domenica 12 agosto 2007

Il popolo silenzioso degli spaventapasseri

Dopo il movimento di liberazione dei nanetti da giardino ecco il salvataggio degli spaventapasseri (Black armband scarecrow tribute, BBC News, 10 agosto 2007). Oggetto di attacchi vandalici (forse assoldati dai passeri) sono stati messi in salvo nell’isola di Sheppey. Indossano una fascia nera in memoria dei caduti.

sabato 11 agosto 2007

Già, perché no?

«Perché no?», Capemaster, 11 agosto 2007:

Sono una donna di trentadue anni e come tutte le altre, più o meno, comincio a sentire l’orologio biologico ticchettare prepotentemente.
Non ho un fidanzato, un marito, un compagno. In realtà sono delusa, sia dagli uomini che dalle donne. Non ho cuore di intraprendere un rapporto, anche se solo per procreare, con la feccia che mi circonda.
Ma un figlio lo voglio, lo desidero.
Da leggere tutto.

venerdì 10 agosto 2007

Al posto del cervello

Luca Volontè, «Sul sesso sicuro il governo ci tratta come irresponsabili» (Libero, 9 agosto 2007, p. 8):

Sono apparse la [sic] notizie sulla mega campagna del Ministro della Sanità Turco, non del governo Erdogan ma di quello Prodi, per evitare le malattie veneree e la [sic] infezioni che provocano dalla sterilità all’Aids. Il motto, sponsorizzato anche dalla mitica Ambra, è anche in vacanza vai sul sicuro, più o meno in questo modo, si vorrebbe indurre giovani e meno giovani non ad essere responsabili e non farsi governare dal solo sesso maschile e femminile, ma tutt’altro. L’idea classica è quella che già l’inverno scorso veniva sponsorizzata dalle tre note multinazionali di profilattici, fai tutto il sesso che vuoi l’importante è che lo fai sicuro con il condom al posto del cervello. Infatti è noto che il profilattico non è sicuro, inoltre proprio la “sicurezza” attribuita deresponsabilizza l’utente che non ritiene di aver altre accortezze. Insomma la Turco sposa il condor [sic], la politica riduzione a “teste di ca...”, teste che ormai ragionano solo con l’istinto sessuale.
L’articolo continua, ma questo dovrebbe bastare, penso.

mercoledì 8 agosto 2007

Allarme mici neri

L’Associazione italiana difesa animali e ambiente segnala la strana scomparsa di molti gatti neri (È allarme sparizione gatti neri nel nord ovest milanese, Aidaa, 8 agosto 2007).
In questi ultimi giorni ne sono spariti circa 15 nelle zone comprese tra i comuni di Lainate, Cornaredo, Rho Mazzo e Vanzago. Le ipotesi circa la loro destinazione sono riti satanici, pellicce o cibo: tutte ipotesi poco rassicuranti.

Il trionfo del superfluo

Il viceministro dell’economia Vincenzo Visco ha dichiarato:

Ho appreso solo questa sera della vicenda che coinvolge Valentino Rossi. Mi dispiace per Rossi, del quale sono un grande tifoso. Ma le leggi devono essere rispettate.
(Visco: «Tifo Rossi, ma legge va rispettata», Il Corriere della Sera, 8 agosto 2007, il corsivo è mio). In effetti Venezia è bella ma non ci vivrei e soprattutto non si capisce più come bisogna vestirsi da quando le mezze stagioni non esistono più.
(La Facoltà in questione è quella di Psicologia di Roma, in Targhe superflue di Seth Delambre).

Maialetto clonato

Siamo alla quarta generazione di maiali clonati creati dal team di Hiroshi Nagashima, Meiji University, Tokyo. I maiali godono di ottima salute e rappresentano un notevole risultato della ricerca scientifica nonché un incoraggiamento anche per la ricerca medica (Fourth-Generation Pig Cloned in Japan, Physorg.com, 8 agosto 2007).
Che cosa fa la Coldiretti? Lancia un allarme e avverte con toni apocalittici (d’altra parte è un allarme):

occorre introdurre immediatamente un sistema di etichettatura di provenienza per consentire la rintracciabilità ed impedire che carne proveniente da animali clonati finisca inconsapevolmente nel piatto.
(SALUTE: COLDIRETTI, ALLARME PER MAIALI GIAPPONESI CLONATI, Agi, 8 agosto 2007) e aggiunge:
Si tratta di una preoccupante novità che, oltre alle evidenti perplessità di natura etica, pone un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori. Per evitare che prodotti derivanti da animali clonati importati arrivino sulle tavole degli ignari cittadini europei occorre introdurre immediatamente l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti come è già stato fatto per la carne bovina e per quella di pollo, ma non ancora per quella di maiale o per i formaggi.
Passi per l’etichettatura (ammesso che non sia un modo subdolo per vietare piuttosto che etichettare o per affermare implicitamente, senza alcuna prova, che l’osso buco di maiale clonato sia dannoso per la salute), ma le evidenti perplessità di natura etica quali sarebbero?
Violazione dell’identità porcina? Del diritto del maialetto ad avere due genitori? Eterodeterminazione suina? Aspettiamo lumi.

Ripensamenti: in effetti è troppo ridicolo, troppo. Condivido il “Fate pena” di Capemaster (e anche le sue altre affermazioni).

Khenar, coccodrillo volante

Gli è costato solo un dente rotto (e dire che ne ha tanti che poteva pure rompersene di più) il volo dal dodicesimo piano.
Si dondolava su un balcone di Saratov ed è caduto giù. Riportato a casa forse smetterà di fare come Giulietta (В Сарове из многоэтажки выпал крокодил, MK, 7 agosto 2007). Il coccodrillo è lungo circa un metro e vive da 15 anni con la famiglia adottiva di umani.

martedì 7 agosto 2007

Cassazione comunista, qualcuno dirà

Cassazione: “Via Rasella fu atto di guerra”. Il Giornale condannato per diffamazione, la Repubblica, 7 agosto 2007:

Nel 1996 Il Giornale scatenò una vera e propria campagna contro i partigiani che compirono l’azione di via Rasella. Quell'attacco che provocò 33 morti e scatenò la rappresaglia delle Ss alle Fosse Ardeatine. Articoli che, in pratica, tendevano a “scaricare” sul gruppo dei gappisti guidato da Rosario Bentivegna, le responsabilità della strage che provocò 335 morti. Ora, però, la Cassazione, confermando la condanna al risarcimento per diffamazione (45 mila euro) a beneficio dei gappisti e di Rosario Bentivegna che li guidava, boccia quella campagna di stampa, ne sottolinea le falsità e condanna il quotidiano di Paolo Berlusconi.
Ci vorrebbe la narrazione di Ascanio Celestini sulla vicenda di via Rasella e del revisionismo, ma non sono riuscita a trovarla.

