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lunedì 17 novembre 2008

Il poeta dà un nuovo senso alle parole

Davide Rondoni, «All’improvviso moine e inchini. Le parole vere fan paura» (Avvenire, 16 novembre 2008, p. 2):

Per autodeterminazione gli elettori tedeschi scelsero il nazismo e la soppressione delle razze deboli o minori.

mercoledì 20 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 22

Riccardo Pedrizzi (Disobbedienza per Welby? I radicali non osano, la Padania, 19 dicembre 2006):

l’aiuto alla respirazione, l’alimentazione e l’idratazione parenterali non sono atti medici, non sono trattamenti sanitari, ma mezzi dovuti di sostentamento vitale, di supporto alla vita. Si tratta pertanto di pratiche che nulla hanno a che fare con l’accanimento terapeutico e che non sono rifiutabili, né da parte dei malati coscienti né, mediante il testamento biologico, da parte di quelli incoscienti. In questo campo, insomma, non c’è nessun vuoto normativo, perché l’eutanasia, l’omicidio del consenziente, l’aiuto al suicidio o il suicidio assistito che dir si voglia, quale sarebbe l’atto di staccare la spina ad Eluana Englaro o a Piergiorgio Welby, sono vietati dalla legge.

lunedì 18 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 21

Giuseppe Casale (Il medico: il caso di Piero è stato strumentalizzato, il Corriere della Sera, 18 dicembre 2006):

Una persona molto sofferente non nel fisico, ma nella psiche e nello spirito. Un dolore intimo, profondo, tipico di chi non riesce a dare più senso alla vita. E rabbia.
[…]
Sono contrario all’eutanasia, se così non fosse non avrei scelto di dedicarmi alle cure palliative. È la riposta sbagliata di una società che non sa prendersi cura di chi soffre.

sabato 16 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 20

Riccardo Pedrizzi (Pedrizzi: Welby sia aiutato a non soffrire in un centro specializzato, non a casa sua, Il Secolo d’Italia, 15 dicembre 2006):

Perché Welby non viene trasportato dalla propria casa in un ospedale attrezzato, in un reparto gestito da sanitari e personale competente? Perché la cura di questa sofferenza intollerabile non viene affidata a medici capaci e personale preparato? Gli esperti nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore ci dicono che la sofferenza può essere alleviata in maniera elevatissima, oltre il 90%. Ed è chiaro che la componente depressiva incide pesantemente sul vissuto di pazienti come Welby. Quindi le alternative efficaci all’eutanasia, fatte anche di mezzi di sostegno e di supporto psicologico, non mancano. Allora cosa impedisce che Welby sia immediatamente aiutato a non soffrire? Padroni i media (tranne alcune poche eccezioni) di perseverare nella strada che hanno imboccato, ci mancherebbe altro (anche se la cappa del pensiero unico radicaloide è soffocante ed è indice di scarsa libertà e democrazia), ma noi non ci arrendiamo all’idea che questa persona sia ostaggio di un progetto ideologico che vuole usarla come una bandiera e portarla in Parlamento come un trofeo, sacrificandola, per arrivare ad una normativa che legalizzi l’eutanasia. [Sull’indagine conoscitiva sull’eutanasia clandestina] A che serve? Se qualcuno è al corrente di casi di eutanasia praticata nelle strutture sanitarie italiane, vada dal magistrato e denunci chi, come, dove e quando. Altrimenti taccia. In ogni caso, ammesso e non concesso che l’eutanasia venga effettivamente e diffusamente praticata, quantunque in maniera silenziosa e clandestina, nelle strutture sanitarie italiane la domanda è: e con questo? Si punisca chi, praticando l’eutanasia, commette il reato di omicidio.
Sostenere che, siccome già la si pratica in maniera diffusa, allora occorre legalizzarla, non ha senso. Sarebbe come sostenere che occorre legalizzare l’assassinio, il furto, l’evasione fiscale, la violenza sessuale, perché si tratta di reati già praticati in maniera diffusa...
(Le uniche frasi sensate sono le ultime due. Peccato, però, che le ragioni per legalizzare l’eutanasia non sarebbero queste...)

giovedì 14 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 19

Piero Fassino (Eutanasia: Fassino, non sono d’accordo, la Repubblica, 14 dicembre 2006):

Non può essere riconosciuto a nessuno il diritto di dare morte ad un altro, se eutanasia vuol dire questo, e vuol dire questo, non sono d’accordo.

