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giovedì 24 novembre 2011

Il riparatore



Il 23 dicembre 2007 Davide Varì pubblica su “Liberazione” una inchiesta su Tonino Cantelmi e le terapie riparative - ovvero quelle terapie che vogliono aggiustare gli orientamenti omosessuali. Cantelmi querela Varì. Non perché gli ha dato del riparatore, ma perché ha definito il suo studio “un porto di mare”.
Il processo s’è concluso da poche settimane con l’assoluzione di Varì: la sua inchiesta non ha varcato i confini del legittimo esercizio del diritto di critica e di cronaca e il fatto non sussiste, non è reato. Anzi, il giudice ha ritenuto che il pezzo avesse un interesse pubblico incontestabile. Le espressioni che hanno offeso Cantelmi non possono considerarsi diffamatorie. Inoltre - e questo è l’aspetto preoccupante - “non è apparso del tutto estraneo il Cantelmi alla cura dell’orientamento sessuale dei propri pazienti”.
Ma andiamo per ordine. La vicenda inizia nel 2007 con Varì che finge di cercare aiuto perché è a disagio con la sua omosessualità. Il sospetto è che ci siano alcuni terapeuti convinti che l’omosessualità possa essere curata, anzi debba essere curata. Ricordiamo che considerare di per sé patologico un determinato orientamento sessuale è insensato e scorretto e che per fortuna l’omosessualità non è più considerata una malattia. Ciò non significa che la propria sessualità non possa sollevare conflitti o disagi, ma che il malessere va cercato altrove e che l’omosessualità non è un errore da correggere. Eppure alcuni si ostinano nel considerarla un difetto, una deviazione o qualcosa che non va e che, dunque, deve essere riparata. Alcune associazioni sono esplicitamente a favore della riparazione, come Obiettivo Chaire, Living Waters, il Gruppo Lot o il Narth (National Association for Research & Therapy of Homosexuality) - ma molti altri preferiscono essere meno espliciti: come Scienza e Vita o Agapo, Associazione di genitori e amici di persone omosessuali (da non confondere con l’Agedo, Associazione di genitori di omosessuali). Il dominio dei riparatori ha confini nebbiosi e può includere tutti quelli che credono che l’omosessualità sia intrinsecamente sbagliata - questa premessa è la condizione sufficiente per sentire puzza di riparazione.

Su Il Mucchio Selvaggio di dicembre.

giovedì 10 marzo 2011

Omofobia in Africa

È in edicola il numero 42 del bimestrale Darwin. Alle pp. 64-65 si trova un mio breve articolo sull’ondata di violenza omofobica che imperversa attualmente in Africa, e in particolare in Uganda. Una delle cause principali, come spiego nel pezzo, è da ricercarsi nel frenetico impegno missionario di fondamentalisti americani legati agli ambienti delle cosiddette «terapie riparative» dell’omosessualità.

Il 26 gennaio 2011 l’attivista ugandese per i diritti degli omosessuali David Kato veniva trovato in fin di vita nella sua casa di Mukono, dopo essere stato aggredito con un martello da uno o più individui. A causa della gravità delle ferite riportate, Kato moriva durante il tragitto verso l’ospedale. L’aggressione è stata subito ricollegata alla campagna d’odio omofobico intrapresa dal settimanale ugandese Rolling Stone (nessun rapporto con l’omonima testata americana), che nell’ottobre dell’anno scorso aveva pubblicato nomi, indirizzi e foto di 100 persone – fra cui Kato – identificate come omosessuali, accusandole di voler «reclutare un milione di bambini innocenti entro il 2012» e di diffondere germi mortali; «impiccateli!», incitava il titolo del servizio. Ben presto molte delle persone elencate dal tabloid hanno cominciato a ricevere molestie e minacce; una donna, la cui casa era stata fatta oggetto di una sassaiola da parte dei vicini, è stata costretta a cambiare domicilio. Il 3 gennaio Kato e altri due attivisti, membri come lui dell’organizzazione Sexual Minorities Uganda (di cui Kato era uno dei cofondatori), erano riusciti a far sì che un tribunale emettesse un’ingiunzione contro Rolling Stone a non proseguire ulteriormente nella campagna d’odio, ottenendo però anche l’effetto di intensificare le minacce rivolte a Kato, fino alla sua morte.
Le autorità ugandesi sembrano voler negare la motivazione omofobica dell’aggressione a Kato: l’omicida sarebbe stato arrestato, ma secondo la polizia non avrebbe agito perché mosso da sentimenti anti-omosessuali. In ogni caso il problema rimane, visto che l’episodio si inserisce in un contesto – quello ugandese – in cui l’omofobia tradizionale della popolazione viene sempre più rinfocolata dai media e dalle stesse autorità politiche. […]

