9 Febbraio, ore 15,00 presso la Casa del Cinema, Piazza Mastroianni villa Borghese, Roma
Medicina in Evoluzione 2008
Introduce e coordina Gilberto Corbellini
con
Mark A. Hanson (University of Southampton), Evolution, development and disease
Andrea Rinaldi (University of Cagliari), Race in genetics and medicine
Claudio Franceschi (University of Bologna), Aging and evolutionary medicine
Lewis Wolpert (University College, London), Evolutionary biology of depression
Gianfranco Peluso (Università di Napoli), The evolutionary aspects of cancer
Traduzione simultanea. Ingresso libero sino a esaurimento posti.
Per informazioni: Fondazione Sigma-Tau, Viale Shakespeare 47, Roma
tel. 06 5926443/600
giovedì 7 febbraio 2008
Darwin Day 2008
Se il sesso è solo un mezzo riproduttivo
Claudio Risé, Il nuovo puritanesimo, 4 febbraio 2008:
La sala operatoria invece della camera da letto. Quarant’anni dopo “la rivoluzione sessuale”, l’incontro tra i due sessi è minacciato da nuove e potenti forze. Allora chi si richiamava al progresso, e alle nuove scienze, si sforzava di liberare l’incontro tra uomo e donna dai numerosi vincoli che lo frenavano e regolavano. Oggi tecnoscienziati di grido, e governanti politicamente corretti lavorano per rendere inutile, e neppure nominabile, l’incontro tra il maschio e la femmina dell’uomo.Il fatto che un incontro “tra il maschio e la femmina dell’uomo” sia inutile ai fini riproduttivi non significa eliminarlo. Certo, se il sesso è unicamente visto come mezzo (necessario) per fare figli, come inevitabile sacrificio per compiacere i piani divini, allora diventa in effetti proprio inutile. Tutto dipende dalla premessa. Ognuno scelga quella che preferisce.
In questo neopuritanesimo la Chiesa è dall’altra parte. Benedetto XVI fin dalla sua prima enciclica, la “Deus caritas est” ha esaltato l’atto d’amore tra uomo e donna come un gesto di forte contenuto religioso, e la radio vaticana è in prima fila nella preoccupazione per la nuova sessuofobia tecnoscientifica.Poteri degli ossimori! Siamo finiti che B16 esalta un rapporto sessuale tra un uomo e una donna (non cominciamo con il rivendicare anche il sesso tra persone dello stesso genere, perché si comincia così e poi non sappiamo dove si va a finire, e forse si finisce dritti verso l’inferno). Radio vaticana si preoccupa della sessuofobia (tecnoscientifica). Radio vaticana? Della sessuofobia? Siamo sul limitare del grottesco. Che poi il rapporto sessuale c’entra fino a un certo punto, perché se lo si riduce solo a mezzo moltiplicatore di umanità o a gesto religioso ci si nasconde dietro alla propria ombra.
Quarant’anni fa, la ricerca del piacere nella relazione era accompagnata dalla psicoanalisi: la forza del “godimento” lacaniano, del “desiderio” del filosofo Gilles Déleuze, della “totalità” che Jung vede rappresentata, appunto, dall’unione tra maschile e femminile. Oggi, in prima fila nel sogno di una riproduzione asessuata ci sono invece i tecnici della genetica, che propongono la sostituzione degli scenari ospedalieri dei prelievi e delle sale operatorie a quelli carichi di affettività delle camere da letto. Un tecnico in camice, con contorno di macchine, invece di un maschio, nudo.Risé forse non ha capito che la riproduzione artificiale non vuole sostituire il sesso ma rimediare alla sterilità (se il sesso è la fertilità, la riproduzione artificiale rimpiazza benissimo pure il sesso; Risé ha forse trascurato qualcosa?). Certo è che è più facile capire i genetisti che Lacan, senza alcun dubbio. Non posso immaginare come avrebbe commentato queste diavolerie tecnologiche.
(drawing by Balint Zsako).
mercoledì 6 febbraio 2008
Un piccione con due fave
In un sol colpo ho scoperto Radio Formigoni e una intervista della suddetta radio ad Eugenia Roccella sulla moratoria abortiva (che non ho ascoltato, ma che riesco a immaginare).
La nota 17
Cercando i documenti ufficiali del Magistero cattolico nei riguardi della omosessualità mi trovo a rileggere le Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (2003), redatto dalla Congregazione per la dottrina della fede.
Il documento è notevole nella sua interezza. Ma la nota 17 merita una particolare attenzione. Da rileggere ogni tanto per assaporarne il senso.
Occorre non dimenticare inoltre che sussiste sempre «il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 24 luglio 1992, n. 14).
Postato da Chiara Lalli alle 10:30 10 commenti
Etichette: Chiesa, Diritti degli omosessuali, Omosessualità
martedì 5 febbraio 2008
Intervista
Di Davide Varì a me (Lalli: «La scienza sia laica e libera dai condizionamenti religiosi», Liberazione, 5 febbraio 2008).
Conferenza stampa della Linfa: “Un Politico per Due”
Sabato 9 febbraio 2008 alle ore 11 presso la sala delle conferenze della direzione generale del Policlinico Umberto I si terrà la conferenza stampa di lancio della manifestazione sulle unioni civili intitolata “Un Politico per Due” organizzata dalla Linfa (Lega Italiana Nuove Famiglie), l’associazione italiana che riunisce le nuove famiglie.Tutte le informazioni sul sito della Linfa.
Fatto originale è che la conferenza stampa si svolgerà in un ospedale alla presenza di alcune coppie di fatto che hanno subito discriminazioni e che porteranno la loro testimonianza.
Tre genitori per un solo embrione
Annuncio shock (ennesimo annuncio, ennesimo shock) per la Repubblica (Londra, creato in laboratorio embrione da tre genitori, 5 febbraio 2008).
Forse è meglio leggere qualche articolo della stampa inglese per capire e non per urlare allo scandalo ignari (come Transplant creates embryos with three parents, Telegraph, 02/05/08 oppure First disease-free babies could be born in three years as doctors make embryo from THREE parents, Daily Mail).
Di utile lettura anche il comunicato stampa della Newcastle University (28 gennaio 2008) che inizia così:
Scientists have shown for the first time how a particular family of diseases are passed down from mother to child and how this can lead to the severity of the disease differing widely.
The research offers hope of being able to predict a child’s risk of developing a mitochondrial disease which can cause muscle weakness, diabetes, strokes, heart failure and epilepsy.
All cells contain many mitochondria, which are involved in energy production within the body. Mitochondria have their own genetic information, known as mitochondrial DNA, or mtDNA, which is inherited solely from the mother.
Qualche domanda a Carlo Alberto Defanti su Eluana Englaro
Quando ha visitato Eluana, in che condizioni era? Erano le stesse condizioni dell’ultima volta in cui l’ha sottoposta ad esami?
Ho visitato Eluana nell’ottobre 2007 in occasione della visita che le rese il sen. Ignazio Marino. A dire il vero, non ho fatto una visita formale, ma ho trascorso circa un’ora accanto a lei insieme a Marino e alla suora che da oltre 15 anni la accudisce e che la considera in qualche modo una figlia. Posso dire che la situazione clinica, osservata nel 1996, nel 2001 e nel 2007, è del tutto invariata. Eluana non ha mai mostrato alcuna risposta agli stimoli ambientali tale da implicare un’elaborazione corticale dello stimolo. Quindi ella si trova in uno stato vegetativo vero e proprio (e non in una delle condizioni descritte da qualche anno come stati di minima coscienza). Inoltre, sia sulla base dei dati strumentali del passato, sia su quella del lunghissimo periodo di osservazione (identico a quello di Terri Schiavo), si può affermare con certezza (vale a dire con una probabilità soverchiante) la sua irreversibilità o permanenza.
Che cosa significa essere in SVP? Ci sono casi in cui si è usciti dallo SVP?
