domenica 10 giugno 2007

E Massimo Introvigne scoprì Bioetica

Segnalavo, in un aggiornamento al primo post della serie «Introvigne, il cardinale e il pedofilo», alcuni interessanti mutamenti subiti dall’articolo di Massimo Introvigne (che avevo lì commentato) subito dopo l’apparizione del mio pezzo; mutamenti che, pur con qualche contraddizione, potevano lasciar pensare a una conoscenza di quello che avevo scritto: per esempio, nel mio post avevo segnalato en passant come Introvigne scrivesse sempre «Mahoney» al posto di «Mahony», ed ecco che subito dopo nel suo articolo la forma corretta sostituiva ovunque quella errata. Adesso, dopo che è uscita la seconda parte del mio articolo, Introvigne modifica ulteriormente il suo pezzo, e questa volta afferma esplicitamente di avermi letto. Riporto qui di seguito, integralmente, il passo che mi riguarda, interrotto dai miei commenti (Introvigne, da parte sua, mi cita tra virgolette solo una volta, né offre link al mio post o a questo blog).

Un certo Giuseppe Regalzi, animatore di un blog che un’amica mi ha segnalato – evidentemente esagerando, ma ogni paradosso indica sia pur da lontano una verità – come un luogo dove si consiglierebbe l’eutanasia anche a chi ha preso il raffreddore,
Qui il paradosso indica solo, temo, che Introvigne dovrebbe scegliere meglio da chi si fa consigliare, per non fare la figura di chi demonizza preventivamente l’avversario (cosa che voglio sperare lontana dalle sue intenzioni). Quando l’esagerazione travalica i limiti del buon gusto, come in questo caso, non indica più «sia pur da lontano» una verità, ma il suo esatto opposto.
si abbevera oltre che al Los Angeles Times anche a un’altra fonte piuttosto torbida: il sito americano bishopaccountability.org che, come ha almeno il buon gusto di dichiarare apertamente, ha “lo scopo di rendere più facile la chiamata in causa dei vescovi americani” accusati di favorire la pedofilia. Una vera miniera per gli studi legali che si arricchiscono chiedendo risarcimenti miliardari, molto spesso con cause a contingency, dove una percentuale non rivelata al pubblico ma in genere piuttosto importante del denaro recuperato a titolo di danno non va alle “vittime” ma rimane agli avvocati. Uno sguardo a bishopaccountability.org rivela l’uso sistematico di una vera e propria arte che può ingannare solo chi non conosca la procedura legale americana: sono pubblicati atti parziali di processi, spesso tra l’altro non distinguendo chiaramente fra le deposition, che nelle cause civili americane non sono rese davanti al giudice ma solo davanti agli avvocati, e le vere e proprie testimonianze in tribunale, che hanno un peso ben diverso. Anche un giurista alle prime armi comprende facilmente che la pubblicazione selettiva degli atti (voluminosissimi) di cause complesse permette di far dire alle famose “carte” di cui parlava anche Totò più o meno quello che si vuole.
Io non mi abbevero al Los Angeles Times, di cui Introvigne ha raccontato le presunte malefatte nel paragrafo precedente, ma che non è mai citato nei miei post: ho seguito invece da vicino nella stesura del primo articolo della mia serie un articolo di Ron Russell, comparso sul New Times. Che è un altro giornale.
Quanto al sito bishopaccountability.org, la messa in guardia di Introvigne non riesce a nascondere il fatto che il sito riporta appunto documenti processuali. La deposizione di Mahony al processo del 2004, poi, non è affatto selettiva, ma integrale. Nel suo articolo Introvigne afferma di aver dato uno «sguardo ai documenti del processo civile di secondo grado», da cui verrebbe fuori la storia di Muñoz e Camacho: ma la storia di Muñoz e Camacho è venuta fuori proprio dalla deposizione che utilizzo io (anche se il processo a cui si riferisce non è, per l’esattezza, il processo civile di secondo grado). Perché Introvigne è libero di alludere alle stesse carte che io invece, secondo lui, avrei fatto male a citare? Se poi la trascrizione è infedele, Introvigne – che ha appunto dato uno «sguardo ai documenti del processo civile» – lo potrà provare con facilità.
Tuttavia perfino qui ci sono dei limiti. Il buon Regalzi, tra un appello e l’altro per l’eutanasia, vorrebbe far credere ai suoi lettori che l’allora vescovo Mahony non sospese i sacerdoti Munoz (che nei documenti processuali e in quelli diocesani è indicato, in effetti, come Munoz e non come Muñoz) e Camacho ma si limitò a trasferirli fuori della diocesi. Ma nella stessa deposition tratta da bishopaccountability.org (con tutte le riserve sulla fonte) Mahony dichiara che, con riferimento a questi due sacerdoti, “esercitai le mie prerogative di vescovo per porre fine alle loro facoltà e al loro incarico (terminate their faculties and their assignment)”. Il riferimento alle faculties (e non solo all’assignment, che è l’incarico o mandato per uno specifico ministero nella diocesi) è evidentemente alle facoltà sacerdotali in genere. Né risulta che Camacho e Munoz abbiano cercato di esercitarle in Messico o altrove.
A quanto ne so, in spagnolo il cognome Munoz non esiste; esiste invece il cognome Muñoz, che gli americani, non disponendo nelle tastiere dei loro computer, macchine da scrivere etc. del tasto «ñ», scrivono sistematicamente come Munoz.
Massimo Introvigne (gli risparmio l’epiteto di «buon»: a ciascuno il suo stile) mi deve aver letto molto affrettatamente (o dipenderà ancora una volta dai resoconti della sua amica tendente all’esagerazione?). Così scrivevo nel mio secondo post:
Mahony agisce rapidamente: sospende Padre Muñoz dalla facoltà di amministrare i sacramenti a Stockton […]. L’«esclusione dal ministero sacerdotale» dei due messicani, poi, si riferisce soltanto alla diocesi di Stockton [corsivi aggiunti]
È vero che non risulta che i due pedofili abbiano tentato di esercitare le loro facoltà sacerdotali in Messico; ma avrebbero potuto benissimo farlo. Mahony non aveva il potere di far loro perdere lo stato clericale: per questo avrebbe dovuto sollecitare un intervento della Sede Apostolica (cioè il Vaticano). Le facoltà che ha ritirato (ritengo – ma mi posso sbagliare – a norma di Cod. Iur. Can. 193 §3 – era 192 §3 nel vecchio codice) erano quelle e soltanto quelle che lui stesso aveva concesso (trascrizione, nn. 0021-0022):
Q. Okay. And did he have Your Eminence, so the jury will understand, what are faculties as it pertains to a priest?
A. Faculties is a term used to cover certain authorizations whereby a priest can hear confessions, preach, and administer the sacraments.
Q. Okay. So he can function as a priest of the diocese; correct?
A. Yes.
Q. And you gave Father Camacho faculties; correct?
A. I think Father Camacho yes, I did.
Muñoz e Camacho continuavano a essere a tutti gli effetti incardinati nelle – nel linguaggio ecclesiastico, cioè, a far parte delle – rispettive diocesi messicane, con tutti i diritti connessi (Cod. Iur. Can. 271 §2; cfr. trascrizione, n. 0021).