venerdì 14 maggio 2010

La terapia riparativa? Un inganno

Gay Liberation Monument
“La verità è che non si è omosessuali, ma eterosessuali latenti. Far uscire la nostra vera identità maschile è possibile: noi ci siamo riusciti e siamo qui per tenderti una mano!”.
Questa e altre chicche si possono leggere sul sito che presenta l’imminente convegno di Joseph Nicolosi a Brescia il 21 e 22 maggio.
Nicolosi è uno dei padri della terapia riparativa, ovvero quella che ripara dalla omosessualità. Meglio sarebbe chiamarla ideologia riparativa, perché è difficile definire terapia qualcosa che ha la presunzione di “curare” ciò che non è intrinsecamente una malattia - proprio come sarebbe incongruo riparare ciò che non è rotto. Gli orientamenti e le preferenze sessuali costituiscono un dominio fluido ed eterogeneo e l’eterosessualità non è il golden standard cui ispirarsi o, peggio, l’unico modo sano e giusto di amare e fare l’amore.
L’ideologia riparativa è un inganno crudele e pericoloso, in cui purtroppo si può inciampare per varie ragioni: informazioni sbagliate, paura, pregiudizi (è ancora molto diffusa l’idea che l’omosessualità sia una patologia o una perversione, un difetto nello sviluppo sessuale e affettivo). Ragioni che portano a formulare una domanda di aiuto che riceve la risposta più sbagliata.
Meglio quindi conoscere i riparatori e lasciarli alle loro farneticazioni. Tra i rappresentati italiani presenti al convegno ci sono Chiara Atzori, Roberto Marchesini e Giancarlo Ricci.

Dnews, 14 maggio 2010.

martedì 5 gennaio 2010

Gli evangelici cristiani alla conquista dell’Uganda


Ecco alcuni portavoce della cristianità in azione. Superfluo commentare. Doveroso leggere tutto il pezzo (Americans’ Role Seen in Uganda Anti-Gay Push, The New York Times, january 3, 2010). In Italia ne parla quasi solo Internazionale. I grandi quotidiani, almeno nelle versioni .it, hanno altre fondamentali notizie da seguire (dal punto g alle varie liti da cortile).

Last March, three American evangelical Christians, whose teachings about “curing” homosexuals have been widely discredited in the United States, arrived here in Uganda’s capital to give a series of talks.

The theme of the event, according to Stephen Langa, its Ugandan organizer, was “the gay agenda — that whole hidden and dark agenda” — and the threat homosexuals posed to Bible-based values and the traditional African family.

For three days, according to participants and audio recordings, thousands of Ugandans, including police officers, teachers and national politicians, listened raptly to the Americans, who were presented as experts on homosexuality. The visitors discussed how to make gay people straight, how gay men often sodomized teenage boys and how “the gay movement is an evil institution” whose goal is “to defeat the marriage-based society and replace it with a culture of sexual promiscuity.”

Now the three Americans are finding themselves on the defensive, saying they had no intention of helping stoke the kind of anger that could lead to what came next: a bill to impose a death sentence for homosexual behavior.

One month after the conference, a previously unknown Ugandan politician, who boasts of having evangelical friends in the American government, introduced the Anti-Homosexuality Bill of 2009, which threatens to hang homosexuals, and, as a result, has put Uganda on a collision course with Western nations.

