lunedì 13 novembre 2006

Lozano Barragan: (eu)tanasia del buon senso

“La compassione invocata dai vescovi anglicani per i bambini prematuri gravemente ammalati nasconde in realtà il rischio di una grave deriva etica, quella che in diversi paesi sta portando a leggi che autorizzano l’eutanasia dei minori”. A sostenerlo è il dicastero vaticano per la pastorale sanitaria per voce del card. Lozano Barragan.
Questo in risposta alle affermazioni fatte, negli ultimi giorni, dalla Chiesa anglicana, che per la prima volta si aperta in merito alla possibilità dell’eutanasia passiva nel caso si tratti di neonati con gravissimi e irrimediabili handicap. E ha spiegato che è possibile che “ci siano situazioni in cui per un cristiano la compassione debba prevalere sul principio secondo cui la vita va preservata a tutti i costi”.
Immediate sono arrivate le opposizioni da parte del Vaticano che, attraverso il porporato messicano, ha spiegato: “Mettere fine alla vita di una persona innocente, anche nel caso di un bambino prematuro gravemente ammalato, equivale – spiega il porporato messicano – a praticare l’eutanasia, e questo resta un’azione illecita, oltre che un atto di crudeltà”.
Secondo il ministro vaticano della Sanità, “tutto questo è molto diverso dall’accanimento terapeutico”. Il card. Barragan, infatti, è d’accordo con la decisione dei sanitari di astenersi da cure inutili, “quando cioè si tratta di un uso di medicinali inutili e sproporzionati che servono a prolungare la dolorosa agonia di una persona che sarebbe ormai vicina alla morte”.
E ancora: “Nessuno è obbligato ad accettare queste terapie. In questo caso possiamo parlare di compassione. Ma se si tratta di ammazzare, bisogna ricordarsi che il quinto comandamento dice non uccidere. La vita è nelle mani di Dio e noi non possiamo disporne”.
“Il problema – spiega il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale sanitaria – è che in diversi paesi ora si vuole applicare l’eutanasia ai bimbi, oltre che agli anziani. E questa è una mostruosità. L’eutanasia è un’azione o omissione diretta ad estinguere una vita e questo non lo ammettiamo. Di fronte alle aperture dei vescovi anglicani, dunque, non possiamo – conclude Barragan – che ricordare la posizione che è la stessa che la Chiesa ha di fronte al tema dell’eutanasia”.
Eutanasia, Vaticano contro gli anglicani. “Rischio di una grave deriva etica”, la Repubblica, 13 novembre 2006.

È stupidità o malafede? Astenersi da cure inutili va bene – per Barragan e la sua cricca. Ma nel caso di bambini gravemente malati ogni cura è inutile (= prolunga soltanto una agonia), e astenersi dalla cura provoca (seppure attraverso una omissione) la morte del bambino. Dunque?
E poi: mai nessun dubbio che il quinto comandamento possa essere discusso? Tanto come comandamento che come contenuto. Peraltro, i compari cattolici hanno atteggiamenti molto diversi quando il “non uccidere” si pronuncia su un campo di battaglia. L’ipocrisia di questa gente è pari soltanto alla loro presunzione di possedere la Verità.
Peccato che la perplessità e il dubbio emergano soltanto, e per sbaglio, in una espressione rubata da una fotografia.

5 commenti:

roberto ha detto...

premetto che purtroppo non conosco granchè di questo argomento... Se davvero queste cure servono solo a ritardare di poco la morte del bimbo e ad aumentarne le sofferenze, allora si tratta di accanimento terapeutico e non più di diritto alla vita. Se davvero è così non dovrebbe esserci opposizione da parte della chiesa. però non sono d'accordo con quanto scritto verso la fine: non mi sembra proprio che i "compari" cattolici giustifichino l'omicidio in guerra. forse era così durante le crociate o in qualche altro periodo "buio", ma direi che è passato un bel po' di tempo da allora, e quei comportamenti (insieme ad altri errori del passato) sono già stati condannati da giovanni paolo II che per essi ha chiesto scusa al mondo.

Marcoz ha detto...

La Chiesa contempla ancora l'uso della forza con mezzi militari a fronte di "particolari condizioni" ed è pronta, nel caso, a benedire le armi.
Quindi, se in tali particolari condizioni (conflitti nefasti ma inevitabili) l'omicidio è ammissibile, perchè questo "relativismo" non può essere adottato in altre situazioni, dove la vita e la morte sono entrambi opzioni ragionevoli da prendere in considerazione?

enrico g. ha detto...

oltre che nei confronti di bambini gravemente malati, anziani non in grado di capire, malati consenzienti a quali categorie di esseri umani pensate di voler estendere il "non uccidere"?

roberto ha detto...

scusa, ma quali sono le "particolari condizioni"? quando la chiesa benedice le armi? perdonami, ma non riesco a vedere tutte queste cose che dici... non uccidere vale per tutti gli uomini.

Marcoz ha detto...

Roberto, un esempio:
"(…) a certe condizioni può essere lecito un intervento di liberazione di un popolo oppresso, anche perché per resistere ad un potere oppressivo si può in certi casi ricorrere alle armi"
(Catechismo della Chiesa Cattolica 2243)

L'omicidio è ammesso sulla base del concetto di "legittima difesa" (ibidem 2265), idea che in linea di massima si può considerare ragionevole, valido anche per l'eventualità di una guerra tra popoli o nazioni (ibidem 2308 - 2310 - 2304).
Salvo poi specificare che “[decidere se fare guerra o no] spetta al giudizio prudente dei governanti, cui compete anche il diritto di imporre ai cittadini l’obbligo della difesa nazionale, fatto salvo il diritto personale all’obiezione di coscienza". Punto quantomeno ambiguo…

Al di là delle varie considerazioni e distinzioni (perché la legittima difesa è sempre da dimostrare ma moralmente siamo già autorizzati a farne uso), questo atteggiamento possibilista mi sembra comunque una deroga (relativista?) alla tanto decantata "sacralità della vita".
Se è possibile ragionare in termini di buon senso nel caso della legittima difesa e della guerra (ammettendo l'omicidio in funzione di una "utilità"), perché non usare altrettanto buon senso in casi estremi, e sottolineo estremi, come quelli già indicati anche su questo blog in post precedenti?

Saluti

P.S.: "In seguito al Concordato è stato costituito un corpo di cappellani militari (attualmente 230), tutti graduati (come ufficiali), alle dipendenze di un vescovo a cui spetta il grado di generale di Corpo d’Armata. Nella caserma della Cecchignola, a Roma, è stato addirittura aperto un seminario: paga Pantalone, ovvio. Tra le perle, il massimo saluto militare dovuto al SS. Sacramento (in ordine di priorità prima della Bandiera e del capo dello Stato), che risulta da un regolamento da cui attingono perfino i regolamenti dei vigili urbani; e la benedizione delle armi, con acquasanta e aspersorio, da parte degli stessi cappellani militari" Fonte UAAR.

Benedizione che comprende i veicoli blindati (quelli che montano le mitragliatrici, per intendersi) all'imbarco per le missioni che attualmente affronta il nostro esercito. Missioni di pace, si spera.