Aggiunta: grazie a Joe Silver per averci segnalato un link dove si può ascoltare qualche frammento di Radio Clandestina.

Ossimori e cattolici (Good Catholics Use Condoms)

Si chiamano Catholics for a Free Choice, e già questo desta una certa sorpresa.
Nelle prime righe della sezione About Us si legge:

Catholics for a Free Choice (CFFC) was founded in 1973 to serve as a voice for Catholics who believe that the Catholic tradition supports a woman’s moral and legal right to follow her conscience in matters of sexuality and reproductive health.
Da qualche tempo nella home page si può firmare una lettera contro il divieto e la condanna morale del preservativo indirizzata a Benedetto XVI: Ask Pope Benedict to Lift the Ban on Condoms! (Il punto esclamativo è d’obbligo).
La richiesta si inserisce in una vera e propria campagna educativa sugli effetti dell’Aids (Condoms4life Campaign), ricordandone i numeri (18 milioni di morti, oltre 15 milioni di donne infette nel 1999 e 2,3 milioni di nuovi contagi, più di 34 milioni di persone malate nel 1999, 3,8 di orfani, e così via), gli effetti e affrontando anche i problemi di coscienza e di fede per i cattolici (A Guide fo Catholics).
Soltanto la campagna meriterebbe attenzione.
Per firmare l’appello. Non c’è una guida da distribuire ai nostri per diventare cattolici così?

lunedì 6 agosto 2007

Inutilità del testamento biologico (secondo la gran parte del mondo scientifico)

Sandra Monacelli (Udc):

Ottima la campagna di sensibilizzazione anti legge testamento biologico promossa da ‘Scienza e Vita’. Il mondo scientifico italiano nella gran parte ritiene del tutto superflua una legge sul testamento biologico. Ancora una volta il centro sinistra accecato dall’ideologia vuole dipingere una realtà che non c’e’ e di cui nessuno sente il reale bisogno. Piuttosto che legiferare su input ideologici il parlamento dovrebbe preoccuparsi di adeguare gli strumenti a favore delle famiglie e delle associazioni di volontariato che si occupano dei malati terminali. Uno stato civile non è quello che ‘aiuta a ben morire’ ma quello che fa di tutto per stare al fianco delle famiglie e dei malati con sostegni economici e terapeutici favore della dignità della vita.
(Testamento biologico: Monacelli (Udc), bene ‘Scienza e Vita’, Agi, 4 agosto 2007).

In effetti se vai a vedere il sito (o ti fai mandare la newsletter per non perdere nulla) si può leggere: Scienza & Vita da’ voce ai medici oltre il testamento biologico. Con l’ortografia non sono mai andati proprio bene, ma è il contenuto che importa, ti risponderebbero loro, e allora andiamo a vedere il contenuto (io confesso di avere qualche difficoltà anche con Oltre il testamento biologico, ma tralascio – parlano i medici oltre a parlare il TB? I medici parlano dietro al TB? No, no: oltre è metaforico, i medici che scavalcano il TB? Mi arrendo).

“Il mondo scientifico italiano nella gran parte ritiene...” dichiara stizzita Monacelli. 15 interviste (sì, certo, nel sito c’è scritto le prime 15, ma che ne sappiamo di quante saranno? E che ne sa Sandra Monacelli di quante saranno? O le hanno fatto una soffiata che non vuole rivelarci? Ma soprattutto, quanto aveva in matematica Monacelli?).
Comunque, pur nel mistero, le interviste a raffica (sic) stanno qua.
Io ho solo letto l’intervista di Giancarlo Pizza perché mi piaceva il suo nome, ma poi mi sono ricordata che con i carboidrati non bisogna esagerare e mi sono fermata alla prima domanda:
D: Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento biologico?
R: Mi vede perplesso, perché sarebbe una decisione presa oggi, in una determinata condizione, che non può più essere revocata ed inoltre affidata a qualcun altro.
(Vorrei chiedere a Giancarlo Pizza: Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento patrimoniale? Dubito che risponderebbe: Mi vede perplesso, perché sarebbe una decisione presa oggi, in una determinata condizione, che non può più essere revocata ed inoltre affidata a qualcun altro. Ma che eresia, vogliamo forse paragonare la vita, dono di dio e indisponibile, con i nostri beni materiali e volgari?
Tuttavia c’è sempre l’esempio della sveglia, forse anch’esso blasfemo e irrispettoso...)
Immagino che per “decisione che non può più essere revocata” Pizza si riferisca al fatto che non posso revocarla (né confermarla) se e quando sono incosciente. Perché non aggiungiamo confusione all’inutilità: fino a quando si è coscienti è possibile cambiare le proprie volontà.

