lunedì 26 febbraio 2007

Una scelta ardua

Gay si nasce o si diventa? (nella versione blog), “Ero gay: i preti mi hanno guarito” (nella versione seria). Questa la scelta ardua: scegliere il titolo più bello. (Il testo non cambia, gli effetti collaterali e diretti sono gli stessi, e la parola che meglio li descriverebbe è un insulto e lo taccio per buon gusto.)
Non stateci troppo tempo; sapete la fine che ha fatto davvero l’asino di Buridano nevvero?

5 commenti:

Leilani ha detto...

Ho appena commentato proprio lo stesso articolo, guarda un po' :D

Chissà se la signora Amabile ne permette la pubblicazione...

Marcoz ha detto...

Il secondo link non funziona.

Saluti

Giuseppe Regalzi ha detto...

Grazie, Marcoz. Ho corretto.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Leilani, mi prendo la libertà di copiare qui di seguito dal sito della Stampa il tuo commento. Fammi sapere se hai qualcosa in contrario.

La maggior parte dei ricercatori citati da chi gestisce questi programmi, tra cui il dottor Spitzer, sta proprio negli ultimi mesi dando pubbliche smentite di quanto affermato da chi sfrutta il loro lavoro per sostenere la propria tesi, dichiarandosi "dispiaciuti ed inorriditi" dalle pesanti distorsioni effettuate sui loro studi. Youtube ne raccoglie alcune. Basta cercare. Qui quella di Spitzer. Vi interesserà sapere anche che molti dei "poster boys" e anche qualche fondatore dei maggiori centri di "riconversione" sono ora passati dall'altra parte della lotta. John Evans, uno dei fondatori di Refuge, ha abbandonato il programma dopo il suicidio di un amico che lo seguiva. Le organizzazioni psicologiche e psichiatriche mondiali considerano queste cosiddette "terapie" dannose per chi vi si sottopone, infatti molti degli ex-pazienti non solo non hanno mai smesso di essere gay ma hanno affrontato periodi di grave depressione, arrivando a tentare il suicidio. Ma questo ovviamente non interessa a chi propaganda questo tentato lavaggio del cervello : non è il benessere dell'individuo o la sua felicità a contare, bensì la possibilità di nascondere sotto un metaforico tappeto quello che non si vuole vedere, quello che si odia di principio. Se questo causa dolore e sofferenza, poco importa. Qui da noi può essere considerata una novità, ma in America il dibattito è attivo da molto tempo, abbastanza per smontare il castello di bugie, abusi e manipolazione su cui si basano questi costosissimi quanto inutili programmi. Informatevi. Per iniziare va bene anche www.exgaywatch.com.

Leilani ha detto...

No no, figurati :)

Mi (anzi "ci", visto che non sono la sola ad averle presentato retroscena poco presi in considerazione) ha gentilmente ignorato, la signora, ma pazienza. E pensare che non ho nemmeno iniziato con le favolose dichiarazioni dei membri della Narth e della Love In Action.

Questa rimane la mia preferita:

"I would rather you commit suicide than have you leave Love In Action wanting to return to the gay lifestyle. In a physical death you could still have a spiritual resurrection; whereas, returning to homosexuality you are yielding yourself to a spiritual death from which there is no recovery." --The Final Indoctrination from John Smid, Director, Love In Action (LIA), San Rafael's "ex-gay" clan.

Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e se vuole continuare a chiudere gli occhi spacciando questo infantilismo per "coraggio" e "spirito giornalistico" buon pro le faccia...