sabato 2 luglio 2011

Amore di plastica


Che cosa si cerca in una bambola? Quali sono le motivazioni che spingono qualcuno a comprare una Real Doll? Per molti sarà squallido e triste e falso - come se tutte le relazioni con altri esseri umani fossero interessanti e allegre e “vere” - ma se il controfattuale per l’acquirente X fosse la solitudine? O peggio?
Hanno qualcosa in comune con quelli che amano e “sposano” un animale?
Forse la lettera di Tom allo staff di Abyss non fornisce una risposta, ma suggerisce un punto di osservazione: “Le ragioni per cui ho deciso di comprare una bambola sono varie: ero un single (abbastanza felice), ma una volta che mi resi conto che questa bambola avrebbe potuto cambiare la mia vita di solitudine, ho cominciato a cercare in Rete. […]
È qui da circa 4 ore e ogni volta che entro nella stanza mi spavento un po’ come se qualcuno fosse davvero seduto lì. Questo significa che mi ha dato la sensazione di essere in compagnia dal primo minuto, e non avrei mai creduto che fosse possibile.
[…] A qualche giorno di distanza posso dire: sta andando sempre meglio. Le cose che scopri… Le cose che puoi o devi fare: fare shopping per lei, prendersene cura (lavarla, incipriarla), vestirla, muoverla… Baciarla, accarezzarla, coccolarla, sdraiarsi accanto a lei, tenerle la mano, lavarle la parrucca… […] Sono così felice di averla con me!”.
Tom sarà fuori di testa? Forse sì. Però se fosse vero quanto lui scrive (“Sono così felice di averla con me!”), non sarebbe già abbastanza per ripensare la condanna assoluta, considerando che non
fa male a nessuno? La sua felicità è irrimediabilmente fasulla e vergognosa? Siamo convinti che una genuina infelicità sia necessariamente preferibile a una felicità fittizia?

Su Il Mucchio Selvaggio di luglio-agosto 2011 (in Real Dolls).

lunedì 20 giugno 2011

Non vorrei che mio figlio fosse gay

Tutto qua. Anche perché non ho figli maschi, per fortuna, ho 2 figlie femmine. Purtroppo anche tra le donne esiste l’omosessualità.
Il segreto? Provate a vederlo pensando di guardare una sit com, convincetevi che sia una versione (penosa, concordo) di Corrado Guzzanti o di George Carlin.

domenica 19 giugno 2011

La scorciatoia bugiarda di Assuntina Morresi



Assuntina Morresi non è nuova alle interpretazioni fantasiose e poco attente alla letteratura scientifica.
Ieri se la prende, per l’ennesima volta, con la Ru486, con l’interruzione di gravidanza e con la contraccezione d’emergenza che in realtà sarebbe un mezzo abortivo camuffato (La scorciatoia bugiarda dell’aborto inconsapevole, Avvenire, 18 giugno 2011). Ma andiamo per ordine.
Il primo problema è l’affermazione di Morresi sulla Ru486, ovvero il farmaco che induce farmacologicamente l’interruzione di gravidanza - il cosiddetto aborto medico o farmacologico - invece di intervenire chirurgicamente. Morresi sostiene che il suo uso sarebbe difficilmente conciliabile con la legge 194 che nel 1978 ha normato l’interruzione di gravidanza. Nel 1978 questa possibilità non esisteva, tuttavia all’articolo 15 si legge: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” (il corsivo è mio).
L’altro ostacolo pretestuoso riguarda il ricovero in una struttura sanitaria - così come previsto dall’articolo 8 della 194. Due anni fa l’Agenzia Italiana per il Farmaco aveva sottolineato la necessità di garantirlo come prova del rispetto della legge sulla interruzione di gravidanza. Il motivo di questa decisione? La risposta non è semplice, ma il richiamo all’articolo 8 sembra insoddisfacente (qui Giuseppe Regalzi aveva commentato il comunicato stampa dell’Aifa).
Il problema dunque non sembra tanto essere che la legge 194 non possa conciliarsi con la Ru486, ma che Morresi non approvi l’interruzione di gravidanza, soprattutto se eseguita in modo meno invasivo per le donne (già abortire è moralmente ripugnante, ma almeno che si soffra il più possibile e che non si possa scegliere). Nel corso del tempo le strategie di Morresi sono passate dall’affermazione della pericolosità della Ru486 per le donne all’accusa di “aborto fai da te”, colpevole anche di eliminare lo spazio di colloquio con la donna da parte di quanti vorrebbero dissuaderla. Scriveva infatti nel 2008: “La 194 invece, propone una casistica e pretende la valutazione e la certificazione di un medico. Proprio per permettere di discutere le motivazioni che spingono ad abortire, dà molto spazio al colloquio con le donne e prevede un periodo di riflessione - sette giorni - fra la concessione del certificato per abortire e l’intervento. Avere uno spazio in cui inserirsi per incontrare le donne e per ascoltarle è fondamentale: è questo il momento in cui lavorano i volontari dei “Centri di Aiuto alla Vita”. È questo il motivo per cui stiamo lottando contro la pillola abortiva Ru486, sinonimo di “aborto fai da te”, un modo di abortire in cui incontrare le donne diventa impossibile” (Una battaglia per la vita a trent’anni di distanza, ilsussidiario.net, 17 marzo 2008).

