale, vogliosi solo, a quanto pare, di farsi nullificare all’interno di una struttura massificante ma tanto protettiva e rassicurante, come nelle braccia della mamma. E comunque la frase conferma quanto già noto, la chiesa non è interessata ad alcuna forma di discussione al suo interno, non è prevista la possibilità di dirsi cattolici e di avanzare dubbi, perplessità, osservazioni su quanto statuito. I circa duecento teologi di area cattolica ridotti al silenzio dall’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede J Ratzinger in una ventina di anni di attività, alla rispettabile media di quasi uno al mese, confermano ampiamente quanto detto. Di infallibile dentro la cupola ne esiste uno solo. Ed il suo, di libero arbitrio, è l’unico che i cattolici tengano veramente in gran conto.
Il nostro comunque rilancia, e afferma che se qualche centinaio di milioni di persone si ritrova in queste regole (decidendo, aggiungiamo noi, di rinunciare alla propria libertà di pensiero per uniformarsi al dettato unico di santa madre chiesa) cosa ne cale? In effetti la risposta sarebbe niente, a parte la constatazione che, per l’appunto, libera scelta ed appartenenza al cattolicesimo costituiscono un ossimoro, come già detto. All’interno di una struttura che non ammette alcuna autonomia decisionale, tranne quella di togliere il disturbo. Il problema però, purtroppo, è che quando possibile la chiesa cerca di ampliarlo a forza, l’organico della cupola. Gettando dentro chiunque capiti a tiro.Volenti o nolenti. In questo senso la storia, a volte, ci divertiamo anche noi a citarla. E se è fin troppo facile ed ovvio ricordare, a titolo di esempio, le migliaia di conversioni ottenute a fil di spada nella Spagna del tardo Rinascimento a spese di Ebrei e Musulmani e nel Nuovo Mondo a spese dei nativi, atrocità queste la cui responsabilità comunque potrebbe, formalmente, essere fatta ricadere da un bravo difensore d’ufficio sulle spalle della monarchia spagnola piuttosto che su quelle venerabili della chiesa che, nell’occasione, non si è sporcata le mani in prima persona pur ispirando ed approvando l’operato dei Conquistadores, siamo certi che il nostro invece apprezzerà il riferimento al caso Mortara, un’iscrizione forzata al club dei mafiosi d’oltretevere di cui le gerarchie dell’epoca sono direttamente responsabili. Si sono già scusate? E, quando non si tratta di ampliamenti dell’organico, santa madre chiesa non rinuncia alla sua invadente vocazione, il condizionamento con ogni mezzo delle esistenze altrui. Sia di chi fa parte del “gregge” che di chi, invece, gradirebbe starne lontano, decidendo in piena autonomia sulle proprie scelte di vita. E rinunciando ad essere “salvato”, perché se “nulla salus extra ecclesiam”, sembra però che il prezzo da pagare sia proprio nulla libertas intra ecclesiam, se si consente l’accostamento.

Ma non finisce qui. Perché nel tentativo di puntellare un discorso che frana da tutte le parti, il sorcio entra disinvoltamente nel mondo iperuranio citando, come esempio dello spirito liberale dei cattolici e della loro rinuncia all’idea di voler imporre un’etica di parte, proprio la legge 40! The medieval law, come titolava il Times, a metà tra l’indignato ed il divertito, all’indomani della sua approvazione. Il mostro giuridico che ignora svariati capitoli della nostra Costituzione, che brutalizza intere categorie di pazienti, che ridicolizza l’autonomia professionale degli operatori medici dicendo loro cosa fare e quando farlo nell’esercizio delle loro funzioni, come bambini irresponsabili da tenere per mano. Ebbene, il riferimento inaspettato, improvvido, delirante, provocatorio, alla legge 40/04, la legge burqa, cui ricorre inopinatamente il sorcio integralista, finisce invece per rendere in maniera esplicita il concetto, tanto caro oltretevere, di fondamentalismo applicato alla società civile, di intollerante imposizione di una convinzione dogmatica e calata dall’alto, quale il totem della sacralità dell’embrione, a discapito dei diritti costituzionali dei malati, cui viene proibito l’accesso alle migliori cure disponibili. Esattamente il contrario di quanto ci si aspetta dalle leggi di uno stato laico, che devono aumentare, ampliare le libertà dei cittadini invece di limitarle, di restringerle in favore di convincimenti di parte tra l’altro ampiamente privi di fondamento. Il principio del non nuocere invocato dal nostro si trasforma, viene deformato nel suo esatto opposto, nella tragica beffa di una gravissima ed ingiustificata limitazione delle libertà di scelta di una parte consistente della popolazione, obbligata ad attenersi a convincimenti e valori che non le appartengono. A pagare in prima persona per il soddisfacimento delle ubbie di pochi. Ed, ovviamente, per il bisogno di visibilità delle gerarchie vaticane, che hanno condotto il gioco in ossequio al loro disegno di difesa dei propri spazi di potere. Se questo è il concetto di attività politica dei cattolici, un’attività che li porta a spingere per l’approvazione e la difesa di leggi liberticide come la 40/04, essi costituiscono un grave pericolo per la democrazia di questo paese. Un paese che ha già assistito nel ’38 alla discriminazione degli Ebrei, nemici dello stato fascista, e che adesso assiste impassibile alla discriminazione dei pazienti con problemi di sterilità, nemici del fondamentalismo teocratico di marca vaticana, è un paese che non si identifica più in quello stato laico rispettoso delle libertà individuali e dei diritti dei suoi cittadini, sanciti costituzionalmente, che gli Italiani si sono guadagnati con la lotta di Liberazione, ma è un paese che diviene uno stampo di tirannide che non ha più niente a che vedere con quella cosa che ci ostiniamo a chiamare democrazia. E che autorizza ineluttabilmente a chiedersi chi saranno le prossime vittime.
Dinanzi a tutto questo, affermare che la legge 40 non impone un’etica cattolica perché i cattolici considerano immorale la PMA costituisce solo una miserevole foglia di fico che non riesce certo a coprire la realtà di un gruppo di potere nemico dei diritti individuali e instancabilmente all’opera con tutti i mezzi per imporre i suoi desiderata e mantenere la sua presa su una società ormai sempre più distante.
La conclusione ha dell’incredibile, con il nostro in cattedra a concionare sulla necessità di “trovare, tramite la mediazione politica, soluzioni accettabili dalla società nel suo insieme”, al limite con “l’ultima risorsa eccezionale dell’obiezione di coscienza”, ma, beninteso, sempre “con lo scopo di tenere tutti dentro la polis”, rinunciando (c’è bisogno di dirlo?) alla “volontà d’imporre la propria visione del mondo”. Il tutto detto da un integralista calzato e vestito. Crediamo che mai fu più appropriato il detto popolare sul predicare bene, anzi benissimo, e razzolare (ratzolare?) male, che pare tagliato su misura per il nostro. Un altro esempio di quella categoria di appartenenti a un certo mentecattume catto-integralista aduso a espedienti propagandistici di bassa lega. La merce che giornalmente viene spacciata dalle pagine di Avvenire, tanto per intendersi.

