lunedì 22 ottobre 2007

Non ci accaniamo sull’accanimento terapeutico

Laura Palazzani, vicepresidente del CNB nuova di zecca e docente di filosofia del diritto all’Università Lumsa di Roma, ha dichiarato (Settimana sociale, D’Agostino: il vero problema del testamento biologico è burocratizzare l’abbandono terapeutico, Toscana Oggi, 20 ottobre 2007):

Sulla questione del fine della vita non ci si deve accanire dal punto di vista terapeutico, ma il testamento biologico non deve avere questa funzione.
Come? Non ci si deve accanire (?) dal punto di vista terapeutico sulla questione del fine vita, ma (ma?) il testamento biologico non deve avere questa funzione: no, non migliora. Forse per una specie di proprietà transitiva.
Se questo avvenisse […] potrebbe voler dire che chi non vuole il testamento biologico vuole per ciò stesso l’accanimento terapeutico. Mentre quest’ultimo problema è di tipo medico e non legislativo e su di esso c’è larga condivisione sul piano medico stesso. Bisogna invece rilevare che alcuni disegni di legge veicolano messaggi eutanasici, togliendo la responsabilità al medico. Il che equivale a una legittimazione dell’eutanasia.
Chi non vuole il testamento biologico vuole l’accanimento terapeutico? Non è che ci sta prendendo in giro, no? O l’intervistatore era ubriaco. L’accanimento terapeutico non c’è se il paziente acconsente a X (o Y o Z, e così via). Proprio perché non è un problema medico (poveri noi), ma è una questione personale, di scelta privata e non oggettivamente definibile (salvo nei casi estremi). È impressionante come la responsabilità del medico assuma spesso la forma dell’imposizione: come a dire che se rifiuto un trattamento offendo il medico o lo privo della sua responsabilità. Sulla connessione con l’eutanasia, suggerirei qualche riflessione più approfondita, magari anche qualche lettura.

3 commenti:

GG ha detto...

E' la vecchia questione del "rischiamo di colpevolizzare chi poi non vuole rifiutare cure"....

E' una cagata, ma se ci rifletti bene è una delle più critiche più sensate all'eutanasia legale. Il che è tutto dire.

Filter ha detto...

Chiara, non ti invidio. Io impazzirei a cercare di ricostruire i ragionamenti di gente che neanche parla in italiano vero e proprio.

Chiara Lalli ha detto...

GG, hai proprio ragione: forse chi non è abituato alla libertà non ne conosce bene il significato.

Filter, in effetti è abbastanza deprimente. Dopo il primo moto di riso, si piomba nella desolante consapevolezza che queste persone prendono decisioni sulle nostre esistenze. E io non affiderei loro nemmeno un topo di fogna (povero topo di fogna).