venerdì 16 giugno 2006

Il sesso è neutrale

Il pezzo del Corriere delle Sera (Sesso del bebè, corsa per chi vuole sceglierlo, 16 giugno 2006) inizia raccontando la storia di una coppia, Robert e Joanna, che dopo avere avuto due figli maschi pur desiderando da sempre una figlia, si sono rivolti al dottor Jeffrey Steinberg, del Las Vegas Fertility Institute, che ha selezionato il sesso del nascituro.
Come? Ricorrendo alla diagnosi genetica di preimpianto (dopo la fecondazione extracorporea, ovvio), e selezionando l’embrione del sesso desiderato.
Sono in molti a giungere fino agli Stati Uniti per avere la possibilità di scegliere il sesso del proprio figlio. Paese dei balocchi, perché in tutto il mondo, Israele a parte, la diagnosi genetica di preimpianto è consentita solo in caso di malattie genetiche ereditarie. Nemmeno è proprio vero: basta citare il caso dell’Italia, in cui la diagnosi di preimpianto è vietata e basta.
Fa piacere (è ironico) constatare che anche fuori patria i commenti siano più o meno dello stesso tenore. Avrebbe dichiarato Matthew Eppinette, direttore del Center for Bioethics and Human Dignity, un gruppo cristiano di bioetica: “Si tratta di consumismo eugenetico. In un futuro non lontano i genitori sceglieranno il colore d’occhi, l’altezza e l’intelligenza dei loro figli”. Mentre Yury Verlinsky, direttore del Reproductive Genetics Institute di Chicago rassicura: “Noi non lo faremo mai perché il sesso non è una malattia. E i fondi della ricerca vanno usati per obiettivi medici veri”.

È interessante come la condanna sia già contenuta nella scelta del termine ‘consumismo’ (inutile affannarsi a dire di no, perché l’aggettivo in questione è moralmente neutrale). E poi l’abusato argomento del bimbo acquistato al supermercato (ne sarebbe felice il nostro Francesco Rutelli, fautore dell’argomento ‘No al bambino acquistato al supermarket’): pensa forse Eppinette di avere dimostrato l’immoralità di questa futuribile (per quanto improbabile) possibilità? Che male ci sarebbe a scegliere il colore degli occhi? O l’altezza? I genitori scelgono per i propri figli una quantità di particolari, su cui nessuno si sogna di puntare il dito: il luogo di nascita, la lingua madre, il nome, a volte il colore degli occhi (se entrambi li hanno azzurri) e così via. E non è una scappatoia dire che il nome di battesimo si può cambiare e un’altra lingua si può imparare. La questione è se parliamo di scelte che possono arrecare un danno al nascituro. Scegliere gli occhi verdi può danneggiare il nascituro? E in che modo? Scegliere la sua altezza o l’intelligenza? E in che modo, di grazia? Per pietà, non ricorriamo all’argomento della natura contro l’artificio. Per pietà.
E veniamo all’argomento di Verlinsky: il sesso non è una malattia e quindi non interveniamo. Cosa vorrebbe dire, che è concesso intervenire soltanto sulle malattie? E ancora, per quali ragioni?
Per tornare alla possibilità di scegliere il sesso: il sesso (M/F) è un tratto moralmente neutrale, pertanto non dovrebbe essere dannoso nascere maschio invece di femmina e viceversa. Se la condanna intende basarsi sullo spreco degli embrioni del sesso non desiderato, siamo costretti a reclamare un po’ di coerenza. Se accettiamo questa motivazione, dobbiamo batterci per vietare in assoluto la fecondazione artificiale. Perché in ogni ciclo di fecondazione artificiale alcuni embrioni vengono sprecati. Come la mettiamo? Pensare di non affrontare simili conseguenze equivale a volere inserire un pezzo di Tetris in uno spazio sbagliato.

(Tetris by Natalie Dee)

7 commenti:

Ivo Silvestro ha detto...

Condivido, in linea di massima, il contenuto dell'articolo.
Un appunto e una osservazione.

