martedì 5 giugno 2007

Introvigne, il cardinale e il pedofilo / 1

Massimo Introvigne non sta risparmiando le forze per controbattere le tesi del documentario Sex, Crimes and the Vatican. Oltre all’articolo più noto, «Preti pedofili, le falsità del video Bbc» (Avvenire, 30 maggio 2007), ripreso con largo risalto da tutta la stampa integralista e ateo-clericale (e a cui è capitato il curioso incidente di venire sostanzialmente plagiato da un blogger privo di scrupoli, e ulteriormente diffuso in questo camuffamento dalla parte meno accorta della blogosfera cattolica), Introvigne si è cimentato in altre prove minori. In «Il documentario sui preti pedofili: tante bugie sul caso O’Grady», così scrive a proposito delle accuse mosse al Cardinal Roger Michael Mahony (che Introvigne chiama costantemente «Mahoney»), arcivescovo di Los Angeles, che dal 1980 al 1985 fu vescovo di Stockton e superiore di Oliver O’Grady, mentre questi commetteva i suoi crimini e veniva spostato di parrocchia in parrocchia invece di venire consegnato alla polizia:

Uno sguardo ai documenti del processo civile di secondo grado – dove i danni sono stati ridotti a meno di un terzo – mostra che O’Grady non la racconta del tutto giusta. Egli afferma – con evidente gioia degli avvocati – che il vescovo di Stockton (e oggi cardinale di Los Angeles) Roger Mahoney sapeva che era un pedofilo e, nonostante questo, lo aveva mantenuto nel ministero sacerdotale. La causa racconta un’altra storia. Mahoney diventa vescovo di Stockton nel 1980. Tra il 1980 e il 1984 deve occuparsi di tre casi di preti accusati di abusi sessuali su minori. Fa qualche cosa che stupirà i fan del documentario della BBC: non solo indaga, ma segnala i sacerdoti alla polizia. In due casi la polizia conferma che, dietro al fumo, c’è del fuoco: e i sacerdoti sono sospesi a divinis, cioè esclusi dal ministero sacerdotale. Nel terzo caso, quello di O’Grady, la polizia nel 1984 archivia il caso e dichiara il sacerdote innocente. Mahoney si limita a trasferirlo, dopo che due diversi psicologi che lo hanno esaminato per conto della diocesi hanno dichiarato che non costituisce un pericolo. Tutti sbagliano: non solo perché già nel 1976 O’Grady aveva “toccato in modo improprio una ragazzina” (tutto si era risolto con una lettera di scuse e, contrariamente a quanto dice l’ex prete, gli avvocati non hanno potuto provare che il vescovo lo sapesse) ma perché si trattava di un soggetto pericoloso, che finirà arrestato e condannato.
Errori? Certo. Complotti? È un po’ difficile sostenerlo, dal momento che il vescovo e poi cardinale Mahoney – uno dei “cattivi” del documentario – di fronte a tre preti accusati di abusi nella diocesi ne sospende due dal sacerdozio ma non il terzo, fidandosi in tutti e tre i casi delle indagini della polizia e del parere degli psicologi.
Di fronte a questo ulteriore reperto dell’eloquenza di Introvigne gli integralisti sono andati ancora una volta in estasi; ma è veramente giustificato l’entusiasmo?