[su Welby] Altra cosa è affrontare il tema dell’accanimento terapeutico se quello accanimento vuol dire dare un più di sofferenza a chi già soffre. È tema molto complesso e delicato e va affrontato nel pieno rispetto della persona.
Tutti i temi che riguardano la vita e la morte non si può guardarli con una certezza assoluta, con una presunzione di verità, vanno trovate soluzioni ragionevolmente sostenibili.

giovedì 7 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 18

Gianfranco Fini («Staccare la spina a Welby? Un omicidio», Il Corriere della Sera, 7 dicembre 2006):

Welby è cosciente, non può chiedere di morire. Chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida.
(Se non fosse cosciente come potrebbe chiedere di morire? E poi, non si direbbe che, da incosciente, non possiamo conoscere davvero la sua volontà?)

mercoledì 6 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 17

Compassione senza pietà. La morte privata e quella pubblica di Welby sono due cose diverse, Il Foglio, 6 dicembre 2006:

La compassione senza pietà è una truffa. Anche se a predicarla siano Sofri, Bianchi, Veronesi, Welby o Pannella. Anche se a predicarla siano uomini di fede o atei secolaristi di vario conio e saio. Aiuterei chiunque mi sia caro e me lo chieda a morire sedato, opportunamente sedato per evitare la sofferenza fisica, ma esigo che la procedura legale mi resti contraria: lo aiuterei per compassione, questo chiunque che mi sarebbe caro per il solo fatto che me lo chiede, e mi prenderei per aiutarlo un debole rischio carico di attenuanti, ma non scioglierei mai il vincolo pietoso del comandamento “non uccidere”. La morte di Welby e la morte in pubblico di Welby sono due cose diverse, sono una doppia verità che dobbiamo saper praticare. Ho compassione per Welby, provo pietà per la condizione umana. Con la sua supplica di morte, Welby sceglie il primato della sua coscienza, ma con la sua invocazione di una nonna fatta per la morte sceglie il primato della sua cultura. Sono cose diverse, con conseguenze diverse. La coscienza è insindacabile e anche inafferrabile, è relativa, individuale, privata, ma la cultura è un terreno solido di oggettività, è la possibilità di unire logica ed etica, ragione e speranza, adeguando nella misura del possibile l’intelletto alla cosa.
Esorcizziamo la guerra degli eserciti, che è una trovata crudele della storia per la rimozione del male, che solo la storia è in grado di combattere, e con il medesimo movimento la serializziamo nella pancia delle donne, con il formidabile e demoniaco pretesto della loro “salute”, oppure facciamo guerra all’umanità embrionale nei laboratori eugenetici e a quella adulta nel diritto di morire come nuovo codice morale. Compassionevoli quando si tratti della coscienza libera e solitaria, del desiderio illimitato dì essere padroni di sé, un sé senza se e senza ma, del diritto a spurgare di significato e di dolore l’esistenza, e spietati per tutto il resto, cultori dongiovanneschi della morte della devozione, che della pietà, del sentimento tragico della vita, è l’aspetto più desueto ma anche più sincero.
La morfina può sedare il dolore ma non il suo significato, che resta fermo come la roccia nel vecchio e nel nuovo testamento, nella legge e nel compimento della legge attraverso il racconto cristiano della passione e della redenzione, nella storia umana e nel pensiero degli uomini e delle donne a ogni latitudine e longitudine, nella poesia, nel vagito smarrito dei bambini, nell’occhio dei cani e degli altri animali, nella perdita e nella rinuncia, nell’assenza e nel presentimento della fine. Senza questo significato siamo dispersi e senza nome, omologati e spietati o impietosi. Con questo significato siamo invece pii, buoni, davvero disponibili a vivere e a morire per noi stessi e per gli altri.

martedì 5 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 16

Don Vinicio Albanesi (Eutanasia/ Il desiderio di morire e la vita degna di essere vissuta, Affari Italiani, 5 dicembre 2006):

Piergiorgio Welby nel suo videomessaggio al presidente Napolitano pone il problema estremo della vita e della morte. Egli dichiara che la sua vita è non vita, in quanto gli vengono negate dalla malattia tutte quelle funzioni, anche minime, che gli permettevano di essere attivo. Qualche giorno fa, nella nostra Comunità, è morta una signora che era esattamente nelle sue condizioni: non ci ha mai chiesto di morire.
[…]
Se, nonostante tutte le attenzioni, qualcuno chiede di morire, non è possibile rispondere a questo desiderio, perché nessuno può aver potere di dare morte. La morte infatti è negativa sempre e comunque. Nelle guerre, nelle devastazioni, nelle povertà e anche nelle malattie.