Cominciamo a chiarire i termini. Si parla di Stato Vegetativo SV quando un paziente che ha subito una gravissima lesione dell’encefalo, dopo un periodo di coma (stato di incoscienza con gli occhi chiusi) che di regola non dura più di 3-4 settimane, comincia ad aprire gli occhi come si risvegliasse ma non è in grado di entrare in alcun modo in contatto con l’ambiente. SVP è l’acronimo di Stato Vegetativo Persistente e la sua definizione corrente è: stato vegetativo che dura oltre un mese. Lo SVP così inteso non va confuso con lo Stato Vegetativo Permanente, ove l’aggettivo permanente è sinonimo di irreversibile (a differenza dello SVP, che è una diagnosi che descrive una condizione, SV permanente è una prognosi: implica cioè la previsione di irreversibilità). Detto questo, dallo SVP (persistente) si può uscire ed anzi ciò accade abbastanza spesso, per esempio nel caso dei traumatizzati cranici gravi, che dopo una fase di coma entrano in SVP per poi risvegliarsi e riprendere contatto con l’ambiente. Per definizione invece dallo SV permanente non si dovrebbe uscire mai. Il condizionale fa riferimento al fatto che qualsiasi prognosi ha carattere probabilistico e che un piccolo numero di malati giudicati in SV permanente hanno poi ripreso contatto con l’ambiente (si sono risvegliati) al di là dei termini temporali che per lo più permettono di formulare la prognosi di irreversibilità.
Eluana si rende conto di qualcosa?
Per quanto è possibile sapere, i pazienti in SVP si trovano in uno stato simile a quello della narcosi (la misurazione del metabolismo globale del cervello dimostra livelli globalmente ridotti, in misura paragonabile a quella dei soggetti in anestesia generale). Negli ultimi anni, con tecniche sofisticate, è stato dimostrato che in alcuni pazienti singole aree della corteccia cerebrale reagiscono a stimoli ambientali, ma non è possibile sapere se ciò corrisponda a una qualche consapevolezza. Del resto alla domanda “che cosa prova il malato in SVP?” non è possibile dare una risposta diretta, ma soltanto indiretta. Eluana non avrebbe mai voluto essere mantenuta in vita in queste condizioni.
Quali sono, secondo lei, le ragioni per opporsi alla sua scelta?
Le ragioni sono di diverso ordine: a) da un lato una misura come la sospensione della nutrizione artificiale urta in modo “istintivo” il tradizionale sentire medico, ma questa risposta emotiva può essere facilmente soppiantata da una seria argomentazione razionale, come dimostrano le linee guida di società scientifiche autorevolissime, come l’American Academy of Medicine; b) oggi la vera ragione è che il Magistero cattolico ha fatto sua senza riserve la dottrina della sacralità della vita, dottrina che entra in rotta di collisione con gran parte della medicina moderna e che ciononostante continua ad essere sostenuta, credo, per ragioni politiche più che autenticamente religiose.
Nutre qualche speranza per il futuro e rispetto alla decisione della Corte di Cassazione dello scorso autunno?
Tenuto conto della difficile situazione in cui viviamo, nutro ragionevoli speranze nelle capacità di innovazione della magistratura. Il diritto ha una sua logica che nel tempo ha saputo precedere la moralità codificata delle grandi istituzioni (Chiesa, medicina ecc.): si pensi alla riforma del diritto di famiglia, al riconoscimento del cambiamento di sesso, al consenso informato.
Eluana è imprigionata in una condizione che non voleva e in un corpo straordinariamente forte - e che paradossalmente è una condanna in queste condizioni. Se non ci fossero impedimenti legali, lei come agirebbe (anche tecnicamente, quale sarebbe la strada migliore per eseguire le volontà di Eluana)?
Se non vi fossero impedimenti legali (e spero di poterlo fare, dopo una sentenza favorevole della Corte di appello di Milano), il modo corretto di procedere sarebbe di rimuovere il sondino attraverso il quale Eluana è nutrita e di trasferirla in un hospice, in modo da accudirla nel modo più attento e dignitoso durante il periodo (che sarà dell’ordine di due settimane) in cui la sua vita proseguirà dopo la sospensione del trattamento, vegliando a tutti quei provvedimenti (umettare periodicamente le mucose, lavaggio dolce, cambiamento periodico delle posizioni del corpo ecc.) che favoriscono il mantenimento di un aspetto fisico dignitoso e consentendo a familiari ed amici di visitarla ad ogni ora. L’avanzamento biomedico ha offerto straordinarie possibilità di interventi e di miglioramenti, ma ha anche causato situazioni come quella di Eluana.
Quale potrebbe essere una bussola per orientarsi rispetto a questa “ambivalenza”?
Tre sono i punti principali: a) la medicina deve prendere atto che il suo coinvolgimento nel processo del morire significa inevitabilmente che il medico è confrontato quotidianamente con decisioni di vita e di morte e che il non decidere è sempre in realtà una cattiva decisione; b) è indispensabile che la medicina elabori criteri prognostici il più possibile precisi al fine di non avviare o di sospendere precocemente le misure di sostegno vitale nei pazienti in terapia intensiva; c) i medici debbono prendere atto che l’ultima parola in questa decisioni spetta al paziente stesso, sia in forma diretta quando possibile, sia in forma indiretta tramite strumenti come il testamento biologico.
(L’ultima parola a chi non ce l’ha, Agenda Coscioni di febbraio, anno III, numero 2).
Postato da Chiara Lalli alle 11:13 33 commenti
Etichette: Carlo Alberto Defanti, Eluana Englaro, Stato vegetativo permanente, Stato vegetativo persistente
lunedì 4 febbraio 2008
Cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse (22-25 settimane)
Il documento sui prematuri redatto dai direttori delle cliniche ginecologiche delle facoltà di medicina delle università romane (Tor Vergata, La Sapienza, Cattolica e Campus Biomedico) ha scatenato l’ennesima polemica.
Il documento originale (ne ho fatto richiesta alla AGUI che cortesemente me lo ha inviato) è il seguente: La prematurità estrema: margini di gestione ostetrica e risvolti neonatologici. Convegno promosso dalle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università Romane. Documento conclusivo: con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all’assistenza sanitaria. Pertanto un neonato vitale va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente. L’attività rianimatoria esercitata alla nascita dà quindi il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e della possibilità di sopravvivenza e permette di discutere il caso con il personale dell’Unità ed i genitori. Se ci si rendesse conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico.
Di stranezze al riguardo ce ne sono molte. A cominciare dall’esistenza di un altro documento, Raccomandazioni per le Cure Perinatali nelle Età Gestazionali Estremamente Basse (22-25 settimane), redatto dal Consiglio superiore di sanità (Css) e dal Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb) e leggibile dal sito di Aprile on Line (qui la pagina del Ministero e la versione pdf).
Prima di discutere il suddetto documento è bene ricordare l’articolo 7 della 194: “Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell’articolo 6 (ovvero nel caso di grave pericolo per la vita della donna) e il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto”.
La domanda che viene voglia di porre è: chi ha letto davvero la legge sulla interruzione volontaria di gravidanza? Perché, ad essere in buona fede, un documento sui prematuri sembra inutile. Ad essere sospettosi si capisce che è un attacco politico e “strategico”. Ma torniamo al documento cui abbiamo linkato.
Poco più di un anno fa è stato presentato, come regolamento etico, la cosiddetta Carta di Firenze sui neonati prematuri: Cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse (22-25 settimane). Nel lavoro di redazione, durato un paio d’anni, emergono alcuni dati che è bene riportare: il 30-35% dei neonati prematuri, di 22, 23 o 24 settimane di gestazione, muore in sala parto, il 45% circa viene sottoposto a cure intensive e muore durante la terapia, la sopravvivenza è del 25%, ma il 95% dei sopravvissuti riporta gravi handicap cerebrali.
