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venerdì 30 novembre 2007

Cordone ombelicale: banche private e conservazione autologa


Un piccolo passo avanti verso la conservazione autologa del cordone ombelicale, per poterne ricavare in caso di necessità staminali ad uso terapeutico si è compiuto il 27 novembre scorso alla Camera. La XII Commissione ha approvato un emendamento all’articolo 75 della Finanziaria che “autorizza la raccolta autologa del cordone ombelicale da parte di strutture pubbliche o private, accreditate e convenzionate con il Centro Nazionale Trapianti, d’intesa con il Centro Nazionale Sangue”. Senza oneri per il Servizio Sanitario Nazionale. Si è aperto così uno spiraglio nel muro che in Italia sbarra la strada, non solo alla possibilità di conservare il proprio materiale biologico e di utilizzarlo in caso di bisogno, e anche all'istituzione di banche private. Nel nostro Paese infatti il cordone ombelicale può solo essere donato. Per la conservazione a uso autologo, previa autorizzazione ministeriale concessa per particolari patologie genetiche conclamate, bisogna rivolgersi all’estero, e avere i denari.

“È un risultato importante: con la sola donazione e con le strutture attualmente disponibili sono tantissimi i cordoni che vanno sprecati», osserva Donatella Poretti, deputata della Rosa nel Pugno e tra i promotori dell’emendamento approvato. “Basti pensare”, continua la parlamentare, “che solo il 10 per cento dei punti nascita è in grado di raccoglierlo e che il sabato e la domenica è impossibile trovare una banca aperta”. In Italia ci sono solo 16 banche pubbliche, di cui però soltanto cinque, nel Nord Italia, funzionanti. L’emendamento conforma l’Italia a una direttiva europea (2004/23/CE), finora contraddetta da una ordinanza del Ministero della Salute del maggio 2007 che vieta l’istituzione di strutture private per la conservazione dei tessuti e delle cellule. Ma non c’è solo un problema logistico: è il divieto di conservare le cellule per se stessi (o, meglio, per la propria prole) che lascia a dir poco perplessi.

L’emendamento dovrà ora superare il vaglio della V Commissione (Bilancio e Tesoro). Donatella Poretti è abbastanza ottimista: “Avendo il consenso del governo e del ministro Livia Turco, mi aspetto un parere favorevole. L’emendamento è stato votato all’unanimità: perché la commissione Bilancio dovrebbe cassarlo? Questa è l’unica possibilità per evitare di trovarci a maggio senza una legge e con una nuova ordinanza”.

(Un passo che ci avvicina all’Europa, Galileo, 29 novembre 2007).

La vignetta: Cordone ombelicale, Tomaso Marcolla, 1993, acquerello, cm 30x42 (non è la prima volta che uso sui disegni e desidero ringraziarlo per la disponibilità con la quale sopporta questo saccheggio!).

giovedì 22 novembre 2007

Diciamocela tutta!

Vogliamo dircela tutta (un punto interogativo avrebbe reso più incalzante e incisiva la domanda, ndr): questa è una vergognosa guerra per bande.
Sic.

martedì 20 novembre 2007

Top down, peer review e top ten

Verrebbe la tentazione di sfidare: trova l’intruso nell’ennesimo scandalo all’italiana.
L’Istituto Superiore di Sanità sta nel mezzo dello scempio dei finanziamenti, elargiti con il celeberrimo metodo del top down (che cazzo è?, un ketchup?) anche se appare eccessivo parlare di scandalo dal momento che i vertici (da Livia Turco al rinnovato amico Enrico Garaci, per la terza volta a capo dell’ISS) non sembrano interessati a ripondere di milioni di euro di finanziamenti concessi secondo criteri borbonici. E clientelari.
Fondi, criteri di valutazione, qualità delle ricerche: tutto inghiottito da politiche di interessi (personali) e favori (personali, al più di qualche amico).
Paolo Bianco, Elena Cattaneo e Ranieri Cancedda hanno scritto una lettera a Livia Turco denunciando la cancrena clientelare. Ma se chiedi al carceriere di aprirti la cella, quante speranze hai di tornare a casa?
Niente di ufficiale, ma ufficiosamente (o sfacciatamente), solo per fare un esempio, Angelo Vescovi ha annunciato di stare per ricevere (ecco a che diavolo serviva la perifrastica attiva) 300.000 euro. Chi ricorda che Vescovi ha combattuto a spada tratta contro le staminali embrionali? E che lavora a stretto contatto con Garaci? Che (continuando a volersi dire scienziato) va a braccetto con Scienza & Vita?