lunedì 4 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 15

Vincenzo Saraceni ai microfoni di Radio Vaticana (Prosegue il dibattito sull’eutanasia: ai nostri microfoni il presidente dell’Associazione medici cattolici, Vincenzo Saraceni, Radio Vaticana, 4 dicembre 2006):

La sofferenza... il problema è di dargli in qualche modo anche un significato, umano ecco, prima che un significato religioso.
Allora io dico che se chi incontra la sofferenza dentro un ospedale, per esempio, e si rende conto che quell’incontro rappresenta anche, diciamo così, la comunanza di un destino proprio, può scattare questo desiderio di essere vicino alla persona che soffre non soltanto con i farmaci ma anche con un tentativo di accogliere una storia una umanità, credo che questo è il grande sforzo culturale che dobbiamo fare.
[Caso Welby e differenza tra eutanasia e accanimento terapeutico]
Non è facile fare chiarezza, anche perché non c’è una definizione convincente di accanimento terapeutico. Certo è che quando la terapia non può far recuperare al paziente una prospettiva di vita può essere omessa, allora in quel caso farla è veramente un accanimento.
Però, nel caso per esempio di Welby io ho l’impressione che è possibile mantenere in vita questo paziente, con la coscienza attiva, con la possibilità anche di relazione con il contesto familiare, e allora qui staccare la spina effettivamente avrebbe più il significato di una interruzione brutale e quindi questo sarebbe forse una eutanasia.
Chi volesse ascoltare per credere...

Stupidario eutanasia 14

Luca Volontè (a commento della istituzione di una commissione sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignità del fine vita, Italia. Si insedia la Commissione sulla dignità del fine vita, Vivere & Morire, 4 dicembre 2006), paventa il rischio di una

tentazione totalitaria. Al ministro Turco Livia è bastato l’annuncio dello sciopero della fame della sua collega Bonino per istituire una commissione di stato per la “fine della vita”. I laicisti tacciono sui pericoli di un governo che si arroga il potere di decidere quale vita valga la pena di essere vissuta. A noi non sfugge la tentazione totalitaria del ministro Turco.
Né il governo né lo stato possono arrogarsi il giudizio sulla vita umana. Ma evidentemente alla Turco interessa più blindare i suoi fan di sinistra estrema, dopo lo smacco al Senato sulla tossicodipendenza.
[Ricorda poi l’impegno del presidente del consiglio, Romano Prodi] a favore della vita umana fin dal concepimento [e lo sollecita a] vietare i fondi alla commissione eugenetica della Turco ed a richiamare la Bonino ai suoi doveri.
Bonino scioperi contro il fallimento della sua opera europea dopo la debacle delle direzioni e lasci perdere l’eutanasia. Bonino, Salvi e Marino dimostrano chiaramente di voler introdurre l’eutanasia. Morte di stato anticipata dalla Commissione Turco.
(Correndo il rischio di essere ripetitivi: 1. Una eventuale legalizzazione dell’eutanasia non significa che lo Stato compila un elenco di persone da eliminare. 2. La scelta è affidata alle singole persone. 3. È totalitario, piuttosto, imporre a tutti di vivere anche quando non lo desiderano perché afflitti da una malattia inguaribile e dolorosa. 4. Il richiamo all’eugenetica è sbagliato da innumerevoli punti di vista. 5. Non si tratta di Morte di Stato, bensì di riconsegnare a ciascuno le decisioni relative alla propria vita, morte compresa. 6. Volontè sembra essersi fermato alle elementari o al periodo del servizio militare anteponendo il cognome al nome del suo oggetto polemico...)

venerdì 1 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 13

Luca Volontè (Tg Parlamento notte, 30 novembre 2006):

Lo stesso Welby sa benissimo che le leggi dello stato italiano non consentono, se non attraverso il suicidio, di decidere personalmente di morire, quindi se lui ritiene di voler dare un taglio alla propria vita può suicidarsi con l’aiuto della moglie, ma questo non ha niente a che fare con la legalizzazione dell’eutanasia che è un omicidio sul quale la nostra cultura giuridica non può essere d’accordo.
(Gli auguriamo di strozzarsi con una pastorella che incespica per vedere la nascita di un Gesù bambino di plastica.)