In un articolo estremamente documentato apparso qualche anno fa sul New Times di Los Angeles («Mouth Wide Shut», 18 aprile 2002), il giornalista Ron Russell ha ripercorso le vicende del caso O’Grady e del ruolo che Mahony vi aveva svolto. Il reportage di Russell è basato sulle trascrizioni del processo, ed è confermato da numerosi resoconti giornalistici apparsi altrove. Seguirò da vicino il suo racconto, che gli ha fruttato in seguito un premio giornalistico; la sua qualità dovrebbe apparire evidente anche dalla mia modesta sintesi.
Tutto comincia nel 1976, con l’invito rivolto da un giovane sacerdote ai genitori di Nancy Sloan, 11 anni, a lasciare che la figlia trascorra quattro giorni con lui nella parrocchia della città di Lodi in California. Lusingati da tanta attenzione i due accettano con entusiasmo; ma quattro giorni dopo quella che si vedono tornare a casa è una bambina confusa e atterrita, che rivela di essere stata molestata ripetutamente dal suo ospite, Padre Oliver O’Grady. I due telefonano a un altro sacerdote, Cornelius DeGroot, che si rivolge subito a O’Grady, e gli strappa una confessione. Conduce quindi O’Grady dall’allora vescovo di Stockton, Merlin Guilfoyle; ma con grande sorpresa di DeGroot il vescovo non denuncia il pedofilo, né compie alcun passo per metterlo in condizione di non nuocere: si limita ad inviarlo da uno psicoterapeuta. Identiche cure vengono offerte alla bambina degli Sloan, che scelgono purtroppo di non denunciare i fatti alle autorità civili. O’Grady, secondo il copione più usato in questi casi, viene spostato in un’altra parrocchia. DeGroot, di propria iniziativa, riesce tuttavia a strappargli una lettera di scuse ai genitori di Nancy, una copia della quale finisce nel fascicolo di O’Grady.
A questo fascicolo il successore di Guilfoyle, Roger Mahony, aveva naturalmente accesso; eppure, afferma Introvigne, «gli avvocati non hanno potuto provare che il vescovo lo sapesse». Sembra però che i giurati dei due processi la pensassero in modo differente, vista la condanna al pagamento di ingenti risarcimenti comminata alla diocesi. E indubbiamente suona un po’ strano che il vescovo non abbia mai sentito il bisogno di consultare il fascicolo personale di un prete che si sarebbe ben presto trovato al centro di altre vicende scabrose, né che un uomo definito da uno dei suoi collaboratori come un «maniaco del controllo» (control freak) non conoscesse alcuna delle voci che circolavano sul conto di O’Grady nella diocesi.
Alla fine degli anni ’70 Oliver O’Grady ha ripreso la sua carriera di molestatore nella città di Turlock, ai danni di James e Joh Howard, che violenterà lungo i successivi 10 anni, assieme ad altri dei loro fratelli; non contento, avvierà una relazione anche con la signora Howard. Nell’ottobre del 1980 il marito della Howard, pur se separato ormai dalla moglie, segnala alle autorità della diocesi – di cui Mahony è vescovo da sei mesi – che il prete frequenta troppo assiduamente la ex moglie e che, soprattutto, si apparta troppo spesso con i figli. In particolare, protesta Roland Howard, O’Grady ha prelevato pochi giorni prima il figlio della coppia, di due anni, e ha trascorso la giornata assieme a lui, da solo.
Anche questa lettera finirà nel fascicolo riservato di O’Grady; e anche questa volta Mahony affermerà di non averla mai letta (Introvigne glissa sull’episodio – lo spazio, si sa, è tiranno...). Per la verità un collaboratore del vescovo, il vicario generale James Cain, avrebbe sì parlato a Mahony del fatto; ma disgraziatamente, si sarebbe limitato alla liaison con la signora Howard: neppure una parola – giura il vescovo – sui rapporti equivoci con i bambini. Mahony ha un colloquio con O’Grady, che nel 1982 viene trasferito a Stockton; ma le molestie continuano.
Nel 1984 le cose sembrano precipitare. In seguito a un episodio che rimane oscuro, O’Grady viene affidato alle cure del dr. William Guttieri, psichiatra (e, incidentalmente, parrocchiano della stessa chiesa di O’Grady). Durante una delle sedute O’Grady confessa le molestie a James Howard. Guttieri avverte Tom Shephard, avvocato della diocesi, e denuncia il prete alla polizia (la legge dello Stato glielo impone). Afferma Introvigne che la polizia «archivia il caso e dichiara il sacerdote innocente»; ma il rapporto del detective che si occupa del caso, Jerald Cranston, dice altrimenti.
Ann Howard, interrogata da lui, ammette che alcuni dei suoi figli hanno passato in più occasioni la notte con O’Grady; ma il piccolo James Howard non conferma di avere subito molestie. A Stockton il poliziotto riceve una telefonata dell’avvocato Shephard: l’episodio, lo rassicura questi, è un fatto totalmente isolato. A quanto pare, l’avvocato (che in tribunale negherà tuttavia la circostanza) avrebbe assicurato al detective che O’Grady sarebbe stato sottoposto a terapia e spostato ad un incarico dove avrebbe avuto a che fare soltanto con adulti.
In effetti, il prete viene inviato presso un altro psicoterapeuta, John Morris, a cui confessa la propria pedofilia. Per ragioni ignote, Morris non includerà questo fatto nel rapporto scritto inviato a Mahony, né in seguito sarà in grado di ricordare con sicurezza cosa avesse detto a voce al vescovo; ma scrive comunque:
Padre O’Grady rivela un grave difetto di maturazione. Non solo per quello che riguarda il sesso, ma – fatto ancora più importante – per ciò che riguarda le relazioni sociali; mostra inoltre di essere affetto da una seria depressione psicologica. Forse Oliver non è autenticamente vocato al sacerdozio.
(Father O’Grady reveals a severe defect in maturation. Not only in the matter of sex, but more importantly in the matter of social relationships, and shows a serious psychological depression. Perhaps Oliver is not truly called to the priesthood).
Un testimone confermerà al processo che era cosa ben nota all’epoca tra i preti della diocesi che O’Grady fosse un molestatore di bambini. Ma l’incredibile è già avvenuto: tre settimane prima dell’arrivo del rapporto, alla fine del 1984, O’Grady si trova già in una nuova parrocchia, San Andreas, piena zeppa di bambini. Non solo: Mahony lo ha anche promosso a un gradino superiore della carriera ecclesiastica. Un altro particolare sconcertante: nonostante, come abbiamo visto, Guttieri avesse avvertito l’avvocato della diocesi prima ancora di chiamare la polizia, il vescovo, testimoniando al primo processo, negherà di avere mai parlato con lo psichiatra della confessione di O’Grady. A San Andreas O’Grady continuerà e aggraverà le molestie sui piccoli Howard, e nel frattempo sceglierà nuove prede locali nelle persone di una giovane donna e dei suoi figli. Mahony, nel frattempo, sarà passato anch’egli a più alti incarichi, come arcivescovo di Los Angeles.
Nel 1986 Nancy Sloan, la prima vittima di O’Grady (prima in questa vicenda, non in assoluto), era giunta a Stockton in cerca di notizie sul destino del suo aguzzino. Le autorità della diocesi l’avevano rassicurata: O’Grady si era volontariamente sottoposto a terapia; non era stato coinvolto in altri incidenti di natura sessuale; e in ogni caso, era stato assegnato ad incarichi in cui non poteva avere contatti con bambini. Tutte menzogne, come abbiamo visto.