Epilogo.
Questo bel tomo insiste a strimpellare sulla legge 40, chiedendo di essere preso a schiaffi qualora vi si rinvenissero argomenti poggiati sulla fede. Ebbene, a nostro avviso può anche cominciare a mettersi in posa per i ceffoni, perché tutto il castello di carte cattolico relativo alla 40 si fonda su un assunto, il totem della sacralità dell’embrione, privo di alcun fondamento scientifico, giuridico, logico, filosofico. A meno che, ovviamente, il suddetto non sia in grado di indicarci una qualche caratteristica posseduta in tandem dall’embrione stesso e dagli individui, e che possa accomunare entrambi nella stessa sostanza di persone.
Sempre in tema di legge 40 e di PMA, comunque, ci togliamo un altro sassolino dalla scarpa. In data 9-2-’08 alle ore 11.52 il suddetto, a commento di un post dedicato alle farneticazioni di un imbecille su sesso, funzioni riproduttive e fecondazione assistita, se ne esce con la seguente, incredibile, ed indecente frase: “la parabola della nostra vita sessuale: prima si scopa cercando di non avere figli e poi si cerca di avere figli senza scopare”. Questo liquidare un problema di salute serio, grave, che coinvolge centinaia di migliaia di persone solo nel nostro paese con una battuta da squallido avanspettacolo cattointegralista di bassissima lega, qualifica questo personaggio come un vero miserabile, un lercio dentro. Giacché ci tiene tanto ad essere preso a sberle, gli consigliamo di tenersi informato, annotarsi le date, e presentarsi ad uno dei tanti incontri organizzati dalle associazioni di coppie sterili, dove avrà agio e modo di illustrare la sua originale teoria. E dove potrà essere gonfiato di sberle a sazietà, come desidera e come si merita. Consigliato l’elmetto.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Gentlemen, briganti e Mickey Mouse

Rimosso dallo status di fiero brigante antifrancese e collocato in quello di parente povero di Mickey Mouse (sbrigativamente “sorcio”), potrei legittimamente rifiutarmi di rispondere ad una così palese infrazione della netichetta da parte del gentleman filippo… ma rimango fedele al principio che valga la pena dialogare con chiunque. Il nostro lord inglese è molto più prolisso di me (è tutto dire!), per cui nel momento che inizio a scrivere non so se sarò costretto a ricorrere a più puntate, ma proverò ad essere sintetico.

La libertà di coscienza, non solo non viene negata o taciuta ai cattolici, ma viene assolutamente richiesta. Che non sia una mia invenzione è facilissimo da verificare: ancora una volta son costretto ad invitare chi vuol criticare la dottrina cattolica a leggersi per lo meno il catechismo, quello facile facile per bambini con le domandine e le rispostine (il Compendio). Nella risposta alla domandina n. 373 «Che cosa implica la dignità della persona nei confronti della coscienza morale?», si legge, in modo non equivoco «[…] l'uomo non deve essere costretto ad agire contro coscienza […]». E siccome è affermato in modo assoluto, lo è anche nei confronti del Magistero. Più chiaro di così!