Donor countries, including the United States, are demanding that Uganda’s government drop the proposed law, saying it violates human rights, though Uganda’s minister of ethics and integrity (who previously tried to ban miniskirts) recently said, “Homosexuals can forget about human rights.”

domenica 8 novembre 2009

Il malato è l’omofobo

Elisa Battistini intervista Vittorio Lingiardi, medico, psicoanalista, direttore della Scuola di specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università «La Sapienza» di Roma («Sul lettino c’è l’omosessuale ma il malato è l’omofobo», Il Fatto Quotidiano, 7 novembre 2009, p. 7):

“Qualsiasi tentativo di cambiare un orientamento omosessuale è destinato al fallimento. La psicoterapia serve a riconoscere la propria omosessualità, non a correggerla”. […]
Perché allora un omosessuale si rivolge a un analista?
“Perché vive un conflitto a causa dell’interiorizzazione di uno stigma che viene dall’esterno. In generale, l’omosessualità è ancora vista come una devianza, una sfortuna, un’anomalia”.
Chi è il paziente tipo?
“Giovani sotto i 30 anni, nell’età in cui si struttura la personalità. Adolescenti che temono di dare un dispiacere ai genitori. Giovani che risentono di un contesto sociale discriminatorio. Perciò è fondamentale dare diritti e mostrare rispetto”.
[…]
Di cosa ha paura l’omofobo?
“L’omosessualità lo spaventa perché rappresenta un disordine rispetto a categorie che ritiene immutabili, come il maschile e il femminile, l’attivo e il passivo. L’omosessualità disorienta l’omofobo. Poi c’è la paura di ciò che non si conosce, dell’ignoto. Infine c’è anche una sorta di inaccettabile invidia per chi vive liberamente la propria sessualità”.
Da leggere tutto.

mercoledì 5 novembre 2008

Cantelmi, Binetti e la terapia che “riaddrizza i froci”

Dopo avere accertato se il paziente avesse avuto rapporti completi e fosse stato “anche passivo”, il primo colloquio con Cantelmi si chiude con un nome di una psicologa e l’indicazione di sottoporsi a un test sotto la sua supervisione: «Diciamo che noi siamo un gruppo di psicologi che cercano di aiutare persone in difficoltà. La nostra è una terapia riparativa». Dopo aver fatto il test Minnesota e avere risposto per la terza volta (dopo Don Giacomo e Tonino Cantelmi) alla domanda “attivo o passivo?”, Varì torna per un secondo colloquio da Cantelmi. “Mi regala un libro: “Oltre l’omosessualità” di Joseph Nicolosi. Nicolosi, proprio lui, il guru dei guaritori, il creatore della terapia riparativa, quello che vanta ben 500 casi di «gay trattati», anzi, riparati. «Leggilo – mi dice – troverai situazioni simili alla tua. Persone come te che ce l’hanno fatta»”. L’articolo di Varì ha scatenato le ire di Cantelmi che lo ha querelato. Ma la vicenda non è finita qui.

(Intervista a Davide Varì su Giornalettismo)

venerdì 10 ottobre 2008

Non solo so’ froci: portano pure le malattie!

Gay Pride Roma (7 giugno 2008)
Chiara Atzori è infettivologa presso l’Ospedale Sacco di Milano ed è una fanatica sostenitrice della terapia riparativa (l’omosessualità è una patologia e va curata o, meglio, riparata). Ma siccome non basta più definire gli omosessuali come malati, da riparare, da redimere, si è dedicata al “dagli all’untore”. Gaynews ha trascritto l’intervista che l’infettivologa ha rilasciato a Radio Maria (se non doveste farcela ad ascoltarla, potreste leggerla a puntate). L’unico dubbio che ho nello scrivere su questa incresciosa vicenda è quella di contribuire a dare spazio a qualcuno che non merita nemmeno una risposta, ma solo uno schifato silenzio. Una paura che potrebbe somigliare a quella di un derattizzatore se usasse una gabbia per leoni. Qualcosa del genere.

