domenica 2 luglio 2006

Gianluca Pessotto: una caricatura di suicidio

Il suicido è sempre tragico, è una scelta drammatica, definitiva (sì, d’accordo alcuni sono dimostrativi, ma è pur sempre un modo drammatico di dimostrare, perché potresti urlare, assestare un calcio negli stinchi di qualcuno, fare resistenza passiva oppure lo sciopero della fame. E invece ti ammazzi, dimostrativamente, magari prendi qualche precauzione per non rimanerci secco ma è sempre un gran bel rischio per una dimostrazione…). Chi non evoca quasi come riflesso condizionato il giovane Werther o Foscolo (poveretto, quante gliene abbiamo dette durante gli anni della scuola) o Catone o esempi più recenti e intrisi comunque di tragicità. Gesti che impongono il silenzio, e anche il rispetto. Addirittura se ad uccidersi è qualcuno che non ci era simpatico o che disprezzavamo o giudicavamo meschino.
Anche il suicidio in massa dei lemmings costringe ad una reazione composta e riguardosa...
Tutto questo non accade invece nel caso del (tentato? dimostrativo?) suicidio di Gianluca Pessotto.
Perché mai?
Il mondo del calcio, l’insopportabile metacalcio onnipresente e insipido, lo scandalo delle tangenti, corruzioni, intercettazioni e compravendita degli arbitri, ebbene, tutto questo ha trasformato una tragedia umana in una farsa. In una caricatura di una scelta drammatica.
La Juventus e il gran baraccone che la circonda sono riusciti a colorare di mille colori il volo dal terzo piano dell’ex giocatore: una pagliacciata. Spazzando via il dolore, e soppiantandolo con un sorriso amaro e astioso.
Quanto all’aspetto più sacro del gesto autodistruttivo, rimando al bel post di Malvino.

2 commenti:

xlthlx ha detto...

per la cronaca, il suicidio dei lemmings e' una leggenda metropolitana, thanks to disney.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lemmings

Re Censore ha detto...

C'è qualcosa di stonato in questo commento. Per carità, nessun perbenismo. Però qui si confondono i piani: un conto è il gesto di Pessotto, le cui conseguenze sono drammaticamente gravi e le cui ragioni non ci è dato sapere; un conto è l'inevitabile clamore mediatico che, per forza di cose, si intreccia con la vicenda di Moggi and C. E allora? Su Moggi che piange in diretta, diciamo pure che è una farsa, una pagliacciata. Dirlo del tuffo di Pessotto da un terzo piano, mi sembra un po' di cattivo gusto. Tutto quello che sappiamo è che il ragazzo ha rischiato e rischia di restarci secco, il che non mi sembra un dettaglio così marginale. Capisco che dobbiamo elaborare certi eventi, ma a volte il silenzio è d'oro e aiuta a meditare meglio. Dobbiamo proprio avere un'opinione su tutto? Perché dobbiamo crederci per forza spettatori e che tutto, persino un suicidio, sia una specie di performance recitata a piacere (o dispiacere) del pubblico?