Quando poi i documenti dicono esattamente il contrario di quanto sostiene Regalzi, allora evidentemente nei documenti ci devono essere degli “errori”. Così, a proposito del fatto che la polizia sia stata informata del caso Munoz, Regalzi parla dell’“errore di un avvocato”. Tuttavia, è l’avvocato che sta agendo contro la diocesi che pone la domanda se sia stata chiamata la polizia per Munoz, e il cardinale risponde con un monosillabo su cui non è facile equivocare: “Sì”. Quanto alla presunta contraddizione con un altro brano della deposition dove Mahony affermerebbe di avere informato la polizia prima del 1985 del solo caso Camacho (quindi, si sostiene, non del caso Munoz), le cose non stanno proprio così. La sequenza è: “Prima del 1985, ha denunciato un sacerdote alla polizia?” – “Sì” – “Chi?” – “Don Camacho”. Non si afferma esplicitamente che si sia trattato solo di Camacho (la retorica conoscendo l’elencazione esemplificativa e non solo quella tassativa), a prescindere dal fatto che il seguito della deposition dimostra che c’è una certa confusione fra denuncia sporta personalmente da Mahony alla polizia e denuncia sporta da altre persone della diocesi diverse da Mahony.
A me pare che la situazione avrebbe consigliato fortemente al cardinal Mahony di procedere a un’elencazione tassativa; dallo svolgimento delle domande e delle risposte mi pare anche chiaro che l’avvocato si sia confuso (prima chiede chi sia il sacerdote denunciato – e la domanda per la precisione è «ha mai denunciato un sacerdote?» – e dopo qualche minuto fa il nome di Muñoz, di cui nel processo non s’era fino ad allora mai parlato in relazione alla polizia), mentre Mahony o non si è accorto dell’equivoco, o non ha ritenuto di far notare l’errore (non era, in quel contesto, un punto fondamentale). In ogni caso, anche ammesso che Mahony si fosse rivolto alla polizia, non sarebbe stato certo per indagini preliminari tese a stabilire la colpevolezza del sacerdote messicano, come invece vorrebbe Introvigne. Dalla deposizione:
Beh, nel caso di Padre Muñoz avevamo delle vittime specifiche, non una sola ma molte, che si presentarono con i loro genitori e confermarono tutti assieme cosa era loro successo a Tijuana. Così io non... non avevo davvero bisogno di nient’altro.
Andiamo avanti:
Più importante di tutto questo è l’impressione che chi ci intrattiene dottamente su questi temi non abbia mai assistito a una deposition e la confonda con la testimonianza resa davanti al giudice di un processo italiano. Da noi il giudice “razionalizza” le parole del testimone in frasi coerenti, mentre una deposition (un atto giudiziale cui chi scrive assiste spesso negli Stati Uniti) è semplicemente registrata con mezzi elettronici (un tempo, magnetici) e sbobinata senza cambiare una sola parola. Chiunque tenga conferenze e si sia visto proporre la pubblicazione di una registrazione sbobinata avrà certamente fatto esperienza di quanto diversa sia la trascrizione del parlato da una sequenza di frasi scritte nate come tali… o ricostruite nelle cause italiane dalla mediazione di un giudice. In realtà nessuno “parla come un libro stampato”, e la trascrizione di uno scambio di battute (magari vivace e ostile come avviene tipicamente in una deposition) non ha mai la precisione della scrittura.
Considerazioni interessanti: ma cosa hanno a che fare con il tema in esame? E dove mai avrei confuso la deposition di Mahony con «la testimonianza resa davanti al giudice di un processo italiano»?
Qualche volta, poi, Regalzi sega senza accorgersene il ramo stesso su cui è seduto. Per difendere il Los Angeles Times sostiene che non poteva conoscere in un articolo del 2002 i casi Camacho e Munoz perché sono emersi nel processo in cui è stato coinvolto il cardinale Mahony solo nel 2004. Ora, la controversia sull’attendibilità del Times nasce, come abbiamo visto, dal fatto che le sue inchieste sono presentate come frutto di indagini indipendenti, mentre l’Arcidiocesi di Los Angeles sostiene che fa semplicemente da megafono ai legai che cercano di spillare strabilianti risarcimenti alla Chiesa. Nel 2002 nel mondo delle carte bollate in cui si muovono questi avvocati i casi Camacho e Munoz non erano ancora entrati. Ma nel mondo reale esistevano fin dal 1984, e – dal momento che i vescovi che fanno sparire i preti di notte e di nascosto esistono solo nei romanzi gotici dell’Ottocento – dovevano avere lasciato qualche traccia, che un “giornalista investigativo” che si rispetti avrebbe dovuto essere capace di trovare. Conclusione: nel 2002 il Los Angeles Times conduceva le sue inchieste esplorando il mondo delle carte bollate gentilmente fornite dagli avvocati e non andando a indagare nel mondo reale: che è precisamente quello che sostiene l’Arcidiocesi.
L’Arcidiocesi accusa il Los Angeles Times, mentre io – lo ripeto – mi rifacevo al New Times, il cui reporter Ron Russell ha ottenuto interviste originali da quasi tutti i testimoni principali (o almeno, da quelli che si sono lasciati trovare e intervistare). L’Arcidiocesi non ce l’aveva con lui.
Secondo esempio di autogol: si cita come scandaloso il fatto che “13 anni dopo aver lasciato la diocesi di Stockton” il cardinale Mahony non si ricordi più in una su testimonianza dei casi Camacho e Munoz (mentre se ne ricorderà in testimonianze successive, verosimilmente avendo fatto qualche ricerca nelle carte della sua vecchia diocesi). Ora, a parte il fatto che non si capisce bene perché il cardinale dovrebbe mentire su circostanze che avrebbero giocato a favore della Chiesa e non contro, è precisamente il contrario: non avendo passato tredici anni della sua vita a rimuginare sui casi Camacho e Munoz, è del tutto verosimile che dopo oltre un decennio Mahony non ricordi con precisione quei fatti. Se li avesse avuti, come si dice, sulla punta delle dita senz’altro il Times lo avrebbe accusato di ripetere una lezione ben preparata dagli avvocati dell’Arcidiocesi.
Di nuovo, Introvigne mi deve aver letto con disattenzione: ho dedicato molte righe a rispondere alla domanda sul perché «il cardinale dovrebbe mentire su circostanze che avrebbero giocato a favore della Chiesa e non contro». Nessuno, poi, pretende che Mahony ricordasse con precisione; ma che ricordasse almeno vagamente, sì.
Infine, non è ben chiaro che cosa si voglia dimostrare, dal momento che non si nega l’essenziale, e cioè che nel caso O’Grady la diocesi si rivolse alla polizia e che il documentario Sex Crimes and the Vatican omette di riferire questo fatto essenziale, preferendo insistere sul comportamento imprudente della Chiesa (senza spiegare che questo coinvolgeva anche i terapisti consultati dal vescovo e la stessa polizia) durante e dopo i fatti del 1984.
Anche di questo ho parlato ampiamente nel primo post, dove nego appunto il «fatto essenziale»: non è stata affatto la diocesi a rivolgersi alla polizia, ma lo psichiatra William Guttieri che ha raccolto la confessione di O’Grady e che per preciso obbligo di legge ha dovuto avvertire le autorità civili.