venerdì 16 novembre 2007

Il caso Garaci (leggi Italia) arriva fino a Nature

Prescription for change. Health research in Italy is in desperate need of a fresh start, NATURE|Vol 450|15 November 2007:

These are painful times for Livia Turco, the Italian health minister. A member of the centre-left Democratic Party, Turco has been caught in a web of power politics that has led her to nominate Enrico Garaci to serve a third term as president of the ISS, an important, publicly funded health-research institute in Rome. The nomination is seen by many as problematic because Garaci has not fully embraced the open and competitive peer review that Italian research policy must adopt if it is to compete more effectively with other scientific powers of comparable size.
On 6 November, the Italian Senate’s health committee took the unusual move of rejecting the nomination. Legally, Turco is obliged to take note of the Senate’s view — and also that of the chamber of deputies, a committee of which approved the nomination on 24 October — but she does not have to follow it. By withdrawing the nomination, she may lose political face, but by insisting on it, she will undermine her government’s main objective, which is to cajole Italian governance into a new era of meritocracy and openness.
The ISS is in some ways Italy’s equivalent of the Pasteur Institute in Paris. It employs around 1,500 scientists who work in areas such as vaccines, stem cells and genomics, and its €100 million (US$145 million) annual budget is mostly absorbed by salaries — although the institute also coordinates some extramural projects.
The way in which Garaci has administered these projects has often upset other senior scientists. Their discontent is currently focused on €3 million allocated to stem-cell research this year. Stem-cell researchers have complained to Turco in a letter to which she has not replied. Newspapers have pointed out that Garaci was a member of the health-ministry committee that helped decide that the ISS would distribute the stem-cell funds. Moreover critics fear that Garaci’s own doctrinaire brand of Catholicism— he is a member of the conservative Science and Life group — may prevent the small programme from supporting work that would be permitted under the law, but of which he may personally disapprove.
On balance, Garaci lacks the confidence among his peers that a director of the ISS needs. Turco should withdraw his nomination and follow the procedure adopted successfully by her colleague, research minister Fabio Mussi, in filling top positions. She should set up an independent search committee to draw up a shortlist of candidates from which she can select a nominee, who would then have the full confidence of Italy’s biomedical research community.

giovedì 1 novembre 2007

La gravidanza inizia con l’ultimo ciclo mestruale

I consigli del Papa ai farmacisti, cattolici e non, hanno avviato la consueta scia di commenti e critiche. Come spesso accade, alcune reazioni sono ancora più godibili delle dichiarazioni che le hanno suscitate. In questa occasione Luisa Capitanio Santolini, responsabile Udc per la Famiglia, addirittura commenta il commento di Livia Turco. Il Ministro della Salute, sia pure con una cautela prossima al silenzio, ricorda che la cosiddetta pillola del giorno dopo è stata autorizzata dall’Agenzia Europea per il Farmaco e che “somiglia”, per composizione chimica, agli anticoncezionali. Santolini si indigna e attacca la premessa del discorso del Ministro: “non vi può essere l’idea, che si va pericolosamente affermando negli ultimi tempi, che la gravidanza inizi con l’impianto dell’embrione: ginecologia ed esperienza comune sono concordi infatti a farla risalire addirittura alla data dell’ultimo ciclo mestruale”. Non è chiaro a quale concordia tra ginecologi faccia riferimento Santolini, ma è verosimile che abbia fatto molta, molta confusione. La gravidanza coincide con l’avvio del processo di annidamento dell’embrione; prima si può parlare solo di un processo di fecondazione. L’ultima mestruazione serve a calcolare l’età gestazionale; età virtuale e che non coincide nel modo più assoluto con l’inizio della gravidanza. Sarebbe stato più onesto condannare il ricorso alla contraccezione d’emergenza, invece che improvvisare. Santolini incarna soltanto quell’esperienza comune che cita ma che non basta a fondare una opinione sensata. Meglio sarebbe tacere, piuttosto che parlare senza sapere.

