martedì 26 settembre 2006

Eutanasia: la vita è un dono di cui non possiamo disfarci

«LA VITA non è una proprietà privata dell’uomo ma è un dono ricevuto e un dono che deve essere vissuto in pienezza, nell’offerta di sé agli altri». Il teologo monsignor Bruno Forte, vescovo di Chieti spiega perché per la Chiesa l’eutanasia non è ammissibile. «La libertà della persona non è mai identificabile con la possibilità o la volontà di disporre arbitrariamente di tutto. Ci sono dei valori assoluti a cui chiunque, credente o non credente, è chiamato ad attenersi» aggiunte il prelato che precisa: «come vale per tutti il principio non uccidere, nei confronti della vita altrui, vale anche nei confronti della propria vita perché quella vita è il valore assoluto su cui la convivenza umana si costruisce come una convivenza civile, capace di costruire legami autentici. Compromettere questo principio, anche per chi non crede, significa minare alla base il valore e la convivenza umana». Sul tema dell’eutanasia «non c’è nulla di peggio dell’avviare dibattiti sotto l’effetto di un’onda emotiva». A dirlo è Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, che spiega: «Non è una questione religiosa. Ancora una volta è in gioco la ragione». «Sarebbe folle – continua Casini – arrivare in Parlamento avendo negli occhi le immagini di Piergiorgio Welby che le televisioni hanno profuso in questi giorni. La presentazione di un caso particolarmente coinvolgente e capace di commuovere l’opinione pubblica è un metodo di azione Radicale ben noto e ripetutamente sperimentato in cui è presente una venatura di violenza perché intende cancellare con il fascino dell’emozione la lucidità della ragione». «Un dibattito serio e costruttivo – aggiunge inoltre – che consideriamo senz’altro utile, non può non prendere le mosse dal lavoro fatto dal Comitato Nazionale per la Bioetica che più volte si è pronunciato in materia di eutanasia attiva e passiva».
Movimento per la vita in allarme, Il Tempo, 26 settembre 2006.

Andiamo per ordine. Il fatto che la vita sia un dono non è universalmente condivisibile. Ma anche se la vita fosse un dono, non si capisce per quale ragione saremmo vincolati a tenercelo. Questioni di educazione a parte, è frequente che un dono si ricicli (spesso nelle cene di Natale…) o che non sia usato o apprezzato o che semplicemente venga ‘abbandonato’. I valori assoluti non esistono, sarebbero obblighi, imposizioni illegittime. E soprattutto non dovrebbero avere potere di decidere della nostra vita. Secondo Bruno Forte probabilmente anche la fede è un valore assoluto. Ma la parola chiave è secondo (Bruno Forte). In una discussione seria e ponderata non c’è spazio per i valori assoluti. La legge, poi, non si costruisce sui valori personali (di questo alla fine si tratta: pensare che la fede o la vita siano valori assoluti è una questione soggettiva).
Tanto per essere puntigliosa, suggerirei anche che nemmeno il principio ‘non uccidere’ è assoluto: devo fare degli esempi o ci arrivate da soli? (Legittima difesa vi dice qualcosa?).
Il valore e la convivenza umana non possono basarsi su muri costruiti dall’ideologia e dalla certezza di essere in possesso della Verità.
Ma veniamo a Carlo Casini. Inappuntabile la premessa: “non c’è nulla di peggio dell’avviare dibattiti sotto l’effetto di un’onda emotiva”. Ma la conseguenza non è necessaria: è possibile lasciare al ‘caso umano’ il giusto spazio: il pretesto per avviare un confronto su un tema tanto scomodo qual è l’eutanasia e tutto quanto la circonda. La ragione non è per forza cancellata dall’emozione. E soprattutto la ragione non è (purtroppo) presente in assenza del caso umano. Quante idiozie abbiamo sentito anche senza lo spunto di una storia particolare?
E perché un dibattito serio e costruttivo dovrebbe prendere le mosse dai pareri del CNB? Il CNB non è che un organo consultivo, e i suoi pareri possono essere criticabili. In particolare, il CNB non ha brillato sulla questioni attinenti all’eutanasia: basti ricordare il parere sull’idratazione e l’alimentazione forzati, fregandosene del diritto di ognuno di noi di rifiutare le cure e della nostra libertà (costituzionalmente stabilita) di autodeterminarci. E perché non smettere una volta per tutte di usare distinzione insulse e infondate come quella tra eutanasia passiva ed eutanasia attiva? Sarebbe ora.

Not Talking, Natalie Dee, january 2006.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Per voi esiste qualche 'valore' oppure è possibile fare quello che ci pare senza nessun limite?
rimango sempre colpito dai vostri richiami all'anarchia morale!

Marco

Ivo Silvestro ha detto...

Viva l'anarchia morale, cioè la libertà di decidere i valori in base ai quali regolare la propria vita. Preferiresti che la maggioranza decidesse i valori per te, o vuoi avere la possibilità di scegliere, limitatamente alla tua esistenza?

InOpera ha detto...

sinceramente, nessuno di noi s'interessa del malato terminale. non si interessa la sanità, la politica nè tanto meno la chiesa o la bioetica. giusto la famiglia del malato terminale e in casi estremi neanche essa.

cosa facciamo per curare questa persona? nulla. ma nulla facciamo neanche per sostenere la sua famiglia. nè economicamente nè con degli interventi di sostegno. sono lì, abbandonati al loro destino ed attaccati ad una bella macchina che tiene in vita quella persona per qualche anno e basta.

se poi, qualcuno accenna all'eutanasia, allora tutti si ricordano di queste persone e però gridano allo scandalo...la vita, che cosa meravigliosa.
ditelo di persona a chi ha un caso del genere dentro casa...l'ipocrisia, che brutta bestia.

PS: un sito che si chiama bio-etica...ma perchè, esiste anche una etica inorganica?

Giuseppe Regalzi ha detto...

La bioetica è quella parte dell'etica che si occupa delle questioni morali attinenti alle scienze biologiche e alla medicina. Il resto dell'etica si occupa di altre questioni – sempre umane, naturalmente.

Nova ha detto...

Marco, l'etica non deriva da dio, né dalla bibbia, semmai la religione ha predato da regole e concetti che esistevano ben da prima. Se la mancanza di religiosità e di valori "assoluti", fosse foriera di disastri ed anarchia, gli stati con una maggiore percentuale di atei/agnostici, sarebbero un inferno. Invece - forse sorprenderà qualcuno - pare proprio il contrario (vedi paesi nordici, giappone, ecc..). Nota che non mi riferisco ad un ateismo imposto come succede nei paesi comunisti (altra "religione" assolutista).

L'unica cosa che si avvicina di più a dei valori "assoluti" sono quelli che derivano dal nostro essere animali sociali. In nessuna civiltà troverai mai chi tesse le lodi della codardia, né considera eroi i bugiardi. Se il nostro impulso naturale fosse di rubare o uccidere, la collaborazione sociale non funzionerebbe, ed addio vantaggi del "io aiuto tu che aiuti me".

Se vuoi qualche info in più ti suggerisco wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Secular_humanism

E questo ottimo articolo sull'etica religiosa opposta a quella umanista:
http://www.secularhumanism.org/index.php?section=library&page=pzuckerman_26_5

Giuseppe Regalzi ha detto...

Riguardo a quello che dice Nova, può essere rivelatrice la lettura di Gregory S. Paul, «Cross-National Correlations of Quantifiable Societal Health with Popular Religiosity and Secularism in the Prosperous Democracies: A First Look», Journal of Religion & Society 7 (2005).