Stupidario eutanasia 12

Anonimo (Troppe carte false per legittimare l’eutanasia, Avvenire, 30 novembre 2006):

Si dirà, ma che c’entra la Carta con le questioni legate alla bioetica e, in questo caso, all’eutanasia? L’articolo 2 della Costituzione recita che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale. Quale spirito hanno voluto infondere i padri costituenti? Certo non quello dei proponenti il testo di legge citato [proposta di legge presentata da Maurizio Turco]. La Carta parla di diritti inviolabili (inviolabile sta anche per non negoziabile) dell’uomo e tra questi, primo tra tutti, il diritto alla vita di ogni cittadino, il diritto alla vita buona, alla vita degna anche nella malattia grave, persino al momento della sua conclusione. È questa la cifra, la prospettiva con la quale interpretare le sfide che abbiamo davanti a noi. Il vero diritto di ogni malato non è quello di morire, perché se lo fosse verrebbe scardinato alle fondamenta uno dei principi basilari della nostra Carta è cioè la dignità dell’uomo, sempre e comunque. Esiste, questo sì, il diritto a d una morte degna in cui non vi sia spazio né per l’abbandono né per la ghettizzazione, ma solo per la cura e il sostegno da parte di un ambiente accogliente e solidale.
(Il vero diritto alla vita, per farla breve, è il dovere della vita)

giovedì 30 novembre 2006

Stupidario eutanasia 11

Emanuele Maestri* (L’impegno dei cristiani in politica, AgendaLodi, 30 novembre 2006):

La Chiesa, quindi, non deve esser semplicemente un’agenzia impegnata nel sociale, che accudisce i vecchi, gl’immigrati, i bisognosi in genere. La Chiesa, in Italia e nel mondo, deve essere il veicolo per la diffusione del messaggio di Gesù Cristo, che, sì, si può concretare attraverso l’aiuto materiale ai bisognosi, ma senza dimenticarsi che la sfera spirituale viene prima, anche mediante il recupero della tradizione, delle proprie radici, dell’Amore per la vita.
Ponendo in essere anche dei no chiari. No all’aborto. No all’eutanasia. No a forme di convivenza riconosciute dalla Stato diverse dal matrimonio. In una società dove tutto è relativo, in cui predomina il permissivismo su tutto, in cui le regole sono fatte per essere contravvenute, in una società in cui essere cristiano è sinonimo di silenzio perché è meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo, Benedetto XVI ci dà un messaggio di speranza.
Non propone nuove crociate, come alcuni erroneamente dicono. Propone alla Chiesa cattolica in Italia di testimoniare Cristo alla nazione, affinché sia reso visibile il grande sì della Fede alla persona umana, la quale è dotata di ragione, intelligenza e amore e che ha bisogno di educazione all’amore per Cristo. Il tutto con l’ausilio dei politici cattolici seppur la Chiesa non sia un agente politico, però nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia.
* Assessore del Comune di Sant’Angelo Lodigiano, ci tiene a precisare. E anche noi!

Stupidario eutanasia 10

Matteo Costantini (Welby, Costantini (Ulivo): “Esprimo totale dissenso verso iniziativa radicale”, Margherita on-line, 29 novembre 2006):

Pur rispettando l’attività del Partito Radicale, esprimo il mio forte dissenso verso la campagna per l’eutanasia che si sta portando avanti anche grazie al supporto di alcuni Consiglieri del I Municipio. La mia è una presa di distanze personale e totale.
(Sì, ma perché, perché? Almeno un argomento, anche fallace, ma un argomento!)

Stupidario eutanasia 9

Vito Mancuso, insieme a Fabio Bianchi (Mancuso, la teologia della creazione, Libertà, 30 novembre 2006):

