sabato 28 luglio 2007

Il papa, l’evoluzione e il senso della vita

L’agenzia Zenit riporta alcune considerazioni di Benedetto XVI sull’evoluzione, in risposta a una domanda durante un incontro con 400 presbiteri tenuto il 24 luglio ad Auronzo, nelle Dolomiti («L’evoluzione non dà una risposta a tutte le domande dell’uomo, riconosce il Papa», 27 luglio 2007; le parole del papa si possono leggere anche su Avvenire, in una versione più estesa in cui si trova un riferimento al discorso di Ratisbona – che aggiungo qui tra parentesi quadrate – e in cui sono presenti anche alcune considerazioni finali sul tema del dolore, che invece ometto).

il grande problema è che se Dio non c’è e non è il Creatore anche della mia vita, in realtà la vita è un semplice pezzo dell’evoluzione, nient’altro, non ha senso di per sé stessa. Ma io devo invece cercare di mettere senso in questo pezzo di essere.
È difficile capire perché la vita dovrebbe essere priva di senso se non ci fosse un creatore. Anche se sono stato creato per caso, ci sono, e sono libero di volere. La mia libertà può venire frustrata, è vero, ma questo non determina un’assenza totale di senso: perché la mia vita ha senso proprio nella misura in cui sono capace di esaudire i miei desideri e i miei progetti.
Vedo attualmente in Germania, ma anche negli Stati Uniti, un dibattito abbastanza accanito tra il cosiddetto creazionismo e l’evoluzionismo, presentati come fossero alternative che si escludono: chi crede nel Creatore non potrebbe pensare all’evoluzione e chi invece afferma l’evoluzione dovrebbe escludere Dio. Questa contrapposizione è un’assurdità, perché da una parte ci sono tante prove scientifiche in favore di un’evoluzione che appare come una realtà che dobbiamo vedere e che arricchisce la nostra conoscenza della vita e dell’essere come tale.
L’apertura del papa in favore dell’evoluzione è più apparente che reale, e non dovrebbe perciò venire sopravvalutata: alla luce di dichiarazioni precedenti, non c’è dubbio che Ratzinger si riferisca qui non alla teoria neo-darwiniana dell’evoluzione ma al fatto della discendenza comune di tutti gli esseri viventi, e dunque all’origine delle specie da specie più antiche. Anche se di fronte al creazionismo estremista e becero di alcuni integralisti, le parole del papa rappresentano comunque un piccolo segno positivo.
Ma la dottrina dell’evoluzione non risponde a tutti i quesiti e non risponde soprattutto al grande quesito filosofico: da dove viene tutto? e come il tutto prende un cammino che arriva finalmente all’uomo?
Se è vero che la teoria dell’evoluzione, in quanto appartenente al dominio delle scienze biologiche, non può effettivamente rispondere alla domanda sull’origine del tutto (a cui potranno forse dare una risposta piuttosto la fisica e la cosmologia), è però anche vero che essa è invece perfettamente in grado di rispondere al secondo quesito di Ratzinger: «il tutto prende un cammino che arriva finalmente all’uomo» grazie al caso – le mutazioni – e alla necessità – la selezione naturale.
Mi sembra molto importante[, questo volevo dire anche a Ratisbona nella mia lezione,] che la ragione si apra di più, che veda sì questi dati, ma che veda anche che non sono sufficienti per spiegare tutta la realtà. Non è sufficiente, la nostra ragione è più ampia e può vedere anche che la ragione nostra non è in fondo qualcosa di irrazionale, un prodotto della irrazionalità, ma che la ragione precede tutto, la ragione creatrice, e che noi siamo realmente il riflesso della ragione creatrice. Siamo pensati e voluti e, quindi, c’è una idea che mi precede, un senso che mi precede e che devo scoprire, seguire e che dà finalmente significato alla mia vita.
La ragione umana non è «in fondo qualcosa di irrazionale», proprio perché non è affatto un «prodotto della irrazionalità». La selezione naturale elimina in continuazione tutto ciò che comporta una corrispondenza inadeguata tra la coscienza di un animale e il mondo esterno. Una scimmia, per esempio, che non riesca a valutare correttamente la distanza dal prossimo albero, ben difficilmente sopravviverà abbastanza a lungo da lasciare una discendenza, proprio come il folle che crede di poter volare e si lancia perciò da una torre.

9 commenti:

Angelita ha detto...

Poi bisognerebbe capire perché la vita acquisterebbe senso una volta che ci fosse un creatore. Qualche filosofo potrebbe spiegare che o il senso è nella vita, o non glielo si può appiccicare dall'esterno.

capemaster ha detto...

il bello, a mio parere, è che in questo rafforza l'idea che la religione (ovviamente la cattolica che ha il pisello più lungo di tutte le altre) ha tutte le risposte.
Poi poco importa se le spiegazioni siano completamente irrazionali.

Ben più grave è questa esclusione di chi non crede. Si è al di fuori delle leggi universali e quindi indegni e amorali. Com'è che dice? Scintille di verità?

Che saccente.

ILLAICISTA ha detto...

@Capemaster
La chiesa cattolica è saccente per definizione, no?

Joe Silver ha detto...

Anche se sono stato creato per caso, ci sono, e sono libero di volere. La mia libertà può venire frustrata [...]

Non sono per niente d'accordo: la mia libertà sarebbe molto più frustrata dall'esistenza di un creatore antropomorfo e dispotico e giudicante.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Su cosa non sei d'accordo, esattamente? "Creato per caso" non significa creato da Dio.

Marco F ha detto...

Le religioni (almeno quelle rivelate) danno senso alla vita in quanto portatrici di un messaggio trascendente. Cioè che la vita vale solo in quanto c'è "qualcosa" al di là del sensibile; che sia dio o qualcos'altro, poco importa. Questo papa non fa altro che invocare una "ragione" che si costruisce da solo per dire che la SUA ragione è meglio, perché più estesa, di quella che riesce ad afferrare il mondo sensibile. Proprio perché la SUA ragione afferra anche il trascendente, è meglio. Il fatto che il trascendente lo veda o lo percepisca solo lui (o meglio, sia un ente percepito singolarmente - e chi non ne è in grado , si fotta) non lo sfiora neppure. Un po' come l'etica religiosa, o meglio cattolica, che dev'essere diffusa e presente in tutto il Paese, anche se alcuni non sono d'accordo. In breve, l'assolutizzazione del puramente personale. In fondo, è solo il papa, mica un premio Nobel..

Marco

Joe Silver ha detto...

Non sono d'accordo - o meglio non capisco perché - la libertà può venire frustrata, come dici, dal fatto di venire dal caso.

In effetti poco più sopra dici:
"Anche se sono stato creato per caso, ci sono, e sono libero di volere."

Quindi la libertà c'è comunque. Un po' meno, forse, se si crede che del proprio operato si debba tener conto, dopo...

Joe Silver ha detto...

...si debba dar conto a Qualcuno, intendevo.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ah, ho capito, c'è un piccolo equivoco, dovuto al fatto che sono stato troppo ellittico. Quando scrivo "La mia libertà può essere frustrata" non intendo direttamente "frustrata dal fatto di venire dal caso", ma dal fatto che non posso realisticamente ottenere la soddisfazione di tutti i miei desideri (che il credente, con la fede nell'aldilà, pensa invece di poter raggiungere – una volta eliminati quelli peccaminosi, è ovvio).