venerdì 14 novembre 2008

La peggiore delle tirannidi

Adriano Sofri sulla Repubblica di oggi («Tristi e consolati», 14 novembre 2008, p. 1):

La peggiore delle tirannidi non è quella che uccide i suoi sudditi: è quella che arriva a impedire loro perfino di uccidersi.

27 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo con Sofri. Non lo ero ai tempi della scuola, l'ho visto giustamente in carcere e continuo, per fortuna, ad avere idee diverse dalle sue.

Ad uno Stato i cittadini chiedono di tutelare la vita, di difenderla a prescidere, di evitare con forza di avere la presunzione inaccettabile di stabilire delle classifiche di merito sulla qualità della vita, stabilendo una soglia di qualità al di sotto della quale non vale la pena vivere o mantenere in vita.

Quanto alla moratoria sulle dichiarazioni e sulle discussioni sul caso Englaro, non sono d'accordo. La discussione è più che legittima e necessaria perchè, anche se vogliono farci credere il contrario, questo caso riguarda tutti, sta facendo da apristrada a centinaia di richieste simili che aspirano ad una sentenza uguale.

E finchè una legge del Parlamento, di questo Parlamento, non metterà fine a tutto questo, la 'giustizia' potrà condannare a morte altri infelici, altre persone difficili o critiche, di cui familiari non riescono più a prendersi cura, che saranno eliminati.

Ma voi lo trovate giusto e 'pietoso' eliminare i dementi, gli handicappati mentali, i down, gli allettati, i sordomuti. Non possono mica 'andare a fare un giro in città con gli amici' come dice un post qua sotto, quindi fanno una vita che non vale la pena di essere vissuta.

E se loro non vogliono staccare la spina, dichiarando esplicitamente che vogliono vivere, che vogliono vivere la vita che gli viene data così com'è, senza porre condizioni di qualità?

Scomodi, molto scomodi. Quasi quasi sarebbe meglio 'convincerli' che è meglio cambiare idea, fare un favore alla società e lasciarsi togliere di torno. Ma vi assicuriamo Signore e Signori, non sentirete alcun male, una punturina e via.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Anonimo, tu di questo caso non hai capito assolutamente nulla (o più probabilmente fai finta di non aver capito nulla). Mi sembra quindi inutile discuterne con te. Ti dico solo questo: stai ben sicuro (o sicura) che difenderemo con le unghie e coi denti le nostre libertà costituzionali da coloro che ce le vogliono negare e dai loro servi sciocchi.

DF1989 ha detto...

Concordo con Giuseppe Regalzi, l'anonimo qua sopra fa finta di non capire che cosa si sta difendendo: non il diritto dello Stato a uccidere i deboli, bensì il diritto dei deboli di non essere mantenuti in vita in maniera coatta dallo Stato.

Dopotutto, la disonestà intellettuale di certe persone è evidente già dal fatto che scrivono in forma anonima...

Leilani ha detto...

Qui non si parla di stabilire in maniera assoluta quando si vive o quando si sopravvive.
Si tratta di lasciare che ognuno valuti per sè stesso e per quanto riguarda la sua vita. Non quella degli altri: la sua.

Paolo ha detto...

anonimo = vigliacco

Il mio rispetto alla famiglia Englaro per la dignità dimostrata.

Anonimo ha detto...

Ad uno Stato i cittadini chiedono di tutelare la vita, di difenderla a prescindere

Anche a prescindere dalla volontà del padrone di quella vita?

[...] la presunzione inaccettabile di stabilire delle classifiche di merito sulla qualità della vita

Io non ho diritto di stabilire sotto quali condizioni io voglio vivere o meno? Sono forse schiavo di qualcuno?

Quasi quasi sarebbe meglio 'convincerli' che è meglio cambiare idea, fare un favore alla società e lasciarsi togliere di torno.