Per tornare all’idea del club: è ben noto che le regole interne del club non siano quelle di una democrazia parlamentare. Sono duemila anni che lo sanno tutti! E allora? Possiamo richiamare ancora una volta il principio di dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare? Il vero integralista è colui che se lo dimentica e che confonde i due piani per cui considera ovvio che le regole nella società politica debbano ripetere quelle della società religiosa. Ma è vero anche il contrario: chi reputa che la società religiosa debba assumere le regole stabilite per la società civile è altrettanto integralista e confusionario (mica parlo di voi…)
E siccome a nessuno di voi è stato ordinato dal medico di far parte di quella società religiosa di cui si conoscono perfettamente le regole, volerne far parte a tutti i costi nonostante faccia tanto orrore risulta per lo meno di difficile comprensione.

Non è vero che all’interno della Chiesa, nonostante il particolare ruolo del Magistero, non ci sia evoluzione e discussione, ma se necessario rimando ad altro messaggio. Altrettanto ad altro momento per rispondere alla “sventagliata storica” a tanto al chilo, caso Mortara compreso.

Su aborto e legge 40: è così difficile da capire che non è necessario essere cattolici per considerare problematico lo status dell’embrione? Si può citare ancora una volta (uno tra i tanti, ma il è caso più noto) il solito Bobbio? Che il nostro lord sia così sicuro sull’embrione ci fa piacere per lui, uomo dalle mille sicurezze, ma in realtà di scientifico non c’è nulla nell’affermazione che l’embrione non sia un essere umano. Non lo so io come non lo sa lui e basta andare a vedere i forum su questo stesso sito per vedere quanto il fatto sia problematico. Il solo dubbio che l’embrione sia un essere umano ed il principio del “non nuocere” sono sufficienti per motivare buona parte della legge 40, senza nessun ricorso alla fede.

Abbandono per stanchezza, ma sempre disponibile alla discussione. Civile, naturalmente.

“Squizz, quizz!”: un salutone dalle fogne da parte del sorcio (già Michele Pezza da Itri)

Anonimo ha detto...

cattolicista=cattolico integralista.

"Lavaggio del cervello" è un'espressione forte, ma nella sostanza è quello che i cattolici fanno coi bambini: non è certo un caso che l'indottrinamento cominci dalla culla, col battesimo. Poi continua A SCUOLA (!!!) a spese di tutta la collettività, anche di chi non condivide punto il cattolicesimo e la sua falsa morale.
Troppo rischioso cominciare tardi, da grandi, come si fa con la scienza ad esempio.
Tu potrai leggerlo come un insulto, se ti pare. Per me, purtroppo, è solo un'amara constatazione, un dato di fatto.

Mi dispiace che te ne offenda piuttosto che dolertene, ma di fatto, se tutto quanto differisce dal cattolicesimo per te è un insulto, forse il problema sei tu, cioè il cattolicesimo (equivalenza dovuta).

Forse, se troverò il tempo, ti risponderò anche su altro.

Pia Porta

Marcoz ha detto...

"in realtà di scientifico non c’è nulla nell’affermazione che l’embrione non sia un essere umano"
[suppongo che per essere umano intenda "persona"]

Sig. Pezza, lei deve avere un'innata - spero bonaria - attitudine a prendere per i fondelli il prossimo, dica la verità!

Michele Pezza da Itri ha detto...

Alla Pia sulla breccia pronta “a fare gli italiani”.

Forse oggi diremmo “riformattare gli italiani”. Spero che tu rammenti l’offensiva frase nei confronti di tutti gli italiani di Massimo d’Azeglio… un vero programma statalista di candeggiamento radicale delle coscienze!

Chissà mai cosa racconterai ai tuoi figli per non lavargli il cervello! Hai solo un modo: non parlargli fino alla maggiore età. Pensi che si possano nascondere ai figli le proprie scelte esistenziali oppure pensi ve ne possano essere di “neutre”?

Idem a scuola. Pensi che la scuola nata dal Risorgimento fosse “neutra” oppure “oggettiva”? O che lo sia quella attuale? O quella che faresti tu? In ogni caso l’insegnamento della Religione cattolica è facoltativa, per cui ritorna l’argomento di sopra sulla responsabilità candeggiamento genitoriale.

Non mi offendo, quindi, per l’accusa di lavaggio del cervello, dal momento che è del tutto inconsistente; ma siccome la tua intenzione è quella di usarla come insulto, mi adeguo nel senso che mi costringi a considerarla oggettivamente un insulto, ma non mi offendo lo stesso.

Integralista? Ripeto quanto detto più volte in questo ed in altri forum e per ultimo al nostro elegantissimo e forbitissimo baronetto inglese filippo: in tutto ciò che ho scritto non troverai nessuna argomentazione d’ordine sociale o politico che richieda tra i suoi presupposti la fede. Dal fatto che una legge sia in armonia con la morale cattolica (ripeto ad abundantiam che non è il caso della legge 40) non autorizza a dedurne automaticamente che sostenere quella legge sia un atteggiamento integralista. Infatti, non è un atteggiamento integralista quando si argomentano le proprie proposte rifacendosi a valori condivisi o proponibili come tali. Figurati se a te proporrei un argomento di fede! Vuoi un esempio limite, ma talmente chiaro che non potrai non essere d’accordo? Oggi l’omicidio è vietato dalla legge (ci mancherebbe altro!), ma non credo che mi accuseresti d’integralismo se domani mi opponessi ad una legge che volesse renderlo legale… Altro esempio? Posso reiterare quello di Bobbio: era contrario all’aborto, posizione alla quale è arrivato in base ad un ragionamento laico… anch’io ho fatto lo stesso ragionamento. Che poi tu non sia d’accordo con noi due, non puoi accusare né Bobbio, né me di essere integralisti. Scemi, se vuoi, ma non integralisti.