(Papa e aborto: quelle reazioni quasi surreali, E Polis, 1 novembre 2007).

mercoledì 24 ottobre 2007

Audizione sulla Legge 40

Il mio auspicio è che una discussione sull’applicazione della legge 40 possa far ridare valore al merito dei problemi, alla forza delle evidenze, quando dimostrate e verificate, senza illusorie rassicurazioni di certezze aprioristiche, da qualunque parte esse vengano.
E non aggiungo altro. Tanto è chiaro no?

martedì 9 ottobre 2007

No drinking

Livia Turco interviene sul consumo di alcol da parte dei giovani (Alcol e giovani, alt della Turco. “Vietiamolo ai minorenni”, la Repubblica, 8 ottobre 2007):

Fino a 18 anni niente alcol. Non vuole fare la sceriffa, Livia Turco usa verbi come responsabilizzare e informare e coinvolgere perché sa che proibire e basta non salva: gli incidenti mortali per un bicchiere di troppo sono la prima causa di morte tra i giovani.
Ehm, ministro? La maggior parte degli incidenti cui fa riferimento avvengono in automobile. Per fare un incidente in automobile devi essere più grande di 18 anni (a meno che tu non sia trasportato, ma allora se sei sobrio e minorenne e chi guida è maggiorenne ed ubriaco siamo daccapo).
Poi c’è anche la storia del kit.

mercoledì 19 settembre 2007

Adottiamo gli embrioni (in quanto forme di vita potenziale)

Livia Turco (nella veste di Ministro della Salute) dichiara (Bioetica, Turco: sì ad adozione embrioni, hanno dignità umana, ApCom, 18 settembre 2007):

Io penso, e dicendolo spero di non suscitare scandali a sinistra, che possiamo pensare a rendere adottabili gli embrioni in esubero. Io riconosco dignità umana all’embrione. Dunque ho l’obbligo di trovare una risposta a chi mi chiede conto del destino di questa vita potenziale. Offrirla in adozione è un gesto, forse puramente simbolico, che attesta una posizione chiara.
Nessuno scandalo, magari qualche obiezione (e non a sinistra, ma da quanti hanno il dono del raziocinio). “Dignità umana” sta per “personalità morale e giuridica”? Pare di sì. Conseguenze? Ricadute giuridiche? Se c’è l’obbligo di trovare una risposta per la vita potenziale embrione, c’è anche l’obbligo di farlo per le altre forme di vita potenziale: chiedo che i miei ovociti possano essere adottati. Un gesto puramente simbolico, mica si fa sul serio. La buttiamo là, e poi torniamo a fare quanto abbiamo interrotto. Se ci fossero dubbi sulla natura effimera della proposta basta leggere poche righe più giù:
Quella di regalare ad altri un embrione che tu non puoi o non vuoi utilizzare […] mi sembra una buona idea, al di là della sua fattibilità reale.
Sulla legge 40:
Il ministro critica la legge 40 sulla fecondazione assistita: “A questa legge riconosco il merito di avere stabilito regole certe in un ambito in cui, prima, tutto era possibile. Detto questo, se mi si chiede un giudizio emotivo, dico che non mi piace. Perché sta rivelando tutti i suoi limiti. Da quando è stata varata […] la percentuale di successo degli interventi di fecondazione è diminuita e sono aumentati gli aborti spontanei, molti dovuti agli impianti plurimi. Trovo assolutamente crudele, perché rischioso per la salute della donna, l’obbligo dell’impianto di tutti gli embrioni prodotti. Un obbligo dettato dal divieto di congelarli o eliminarli”.
Lasciamo perdere le regole che prima non c’erano e la storia del Far-West. Un giudizio emotivo? Scusi, ma chi le chiede un giudizio emotivo? Ministro? Non ce ne frega molto del suo giudizio emotivo (con tutto il rispetto per la sua emotività). Cambi questa legge di merda! Ma se gli embrioni (l’ha detto poco prima) sono degni eccetera eccetera, è coerente non congelarli e non eliminarli. (A dirla tutta sarebbe coerente vietare del tutto la PMA.) Ministro?

giovedì 19 luglio 2007

Dialogo

(nataliedee.com Awkward work conversation 682, 10-08-04)

Livia Turco (Procreazione assistita. Turco: “Penso a tutto io”, l’Occidentale, 18 Luglio 2007):

Le linee guida le scriverò io e saranno condivise con le donne e con il Parlamento.
[…]
Non sono autorizzata a modificare una legge che ha avuto un percorso e una storia così particolare. Rivendico il rigore della relazione sulla legge 40 mandata al Parlamento e sulla legge non posso che auspicare una ripresa di dialogo e confronto su questo tema e il modo migliore per farlo è avere di fronte i dati di fatto.
[…]
Sarebbe anche giusto un luogo libero di confronto per le donne diversissime che hanno avuto modo di ragionare su questo tema.
(Se la legge avesse avuto un percorso ordinario invece? Dialogo su cosa? Confronto con chi? Ci risiamo: i lunedì al Ministero...).

