giovedì 29 gennaio 2009

A me sembra una storia di ignoranza...


Didascalia:

Una storia d'amore e di scienza che costa 155mila dollari. Ma la cifra ha permesso a Ed e Nina Otto di rivivere la gioia di ritrovare a casa Sir Lancelot, il loro labrador morto all'età di 17 anni. Il cucciolo di questa galleria è una copia esatta dell'originale. Infatti la coppia che vive in Florida si è rivolta ad un laboratorio sudcoreano che ha provveduto alla clonazione.
Il dubbio di chi sia più scemo tra Ed, Nina e il giornalista rimane. Ma la scemità paga, in questo caso 155mila dollari. Beata ignoranza!

24 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai ragione
Ci scommetterei che son pure membri della UAAR !!

http://blog.libero.it/MjkaCat/

Anonimo ha detto...

La simpatia trionfa

Enrico

Anonimo ha detto...

Di solito condivido quasi tutto ciò che scrivete in questo blog, ma in questo caso no. Non ho 155 mila euro da spendere per nulla, ma non me la sento di condannare delle persone che - potendo permetterselo - hanno cercato di riportare in vita qualcuno molto simile a chi hanno amato. Mi possono fare pena, posso pensare che avrebbero potuto spendere diversamente quella cifra (3 abiti esclusivi? 1 collana di bulgari?) e io probabilmente lo farei (spenderli diversamente, non per una collana di bulgari), ma di insultarli non me la sento. Ci sono modi peggiori di spendere dei soldi (anche solo comprare un macchinone che inquina) e magari con parte dei proventi un'azienda di ingegneria genetica potrà finanziare ricerche che i governi non pagano.
Silvia

Chiara Lalli ha detto...

Silvia, nessuna condanna. Volevo soltanto sottolineare l'insensatezza dell'impresa (cioè clonare il cane morto per "riaverlo"; questo splendido cucciolo clonato è un altro cane). Liberi, non danneggiando altri e usando i propri soldi, di farlo.

cullasakka ha detto...

L'importante è far girare l'economia... no?

Cachorro Quente ha detto...

Secondo il principio adottato da questa coppia, se ti nascono due figli gemelli omozigoti tanto vale accopparne uno, che sono uguali... ma del resto non è Giuliano Ferrara ad aver detto che la persona dovrebbe essere identificata con il proprio corredo genetico?

sam ha detto...

Come puoi anche solo fare ironia con una donna con un look così meraviglioso?!?

Anonimo ha detto...

beh mi sa che dovremo abituarci. fra poco toccherà pure all'uomo e il commento della sig. Chiara sarà ancora di quel tenore, immagino:"Liberi, non danneggiando altri e usando i propri soldi, di farlo"
Sbaglio o la bioetica è nata, tra l'altro per riflettere anche sulla questione:"ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente lecito?".
A quanto capisco sig. Chiara e sig.Giuseppe per voi tutto è lecito purchè: non si danneggi l'altro(ma che concetto vago) e si usi il proprio denaro. Nessun altro paletto, immagino?
Boh, non so dove andremo a finire così. Comunque contenti voi.W la libertà a tutti i costi e il relativismo(che non danneggi l'altro,ma chi è l'altro?)

sig. Chiara si è accorta che non può far dell'ironia, perche c'è subito qualcuno che si sente offeso sul fatto di dover essere libero di dire e fare come meglio crede. Ci vogliamo tutti autodeterminare no???

extropolitca ha detto...

Considero ingeneroso dire che i committenti siano una coppia di sciocchi che non sapevano che quello è un'altro cane.

Semplicemente lo sapevano, ma gli bastava che fosse un cane abbastanza simile all'originale. Se uno ha un cane a cui vuole bene, e molti sanno come accattivarsi il padrone, e 150.000 $ che gli avanzano, non vedo nulla di male p di strano per la scelta fatta. Ad Hollywood, i cani delle star spesso hanno cure e cucce che costano poco di meno di quello che è stato speso in questo caso.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Anonimo: "che non danneggi l'altro, ma chi è l'altro?"

In effetti può essere difficile determinarlo, per esempio se l'altro neppure si firma...

