lunedì 15 maggio 2006

Marcello Pera sui Pacs e altre amenità

L’ex presidente del Senato Marcello Pera non perde occasione per dare man forte al suo collega di pensiero Joseph Ratzinger. Collega di pensiero e di professione, quasi; eh, sì, perché il Papa invita i politici a riflettere (per usare un eufemismo) sui Pacs (Pera: «I Pacs sono fuori dalla Costituzione», Il Giornale, 15 maggio 2006).

“È un gran bene per tutti che il Papa ripeta i punti fermi del cristianesimo. Lo è per i non credenti, perché molti laicisti giocano con la nostra tradizione senza avvedersi del male che fanno disgregando i fondamenti della nostra società.”

Novello Joseph De Maistre (deve proprio avere simpatia per questo nome), Pera si attacca alla tradizione. È facile mettere in dubbio il valore intrinseco della tradizione, che possiede come unico carattere indiscutibile quello di legarsi al passato. Se esiste un valore morale oppure no, è tutto da decidere. Anche gli schiavisti potevano richiamarsi alla tradizione per contestare la rivendicazione dei diritti di tutti gli uomini, per affermare che gli schiavi erano schiavi e non uomini. “La tradizione ci ha insegnato che ci sono gli schiavi e i padroni, e questa è cosa buona e giusta”, secondo l’opinione di un latifondista del Mississippi, proprietario di terre e uomini (pardon, schiavi). Chi afferma il contrario o insinua dubbi attacca la tradizione, minaccia i valori, smuove le acque e le intorbida. È un attaccabrighe senza coscienza morale che intende disgregare i fondamenti della società (sic).

“C’è gente che pensa ancora che essere liberali significhi avere posizioni diverse o opposte a quelle cristiane, oppure che essere liberali dispensi dall’assumere responsabilità nuove di fronte alle sfide nuove. Ma la voce del Papa è utile anche per i cristiani credenti, spesso anch’essi stanchi, privi di coraggio, incerti, come si è visto dalle reazioni di silenzio attonito alle dichiarazioni sconcertanti e devastanti di quell’alto prelato (Carlo Maria Martini, NdR) che pensa che, in tema di bioetica, non esistano più i princìpi, ma tutto si giochi, gesuiticamente, caso per caso, provetta per provetta, centimetro per centimetro, eccezione per eccezione. Come se l’etica, in particolare quella cristiana, non avesse alcuni valori di base, la dignità della persona, la vita, la famiglia, il matrimonio, ma dipendesse da un prontuario da adattare alle circostanze dei pazienti. Grazie ancora al Papa che ci ricorda che è vero il contrario: che se non hai princìpi, neppure i singoli casi possono essere affrontati»”.

Senza addentrarmi in una discussione metaetica, ricorderei soltanto che la dignità della persona è un valore piuttosto universale e non cristiano; che la ‘vita’ non significa nulla (sacralità della vita, qualità della vita, vita personale, vita biologica?); che la famiglia non è un valore ma un assetto sociale (peraltro non necessariamente il migliore) e che il matrimonio è un contratto legale.
A proposito del rapporto tra liberalità e cristianesimo, appare una caricatura la descrizione periana del liberale, Bastian contrario a tutti i costi, che critica le posizioni cristiane. Non c’è un rapporto di necessaria opposizione; ma non ci dovrebbe essere nemmeno un rapporto di pedissequo consenso. Quasi che ci si trovasse di fronte a dio…

“(Domanda) Il centrosinistra risponde che è compito dello Stato tutelare tutti i cittadini, anche quelli che cattolici non sono. Le sembra una risposta sufficientemente laica?
«Mi sembra una risposta banalmente laica. E così ovvia che non dice niente. Il nostro Stato tutela anche chi professasse la religione che consente la bigamia? O della religione che acconsentisse alle mutilazioni sessuali? O della religione che esaltasse il martirio dei kamikaze? Il nostro Stato è democratico e liberale perché ammette la più ampia tolleranza sostenibile con la coesione della società e l’identità del popolo. Ma questo non significa che è a-religioso. Basti pensare che il fondamento della democrazia è l’uguaglianza e che alla base dell’uguaglianza noi mettiamo la pari dignità di ciascuna persona, una concezione tipicamente cristiana, non greca o romana o islamica. I laicisti del centrosinistra scappano sempre di fronte a queste evidenze; fanno finta di non essere mai andati a scuola».”

Il nostro Stato dovrebbe essere laico, non a(trattino)religioso. Laico. L’uguaglianza una concezione tipicamente cristiana? Anche fosse, non basta a imbrigliare lo Stato in un morso religioso. Quanto agli illuminanti esempi sul rispetto di chi cattolico non è, è assolutamente doveroso distinguere gli aspetti meramente religiosi (o ideologici) da quelli di altro genere. La mutilazione sessuale o il martirio dei kamikaze esula da una questione esclusivamente religiosa, per quanto ne origini. Un paese civile, allora, deve tutelare le eventuali derive che costituiscono una violazione dei diritti, questi sì, alla salute, all’integrità etc.