Anonimo, seguendo il tuo criterio bisognerebbe abdicare in toto al principio dell'autonomia personale: per qualunque scelta di vita c'è la possibilità - in linea teorica - che sia frutto di pressioni esterne. Chi ti dice che una novizia non sia stata altrettanto 'convinta' a farsi suora, o che la persona X non sia stata 'convinta' a sposare la persona Y? Che facciamo, per sicurezza proibiamo matrimonio e vita monastica?

Ha ragione Giuseppe Regalzi, è inutile discutere con te.

Magar

Anonimo ha detto...

Vorrei invitare tutti gli interessati a fare un giro su google e su youtube per leggere la storia di Salvatore Crisafulli, 40 anni, padre di 4 figli, diagnosticato dai medici in stato vegetativo permanente dopo un incidente, che con l'indomabile meravigliosa assistenza di tutti i suoi familiari ha ripreso a comunicare col mondo, sorride tenero e felice e si gode, sia pure da una carrozzella la vita sua e della sua famiglia. Leggete delle difficoltà che questa famiglia ha avuto per avere assistenza ospedaliera, per avere accesso alla riabilitazione. Nessuna struttura pubblica si muove e trova posto per un terminale già con la legislatura attuale, anzi in un reparto di fisioterapia per neurolesi lo stavano facendo deperire inesorabilmente tentando di convincere i familiari che era inutile insistere. Io, e tanti altri come me, penso a cosa succederebbe se passasse una legge che consenta il 'diritto di morire quando uno lo ritiene giusto'? Quanti ce ne sarebbero che scoprirebbero 'a posteriori' di aver 'deciso' di terminare le proprie sofferenze?

PS: per quanti offendono gratuitamente vorrei ricordare che molti internauti preferiscono l'anonimato per la protezione della privacy propria e dei propri familiari, nel mio caso di 3 figli minori. L'opzione 'anonimo' c'è e c'è chi la usa, se non vi piace toglietela.

Giuseppe Regalzi ha detto...

La netiquette impone però di usare almeno uno pseudonimo per evitare confusioni, e di rispondere alle obiezioni degli altri; sei pregata di adeguarti. Se invece cerchi solo una platea per le tue opinioni (come tendo a credere), apri un tuo blog personale: non è difficile, ed è sicuramente più dignitoso che fare il troll nei blog altrui.

Nel caso di Salvatore Crisafulli si è trattato di una diagnosi sbagliata: l'uomo era affetto da una sindrome locked-in, che è stata scambiata per uno stato vegetativo. Succede, anche se non dovrebbe; un medico esperto è sempre in grado di riconoscere la differenza. Purtroppo Crisafulli (o chi per lui) si è prestato a diventare megafono degli integralisti, in cambio di quell'assistenza pubblica che a quanto pare non riesce ad ottenere in altro modo. Un caso molto triste.

Anonimo ha detto...

Quanti ce ne sarebbero che scoprirebbero 'a posteriori' di aver 'deciso' di terminare le proprie sofferenze?


Perché, ne conosci qualche caso? A me pare materiale da romanzo di fantascienza. Inventarsi di sana pianta e contraffare la volontà altrui non è cosa così semplice.

Magar

anna ha detto...

tra l'altro notevole, anonimo, che mentre Eluana se la sono litigata pur di non lasciarla al padre e alle sue volontà, lei che voleva essere lasciata, il signor Crisafulli, purtroppo, ha incontrato difficoltà ad essere seguito, lui che richiedeva le cure mediche..
Non so, o lo fanno apposta a opporre un "no" sempre e comunque, oppure proprio non me lo spiego.

Maurizio ha detto...

Caro Giuseppe, da una accurata ricerca, e dopo aver letto anche parte del libro di SALVATORE Crisafulli, credo che quest'uomo sia stato giudicato veramente in Stato Vegetativo, nel suo libro sono state riportate le diagnosi, fatte anche da esperti "luminari" che indicavano la Sindrome apallica= STATO VEGETATIVO PERMANENTE, (ne risultano 23 di relazioni) ora sarebbe molto facile dire tutti noi, la diagnosi era errata. La sua famiglia non ha mollato mai la presa, lottando contro tutti, contro anche chi come noi non credeva al suo risveglio.