Anonimo ha detto...

giuseppe:
sì scusa
mi chiamo
Marta

Anonimo ha detto...

"Boh, non so dove andremo a finire così."

Ma il peggio, signora mia, è che non ci sono più le mezze stagioni.

Enrico

Anonimo ha detto...

sig. enrico
clono il suo commento delle 13:08

la simpatia trionfa

Marta

gabibbo ha detto...

Orsù, cerchiamo di essere generosi: si tratta di due tardoni, che vogliono vivere i loro ultimi anni con una bestiola che gli ricordi il loro amato cagnolone.

E' certo che questo cane non sarà la "continuazione" del precedente, e lo sanno pure loro, ma i cani si sanno far amare con facilità, e i due padroni riusciranno a fingere con altrettanta facilità a che si tratti del loro amato Lancillotto.

Certo, hanno speso un patrimonio, ma in fondo è il prezzo di una Maserati: un cane inquina meno, e rende immensamente più felici.

Leilani ha detto...

Per me sarebbe ancora peggio avere davanti un cane fisicamente identico a quello che ho perso con la consapevolezza che non si comporterà, non penserà, non sentirà allo stesso modo dell'altro. Non sarà l'altro. Messa così, o questo è un modo per mentire a sè stessi e sopperire alla perdita facendo finta che non ci sia stata o nessuno gli ha chiarito che quello che faceva del loro cane il loro cane non erano i geni. Ma sono entrambe ipotesi di una tristezza sconfinata. Preferisco pensare che volessero qualcosa di simile a un discendente del loro vecchio cane e questo fosse l'unico modo per ottenere quel genere di legame, pur sapendo benissimo che si tratta di un cane diverso.

paolo de gregorio ha detto...

Marta (la prima volta non firmatasi): io penso che sia una bella lotta tra chi è per il "basta che non faccia male agli altri tutto si può" e chi per il "se è nuovo è male". Però il fatto è (spesso) che i primi di solito portano argomenti, i secondi no. Il fatto è che i primi "propongono" delle potenzialità senza volerne negare delle altre, i secondi vogliono negare. Inoltre, mi pare, che la bioetica si occupi dell'etica e non delle leggi, e quindi si occupa di dare giudizi, e qui si son dati giudizi. La bioetica non è un negare, vietare o un consentire. È un parlarne. Poi si può non essere d'accordo. Ma dire "il fatto che la tecnica lo consenta non è dogmaticamente un male, specialmente se non fa male agli altri" è una posizione di bioetica, sulla quale ovviamente si può dibattere e argomentare per sostenere tesi opposte. Non mi pare, tuttavia, che Marta abbia fatto nulla del genere.

Magar ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Paolo
non so se è un mio limite, ma il tuo commento mi è sembrato contorto.
" Però il fatto è (spesso) che i primi di solito portano argomenti, i secondi no.
mi sembra un'affermazione un po' pregiudizievole. Ma cosa intendi dire ?
e poi io non vedo questa contrapposizione: tra chi è per il "basta che non faccia male agli altri tutto si può" e chi per il "se è nuovo è male". Semmai alla base c'è una diversa concezione della vita e del suo valore o dignità e tutto ciò che ne consegue.
Comunque mi è nuova l'etica del se è nuovo è male, l'hai inventata tu?Penso di no e allora sarà che vuoi fare dell'ironia. Vabbè.
Altra cosa: detta come la dici tu la bioetica sembra una bella chiacchierata al bar, ma mi pare proprio, al contrario, che il dibattito bioetico sia fondamentale e che abbia molta influenza anche a livello legislativo, altrimenti possiamo anche dire, e facciamo prima, che è inutile.
Infine: il mio era un semplice commento non so che pretese argomentative tu abbia se vuoi possiamo metterci a parlare della clonazione e farci su tanti merletti e ti argomento le mie posizioni, ma evidentemente non voleva essere l'oggetto del mio primo commento ( ma forse neanche tu volevi argomentare su questo, volevi solo essere un pochino acido e nello stesso tempo difendere i padroni di casa. Non so dimmi tu?)
E ancora, ultima cosa, ti consiglio di rileggerti la mia domenda(oggetto del mio primo commento):"ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente lecito?e riflettere e pesare cosa voglia dire per ciò che riguarda la bioetica. Saluti
Marta

paolo de gregorio ha detto...