Sms a Dio


Dalla prefazione di Luigi Negri a un volume che ci era sfuggito (curato da Luca Volontè):

Il volume raccoglie centinaia di giaculatorie, provenienti da ogni parte d’Italia, che tanti sacerdoti e fedeli hanno inviato perché non andasse perduta questa grande ricchezza che ci è stata tramandata dalla nostra tradizione, soprattutto popolare. Il merito dell’iniziativa va dato in primis a Luca Volonté, che si è occupato pazientemente di contattare innumerevoli parrocchie invitando a raccogliere queste piccole perle di devozione popolare, che rischiano altrimenti di andare forse perdute per sempre e meritano invece di essere conservate con amore e attenzione. Come fa osservare infatti il curatore, proprio in questi tempi frenetici e dai ritmi vertiginosi, questa forma di preghiera semplice, immediata, a cui si può ricorrere in qualsiasi momento della giornata - una sorta di “sms” a Dio, a Gesù, alla Madonna, all’angelo custode o a uno dei tanti Santi della nostra tradizione - è utilissima per mantenere quel contatto diretto, spontaneo, confidente con la presenza di Cristo nella vita di tutti i giorni.
(Luca Volonté (a cura di) - “GIACULATORIE DELLA TRADIZIONE ITALIANA” - Edizioni Cantagalli, Agenzia Fides, 25 luglio 2007 - chissà quale compagnia telefonica farà la prima offerta vantaggiosa per spedire a poco prezzo tutti ’sti sms...)

domenica 5 agosto 2007

Piccoli orsi crescono

Anche troppo! E così Knut, che oggi compie 8 mesi e pesa troppo per la sua età, viene messo a dieta: niente più dolci e due ore di ginnastica al giorno.

sabato 4 agosto 2007

Mettere fine al macello

Un articolo di Neil Reynolds («New recipe for sustainability: stem-cell burgers», Globe and Mail Update, 3 agosto 2007) ci aggiorna sulla tecnica della coltivazione di tessuti animali a scopi alimentari. Dalle cellule staminali si ottengono in un bioreattore masse di cellule muscolari, che crescono in un mezzo di coltura costituito da acqua e glucosio.
I primi prodotti commerciali potrebbero essere lanciati sul mercato nel 2012:

The first commercial products will be ground pork, ground beef and processed meat – hot dogs, sausage, meats used in pizzas and sauces. New Harvest, a U.S. non-profit research organization, says that complex meats – steaks – will take an additional 10 years. But University of Maryland biologist Jason Matheny believes that meat cultivation will come one day to resemble grape cultivation, with micro firms developing unique vintage meats. People will have meat makers in their kitchens, he says, right beside their bread makers. You will add your own omega-3 fatty acids to your bacon-burgers.
La carne ottenuta in questo modo avrebbe notevoli vantaggi in termini di sicurezza alimentare (le infezioni sarebbero praticamente impossibili), e potrebbe contribuire ad alleviare la pressione sulle terre coltivabili che già oggi si comincia ad avvertire a causa della crescita dei consumi di carne nei paesi che, come la Cina, stanno conoscendo un aumento vertiginoso dei redditi.
Questo non basta ad assicurare il successo di una tecnologia, naturalmente, come si è visto nel caso degli OGM; ma a differenza degli OGM, la coltivazione della carne avrà un vantaggio probabilmente decisivo: quello di potersi presentare come una tecnica etica. La possibilità di evitare il sacrificio di miliardi di animali dovrebbe essere in grado di superare le differenze dei tecnofobi e dei misoneisti, insinuando una spaccatura negli ambienti ecologisti; si potrebbe in poco tempo arrivare – se tutto va per il verso giusto – alla chiusura imposta per legge dei macelli, il cui ricordo rimarrà presso i nostri nipoti come una testimonianza della irrimediabile barbarie dei loro antenati. Speriamo che le loro bistecche siano abbastanza buone da indurli a un poco di comprensione per chi non poteva ancora estrarle dal bioreattore domestico...

giovedì 2 agosto 2007

Hwang: colpo di scena

La storia è fin troppo nota: lo scienziato coreano Woo Suk Hwang, che nel febbraio del 2004 aveva stupito ed entusiasmato l’opinione pubblica mondiale con l’annuncio della clonazione del primo embrione umano e dell’estrazione da esso di cellule staminali (exploit ripetuto apparentemente l’anno dopo, questa volta addirittura con 11 linee di cellule staminali ottenute), veniva raggiunto dopo qualche tempo da una serie di accuse di frode scientifica, che alla fine ne avrebbero distrutto la reputazione, rivelando che nessuno – o quasi – dei risultati da lui proclamati era autentico.
Ma, come ci informa J. R. Minkel su Scientific American («Korean Cloned Human Cells Were Product of “Virgin Birth”», 2 agosto 2007), un articolo uscito oggi sulla rivista Cell Stem Cell getta una luce inattesa sulla vera natura del primo dei risultati di Hwang (anche se qualcuno aveva già in passato intuito la verità). Da un esame delle cellule staminali ottenute attraverso la pretesa clonazione, infatti, un gruppo guidato da George Daley del Children’s Hospital Boston e dello Harvard Stem Cell Institute ha stabilito che Hwang avrebbe in realtà conseguito per la prima volta nella storia la partenogenesi di un embrione umano.

Mentre nella clonazione un ovocita viene svuotato del proprio materiale genetico, al cui posto viene iniettato il nucleo di una cellula somatica dell’adulto da clonare, con la partenogenesi l’ovocita viene indotto a dividersi quando non ha ancora espulso metà dei propri cromosomi (quando cioè è ancora diploide, per usare il linguaggio tecnico), che normalmente con la fecondazione sarebbero sostituiti dai cromosomi dello spermatozoo.
L’embrione così ottenuto non vive però più di alcuni giorni: alcuni dei geni necessari al suo sviluppo vengono attivati infatti solo se provengono dai cromosomi del seme maschile. Da esso si possono comunque estrarre cellule staminali del tutto compatibili con la donatrice dell’ovocita (ma dal potenziale terapeutico ancora del tutto ignoto).
Questo eccezionale risultato era stato ottenuto per la prima volta l'anno scorso da un gruppo italiano, che non ha ancora però pubblicato i propri risultati, e ripetuto lo scorso mese da un’azienda californiana, la International Stem Cell Corporation. Si scopre adesso che entrambi erano stati preceduti – sia pure involontariamente – da Hwang e dal suo gruppo.

