giovedì 27 novembre 2008

L’Osservatore e il monolite

Stavo leggendo l’articolo in cui Juan Manuel de Prada – uno scrittore cattolico tradizionalista – protesta violentemente contro l’ormai nota sentenza di un tribunale spagnolo che obbliga a rimuovere i crocifissi dalle pareti di una scuola di Valladolid («Una semplice croce», L’Osservatore Romano, 25 novembre 2008, p. 6), e già mi chiedevo se ne avrei potuto ricavare un post sul concetto di Stato laico (col quale l’autore non sembra avere particolare dimestichezza), quando sono arrivato a un’affermazione del de Prada, che non aveva niente a che fare con il tema in discussione ma che mi ha indotto a fermare per qualche minuto la lettura.

La visione di un crocifisso chi può offendere? Non, naturalmente, quanti non sono stati educati nel cristianesimo; poiché, per questi, un crocifisso sarà come il monolite che adoravano gli uomini delle caverne, una figura priva di significato religioso in cui, forse, scopriranno un significato storico.
Quando ho letto del monolite, il mio primo pensiero è stato – anzi, no: dirò prima qual è stato il mio secondo pensiero. Ho pensato: no, non è possibile; probabilmente si riferisce ai menhir, o a qualche altro pietrone del genere.
Ora, lasciamo stare che i menhir non venivano adorati dagli uomini delle caverne (se pure venivano adorati), ma da popolazioni che praticavano l’agricoltura e vivevano in villaggi; questo il de Prada potrebbe anche non saperlo, o esserselo dimenticato. Il problema è che indicare un menhir con la parola «monolite» suona abbastanza strano, anche in spagnolo per quel che ne so: ogni menhir è un monolite (una pietra tutta d’un pezzo), sì, ma perché non usare il termine più specifico? E soprattutto, perché dire «il monolite» e non «i monoliti» o «un monolite»? Per scrupolo ho cercato se c’era da qualche parte l’originale spagnolo del testo – e ho scoperto in questo modo che gran parte dell’articolo, salvo ovviamente i riferimenti all’immediata attualità, era già apparsa il 14 luglio sul quotidiano conservatore spagnolo ABC, col conciliante titolo di «Odium fidei» (c’è anche una simpatica foto dell’autore). De Prada non butta niente, come si vede (e la traduzione dell’Osservatore è fedele):
¿A quién puede injuriar la visión de un crucifijo? No, desde luego, a quienes no hayan sido educados en el cristianismo; pues, para estos, un crucifijo será como el monolito al que adoraban los hombres de las cavernas, una figura carente de significado religioso en la que, si acaso, descubrirán un sentido histórico.
Insomma, dalla scelta dell’articolo determinativo sembra che qui si stia parlando del monolite per eccellenza, non di un menhir qualsiasi; e così son dovuto tornare al mio primo pensiero...
Lo lascio dire alla Wikipedia spagnola, alla voce «Monolito»: «La referencia cultural más conocida es el monolito de 2001: Una odisea en el espacio». Essì, il monolite per antonomasia è quello del film di Kubrick; ed è proprio quello che viene (o sembra venire) adorato dagli uomini-scimmia, che vivono nelle caverne.
Parafrasiamo allora l’affermazione di de Prada:
per quanti non sono stati educati nel cristianesimo, un crocifisso sarà come il monolite che adoravano gli uomini delle caverne nel film 2001, una figura priva di significato religioso in cui, forse, scopriranno un significato storico.
Per chi non è cristiano il monolite di Kubrick è una figura in cui scoprire un significato storico? Ma 2001 non è mica un documentario; è un film di fantascienza! Qualcosa non torna – e si fa strada il sospetto che de Prada abbia formato le proprie idee sulla preistoria nelle sale cinematografiche. Forse non è un caso che l’articolo per ABC riporti anche un paragone con «el conde Drácula o la niña de “El exorcista”»...
La mia curiosità più grande – destinata, temo, a restare insoddisfatta – è questa: cosa passava per la testa di chi ha letto questo brano (chissà, forse il coltissimo Giovanni Maria Vian, direttore del quotidiano vaticano, in persona) prima di approvare l’articolo per la pubblicazione?

