mercoledì 26 novembre 2008

La famiglia nel Codice Napoleone

Art. 148 – Il figlio che non è giunto all’età di venticinque anni compiti, la figlia che non ha compito gli anni ventuno, non possono contrarre matrimonio senza il consenso del padre e della madre; in caso che siano discordi, il consenso del padre è sufficiente [...].

Art. 151 – I figli di famiglia giunti alla maggiore età, determinata dall’articolo 148, sono tenuti prima di contrarre matrimonio a chiedere con un atto rispettoso e formale il consiglio del padre e della madre loro [...].

Art. 152 – Dopo la maggiore età determinata dall’articolo 148 fino all’età dei trent’anni compiti per i maschi, e degli anni venticinque compiti per le femmine, l’atto rispettoso prescritto dall’articolo precedente, se non sarà susseguito dal consenso per il matrimonio, dovrà rinnovarsi altre due volte di mese in mese, e scaduto un mese dopo il terzo atto, si potrà procedere alla celebrazione del matrimonio.

Art. 214 – La moglie è obbligata ad abitare col marito, e a seguitarlo ovunque egli crede opportuno di stabilire la sua residenza [...].

Art. 215 – La moglie non può stare in giudizio senza l’autorizzazione del marito, quand’anche ella esercitasse pubblicamente la mercatura, o non fosse in comunione o fosse separata di beni [...].

Art. 217 – La donna, ancorché non sia in comunione e sia separata di beni, non può donare, alienare, ipotecare, acquistare, a titolo gratuito od oneroso, senza che il marito concorra nell’atto, o presti il consenso per iscritto.

(Così, riflessioni intorno alla famiglia.)

9 commenti:

Ivo Silvestro ha detto...

Sempre interessante leggere queste cose.
Il Codine Napoleone fu molto restrittivo, più restrittivo di quelli che lo precedettero.
Curiosamente, la Chiesa non fu sempre dalla parte del torto: i tribunali ecclesiastici in diverse occasioni si mossero verso la tutela della donna abbandonata dal marito e quella delle giovani coppie che volevano sposarsi nonostante il rifiuto dei genitori.

Consiglio la lettura di questo bel libro: Daniela Lombardi, Storia del matrimonio. Il Mulino.

Ivo Silvestro ha detto...

"dalla parte del torto" si riferisce a posizioni che oggi reputiamo ovvie, come il diritto delle persone a sposarsi senza l'autorizzazione dei genitori.

tycooko ha detto...

Nuntio vobis gaudium magnum: l'omo-transfobico blog a favore della terapia riparativa "Nessuno nasce gay", creato più di un anno fa dal saccente e sedicente etero Veritas79, ha appena chiuso i battenti. Un disadattato in meno.

Anonimo ha detto...

Questo post è creativo ed estemporaneo. Napoleone fu addirittura scomunicato dalla Chiesa Cattolica, si fece turco (non si sa se si fece allo scopo circoncidere, faccenduola pesante per un adulto in un'epoca priva di antibiotici) pur di raccogliere appoggi dalla Sublime Porta e dai vari bey e dey musulmani.

E allora, cosa c'entra? Vuoi forse sottolineare quale era la condizione familiare e femminile nei 'vecchi tempi' in cui la Chiesa 'dominava' la vita sociale? Mi sa che hai sbagliato mezzo e obbiettivo. Napoleone fu nemico della Chiesa Cattolica, e in quei tempi la stessa Chiesa era uno Stato sovrano attaccato da più parti.
Gli unici che 'dominavano' il mondo erano gli inglesi, anglicani e anti-papisti, che non ammettevano i cattolici neanche ai livelli più alti delle carriere governative.

La condizione familiare e femminile che traspare dagli articoli che citi è piuttosto il riflesso di una diffusa concezione umana dell'intera epoca, frutto della sottomissione millenaria della donna all'uomo e dei figli ai genitori. Concetto che risale alle prime famiglie di Australopitecus afarensis dell'Africa orientale, circa 4 milioni di anni fa.

Anzi, la Chiesa cattolica, la sua religione, le parole di Gesù, hanno ribaltato questa vecchia concezione, liberando i figli dal potere dei genitori (leggetevi S.Paolo), liberando la donna dalla condizione di schiava domestica e sessuale e dandole dignità e rispetto nella condizione matrimoniale (anche qui invito ad uno studio accurato di quella che era la condizione femminile prima del Critianesimo, e di come è cambiata nelle comunità cristiane).

Gesù risorto sceglie di apparire alle donne prima che agli uomini, il leggio per le scritture nelle Chiese cattoliche è alla destra di chi officia perchè in quella ala sedevano le donne, prime e dirette beneficiarie della parola di Dio. Solo per citare due cosette a braccio.

Il codice Napoleone era anzi il frutto del lavoro dei primi giuristi positivistici dell'epoca che ritennero la codificazione il trionfo della ragione giuridica di stampo illuminista in grado di trasfondere il diritto naturale e consuetudinario nei codici, plasmando i principi, fumosi e generici, del diritto precedente, rinnovandoli nella nuova concezione razionalista, anticlericale.

AnnaMaria

Ivo Silvestro ha detto...

@AnnaMaria: Ho letto S.Paolo, e secondo quel che ha scritto ai Corinzi, né tu né Chiara avreste diritto di parola qui sul blog, essendo uno spazio pubblico assimilabile all'assemblea: «Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.» (Cor1 14,34-35)

Cito questo passaggio non per sostenere che la chiesa sia la causa di tutti i mali: non mi interessa e non credo sia vero. Ma non è neppure la causa di tutte le cose positive che ci sono e, anzi, a ben guardare, non esiste una cosa come "la chiesa".
Su alcune cose è stata dalla parte della ragione, altre volte da quella del torto (dove torto e ragione intendo l'attuale opinione sullo status delle donne ecc.).

fabio ha detto...

Annamaria:
"....il leggio per le scritture nelle Chiese cattoliche è alla destra (cioè la parte dove sedevano- manco siedono, sedevano- le donne) di chi officia..."

....e chi officia è sempre e comunque un maschio.

Ritenta, sarai più fortunata.

Marcoz ha detto...

La Bibbia è tut'altro che misogena:
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=470410

Avvertenze:
- non leggere durante l'ingestione di cibi o bevande
- il link può causare lussazioni della mascella

yupa ha detto...

Chissà se anche a quel tempo, contro chi osava sollevare qualche obiezione a queste "leggi illuminate" (e non me ne frega niente se fossero leggi di stampo religioso o laico o che altro), chiudevano la bocca con il classico: "...pensa se fosse tua figlia!!!"

Per il resto, trovo molto interessante quanto scrive Ivo Silvestro.
Il problema non è (esclusivamente) il potere politico della Chiesa, il problema è ogni potere politico che tenda a incatenare la libertà di un individuo a quella di un altro sulla base di categorie di appartenenza che gli individui non hanno scelto: la donna subordinata all'uomo, il nero al bianco, lo straniero al cittadino, il figlio al genitore, ecc.

Fabio ha detto...

Guardiamo il lato positivo di quel codice: la donna era libera di uscire dalla famiglia quattro anni prima dell'uomo. E' vero che poi nella maggior parte dei casi sarebbe stato un cadere dalla padella nella brace, ma perlomeno la brace era stata una scelta "libera".