domenica 18 novembre 2007

La finestra di fronte

È domenica. La giornata delle visite fugaci di nipoti e parenti acquisiti che non hanno niente da fare ma che non hanno voglia di parlare con la vecchina sempre affacciata alla finestra. Lo stesso panorama per giorni, settimane.
La visita di dovere. Quella che devi fare altrimenti tua moglie ti impedisce di vedere la partita la sera. Un baratto di concessioni, cariche di risentimento.
“Sei pronto?”
“Pronto per cosa?”
“Ma per andare dalla zia”
“Ci siamo andati la scorsa domenica”
“Anche tu hai visto la partita mercoledì scorso, ma stasera hai già prenotato con i tuoi amici”
Un baratto di obblighi. Un patto con la vita eterna, passata questa faremo davvero quello che desideriamo.
Se da giovane pensi che non vorrai mai questa forma di beneficenza, quando non hai che da guardare la strada per giorni, settimane, anche un ospite di malumore è accolto con infantile soddisfazione. È il tuo legame con la vita che non c’è già più, l’ostinazione della sopravvivenza.
“Vuoi un caffè?”
“Non bevo caffè”
Gli sguardi sono imbarazzati per una dimenticanza che l’Alzheimer giustifica, ma la noia no.
Il colore della luce è azzurrina soltanto dall’esterno, quando entri non noti nulla di strano. Luce giallastra come il colorito della badante, mezza cinese mezza non si sa cosa. La badante che si è affezionata a quella signora silenziosa e stramba – dalle sue parti non le aveva mai viste. Forse morivano prima di impazzire. Due esistenze unite dalla cattiva sorte. E la nipote che si guarda le unghie appena laccate.
“Vuoi un caffè?”
“Dio, non ho mai bevuto caffè”, sbotta acida. Ma si pente, come una buona cristiana, e sorride forzatamente.
“Magari beviamo una tazza di tè”
La vecchina sorride senza accorgersene.
La badante mette su l’acqua e si affanna a trovare 4 tazze uguali. Lei non beve quando ci sono le visite, rimane in disparte mortificata. Di dovere lo stipendio alla malattia, alla morte imminente. Che se ci pensa le viene pure l’angoscia di doversi trovare un altro lavoro.
“Andiamo nel salotto?”
Ma la vecchina non ne vuole sapere di perdere il suo panorama, l’unico che conosce, ma non riconosce.
È sola nella sua cucina, dove un tempo preparava le torte per i nipoti. Ora ha scordato gli ingredienti. Non sa più che cosa sia un pacco di farina.
“È tardi”, anche se sono trascorsi solo pochi minuti.
“Ora andiamo”
“E il tè?”, domanda la badante.
“Sarà per la prossima volta”
Il rumore della porta non significa nulla per la vecchina che guarda incantata le luci delle macchine che corrono lungo la strada, rese più intense dal buio che arriva.
“Hai fame, signora?”
“Ho appena pranzato”
Sono le sei.

1 commento:

Yoshi ha detto...

che tristesa