Aggiornamento: in un’agenzia della Associated Press del 24 ottobre 2006 trovo alcuni passi di due lettere scritte da Mahony ad Antonio Muñoz e al superiore di questi a Tijuana:
In a letter dated Sept. 18, 1981, Mahony wrote to Munoz at the Tijuana diocese informing the priest of his dismissal.
«For the spiritual and pastoral good of the people of the Dioceses of Stockton, please remain over there in Mexico,» the letter said in Spanish. «If you, sir, would like to visit here for whatever reason, then I would have to inform police and immigration officials».
The letter ends with Mahony urging the priest to obtain «the professional and spiritual help you need».
Mahony also wrote a second letter dated the same day to Msgr. Juan Jesus Pasadas Ocampo of the Tijuana diocese about Munoz.
«It seems best to us that he doesn’t return here ever, because there are many parents disposed to inform police about his actions,» the letter said in Spanish. «I hope that Father Munoz is not able to serve in a parish where there is the possibility to find more youngsters. He is truly (a) psychopath, and in reality he needs a lot of professional help» [corsivi miei].
Mi pare che se Mahony avesse avvisato la polizia per allertarla contro un possibile ritorno di Muñoz dal Messico (all’epoca della scoperta dei suoi misfatti il sacerdote si trovava a Tijuana), questo sarebbe stato espresso chiaramente, in particolare nella lettera a Pasadas Ocampo; a maggior ragione ciò sarebbe avvenuto se Mahony avesse sollecitato o fatto sollecitare le autorità messicane a procedere contro Muñoz.