Facendo un usurante lavoro di collazione tra la Carta di Firenze e le Raccomandazioni per le Cure Perinatali nelle Età Gestazionali Estremamente Basse (che chiameremo il documento del 2008) se ne scoprono delle belle. Ciò che balza agli occhi inizialmente è il lavoro di copia-incolla di cui spesso vengono accusati gli studenti. Senza che la fonte sia citata (magari per distrazione, chissà). Peggio che copiare un tema da un temario, insomma.
Le differenze sono riassumibili in poche mosse, sostanzialmente riguardante l’età gestazionale in cui è consigliato (nel documento 2008 i toni cambiano però) intervenire e rianimare. Cambia anche l’indicazione per il trasferimento della partoriente in caso di parto imminente e a rischio (Cure ostetriche).
Firenze:
in caso di parto imminente, il trasferimento in utero presso un centro di cure per le gravidanze ad alto rischio non è indicato al di sotto delle 22 settimane, tra le 22 e le 24 settimane può essere appropriato;2008:
in caso di minaccia di parto pretermine nelle età gestazionali estremamente basse deve essere sempre preso in considerazione il trasferimento della gravida (trasferimento in utero) presso un centro ostetrico-neonatologico di III livello;E se Firenze afferma:
l’indagine più completa e globale, a cui si ritiene di poter far riferimento, è quella svolta in Gran Bretagna nel periodo da marzo a dicembre 1995, denominata Epicure Study, che ha valutato, in maniera prospettica, l’esito di tutte le gravidanze terminate tra le 20 e le 25 settimane, con un follow-up a 6 anni dei bambini sopravvissuti;il 2008 taglia corto:
[specificando] in tale casistica l’elevata prevalenza di disabilità e di morte nel breve e medio periodo dopo la nascita, inducono riflessioni relativamente alle scelte assistenziali più appropriate;
i lavori scientifici non sono numerosi e non sempre metodologicamente robusti a causa delle diverse modalità di arruolamento delle popolazioni in studio e della lunghezza del follow-up dei nati. Inoltre il periodo di conduzione degli studi è distribuito in un arco di tempo molto ampio dal 1995 ad oggi.Veniamo alle settimane di gestazione.
Firenze:
Età gestazionale: 22 settimane (da 154 – 160 giorni)2008:
Le decisioni di trattamento devono basarsi sullo stato di salute della madre. Il taglio cesareo deve esser praticato unicamente per indicazione clinica materna, e le madri che lo richiedono per altri motivi, devono esser informate degli svantaggi e dissuase. Al neonato devono essere offerte solo le cure confortevoli.
Età gestazionale: 22+0 - 22+6 settimaneFirenze:
[...]
Le decisioni di trattamento devono basarsi sullo stato di salute della madre.
Il taglio cesareo deve esser praticato unicamente per indicazione clinica materna e le madri che lo richiedano per altri motivi, devono esser informate di svantaggi, rischi e complicanze, anche a lungo termine, e sconsigliate.
[...]
Al neonato devono essere offerte solo le cure compassionevoli, salvo in quei casi, del tutto eccezionali, che mostrassero capacità vitali.
Età gestazionale: 23 settimane (161-167 giorni)2008:
Non si raccomanda il taglio cesareo su indicazione fetale.
L’inizio della rianimazione e le successive cure intensive neonatali non sono generalmente indicate.
Età gestazionale: 23+0 - 23+6 settimaneFirenze:
[...]
Le decisioni di trattamento devono basarsi sullo stato di salute della madre.
Il taglio cesareo deve esser praticato unicamente per indicazione clinica materna e le madri che lo richiedano per altri motivi, devono esser informate di svantaggi, rischi e complicanze, anche a lungo termine, e sconsigliate.
[...]
I parametri vitali del neonato devono essere accuratamente valutati. Quando sussistano condizioni di vitalità, il neonatologo, coinvolgendo i genitori nel processo decisionale, deve attuare adeguata assistenza, che sarà proseguita solo se efficace. Se l’assistenza si dimostra inefficace, al neonato saranno comunque somministrate cure compassionevoli.
Età gestazionale: 24 settimane (168 a 174 giorni)2008:
Il taglio cesareo può eccezionalmente essere preso in considerazione per motivi fetali. Il trattamento intensivo del neonato è indicato sulla base di criteri clinici obiettivi durante e dopo le manovre rianimatorie, quali sforzi respiratori spontanei, frequenza cardiaca, ripresa del colorito cutaneo.
Età gestazionale: 24+0 - 24+6 settimaneDalla venticinquesima i documenti si allineano:
[...]
Il taglio cesareo può eccezionalmente essere preso in considerazione per motivi fetali.
[...]
Il trattamento intensivo del neonato è sempre indicato e deve essere proseguito in relazione alla sua efficacia.
I neonati devono esser rianimati e sottoposti a cure intensive.Aspettiamo di saperne di più (ammesso che ci sia qualcosa da sapere), limitandoci per ora a ribadire il carattere mostruoso della indicazione AGUI, pardon, l’opzione di garanzia.
Viene voglia di aggiungere che stabilire rigidamente il “significato” dell’età gestazionale ai fini della rianimazione è abbastanza insensato. Nei casi di grandi prematuri poco cambia tra 22 e 25 o 28 settimane, così come per gli anencefali (sarebbe onesto poi spiegarne le conseguenze). Dipende dalla patologia e dalle condizioni del neonato. Dipende dal caso specifico. Lo spazio lasciato dalla 194 è uno spazio sensato e funzionale. Ma per le battaglie ideologiche e per accaparrarsi voti, forse, non servono sensatezza e funzionalità. Vince chi urla più forte e azzecca slogan efficaci. Anche sulla pelle e sulla salute delle persone.
Postato da Chiara Lalli alle 19:21 7 commenti
Etichette: Aborto, Aborto clandestino, Cure Perinatali, Embrione, Legge 194/1978
Salvare i non nati
Gabriela Jacomella, «Sopravvive all’aborto, ora è in una casa famiglia» (Corriere della Sera, 3 febbraio 2008, p. 16):
Di lei non si sa nulla: non il nome (ma per la sua mamma adottiva è «Raggio di Paradiso»), non il luogo dove è nata, né tantomeno quello dove oggi vive. La sua storia è stata raccontata ieri, a Bologna, dalla Comunità Papa Giovanni XXIII: la piccola, sopravvissuta a un aborto terapeutico deciso dopo che le era stata diagnosticata la mancanza dei globi oculari, è stata accolta in una casa-famiglia dell’associazione fondata nel 1968 da don Oreste Benzi.(Hat tip: Metilparaben.)
Le testimonianze riferite dai responsabili della Comunità, da anni impegnata nella «difesa del bambino non ancora nato» – ieri l’appuntamento era la «preghiera per la vita nascente » all’Ospedale Maggiore bolognese, in occasione della 30ma Giornata per la Vita –, tracciano i contorni di un evento-limite. La scoperta della cecità, alla 21ma settimana di gestazione. La scelta di procedere con l’interruzione di gravidanza (ammessa per legge anche oltre i 90 giorni, in caso di gravi anomalie o malformazioni del feto). L’intervento a 22 settimane e 5 giorni, e la nascita della piccola, viva; «pesava 562 grammi – scrive oggi la madre adottiva –, un peso che ai più sembrava poco compatibile con la vita». La letteratura scientifica riduce le possibilità di sopravvivenza alla 22ma settimana di gestazione allo 0,001% dei casi, per risalire al 10% nella settimana successiva – a rischio, però, di gravi danni cerebrali.
E anche in questo caso, nonostante l’intervento immediato dei medici, le complicazioni sono immediate e devastanti: un intervento al cuore a soli 10 giorni di vita, un’emorragia cerebrale che provoca una sordità quasi totale, gravi problemi respiratori e di alimentazione, infezioni di vario tipo. Dopo la decisione dei genitori naturali di darla in adozione, la neonata trascorre 7 mesi in ospedale; poi, il trasferimento nella casa-famiglia. «È il primo caso di questo tipo di cui siamo a conoscenza – commenta Enrico Masini, animatore del servizio “Maternità difficile” della Comunità –. Però le nostre case-famiglia in Italia sono circa 500...».