Cos’è successo? La spiegazione più probabile è che il nucleo di uno degli ovociti sia rimasto per errore nella cellula, e che il nucleo della cellula somatica che avrebbe dovuto sostituirlo sia stato in qualche modo espulso dall’ovulo. Alcune stimolazioni chimiche praticate alle cellule, molto simili a quelle usate nella partenogenesi, avrebbero poi operato il ‘miracolo’. I controlli non hanno rilevato la cosa (a volte si riesce a vedere solo quello che si spera di vedere...), col risultato che tutti sappiamo. Hwang credeva di essere arrivato nelle terre note della clonazione, e invece aveva raggiunto il nuovo continente della partenogenesi; continente che porterà per sempre, per ironica giustizia, il nome di un altro.

Eutanasia per un piccolo agnello

Il cucciolo è nato in Nuova Zelanda qualche giorno fa e ha 7 zampe (Lamb Born With 7 Legs in New Zealand, The Associated Press, august 2, 2007).
Steve Williams, veterinario alla Canterbury Vets clinic, ha dichiarato che sarebbe disumano tenerlo in vita - il cucciolo è ermafrodita e gli manca un pezzo di intestino. La malformazione è rarissima (un caso su molti milioni di pecore).
Nel pezzo a lui dedicato sul Telegraph il giornalista commenta con scarso tatto: There was no word on whether any of the legs would find their way onto a dinner plate...
Addirittura il Daily Mail ha titolato: New-born lamb has a leg for every day of the week. Che dovrebbe fare, usarne una al giorno?

mercoledì 1 agosto 2007

A proposito di giocattoli religiosi...



(...e su suggerimento di Filter) proponiamo la versione animata di un ben strano presepe!

Giocattoli religiosi contro Barbie e Ken


Sono alti 30 centimetri e riproducono Gesù, Pietro (quando era pescatore...), Sansone, Mosè e così via (Bible based toys for children).
Mi auguro che almeno sulla scatola di Daniele che prega e non è sbranato dai leoni ci sia scritto bene in vista di evitare le imitazioni. E se non ci fosse la scritta, vi prego, bambini, se vi imbattete in un leone (o in più leoni), scappate. Rimandate la preghiere e correte più forte che potete!
(Per chi volesse ordinarli: One2believe).

Babbo Natale, Gesù e il Sarchiapone

“In cosa crede chi crede?” può sembrare a prima vista una questione facilmente risolvibile: ogni cristiano che si rispetti reciterebbe le 211 parole del Credo. Ebbene, in cosa?
Maurizio Ferraris in Babbo Natale, Gesù adulto. In cosa crede chi crede (2006, Bompiani) si prende la briga di rispondere a questa domanda e il risultato è una analisi puntuale e stringente dell’incredibilità dei dogmi e delle insanabili contraddizioni in cui inciampano coloro che si dichiarano credenti.
In un momento storico in cui spesso si parla del ritorno della religione, i nuovi credenti sono profondamente diversi dai vecchi che si interrogavano sul mistero trinitario o sulla natura divina, sulla resurrezione o sulla vita eterna. I nuovi credenti sembrano essere “incuranti del sesso degli angeli e persino della resurrezione, benché curiosissimi del sesso degli uomini e stregati da Papi, santi, incensi e miracoli” e questa nuova veste fa venire il sospetto “che siano semplicemente degli increduli che non sanno di esserlo”. Perché non è possibile “credere di credere in ciò che non credo”: in altre parole, se è ammissibile che una credenza sia incompleta, incoerente o bizzarra, non è ammissibile che l’oggetto della credenza sia privo di contenuto. Il riferimento della fede è oscuro e il referente (Dio) è tanto sfuggente e misterioso da rendere l’affermazione “credo in Dio” non molto differente da quella “credo nel Sarchiapone”. Specificare che, a differenza del Sarchiapone, Dio è infinito complica ulteriormente la situazione, perché significa credere in qualsiasi cosa. Com’è possibile credere in una entità priva di identità? E se Dio può essere qualunque cosa, se il mistero dello Spirito Santo non trova soluzione alcuna e la resurrezione di Cristo è simbolica e non letterale, che cosa rimane della credenza religiosa? Una specie di scommessa pascaliana che suggerisce che sia più conveniente credere, o meglio credere di credere, adottando un atteggiamento più speranzoso che squisitamente religioso: in un parola la “secolarizzazione”. Gli effetti descritti con perizia e ironia da Ferraris sono sorprendenti, e sarebbe davvero un peccato anticiparli.
La Chiesa secolarizzata cerca di imporre il proprio dominio sulle questioni morali, trascurando le spinose questioni teologiche e concentrandosi sulla gestione di un vero e proprio “monopolio del cuore” (il vero amore è quello cristiano, i veri valori quelli religiosi). Benedetto XVI affronta con il polso di un uomo politico consumato gli argomenti più vari e “terreni”: Auschwitz e gli embrioni, l’aids e la fame nel mondo, le leggi dello Stato e le fiction.
Insomma, in cosa crede chi si dichiara credente oggi? In qualcosa di molto più umano e intelligibile dei misteri della fede, la cui presenza è ai limiti dell’ubiquità (almeno una caratteristica divina è salva). Basta accendere la televisione per capirlo, identità ben riconoscibile e poco misteriosa (rispetto alla resurrezione): il Papa in mondovisione ha soppiantato il deus absconditus.

Detective Mama






Reasons for not having sex

Reasons for Not Engaging in Sexual Activities (questionario):

The purpose of this study is to gather reasons why people choose not to engage in sexual activities with others. Our goal is to understand the complexity of what motivates people to choose not to have sex. If you choose to participate, you will be one of 500 people from across North America that will be participating in this study.
(Lo studio è condotto da Lisa Dawn Hamilton, Department of Psychology, University of Texas at Austin).

martedì 31 luglio 2007

Integralisti ed animali

Una delle caratteristiche più odiose dell’integralismo cattolico è il suo disprezzo per i diritti degli animali e per chi li difende. Spiega per esempio Andrea Galli su Avvenire («Animali. Diritti riconosciuti come per gli uomini?», 29 luglio 2007):