Continua su Giornalettismo.

venerdì 4 aprile 2008

Intervista a Tonino Cantelmi

A proposito di Omosessualità, Credenze Religiose, Modello Gay e Psicoterapia
Intervista a Tonino Cantelmi
(Psichiatra; Presidente della Associazione degli Psicologi e Psichiatri Cattolici)

Terapia riparativa

Ha senso impostare una terapia specifica per persone omosessuali e in cosa consisterebbe la sua specificità?
Credo che non abbia nessun senso. Non esistono terapie specifiche per gli omosessuali, per eterosessuali o bisessuali.
Esistono dei pazienti, esistono delle domande di terapia, esistono delle attività del terapeuta che deve decodificare questa domanda, esiste una sofferenza, ed esiste la possibilità di aiutare questa sofferenza tenendo conto, ovviamente, e per me è il dato più importante, del codice valoriale dei pazienti. È su questo che secondo me occorre aprire il dibattito.

Cosa pensi delle teorie di Joseph Nicolosi (del Narth, o di organizzazioni che a queste si ispirano come Obiettivo Chaire) e della sua proposta di terapia riparativa?
Il termine “riparativa” ha una lunghissima tradizione in ambito psicoanalitico, (c’è una grossa letteratura sul termine “riparativo”), però sento il termine “riparativo” come il termine “affermativo” di per sé ideologici.
Esistono dei modelli di psicoterapia che sono convalidati, che sono molto pochi, come per esempio le terapie cognitive o quelle interpersonali. Sarebbe interessante che l’Ordine degli Psicologi affrontasse in maniera forte e scientifica il concetto di validazione della psicoterapia. Credo che pochissimi approcci psicoterapeutici abbiano una sufficiente validazione. Non esiste una psicoterapia né affermativa né riparativa, esiste la psicoterapia, la domanda di psicoterapia, il lavoro del terapeuta, la sofferenza del paziente. Le sento così ideologiche così lontane, così antiche. Anche così noiose.

Al di là del giudizio sul termine “riparativa”, come ti poni rispetto a Nicolosi?
Nicolosi è uno psicoanalista, e sviluppa il suo lavoro all’interno della psicoanalisi. Pubblica con molta onestà quello che lui fa; lo dice con chiarezza. Negli Stati Uniti ci sono stati lunghi dibattiti. Oggi è un interlocutore molto riconosciuto; io sento due differenze rispetto alla sua posizione.
Intanto l’approccio psicoanalitico, essendo io cognitivista. E poi credo che lui soffra di alcuni aspetti della americanizzazione della psicopatologia, quindi di una sorta di semplificazione, di una causalità molto semplificata. Probabilmente in Italia sono arrivati i lavori più divulgativi, quindi forse abbiamo avuto un accesso ridotto; sostanzialmente lo sento molto debole come contributo. Di cui tener conto, ma debole, sia come impostazione psicopatologica, che come trattamento psicoterapeutico. Però ne capisco alcuni aspetti: la tradizione psicoanalitica ha molto lavorato sul concetto di “riparativo” e lui probabilmente risponde a questa tradizione.
[...]

Psichiatria e cattolicesimo

Sei presidente della Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (AIPPC). Che senso ha definire la psichiatria “cattolica”? Che differenza ci sarebbe tra uno psichiatra cattolico e uno psichiatra ateo (o appartenente ad altre religioni: indù o buddista)? C’è incompatibilità di cura? Se la psichiatria è scienza (è una o tende ad essere una – la fisica cattolica sarebbe una disciplina ben strana...) come si concilia con una connotazione religiosa (che è più di una, oppure esiste una sola Religione)?
Nessuna differenza. Non esiste né una psichiatria cattolica, né una psicologia cattolica, né una psicoterapia cattolica. Lo abbiamo affermato scritto e pubblicato. Come al solito le persone che non hanno voglia di leggere e approfondire banalizzano in questo modo. Esistono gli psichiatri cattolici, ma non esiste una psichiatria cattolica. La psichiatria è quella che è. È una scienza con i propri statuti, con una propria epistemologia, un proprio dibattito interno.