(Sì, lo so, adesso dovrei parlare del passo dove de Prada paragona i laicisti europei agli «scorpioni che si pungono con il proprio pungiglione e agonizzano vittime del loro veleno», e magari dovrei anche indignarmici un po’; ma che volete, non mi riesce, comincerei a chiedermi da quale film avrà tratto la suggestiva immagine...)

13 commenti:

Joe Silver ha detto...

Evidentemente l'autore prende il capolavoro di Kubrick per un documentario e mi pare che all'epoca, per via di alcune sequenze che non servono a far avanzare la storia, in molti lo paragonarono a un documentario. Penso non solo alla lunga introduzione con gli scimmioni, ma anche alle sequenze successive in cui sotto le note di Strauss viene rappresentata la vita nelle stazioni spaziali.

Comunque, al di là della confusione dovuta a non aver esplicitato il riferimento al film, la frase ha senso, per quanto ridicolo e un po' offensivo: i non cristiani davanti al crocifisso sono paragonati agli scimmioni davanti al monolite. Si avvicinano, lo sfiorano, lo guardano con timore reverenziale, non lo capiscono, lo trovano enigmatico, ma alla fine scopriranno il suo significato storico... :)

Naturalmente i non cristiani il significato storico del crocifisso in genere lo conoscono eccome, senza aspettare il viaggio verso Giove e oltre l'infinito e magari è anche per questo che non vi si riconoscono, oltre che per il motivo principale: il fatto che prima di tutto è un simbolo religioso.

Giuseppe Regalzi ha detto...

"i non cristiani davanti al crocifisso sono paragonati agli scimmioni davanti al monolite": in effetti la frase si può leggere anche così, e io stesso mi sono chiesto se l'autore non l'intendesse in questo modo. Ma alla fine l'ho escluso: quello che vuol dire è che il crocifisso è per i non cristiani ciò che - sempre per i non cristiani - è il monolito. Altrimenti saremmo all'assurdo che per gli uomini delle caverne, che l'adoravano, il monolito era allo stesso tempo "una figura priva di significato religioso in cui, forse, scopriranno un significato storico". Mi pare troppo persino per de Prada.

Andrea Fiamma ha detto...

Pazzesco davvero, questi sono "alla frutta".

Anonimo ha detto...

Tutto questo lungo post per una figura non esplicita, basata su una base che si suppone comune di riferimenti cinematografici?

Giusppe , mi deludi.

AnnaMaria

Anonimo ha detto...

Secondo me Juan Manuel de Prada voleva intendere, con molta semplicità, che chi non crede non può sentirsi offeso dal Crocefisso perchè non lo conosce.

Però il pensiero di Joe Silver mi piace. L'idea degli atei come degli scimmioni primitivi all'oscuro della Storia e della Verità, che guardano ciò che non capiscono,...., è allettante, molto azzeccata.

E' anche un parallelo ricco di speranza, gli scimmioni del film si evolvono, e alla fine riescono a capire....

AnnaMaria

Giuseppe Regalzi ha detto...

AnnaMaria, prova a rendere esplicita quella figura, vediamo cosa ne viene fuori...

alex ha detto...

considera che l'alternativa era:
"il mondo ha circa 6mila anni, gli uomini convivevano con i dinosauri" e cose così.

Joe Silver ha detto...

@Giuseppe

In effetti non avevo badato a dove dice «un crocifisso sarà come il monolite che adoravano gli uomini delle caverne», il che implica che un significato religioso, per gli uomini delle caverne, il monolite ce l'aveva.