Eugenia Roccella (Roccella: sulla Legge 40 apprezziamo disponibilità al dialogo della Turco, l’Occidentale, 19 Luglio 2007):
Apprezziamo la volontà di condivisione e di approfondimento avanzata dal Ministro Turco in merito all’aggiornamento del documento per l’applicazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
E riteniamo un passo significativo il fatto che vengano ascoltate associazioni di donne e chi ha esperienza sul campo.
(Va bene, va bene, dialoghiamo. Ma perché? Parliamo tanto per riempire un silenzio, oppure per rimediare a qualche lieve imperfezione di una legge o per confermarne il buon funzionamento? Forse pongo domande insensate).

lunedì 28 maggio 2007

I carabinieri della salute

Livia Turco a sostegno della proposta di ispezioni antispinello nelle scuole dichiara («Carabinieri anti-spinelli nelle scuole», Il Corriere della Sera, 28 maggio 2007):

Ho chiesto al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, di collaborare per inviare i Nas nei licei e negli istituti tecnici […]. È utile dare il via a verifiche in tutt’Italia, anche per senso di responsabilità verso le famiglie: le aule devono poter essere considerate luoghi sicuri.
[…]
È un’operazione di educazione alla salute, nel segno della prevenzione.
Educazione alla salute? Inviando i carabinieri nelle aule scolastiche? Educazione. Bah.

lunedì 7 maggio 2007

I lunedì al Ministero della Salute

In occasione della presentazione del libro curato da Paola Binetti Una storia tormentata. Il desiderio di maternità e di paternità nelle coppie sterili (Magi, 2007) Livia Turco ha dichiarato a proposito della legge 40 e della possibilità di riaprire il dialogo (Procreazione. Turco ‘presenta’ Binetti: legge 40, riparta dialogo “incontri al ministero ogni lunedì”; libro dell’esponente dl., DIRE, 3 maggio 2007):

Proviamoci. Vogliamo riprendere il dialogo, vogliamo ripartire? Allora dobbiamo individuare un luogo informale, non le commissioni parlamentari né quelle ministeriali, in cui discutere in modo libero, senza la preoccupazione dell’urgenza di un provvedimento, senza ideologie. Ma uno spazio ci deve essere. […] La legge 40? Sono terrorizzata nel parlarne, temo scoppi di nuovo la polemica, che nascano equivoci. […] Serve un luogo libero in cui ciascuno si metta in gioco per ripartire col dialogo. Serve una rottura di metodo. […] Decidiamo, mi piacerebbe un lunedì al mese, potremmo fare degli incontri, di donne, al ministero. Potremmo partire dai dati della relazione sull’attuazione della legge. Do la mia disponibilità.
Perfetto. Un bel gruppo di autocoscienza, ove l’unico spazio sarebbe quello delle lamentele perché di soluzioni nemmeno se ne parla. Se una coppia portatrice di una malattia genetica si presentasse un lunedì che cosa potrebbe ottenere? Una assoluzione per avere pensato di andare all’estero?

Sulle linee guida e sul loro fantomatico aggiornamento:
Si può scegliere la via burocratica. Ma è il modo migliore, più produttivo?
Non avrebbe potuto scegliere un aggettivo meno appropriato!

Sul libro di Paola Binetti:
Un libro importante, con una grande nettezza di pensiero, ma anche un atteggiamento forte di dialogo.
Aspettiamo di saperne di più per commentare la nettezze di pensiero e la disponibilità al dialogo.

lunedì 19 febbraio 2007

Parlare per luoghi comuni

Così il ministro Livia Turco commenta la possibilità per le donne di vendere ovuli a scopo di ricerca (Turco: vendita ovuli è mercificazione corpo, Ansa, 19 febbraio 2007):

È mercificazione, un orrore, serve un limite alla scienza.
Capisco le ragioni della scienza ma il fine non giustifica i mezzi. Qui siamo oltre il dibattito sulla liceità di sperimentare o no sugli embrioni. L’incentivo a vendere le ovaie introduce un elemento, la mercificazione del corpo umano che mi spaventa. Credo che la società debba porre limiti e opporsi al commercio e alla manipolazione di parti del corpo.
Sono molto sensibile alle sorti della ricerca e in Italia ci stiamo attivando nella giusta direzione incentivando la ricerca sulle cellule staminali adulte, un campo ancora inesplorato e potenzialmente molto fertile.
(Sull’uso degli embrioni sovrannumerari): Occorre affrontare con meno ipocrisia il problema. Forse è su questi che potrebbe essere applicata la ricerca. Se il loro destino è lasciarli deperire e buttarli via allora è meglio utilizzarli a fin di bene.
(I corsivi sono miei.)