Marta, il mio commento è stato proprio ispirato dalla tua domanda, se ciò che è tecnicamente possibile è anche lecito. È una domanda con contenuto ridondante (tautologico se vogliamo), perché di ciò che non è tecnicamente possibile non si può nemmeno cominciare a discutere se sia lecito o no, dato che, appunto, vive nel regno dell'impossibilità. Quindi chiedersi se una cosa tecnicamente lecita è possibile è la stessa cosa che chiedersi se una cosa è lecita oppure no (quindi una domanda su cosa si vuole di legale e cosa no, sotto mentite spoglie). Da qui la mia divagazione sul tema "ciò che è nuovo", nata da una mia interpretazione (fallibbilissima estraploazione) di quel "tecnicamente possibile".

Comunque, mi sembra, in tema di clonazione, che sia certamente un problema centrale se qualcuno pensa che così si possa "resuscitare" qualcuno: se una signora clona un cane perché pensa di farlo rivivere, allora se fosse mai tecnicamente (se non anche legalmente) possibile clonare un figlio cosa farà? Ci proverà con la convinzione che sia un modo per resuscitarlo?

Questo è, sotto le mentite spoglie del post ironico dell'autrice, un validissimo problema bioetico riguardo alla clonazione, come lo è (problema bioetico centrale) quello della necessità di una promozione di una cultura tecnica e scientifica senza la quale l'ignoranza tra la popolazione su questi temi non può che regnare sovrana, guidandoci verso scelte collettive potenzialmente erronee.

Non vedo allora cosa ci sia di male, dal punto di vista della bioetica, nel far discutere di questo problema specifico (una signora che pensa di far rivivere un cane clonandolo). Non mi sembra una chiacchiera da bar, né io mi diletto nel difendere gli autori dei blog per partito preso. Ma prima ancora di discutere di ciò che è lecito è necessario educare su quali siano le realtà scientifiche dietro i processi: e queste non sono chiacchiere da bar, sono fatti, anche se presentati ironicamente.

Anonimo ha detto...

Paolo
Mi tovi pienamente d'accordo con le specificazioniche che hai fornito.
La notizia del cane è interessante, buono spunto per discutere di posizioni bioetiche.

Marta

paolo de gregorio ha detto...

Marta. Di norma mi auguro che chi sostiene con tanta forza la necessità di affrontare esplicitamente temi etici consideri anche etico dire onestamente la piena e pura verità sul proprio pensiero. Quindi anche se la perentorietà del tuo cambiamento mi ha inizialmente spiazzato, ho riflettuto e sono portato inevitabilmente a pensare che con il tuo ultimo messaggio tu mi abbia effettivamente detto la verità, e allora mi compiaccio dell'aver sviscerato un terreno comune di accordo.

Simone1978 ha detto...

Di fronte a certe notizie, mi viene in mente il monologo finale di Barry Champlain in Talk Radio di Oliver Stone (1988):

"Marvelous technology
is at our disposal. Instead of reaching up to new heights,
we're gonna see how far down we can go.
How deep into the muck
we can immerse ourselves."

La stupidità umana è senza confini.

mez ha detto...

La tentazione di far clonare un gatto che mi è morto (Gelsomino) l'avrei anche io. Sarei consapevole del fatto che non è il vero Gelsomino. Ma avrebbe gli stessi geni, quindi lo stesso aspetto, le stesse tendenze innate, molti comportamenti simili ... Il cuore a volte si accontenta di questo :)
E se mi fosse morto un bambino invece che un gatto? Credo che avrei la stessa tentazione.
Ciao

mez ha detto...

Marta: «Sbaglio o la bioetica è nata, tra l'altro per riflettere anche sulla questione:"ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente lecito?".»

Qualsiasi discorso etico muove dal presupposto che non è automaticamente buono tutto ciò che è di fatto possibile. Ma, almeno in una prospettiva liberale, per affermare che una scelta *è male* bisogna cominciare a dimostrare che in qualche modo *fa male* a qualcuno.