Michele Pezza da Itri

Giuseppe Regalzi ha detto...

"Ripeto quanto detto più volte in questo ed in altri forum".

Anch'io ripeto (credo proprio di averlo detto qualche tempo fa) che questo non è un forum, ma lo spazio dei commenti di un blog. Quindi prego tutti di mantenere l'ambito delle discussioni strettamente aderente al contenuto del post. Gli autori di Bioetica non vogliono e non possono trasformarsi in moderatori di dibattiti che non li riguardano direttamente.

Michele Pezza da Itri ha detto...

Sig. Marcoz, lo confesso: cerco di divertirmi al massimo ed una bonaria presa per i fondelli (innata? forse sì) fa bene a tutta la discussione ed aiuta a non farsi venire il mal di fegato.

Ma questo non vuol dire che non dica quel che penso. Sull’impossibilità di affermare con certezza o meno l’essere persona (giusta precisazione) dell’embrione, oppure di dare un senso all’affermazione stessa, posso chiamare a testimonianza un lunghissimo forum su questo stesso sito (La carica dell’elefante, a Dicembre).

Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Non prendiamo lezioni di “netichetta” da chi è riuscito a farsi sbattere fuori dal blog una prima volta per il proprio comportamento disinvolto nella gestione dei (molteplici) nick, salvo rientrare dopo qualche settimana con procedure non ben definite. E sulle quali non vogliamo essere informati, le furbizie altrui non ci interessano.
Per la precisione: “Mi sento un sorcio ad un convegno di gatti”, frase d’esordio del nostro, e noi l’abbiamo preso in parola. Pare però che nelle fogne non debba trovarsi male. E il suo essere sorcio non dipende certo dalla compagnia.“La definizione che meglio mi si attaglia? "Cattolico apostolico romano di stretta osservanza"”, ossia integralista. Non stava nella pelle il giovinotto, doveva assolutamente esporre lo striscione, come allo stadio.
“E siccome a nessuno di voi è stato ordinato dal medico di far parte di quella società…”, il vostro insopprimibile bisogno di libero arbitrio, riconosciuto anche dal Catechismo, quello per i bambini, potrete opportunamente esercitarlo andandovene fuori dai coglioni. Non vorremmo ripeterci, ma sul tema cattolici e libero arbitrio continuare ad insistere con frasi di questo genere non porta molto lontano. O meglio porta il nostro amico molto vicino al premio per la migliore faccia da culo, come già detto. Ma non vorremmo ripeterci. E comprendiamo benissimo il fatto che non abbia di meglio da dirci. Altrimenti non avrebbe esitato.
“L'uomo non deve essere costretto ad agire contro coscienza”. Sublime. Alla fine, neanche il piccolo Edgardo si trovò ad agire contro coscienza. Perché la coscienza gliela rimodellarono su misura.
“Non è vero che all’interno della Chiesa, nonostante il particolare ruolo del Magistero, non ci sia evoluzione e discussione”. Di quale evoluzione parla? Quella per cui prima si vomita una qualche Verità Superiore, come l’immoralità della pratica dei vaccini, salvo poi scusarsi qualche secolo dopo? Non abbiamo tempo per aspettare le scuse. Di uno dei prossimi papi (Luca Coscioni).
E per Magistero il nostro intende quel supermercato ideologico dove trovare tutto e il contrario di tutto, e di cui servirsi per liquidare perfino le parole di uno dei padri della chiesa come Tommaso, quando il suo dettato, ad esempio sull’animazione ritardata, non è conforme al pensiero unico? Oggi l’Aquinate farebbe ancora parte del club, pardon della cupola, o avrebbe fatto la stessa fine di Thomas Reese, costretto alle dimissioni da editor di America per le sue posizioni sulla stem cell research e sui sacerdoti gay? Su certi argomenti nessuna discussione. Comprendiamo che non è il medico ad ordinarci di stare nella cupola, ma commentare certi modi di fare sarà ancora possibile oppure è proprio come per la mafia, meglio far finta di niente? Poi il nostro mette su un afflittissimo musetto se gli toccano il libero arbitrio dei cattolici…
Ancora sulla legge 40. E’ così difficile da capire che, anche volendo ammettere questa mancanza di certezze sullo status dell’embrione, proprio per questo è doveroso lasciare che ognuno eserciti sulla questione il suo libero arbitrio, proprio quel libero arbitrio per cui “l’uomo non deve essere costretto ad agire contro coscienza”? In quale capitolo di quale catechismo per bambini fregnoni stava scritto?
Certo se poi, come già detto, il nostro furbone non riesce ad argomentare uno straccio di risposta su nessuna delle argomentazioni che gli abbiamo elencato, limitandosi a riproporci considerazioni stanche e rimasticate da cattolicuzzo di sacrestia, dobbiamo farcene una colpa? Gli avevamo chiesto di provare a corroborare il totem della sacralità dell’embrione con qualcosa di più consistente e, soprattutto, di più obiettivo di qualche bolla papale e di un ricorso addomesticato al principio di precauzione. Perché riteniamo che chi impone agli altri i suoi criteri di giudizio, i suoi personali convincimenti, la sua visione delle cose, traducendole in leggi che comportano intollerabili divieti e limitazioni alla libertà personale di ognuno, abbia un preciso dovere: comprovare dettagliatamente quanto afferma. Altrimenti, il vero valore condiviso da difendere precauzionalmente in questo caso è il diritto a ricevere le migliori cure possibili.
Il nostro si è messo in posa per i ceffoni o sta cincischiando?

