lunedì 19 novembre 2007

Avvenire senza speranza

Ian Wilmut, il padre del primo mammifero ad essere clonato, annuncia che abbandonerà le ricerche sulla clonazione terapeutica a favore di quelle sulla riprogrammazione delle cellule adulte indotta attraverso l’esposizione a determinate proteine, di cui sono stati pionieri i giapponesi Takahashi e Yamanaka. Lo scopo rimane lo stesso, quello di ottenere cellule staminali potenzialmente in grado di riparare organi e tessuti danneggiati, senza causare rigetto, ma senza le difficoltà tecniche della clonazione (anche se l’annuncio di Wilmut è forse leggermente intempestivo, visto il recentissimo successo ottenuto nella clonazione di una scimmia).
Compiaciuta la reazione di Avvenire, organo della Conferenza Episcopale Italiana, che affida il commento a Marina Corradi («Vero choc del pensiero unico libertario», 18 novembre 2007, p. 1):

Così la locomotiva internazionale della ‘clonazione terapeutica’ viene abbandonata in corsa dal padre stesso della clonazione. La cosa sorprenderà il pubblico che da anni – e quanto, in Italia, ai tempi del referendum sulla procreazione assistita – si è sentito ripetere che l’unica speranza per curare Alzheimer e Parkinson passava attraverso le staminali embrionali, ovvero per la distruzione di embrioni. Era un leit motiv mille volte ripetuto, dai tg ai giornali femminili, era un pensiero unico e obbligatorio. Chi scriveva allora di questi argomenti registrava con stupore come ricercatori di statura internazionale, quanto all’utilizzo terapeutico delle staminali embrionali, avessero invece seri dubbi: quelle cellule primitive erano, dicevano, difficilissime da istruire e dirigere nell’organismo, e anche potenzialmente portatrici di rischi proliferativi. Dubbi che però non emergevano o quasi, nel dibattito pubblico.
Due anni dopo, il padre di Dolly, il pioniere della ‘clonazione terapeutica’ che prometteva di usare gli embrioni per curarci un giorno dal Parkinson, annuncia che la strada migliore non è, in effetti, quella. Che pare che si arrivi prima, e con meno fatica, passando attraverso cellule staminali adulte – facendole regredire allo stadio voluto e riprogrammandole. Che è quello che in sostanza dicevano nel 2005 i migliori ricercatori italiani, a quei pochi che li volevano ascoltare. Di modo che, pare che la ragion pratica della efficienza e della concretezza dia oggi ragione ai dubbi di allora.
Peccato per Marina Corradi e per i suoi datori di lavoro che le cellule utilizzate dai ricercatori giapponesi non siano staminali adulte. Basta un’occhiata all’abstract o anche solo al titolo dello studio (Kazutoshi Takahashi e Shinya Yamanaka, «Induction of Pluripotent Stem Cells from Mouse Embryonic and Adult Fibroblast Cultures by Defined Factors», Cell 126, 2006, pp. 652-55), per capire che sono stati utilzzati fibroblasti, semplici cellule del tessuto connettivo, che hanno poco a che vedere con le staminali adulte (gli autori tendono inoltre a escludere che le cellule trasformate fossero staminali nascoste nella massa di cellule somatiche). Eppure a p. 4 dello stesso numero di Avvenire il sottotitolo di un altro articolo spara «Più promettenti le ricerche su staminali adulte», mentre nella colonna a fianco il genetista Dallapiccola (che dovrebbe saperne qualcosina di più), intervistato, commenta «Sono notizie che non fanno altro che confermare quello che andavo dicendo già all’epoca del referendum: prima che le staminali embrionali diano qualche risultato, si troveranno modi per utilizzare le staminali dell’adulto».
Ma il meglio deve ancora venire. L’importanza dello studio giapponese è infatti nell’aver ottenuto cellule quasi indistinguibili dalle staminali embrionali: una delle prove del successo è consistita nell’iniettare le cellule trasformate dentro un embrione di topo, dove hanno assunto appunto lo stesso ruolo delle locali staminali; le cellule, di fatto, sono state trasformate in cellule embrionali. L’utilità delle staminali embrionali, del resto, non è un’invenzione di scienziati pazzi (come sembrerebbe stando alle cronache di Avvenire o del Foglio), ma risiede in gran parte nella loro plasticità: possono trasformarsi in uno qualsiasi dei tessuti del corpo umano, a differenza delle staminali adulte, che hanno un repertorio enormemente più limitato. Il compiacimento odierno di Dallapiccola e Corradi dà ragione a chi ha sempre sostenuto che i benefici maggiori si avranno dalle staminali embrionali (e che oggi, di fronte ai risultati pur eccezionali degli scienziati giapponesi, considera prudente non mettere tutte le uova in un solo paniere: gli studi sulle embrionali devono continuare, non foss’altro che per raccogliere dati utili).
Ma vaglielo a spiegare, a Marina Corradi...