A 8 mesi dal suo arrivo, le condizioni della piccola restano comunque delicate: a prescindere dalla possibilità, ancora incerta, di curare la sua sordità con un apparecchio acustico, la bimba «è appena stata dimessa dall’ospedale, dove era stata ricoverata in questi giorni per un aggravamento improvviso. Ha ancora enormi problemi di alimentazione, mangia voracemente ma poi vomita tutto; si sta valutando l’opportunità di una Peg, la sonda gastrica per l’alimentazione da esterno». A 15 mesi d’età, «Raggio di Paradiso» pesa soltanto 6 chili.
domenica 3 febbraio 2008
Il commento del signor Brambilla
Che sta diventando un nostro affezionato (siamo noi che gli vogliamo bene, lui non saprei quali sentimenti nutra). Oggi commenta così, in chiusura del suo pezzo, la questione dell’aborto e della sua sospensione (Arrivano le elezioni, non scordate l’aborto, Il Giornale, 3 febbraio 2008):
Anche dal fronte pro-aborto, oggi, certe falsità non si ripetono più. Soprattutto, oggi nessuno mette più in discussione il fatto che l’aborto sia la soppressione di una vita umana. Si dice che una donna ha comunque il diritto di decidere anche per un altro: ma nessuno può più negare che esista già, appunto, un «altro».
È successo poi che molte – e molti – hanno preso coscienza di quanto dolore abbia prodotto, in loro stessi, l’esercizio di quel «diritto». Ferrara è uno di costoro. È vero, come si dice spesso, che la prima battaglia da fare non è legislativa ma «culturale»: nel senso di suscitare un clima che favorisca la scelta per la vita. Però anche le leggi fanno cultura. Anche la politica, insomma, deve fare la sua parte. Forza, futuri amministratori di un Paese in cui 130.000 bambini all’anno vengono rifiutati.
Nessuno può negare, signor Brambilla, che esista un altro? Tra virgolette, però. Perché Brambilla vuole lasciar intendere che sia talmente ovvio da non richiedere spiegazioni. Sarebbe una perdita di tempo. Quando una verità è talmente apodittica, è peccato sprecare tempo a dimostrarla. Invocare Ferrara come colui che ha preso coscienza e si è redento fa sorridere di rabbia.
Postato da Chiara Lalli alle 09:27 2 commenti
Etichette: Aborto, Aborto clandestino, Michele Brambilla
Lettera al direttore (di Arezzo Notizie)
Una proposta di moratoria estetizzante. Interessante la lettera cui si rimanda all’inizio.
Feti prematuri da rianimare
Ieri sera leggo il pezzo di la Repubblica sui feti da rianimare se vitali (Aborto, documento-shock. “Il feto dev’essere rianimato”, 2 febbraio):
“Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”. Così si legge in un documento congiunto, firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane: La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico. Secondo i cattedratici, infatti, “con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all’assistenza sanitaria”. Di fatto, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un’interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, “anche se la madre è contraria, perché prevale l’interesse del neonato”.Di dubbi, reazioni e perplessità ce ne sono molti. Ne faccio un breve elenco.
[...]
“L’attività rianimatoria esercitata alla nascita – si legge nel testo – dà il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e delle possibilità di sopravvivenza, e permette di discutere il caso con il personale dell’Unità ed i genitori”. Tuttavia, concludono i firmatari, “se ci si rendesse conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare a ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico”.
[...]
Il medico, quindi, come precisa Caporale, deve rianimare sempre. Nell’ipotesi in cui il feto sopravviva all’aborto “non ritengo necessario chiedere il consenso della madre – sottolinea il membro del Comitato nazionale di bioetica – in questo caso infatti si esercita un’opzione di garanzia con cui si tutela un individuo vulnerabile e fragile, qual è il neonato, in una fase in cui non si hanno certezze cliniche. Secondo me – aggiunge la biologa – si può presumere lo stato di abbandono giuridico del neonato da parte della madre, che ovviamente può tornare indietro sulla sua decisione”.
1. Il diritto alla vita non è così intelligibile come sembrerebbe di primo acchito (in generale; se ho il diritto alla vita non è implicitamente chiaro su cosa e su chi posso rivendicare un diritto o una priorità); in agguato, poi, c’è il fantasma del diritto alla vita attribuito a partire dal concepimento (controverso e molto rischioso).
2. L’interesse del neonato – soprattutto se parliamo di aborti tardivi, quindi spesso “terapeutici” e decisi per evitare una esistenza peggiore di una esistenza – è difficile da individuare (o almeno non è solo e necessariamente quello di sopravvivere) e nel caso di una malformazione o patologia è bene sottolineare che a volte il suo migliore interesse sarebbe la non esistenza (vedi per esempio qui o qui).
3. L’invocazione dell’accanimento terapeutico come argine all’intervento è snervante e poco sensata (almeno come soluzione del problema): perché è impossibile da definire oggettivamente e rimanda all’interesse del soggetto (vedi sopra).
4. Sugli aborti terapeutici, spesso causa di aborti tardivi: si decide di abortire in seguito a gravi patologie (certo, c’è il margine di errore diagnostico); però è verosimile che le conseguenze di una nascita tanto prematura siano devastanti sulla qualità della esistenza. Nascita per aborto procurato.
5. Quello che dicono i vescovi non dovrebbe essere pertinente né rilevante (ho omesso di riportare il loro commento ma è, ovviamente, immancabile).
6. Se è vero che hai tempo per decidere, è anche vero che spesso entri in una storia senza fine (vedi Eluana Englaro o i casi in cui non è “più possibile” interrompere trattamenti vitali se li hai avviati): si mantiene in vita un vegetale o poco più.
7. Infine, sembra l’ennesima strada contorta per arrivare alla affermazione che si è persone dal concepimento (ma forse sono pessimista).
Aspettiamo di leggere il documento nella sua interezza.
sabato 2 febbraio 2008
Rapporto sulla indagine nazionale
Qui è possibile scaricare I dipartimenti ospedalieri nel Servizio sanitario nazionale.
5 anni e niente mafia!
Mancavo da qualche tempo; oggi rimedio con un intervento godibile, nello stile del nostro beniamico Luca Volontè (Cannibalismo istituzionale, 1 febbraio 2008):
Sono anni che Cuffaro viene dipinto come il capo della Mafia in Sicilia, in quest’opera si è dedicata molta stampa e tanti pseudo giornalisti televisivi. Oggi su questo teorema l’ottocentomilionario San(toro) ci farà l’ennesima trasmissione. Lo scoop vero invece è un altro. Cuffaro, nella sua condanna a cinque anni, non ha avuto l’aggravante della mafia. Questo non si dice ma ha provocato reazioni imbelli e raptus senza fine. Lo stesso Presidente della Sicilia, approvato il bilancio regionale e acquisita la fiducia del Consiglio regionale, ha deciso di dimettersi sei giorni orsono. Campagna denigratoria, processo e poi?La gag su San(toro) è irresistibile, quasi quanto il compiacimento insensato e irritante per la mancanza dell’aggravante mafiosa. 5 anni e niente mafia! Insomma, che pretendete? Senza dubbio Cuffaro è in buona compagnia.
Sulla nomina di Luciano Maiani a presidente del CNR
Sono davvero imperdibili alcune dichiarazioni dei nostri rappresentanti nella seduta del 31 gennaio scorso (VII Commissione, Resoconto).