Non è allora superfluo definire cattolico uno psichiatra? Usando le parole di Leonardo Ancona (Cattolici e psiche. Polemiche. Parla lo Psichiatra Leonardo Ancona, “la Repubblica R2”, 14 gennaio 2008): “Perché qualificare degli operatori psicologici o psichiatrici come cattolici?”. E, a proposito di valori religiosi (non solo cattolici): “Se si rispetta l’inconscio, la verità viene sempre fuori”. Ancona afferma di essere stato sempre laico come terapeuta.
L’Associazione è nata con un obiettivo ben preciso che è quello di contribuire al dibattito tra scienze, in questo caso tra due scienze: la teologia (che è una scienza, non è la fede), la teologia è una scienza con un proprio statuto epistemologico molto preciso, e la psicologia. Dopo il Concilio Vaticano II nella Chiesa cattolica si è sviluppato un dibattito tra scienze, e l’Associazione è nata con l’obiettivo di favorire questo dibattito, un dibattito che vanta qualcosa come circa 70-80mila pubblicazioni, quindi un dibattito serio. Che non ci azzecca con tutto il discorso banalizzante di una psichiatria cattolica. Io sono contro ogni sincretismo. Uno degli obiettivi dell’Associazione è anche di fermare i sincretismi nascenti, persone che mettono insieme in modo sbagliato dimensioni che sono assolutamente distinte. Allora noi abbiamo criticato duramente quella che è stata chiamata la Cristoterapia, che è una psicoterapia che invece autodefinisce cristiana. Noi sentiamo che non è corretto. Sosteniamo che ogni scienza abbia il proprio statuto epistemologico, ma immaginiamo un dibattito tra scienze diverse. Per esempio, tra psicologia, antropologia, antropologia filosofica, e teologia. La teologia è la scienza più antica, una delle scienze più antiche, con aspetti epistemologici molto interessanti. Questo è l’obiettivo dell’Associazione, non fornire una psicoterapia cattolica. Rimango stupito che questo non si capisca al volo!
Ancona è uno psichiatra di grande intelligenza e di grandi capacità, ma anche lui cade nel tranello della giornalista (Luciana Sica, ndr) che gli fa delle domande piuttosto inappropriate. Ci ho parlato e mi ha detto: “io ho fatto una intervista telefonica, quindi non potendo specificare bene, non si è capito tutto benissimo”.

Continua.
(AltraPsicologia, 3 aprile 2008).

mercoledì 7 marzo 2007

Continuiamo così, facciamoci del male...

L’Antipatico, 7 marzo 2007.

TEMA: Omosessuali sono malati oppure no?
Gay si nasce, per alterazione cromosomica, oppure si diventa (per vizio, ho la tentazione di aggiungere)?

La voce di Maurizio Belpietro come sottofondo: … Percorso di preghiera e psicoanalisi: molti si sono iscritti e anche guariti! (Complice il servizio che sta per partire sul caso di un ragazzo, oggi 42enne, convertito alla “normalità”).

Un ragazzo che per 10 anni è stato omosessuale e poi “si è fatto curare”.
“Andavo nelle discoteche e incontravo tanti uomini” (io mi chiedo tra me e me: è caratteristica propria dell’essere omosessuale? Tutti gli omosessuali vivono così? Suvvia!).

“Mi sono riavvicinato alla preghiera. Ho frequentato gruppi”.

“Ho il desiderio di avere una famiglia” (ancora io mi domando: è escluso dall’essere omosessuale il desiderio di avere un compagno e dei figli?).

Alessandro Cecchi Paone: “Non esistendo una malattia non esiste una cura”.

Dr. Giancarlo Ricci, rappresentante della cura antigay.

A domanda di Belpietro “Quanti hanno deciso di diventare eterosessuali?”, risponde: “È difficile fare una statistica” (vabbeh, almeno qualche numero, dacci i numeri. Almeno un caso, raccontaci un caso!).