L'appunto è: se ricordo bene le lezioni di biologia, i genitori non scelgono il colore degli occhi, al massimo lo determinano (se li hanno azzurri), ma di sicuro non lo scelgono: due genitori con gli occhi azzurri non possono stabilire di avere un figlio con gli occhi castani, e viceversa.

L'osservazione è: finora la nascita del figlio è sempre stata determinata dal caso. È stato un evento fortuito, fuori controllo. O arriva o non arriva. Adesso lo è sempre meno (e il processo non è iniziato l'altro ieri).
Respingo la retorica, purtroppo essenzialmente irrazionale e antiilluminista , sui limiti invalicabili e sulla necessità di salvare l'uomo da se stesso e dalla tecnica. Mi chiedo solo dove si arriverà, e me lo chiedo, ripeto, senza timori. Il supermercato di Rutelli (ma lui va a fare la spesa, oppure produce tutto in casa, come ai vecchi tempi?) non mi spaventa, ma un po' mi disorienta.

xlthlx ha detto...

direi che su questo argomento specifico una parola ben detta e' il film Gattaca. Tutto sta a non farne un modo per discriminare le persone.

Alberto Alvino ha detto...

Non sono cattolico, non ho paraocchi cattolici: aborto, ricerca sulle embrionali, diagnosi preimpianto, contraccezione, ecc. Ho una formazione scientifica.
Queste premesse sono necessarie per chi, come me, di questi tempi solitamente impegnato contro i dogmi cattolici di cui sopra (che trovano esempi fin troppo espliciti nella legge 40/2004) si accinge a fare un discorso come quello che qui segue.
Cerco di usare il buon senso.
Ho paura che della scienza si possa abusare, come di fatto è stato e vien fatto troppo spesso.
Ho paura del fatto che se ne possa fare una nuova religione.
"Che male ci sarebbe a scegliere il colore degli occhi?"
Scegliere gli occhi verdi può danneggiare il nascituro?
Lo vedo come un concetto pericoloso.
Per due motivi.
Primo.Danneggia moralmente l'idea che abbiamo di noi stessi. E quello che abbiamo della nostra società. L'uomo potente. Come Dio. L'uomo che può tutto. L'uomo viziato che non è contento se il figlio non ha gli occhi verdi.Non è alto. E non è biondo.
Avverto questo potere come "alienante". In grado comunque di modificare il costume della società.