Michele Pezza da Itri ha detto...

Bravo filippo! Vedi che anche tu riesci a dialogare? In modo un po’ “brusco”, ma in fondo ti sforzi di rispondere ed abbozzi un qualche ragionamento. Tra l’altro sono deliziato dal constatare quanto tu sia un attento lettore delle mie fatiche dialettiche: hai fatto un vero florilegio dalla mia opera omnia! Che bella ricerca!

Cerco di sfrondare dalle tue “piacevolezze di stile” e ne ricavo (se sbaglierò, son certo che mi correggerai) le tue “argomentazioni”, seguite da un commento tra parentesi quadre:

1) Un cattolico di stretta osservanza non può che essere integralista
[Mi sembra di aver dato una definizione d’integralista tecnicamente più corretta, ma forse ti sei distratto]
2) Non reputi necessario verificare se il catechismo confermi o meno il primato della coscienza perché continuare «ad insistere con frasi di questo genere non porta a molto lontano»
[Veramente non c’è bisogno di andare lontano, basta leggere domandina e rispostina n. 373]
3) Non esiste una discussione continua all’interno della Chiesa. Anche su questo punto l’affermazione è talmente apodittica che sembra dimostrare che tu reputi non ci bisogno di dimostrazione
[Salvo invece accorgersi che ci si è evoluti, per esempio dai tempi di San Tommaso, il quale, per inciso, non ha il titolo di “padre della Chiesa”. Il bello è che l’Aquinate improvvisamente ti diventa simpatico perché “sembra” dissentire dai papi attuali. Appunto: c’è una continua evoluzione]
4) Affermi che bisogna avere il diritto di «commentare certi modi di fare» all’interno della Chiesa.
[Ma chi te lo impedisce? Solo che son tanto limitato da non capire il perché di tanto affann da parte tua per ribadire quello che è pacificamente acclarato: all’interno della Chiesa vige un principio di autorità. E chi lo nega? Ma il principio di autorità non impedisce il dialogo e l’evoluzione; anzi, pone le garanzie e condizioni concrete per la fedeltà al “fondatore”. Guarda un po’ che strano e facendo un esempio limite: se per caso qualcuno affermasse che Dio non esiste dovremmo considerare un affronto alla libertà dirgli di accomodarsi fuori dal club?]
5) Ma sulla legge 40 provi finalmente a fare un ragionamento: il rispetto del libero arbitrio si deve tradurre in leggi senza vincoli di modo che l’uomo non debba essere costretto ad agire contro coscienza;
[eppure se parlassimo di furto, magari a danno dello stato, non saresti per una legge che non lo autorizzasse confidando nella santità di tutti. C’è qualcosa che non funziona nel tuo “ragionamento”]
6) Sull’embrione, ancora senza prove, è per te evidente che ho portato argomenti dalle bolle papali, foglietti da sacrestia, ecc. ecc.
[Questa volta mi sembra proprio che ti sei distratto. La mia è una posizione personale ed è basata, come hai correttamente notato, proprio sulla “mancanza di certezze sullo status dell’embrione”. A mio giudizio ne discende in modo logicamente cogente la non liceità dell’aborto e di alcune metodiche della pma. Niente bolle papali: leggi meglio]
7) Almeno sulla necessità di proporre un valore condiviso, sei d’accordo con me. Magari ne proponi un altro dal mio, ma vedi che si può discutere?

Michele Pezza da Itri

P.S. Vedi di riconsiderare l'idea che hai della netichetta, perché scrivere di qualcuno "miserabile, un lercio dentro" non è accettabile…

filippo ha detto...

Prologo.
Non esiste soltanto l’ossimoro, ben noto ed assodato, tra libertà di coscienza e cattolicesimo, con buona pace degli sforzi, quantomeno patetici, del nostro. C’è anche un ossimoro, più privato e personale, tra il dialogo inteso come scambio di opinioni e l’idea di dialogo posseduta da questa simpatica faccia da culo che evidentemente intende per dialogo una acritica ripetizione dei concetti a lui cari, squadernati e ripetuti con estrema disinvoltura e nella totale inattenzione per quanto argomentato dagli altri. Eppure il silenzio rappresenterebbe un’opzione ben più dignitosa. Quando non si ha molto da dire.

