venerdì 1 giugno 2007

Pera e le parole

Marcello Pera argomenta contro il disegno di legge che vorrebbe introdurre la possibilità per i genitori di decidere che cognome dare ai propri figli (del padre, della madre o di entrambi); disegno di legge che è stato proprio in questi giorni rimandato alla Commissione Giustizia del Senato, per l’impossibilità di trovare un ampio accordo per l’approvazione in aula («La famiglia scivola sulle parole», La Stampa, 31 maggio 2007):

se si introduce il cognome doppio e se ne affida la trasmissione alla discrezionalità dei singoli, si rischia di violare il principio dell’unità e unilinearità della sostanza familiare. Se il nome della famiglia è duale, è duale anche la famiglia? Se il nome allude alla cosa o la denota – e questo è il caso nostro, ché altrimenti non si sarebbe posto il problema – allora il nome duale sembra alludere proprio a una cosa duale o denotarla. Ma una famiglia duale, a maggior ragione se di volta in volta denominata a discrezione, non è più come un embrione e forse non è più una famiglia: sono due individui sommati, ciascuno col proprio nome, non una singola entità fusa, col suo singolo nome, anche se doppio. Nomi e simboli possono avere, e spesso hanno, conseguenze sostanziali anche non intenzionali e la legge del doppio cognome, dopo quella, tentata, dei Dico, potrebbe diventare proprio il primo passo per toccare la sostanza della famiglia. Il secondo passo consisterebbe nel dire che i diritti della famiglia sono solo quelli dei suoi membri. Il terzo e ultimo passo sarebbe che la famiglia non esiste, ma esiste solo l’unione. «Rossi e Bianchi, sposi» come «Rossi & Bianchi, mercerie, snc». Arriveremo lì?
A dire il vero, una legge che non impone obblighi di sorta ma lascia liberi i coniugi di scegliere (nei limiti del ragionevole) il cognome che preferiscono dare ai figli, non sembrerebbe avere tutte le temibili conseguenze che Pera paventa; e in ogni caso, il significato simbolico del doppio cognome parrebbe, più pacatamente, quello di riconoscere anche formalmente l’uguaglianza dei coniugi, da tempo sancita dal codice. Piuttosto – dato che suppongo che Pera, anche se non lo dice esplicitamente, sia a favore dello statu quo – si potrebbe applicare il suo stesso argomento all’imposizione del solo cognome paterno: «una famiglia monadica, a maggior ragione se di volta in volta denominata per imperio, non è più come un embrione e forse non è più una famiglia: è un individuo solo, col suo proprio nome, non una singola entità fusa, col suo singolo nome, anche se doppio» (curiosamente, le parole finali, rimaste identiche, si adattano meglio a questa derivazione che all’argomento originale). Temo che la cosa suoni come una descrizione del più bieco patriarcato; ma forse è proprio quello che auspica Pera...

Aggiornamento: risponde a Pera Chiara Saraceno, sullo stesso giornale («Sul doppio cognome Pera sbaglia», La Stampa, 4 giugno 2007, p. 39).

8 commenti:

Maurizio ha detto...

Qualcuno sa come si intende risolvere il problema dell'esplosione esponenziale dei cognomi? Prima 2, poi 4, poi 8, 16, ecc. Ciao

Giuseppe Regalzi ha detto...

L’art. 2 del disegno di legge prevede che «Il figlio a cui sia attribuito il cognome di entrambi i genitori può trasmetterne al proprio figlio soltanto uno, a sua scelta».

Alessandro Capriccioli ha detto...

Temo che tu abbia ragione, Giuse'...

Yupa ha detto...

Sarebbe divertente sentire le obiezioni del fruttifero Pera a un ipotetico scenario in cui, per legge, i nati possono e devono aver unicamente il cognome materno.
Magari scopriamo che la sostanza, oltre che unica, ha da essere anche maschia & paterna.

Maurizio ha detto...

Grazie Giuseppe. Mi sembra un'ottima soluzione.

restodelmondo ha detto...

Ogni volta che si parla di queste questioni, penso a Irène e Frédéric Joliot-Curie, tutti e due con il cognome proprio e del coniuge. Ma temo che Pera si sia dimenticato degli anni in cui si occupava di scienza...

Franco ha detto...

Secondo me il passaggio chiave è "la legge del doppio cognome, dopo quella, tentata, dei Dico, potrebbe diventare proprio il primo passo per toccare la sostanza della famiglia"
che significa: "cattolici attenti!non avete capito quanto è pericolosa questa riforma? è contro la famiglia patriarcale, è contro i nostri valori, dobbiamo mobilitarci per fare opposizione come abbiamo fatto con i DICO!" Pera ha ragione: tutti sottovalutano l'importanza di questa riforma, che porta al patriarcato una tale mazzata che hai tempi della riforma del diritto di famiglia non si ebbe il coraggio di inserirla. E quando scrivo tutti ci stanno dentro anche i laici, che faranno poco per difenderla e molto per annacquarla...

Anonimo ha detto...

Capisco che la tua, come altra scelta di essere umano spero non ancora robotizzato,è insindacabile.
Sono ben consapevole delle difficoltà di un approccio non analitico ma terapeutico ai problemi di quotidianità vissuta non solo dei cosiddetti "diversi",ma delle tantissime menti non libere nel senso più ampio(ultimo Gaber, ad es, "libertà...é p'artecipazione).Mi chiedo se l:inequivoco maggiore impegno comportato da uomini e donne diciamo "ultimi",anche se non necessariamente sul piano economico,ti abbia indotto a preferire altra specializzazione,pur dedicandoti comunque a questioni di indubbio rilievo come eutanasia, testamento biologicoi pur ersse riconducibili al valore irrinunciabile dell^autodeterminazione.-Obiettivi cui unirei la liberazione delle menti umane ingabbiate da pregiudizi e aspettative e condizionamenti di altri da noi:famiglia scuola detentori del potere.
E mi auguro che, pur in un ovvio processo di maturazione,tu abbia portato sempre avanti la tua lotta e il tuo imprgno in modo laico, con sentire partecipe, con forte e incazzata determinazione.