Credo invece che partendo dalla sua storia dobbiamo tutti chinarci e riflettere. Oggi le sue affermazioni che capiva, ma non poteva comunicare, sentiva di avere fame e sete nonostante fosse intubato, credo che a questo punto la scienza debba fare molto di più su queste persone.
Fate veramente un giro su youtube, google e similari trovate ampio spazio sulla sua storia, le sue diagnosi, le sue lotte insieme alla sua famiglia che ribadisce di non essere legati a nessuna associazione, offendendo anche in parte la chiesa, ed altri.
Sappiamoci ragionare accettiamo la realtà.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Caro Maurizio, lo so bene che Crisafulli è stato giudicato in stato vegetativo; ma, ripeto, si è trattato di un errore diagnostico (sapessi quanti "luminari" ne fanno...). Di persone che escono dallo stato vegetativo ce ne sono molte (non è sempre persistente come nel caso di Eluana), e nessuna sostiene di aver avuto coscienza di quanto la circondava.

Fatti anche tu un giro sul web, e vedi quante volte il caso di Crisafulli viene invocato dagli integralisti a sostegno delle proprie idee; e vatti a rileggere cosa è successo al tempo del caso Welby. Naturalmente si comprende cosa muova la famiglia, e non li voglio condannare per questo; ma certe prese di posizione non possono davvero essere giustificate.

Maurizio ha detto...

Non sono daccordo con voi, nel credere che le diagnosi erano errate, qui non si tratta di 1-2 medici ma oltre 20 specialisti.
Vogliamo credere che lo sia.
Anche Welby (o chi per lui) scrisse al Crisafulli. Anche su Welby abbiamo notevolmente notato propaganda inaudita.

La famiglia Crisafulli, muova qualcosa di diritto, che ancora oggi non esiste, il diritto di vivere adeguatamente. Cosa che dovrebbero fare le associazioni.

Rileggendo anche il sito della famiglia, sulla Home Page proprio adesso mi sono accorto che hanno anche scritto una risposta a Marco Cappato, adesso capisco perchè questo duro scontro. Si vergogni Cappato...
Ecco perchè voi non digerite la storia del Crisafulli.
Bravissimi....

Giuseppe Regalzi ha detto...

Io veramente non sono Marco Cappato, quindi non capisco bene il senso della tua ultima osservazione...

maurizio ha detto...

Non era riferito a te in senso della mia ultima osservazione, SI VERGOGNI MARCO CAPPATO, (riferito allo stesso) per quello che scrive offendendo a mio avviso la famiglia Crisafulli.

Adesso riesco a percepire i motivi per cui non viene digerita la vicenda del Crisafulli, cercando tutti di far capire cose diverse della realtà, (diagnosi errate, strumentalizzato, ecc. ecc.).

Si legga il testo della lettera, sia dei Crisafulli, che quella di Cappato, scoprirà molte cose, che noi non conoscevamo.

Non puntiamo il dito sui deboli, (non mi riferisco a te) andiamo oltre, guardiamo avanti ed accettiamo anche chi vuole vivere richiedendo svariate volte sia per lui, l'assistenza mancante.

Anonimo ha detto...

Quali esami medici ha fatto la Englaro negli ultimi anni? Quante Pet? Chi ha ACCERTATO che non ha reazioni emotive visibili solo con esami neurofunzionali di altissimo livello? Il fatto che la sua ipofisi dopo 16 anni si sia rimessa a funzionare proprio in questi mesi facendo ripartire il ciclo mestruale non significa nulla dal punto di vista neurofisiologico? Che Eluana abbia combattuto contro un'emorragia che poteva ucciderla e che invece -senza alcuna cura- ha da sola sconfitto non è indice che non solo è viva ma che vuole continuare a vivere?

Quanti di quelli che ne invocano la "liberazione" avranno il coraggio guardare la sua bocca spaccarsi e i suoi occhi strabuzzare?
Avete letto di chi è stato vicino a Terry Schiavo fino all'ultimno (non certo il marito... che ha voluto farla morire)?

http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2987

(se non si legge tutto il link basta cercare con Google: Terry schiavo morire)

annarosa

Anonimo ha detto...