Emerenzio BARBIERI (UDC) rileva innanzitutto che proprio la circostanza che non vi siano dubbi in merito alle capacità scientifiche del professor Maiani dovrebbe suggerire di soprassedere sulla proposta di nomina, in quanto se il consenso è presente in questo momento lo sarebbe anche in un momento successivo alla risoluzione della crisi di Governo. Evidenzia, inoltre, come il fatto che al Senato la «Casa delle libertà» non abbia espressamente votato la nomina del professor Maiani dovrebbe essere giudicato un elemento positivo nell’ambito del dibattito odierno che tende a valorizzare sempre di più un sistema basato sul «bicameralismo imperfetto». [...]Qui la pagina di Luciano Maiani (non aggiornata). Al quale va tutta la nostra stima.
Sottolinea, inoltre, che la candidatura del professor Maiani non può essere ritenuta una candidatura condivisibile, in quanto egli ha dimostrato di non credere nella libertà di pensiero, principio cardine della ricerca scientifica, sottoscrivendo la lettera firmata da 67 docenti che ha portato all’annullamento della visita del Papa presso l’università «La Sapienza» di Roma.
Gabriella CARLUCCI (FI) rileva che uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone candidate a ricoprire incarichi scientifici è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni. Rileva a tale proposito che dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994, il che, per un candidato chiamato a ricoprire la carica di presidente del CNR, non appare certo una nota di merito. [...] In conclusione, ritiene che la Commissione debba pronunciarsi negativamente sulla proposta di nomina in questione, anche perché il professor Maiani è uno dei protagonisti della vicenda che ha portato alla mancata visita del Papa presso l’università «La Sapienza» di Roma.
Paola GOISIS (LNP) manifesta il proprio orientamento nettamente contrario sulla nomina del professor Maiani a presidente del CNR, rilevando che l’atteggiamento da quest’ultimo tenuto nella vicenda della mancata visita del Papa è assolutamente inqualificabile e rivelatore di un atteggiamento connotato da intolleranza nei confronti della libertà di opinione. Sottolinea, invece, che l’Università pontificia di Quito ha conferito una laurea honoris causa al Presidente della Camera, con ciò dimostrando una tolleranza maggiore di quella dimostrata dai professori dell’università «La Sapienza». Aggiunge inoltre che non corrisponde al vero la circostanza che i gruppi di opposizione presso l’omologa Commissione del Senato si siano pronunciati favorevolmente sulla proposta di nomina in esame, visto che proprio in segno di protesta contro la decisione di proseguire nell’esame hanno deciso addirittura di non partecipare alle votazioni.
Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), intervenendo in sostituzione del collega Palmieri, ritiene che la nomina in questione sia incostituzionale, in quanto non c’è alcuna motivazione che la sostenga. Aggiunge d’altra parte che non vi è alcun motivo di procedere nella seduta odierna alla nomina del presidente del CERN, visto che a luglio decade il consiglio di amministrazione. Considera, inoltre, assolutamente inopportuna una nomina effettuata in una situazione di crisi di Governo.
venerdì 1 febbraio 2008
Mamma, papà e il signor Brambilla
Il Corriere del 30 gennaio lo spara già nel titolo: «Gb: basta dire “mamma e papà”, contro l’omofobia meglio parlare di “genitori”». L’articolo prosegue così:
Nelle scuole elementari britanniche sarà proibito usare l’espressione «mamma e papà» e diventerà obbligatorio utilizzare l’espressione neutra «genitori», in modo particolare nelle comunicazioni a casa. Come scrive mercoledì il popolare quotidiano Daily Mail, il ministro per la Scuola e l’infanzia Ed Balls farà propria la proposta lanciata dall’organizzazione per i diritti degli omosessuali Stonewall, mirante ad abituare i bambini britannici delle elementari all’idea che potrebbero esserci genitori dello stesso sesso.Il Giornale del giorno dopo, con Michele Brambilla, ha un titolo più contenuto («L’ossessione dell’omofobia»), ma poi ci va giù pesante:
Secondo gli attivisti di Stonewall, l’espressione «mamma e papà» lede i diritti dei genitori omosessuali e favorirebbe pregiudizi anti-gay.
Gilbert Keith Chesterton diceva che «il guaio dell’uomo moderno non è quello di avere perso la fede, ma quello di avere perso la ragione». Basterebbe questa battuta per liquidare l’idiozia di un altro molto meno illustre cittadino inglese, il ministro per la scuola e per l’infanzia Ed Balls (nomen omen) che ha deciso di vietare ai bambini delle elementari l’utilizzo dei termini «mamma» e «papà», i quali sarebbero gravemente offensivi nei confronti degli omosessuali.E invece le cose non stanno così: Brambilla e il Corriere hanno effettivamente capito male.
Poiché in teoria – ma solo in teoria – dovrebbe esserci un limite all’imbecillità umana, il lettore può pensare che abbiamo capito male, e che le cose non stanno proprio così. E invece stanno proprio così, anzi un po’ peggio. Cito testualmente dall’agenzia: «L’espressione “mamma e papà” lede infatti i diritti dei genitori omosessuali e favorisce le tendenze omofobiche, diffondendo l’idea che esista solo una famiglia tradizionale».
Sono andato a cercarmi le linee guida originali del ministero britannico – cosa che avrebbero potuto fare benissimo prima di me i sullodati giornalisti: si trovano in rete dal settembre 2007. Il documento si intitola Homophobic bullying, e consta di 138 pagine; ma i consigli relativi alle parole «mamma» e «papà» occupano poche righe. A p. 93 si legge:
Tutti i genitori/tutori sentono di essere coinvolti nella vita scolastica? I messaggi per le famiglie sono inclusivi? Parlate di «genitori» invece di presumere che tutti gli studenti abbiano una «mamma o un papà»?Nell’originale:
Do all parents/carers feel able to be involved in school life? Are messages home inclusive? Do you talk about “parents” instead of assuming all pupils have a “mum or a dad”?E a p. 99:
Le scuole dovrebbero sforzarsi di parlare inclusivamente dei genitori omosessuali, per esempio evitando di presupporre che tutti gli studenti abbiano una «mamma o un papà».Nell’originale:
Schools should make efforts to talk inclusively about same-sex parents, for example, avoid assuming all pupils will have a “mum and dad”.Non c’è, come si vede, nessuna proibizione, solo consigli (e rivolti agli insegnanti, non agli studenti); ma soprattutto non si chiede genericamente di evitare le parole «mamma» e «papà». Il messaggio è chiarissimo: evitare indebiti presupposti quando si parla ai o dei genitori degli studenti, se si ignora la loro realtà familiare, che – piaccia o non piaccia – può essere differente dai modelli tradizionali. L’unica critica sensata che si può rivolgere al documento è di non essere ancora più inclusivo, prendendo in considerazioni i casi di bambini o ragazzi con un solo genitore.
Vorrei poter dire che i blog se la siano cavata meglio dei giornali, e in parte è così: Luca Sofri ha capito subito che la notizia era sostanzialmente falsa («Buttarla in vacca», Wittgenstein, 31 gennaio); Stefano B. di Cadavrexquis fa notare come la fonte invocata dal Corriere, e cioè il Daily Mail, riporti in realtà la notizia correttamente, facendo risaltare ancora di più l’assenza di professionalità di quello che dovrebbe essere il maggiore quotidiano italiano («Cari mamma e papà, basta che non siate giornalisti», 1 febbraio); Emanuela di Céad Míle Fáilte prende per buona la notizia, ma ne trae qualche considerazione non banale («Continuerò a chiamarli così», 31 gennaio). Ma c’è anche chi approfitta di questo falso per costruirci sopra uno squallido apologo: capita, quando l’odio integralista si somma alla credulità.