Cecchi Paone: “L’orientamento può cambiare, non c’entra con la malattia e con la presunta terapia”.

(testimonianza)
a domanda “Come definiresti l’omosessualità?”, risponde: “Un disagio, una ferita che uno ha ricevuto, e con la sua sensibilità e personalità ha tradotto in omosessualità”. (Sarà il suo caso, ma perché scivolare nella definizione universale?).
E di fronte alle proteste degli omosessuali di fronte a questo scenario aggiunge: “Come si permettono di discriminare chi ne vuole uscire?” (Nessuno, il punto non è discriminare o impedire a chi vuole di “uscirne”, ma sostenere che si esce da una patologia, da una malattia. Ecco quel è il punto).
E ancora: “La famiglia è importante come modello di uomo e di donna” (e io ancora: secondo te, è il tuo modello. Va bene, ma deve essere per tutti così?).

A domanda “Com’è il percorso riparativo, un misto di preghiere e terapia?”, Ricci risponde: “La pratica psicanalitica è diversa dalla preghiera” (io: menomale, almeno questo).
“Lavoro soggettivo …” (io: che significa “lavoro soggettivo”?).

(La voce di Cecchi Paone: “A forza di preghiera non succede niente!”, io: grazie!).

Intanto Ricci prosegue: “Una lacerazione implicata dall’omosessualità, ecco cosa curo” (io: lacerazione che non è implicata dall’omosessualità, uno può essere lacerato pure se è eterosessuale, asessuato o confuso).
Intanto Ricci (su richiesta di Cecchi Paone) dice di appartenere alla scuola freudiana.

Cecchi Paone ricorda che in tutto il mondo le scuole di psichiatria e di psicoterapia escludono che l’omosessualità sia una patologia e che, quindi, si possa curare (sarebbe abuso di terapia medica!).

Ricci: “Ricordo un elemento storico, come è stata derubricata dal DSM IV nel 1973, ovvero con votazione in un particolare modo dove esponenti dell’APA hanno detto che motivi legati alla situazione sociale avevano votato per la cancellazione. (E un’eco: “Dunque sono state le lobby gay che hanno fatto derubricate l’omosessualità??)

E in chiusura Cecchi Paone: “Attenti, pazienti, a questo medico perché vi rovina!” (io: com’è che si dice, non gliel’ha mandata a di’!).
E aggiunge: “Allora i 50.000 di sabato (Diritti ora!) sono pazzi e malati!”.

Ricci: “Mi meraviglio del riferimento politico. L’omosessualità è un disagio. (io: non era una malattia??) Per coloro che ritengono sia una condizione dolorosa soggettiva si può curare...”.

(Perdonate lo stentato italiano, devo imparare a stenografare...).

mercoledì 28 febbraio 2007

Si ripara quello che è rotto

Nel sito CulturaCattolica.it è possibile leggere una intervista che sembra venuta fuori da un altro mondo (quello in cui non vorrei vivere). Riporto alcune domande particolarmente significative, sforzandomi di commentare qua e là (ma confesso che la reazione più invadente è di un attonito silenzio). I corsivi sono miei.
Omosessualità & normalità. Colloquio con Joseph Nicolosi.
Sottotitolo: L’omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall’infanzia, specialmente nella relazione con il genitore dello stesso sesso.

L’omosessualità è ‘normale’? E cosa è ‘normale’?

Io non penso che l’omosessualità sia normale. La popolazione omosessuale è circa il 2%, 1,5-2%. Perciò statisticamente non è ‘normale’ nel senso che è molto diffusa. Oltre a questo, non è nemmeno normale in termini di natural design (nota: Il termine design, difficilmente traducibile, può essere reso con scopo, progetto, modello. Si tratta del concetto tomista di ‘natura’: è l’essenza in relazione alla funzione o attività della cosa). Quando parliamo di legge naturale, e della funzione del corpo umano... quando guardiamo alla funzione del corpo umano, l’omosessualità non è normale. È un sintomo di qualche disordine. La normalità è ciò che adempie ad una funzione in conformità al proprio design; questo è il concetto di legge naturale – e in questo senso l’omosessualità non può essere normale, perché l’anatomia di due uomini, i corpi di due uomini, o due donne, non sono compatibili.
(Il DSM IV ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle patologie.)
Il movimento gay è un movimento per i diritti umani?