Continua su Giornalettismo.

DNA profiling

It could mark the end of the traditional television sleuth drama. A new device that can identify suspects from DNA left at the scene of a crime in under an hour is set to transform the way police track down criminals.

The portable technology, which is about the same size as piece of airline carry on luggage, uses a rapid form of DNA profiling to produce a genetic fingerprint from blood, saliva and skin cells left at crime scenes.

Without leaving the scene of the crime, the device, which has been developed by forensics experts, can then check the profile against the centrally held National DNA Database to reveal the identity of the criminal responsible in under an hour.

martedì 14 giugno 2011

Too Gay To Judge?

Still, just because a legal argument is degrading and futile doesn't mean nobody will make it. For as long as there have been bigots in America, litigants have tried to argue that women are too womanly to decide gender cases and that Jews are too Jewish to hear cases involving the first attacks on the World Trade Center. Like ProtectMarriage, these litigants also have tried to dress up their claims as something other than pure bigotry. They never prevail.
Too Gay To Judge? The preposterous, appalling effort to disqualify Vaughn Walker from judging the California gay marriage case because he is gay, Slate, june 13 2011.

China’s Fantastic New Plan To Pay Organ Donors

No one seriously thinks the council will opt for unfettered sales, but the bottom line of any serious consideration is inescapably this: The only way to save lives and starve underground markets abroad is to provide more transplants at home. And the only way to do that is to break radically—and ethically—with a status quo that forbids an informed donor to be rewarded for saving the life of a stranger.
Yuan a Kidney?, Slate, june 13 2011.

La verità, vi prego, sulla contraccezione d’emergenza

Il 6 giugno 2011 la Società Italiana della Contraccezione (SIC) e la Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC) hanno redatto un documento comune: Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale.
Il documento parte dalla definizione di contraccezione d’emergenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “La contraccezione d’emergenza si definisce come “metodica contraccettiva”, poiché può solo prevenire e non interrompere una gravidanza”.
Va assunta in caso di un rapporto sessuale non protetto o nel caso in cui sia stato usato scorrettamente un altro mezzo contraccettivo. L’effetto sarà inversamente proporzionale al tempo trascorso tra il rapporto a rischio e l’assunzione del farmaco.
Dopo le descrizioni tecniche sulle confezioni disponibili in Italia e autorizzate dall’Aifa, il documento si sofferma sulla questione più importante: come funziona la contraccezione d’emergenza. Nel paragrafo intitolato “Meccanismo d’azione della contraccezione d’emergenza” si afferma: “È ampiamente dimostrato che il LNG [levonorgestrel], quando somministrato in fase preovulatoria, interferisce con il processo ovulatorio, per inibizione o disfunzione dello stesso, e previene quindi la fertilizzazione. In particolare, se somministrato prima del picco preovulatorio di LH, È in grado di impedire l’ovulazione nella maggior parte dei casi. Inoltre, è stato evidenziato che nelle donne che assumono il LNG quando i parametri clinici, ecografici ed ormonali sono diagnostici di ovulazione già avvenuta, il LNG non ha alcun effetto. È evidente quindi che il LNG non interferisce con l’impianto dell’embrione, una volta avvenuta la fertilizzazione; ciò, non causa aborto, né è in grado di danneggiare una gravidanza in atto” (il corsivo è mio).

Non esiste una normativa ad hoc e, in modo condivisibile, il documento rimanda a due leggi: quella del 1975 sui consultori familiari (legge 405 del 29 luglio 1975; prima di allora i contraccettivi erano illegali) e quella del 1978 sulla interruzione volontaria di gravidanza (legge 194 del 22 maggio 1978). Queste leggi garantiscono l’accesso ai mezzi contraccettivi. Non solo: il Comunicato del Ministero della Sanità n. 254 del 1 novembre 2000 afferma esplicitamente che “l’uso di questa pillola non viola la legge dello Stato…il farmaco oggi a disposizione…si concretizza come un mezzo di prevenzione dell’aborto e sottrae la donna al rischio di trovarsi di fronte a scelte drammatiche”.
E ancora “nel documento di schema d’Intesa Stato–Regioni per una migliore applicazione della Legge 194, del 15 febbraio 2008, in cui si sottolinea la necessità di:
- Garantire congruo orario di apertura del Servizio Consultoriale, anche prevedendo l’accoglienza senza appuntamento, con carattere di precedenza, per alcune richieste come: contraccezione d’emergenza, inserimento di IUD, richiesta di certificazione urgente per interruzione volontaria di gravidanza;
- Prevedere la prescrizione della “contraccezione d’emergenza”, oltre che nei servizi consultoriali, anche nei Pronto Soccorso e nei servizi di continuità assistenziale (guardia medica).
Ben definito è quindi il diritto della donna alla prescrizione della contraccezione d’emergenza”.

Continua su Galileo.

sabato 4 giugno 2011

Kevorkian

Photo by Jeff Kowalsky.