Aggiornamento: ottimi post sull’argomento di Inyqua, JimMomo e Jinzo.

16 commenti:

raser ha detto...

poveraccia, le tocca scrivere di cose che non capisce sotto dettatura, e poi è lei a fare le figuracce

Thomas Bernhard ha detto...

Direi che è già tanto che non abbia scritto che Wilmut ha cambiato idea dopo un'esperienza mistica (tipo un'apparizione di padre pio, la madonna e la buonanima della pecora dolly che i coro reclamano la conversione dello scienziato materialista).

Anonimo ha detto...

Bravi a sottolineare una cosa da poco e non quella importante: un , grande pioniere della clonazione, tifoso delle staminali embrionali ha cambiato idea sulla loro utilità.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Anonimo, rileggiti il post. Perché evidentemente non l'hai capito: quelle che si producono con la tecnica giapponese sono di fatto cellule staminali embrionali. Wilmut non ha cambiato idea, per nulla.

Anonimo ha detto...

Staminali embrionali senza distruggere embrioni: è QUESTA la notizia interessante. Rileggiti la notizia, Regalzi. O forse pensi che chi è contrario alle "staminali embrionali" lo facia per partito preso? Il problema è la fonte delle cellule, non la loro tipologia. Quello che importa è che non vengano distrutti embrioni umani per ottenerle. Ora è più chiaro?

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ecco che già cambi le carte in tavola: prima la notizia era che un "tifoso delle staminali embrionali ha cambiato idea sulla loro utilità"; appena ti si fa sbattere il grugno sulla realtà, la notizia diventa "Staminali embrionali senza distruggere embrioni". La solita, plateale mancanza di onestà degli integralisti.
(E cerca di usare toni più civili quando ti rivolgi a qualcuno che non è vigliacco come te, e che mette il suo nome dietro a quello che scrive.)

Anonimo ha detto...

Ma hai capito che il problema è non è l'aggettivo delle cellule ma la loro l'origine? E, a quanto ho capito io - ma forse tu mi illuminerai di nuovo - quelle "embionali" ottenute NON da embrioni sono più "governabili" di quelle ottenute da embrioni (probabilmente perchè non devono "costruire" un individuo come queste ultime). E la scelta di Wilmut mi sembra vada proprio in questa direzione.

p.s. se non vuoi anonimi basta che fai togliere il "bottoncino" relativo dalla finestra dei commenti...

Giuseppe Regalzi ha detto...

Il "problema" esiste solo per chi crede che gli embrioni siano persone: personalmente, potrei assistere alla distruzione di 100 miliardi di embrioni senza battere ciglio.

La tecnica della trasformazione delle cellule somatiche sembra più promettente della clonazione terapeutica, perché fa a meno degli ovociti umani, che sono difficili da reperire nei numeri necessari; ed è questo il motivo per cui Wilmut ha deciso di dedicarsi ad essa (oltre alla speranza che ci sia meno opposizione da parte della fascia più retriva del pubblico). Non ha mai parlato di motivi etici.

In ogni caso, le cellule così ottenute non sono più governabili delle staminali embrionali: il tasso di successo è bassissimo, al momento, e ci sono fondati dubbi sulla possibilità di innescare tumori. Quindi meglio continuare anche gli altri studi. E questa è quanto c'è da dire sulla notizia.

PS: non ho nulla contro gli anonimi, in realtà, ma ho molto contro i maleducati...

Anonimo ha detto...

Che degli esseri umani in fase embrionale non ti importasse era abbastanza chiaro, questo è indiscutibile, ma -per fortuna- ad altri importa di ogni essere umano, più o meno sviluppato. Che il problema sia solo "tecnico" fa poca differenza se permette di risparmiare vite umane.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Con tutte queste fisime sugli embrioni, veramente, è più probabile che vite di persone -- persone vere, non immaginarie -- andranno perdute, che si sarebbero potute salvare con un po' più di ricerca.

Anonimo ha detto...

Questa è la più bella!....Grande argomentazione! Bravo.

Grendel ha detto...

Anonimo: questa è LA argomentazione. Al di là dei deliri mistici e dell'idolatria dell'embrione, quello che conta veramente è la vita e la salute delle persone.
Se preferisci curarti strafogandoti di acqua di Luordes, liberissimo di farlo.
NON sei libero di stroncare una ricerca che potrebbe salvare vite in nome di una superstizione.
E, per decenza non tirare fuori i soliti ragionamenti del tipo "se mia zia avesse avuto le palle sarebbe stato mio zio". Quelli li lascio alle wanne marchi in tonaca.

Grendel ha detto...

Era LOUrdes, ovviamente...

Jinzo ha detto...

Mi linkate questo, cortesemente?

http://italianlibertarians.splinder.com/post/14828355#comment

Giuseppe Regalzi ha detto...

Fatto!

Anonimo ha detto...

Dove sarebbe che è citata Lourdes come valida alternativa alla ricerca con distruzione di embrioni umani (= naturae humanae individua substantia)?