“Secondo la nostra Costituzione la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio. La parola “naturale” è una pietra: sta a significare che c’è prima e indipendentemente dal riconoscimento dello Stato, come i diritti fondamentali che sono “riconosciuti” e non semplicemente garantiti e costruiti dalla legislazione.”

E che ne pensa Pera della riforma della Costituzione proposta dai suoi amici politici? In quel caso non ha invocato l’intangibilità della Carta Costituzionale. Perché lo fa adesso? Invocare il ‘naturale’, poi, come garanzia di un valore assoluto e universale è davvero grottesco. La famiglia sarebbe naturale? In che senso?

“Sfido chiunque a dire che questa non sia dottrina cristiana, e mi piacerebbe capire quali contorcimenti concettuali si devono impiegare per dire che i Pacs, in particolare omosessuali, sono previsti dalla Costituzione.”

Potrebbero forse, che so io, rientrare nella sacrosanta indifferenza di genere rispetto ai diritti fondamentali? O nel diritto di libertà? Che gli avranno mai fatto gli omosessuali a Marcello Pera? Tirato i capelli a scuola?

“(Domanda) Non ci sono dubbi però che esistano rapporti patrimoniali e diritti soggettivi che devono essere regolati. O no?
«Non ho dubbi neppure io. E infatti c’è una gamma di diritti soggettivi che già sono riconosciuti o che si possono riconoscere. Ma non è tutto così semplice. Se io mi sposo e ho un figlio e poi cambio costumi sessuali, mia moglie e i miei figli avranno meno diritti del mio nuovo partner? Problemi analoghi valgono per le unioni di fatto eterosessuali».

Quali sarebbero questi diritti soggettivi? Non è assolutamente chiaro cosa Pera intenda poi con la domanda retorica che segue. E nemmeno quali siano i problemi analoghi.

(Su Prodi e l’Unione) “Penso che farebbe bene il presidente Prodi, quando verrà in Parlamento a chiedere la fiducia sul suo programma, a glissare su questi punti. Se toccasse i problemi bioetici, scoprirebbe che la sua è la coperta del soldato. Lo stesso se si mettesse seriamente a parlare di politica estera, di missioni internazionali dell’Italia, del ruolo dell’Europa.”

Si sprecherebbero meno parole dicendo che Prodi dovrebbe limitarsi ad intrecciare ghirlande, e tacere. Che gli è rimasto infatti? Il Concordato? L’insegnamento della religione nelle scuole?

“… difendo da tempo la posizione del conservatorismo liberale. I diritti di libertà vanno bene finché non toccano i fondamenti della tradizione, perché, toccata la tradizione, è toccata anche la base della nostra libertà. Ed è toccata anche la nostra identità, che invece deve essere difesa, soprattutto in un periodo di immigrazioni crescenti, denatalità, fanatismo e terrorismo islamico. Dunque, nel senso che le dico, il tradizionalismo non è da “bollare”, ma da difendere».”

Toccata la tradizione è toccata la base della nostra libertà? E intaccata la dignità? Se la tradizione fosse stata intoccabile, nessun progresso sarebbe stato possibile. E sono ben disposta ad ascoltare le ragioni per cui l’abolizione della schiavitù, ad esempio, non costituirebbe un progresso (di contro la tradizione schiavista profondamente radicata).

“(Domanda) Lei ha lanciato il Comitato per l’Occidente, che è stato registrato come una delle poche novità della campagna elettorale dalla stampa straniera. Continuerete a fare politica o si è esaurita con le elezioni e la sconfitta di misura quella che nel Pci chiamerebbero la vostra forza propulsiva?
«Nessuno di noi ha mai detto e pensato che il Manifesto per l’Occidente fosse un espediente elettorale. Continueremo perciò a tenerlo in vita, a diffonderlo e a difenderlo, sia in Italia che in Europa, dove ha avuto vasta accoglienza, e lo faremo tanto più adesso che, con la vittoria del centrosinistra, i contenuti di quel Manifesto sono a rischio».”

A quando il Comitato di quelli alti 1 metro e 72? O di quelli con l’apparecchio ai denti o l’apparecchio acustico? Il Manifesto per l’Occidente è davvero un documento imbarazzante, vergognoso. Stupido.

2 commenti:

Maria José ha detto...

" Ma la voce del Papa è utile anche per i cristiani credenti, spesso anch’essi stanchi, privi di coraggio, incerti, come si è visto dalle reazioni di silenzio attonito alle dichiarazioni sconcertanti e devastanti di quell’alto prelato (Carlo Maria Martini, NdR)"
Bene, l'ineffabile Pera si sente in diritto, lui non-credente, di impartire lezioni su come interpretare le parole del Papa ad un monsignore.

Un monsignore anche un tantinello più attrezzato di lui intellettualmente.

MJ

Anonimo ha detto...

Giusto in un frutteto starebbe bene.

Chiara