“I’m trying to knock the medical profession into accepting its responsibilities, and those responsibilities include assisting their patients with death”, aveva dichiarato nel 1990.
Un lungo articolo di ieri su The New York Times ricorda la storia di Jack Kevorkian (Dr. Jack Kevorkian Dies at 83; A Doctor Who Helped End Lives).
Comunque la si pensi, Kevorkian ha avuto il merito di rompere il silenzio ipocrita sulla morte e sulla sofferenza, sulla malattia terminale e sul legittimo desiderio - da parte di alcuni - di non sopravvivere in condizioni penose e senza prospettive di miglioramento.
In più ha avuto il merito di non arretrare di fronte alle conseguenze delle sue scelte scontando 8 anni di carcere.
Mi vengono in mente i tanti che strepitano sulla immoralità di qualche atto standosene comodamente in poltrona e limitandosi a far finta di niente. Non so perché mi vengono in mente molti obiettori di coscienza sulla 194 o sulla contraccezione di emergenza. Mi vengono in mente anche i tanti che strepitano di morte naturale e di diritto sacro alla vita. Ma poi mi fermo qui perché il panorama è troppo desolante.

venerdì 3 giugno 2011

An Italian nightmare

Science under politics. An Italian nightmare (Elena Cattaneo & Gilberto Corbellini, EMBO reports (2011) 12, 19 - 22) è stato pubblicatao qualche mese fa. Ma non è di certo invecchiato.
Queste le conclusioni.

One could ask whether the situation in Italy is simply a local consequence of a deteriorating relationship between science and society, or between scientists and politicians. In other words, is Italy an exception, or simply a vision of things to come in other countries? Regardless, the predicament of Italian science and scientists should stand as a warning of what happens when the rules of transparency are overridden, the scientific community remains largely silent, scientific facts have marginal political influence and science communication is helpless against ideologically driven propaganda that manipulates facts on a large scale (Corbellini, 2010). The experience of scientists in the USA during the Bush administration shows that for other countries this possibility is not too far-fetched and that, to paraphrase the British statesman Edmund Burke (1729–1797): bad science flourishes when good scientists do nothing.

Volti parole

Venerdì 10 giugno, 18.30, Rinascita, Viale Agosta 33, Roma.

venerdì 27 maggio 2011

Di mamma ce n’è una sola (per fortuna)

Eden Wood, 4 anni.

Qualche giorno fa su The Sun compare un pezzo che ha tutte le caratteristiche giuste per stare proprio su quel quotidiano: I inject my 7-year-old girl with Botox, fill her lips and I have tattooed her eyebrows (6 may 2011). La tentazione è quella di pensare che stavolta hanno davvero esagerato e che, come spesso accade, i dettagli saranno stati gonfiati al solo scopo di attirare una morbosa e massiccia curiosità. La realtà, però, sembra essere più estrema e, a dirla tutta, difficile da ricostruire. Qualche giorno dopo circola infatti la dichiarazione giurata della protagonista della vicenda: si sarebbe inventata tutto per 200 dollari (Botox Mom: I MADE IT ALL UP FOR MONEY!, Tmz, 19 may 2011). Non è che come smentita convinca poi molto di più della notizia originaria, ma forse è perché il dubbio si è ormai insinuato in noi irrimediabilmente - come succede dopo un paio di falsi allarmi “al ladro!, al ladro!” o come succedeva alle oche di Konrad Lorenz, disinteressate ai richiami troppo frequenti della madre bipede dopo le prime volte. Il dubbio rimane anche perché la saga continua e sembra difficile per noi - se non impossibile - controllare tutti i retroscena e i particolari. E soprattutto perché un articolo di marzo annunciava una storia simile, seppure con alcuni particolari diversi e con nomi diversi: la figlia qui aveva 8 anni e invece di Bree, come nel pezzo di maggio, viene chiamata Britney (I’m injecting my eight-year-old with Botox and getting her body waxes so she’ll be a superstar, The Sun, 23 march 2011).

Comunque sia andata la storia di Bree/Britney e di sua madre Sharon Evans/Kerry Campbell/Sheena Upton (quest’ultimo sarebbe il vero nome della donna), la vicenda è interessante e forse può essere anche considerata sintomatica di un gusto diffuso da parte della stampa nel cercare gli angoli più in ombra, nel forzare la cronaca fino alle ossessioni, nel manifestare un compiacimento nei confronti di un comportamento da mettere alla gogna. Certo, siamo partiti da un pezzo pubblicato da The Sun, ma saremmo disonesti a limitare al quotidiano inglese questa mania.

Cominciamo con la storia di Sharon e Bree nella versione riportata dall’articolo di maggio. Sharon, madre single di 33 anni che vive a San Diego, ha iniettato botox (aveva seguito anni fa un corso da estetista, garantisce Sharon) alla figlia Bree di 7 anni e le ha tatuato le sopracciglia per migliorarne la forma (si era fatta spiegare come si fa da un suo ex fidanzato tatuatore). Perché “she is desperate for her daughter to be famous”. Già, famosa almeno quanto Willow Smith, figlia di Will e Jada Pinkett Smith.

iMille Magazine, 27 maggio 2011.

giovedì 26 maggio 2011

Un commento interessante

Sulla questione della obiezione di coscienza di Cinzia Sciuto che intitola, in modo condivisibile, diserzione di coscienza.