Annarosa:

Che Eluana abbia combattuto contro un'emorragia che poteva ucciderla e che invece -senza alcuna cura- ha da sola sconfitto non è indice che non solo è viva ma che vuole continuare a vivere?

Assolutamente no, a meno che non ci troviamo in un mediocre romanzo fantasy.

Maurizio:

La famiglia Crisafulli sostiene a gran voce, contro ogni evidenza scientifica, che Eluana Englaro possieda attualmente una coscienza (dopo 16 anni di SVP!): non è che stiano mostrando molto rispetto nei confronti di Eluana stessa e dei suoi familiari, chiedendo che la chiara volontà di Eluana venga calpestata, in nome del fantomatico fatto che lei elabora, ragiona, nel suo silenzio mentalmente decide.

Magar

paolo de gregorio ha detto...

Mi rende molto triste che alla fine si debba assistere a questa orribile "guerra tra sfortunati". Fare poi propagnada attiva sulla pelle delle sfortune degli altri è ancora più vergognoso. Così accapigliarsi su Eluana/Crisafulli è semplicemente inumano. Si dovrebbe solamente smetterla. Inveterei tutti, da una parte e dall'altra, a evitare di contrapporli, o di cadere nel tranello di farlo.

Il cuore della questione non è se Eluana ha uno 0.000000001% di probabilità di svegliarsi o se non ce l'ha, né ricordare la storia di Crisafulli: ma che lei non voleva vivere nello stato in cui è, ed invece ci vive per mano d'altri da ben sedici anni. Crisafulli aveva e ha un'idea diversa per quel che riguarda la propria vita, e ne siamo sinceramente tutti contenti e lo incoraggiamo di cuore a continuare a trovare un senso in tutto. E siamo tutti addolorati per tutte le persone in condizioni difficili, anche di coscienza, che non ricevono le cure adeguate che vorrebbero o avrebbero voluto; e lo stesso vale per i loro familiari che li assistono.

Ma questo non c'entra nulla con Eluana: la ragionevole speranza di ripresa è ormai andata (nel senso che se anche si sostenesse che esiste ancora tale speranza, essa è irragionevolmente piccola); nel frattempo sono sedici anni che il popolo italiano, nel nome del popolo italiano (cioè di se stesso), la continua a tenere in una condizione che lei non voleva. Ma ci vuole tanto a capire che è questo il succo del discorso? Ci vuole tanto a capire che uno Stato non deve svolgere il ruolo di tener buona la coscienza di tanti a spese della vita di uno e della sua libera volontà?

La possibilità di esprimersi è proprio questo che ci deve dare: mettere pace tra i Crisafulli e le Eluana, e tra i Crisafulli e gli Englaro: perché in uno stato di diritto è inammissibiile che i diritti degli uni ledano quegli degli altri, e la cosa vale chiaramente sia in un verso che nell'altro. Come inammissibile è tentare di convincere la povera e sfortunata gente che un diritto acquisito da un altro lede il suo quando non è vero.

Agli integralisti che comunque non perdono occasione per sfruttare le sfortune capitate alle altre famiglie, in un verso o nell'altro, posso solo ricordare che nonostante tutti i loro sforzi una cosa non sono riusciti e non riusciranno a cambiare: i pensieri liberi di Eluana, Piergiorgio, Luca, Giovanni, e le loro volontà. Ed è questo, il fatto che la pensino (o pensassero) diversamente da voi che vi incute terrore. Ma è prorpio quello che non cambierà. Vi è rimasto solo di costringerli, obbligarli, forzarli, e ci state provando. Ma se anche troverete un modo di tenere in vita Eluana la cosa che non avrete cambiato sarà quello che lei pensava a proposito, quando ancora era libera di pensare con la propria testa, i propri sogni e i propri desideri.

Maurizio ha detto...