Il fenomeno riguarda, più specificamente, come i fautori della liberazione animale si siano avvicinati in diversi Paesi, passo dopo passo, grazie a progressivi scivolamenti giuridici e semantici, al loro traguardo principale: che va ben al di là della semplice “tutela” dei viventi, in alcuni casi condivisibile, ma riguarda il superamento della differenza ontologica tra uomo e animale, con relativo riconoscimento al secondo di veri e propri diritti.
L’errore logico è evidente: somiglianze specifiche portano all’attribuzione di alcuni diritti comparabili a quelli umani (per esempio, dal fatto che gli animali a sangue caldo soffrono in modo simile agli esseri umani segue, per un ovvio principio di giustizia, che essi godono almeno del diritto di non essere torturati sadicamente), ma questo non implica in nessun modo che salti ogni distinzione e/o che si attribuiscano agli animali tutti i diritti umani (allo stadio attuale delle nostre conoscenze nessun animale si qualificherebbe per esempio per il diritto di voto).
L’imperativo ideologico di scavare un baratro fra la natura animale e quella umana, in ossequio alla concezione reazionaria di un cosmo gerarchico ed ossificato (da cui deriva anche l’imbarazzante rifiuto della teoria dell’evoluzione), fa aggio però sulla logica, e purtroppo spesso anche sulla pietà:
Infine, anche la magistratura ha voluto dare il suo contributo alla causa. Con una sentenza del 5 giugno scorso la Corte di Cassazione ha stabilito, letteralmente, che «l’animale condotto al seguito o trasportato in autovettura richiede la stessa attenzione e diligenza che normalmente si usa verso un minore», respingendo il ricorso di un 27enne che aveva trascinato il suo cane con la macchina perché, ubriaco, non si era accorto che nel ripartire la bestiola era rimasta impigliata nella portiera. Una solerzia quasi superiore a quella della pubblica amministrazione, dove, dal 1994 a oggi, a partire dal Comune di Roma, poi in quello di Genova, Firenze, Milano e via di seguito, sono stati aperti una miriade di «uffici per i diritti degli animali».
Pare di capire che pur di non ammettere mai una deroga alla diseguaglianza di cui si è fatto apologeta, Andrea Galli sarebbe dispostissimo a chiudere un occhio sullo strazio di un animale innocente.
Ultima, piccola infamia:
Forse, insomma, se Hiasl [uno scimpanzè di cui un’animalista austriaca aveva chiesto invano l’affidamento] fosse stato dirottato in Italia a quest’ora avrebbe già una mamma. E un vitalizio da parte dello Stato.
È l’appello volgare a guardarsi il portafoglio, inventandosi la richiesta di un diritto positivo che nessuno ha seriamente mai avanzato: lasciate torturare gli animali, signori, ché altrimenti un giorno potreste pagare qualche spicciolo di tasse in più...

Aiutati che dio t’aiuta

E se dio è troppo impegnato a risolvere problemi più seri, ci pensa Lorenzo Cesa a tendere una mano alle famiglie in difficoltà. Le famiglie dei parlamentari, non tutte le famiglie. Ognuno fa quel che può, e poi è meglio aiutare pochi piuttosto che nessuno no?
Perché non ci si pensa, ma la vita dei parlamentari è proprio dura, lontano dalle famiglie e soli. Presto detto: aumentiamo lo stipendio ai fuori sede per permettere loro il ricongiungimento familiare!
Che non si dica che l’impegno dell’UdC alle famiglie sia ipocrita e di superficie, perché sarebbe una cattiveria da malelingue invidiose.

lunedì 30 luglio 2007

Tre segnalazioni

Angelita ci svela sui Fantastici quattro il nome di un secondo ipocrita dell’Udc oltre a Cosimo Mele, difensore della famiglia coinvolto in una storia di prostituzione e di droga («Cosimo Mele e la prostituzione: una storia lunga», 29 luglio 2007).
Stefano di Cadavrexquis fa alcune condivisibili «Considerazioni a margine di un bacio», a proposito dell’episodio dei due omosessuali arrestati davanti al Colosseo.
Eugenio Mastroviti, infine, ci aiuta a distinguere tra flessibilità e flessibilità, con un esempio personale («La flessibilità (reprise). Ovvero: Mitte pecuniam tuam ubi bucca est», In minoranza, 29 luglio).

sabato 28 luglio 2007

Il papa, l’evoluzione e il senso della vita

L’agenzia Zenit riporta alcune considerazioni di Benedetto XVI sull’evoluzione, in risposta a una domanda durante un incontro con 400 presbiteri tenuto il 24 luglio ad Auronzo, nelle Dolomiti («L’evoluzione non dà una risposta a tutte le domande dell’uomo, riconosce il Papa», 27 luglio 2007; le parole del papa si possono leggere anche su Avvenire, in una versione più estesa in cui si trova un riferimento al discorso di Ratisbona – che aggiungo qui tra parentesi quadrate – e in cui sono presenti anche alcune considerazioni finali sul tema del dolore, che invece ometto).