Fare il medico non è un obbligo, e men che meno fare il medico ginecologo. E tanto basta per abolire come del tutto improprio l’uso dell’espressione «obiezione di coscienza» a proposito dell’aborto, che si configura semplicemente come una delle prestazioni che il medico ginecologo ha l’obbligo di somministrare, nei termini della legge. La stessa cosa vale nei confronti dei farmacisti che si rifiutano di vendere i farmaci anticoncezionali. Il lavoro che ciascuno di noi si sceglie è allo stesso tempo una scelta di vita per noi e un servizio per gli altri. Se penso che quella professione comporta degli obblighi che contrastano con i miei princìpi, semplicemente scelgo di non farla. Non avrebbe alcun senso, oggi che la leva non è più obbligatoria, che un militare invocasse l’obiezione di coscienza.

mercoledì 25 maggio 2011

Fuori dal coro


Dopo aver letto Gli ultimi. Vivere fuori dal coro (2011, Chiarelettere) incontro Pino Petruzzelli a Genova, accanto al porto e ai bar ancora chiusi perché la stagione non è ancora cominciata. Si sentono le voci dei bambini in lontananza. Petruzzelli è attore e regista, dirige il Teatro Ipotesi e questo è il suo secondo libro dopo Non chiamarmi zingaro.

Ho viaggiato molto nel mediterraneo, però non mi piace raccontare di un Paese - mi interessa parlare di alcune persone. In questo caso legate dal mare, ma soprattuto dalle scelte che hanno fatto. Raccontare queste persone e le loro vite è un modo per non rassegnarsi, perché loro non si sono rassegnati”.
Mentre lo ascolto penso ad alcune delle storie, come quella della giovane dottoressa che lavora in un ambulatorio per bambini poveri a Gerusalemme. Nua ha trent’anni e tutto ciò che desidera è “la banalità di una vita pacifica”. Invece vive una emergenze continua in cui filo spinato, carri armati, muri e morti sono la normalità. È meglio non ammalarsi in Palestina, perché “chiunque va negli ospedali palestinesi, anche se sta bene, esce morto”. Nua potrebbe andarsene, invece resta lì e cerca di accogliere quanti più bambini possibile.
C’è talmente un mondo che fa schifo, che è orribile - eppure tanta gente è contenta così, gode dell’orrore. Chi detiene il potere ha stravinto, perché nessuno più pensa di essere l’ultima ruota del carro quando lo siamo tutti. I totalitarismi non sono mai finiti, hanno solo affinato la tecnica. Ti illudi di essere parte di un meccanismo. Quando arrivi a credere di non essere uno sfruttato e addirittura a parteggiare per il carnefice sei proprio all’ultimo stadio. Il mio è un tentativo di raccontare e di recuperare - anche chi sta male. Mohamed Choukri, per esempio, che si prostituiva, si drogava, ha vissuto una vita dolorosa ma non si è rassegnato”.
Choukri è il primo de Gli Ultimi e ti fa venire una rabbia furibonda. Però ti offre anche l’occasione di pensare: se Choukri è stato capace di reagire, dopo tutto quello che ha passato, chi può attaccarsi a una scusa per non farlo? Mohamed nasce nel 1935 e fino a 9 anni è analfabeta. Quel poco che riesce a mangiare è spesso in compagnia di topi e scarafaggi. Il padre è violento. Uccide il fratello perché tossiva e piangeva. “Gli torce il collo come si fa con i polli” racconta Choukri a Petruzzelli. Poi lo vende a un fumatore di hashish per trenta pesetas al mese. “Ho vissuto un’infanzia di umiliazioni, insulti e disprezzo, rubando, fumando kif, bevendo, frequentando prostitute, prostituendomi io stesso. A sette anni ero già adulto”. L’incontro con Mohammed Saggah gli salva la vita. È affascinato dallo scrittore marocchino e decide che è quello il modo in cui vuole vivere. Comincia a leggere e, anni dopo, scriverà Il pane nudo, sequestrato e censurato in Marocco ma tradotto in molti paesi - uno dei traduttori è Paul Bowles.

Su Il Mucchio Selvaggio di giugno.

martedì 24 maggio 2011

Coming Out

Bullying and suicides of gay and lesbian teenagers are in the headlines, the military's “don’t ask, don’t tell” policy has been repealed, and the debate over same-sex marriage continues to divide the country. Against this backdrop, many L.G.B.T. youth wonder how accepting society will be.
Coming Out, The New York Times.

lunedì 23 maggio 2011

La guerra dei profilattici

All’Einstein vietati i distributori di profilattici

Niente da fare. Il direttore scolastico quei distributori di profilattici nella sua scuola non li vuole proprio. Liceo scientifico Einstein, periferia sud-est. Con una delibera del Consiglio d’Istituto si approva l’introduzione di tre distributori nei bagni dei ragazzi: era il 25 maggio 2010. Ad installarli ci avrebbe pensato gratis la Lila, Lega italiana per la lotta contro l’Aids. Ma il direttore scolastico, Edgardo Pansoni, non ci sta. E invoca la risposta di organi competenti superiori. Così arriva la risposta dell’ufficio legale dell’Ufficio scolastico regionale: la decisione del Consiglio d’Istituto non può “ritenersi palesemente illegittima”. Ma poi arriva il Collegio dei docenti che l’8 febbraio 2011 blocca di nuovo tutto. Ora il rappresentante degli studenti, Pietro De Nicolao, ha inviato una lettera al ministero dell’Istruzione. E attende una risposta.
(Questo il breve pezzo uscito il 4 maggio 2011 su City).
Essì, mica si può prendere una decisione così su due piedi!
Qui la cronaca della vicenda - una vera e propia saga - di Pietro De Nicolao.