Per Anonimo:

Allora andiamoci con ordine, la famiglia Crisafulli avrà sicuramente molto più esperienza di tutti noi che stiamo ragionando e criticando, ma la famiglia (come si può anche leggere) si fa portavoce di numerosi motori immobili, (un migliaio di casi) anche peggio delle condizioni di eluana stessa, lo ribadiscano chiaramente, nella lettera al padre, pertanto non necessita di nessuna scienza medica, sono loro stessi il migliaio di persona paralizzate che vivono in particolare nelle proprie case. Cosa che non ha fatto il padre, ma questo non toglie che lui non ami la figlia. L'associazione dei radicali, in persona del Sig. Cappato non può attaccare ed offendere la famiglia, perchè dice l'esatto contrario. La storia di Crisafulli, ma in particolare della sua famiglia solleva molti interrogativi, è non essere nascosta, nè sotterrata. Secondo me Crisafulli si trovava in Stato Vegetativo Permanente, come riportato dalle numerosissime diagnosi, nè uscì dopo due anni, oggi è affetto dalla terribile sindrome del locked-in, che vuol dire chiuso dentro, in cui il paziente è cosciente dell'ambiente, vigile, ma privo della capacità di muoversi. imprigionato dentro un corpo.
Queste persone sono dei vegetali o sono coscienti e soltanto bloccati da catene invisibili che non gli permettono più di muoversi, reagire, comunicare? Non si tratterebbe, forse, di persone che vivono una nuova forma di disabilità?

Per Gregorio:

in quest'altro aspetto, in un certo senso ti dò ragione, ma vorrei porti una domanda:

Sul caso di Eluana Englaro ritengo che perché nessuno può sapere se Eluana sia in grado di capire o meno.Rispetto il dolore del padre, e capisco perfettamente la grave situazione. Ma quando dice che è stata sua figlia a decidere che avrebbe voluto morire in queste condizioni, io mi chiedo cosa conta la volontà passata se lei è prigioniera del suo stesso corpo e non può comunicare quando magari nel frattempo ha cambiato idea? Lascio a voi la risposta.

Anonimo ha detto...

a Magar

"La famiglia Crisafulli sostiene a gran voce, contro ogni evidenza scientifica, che Eluana Englaro possieda attualmente una coscienza (dopo 16 anni di SVP!)"

Chi può dirlo? Questa donna si è svegliata dopo circa 20 anni:
http://www.sarahscantlin.com/todays%20update.htm

e quest'uomo dopo 19
http://www.theterrywallisfund.org/index.html

annarosa

Giuseppe Regalzi ha detto...

Annarosa: il caso di Terry Wallis è notissimo. Basta che vai due post sopra questo che stai commentando, e segui il primo link, per vedere cosa ne ho scritto io stesso. Si trattava non di stato vegetativo persistente, ma di stato di minima coscienza, che è una cosa bem diversa.
Per Sarah Scantlin basta leggere ciò che ne dice uno dei giornali linkati sul suo sito: "No consistent communication has been established, although we have worked on an eye-blink system: one blink-yes, two blinks-no". Nello SVP questo non sarebbe mai potuto accadere; la donna si trovava in una condizione molto prossima alla sindrome locked-in.

So che molti diffondono questi ed altri esempi come risvegli dallo SVP. Si tratta di una cosa estremamente grave, pensando alle false speranze che ciò può ingenerare nelle famiglie dei malati. Non ti dico altro.

Maurizio ha detto...

Quanti casi non vengono riconosciuti, questo si trovava così, quell'altro no era così, per Crisafulli le oltre 20 diagnosi erano sbagliate, nel frattempo queste persone raccontano, (anche sui libri, non sui mezzi scientifici)che in qualche modo sentivano e capivano tutto, ma peggior cosa nel caso italiano, NONOSTANTE SIA INTUBATO, CON UN TUBO ALLO STOMACO, SENTIVA DI AVERE FAME E SETE. Dai smettiamola su...Non viene accettato, che chi vive anche in SVP capisce ma rimane impossibilitato a comunicarlo. Tutto qui...Spero sia stato chiaro, i miei commenti precedenti non danno dubbio.

Anonimo ha detto...