Viviamo in una società di massa, ed una tecnologia che da all'uomo tanto potere troverà anch'essa applicazione di massa. Al punto magari che il singolo individuo possa vedersi "costretto" dal costume corrente ad usarla. Come oggi ti senti dire "non vedi il grande fratello?", oppure "non hai
una BMW?", in un'epoca quale stiamo immaginando ci sentiremo dire "tuo figlio non ha gli occhi verdi?".
E quando ci saranno solo pochi individui con i "brutti e vecchi" occhi castani, chissà, magari il costume ci porterà verso nuove emarginazioni: "guarda, quello ha gli occhi castani" come oggi diciamo "guarda, quella è una prostituta".
Non è difficile immaginare questi scenari, perchè di simili ne abbiamo oggi a bizzeffe, nell'attuale costume della nostra società occidentale. Un diffuso, generalizzato, mal costume.
Secondo.Non vorrei riferirmi alla retorica cattolica, ma questa è oggettivamente eugenetica. Che ne sarà della diversità genetica che la natura (voi lo sapete senz'altro meglio di me) si è preposta come fondamento della vita? Le specie più avanzate hanno aumentato la loro complessità, e con questa la loro differenziazione. Alla base dei sistemi biologici ci sono proprio meccanismi che creano differenze: ne sono esempio la riproduzione sessuata, il crossing-over. Sappiamo invece che l'uomo, per motivi culturali e sociali ha sempre teso a preferire alcuni fenotipi (l'ariano classico ne è un esempio). E' qui utile ricordare quanto segue.Per il nostro costume la discendenza migliore è quella pura: oggi parliamo di razza italiana in pericolo perchè facciamo pochi figli, il termine "meticcio"
è spesso usato in termine dispreggiativo, e questi concetti li applichiamo anche agli animali ("è di razza", "è purosangue"). La nostra natura biologica funziona molto diversamente. Sappiamo infatti che, al contrario di quanto si pensa, sono proprio i "meticci" ad essere più forti in un certo ambiente (esempio comune: gli occhi azzurri, che cosideriamo più belli e più puri, sono un gene recessivo e sono infatti più delicati e sensibili alla radiazione solare).
E' logico immaginare quindi che la possibilità per l'uomo di "scegliere il fenotipo desiderato", si manifesterà a livello biomolecolare come un impoverimento della varietà di geni differenti nella popolazione. Un impoverimento di quella varietà che in natura (Darwin ce lo ha insegnato) è stata l'unico importante fattore a permettere lo sviluppo e l'evoluzione del vivente.
Ho paura che questo sposti il concetto di scienza da "scoperta" a "manomissione" della natura. E' questo,a mio avviso, ad essere moralmente inaccettabile. Oggi accade troppo spesso, e finora si è ritorto sempre contro di noi.
Oggi mangiamo pasta di grano OGM o con modifiche genetiche da bombardamento radiattivo, la frutta inzuppata di farmaci, siamo circondati da materiali sintetici da patreolchimica, l'aria delle nostre città è carica di PM10 e polveri di metalli pesanti delle marmitte catalitiche, i bovini sono costretti a mangiare farine di carne e iniettati di steroidi. Continuare richiederebbe pagine e pagine zeppe dello snaturamento cerso cui ci portano i due mostri sacri del progresso: la tecnologia e il mercato.
In tutto questo ormai da oltre trent'anni un'epidemia di cancro affligge la nostra civiltà occidentale. Alcuni si chiedono ancora perchè, e danno fondi per la ricerca scientifica. Senza paraocchi il perchè si trova rapidamente. Chi lo conosce, non può fare a meno di convivere con tutti i rischi che il malcostume della società gli ha messo, volente o nolente, davanti.
Di ciò ne hanno responsabilità chi fa scienza (o tecnica), e chi ne fa mercato. Non siamo minimamente stati capaci di separare tra utilizzo proprio ed improprio delle conquiste scientifiche e tecnologiche. Le abbiamo messe semplicemente in balia della speculazione e dell'interesse personale di pochi "conquistatori". Non esiste alcun segnale che le cose possano andare diversamente nel caso della biologia molecolare. Questa è purtroppo la realtà.
Cercando di liberarmi da dogmi di ogni tipo, ho paura di tutti gli estremismi religiosi: del cattolicesimo (la religione di Dio), del capitalismo (la religione del mercato), dello scientismo (la religione della scienza).
Mi piacerebbe leggere controargomenti....

Giuseppe Regalzi ha detto...

Alberto, hai messo molta carne al fuoco. Proveremo a risponderti nei prossimi giorni, tempo permettendo, e magari in un post apposito.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Chiara ha risposto qui.

Anonimo ha detto...

Per Alberto A. :

(Scusate non c'entra molto con l'argomento del post): se tutti valutassimo una persona per il colore dei suoi occhi non ci potremmo mai conoscere, il dialogo sarebbe inutile...
"Oh guarda una ragazza con gli occhi azzurri... sarà sicuramente "pura" - mentre magari la donna in questione è un killer e prova soddisfazione ad uccidere la gente...

"La bellezza salverà il mondo".... in che modo... mi sembra che le guerre scattino in primo luogo per i pregiudizi...

#Postato da una ragazza a volte superficiale ma che cerca di vedere anche il bello che una persona non è in grado di mostrare.... ma che ha in sè#

Anonimo ha detto...

Per Alberto A.

Scusa ma avevo letto solo la frase degli occhi azzurri, e non tutto il post...

Beh, direi che sono d'accordo con te ...

#tipa di prima#