Sono innocente

Update: Robin’s suggestion to the Italians is, find some way to get Berlusconi into a New York hotel (Other Peoples’ Politics, Paul Krugman, may 22, 2011, NYT).

sabato 21 maggio 2011

Carlo Lottieri e l’omofobia

Scrive Carlo Lottieri sul Giornale di ieri («Quella legge sull’omofobia è solo ipocrita e illiberale», 20 maggio 2011, p. 12):

Forse mi sbaglio, ma a mio parere la maggior parte degli omosessuali non chiede – in Italia come altrove – di ricevere trattamenti di favore, né (ancor meno) che sia sfavorito chi è autore di aggressioni a loro danno. Essi chiedono solo di essere rispettati quali individui e che ogni crimine sia giudicato per quello che è: indipendentemente dalle preferenze sessuali della vittima.
(Il sottotitolo dell’articolo ribadisce: «Imporre come aggravante l’omosessualità della vittima di un reato è un controsenso».) Mi sembra che queste parole dimostrino una incomprensione totale e stupefacente della proposta di legge n. 2802 contro l’omofobia, su cui la Commissione Giustizia della Camera ha espresso l’altro giorno parere negativo. La proposta di legge intendeva stabilire un’aggravante non già per i delitti commessi contro gli omosessuali, ma per i delitti commessi a causa del fatto che una persona è omosessuale. C’è una enorme differenza: a un omosessuale può capitare, per esempio, di essere picchiato per una manovra azzardata con l’automobile, e questo delitto continuerebbe a essere punito come l’identico delitto commesso contro un eterosessuale, anche dopo l’approvazione della legge contro l’omofobia.
Basta leggere l’art. 1 della proposta:
All’articolo 61 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente numero:
«11-quater) l’avere, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia, intesi come odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale di una persona verso persone del suo stesso sesso, persone del sesso opposto, persone di entrambi i sessi».
L’articolo è scritto malissimo (l’arte di redigere le norme sembra ormai perduta nell’odierno parlamento), al punto che sembra comprendere nell’omofobia anche l’odio (invero abbastanza teorico) per gli eterosessuali; ma una cosa si comprende perfettamente, e cioè che qui si sta parlando dei motivi del delitto, non di altro.
Lottieri avrebbe potuto contestare la necessità di prevedere un’aggravante specifica (ma ricordiamo che si tratta di delitti commessi a causa di ciò che una persona è, non di ciò che fa, e dunque particolarmente odiosi); non può invece stravolgere la legge, al punto da far sorgere il sospetto che non l’abbia mai nemmeno letta.

Aggiornamento 23 maggio: cade nello stesso errore Marcello Veneziani («E ora un bel ministero per la tutela dell’omosessualità», Il Giornale, 22 maggio 2011, p. 1). Nulla di cui stupirsi.

mercoledì 18 maggio 2011

The Danger of Outing Alleged Rape Victims Through Reporting

Dominique Strauss-Kahn, center, left a New York Police Department
precinct for Manhattan Criminal Court late Sunday
(Robert Stolarik for The New York Times).


Jeffrey Goldberg ha scritto questo due gionri fa su The Atlantic e vale la pena leggerlo.
From the Times' coverage of the Dominique Strauss-Kahn matter:
The (alleged victim) lives in the Bronx with a daughter who is in her teens. The building's superintendent said she moved in a few months ago.

"They're good people," said one neighbor, another African immigrant. "Every time I see her I'm happy because we're both from Africa. She's never given a problem for nobody. Never noisy. Everything nice."

At the Sofitel New York, a maid, who refused to give her name, described the woman as friendly. "In the world, she is a good person," she said.
I don't understand reporting like this. What is the point? Does it matter that she is friendly? Does it matter that she is a good person? Does it matter that she has never been a problem? Of course not. Rape is rape. The character of the victim is irrelevant. There's one caveat to this idea: If reporters had discovered in the woman's past a pattern of making false accusations in criminal matters, well, then there's a plausible argument that information about her character should be reported. Otherwise, her mood, relative-friendliness or unfriendliness, shopping habits, dietary needs -- all completely immaterial.

One more thing: Reporters should think twice about visiting the neighborhood of an alleged rape victim in order to ask questions about her life and character. The unintended consequence of such a visit is to publicize, in the place where she lives, her plight, and raise possibly-destructive questions about her situation. Newspapers withhold the names of alleged rape victims for a reason: to protect their privacy. But when reporters ask family, friends and neighbors superfluous questions about the alleged rape victim, they have outed her in the place that matters most.

lunedì 16 maggio 2011

CNB: riformarlo o abolirlo? Contro il monopolio BIOetico

Il Comitato Nazionale per la Bioetica in qualità di organo di consulenza governativo è chiamato ad esprimere pareri su materie, che toccano i diritti di ciascuno di noi.
Ma come funziona? Com’è composto? Quali sono, se esistono, i requisiti per diventarne membro?