Da un certo punto di vista lo è, è un movimento per i diritti umani, o per i diritti civili, perché tutte le persone, non importa quale sia il loro orientamento sessuale, devono godere dei loro diritti civili – comunque questo non significa che la società debba ridefinire il matrimonio; questo è un altro argomento e va oltre lo scopo di questa conversazione.
Noi crediamo che molti attivisti gay hanno usato la questione dei diritti civili o delle libertà civili come un modo per opprimere persone che stanno cercando di cambiare, persone che stanno cercando di uscire dall’omosessualità. C’è una intera popolazione di individui che sono uscite o che stanno uscendo dall’omosessualità, e questo fatto è una minaccia per gli attivisti gay, e gli attivisti gay stanno tentando di sopprimere e far passare sotto silenzio questo punto di vista, questa popolazione.
(Accogliendo l’indicazione di Leilani suggerisco di ascoltare le dichiarazioni di Robert Spitzer, professore di Psichiatria della Columbia University. Interessante, solo per fare un esempio, sulla terapia riparativa qui.)
I ricercatori dicono che gli omosessuali soffrono molto. La causa di questa sofferenza è l’omosessualità o l’omofobia sociale?

Noi crediamo che ci sia della sofferenza per le persone omosessualmente orientate nella società, perché la cultura gay è minoritaria in questa società e perché gli obiettivi sociali del movimento gay costituiscono una minaccia per il corpo sociale perché i gay vogliono ridefinire il matrimonio, la natura della genitorialità, e la norma sociale fondamentale circa il sesso e il genere, perciò la società ha resistito alla normalizzazione dell’omosessualità e alla visibilità dei gay. E riconosciamo che questo sia difficile per le persone che si identificano come gay.

Comunque, ciò di cui non si parla è il disordine intrinseco nella condizione omosessuale. Noi crediamo che l’omosessualità sia intrinsecamente disordinata (nota: Cfr. ‘Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata’, Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, § 3, 01/10/1986.), e contraria alla vera identità dell’individuo; e molti dei sintomi dei quali soffrono le persone gay e lesbiche non sono causate dall’omofobia sociale ma perché la condizione stessa è contraria alla loro vera natura.

Moltissimi studi mostrano che gli omosessuali sono più infelici, depressi, predisposti a tentativi di suicidio, hanno relazioni povere, sono incapaci di sostenere relazioni a lungo termine, hanno comportamenti autolesionistici e disadattati. Ma non si può semplicemente dire che tutto ciò sia causato dall’omofobia della società. In parte lo è; ma io credo che la maggior parte della sofferenza sia dovuta alla natura disordinata della stessa omosessualità – perché contrasta la nostra natura umana.
(Ancora grazie a Leilani: Narth, Love in Action; molto istruttivo.)
Cos’è la terapia riparativa?

La terapia riparativa è un particolare tipo di psicoterapia che è applicata agli individui che vogliono superare la loro attrazione omosessuale. È una terapia particolare che guarda alle origini e alle cause di questa condizione, che aiuta il cliente a comprendersi, insegnandogli a capire cosa è successo nella sua infanzia, a capire gli eventi particolari che gli sono accaduti, specialmente nei termini delle relazioni con sua madre e suo padre, e ad andare oltre a tutto ciò... a sostenere il cliente nel creare quelle nuove relazioni che sono sane, che sono benefiche, e che compensano il vuoto emotivo che si è creato nel suo sviluppo.

La terapia riparativa studia davvero a fondo le tecniche che sono più efficaci nel diminuire l’omosessualità di una persona e a sviluppare il suo potenziale eterosessuale.