E Dio creò Francesco Agnoli
Sul Foglio di ieri Francesco Agnoli («Genetisti e cardinali», 31 gennaio 2008, p. 2) cita con approvazione «una vecchia intervista del celeberrimo Jerome Lejeune, scopritore della prima anomalia genetica, la trisomia 21» (al Foglio genetisti e biochimici credenti sono ricercati più dell’oro di Ofir); intervista nella quale si affermava fra l’altro:
La Bibbia è anche il primo libro evolutivo poiché evidenzia le tappe della creazione. La cosa che più stupisce è che nella Bibbia appaiono dapprima gli animali marini, poi gli animali volanti, poi gli animali terrestri e da ultimo l’uomo. Sarebbe a dire che la Bibbia, in uno scorcio assolutamente folgorante, enumera la comparsa degli esseri viventi secondo l’ordine in cui noi li ritroviamo negli strati geologici.Impressionante, no? Un libro che ha più di 2500 anni di età ma che riporta la successione evolutiva delle specie – magari un po’ sinteticamente, ma correttamente: creature acquatiche, insetti volanti, animali terrestri dagli anfibi in su.
Ma se si va a cercare il testo originale (nella versione ufficiale della Cei), ecco che le cose assumono un altro, più deludente aspetto:
Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie.Qui non si parla di generici animali volanti, come affermava Lejeune, ma specificamente di uccelli; e gli uccelli, come sappiamo, sono imparentati con i dinosauri, e sono apparsi sulla terra solo molto tempo dopo che questa era stata colonizzata da anfibi e rettili. Inoltre dal testo biblico sembra che esseri acquatici e uccelli siano stati creati contemporaneamente; anche volendo dare peso alla successione in cui vengono nominati, bisognerebbe poi ammettere che Dio abbia creato prima i mammiferi e poi i rettili, perché al giorno successivo leggiamo:
Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie.E naturalmente stiamo ignorando l’errore più clamoroso del primo libro della Genesi, che al terzo giorno fa spuntare le piante terrestri, e solo al quarto fa creare il sole...
Insomma, Lejeune (e Agnoli con lui) ha citato solo quello che gli faceva comodo; con questo sistema, inutile dirlo, si può trasformare in oracolo infallibile qualsiasi testo, anche il più strampalato: persino – per usare un esempio estremo – un articolo del Foglio...
Postato da Giuseppe Regalzi alle 15:34 11 commenti
Etichette: Bibbia, Evoluzionismo, Francesco Agnoli
Scenari moralmente inquietanti
Si annuncia una scoperta (Fecondazione, l’ultima sfida: presto sperma dal midollo osseo delle donne, Il Corriere della Sera, 31 gennaio 2008) di cui parla New Scientist:
Scienziati inglesi dell’università di Newcastle Upon Tyne, avrebbero trovato un modo per trasformare le cellule staminali del midollo osseo femminile in spermatozoi. [...] Il professor Karim Nayernia, che guida l’equipe, sarebbe pronto a iniziare gli esperimenti entro i prossimi mesi, a patto, ovviamente, di avere le necessarie autorizzazioni, e si dice certo di potere produrre le prime cellule spermatiche femminili entro due anni.Poi senza dilungarsi in spiegazioni o in tentativi di spiegazioni, si delinea lo scenario terrorizzante e probabilmente molto immorale:
PROSPETTIVE INQUIETANTI - Ma gli scenari aperti da questa scoperta, anche a livello etico, possono diventare inquietanti: le ricerche potrebbero consentire a una donna di aver un bambino «tutta da sola», grazie allo sperma prodotto dalle cellule del proprio midollo osseo e ai propri ovuli. E la cosa potrebbe verificarsi anche per un uomo, che potrebbe produrre similarmente le cellule uovo dal proprio midollo osseo. In entrambi i casi si tratterebbe di ipotesi ad lato rischio di anomalie genetiche.A quale altro livello sarebbe inquietante? E perché moralmente sarebbe inquietante? Non si sa. Eppure è il Corriere della Sera, non Avvenire o Il Foglio.
giovedì 31 gennaio 2008
mercoledì 30 gennaio 2008
Lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite (circa la moratoria sull’aborto)
Mi ero ripromessa di ignorare certe misere manifestazioni, ma è difficile resistere alla tentazione di commentare la lettera indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite promossa dal Foglio (circa la moratoria sull’aborto, ovviamente).
In questi ultimi sessant’anni sono stati presi notevoli provvedimenti e fatti rilevanti sforzi per creare e sostenere gli strumenti giuridici intesi a proteggere gli ideali espressi nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata il 10 dicembre del 1948 a Parigi. Negli ultimi tre decenni sono stati effettuati più di un miliardo di aborti, con una media annua di circa cinquanta milioni di aborti. Secondo l’ultimo rapporto dello United Nations Population Fund, in Cina si corre il rischio di aborti, incentivati e anche coattivi, per decine di milioni di nascituri in nome di una pianificazione familiare e demografica di stato. In India, per una selezione sessista, sono state eliminate prima della nascita milioni di bambine in 20 anni. In Asia l’equilibrio demografico è messo a rischio da un infanticidio di massa che sta assumendo proporzioni epocali. In Corea del nord il ricorso all’aborto selettivo tende alla radicale eliminazione di ogni forma di disabilità. Anche in occidente, l’aborto è diventato lo strumento di una nuova eugenetica che viola i diritti del nascituro e l’uguaglianza tra gli uomini, portando la diagnostica prenatale lontano dalla sua funzione di preparazione all’accoglienza e alla cura del nascituro e vicino al criterio del miglioramento della razza, distruggendo così gli ideali universalistici che sono all’origine della Dichiarazione universale del 1948.Cerco di essere breve (e chiedo scusa per la lunghezza eccessiva del post). La prima questione riguarda la citata Dichiarazione del 1948, anno in cui la conoscenza dei meccanismi della riproduzione umana era molto diversa da quella di oggi. La Dichiarazione, poi, non distingue tra “uomo”, “persona”, “feto” e “embrione”. Parla di uomo, verosimilmente, già nato – in Italia l’articolo 1 del Codice Civile afferma: “La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita (462, 687, 715, 784)”. Non si parla di uomo “ancora non nato” o di diritti attribuibili a partire dal concepimento.
Non è corretto, né onesto, riferirsi alla Dichiarazione utilizzando un senso molto esteso di “uomo” (a partire dal concepimento).
La seconda mossa è la confusione (o meglio, la sovrapposizione) della interruzione volontaria di gravidanza che una persona può compiere con la coazione ad abortire o la “pianificazione familiare” imposta. L’errore è il medesimo dell’identificazione tra l’eugenetica attuale (chiamiamola manipolazione genetica) con l’eugenetica hitleriana. Ne abbiamo già parlato tante volte (qui o qui o qui). La differenza è abissale e riguarda il soggetto della decisione: il singolo o lo Stato (o qualunque ente sovraindividuale). Un conto è che io decido di abortire; un conto è che il ministro della salute o della demografia mi impone di abortire in nome di qualsivoglia principio o dichiarata follia. La prima è una scelta; la seconda è una sopraffazione.
Sottoponiamo alla Sua e alla Vostra attenzione una richiesta di moratoria delle politiche pubbliche che incentivano ogni forma di ingiustificato e selettivo asservimento dell’essere umano durante il suo sviluppo nel grembo materno mediante l’esercizio di un arbitrario potere di annichilimento, in violazione del diritto di nascere e del diritto alla maternità. L’articolo 3 della Dichiarazione universale afferma che “ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”.Lo stesso giochetto ricompare qui con “individuo”. Nessuno si prende l’onere di dimostrare che di individuo si possa parlare a partire dal concepimento (o come si definisca un “individuo”) e si usano paroloni per dare un alone di rispettabilità. L’arbitrio è in questa richiesta assurda di moratoria, che non è caratterizzata nemmeno dal fegato di dichiarare esplicitamente: “vogliamo rendere illegali le interruzioni di gravidanza; vogliamo affermare la priorità dei diritti degli embrioni (e sto concedendo che di diritti di possa parlare) rispetto ai diritti delle donne; vogliamo che le donne gravide siano controllate a vista e obbligate a portare avanti la gravidanza e a partorire”.