Quindi tu sei SICURO che Eluana non percepisce NULLA?

Ricordo che anni fa c'era chi affermava che le piante non innaffiate soffrono e mandano segnali non evidenti ma registrabili di questa loro sofferenza. Non dico di credere a queste teorie ma non sono sicura che strappare un ramo ad una pianta non la faccia in qualche modo "soffrire". Di sicuro una pianta d'estate, se qualcuno non prende un tubo e non la innaffia, patisce la sete e muore.
Così finirà Eluana: perchè non è in grado di bere da sola e non le verrà data acqua, patendo la sete.

annarosa

filippo ha detto...

Il paragone con una pianta è, involontariamente, azzeccato.
Eluana non avrebbe voluto vivere, anzi sopravvivere, ridotta allo stato di un carciofo.
Senza dubbio avrebbe preferito poter scegliere.
Come preferirebbe poter scegliere la stragrande maggioranza degli Italiani.
Il che brucia maledettamente agli integralisti di questo paese. Il gregge che osa pensare in maniera autonoma, ignorando i dettami dei suoi pastori...

Giuseppe Regalzi ha detto...

Annarosa, la certezza matematica esiste solo, appunto, in matematica. Siamo sicuri che una pietra non abbia proprio nessuna sensazione? Magari se la spezzi soffre...

In questi casi abbiamo a che fare con certezze ragionevoli. Una pianta non soffre, perché non ha un sistema nervoso; negli anni '70 si era diffusa la leggenda che la scienza avesse accertato il contrario, ma si basava su studi fasulli, condotti applicando una macchina della verità (!) alle foglie delle piantine, e pretendendo di interpretare i pretesi movimenti dell'indice come prove della vita mentale dei vegetali. Un'assurdità, ma per molto tempo la gente ha ripetuto che "anche le piante soffrono", grazie anche a uno sceneggiato televisivo ("La traccia verde") che aveva ripreso l'idea (uhmm, questo mi data... :-).

I pazienti in SVP hanno valori del metabolismo cerebrale paragonabili a quelli di un uomo sotto anestesia. Sembrano svegli, ma se li chiami non rispondono e non si muovono; eppure le vie nervose che vanno dal cervello ai muscoli sono generalmente intatte. Infine, quelli che si risvegliano raccontano di non ricordare nulla dal momento dell'incidente. Questo per me costituisce una certezza ragionevole.

paolo de gregorio ha detto...

"Non viene accettato, che chi vive anche in SVP capisce ma rimane impossibilitato a comunicarlo."

Maurizio, il mio consiglio è che si eviti di portare la discussione su livelli che sono totalmente privi di ogni valenza scientifica, sennò dovremmo coerentemente rimetterci tutti ad accapigliarci sulla sfericità della terra, e buona notte all'umanesimo e alla "ragione".

Premessa assoluutamente d'obbligo: una cosa è parlare della possibilità di fare diagnosi non corrette, tutt'altra però è definire i termini medico-scientifici di una data patologia, che sono oggettivi e non fuscelli al vento. In altre parole, che un medico possa sbagliare una diagnosi su un paziente non vuol dire che anche chi è stato correttamente diagnosticato gode dello stesso status fisilogico e biologico di quel paziente. Sarebbe la stessa identica cosa che dire che, dato che succede che ad uno cui viene diagnosticato un tumore maligno si può poi scoprire che invece è sano, allora questo comporta che tutti quelli che hanno un tumore sono anche sani (e quindi dovremmo vietare le cure).

Qui non c'è niente che "non viene accettato". Sindromi come la locked-in hanno sia un aspetto sintomatologico che fisiologico: sul secondo non ci sono dubbi, mentre in qualche raro e difficile caso sul primo sono esistiti errori.

Quello che succede in locked-in è che l'area cognitiva del cervello è intatta al 100%, e il danno cerebrale risiede invece nella zona attraverso cui passano le connessioni dalla parte cognitiva a quella motoria. È come un computer con lo schermo rotto. Se uno sapesse come aggiustare lo schermo, tutto del computer funzionerebbe alla perfezione. Il computer resta funzionante comunque.