giovedì 8 febbraio 2007

Competenze

Fecondazione: Turco, non mi compete e non modificherò legge 40, Roma, 7 feb. (Adnkronos Salute):

“Non modificherò la legge sulla fecondazione assistita. Non mi compete, non è nel programma di Governo”. Lo ribadisce, con “molta franchezza”, il ministro della Salute Livia Turco, nel corso della videochat sul portale del quotidiano ‘L’Unità’, rispondendo a diverse domande sulle difficoltà incontrate nel nostro Paese per sottoporsi alle tecniche di fecondazione assistita.

lunedì 15 gennaio 2007

Adotta un embrione, anche malato

L’Ufficio Stampa dell’Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII” rilascia un comunicato in data 13 gennaio 2007 dal titolo Primo embrione umano abbandonato accolto con successo.

Don Oreste Benzi ha rilasciato dallo Zambia la seguente dichiarazione:

Il nostro progetto di adozione degli embrioni umani abbandonati, in tre cicli diversi, ha sottratto dai congelatori spagnoli 8 piccoli cuccioli d’uomo ingiustamente prodotti in laboratorio, congelati e abbandonati dai loro genitori biologici.
7 di questi hanno potuto sperimentare il calore materno e l’amore di un papà solo per poche ore prima di salire al Cielo fra le braccia del Creatore con un nome, dato da chi li ha rigenerati nell’amore, che resterà loro per l’eternità.
Gioia grande per l’ottavo che invece sta crescendo nella pancia della nuova mamma adottiva.
È la prima volta che embrioni umani abbandonati vengono accolti non per avere un figlio ad ogni costo ma per dar loro una possibilità di vita e una famiglia che li ami per sempre.
Il nostro progetto prevede che tutti gli embrioni umani scongelati vengano trasferiti in utero, anche quelli considerati “non impiantabili”, cioè con meno del 50% di cellule vive, o col rischio di ammalarsi.
È un obbrobrio pensare di poterli usare per la ricerca, a maggior ragione ora che si sono trovate staminali simili nel liquido amniotico.
Facciamo appello al min. Livia Turco affinché dichiari subito adottabili i 2527 embrioni umani abbandonati in Italia, in attesa di una mamma e un papà, prima che per tanti di loro sia troppo tardi.
Ogni bimbo salvato è il sorriso di Dio sull’umanità.

Presidente Dell’Associazione Papa Giovanni XXIII
Don Oreste Benzi
(I corsivi sono miei.)

martedì 9 gennaio 2007

Sostituire una dipendenza con un’altra

A due anni di distanza dalla legge antifumo Sirchia il bilancio è positivo per i non fumatori, ma i fumatori sono ancora da redimere e comincia ad essere evidente che lo strumento legale lascia alquanto a desiderare.
Puntualizza Livia Turco (Fumo, soldi a chi smette, Panorama, 8 gennaio 2007):

La legge Sirchia […] ha ridotto i danni per i non fumatori. Purtroppo sui fumatori ha avuto solo l’effetto di far cambiare loro le abitudini. Se prima fumavano all’interno dei ristoranti o degli uffici ora lo fanno fuori.
E chi non si è imbattuto nelle scene patetiche di piccoli eserciti sotto la pioggia, che resistono al vento, che affrontano ogni intemperie per mantenere le dannose abitudini postprandiali?
Per questo, annuncia Turco, il ministero della Sanità ha intenzione di lanciare un piano a 360 gradi per la lotta contro il fumo: con incentivi alle aziende private che aiutino i propri dipendenti a smettere, sanzioni per chi si ostina a fumare sui luoghi di lavoro, esenzioni per i farmaci anti-fumo e le spese nei centri di tabagismo, campagne informative nelle scuole.
(L’etichetta proviene da w i fumatori)

martedì 19 dicembre 2006

Troppo anche per lo stupidario eutanasia

Livia Turco (Turco: cure adeguate possono indurre voglia vivere, ANSA, 19 dicembre 2006):

Una persona che non si trovi sola, che sia adeguatamente sostenuta, aiutata e ben curata, anche umanamente e psicologicamente, può voler continuare a vivere. Lo ha detto il ministro della Salute, Livia Turco, parlando con i giornalisti del caso Welby, durante la sua visita alla Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano.