L’esacerbata sensibilità contemporanea, fra relativismo culturale e crollo di ideali, si interroga sempre più spesso sul proprio destino. Da un lato il dibattito su eutanasia o creazioni in vitro, dall’altro la possibilità di inserirsi in un “iperuranio” oltre la pura materialità e dove la scienza diventa strumento per raggiungere un fine. Se, oltre creazionismo ed evoluzionismo, la prossima tappa è l’immortalità dell’anima allora la teologia non solo diventa indispensabile viatico al travagliato uomo contemporaneo ma anche emancipazione intellettuale, crescita del volume interiore, aspirazione all’assoluto contro qualsiasi contingenza umana. E ieri, all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Vito Mancuso – saggista, teologo, scrittore di grande rigore scientifico e sapienza spirituale sempre attentissimo alle esigenze umane – ha tenuto l’interessante conferenza “Creazione dell’universo ed immortalità dell’anima”, moderatore don Gigi Bavagnoli.
«Oggi si parla o del mondo o dell’anima e diventa difficile conciliare origine del mondo e destino dell’anima per la lacerazione, iniziata nel ‘600, che attraversa la coscienza contemporanea. La domanda sull’origine illumina il destino futuro, quindi il senso del presente e nei secoli c’è sempre stata la lotta tra due principi, ordine e caos. Da cristiano però credo in Dio creatore del cielo e della terra e, come Benedetto XVI, ribadisco comunanza gnoseologica tra mente e mondo e comunanza ontologica».
Ma, oltre qualsiasi riflessione, si pongono problemi all’apparenza irrisolvibili non percepiti dal sentimento comune come il significato del dolore. Infatti «qual è la teologia della natura nell’handicap e nelle catastrofi? Dov’è il logos nella storia? Ha senso mantenere le contraddizioni? Il grande pensatore Florenskij scrisse: “Non osiamo lenire le contraddizioni con l’unzione dei filosofemi. La contraddizione è un mistero dell’anima. Quanto più ci si avvicina a Dio tanto più chiare sono le contraddizioni”. Nasce allora l’esigenza di elaborare una nuova teologia della creazione». E, ha continuato Mancuso, «che tipo di ordine è questo che produce vita ma anche morte? Bisogna pensare la natura così da ritrovarvi necessità e libertà. Ma c’è anche un pars costruens: l’essere come energia, la materia è configurazione provvisoria dell’energia. La creazione consiste nella porzione dell’energia, le cose si sono fatte da sé a partire dall’energia primordiale. L’essere come energia contiene leggi rigorose ed è proprio l’energia a mostrare che esiste un disegno, il logos crea la logica. Quindi più aumenta l’energia libera più sale il livello gerarchico dell’anima, principio di vita secondo cinque livelli».
Non dimentichiamo infine quanto disse Bonhoeffer: “Non ci si salva dal mondo nonostante il mondo ma grazie al mondo”.

Stupidario eutanasia 8

Gabriella Sartori (Sul crinale della bioetica si rischia il rapporto coi cattolici, Avvenire, 29 novembre 2006):

Sfugge continuamente a questo imponente “sistema” di osservatori, di maestri, di suggeritori e saltimbanchi [l’attuale Governo], il fatto che il paese è formato da uomini e donne, capaci, ognuno, di intendere e volere; ed anche di “sentire”: in un dato modo e non in un altro che gli si vuol appiccicare addosso ad ogni costo. Sia chiaro, per esempio, che se il presidente Napolitano auspica, sul terreno della bioetica, il confronto con “le autorità religiose”, questo non può in nessun modo significare che, dietro o accanto a quelle autorità ci siano dei “pecoroni” strattonabili da qualunque parte si voglia. Si rassegnino famosi autori e celebrate autrici di editoriali più pensosi che pensati: la Chiesa in Italia non tiene sotto “tutela” nessuno, tanto meno quel “gregge” di conigli decerebrati che qualcuno di loro si arroga il diritto di metterle al seguito. La Chiesa, al massimo, e non solo in Italia propone anche, sulla bioetica, una sua coerente e ragionata linea di pensiero: che poi essa venga, fra tante altre, liberamente preferita da un certo numero di persone, non tutte deficienti, non tutte a lei “devote”, può suscitare disappunto, invidia, rabbia o altro. Ma non ha senso imputarglielo a colpa.



Stupidario eutanasia 7

Marco Maltoni (Manipolazioni e disinformazione su eutanasia e cure palliative. Intervista al Direttore del Reparto di medicina palliativa di Forlì, Zenit, 29 novembre 2006):