Diverso è il caso di una SVP correttamente diagnosticata: l'area cognitiva è gravamente danneggiata, mentre le connessioni tra questa e il corpo potrebbero benissimo essere del tutto intatte. In questo caso è l'hardware del computer che è irrimedabilmente danneggiato. Lo schermo appare oscurato, ma lo sarebe anche se si cambiasse schermo.

Queste sono distinzioni ben definite dell'aspetto fisiologico. Si parla di aree ben diverse ad esser state danneggiate. Il problema è che ci sono singoli casi, ma non diciamo che è la normalità, in cui dato che è difficile distinguere le reazioni esterne nei due casi allora le diagnosi possono essere state fatte nel modo non corretto.

Più passa il tempo però più è improbabile che la differenza non sia emersa in un modo o nell'altro. Come giustamente fatto notare, non si conoscono casi di così lunga durata come quello della Englaro in cui la diagnosi, dopo sedici anni, era ancora quella di SVP al momento del risveglio.

Domanda. Si può ipotizzare che anche con l'SVP correttamente diagnosticato il paziente "percepisca" qualcosa? Certo non lo si può fare sostenendo che uno con la locked-in lo è, dato che si parla di diverse aree danneggiate. Con l'area cognitiva gravemente danneggiata però è altamente improbabile che ci sia percezione cognitiva. Vogliamo sostenere "sì, ma non impossibile"? È stato detto e ridetto (qui e altrove) che non è nemmeno questo il piano vero della discussione. Si potrebbe benissimo (anzi doveroso) far notare che, nel caso in cui la Englaro percepisca qualcosa del mondo, lei sarebbe ancor più determinata nel non voler vivere così. Dobbiamo capire una volta per tutte che siamo tutti diversi come persone. Ed Eluana aveva sia una personalità particolare e sia si era espressa. La miglior approssimazione che possiamo fare è che, percepisca "qualcosa" o meno, lei non voleva vivere così, sicuramente non per sedici o più anni.

paolo de gregorio ha detto...

Visto che comunque si è insistito di nuovo col caso Crisafulli, cercherò di parlarne un attimo senza fare stupide e ciniche contrapposizioni.
Questo ragazzo si trova adesso ancora in una condizione difficile, con la quale convive e contro la quale giustamente lotta, visto che questa lotta è quella che lui personalmente sente, come individuo, di poter e dover fare. Io credo anche che sia sincero quando parla, ed anche lui ha una soglia di sopportazione. E allora dico anche questo: che ha scritto una lettera al presidente del consiglio in cui chiede aiuto e afferma di averne bisogno o si farà morire. Da un lato questa richiesta di aiuto ci fa capire che, certamente, ad oggi la nostra società ancora non è in grado del tutto di soddisfare alle esigenze di tutte le persone e delle loro famiglie che sono in quelle difficili condizioni (anche se penso che per tanti molto si faccia lo stesso). Ma ci dice anche un'altra cosa: che anche Crisafulli ha una sua personale e individuale soglia di sopportazione, come essere umano, superata la quale preferirebbe morire che vivere (prendo per sincere le sue parole). Certo, questa soglia è determinata a suo sentire da quello che potrebbe avere come assistenza e non ha, quindi non vi scenderebbe al di sotto se avesse le dovute assistenze. Ma ciò non toglie che per sua stessa ammissione questa soglia esiste.

Se Crisafulli ha ammesso di avere una soglia di dignità, di sopportazione delle difficoltà e delle sofferenze, come possiamo pretendere che altri non l'abbiano? O che tutti l'abbiano esattamente allo stesso livello di Salvatore?

Ecco, io da un lato sono favorevole a che si aiuti Crisafulli, dall'altro non posso essere insensibile al fatto che per altri individui non c'è assistenza alcuna che possa farli salire sopra quella soglia di sopportazione, per il semplice fatto che quella soglia cambia da persona a persona.

Il nostro non essere omologati è una ricchezza, non si può farlo passare per un grave vulnus.