giovedì 3 settembre 2009

Lasciamo la decisione a Gasparri e i suoi

Dall’intervento di Maurizio Gasparri alla summer school organizzata dalla Fondazione Magna Carta e dall’Associazione Italia Protagonista (Cristiana Vivenzio, «Gasparri: “In nome del politicamente corretto non si può tradire l’identità”», L’Occidentale, 2 Settembre 2009):

Essere il Pdl non vuol dire garantire a ciascuno la possibilità di fare ciò che vuole, con il solo limite di non crear danno ad altri. È ben difficile lasciare al singolo la decisione sul limite alla libertà. Occorrono regole per far vivere insieme la libertà delle persone con il bene comune. Ci sono insomma dei princìpi etici che devono caratterizzare l’azione politica.
(Hat-tip: Licenziamento del poeta.)

4 commenti:

sam ha detto...

ecco un esempio di puro pensiero fascista.

Smemo ha detto...

Parafrasando: "Cittadini cari, siete liberi, ma solo a patto che faccaite come dico io."

Comunque sia la Fondazione Magna Carta e' un abominio del pensiero. Forse scambiano l'essere anti-intellettuali con l'essere anti-conformisti e l'essere anti-conformisti con l'avere ragione.

Magar ha detto...

"Intervento di Maurizio Gasparri alla summer school" è già un incipit comico, tipo "Prolusione magistrale di Fabrizio Corona..."

In effetti, da quanto traspare da queste parole, Gasparri pare avvertire oggi, più che il "rischio di nuovi totalitarismi", la nostalgia di quelli vecchi...

Peraltro, in concreto, il nostro dovrebbe dire che non si può lasciare a ogni singolo la decisione sul limite alla libertà: a qualche Singolo "più uguale degli altri" invece la decisione può essere lasciata eccome, pare!

Barbara ha detto...

Oggi ho letto un discorso simile di sacconi, che in sintesi diceva "questi sono i principi che accomunano l'80% degli italiani, la stragrande maggioranza, quindi dobbiamo farli valere e portarli avanti". Precisava poi che questo 80% vive in provincia, ha famiglia tradizionale, figli, e il negozietto (oppure lavora in fabbrica), la domenica va allo stadio, etc. insomma niente a che vedere con quella che lui definiva "l'elite colta" delle grandi città, soprattutto del Nord.

Mi chiedo, questi figuri saranno aggiornati sui trend demografici, culturali, socio-economici? Se sì, può essere solo una questione elettorale, paura di perdere voti?