* * *

Non staremo a far le pulci rigo per rigo a quanto bellamente esternato dal suddetto faccia da culo nel suo ultimo intervento, tanto verremmo nuovamente ignorati. Ci limitiamo a ricordare come il concetto di libero arbitrio esercitabile entro i confini della cupola si limiti, come già ripetuto alla nausea da parte sua, alla possibilità di levarsi di torno oppure di essere gentilmente accompagnati all’uscita. E se, obiettivamente, chi non crede all’esistenza di certe entità sovrannaturali ed immaginarie non solo l’uscita la cercherebbe da solo e senza aiuti ma, probabilmente, non considererebbe neanche di striscio l’idea di mettere all’ammasso i suoi lobi frontali entrando nel “gregge”, ci viene invece da chiederci, a titolo di esempio, a quale trattamento sarebbe stato sottoposto oggi il buon Tommaso con la sua teoria dell’animazione ritardata, certo non secondaria nel pensiero cattolico degli ultimi settecento anni e, ultimamente e bruscamente, messa in disarmo dai nuovi e fini esegeti del pensiero cattolico. Disarmo ovviamente dettato dalle esigenze politiche del momento. E comunque senza tirare in ballo l’Aquinate che, per inciso, non ci sta affatto più simpatico di tante altre teste d’uovo del microcosmo cattolico, ma che invece simpatico non deve esserlo per niente agli allineatissimi cultori del pensiero unico vigente entro la cupola, certo in grave imbarazzo dinanzi ad una linea di pensiero filosofico formulata sette secoli addietro e curiosamente in piena armonia con quanto dimostrato dalle attuali e più recenti conoscenze scientifiche nell’ambito della biologia della riproduzione, senza tirare in ballo, dicevamo, i pezzi da novanta come Tommaso che pure vengono messi in sordina con una visione del dialogo e del confronto interno delle idee in perfetto stile Politburo e che, presumibilmente, verrebbero oggi messi alla porta pure loro senza troppi complimenti, non possiamo non chiederci quale spazio possano mai avere dentro la cupola dei poveri “cristi” come quegli scapestrati dei Catholics for a Free Choice, onomatopeici testimoni dell’ossimoro di cui sopra. Che continuano stranamente a voler rimanere nell’ambito del cattolicesimo pretendendo di voler dire la propria. Come se un cattolico potesse permettersi il lusso di una free choice. O di mettere in dubbio certe verità continuando a dirsi cattolico. E ancora che spazio potrebbero mai avere per esempio due omosessuali, magari cattolici, magari desiderosi di certificare la loro unione al cospetto del loro dio di riferimento. Per non parlare di una coppia con problemi di sterilità, cui l’unico rimedio consentito dal libero arbitrio nella versione vaticana parrebbe il ripetuto e compulsivo sfregamento di una immaginetta di padre pio, o di quei disgraziati affetti da patologie incurabili allo stadio terminale, cui quegli avanzi di latrina dei capibastone vaticani pretenderebbero di negare perfino la possibilità di decidere per una fine umana e dignitosa, possibilità che viene loro negata con l’incredibile affermazione che non sono loro a decidere della propria vita. Naturalmente, tutto magistero che cola.
Invece di citare frasettine ad effetto tratte dal loro catechismo per bambini ritardati, sarebbe ben più interessante rapportare l’impatto sulla realtà di certe affermazioni prive di senso. Quando si dice che c’è evoluzione e dialogo dentro la cupola vaticana, a cosa ci si riferisce esattamente? Alle gloriose minchiate propalate secoli prima e per le quali qualche malcapitato si vede costretto a presentare delle risibili scuse alcuni secoli dopo? Come nel caso della pratica dei vaccini, immorale secondo Pio VII e poi riabilitata (riabilitata?) qualche centinaio d’anni dopo? O alla pena di morte, in vigore nella legislazione dello Stato Pontificio fino al 1969? Millenovecentosessantanove, l’altro ieri. O ancora alla mancata sottoscrizione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa? Comprensibile, quanti canoni del diritto ecclesiastico romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati, a partire dall’introduzione della separazione dei poteri, principio fondamentale del diritto moderno, a tutt’oggi sconosciuta alla Chiesa Cattolica romana?
Questa non è evoluzione, è il risultato della spinta imposta da una società sempre più laica e liberale ad una manica di delinquenti rincoglioniti tonacati che si preoccupa, attualmente, solo di una cosa: della sua progressiva e ineluttabile perdita di contatto con una società che sempre di più dimostra, col crescere del suo livello culturale, di non sapere più cosa farsene della cupola e dei suoi ridicoli diktat. Una cupola che non ha più presa sulla società nel cui ambito si muove, è una cupola destinata all’estinzione. Ed è quindi una cupola che, messa spalle al muro, alza il livello dello scontro, come è nel DNA di ogni terrorista che si rispetti, e passa a muoversi esattamente come una lobby. Che preme per ottenere dallo stato leggi che compiacciano i suoi principi, per costringere la gente a comportarsi in ossequio a quei dettami che ormai solo i più debosciati e lobotomizzati seguirebbero sulla base solo delle esternazioni papali, cardinalizie o parrocchiali. Leggi che assicurano alla cupola visibilità.
Ma queste potrebbero essere concettualizzazioni un po’ troppo secolarizzate per il nostro, il cui interesse sembra risvegliarsi solo per certe dispute tra fondamentalisti religiosi di mezzo millennio addietro su argomenti ad impatto virgola zero, per cui non lo tedieremo più di tanto. E lo lasceremo buono e tranquillo col suo libero arbitrio, ben posizionato in cima alle preoccupazioni di ogni vero mentecatto catto-integralista che si rispetti. Quel rispetto del libero arbitrio che di certo toglieva il sonno al buon Torquemada, desideroso solo di assicurarlo senza ostacoli (e senza sconti) a quei malcapitati che gli passavano per le mani. Quel rispetto del libero arbitrio di cui erano indubbiamente foderati da capo a piedi gli sbirri papalini che si presentarono a casa Mortara per portare a termine quello che potrebbe tranquillamente essere definito un reato di sequestro di persona con aggravante di abuso di potere in quanto esercitato da una pubblica autorità, e seguito da una prolungata circonvenzione di incapace. D’altronde, se il papa dell’epoca veniva definito “un metro cubo di merda”, un motivo ci sarà pure stato. Queste citazioni di storia “un tanto al chilo” tanto per ricordarsi di come, a volte e quando possibile, la chiesa cerchi di ampliarlo a forza, l’organico della cupola. Sempre nel rispetto del libero arbitrio e del primato della coscienza, ovviamente.

