giovedì 26 luglio 2007

Fine delle trasmissioni

Mauro Cozzoli, monsignore, ordinario di teologia morale alla Pontificia università Lateranense (Funerali religiosi per Nuvoli. Mons. Sgreccia: è stata una scelta giusta, Korazym, 26 luglio 2007):

Nel caso di Welby ci troviamo di fronte a eutanasia attiva, dal momento che un medico ha aiutato un paziente a morire. Nel caso di Nuvoli si tratta, invece, di eutanasia passiva dovuta alla sospensione degli alimenti al paziente. Entrambe le forme sono da considerarsi moralmente inaccettabili, perché la vita umana non è una cosa di cui disporre e di cui disfarsi quando non risponde più alle attese riposte in essa.
(Non si sa se e quando riprenderanno.)

5 commenti:

Filter ha detto...

Il parroco dice una cosa, Cozzoli un'altra, Sgreccia un'altra ancora... D'altra parte, è difficile attendersi compattezza da una religione dove persino Dio sente il bisogno di dividersi in tre persone diverse.

Chiara Lalli ha detto...

Proprio sulla trinità esprimevo poco addietro le mie perplessità. Ma ci sarebbe anche la transustantazione o la stessa denotazione di dio. Mistero della fede, ti dicono, o credi o non credi - per mettere a tacere domande scomode o obiezioni demolitive. Mistero della fede, non insultarlo con il tentativo blasfemo di capire. Affari loro, se non fosse che si pretende di usare lo stesso giochetto su tutti gli argomenti. Nessuna preoccupazione per le incoerenze (non solo tra i diversi rappresentati, ma all'interno dello stesso ragionamento della stessa persona), nessuna attenzione ad eventuali domande, nessuna motivazioni delle loro apodittiche verità: è così, basta. Questo si fa, questo no. Perché? Mistero della fede... Sembra quasi quando i bambini cominciano a domandare: "Mamma, mamma come nascono i bambini?", e dopo un farfugliare risposte incomplete, insoddisfacenti e alternate a silenzi interrotti dal reiterare della domanda, la mamma taglia corto: "Li porta la cicogna!". Ah, allora è tutto chiaro.

Catone il censore ha detto...

Forse ora il nostro Parlamento legifererà per la creazione del testamento biologico.
Siamo nel 2007 ma già trentatrè anni fa il problema della dolce morte era stato affrontato (seriamente e professionalmente) da un folto gruppo di personalità della scienza e della cultura (compresi alcuni Premi Nobel) che redassero il primo Manifesto sull'Eutanasia.

"È immorale - vi si afferma - tollerare, accettare o imporre la sofferenza. Crediamo nel valore e nella dignità dell'individuo; ciò implica che lo si tratti con rispetto e lo si lasci libero di decidere ragionevolmente della propria sorte […]. In altri termini bisogna fornire il mezzo di morire "dolcemente, facilmente" a quanti sono afflitti da un male incurabile o da lesioni irrimediabili, giunti all'ultimo stadio. Non può esservi eutanasia umanitaria all'infuori di quella che provoca una morte rapida e indolore ed è considerata come un beneficio dell'interessato. È crudele e barbaro esigere che una persona venga mantenuta in vita contro il suo volere e che le si rifiuti l'auspicata liberazione quando ha perduto qualsiasi dignità, bellezza, significato, prospettiva di avvenire. La sofferenza inutile è un male che dovrebbe essere evitato nelle società civilizzate […]. Ogni individuo ha il diritto di vivere con dignità, ha anche il diritto di morire con dignità" (The Humanist, luglio 1974).

restodelmondo ha detto...

Chiara: Se può consolare, il trucchetto di applicare il "mistero della fede" per non farsi domande sull'universo dà fastidio anche a un po' di credenti. Dietrich Bonhoeffer lo chiamava "Dio tappabuchi", se non sbaglio: e non era un attestato di stima.

E poi, la pretesa che la tua fede debba essere (anzi: non possa che essere) condivisa da tutti, fin nei dettagli. Brr. E, mi scuso per l'argomentazione poco fine: che idioti.

Anonimo ha detto...

Nel caso di Pinochet ci si trova di fronte a un boia assassino, ma visto che andava a messa la domenica si può anche seppellirlo cristianamente!