Chiediamo ai rappresentanti dei governi nazionali che si esprimano a favore di un emendamento significativo al testo della Dichiarazione: dopo la prima virgola, inserire “dal concepimento fino alla morte naturale”. La Dichiarazione universale si riferisce infatti ai diritti umani “eguali e inalienabili” e proclama solennemente che gli esseri umani hanno una “dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana” (Preambolo). La scienza, alcune delle cui maggiori scoperte in campo genetico sono posteriori alla Dichiarazione, documenta inconfutabilmente l’esistenza di un patrimonio genetico umano già nell’embrione, un patrimonio unico e irripetibile, fin dal primo stadio del suo sviluppo. La Commissione britannica Warnock, nel 1984, fa del quattordicesimo giorno dal concepimento la soglia oltre la quale un embrione è non soltanto un essere umano, ma titolare del diritto a non essere manipolato sperimentalmente. I governi devono preservare e proteggere questi diritti naturali, che comprendono il diritto a un “patrimonio genetico non manipolato”.La morte naturale è un richiamo geniale. Che cosa vuol dire “naturale”? Per loro è semplice (ma non lo è). Che cosa vuol dire “morte naturale”? Ah. Non è dato capire. La morte naturale è quella provocata dalla polmonite; da una mancata trasfusione; da una qualsiasi malattia che tutti gli estensori della letterina combattono ingurgitando al primo sintomo un artificiale, artificialissimo farmaco. Massì, coerenza e sensatezza non sono richieste. Qui parliamo di moratorie, questioni ben più importanti della logica!
Il patrimonio genetico, poi, non basta a fare una persona. Questa visione sarebbe il frutto del più bieco determinismo genetico che nessuna persona sensata accetta (quale sarebbe il diritto ad avere un patrimonio genetico non manipolato? Che diritto sarebbe? E varrebbe anche per interventi volti a eliminare una patologia?). La Commissione Warnock, infine, è stata insediata per rispondere al problema della sperimentazione embrionale; e nessuna ricaduta ha avuto sulla possibilità di abortire o di praticare le tecniche di fecondazione artificiale (pratiche ammesse in Gran Bretagna).
La Dichiarazione del 1948 fu la risposta del mondo libero e del diritto internazionale ai crimini contro l’umanità giudicati tre anni prima a Norimberga. In risposta alla pratica eugenetica dei medici nazisti, la World Medical Association nel 1948 adottò la Dichiarazione di Ginevra nella quale si afferma: “Rispetterò la vita umana, a partire dal momento del concepimento”. L’articolo 6 dell’International Covenant on Civil and Political Rights, voluta dalle Nazioni Unite nel 1966, stabilisce che “ogni essere umano ha un inerente diritto alla vita”. L’aborto selettivo e la manipolazione selettiva in vitro sono oggi la principale forma di discriminazione su base eugenetica, razziale e sessuale nei confronti della persona umana. Quella stessa persona umana che le Nazioni Unite tutelano all’articolo 6 della propria carta dei diritti. A sessant’anni dalla proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è necessario rinnovare la nostra principale fonte di ispirazione umanitaria attraverso un emendamento all’articolo 3. Desideriamo perciò richiamare i governi a un profondo rispetto dei diritti della persona, il primo dei quali è l’inviolabile diritto alla vita.Ed eccoci qua con l’eugenetica! Bastava avere la pazienza di qualche riga. Concepito, persona umana e individuo sono termini interscambiabili e che non pongono alcun problema per Ferrara e compari. Ma insomma, vuoi mettere l’effetto di una simile strombazzata?
Ci vorrebbe un briciolo di onestà e di buon senso; ci vorrebbe almeno la buona grazia di sforzarsi nel concepire una lettera che non inciampi in tante e tali assurdità. Ma forse è chiedere troppo.
ps
Come giustamente commenta Giuseppe, nella Dichiarazione dei Diritti il primo articolo dice: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” (All human beings are born free and equal in dignity and rights). “Nascono”, non “sono concepiti”. (I corsivi sono miei).
Postato da Chiara Lalli alle 15:49 4 commenti
Etichette: Aborto, Embrione, Eugenetica, Giuliano Ferrara
Dove sono?
(Domanda Sam) i ciellini, i focolarini, l’opus dei? Non sento la voce di Ruini, di Bagnasco...
La domanda non è mera curiosità, ovviamente. Ma è formulata perché due ragazzi rischiano la morte in Iran in quanto omosessuali.
Qui la petizione.
E qui quella lanciata da Everyone: Petition for the lives of Hamzeh and Loghman.
lunedì 28 gennaio 2008
L’aborto e il prossimo governo Berlusconi
Una commentatrice (Marina, di cui segnalo per l’occasione il bel blog) ci chiede: «Secondo voi quanto tempo passerà prima che il probabilissimo nuovo governo Berlusconi metta una mano pesante sulla 194?». Provo a rispondere in questo post.
Non credo che il prossimo governo Berlusconi (che a questo punto definirei certo, e non solo probabile) metterà mano direttamente alla legge 194/1978, che regola l’aborto. Questo non sarebbe nello stile dell’uomo, che non si è mai dimostrato granché sensibile ai cosiddetti temi ‘etici’ – glielo rimproverava di recente lo stesso Giuliano Ferrara – come del resto a qualsiasi cosa che non costituisca un suo interesse personale e diretto. Berlusconi eviterà dunque la grana, e lascerà per il resto che i suoi alleati integralisti continuino nell’opera di vanificazione indiretta della legge. La strategia è in corso da diversi anni, e il favore di un governo amico – o meglio: un po’ più amico del precedente governo di centrosinistra – non farà una grandissima differenza, anche se indubbiamente porterà a un’accelerazione. Ed è una strategia preferibile allo scontro frontale, che susciterebbe un’opposizione pericolosa; meglio, molto meglio addormentare gli animi con la rassicurazione che la legge non sarà toccata.
I caposaldi della strategia antiabortista sono tre:
- la delegittimazione dell’aborto, descritto come un omicidio o addirittura come il peggior genocidio della storia. Il senso della «moratoria» di Ferrara è questo, al di là delle inesistenti possibilità di una sua applicazione pratica: creare una pressione sociale, una riprovazione morale fortissima e automatica. L’aborto deve ridiventare clandestino – ma non nel senso che tutti paventiamo, di ritorno all’illegalità e alle mammane: clandestino innanzitutto nel senso che le donne dovranno vergognarsi di praticarlo, e temere il giudizio del proprio ambiente. Quando l’aborto diventa qualcosa di indicibile, che non si può confidare a nessuno, diventa anche difficile da praticare: devi allontanarti dalla tua città, cercare un medico che non conosci, etc. La clandestinità vera e propria è la logica conseguenza di questa situazione – ed è una conseguenza voluta e scientemente perseguita. Aspettiamoci dunque nel corso della nuova legislatura un’escalation di condanne morali, che diventeranno sempre più parossistiche, coinvolgendo un gran numero di «convertiti» e occupando tutti i mezzi di comunicazione disponibili.
- La compiacenza per la crescente obiezione di coscienza. Qui la missione degli antiabortisti consiste semplicemente nel non fare nulla: le tendenze in corso portano inevitabilmente a un numero crescente di medici obiettori, che già in alcune regioni rende quasi impossibile la pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza. La pressione sociale agisce anche sui medici, e non stupisce dunque che nei confronti di una pratica ancora legale ma di fatto sempre più condannata dalle tendenze culturali in corso, molti sceglieranno di gettare la spugna. La legge 194, per la verità, prevedeva delle misure atte ad impedire questa situazione, come la mobilità del personale (art. 9); ma sono rimaste lettera morta sotto i cosiddetti governi «progressisiti», figuriamoci sotto un governo Berlusconi.
- L’inserimento del Movimento per la Vita nelle strutture pubbliche. Le donne verranno incanalate nei pochi ospedali dove si praticherà ancora l’aborto, ma qui incontreranno i volontari «per la Vita», che cercheranno di persuaderle in tutti i modi a recedere dal loro proposito. Il Movimento assumerà inoltre man mano il controllo dei consultori – una posizione ancora più strategica per esercitare pressione. Fondi pubblici verranno stanziati per sostenere queste iniziative, come già avviene in certe regioni.