(1 - continua)

Aggiornamento: l’articolo di Introvigne che qui si discute ha subito poco dopo l’uscita di questo post alcuni mutamenti: Mahoney è diventato finalmente Mahony, e subito prima dell’ultimo paragrafo ne è stato aggiunto uno nuovo, in cui si discetta contro innominati personaggi che si sarebbero rifatti ai resoconti – menzogneri, va da sé, per Introvigne – del Los Angeles Times. Non credo che Introvigne sia un lettore di Bioetica, e in ogni caso qui abbiamo avuto come fonte il New Times (che non si stampa più), non il Los Angeles Times. Terremo comunque d’occhio il mutevole articolo di Introvigne, per dare conto di eventuali altri cambiamenti...

Aggiornamento 2: sono stato troppo scettico: ce l’aveva proprio con me.

6 commenti:

Iilaiel ha detto...

Posso chiederti una cortesia? Posso riportare gli articoli in cui debunki Introvigine sul mio blog. Questo è decisamente ben fatto e mi piacerebbe che i miei amici potessero avere un accesso immedianto.

Ovviamente se mi autorizassi alla "copiatura" indicherei l'autore e linkeri l'origine.

Complimenti per il bel lavoro.

Luca Fraggante ha detto...

Bell'articolo, grazie. Dopo avere sentito la versione di Introvigne, completamente priva di riferimenti, ci voleva proprio un'analisi come la tua. Aspettiamo la seconda parte.
Ciao

Giuseppe Regalzi ha detto...

Iilaiel, non occorre il mio permesso: guarda i termini della Licenza Creative Commons nella barra laterale, a destra nella Home Page del blog.

Luca: grazie!

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo, ben documentato e con referimenti puntuali.
Sarebbe da pubblicare su carta stampata cosi' forse qualcuno aprira' gli occhi!

Anonimo ha detto...

E' proprio vero quando si dice che non c'è più religione...cacchio!

Di mio e non un poco di tutto ha detto...

dei figli miei

è sera
con gli occhi con la mente
in te sovrano ed assassino
s'addormono l'infami tuoi pensieri "consacrati"
dei bimbi il corpo dilaniato offeso
eviscerato inquisito ripudiato
il sacro latte di tua madre
quello che hai infangato ucciso
ma dei ifgli miei
quelli che da mostro immondo
o da infame vivisettore hai stuprato
quale altro dio dalla croce
me li depone