il grande problema è che se Dio non c’è e non è il Creatore anche della mia vita, in realtà la vita è un semplice pezzo dell’evoluzione, nient’altro, non ha senso di per sé stessa. Ma io devo invece cercare di mettere senso in questo pezzo di essere.
È difficile capire perché la vita dovrebbe essere priva di senso se non ci fosse un creatore. Anche se sono stato creato per caso, ci sono, e sono libero di volere. La mia libertà può venire frustrata, è vero, ma questo non determina un’assenza totale di senso: perché la mia vita ha senso proprio nella misura in cui sono capace di esaudire i miei desideri e i miei progetti.
Vedo attualmente in Germania, ma anche negli Stati Uniti, un dibattito abbastanza accanito tra il cosiddetto creazionismo e l’evoluzionismo, presentati come fossero alternative che si escludono: chi crede nel Creatore non potrebbe pensare all’evoluzione e chi invece afferma l’evoluzione dovrebbe escludere Dio. Questa contrapposizione è un’assurdità, perché da una parte ci sono tante prove scientifiche in favore di un’evoluzione che appare come una realtà che dobbiamo vedere e che arricchisce la nostra conoscenza della vita e dell’essere come tale.
L’apertura del papa in favore dell’evoluzione è più apparente che reale, e non dovrebbe perciò venire sopravvalutata: alla luce di dichiarazioni precedenti, non c’è dubbio che Ratzinger si riferisca qui non alla teoria neo-darwiniana dell’evoluzione ma al fatto della discendenza comune di tutti gli esseri viventi, e dunque all’origine delle specie da specie più antiche. Anche se di fronte al creazionismo estremista e becero di alcuni integralisti, le parole del papa rappresentano comunque un piccolo segno positivo.
Ma la dottrina dell’evoluzione non risponde a tutti i quesiti e non risponde soprattutto al grande quesito filosofico: da dove viene tutto? e come il tutto prende un cammino che arriva finalmente all’uomo?
Se è vero che la teoria dell’evoluzione, in quanto appartenente al dominio delle scienze biologiche, non può effettivamente rispondere alla domanda sull’origine del tutto (a cui potranno forse dare una risposta piuttosto la fisica e la cosmologia), è però anche vero che essa è invece perfettamente in grado di rispondere al secondo quesito di Ratzinger: «il tutto prende un cammino che arriva finalmente all’uomo» grazie al caso – le mutazioni – e alla necessità – la selezione naturale.
Mi sembra molto importante[, questo volevo dire anche a Ratisbona nella mia lezione,] che la ragione si apra di più, che veda sì questi dati, ma che veda anche che non sono sufficienti per spiegare tutta la realtà. Non è sufficiente, la nostra ragione è più ampia e può vedere anche che la ragione nostra non è in fondo qualcosa di irrazionale, un prodotto della irrazionalità, ma che la ragione precede tutto, la ragione creatrice, e che noi siamo realmente il riflesso della ragione creatrice. Siamo pensati e voluti e, quindi, c’è una idea che mi precede, un senso che mi precede e che devo scoprire, seguire e che dà finalmente significato alla mia vita.
La ragione umana non è «in fondo qualcosa di irrazionale», proprio perché non è affatto un «prodotto della irrazionalità». La selezione naturale elimina in continuazione tutto ciò che comporta una corrispondenza inadeguata tra la coscienza di un animale e il mondo esterno. Una scimmia, per esempio, che non riesca a valutare correttamente la distanza dal prossimo albero, ben difficilmente sopravviverà abbastanza a lungo da lasciare una discendenza, proprio come il folle che crede di poter volare e si lancia perciò da una torre.

venerdì 27 luglio 2007

Il dividendo della longevità

Ronald Bailey riassume i lavori di un seminario organizzato dall’Institute for Ethics and Emerging Technologies sui benefici economici di trattamenti medici atti a ritardare l’invecchiamento biologico («Is Living Longer Worth It?», Reason, 24 luglio 2007).
Si tratta di un’idea divulgata per la prima volta in un articolo di The Scientist: poiché l’attuale temperie politico-culturale esclude che negli Stati Uniti si possano impegnare fondi pubblici per la ricerca sulla longevità con motivazioni etiche o sociali (i fondamentalisti farebbero certamente pressione per impedirlo, mentre il pubblico preferisce rimuovere dalla propria coscienza la possibilità stessa dell’allungamento della vita), potrebbe essere consigliabile far leva sui risparmi di fondi per la sanità e la previdenza che il differimento della vecchiaia consentirebbe, per guadagnare un appoggio politico a questi studi.

“Giovanni è stato schiodato dalla croce che ha portato per sette anni”

Ha detto il parroco di Alghero Don Potito Niolu durante i funerali (non commento, mi limito a citare). Qui il Centro di Iniziativa Radicale di Perugia riporta molti documenti su Giovanni Nuvoli, tra cui la puntata di Primo Piano del 25 luglio. Intorno al minuto 13 (eviterei Rocco Buttiglione in modo chirurgico) viene mostrata una parte dell’acquisizione del consenso informato di Nuvoli da parte di Tommaso Ciacca.

Natallie Evans vs United Kingdom: analisi di una sentenza della Corte europea

Bollettino Telematico di Filosofia Politica, 27 luglio 2007:

Non è la prima volta che un uomo e una donna si contendono la “proprietà” e il destino di alcuni embrioni crioconservati. Basti ricordare, solo per fare un esempio, lo scontro tra Mary Sue Davis e Junior Davis (Davis vs Davis, 842 S.W.2d 588, 597, Tennessee, 1992). Il caso di Natallie Evans è interessante perché è oggetto di una sentenza della Corte europea (Application no. 6339/05, Strasbourg, 10 aprile 2007) e perché nelle motivazioni che hanno portato alla decisione rientrano due temi centrali delle normative sulla procreazione assistita in generale e in particolare della legge 40/2004 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita): lo statuto dell’embrione (o del concepito) e la revocabilità del consenso a procedere all’impianto degli embrioni prodotti. Le normative in materia di fecondazione artificiale occupano uno spazio rilevante nelle policies di un Paese: perché riguardano la libertà individuale, la tutela di diritti fondamentali, i criteri stessi della legittimità della coercizione legale e, di conseguenza, la natura stessa degli assetti istituzionali.

Le tecnologie riproduttive rimediano alla sterilità, arginano il rischio di trasmettere al nascituro malattie genetiche o virali, cancellano la casualità della riproduzione e si offrono come mezzi per compiere una scelta procreativa responsabile. La trasformazione della procreazione da naturale ad artificiale implica delle profonde variazioni di significato per realtà come la famiglia e la parentela: la genitorialità, prima compatta, si frantuma in una complessità di possibili scelte.

L’irruzione dell’artificio nella riproduzione umana solleva numerose questioni morali e legali che la riproduzione “tradizionale” ignorava. Proprio come ogni volta che ad una sola possibilità se ne affiancano altre sorge la domanda se le nuove possibilità siano connotate moralmente e se debbano essere protette o limitate da una normativa. La natura amorale della procreazione naturale si frammenta in dilemmi morali e giuridici complessi e delicati.

In Italia la legge 40 del 2004 è un esempio di come una norma sia entrata nell’intimità delle persone, si sia sostituita alle decisioni personali e mediche e stia delineando scenari di vera e propria discriminazione e di violazione di diritti fondamentali quali la libertà e la salute riproduttiva.