La nonna di mia moglie è da cinque anni allettata, con una demenza grave. In tutto questo tempo è stata accudita dalle due figlie, direttamente e con l’aiuto di altre persone che professionalmente (e, proprio per una piena espressione della loro professionalità, con affezione e dedizione), hanno integrato le possibilità assistenziali della famiglia. La signora non ha mai sviluppato un decubito, ed entrare nella sua stanza sempre profumata è come entrare nel cuore del mistero umano. Anche se non tutto di questa situazione è razionalisticamente incasellabile, due cose capisco. La prima, che questa donna è dentro una relazione di cura della quale è sicuramente oggetto. Ma, come dice il Dottor Guizzetti in base alla sua mirabile esperienza con i pazienti (o disabili, come lui preferisce definirli) in Stato Vegetativo Persistente, chi è oggetto di cura ne è allo stesso tempo anche soggetto attivo, per la ricchezza e l’umanità che in questa relazione emerge, sia pure in condizioni a volte estremamente faticose. La seconda, che un “di più” di umanità e dignità giunge per osmosi a chi tocca queste situazioni, rispetto al fatto che, nell’esempio portato, cinque anni fa, fosse stata somministrata una pillola del suicidio, o fossero state interrotte la nutrizione, l’idratazione e la cura. Senza volere riesumare forme, se mai ci siano state, di dolorismo e senza volere considerare sofferenza e sacrificio un obiettivo da ricercare, mi pare innegabile che essi possano far crescere la nostra consistenza umana, come è esperienza comune di chi lavora a contatto con malati e famiglie che per mesi o anni accettano non passivamente il mistero della propria condizione. Una osservazione a latere, ma non del tutto marginale, è che, se fosse vero il contrario, cioè se la vita umana fosse degna di essere vissuta solo quando esprimesse le qualità proprie dell’uomo (e che tali ontologicamente rimangono, indipendentemente dal loro possibile livello di attuale espressività), chi, se non un impersonale, astratto, e ostile potere potrebbe determinare “quali” condizioni, quale “qualità di vita” sarebbero da ritenersi sufficienti? Quella del paziente terminale, dell’anziano demente, del gravemente disabile, del paziente psichico, del paziente gravemente depresso, del paziente in stato vegetativo, del bambino o del neonato con disabilità o malformazioni, della ragazzina anoressica o bulimica? In altri termini, aperta la falla nella diga o iniziata la piccola valanga da una palla di neve, la progressione è purtroppo esponenziale, tanto che alle forme fatte passare per “nobili” di eutanasia volontaria, nei paesi in cui essa è legalizzata, si stanno sempre più aggiungendo anche quelle meno emotivamente presentabili, come la non-volontaria e la involontaria.
(A chi è piaciuto l’argomento della nonna può approfondire: Marco Maltoni, insieme a Carlo Valerio Bellieni, ha scritto il libro La morte dell’eutanasia. I medici difendono la vita, 2006, Firenze, Società Editrice Fiorentina.)

mercoledì 29 novembre 2006

Stupidario eutanasia 6

Anonimo (Testamento biologico battistrada dell’eutanasia, la Padania, 29 novembre 2006):

Chi può stabilire, in un caso concreto, se una determinata e particolare cura costituisca accanimento terapeutico e non estremo tentativo di salvataggio? Non certo il paziente. E nemmeno il giudice. Ma il decorso del malato. Se sopravvive, non è stato accanimento terapeutico. Se muore, lo è stato. In ogni caso, la decisione spetta al medico e non può essere presa da nessun altro.
[…]
Questo liberalismo individualista [la vita è solo mia] non tiene alcun conto del bene comune, in base al quale io mi appartengo solo nella misura in cui la mia sparizione non pregiudichi altri. Chi si sottrae al dovere di vivere (che non è solo un diritto) è paragonabile a colui che abbandona il tetto coniugale o non ottempera all’obbligo del mantenimento.
[…]
Mentre gli esperti litigano al suo capezzale, il paziente muore. Ma forse è proprio questo che i teorici del sovraffollamento vanno cercando.

Stupidario eutanasia 5

Gianfranco Morra (Eutanasia, così il medico non cura ma uccide, Libero, 29 novembre 2006):

Non importa che la sua [di Welby] lacerante tragedia venga strumentalizzata da alcune forze politiche per imporre, sulle ali della emotività, la legalizzazione dell’eutanasia. Sono gruppi politici che si battono per la droga libera e i matrimoni tra omosessuali, e senza sentirne la contraddizione rifiutano la pena di morte anche per i più efferati colpevoli (“Nessuno tocchi Caino”), e vogliono l’eutanasia facile, estesa dai malati terminali ai bambini down e ai vecchi non più autosufficienti.

Stupidario eutanasia 4

Francesco D’Agostino (Italia. Audizioni in Senato sul testamento biologico. D’Agostino: non sia vincolante per i medici, Vivere & Morire, 24 novembre 2006):

Non sono direttive [ma dichiarazioni anticipate], non possono essere vincolanti per il medico. Ove lo fossero, verrebbe meno l’autonomia di scienziato e terapeuta del medico. Non si può imporre al medico di base di prescrivere un antibiotico, perché si dovrebbero imporre le volontà anticipate. Una dichiarazione redatta 35 anni fa, quando diverse erano le conoscenze mediche, potrebbe ragionevolmente essere disattesa.
(E l’autonomia del cittadino/paziente?)