A questo punto, ed a costo di stupire questo malcapitato, ci permettiamo di affermare che il nostro interesse sulla visione cattolica del libero arbitrio è, francamente, molto limitato, e difficilmente avremmo speso il nostro tempo per disquisire su di un argomento che ci appare lezioso. Oltre che ampiamente assodato. Non abbiamo, in ogni caso, l’abitudine di discutere le scelte altrui, e se esistono individui affetti da pochezza intellettuale e debolezza caratteriale in misura tanto rilevante da doversi intruppare in una religione, una setta, una chiesa o quant’altro per poterne trarre rassicurazione e conforto, a costo di seppellire le loro facoltà di discernimento per delegare ad altri le loro scelte di vita, più o meno consapevolmente, dovremmo cercare di impedirlo? Gli infallibili stanno altrove.

Ma il nostro si è spinto oltre, nella sua protervia, citando la legge 40. Qui il discorso vira pesantemente, focalizzandosi non più su astrazioni, ma su una legge dello stato. Una legge che recepisce istanze di parte, soddisfacendo le ubbie di pochi, concedendo dignità di norma a principi indimostrati e indimostrabili perché frutto di illazioni prive di fondamento, elevando il tutto a norma di comportamento, a norma di legge, per l’appunto. Anche qui, religioso silenzio sulle nostre osservazioni. Il nostro glissa elegantemente sull’impossibilità di corroborare il totem della sacralità dell’embrione con qualcosa di almeno vagamente obiettivo, evita di riconoscere la necessità di lasciare mano libera alla coscienza individuale in assenza di prove certe sullo statuto dell’embrione, salvo proporci uno stralunato paragone su opinabili leggi che autorizzino a fregare soldi allo stato, si inventa una inesistente concordanza di pareri sulla mancanza di certezze in tema di status dell’embrione citandoci in maniera scorrettamente incompleta quando la nostra frase completa era “anche volendo ammettere [questa mancanza di certezze sullo status dell’embrione]”, il che implica che le nostre certezze sono ben presenti e concrete, supportate da evidenze scientifiche, filosofiche, giuridiche e di buon senso, che a lui e agli altri mentecatti della sua risma invece difettano in maniera eloquentemente evidente, e implica inoltre che il peso, l’onere di tirare fuori queste evidenze grava tutto sulle loro spalle, sulle spalle di chi pretende di imporre a chiunque i suoi propri stili di vita, i suoi propri precetti così amabilmente intrisi di dogmatiche e incomprensibili certezze, e non certo su chi si riconosce nel dettato del rispetto delle scelte di vita di ognuno. E ancora, con quale coraggio il nostro parla di valori condivisi ponendosi su un piano equivalente al nostro? Il valore del diritto alle migliori cure possibili è un valore realmente condiviso in maniera universale ed iscritto nella Costituzione al capitolo XXXII, la mistificazione dell’embrione=persona è invece una idea che non è condivisa nemmeno in ambito cattolico, osteggiata e spernacchiata ovunque: in base a quale tortuoso ragionamento, o a quale smisurata faccia di culo, dovremmo considerarla un valore condiviso? Incomprensibile e gratuito poi l’accenno alla legge 194, che non ha inventato l’interruzione di gravidanza ma ha cercato di regolamentarla, con l’indubbio merito di avere consentito il dimezzamento del numero di IVG nei trent’anni dalla sua istituzione. E che trova la sua ragion d’essere in un bilanciamento di diritti, in rapporto al quale il discorso sullo statuto dell’embrione è semplicemente fuori luogo. Fermo restando che un pasdaran del fondamentalismo cattolico come il nostro dovrebbe sciacquarsi ripetutamente la bocca con la candeggina prima di discutere di una legge dal respiro laico e liberale come la 194, che ha dato alle donne accesso ad una maternità responsabile salvaguardando la libertà di coscienza di chiunque, persino degli operatori sanitari del servizio pubblico, che sarebbero (sono) tenuti per il ruolo che ricoprono all’espletamento delle leggi dello stato. E che non ha ancora visto nessuna donna costretta a forza ad interrompere una gravidanza. Esattamente il contrario di quanto avviene con la legge 40.
Ma riteniamo che l’accenno alla legge 40, alla legge burqa, costituisca solo un gesto provocatorio. E non vediamo margini di discussione con chi, allo stato dei fatti, si accredita come un pericolo per la democrazia e la civile coesistenza in questo paese.