Si può fare qualcosa per contrastare questa strategia? Purtroppo molto poco. L’attacco culturale in corso è quasi incontrastato: gli stessi cosiddetti «progressisti» danno involontariamente una mano, indugiando sempre più (per un meccanismo prevedibile di difesa) nella retorica dell’aborto come «tragedia».
L’unica possibilità consisterebbe nell’introduzione della pillola abortiva, che spostando l’aborto in una dimensione maggiormente «privata» potrebbe contrastare almeno in parte le mosse degli integralisti – dai quali non a caso è sempre stata avversata in modo virulento. Proprio in queste settimane l’Agenzia italiana del farmaco dovrebbe terminare l’iter dell’autorizzazione all’immissione in commercio; se si arriverà a un esito positivo (ma qualche dubbio è ancora lecito), vedremo quasi certamente un tentativo del prossimo governo di rovesciare in ogni modo la decisione. Se questo non sarà possibile (molto dipende dalle competenze regionali), assisteremo a una gigantesca campagna terroristica sugli effetti collaterali della pillola, e all’imposizione di misure draconiane per la sua somministrazione, in particolare con lunghissime degenze ospedaliere, che ne vanificheranno ogni carattere di novità.
Questo il futuro prevedibile, per come appare a me. Spero di rivelarmi cattivo profeta – possibilmente non per eccessivo ottimismo...
Una moratoria per Giuliano Ferrara?
Non ho voglia né tempo per commentare le dichiarazioni di questo disonesto individuo. Le sue dichiarazioni sono un miscuglio di imprecisioni, orrori e idiozie. Un gran bel discorso davvero!
4 mesi 3 settimane e 2 giorni
Ho visto finalmente il film di Cristian Mungiu 4 luni, 3 saptamani si 2 zile, vincitore della Palma d’oro di Cannes.
Non entro nel merito del film (regia, fotografia, sceneggiatura e così via) ma mi soffermo unicamente sulla pubblica utilità che questo film potrebbe avere. Una specie di post-it di quasi due ore da attaccare al frigo di molti, a cominciare dal frigo di Giuliano Ferrara. Ma la lista sarebbe davvero molto lunga.
Basti pensare al governo prossimo venturo (di qualunque colore o appartenenza sarà), ai tanti che blaterano di stragi degli innocenti. Ai tanti che, al contrario di me, quegli anni in Italia li hanno vissuti, e magari hanno avuto la stessa paura di Otilia, hanno subito gli stessi schifosi ricatti. Oppure hanno aiutato un’amica nello scellerato piano (scellerato non per la decisione di abortire, ma per le condizioni nelle quali erano costrette a farlo).
Da riguardare ogni volta che si ha la tentazione di dire stronzate. Perché, si sa, le immagini sono molto più potenti dei racconti e dei ricordi, propri o altrui.
domenica 27 gennaio 2008
Perché non restare là?
C’era anche una delegazione italiana alla March for Life svoltasi martedì 22 gennaio a Washington (Stati Uniti).Altri dettagli da Zenit di oggi.Pur in un clima molto rigido, l’annuale appuntamento dei sostenitori del diritto alla vita ha raccolto oltre 200.000 persone, che hanno sfilato e manifestato lungo la Constitution Avenue, tra il National Mall e il Palazzo della Corte Costituzionale.
La Marcia per la vita è nata trentacinque anni fa: il 22 gennaio del 1973 fu proclamata la sentenza Roe v. Wade, con cui la Corte Suprema americana legalizzò di fatto l'aborto negli Stati Uniti. Le vittime di questa sentenza sono state, fino ad oggi, 48 milioni. Ogni giorno 3000 bambini sono vittime della interruzione volontaria di gravidanza.
Il sillogismo della domenica
Capita di ascoltarlo di frequente (l’ultima volta compare in un commento al post Indovinello) e dice così:
1. Gli esseri umani hanno diritto alla vita;Formalmente la transitività procede più o meno nel seguente modo: se A si predica di ogni B, e se B si predica di ogni C, è necessario che A venga predicato di ogni C. Premessa maggiore; premessa minore; conclusione.
2. l’embrione (anche se talassemico) è un essere umano;
3. quindi, l’embrione (anche se talassemico) ha diritto alla vita.
Affinché la conclusione sia vera le due premesse devono essere vere (se si vuole, come nel caso suddetto, inferire una verità indiscutibile e non accidentale, qualche volta sì e qualche volta no: ovvero che l’embrione ha diritto alla vita).
Se una premessa è falsa la conclusione è traballante: se la conclusione fosse accidentalmente vera non lo sarebbe per merito del sillogismo, insomma.
Ora nel sillogismo suddetto emergono diversi problemi: ambiguità dei termini; inferenze sbavate; una circolarità argomentativa (che tutti gli esseri umani - intesi come organismi appartenenti alla specie homo sapiens - godano del diritto alla vita è da dimostrare: non voglio riferirmi al solito straziante esempio di chi è in morte cerebrale, ma suggerisco di riflettere anche sulla pena di morte o sulla legittima difesa. Serve soffermarsi qualche minuto in più sulla premessa maggiore).
Ma invece viene presentato, il sillogismo suddetto, come conclusivo, schiacciante nella sua affermazione, apodittico e incontrovertibile. Orgogliosamente definitivo: l’embrione ha diritto alla vita.
Io mi chiedo: se un cuoco non sa distinguere tra il sale e lo zucchero, gli affidereste il vostro pranzo di nozze? (Si badi, può anche essere che il risultato sarà grandioso, eh!).
ps
Si ignora che la conclusione (l’embrione ha diritto alla vita) non basterebbe (usata come premessa) per condannare e impedire l’interruzione di gravidanza (nemmeno la diagnosi genetica di preimpianto, che in genere è condannata in quanto passo precedente di una interruzione di gravidanza). Non so quante volte lo abbia citato, ma pazientemente rimando per l’ennesima volta a Judith Jarvis Thomson, A defense of Abortion, “Philosophy & Public Affairs”, vol. 1, no. 1, Fall 1971. Ho messo pure la sua foto, magari facilita il processo di memorizzazione).
Postato da Chiara Lalli alle 10:41 50 commenti
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sabato 26 gennaio 2008
Da non perdere
L’Answers in Genesis Journal, vol. 1, che segnala Sylvie Coyaud oggi in Oca Sapiens:
Ci sono in linea i primi due articoli “di ricerca scientifica creazionista” a conferma della Genesi e della creazione della Terra e di tutto quanto c’è sopra e dentro 6-7.000 anni fa. Eccezionale la ricostruzione della genesi dei microbi di cui la Genesi non dice quando sono stati creati, di Alan Gillen.
www.answersingenesis.org/articles/arj/v1/n1/microbes-days-of-creationAbstract: quelli buoni Egli li ha creati nel terzo giorno, quello delle piante, quale ”package” di sostegno, e quelli cattivi dopo la Caduta, perché nel paradiso il male non c’era.
Notevole anche l’articolo del direttore Schelling sul granito che “sembra” aver più di 6.000 anni. Grave errore: nella settimana della Creazione, Egli ha accelerato molto il decadimento degli isotopi di plutonio e uranio, producendo un’illusione di vecchiaia…
Ecco. Così si capisce che l’AGJ è l’organo del creazionismo puro e duro, e non dell’Intelligent Design, versione impura e molle, già giunta a compromessi sull’età geologica della Terra.
Sempre in tema di Carnevale del pensiero, in Italia ”illustri esponenti” dell’ex opposizione e futura maggioranza chiedono la messa al bando dei 67 della Sapienza. Sul cui caso la disinformazione prosegue, anche da parte del Vaticano.
Postato da Chiara Lalli alle 19:58 4 commenti
Etichette: Creazionismo, Disegno intelligente, Sylvie Coyaud