Il fatto è che anch'io associo la parola "monolite" a 2001, e lì gli "uomini delle caverne" (che in realtà erano ancora ominidi) di sicuro non lo veneravano come un crocifisso.


@AnnaMaria

«L'idea degli atei come degli scimmioni primitivi all'oscuro della Storia e della Verità, che guardano ciò che non capiscono,...., è allettante, molto azzeccata.»

Attenzione, non degli atei, ma dei non cristiani. Quindi tra gli scimmioni rientra qualche miliardo tra ebrei, islamici, induisti, buddisti, shintoisti, animisti e chi più ne ha più ne metta (magari anche i cristiani non cattolici qualche carattere scimmiesco ce l'avranno...) senza contare tutti gli uomini nati e vissuti prima di 2000 anni fa e quelli che vivranno dopo la fine del cristianesimo.

Insomma, sarà anche una visione azzeccata, ma come diplomazia siamo proprio ai minimi termini. Almeno rivangare la solita solfa delle "radici cristiane" poteva avere un senso, ma se devi convincere qualcuno dell'opportunità del crocifisso in un ambito laico, dargli dello scimmione all'oscuro della Verità non è proprio il migliore argomento.

Probabilmente, interpretando in quel modo, mi sono lasciato sviare da un mio pregiudizio secondo il quale i cattolici hanno la pretesa arrogante di possedere il Senso della Storia e la Verità e considerano tutti gli altri delle specie di "scimmioni primitivi", ma per fortuna c'è gente come annarosa, AnnaMaria e Michele Pezza da Itri che smonta quotidianamente questo mio pregiudizio.

Giuseppe Regalzi ha detto...

«lì gli "uomini delle caverne" (che in realtà erano ancora ominidi) di sicuro non lo veneravano come un crocifisso»

E' vero, in 2001 gli ominidi non adorano il monolite; è per questo che ho scritto nel post "che viene (o sembra venire) adorato dagli uomini-scimmia". Temo che il nostro autore non abbia più rivisto da molto tempo il film da Kubrick... :-)

fabio ha detto...

" chi non crede non può sentirsi offeso dal Crocefisso perchè non lo conosce"

Falso. Chi non crede (ad esempio il sottoscritto) è offeso dal crocefisso per vari motivi, essenzialmente politici; non del tutto marginale, c'è anche il fatto che il crocefisso è una cruda e gratuita rappresentazione di un'esecuzione capitale con annessa tortura- e' un simbolo oggettivamente intriso di violenza e di contenuti emotivamente ricattatori. Lavoreresti volentieri in un'aula con affissa alla parete, che so, la foto di una fucilazione, magari con annesso sangue e materia cerebrale bene in vista? Io no. E non mi siedo volentieri in un'aula con la statuetta di un torturato macilento col corpo conficcato di chiodi e il torace trapassato.

paolo de gregorio ha detto...

Mmh, strani questi prelati dei piani alti o altissimi: il crocifisso in pubblico deve andar bene per tutti perché tanto per chi non crede è solo un pezzo di legno, che al massimo ispira qualche curiosità storica. Quando però sulla croce ci si mette una rana esso smette di essere un pezzo di legno e ridiventa identitario. Quindi chi non crede deve accettarlo nella sua veste cristiana perché è innocuo, ma se poi lo rielabora o reinterpreta offende qualcuno. I conti non tornano mica.

Paolo ha detto...

Mi viene il dubbio che questo prelato si documenti sui fumetti italiani :-D
Mi spiego: nel numero 2 di Nathan Never della Bonelli intitolato guarda caso "Il monolito nero" (1991) si narra di un tizio che crea una religione partendo dal film di Kubrick!

Leilani ha detto...

"L'idea degli atei come degli scimmioni primitivi all'oscuro della Storia e della Verità, che guardano ciò che non capiscono,...., è allettante, molto azzeccata."

poi sono io che generalizzo e mi invento le cose, eh.