Epilogo.
Il nostro continua, imperterrito, a pretendere di darci lezioni di “netichetta”. Non una parola per cercare di rimaneggiare, contestualizzare, smussare la forza d’urto delle sconcezze da lui pronunciate in precedenza, gratuitamente offensive, come già detto, nei riguardi di persone con un serio problema di salute, spesso esasperate dall’indifferenza di chi li circonda, dall’ottusità di uno stato sedicente laico che approva leggi liberticide, dall’arroganza di una chiesa che pretende di decidere per tutti. E, in ultimo, perfino sbertucciate dall’umorismo greve, sconcio ed arrogante di questo amabile individuo. Che prima utilizza il concetto di netiquette per pulircisi il culo esibendosi negli insulti di cui sopra, salvo poi lagnarsi quando viene definito per come emerge dalle sue stesse, provocatorie frasi: un lurido, uno schifoso. E l’elenco sarebbe lungo ma, in considerazione del nostro recente statuto di gentleman, riteniamo di non prolungarlo. Confidando nel fatto che il malcapitato abbia percepito almeno in parte il disprezzo che gli riserviamo.
E pazienza se non lo giudica accettabile.

Anonimo ha detto...

Beh anche il Femminismo e l'essere prolife convivono.. http://www.feministsforlife.org/

Anonimo ha detto...

a volte! (dimenticato)

Michele Pezza da Itri ha detto...

Caro filippo,

hai proprio ragione: la netichetta non c’entra nulla, quella che manca è l’educazione.

Faresti meglio a prendere esempio da Chiara Lalli che per aver detto solamente «il mio stupore (pari solo allo schifo) è stato tanto che…» ha successivamente ammesso che le fossero venuti i nervi. Un altro pianeta di civiltà.

Provaci…

Michele Pezza da Itri

Michele Pezza da Itri ha detto...

Ammàzzate quanto scrivi…

Ovviamente, mi riferisco a filippo, il più veloce pensatore-tastierista d’Italia. Ma una buona parte del weekend e del Lunedì la deve aver dedicata a me! Che onore!

E’ oggettivamente impossibile rispondere punto per punto al tuo trattato di storia universale “a tanto al chilo” che con una travolgente cavalcata attraverso i millenni tratteggia in modo spassionato ed affettuoso l’evoluzione della Chiesa, la più antica istituzione del mondo occidentale (forse del mondo). E’ impossibile rispondere ad ogni punto perché richiederebbe a sua volta un trattato per ogni affermazione con un aumento esponenziale dello scritto ed un sicuro sconfinamento dal tema. Quando ci sarà un forum (questo come dice Regalzi non è nemmeno un forum) specificamente dedicato, ci dedicheremo a rispondere alle tue antistoriche affermazioni. Naturalmente, sei libero di affermare che io non abbia argomenti… fa come ti pare.

Mi limiterò a rispondere alle questioni inerenti al post. Un attimo di pazienza, che tocca pure lavorare.

Ad maiora,
Michele Pezza da Itri

filippo ha detto...

Il pianeta di civiltà di cui parla faccia da culo, evidentemente, è quello in cui uno si prende la libertà di dire tutte le porcate che gli passano per la mente, offendendo gratuitamente un'intera categoria di persone e ritenendosi magari anche brillante e originale, salvo poi esibire una variegatissima coda di paglia e iniziare a tenere improbabili lezioni sull'educazione altrui, agitandosi come un babbuino in calore.
L'invito resta comunque valido: vada a proporre certe sue originali teorie al prossimo incontro per coppie con problemi di sterilità, giusto per capire chi è che ha bisogno di ripassare le buone maniere. Sempre consigliato l’elmetto.
Ma sappiamo benissimo che se ne guarderà bene. I vigliacchi non si espongono mai.

* * *
Non esageriamo, faccia da culo non è l’ombelico del mondo, e buttare giù quelle quattro righe ci ha portato via meno di un’ora.
Riguardo alla chiesa, sarebbe più corretto ed obiettivo dire la più antica associazione a delinquere del mondo occidentale, così tanto per chiamare le cose col loro nome.
Che poi gli sia impossibile rispondere alle nostre (antistoriche?) affermazioni, non ci stupisce più di tanto, anzi ne avevamo già quasi la certezza, così come non ci stupiscono certi fantasiosi pretesti accampati per mascherare la propria impotenza argomentativa.
Che, a quanto pare, non riguarda solo la storia.
Comunque siamo qua. A disposizione.