Alcuni pareri emessi dal CNB hanno suscitato un coro di polemiche perché giudicati in aperto contrasto con la scienza. Ad esempio, il 25 febbraio 2011 il CNB ha emesso un parere favorevole all’obiezione di coscienza dei farmacisti sulla pillola del giorno dopo.

Quali strumenti esistono contro il monopolio BIOetico?
Si può immaginare un’alternativa alla deriva reazionaria di un organo, che in regime di monopolio influenza l’attività del decisore pubblico?

Di questo e di molto altro parleremo in una tavola rotonda insieme a
Gilberto CORBELLINI – Stefano RODOTA’ – Chiara LALLI – Carlo FLAMIGNI - Cinzia CAPORALE – Piergiorgio DONATELLI – Luigi MONTEVECCHI - Patrizia BORSELLINO – Giovanni INCORVATI – Emilio D’ORAZIO – Annalisa CHIRICO – Marco CAPPATO (Segretario Ass.ne Luca Coscioni) – Maria Antonietta FARINA COSCIONI (Deputata PD – Radicali) – Donatella PORETTI (Senatrice PD – Radicali).

Il programma dettagliato sul sito della Associazione Luca Coscioni.

31 maggio 2011, 10.00.
Senato della Repubblica - Sala dell’ex Hotel Bologna in via di S. Chiara, 5.

Pagina 3

La puntata di Pagina 3 di sabato 14 maggio, Quando il pensiero si organizza per icone.
Jennifer Egan, Michel Onfray vs. Sigmund Freud, empatia e bambini, Tuttilibri sul Salone del libro di Torino.

E quella di domenica 15 maggio, Le parole creano la realtà?
Colin McGinn su John Searle, sapere o non sapere?, molti libri, Blue Note Records e la giornata mondiale contro omofobia e transfobia (17 maggio).

Varie

“È inaccettabile - ha detto Casini durante la trasmissione KlausCondicio - che un videogioco che entra nelle case di milioni di italiani permetta ad un bambino di 6-7-8 anni di creare una coppia gay, che può anche adottare bambini. Questi videogiochi sono molto pericolosi, minacciano l’educazione di un bambino, la loro diffusione ha risvolti di carattere igienico-sanitario. Lo sviluppo della sessualità di un adolescente presenta inizialmente aspetti di omosessualità e bisessualità, che poi si armonizzano e l’eterosessualità diventa la regola. Questi videogiochi intervengono in quel momento di sviluppo parziale, in cui è normale che ci siano tendenze omosessuali che rischiano di essere fissate. Questo è un modo per fissare l’omosessualità”.

Casini annuncia di voler portare il problema all’attenzione dell’Europarlamento: “Vietare la vendita del gioco almeno ai minorenni (come è avvenuto con la pornografia) è una strada percorribile.
Ovvero come iniziare bene la settimana. Casini & Co. dimenticano di nominare l’effetto devastante della stupidità e della ignoranza sull’educazione (il pezzo per intero lo trovate qui).
E per rimediare qui sotto alcune segnalazioni di articoli interesanti.

IVF multiple births ‘coming down’ says HFEA
, BBC News, 13 may 2011.
The proportion of risky multiple births during IVF treatment is falling according to the Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA).
The reduction so far has largely been down to increased use of a technique called single embryo transfer.
Only one embryo is implanted in women who have the greatest chance of getting pregnant. HFEA figures show this has not affected the success rate.
“There are some people who don’t wait.” Robert Krulwich on the future of journalism, Discover Magazine, may 12th 2011.

Friday The 13th Superstitions: Where’d They Come From?
, The Huffington Post, May 13, 2011.

Life and the Cosmos, Word by Painstaking Word, (a conversation with Stephen Hawking), The New York Times, may 9 2011.

The mark of Kane, Slate, may 8 2011.

Hitler v. Hitler. Can a parent lose custody of his child because he’s a neo-Nazi?, Slate, may 11 2011.

sabato 14 maggio 2011

Problemi di rigetto per le staminali indotte

Le staminali indotte (iPSC, Induced pluripotent stem cells, cellule staminali pluripotenti indotte) sono ricavate da normali cellule adulte, che vengono fatte regredire con vari metodi a uno stato indifferenziato, da cui si possono poi ottenere cellule specializzate. Siccome queste staminali verrebbero ottenute senza distruggere gli embrioni, sono state presentate da alcuni come l’alternativa «etica» alla cosiddetta clonazione terapeutica. Nella clonazione terapeutica per evitare il problema del rigetto di cellule estranee all’organismo nel trapianto di tessuti si ricaverebbe da una cellula adulta del paziente un clone embrionale, se ne estrarrebbero le cellule staminali (distruggendo l’embrione) e si deriverebbero da queste tessuti sani, geneticamente identici ai tessuti malati da sostituire. Con le staminali indotte, invece, si salterebbe la fase embrionale, ottenendo direttamente le staminali dalle cellule adulte.
Questo progetto riceve adesso una battuta d’arresto: in una lettera pubblicata su Nature (Zhao et al., «Immunogenicity of induced pluripotent stem cells», pubblicato online 13 maggio 2011), un gruppo guidato da Yang Xu dell’Università della California di San Diego ha mostrato come i topi rigettino tessuti ottenuti con due metodi diversi dalle staminali indotte, mentre riconoscono come propri tessuti ricavati dalle staminali embrionali.
In un articolo pubblicato lo stesso giorno su New Scientist (Andy Coghlan, «Stem cell setback as mice reject own tissue»), Xu delinea alcuni possibili sistemi per ovviare al problema; per il momento però, aggiunge lo scienziato, «è importante continuare a perseguire trattamenti basati sulle cellule staminali embrionali umane, dato che esse si sono dimostrate fin qui le più affidabili e versatili per la rigenerazione di nuove cellule e tessuti» («It’s important to continue pursuing treatments based on human embryonic stem cells as these have so far proved to be the most reliable and versatile for regenerating new cells and tissue»).