Il confronto con le normative degli altri Paesi della Comunità europea costituisce una buona occasione per mettere in luce la illegittimità di alcuni divieti della legge 40 (primo tra tutti i limiti di accesso alle tecniche e il divieto di ricorrere alla Diagnosi Genetica di Preimpianto; a tal proposito non è superfluo ricordare che in Italia le diagnosi prenatali sono ammesse durante la gravidanza, e che la stessa normativa sulla procreazione assistita permette l’analisi osservazionale prima dell’impianto. Tutte indagini che hanno lo scopo di conoscere lo stato di salute dell’embrione e di offrire alla donna la possibilità di scegliere se portare avanti la gravidanza oppure interromperla – di non avviarla nel caso di indagine osservazionale: tra queste però, la Diagnosi Genetica di Preimpianto è stata vietata. Ma anche il divieto di fecondazione eterologa (e di donazione di gameti) e di crioconservazione degli embrioni o il limite di produzione di soli tre embrioni e l’obbligo del loro impianto immediato e contemporaneo).

La legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita, insomma, piuttosto che regolamentare l’accesso alle tecniche di procreazione assistita, si incarica di negare immotivatamente questo accesso a molte categorie di individui. Questi confini appaiono ingiustificati se la procreazione assistita viene equiparata a una terapia: quale sarebbe la ragione per escludere da una cura qualcuno in base, ad esempio, allo stato di famiglia o alle preferenze sessuali (Articolo 5, Requisiti soggettivi: [...] possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi)?
Se anche non si volesse equiparare la procreazione assistita a una terapia, questi confini imposti alla libera scelta individuale appaiono comunque infondati: per sostenerli non viene addotta nessuna argomentazione che possa essere valida in una democrazia liberale. Questi confini ledono la salute dei cittadini italiani, che se vivessero in un altro Paese avrebbero vita più facile e maggiori possibilità di realizzare un desiderio legittimo: avere dei figli. Questi confini entrano in contrasto con alcuni diritti fondamentali e universali sanciti da trattati comunitari, oltre che dalla nostra stessa Costituzione e dalle Carte dei diritti fondamentali (il primo è il diritto alla salute, appunto) e creano quel fenomeno drammatico e gravemente discriminatorio chiamato turismo procreativo.

La recente sentenza della Corte di Strasburgo sul caso di Natallie Evans offre una occasione preziosa per illuminare la pericolosità della premessa fondamentale della legge 40: l’attribuzione di diritti al concepito. Attribuzione che implica la maggior parte dei divieti elencati dalla legge sulla procreazione assistita e che apre la strada a conseguenze morali e giuridiche pericolose e inaccettabili: sebbene la legge 40 esplicitamente dichiari di non volere interferire con la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (Articolo 14, Limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni: «[...] fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194») vietare la crioconsevrazione e la soppressione degli embrioni si pone in contraddizione con la possibilità di interrompere lo sviluppo degli embrioni stessi abortendo. Attribuire un diritto alla vita all’embrione, inoltre, rischia di criminalizzare la gravidanza e di rendere ogni azione della donna potenzialmente lesiva dei diritti dell’embrione (a questo proposito è molto significativa la legge federale americana Unborn Victims of Violence Act o i processi contro donne incinte accusate di spaccio di sostanze stupefacenti, abusi infantili o addirittura di omicidio nel caso di Regina McKnight. Tutte queste donne sono state accusate per comportamenti tenuti durante la gravidanza).


Sommario
Articoli 2, 8 e 14
La storia di Natallie
Embrioni contesi
Human Fertilisation and Embryology Act 1990
Normative negli altri Paesi
I. Alleged violation of article 2 of the convention
Se Natallie fosse italiana?
II. Alleged violation of article 8 of the convention
A. The Chamber judgment
II. Alleged violation of article 14 of the convention taken in conjunction with article 8

giovedì 26 luglio 2007

Oscar the Cat

David M. Dosa, A Day in the Life of Oscar the Cat, The New England Journal of Medicine, Volume 357:328-329, july 27, 2007:

Since he was adopted by staff members as a kitten, Oscar the Cat has had an uncanny ability to predict when residents are about to die. Thus far, he has presided over the deaths of more than 25 residents on the third floor of Steere House Nursing and Rehabilitation Center in Providence, Rhode Island. His mere presence at the bedside is viewed by physicians and nursing home staff as an almost absolute indicator of impending death, allowing staff members to adequately notify families. Oscar has also provided companionship to those who would otherwise have died alone. For his work, he is highly regarded by the physicians and staff at Steere House and by the families of the residents whom he serves.

I 6 della Libia: l’ora delle domande scomode

E, soprattutto, delle risposte ancora più scomode (Anna Meldolesi, Infermiere bulgare, lite franco-tedesca, Il Riformista, 25 luglio 2007):