Aggiornamento 2: Introvigne ha modificato per l’ennesima volta la sua pagina (ormai ridotta a un palinsesto illeggibile), ma solo per affermare che anche se non ho usato come fonte il Los Angeles Times, in realtà l’ho usato lo stesso. Così sia.

Aggiornamento 3: incredibile, un altro inciso di Introvigne!
né vale sostenere che chi materialmente informò la polizia era lo psichiatra incaricato dalla diocesi di esaminare O’Grady, perché dal punto di vista legale in quel momento il dominus dello psichiatra Guttieri era la diocesi, e ogni comunicazione dello psichiatra con la polizia era a tutti gli effetti una comunicazione della diocesi
I meriti vanno attribuiti agli uomini concreti, non agli enti astratti. Il vescovo e i suoi collaboratori non hanno avvertito la polizia; lo ha fatto uno psichiatra da loro incaricato, e solo per adempiere un obbligo di legge che lo riguardava personalmente. Poco tempo dopo il vescovo ha promosso il reo confesso. Tanto basta.

Aggiornamento 4: ulteriori sviluppi qui.

1 commento:

Luca Fraggante ha detto...

Introvigne ha dimostrato di rosicare, per tutta la vicenda del video BBC, fin da quando ha fatto un articolo con i voti ai protagonisti della trasmissione, dando un 9 a Vespa per un'altra trasmissione. Qui ci prova di nuovo senza successo.
Non mi pare abbia visto il tuo primo articolo sulla vicenda, tra l'altro.
Ciao.