sabato 7 maggio 2011

Opus Gay


Mel ROMA, venerdì 13 maggio ore 18, presentazione del libro di Ilaria Donatio OPUS GAY. La Chiesa cattolica e l'omosessualità.

venerdì 6 maggio 2011

La verità ai tempi del web


Un vostro amico vi invita a cena giovedì prossimo per inaugurare la nuova casa. A un primo sguardo non c’è nulla di complicato, ma invece abbiamo bisogno di una gran quantità di conoscenze per suonare il campanello all’ora giusta del giorno giusto dell’appartamento giusto. Nicla Vassallo (Per sentito dire, 2011, Feltrinelli) parte da un pretesto simile per condurci in un percorso attraverso la testimonianza, formidabile fonte conoscitiva: Riccardo Ruspoli riceve un invito per una cena di gala dalla regina Elisabetta II. Ogni tappa, dalla ricezione dell’invito al lieve inchino per salutare the Queen, è possibile perché ci è stato testimoniato qualcosa. A cominciare dal nostro nome. Possiamo presentarci a cena grazie a «conoscenze, effettive o presunte, su cui abbiamo contato, conoscenze che si devono alle nostre percezioni, memorie, ragionamenti, introspezioni, come a quanto dagli altri c’è stato testimoniato e agli altri abbiamo testimoniato».

Su darwin, 43, maggio/giugno 2011.
(Molte altre foto di the Queen).

domenica 1 maggio 2011

Cerimoniali

Robert Mugabe e signora arrivano a Fiumicino.
Dal 2002 Mugabe non può entrare nel territorio comunitario (l'Unione europea ha vietato l'ingresso a lui e ai membri del suo governo per gravissime violazioni dei diritti umani). Oggi festeggia a Piazza san Pietro.

sabato 30 aprile 2011

venerdì 29 aprile 2011

Questa orrenda prepotenza

Adriano Sofri sulla Repubblica di ieri («Diritto di vivere diritto di morire», 28 aprile 2011, p. 1):

Ministri e Parlamento vogliono decretare che la nutrizione forzata (avete provato? Io sì) non è una terapia. Hanno decretato che una ragazza cui vanno tutti i miei auguri era, secondo il capo del governo, una nipote d’Egitto. Scherzi da prete, seriamente argomentati e votati da uomini (e donne) adulti e ben pagati: al cui colmo sta lo scherzo da vescovo per il quale la persona non può decidere di sé, della propria nutrizione forzata, della rinuncia a cure non più volute e anzi temute e aborrite. Si è detto mille volte che il risvolto paradossale di questa orrenda prepotenza sta nella diffusa indifferenza al bisogno di aiuto morale e materiale di coloro che, a costo di ogni sofferenza, desiderano continuare a essere curati e a vivere. Si usa come un esorcismo la parola “eutanasia”, facendone il sinonimo del rifiuto dell’accanimento della cura. E si ignora la differenza da chi rivendica una libertà per sé battendosi perché a ciascun altro sia assicurata la stessa libertà, anche quando si traduca in scelte opposte. È questa, oltre alla constatazione di un governo e una maggioranza parlamentare di introvabile ottusità e arroganza, la ragione vera della superfluità di una legge, che non vuole garantire a tutti un diritto, ma solo negarlo ad alcuni (e gli alcuni sono per di più la maggioranza dei cittadini: ma sarebbe lo stesso se si trattasse della minoranza di uno). […]
Dirò un’ultima cosa seria a Berlusconi e a chi per lui. Questa legge solleva in tante persone di ogni età e condizione d’animo e di salute una paura, un’offesa e uno scandalo tali che potrà diventare il fomite di decisioni estreme, dettate dalla volontà di sottrarre sé o i propri cari a una violazione e una sofferenza senza riparo. Ci pensi, chi abbia ancora a che fare con la vocina della coscienza.

mercoledì 27 aprile 2011

La legge truffa

Il premier invia una lettera in vista dell’arrivo in Aula alla Camera del disegno di legge sul testamento biologico. Il testo, scrive il presidente del Consiglio, è “un risultato largamente condivisibile di sintesi e di mediazione alta”.
No, il testo è una mostruosità ripugnante.