Di chi è il merito della liberazione delle cinque infermiere e del medico? Chi ha pagato per il cospicuo fondo che risarcisce le famiglie dei 438 bambini contagiati nell’ospedale di Bengasi? Che gioco ha giocato Gheddafi in questi otto anni di detenzione e processi farsa a carico dei sei operatori sanitari? Ora che è finito l’incubo e i protagonisti di questa storia di straordinaria follia sono atterrati finalmente a Sofia, per essere subito graziati dal presidente Georgi Parvanov, è l’ora delle domande scomode.
La versione ufficiale è affidata alle parole pronunciate dal primo ministro Sergei Stanishev all’aeroporto: “Questo è il risultato diretto del nostro ingresso nell’Unione Europea, della solidarietà che l’Ue ha dimostrato nei confronti della Bulgaria”. Ma le polemiche divampate intorno a Nicolas Sarkozy e signora non si spegneranno tanto facilmente: la coppia presidenziale ha sbloccato l’impasse o ha soltanto tenuto la scena approfittando di una vicenda dal lieto fine già scritto? Non ha dubbi Der Spiegel, che il 23 luglio ha pubblicato un articolo ricco di indiscrezioni, eloquentemente titolato “Come l’Unione Europea e la diplomazia tedesca hanno contribuito a salvare le infermiere bulgare”. Secondo la testata, che ha raccolto gli sfoghi off the record dei negoziatori di Bruxelles e Berlino, la vera svolta arriva il 12 giugno, in una trattativa a quattro che impegna il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, il commissario europeo per le relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, il figlio di Gheddafi Saif al-Islam e l’ex premier libico Abdul Ati al-Obeidi. La certezza che i patti sarebbero stati rispettati sopraggiunge il 13 luglio, nella solita tenda della base militare di Tripoli. Qui Gheddafi, dopo aver ascoltato l’erede designato e altri stretti consiglieri, proclama: “Fratelli, mi avete convinto. La morte delle infermiere sarebbe come quella dei bambini”. Detto fatto: il 17 il Consiglio supremo commuta la pena capitale in ergastolo, ben sapendo che l’accordo di estradizione tra Libia e Bulgaria avrebbe significato la liberazione dei condannati. Ma poi, sostiene Der Spiegel, la Francia si mette di mezzo e rischia di mandare tutto per aria. Mentre la Germania aveva costruito con pazienza e discrezione la sua tela diplomatica durante la sua presidenza dell’Unione, Cécilia vola platealmente a Tripoli offrendo aiuti francesi per modernizzare un altro ospedale e Nicolas annuncia un’imminente trasferta per rafforzare i rapporti tra Libia ed Europa. Steinmeier non è soltanto irritato per quello che il giornale tedesco descrive come uno scippo, teme anche che la Francia abbia servito al regime nuove carte riaprendo la partita. Quindi avverte il giovane Gheddafi che i giochi ormai sono chiusi e qualsiasi altra iniziativa dovrà essere discussa nel contesto dei futuri progetti comunitari per lo sviluppo. L’Eliseo comunque non desiste: Cécilia torna a Tripoli e l’aereo presidenziale francese se ne riparte carico di gloria: a bordo ci sono i sei operatori sanitari pronti per il commovente, attesissimo, ritorno in patria. Si tratta di una ricostruzione credibile? Probabilmente sì, in buona parte, ma vale la pena di aggiungere una postilla: Sarkozy è entrato con passo da elefante in una cristalleria, ma per troppo tempo in quella cristalleria non era voluto entrare nessuno. I viaggi e le telefonate eccellenti da parte dei governi occidentali, infatti, si sono intensificati solo dopo la seconda condanna a morte alla fine del 2006, quando i sei innocenti erano in carcere da quasi 8 anni.
Che ruolo ha avuto il regime di Tripoli in tutto questo tempo? Chi sostiene che si è trattato di un rapimento a scopo di estorsione o del divertimento sadico di un tiranno imprevedibile coglie solo una parte della verità. Gheddafi ha usato la vita delle infermiere per rafforzare il suo regime, ma poi potrebbe essere rimasto vittima della sua stessa trappola. Inizialmente accusava anche Cia e Mossad di aver tramato con le infermiere, poi quando i rapporti con gli Usa hanno iniziato a normalizzarsi nel 2002 ha cambiato tattica. Comunque ha continuato a usare il caso per cercare di recuperare i milioni di dollari versati per la strage di Lockerbie, ha persino accarezzato l’idea di uno scambio di prigionieri con l’agente libico implicato nell’attentato. Ma tra gli scienziati italiani che hanno avuto contatti con la Fondazione Gheddafi, c’è chi crede che a un certo punto la situazione si sia ribaltata. Liberare i sei capri espiatori avrebbe significato ammettere le colpe del governo nell’epidemia ed esporre il regime alle ire delle opposizioni interne e dei fanatici religiosi. Bisognava trovare una via di uscita di basso profilo, che raccogliesse il consenso delle famiglie delle vittime. Il fondo gestito dalla Fondazione Gheddafi è servito allo scopo, ma chi ha messo i soldi? Sappiamo che la Bulgaria ha azzerato il debito di Tripoli e questa somma, pari a 44 milioni di euro, è stata fornita dalla Banca nazionale libica. Altre piccole donazioni sono arrivate da una dozzina di paesi, mentre l’Ue ha offerto 9,5 milioni per usi specifici come le attrezzature di laboratorio. In questo modo Bruxelles e Sofia possono dire di non aver pagato alcun riscatto, mentre Tripoli può sostenere che i soldi hanno una provenienza mista, privata e governativa, libica e internazionale. Ma la verità, secondo Der Spiegel, è che la somma necessaria per versare 724.000 euro a ogni famiglia viene in gran parte dalle casse dello stato libico. Se questo è un riscatto, a pagarlo è stato lo stesso regime per salvare se stesso.

Qualità e peer review

Molto interessante l’articolo di Francesca Di Donato, Come si valuta la qualità nella Repubblica della Scienza? Una riflessione sul concetto di peer review, Bollettino di Filosofia Politica, 26 aprile 2007.

Il peer reviewing è spesso invocato come essenziale linea di demarcazione tra sapere scientifico e semplice opinione. Inteso in senso generico, esso è una forma di valutazione che consiste nella procedura tramite la quale un accademico sottopone un testo al giudizio di altri accademici (i cosiddetti “pari”) che ne stabiliscono la validità; come termine tecnico, corrisponde allo specifico processo di valutazione che precede la pubblicazione su una rivista scientifica, l’accettazione di una presentazione a una conferenza o l’assegnazione di fondi da parte di agenzie di finanziamento. Ma come si è definito il processo di accreditamento del sapere ancora oggi in vigore? Le tre sezioni in cui si articola questo lavoro sono dedicate: a) a considerare le diverse modalità in cui il concetto di peer review è stato declinato in epoca recente; b) a suggerire nuovi possibili modelli di peer review alla luce delle trasformazioni tecnologiche (la diffusione di Internet e del Web) che stanno rivoluzionando la pratica della comunicazione scientifica; e infine c) a ricostruire come è nato l’attuale processo di validazione della scienza, quali idee e tecnologie vi stanno alla base.
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