Livia Turco ha chiesto di andare a trovare Welby “per capire se la qualità delle cure e il livello di assistenza, dovere che sento come ministro, sono adeguate.
Perché, in questa vicenda – ha detto – si è parlato poco dell’assistenza reale che egli ha, di quanto quella straordinaria donna che gli sta accanto è davvero aiutata. Ecco, a me, come ministro e come donna, interessa sapere questo. Per questo, che viene prima di ogni altra cosa, ho chiesto di andarlo a trovare”.

“E questo, se mi consentite – ha continuato il ministro – viene prima di ogni altra cosa. Perché sono convinta e resto convinta – ha detto in particolare il ministro – che una persona che non si trovi sola, che è sostenuta, che è aiutata, che ha cure adeguate, che ha il sostegno umano, psicologico...Beh insomma...”. Vorrebbe continuare a vivere?, suggerisce un cronista. “Sì. Sono convinta di questo”, ha risposto Turco. Ci andrà prima di Natale? “Non dipende da me – ha risposto il ministro. Io ho chiesto di andarlo a trovare, però lui è libero di accettare o di rifiutare”.
Menomale che almeno Welby sia libero di accettare o di rifiutare la visita gentilmente offerta.

domenica 17 dicembre 2006

Livia Turco: domande inevase

Domanda: È andata alla veglia dei radicali per Welby?

Risposta: «Sono stata molto vicina a Welby perché è una persona che mi ha molto coinvolta e che mi ha fatto riflettere. Spero di poterlo andare presto a trovare, so che non ci sono pregiudiziali da parte sua...»
(“Scelga il malato, non il medico”, la Stampa, 17 dicembre 2006. E chi ha mai ragionevolmente sostenuto che non dovrebbe essere il malato a scegliere?)
Sì, d’accordo, ma alla veglia c’è andata o non c’è andata? Non è mica difficile rispondere, né capire la domanda.
Quando mia nonna mi chiedeva di qualcosa che non mi andava a genio, io cambiavo le carte in tavola.
Domanda (di mia nonna): Hai studiato oggi pomeriggio?
Risposta: Ho messo in ordine la stanza.

lunedì 11 dicembre 2006

Rispettare la Costituzione

In un mondo migliore Gilberto Corbellini sarebbe Ministro della Sanità (mi asterrò dal dire cosa sarebbe invece, in quel mondo, il Ministro della Sanità effettivo); nel nostro si limita (tra le altre cose) a scrivere splendidi articoli per l’Unità, come questo («La Costituzione dà ragione a Welby», 11 dicembre 2006, p. 25), che mi prendo la libertà di riportare integralmente:

È incredibile l’inadeguatezza di alcuni ragionamenti che stanno alimentando la discussione pubblica, e creano una vera e propria Babele di punti di vista intorno e sulla richiesta di Piergiorgio Welby di interrompere l’assistenza artificiale alla respirazione ed essere lasciato morire senza soffrire. L’ultimo riguarda l’investitura da parte della ministra Turco del Consiglio Superiore della Sanità, chiamato a stabilire se si tratta di accanimento terapeutico. Il ministro e i consiglieri, che sembra stiano davvero istruendo l’improbabile parere, non sanno o fingono di non sapere la questione è già risolta.
Esiste una Costituzione vigente e delle sentenze passate in Cassazione. Queste, in soldoni, dicono, come dice persino il Codice di Deontologia Medica, che il medico nulla può fare senza il consenso del paziente. Addirittura sembra che tutti si siano dimenticati che quando era ministro della sanità un medico peraltro abbastanza all’antica e quindi con un’impostazione etico-giuridica paternalistica come Girolamo Sirchia, questi riconobbe che nel caso di una signora che rifiutava di farsi amputare una gamba e che di conseguenza sceglieva di morire, non poteva fare nulla. Questo significa che esiste la dottrina del consenso informato, che nei paesi più civili viene insegnata agli studenti di medicina dal primo anno. Ma che in Italia sembra cosa ancora esoterica, nonostante consegua logicamente dal diritto vigente. Talmente esoterica, che, per quanto abbia letto nella stampa in questi giorni, mi pare che nessuno l’ha tirata in ballo.
Si preferisce, perché tocca accenti emotivi e consente di lanciare anatemi a chi ha il riflesso condizionato dell’intolleranza, chiamare in causa l’eutanasia. Che in questo caso non c’entra niente. Come, se si analizza bene la questione, non c’entra l’accanimento terapeutico. Mi correggo. Si cerca di far passare l’idea che spetti al medico, o alla ministra o a un giudice di stabilire se Welby è vittima di un accanimento terapeutico.
Signori, guardate che Welby non è ancora privo di coscienza. Né qualcuno ha chiesto una perizia per stabilire se è capace o meno di intendere. Quindi, se si tratta o meno di accanimento spetta solo a lui di deciderlo! Che cosa potrà mai dire il Consiglio Superiore della Sanità? Al massimo può stabilire se il medico curante segue le linee di trattamento efficaci per quel caso clinico. Che sono standardizzate in base a criteri di buona pratica clinica. E la buona pratica clinica prevede che un giudizio medico di accanimento terapeutico entri in gioco solo se e quando il paziente non è cosciente. Per caso, il Consiglio Superiore se la sentirebbe di giudicare accanimenti gli interventi che Welby non vuole, ma che un altro paziente nelle sue stesse condizioni richiede? Allora che parere medico potrà mai dare?
Welby sta semplicemente chiedendo di interrompere un trattamento medico. E questo è un diritto costituzionalmente garantito! Nessuno «deve staccare qualche spina» – espressione retorica e priva di senso. È lui che dice basta! E il medico ha l’obbligo morale e legale di alleviare ogni sofferenza che possa conseguire da questa sua decisione libera e consapevole. Cioè di sedarlo. Quindi, si deve semplicemente stabilire se è logicamente, in base alle norme del diritto, e moralmente, in base a un’etica del rispetto della persona, ammissibile che Welby possa chiedere l’interruzione di un trattamento – la respirazione artificiale – che avrebbe potuto non farsi applicare se avesse esplicitamente ordinato al suo medico di non farlo nell’occasione della crisi respiratoria che portò alla trachesotomia. Perché, come è stato nel caso di Luca Coscioni, che non ha accettato di farsi trecheostomizzare, Welby avrebbe potuto evitare di trovarsi in questa condizione, se vi fosse stata una normativa decente sul testamento biologico. Ha senso l’asimmetria creata solo da un’incertezza del diritto, e che la logica o persino il banale buon senso riconoscono assurda? Ha senso, cioè è moralmente giusto, che Welby debba aspettare il momento in cui non potrà più deglutire, per impedire l’intervento di gastrostomia necessario per alimentarlo artificialmente, e che quindi sia costretto ad avere l’opportunità di lasciarsi morire di fame per affermare la sua libertà di scelta?
Questo sta chiedendo il radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, Welby, alle istituzioni di questo paese. Dando per scontata, perché Welby ne sa di più in materia di tanti che si fanno passare per esperti, la risposta. Come la considerano scontata quasi due italiani su tre. La sua domanda e la risposta che verrà data sollevano ulteriori riflessioni e implicano di affrontare tutti i problemi etico-giuridici creati dalla scelte mediche nella fasi finali della vita del paziente. È evidente che se chi deve rispondere a Welby non capisce di cosa si sta parlando, o fa finta di non capire, è inimmaginabile che si possa andare molto lontano nella discussione. Almeno, però, si abbia rispetto per Piergiorgio. E si diano risposte pertinenti. Soprattutto non si cerchi di aggirare il problema o di perder tempo. Nella manifesta speranza che nel frattempo il problema di estingua da solo.

mercoledì 6 dicembre 2006

Un tè con gli amici: Livia Turco farà visita a Piero Welby

Da la Repubblica, Livia Turco andrà da Welby. “Ma non si può staccare la spina”, 6 dicembre 2006:

Il ministro della Salute, Livia Turco, farà visita a Piergiorgio Welby. Lo ha annunciato a Corrado Augias, nel corso della trasmissione “le storie”, su Rai3. “Andrò a trovarlo”, ha detto la Turco. Ma subito ha ribadito: “Sono contraria però a staccare la spina”. Welby, secondo il ministro, “ci sta dando un grande messaggio, per questo voglio ringraziarlo”. Ma resta contraria a prevedere per legge la possibilità di privare un paziente della vita: “non credo che questo attenga all’esercizio della libertà personale”.
La richiesta di Welby, “la possono accogliere i medici – dice la Turco – sulla base del loro codice deontologico. Sarebbe molto grave una parola di un ministro su una vicenda di questo tipo, che attiene alla libertà personale, al rapporto fra medico e paziente, alla scienza e alla deontologia medica”. Al di là della vicenda di Welby “ci sono tante cose – continua il ministro – che si possono fare per promuovere la dignità delle persone in tutte le fasi della loro vita. Voglio andare a verificare come si muore oggi negli ospedali e nelle strutture sanitarie, fare in modo che le terapie anti-dolore così poco sviluppate diventino normalità e altrettanto le cure palliative. Proprio da Welby traggo la spinta umana ed etica a fare in modo che si possa morire con dignità in questo Paese”.
Le perplessità rispetto alle dichiarazioni di Livia Turco sono molteplici.
Omettendo la mia personale confusione provocata dalla visita annunciata (fossi Welby non ci terrei proprio a questa visita; anzi, quasi la giudicherei inopportuna), mi sembra poco pertinente l’espressione del parere soggettivo e individuale sulla possibilità di staccare la spina. I “secondo me”, libere espressioni del proprio pensiero (prima che qualcuno mi obietti “e che vuoi tapparle la bocca? proprio tu che osanni la libertà?” anticipo la mia difesa: “certo che no, ma mi aspetterei qualcosa in più da un uomo politico, altrimenti potremmo riportare tutti i pareri di tutti i possibili cittadini e stilare un elenco prolisso e poco utile di pareri”), rischiano in questa circostanza di trasformarsi in affermazioni sprovviste di solide giustificazioni. Innanzi tutto, quali sarebbero le ragioni per opporsi alla richiesta di Welby? E ancora, perché la sua richiesta non potrebbe rientrare nell’esercizio della libertà personale? Se la libertà personale esiste, quali sono le circostanze che estromettono la volontà (di morire) di Welby dal dominio della sua libertà personale?
La richiesta di Welby non la possono accogliere i medici senza rischiare di trovarsi in un procedimento penale per omicidio del consenziente. Almeno se la accolgono alla luce del sole. Ma che cosa stiamo suggerendo? Forse di agire in clandestinità? Oggi, la vicenda Welby è pubblica, politica e scottante.
In quanto pubblica e politica meriterebbe una risposta pubblica e politica. Senza sotterfugi o ipocrisie.
Va benissimo promuovere la dignità delle persone (a patto di ascoltare da loro cosa sia degno oppure no per loro stessi) e incentivare le terapie del dolore e le cure palliative e verificare le condizioni degli ospedali e delle strutture sanitarie. Va benissimo. Ma che cosa diavolo c’entra?
Sembra magnanimo e di animo nobile essere contrari “a prevedere per legge la possibilità di privare un paziente della vita”. Come potremmo definire, però, la privazione per legge dell’autodeterminazione e l’imposizione di sofferenze insopportabili? Il diniego di mettere fine a quelle sofferenze? Come?

lunedì 4 dicembre 2006

Stupidario eutanasia 14

Luca Volontè (a commento della istituzione di una commissione sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignità del fine vita, Italia. Si insedia la Commissione sulla dignità del fine vita, Vivere & Morire, 4 dicembre 2006), paventa il rischio di una

tentazione totalitaria. Al ministro Turco Livia è bastato l’annuncio dello sciopero della fame della sua collega Bonino per istituire una commissione di stato per la “fine della vita”. I laicisti tacciono sui pericoli di un governo che si arroga il potere di decidere quale vita valga la pena di essere vissuta. A noi non sfugge la tentazione totalitaria del ministro Turco.
Né il governo né lo stato possono arrogarsi il giudizio sulla vita umana. Ma evidentemente alla Turco interessa più blindare i suoi fan di sinistra estrema, dopo lo smacco al Senato sulla tossicodipendenza.
[Ricorda poi l’impegno del presidente del consiglio, Romano Prodi] a favore della vita umana fin dal concepimento [e lo sollecita a] vietare i fondi alla commissione eugenetica della Turco ed a richiamare la Bonino ai suoi doveri.
Bonino scioperi contro il fallimento della sua opera europea dopo la debacle delle direzioni e lasci perdere l’eutanasia. Bonino, Salvi e Marino dimostrano chiaramente di voler introdurre l’eutanasia. Morte di stato anticipata dalla Commissione Turco.
(Correndo il rischio di essere ripetitivi: 1. Una eventuale legalizzazione dell’eutanasia non significa che lo Stato compila un elenco di persone da eliminare. 2. La scelta è affidata alle singole persone. 3. È totalitario, piuttosto, imporre a tutti di vivere anche quando non lo desiderano perché afflitti da una malattia inguaribile e dolorosa. 4. Il richiamo all’eugenetica è sbagliato da innumerevoli punti di vista. 5. Non si tratta di Morte di Stato, bensì di riconsegnare a ciascuno le decisioni relative alla propria vita, morte compresa. 6. Volontè sembra essersi fermato alle elementari o al periodo del servizio militare anteponendo il cognome al nome del suo oggetto polemico...)