Poi presogue:
Questa legge sancisce per la prima volta il principio laico di 'consenso informato' per cui nessun trattamento sanitario può essere compiuto sul paziente senza che questi abbia espresso il proprio consenso assicurando così la libertà di cura.
Cosa dice? Per la prima volta? Cosa dice? (Per esasperazione incollo il link a questo).

Uomini e topi


Nel dicembre 2010, su queste pagine, Umore Maligno fa una battuta sulla sperimentazione animale. I protagonisti sono un cagnolino sottratto alla ricerca medica e un bambino che sta morendo di leucemia. Nelle settimane seguenti alla redazione del Mucchio arrivano molte mail di protesta. I temi più comuni e ricorrenti sono l’inopportunità di fare dell’ironia su un argomento tanto spinoso e l’inutilità della sperimentazione animale. In tutte le lettere si condanna la vivisezione. La scelta del termine è significativa. Riguardo alla critica che scherzarci su non sarebbe ammesso o gradito, ognuno sceglierà se concordare o sollevare dubbi al riguardo. L’ironia è un’indubitabile manifestazione di cinismo indifferente? I controesempi, dai giullari a Train de vie, sarebbero tanto numerosi da portarci su un altro piano e su un altro pezzo. Lasciamo da parte il come si parla e si scrive e arriviamo ai contenuti: l’aspetto che più colpisce del dibattito sulla sperimentazione animale è il disaccordo sulla utilità scientifica del ricorso agli animali.

(A CHE) SERVE LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE?
Decido di saperne di più sulla storia e sui risultati medici ottenuti passando attraverso la sperimentazione animale e di parlarne con Gilberto Corbellini, professore ordinario di Storia della medicina alla Sapienza di Roma.
Quando è cominciata la sperimentazione animale e che cosa oggi dobbiamo alle ricerche passate? Come sarebbe la nostra esistenza senza? Corbellini ci riporta al 300 a.C. e alla scuola medica di Alessandria: la filosofia naturalistica antica cerca di capire come funzionano gli organismi viventi. Comincia la sperimentazione sugli animali umani e non umani. “Galeno, circa quattro secoli più tardi, ha costruito la sua dottrina fisiologica sulla sperimentazione animale. C’erano molte ingenuità, perché trasferiva agli uomini le osservazioni fatte sulle scimmie, sugli ungulati e sui cani, senza rendersi conto che non era possibile trasferire per analogia all’uomo queste osservazioni. Pensava che l’utero umano fosse a forma di corno, perché così era quello di cane”.

[...]

LA COSCIENZA DEGLI ANIMALI
Il manifesto dell’iniziativa nata esattamente un anno fa e voluta da Maria Vittoria Brambilla per promuovere il rispetto per “i nostri amici a quattro zampe” solleva perplessità fin dal titolo. Gli animali non umani avrebbero “un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti”.
Quando si passa alla gerarchia di importanza, allora si perde davvero la pazienza.

- È necessario porre un freno al massacro degli animali nella stagione venatoria, fino alla totale abolizione della caccia.
- Va eliminata la inumana detenzione di animali nei circhi e negli zoo.
- Va drasticamente vietata l’importazione di animali esotici da altri Paesi e continenti.
- Va regolamentato il barbaro trasporto di animali da macello in condizioni vergognose, senza cibo e acqua per giorni, ammassati in spazi invivibili. Anche agli animali presenti negli allevamenti occorre garantire un ambiente sano e che consenta libertà di movimento.
- Deve essere sempre vietato il feroce sgozzamento degli animali da macello senza stordimento e la conseguente agonia per dissanguamento.
- Va vietata e penalizzata la vivisezione, che è priva di reale validità scientifica.
- Va inoltre punito l’abbandono degli animali domestici e la loro detenzione in condizioni degradanti e va promossa un’azione di sensibilizzazione contro l’uccisione di animali per ricavarne capi di abbigliamento, come le pellicce.
A parte la vaghezza dell’elenco e la mancanza di ipotesi per realizzare i punti indicati, a parte l’uso del termine “vivisezione”, a parte l’invito a regolamentare pratiche già regolamentate o a vietarne altre che già costituiscono reati (giustamente!, come l’abbandono o i maltrattamenti), a parte la perplessità di trovare Umberto Veronesi tra i firmatari del manifesto (sostiene il divieto della sperimentazione lui che incarna contemporaneamente la lotta ai tumori?), la promozione della sensibilizzazione contro l’uccisione di animali per farne pellicce lascia davvero sgomenti.
Si vuole vietare l’importazione di animali esotici e solo sensibilizzare sulle pellicce? Allevare e scuoiare ermellini e volpi è moralmente preferibile alla detenzione in uno zoo? E secondo quale gerarchia? Quella delle prime alla Scala di Milano?

Su Il Mucchio Selvaggio di maggio.

Pink and Blue

If you are buying clothes for a newborn, what color do you buy? The general rule these days is that girls are more likely to wear pink and boys are more likely to wear blue. But that wasn’t always the case. In 1918, an article in Ladies Home Journal advised: “The generally accepted rule is pink for the boys, and blue for the girls. The reason is that pink, being a more decided and stronger color, is more suitable for the boy, while blue, which is more delicate and dainty, is prettier for the girl.”
David Brooks, april 22, 2011.