Già le immagini non sembrano essere necessarie. Ma non basta: ci sono anche l’audio del dramma familiare e il video dei vicini. Manca solo il sangue finto (a pensarci bene qui ci poteva scappare pure quello vero altro casetta di Cogne nello studio di Porta a Porta!).
(Dal corriere.it di oggi.)
sabato 30 giugno 2007
Pornografia di un massacro
Vite parallele: Sarkozy e Grillini
Da Le Monde di ieri:
In nome del rispetto «per le credenze e per il modello familiare a cui è connesso l’istituto del matrimonio», Nicolas Sarkozy si era detto contrario [in campagna elettorale] all’estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso.Prima di scoraggiarvi (o di emettere grida inarticolate di giubilo, a seconda dei gusti), leggete il resto dell’articolo («Le gouvernement prévoit une union civile pour les homosexuels et des droits pour les beaux-parents», 29 giugno 2007):
Aveva proposto invece di istituire un contratto di unione civile, da celebrare in municipio e non nella cancelleria del tribunale (come avviene per i Pacs). Questo contratto conferirebbe gli stessi diritti sociali, patrimoniali e fiscali del matrimonio, ad eccezione di ciò che riguarda i rapporti di filiazione.E questo è un conservatore. In Italia una proposta di legge quasi identica è stata presentata (ovviamente solo come gesto di testimonianza) dall’On. Franco Grillini...
Se la Francia approvasse questa norma, si unirebbe al gruppo dei paesi europei che hanno iniziato questo percorso negli ultimi sei anni. La Danimarca – il primo paese ad autorizzare il matrimonio omosessuale, nel 2001 – è stata seguita due anni dopo dal Belgio e poi dalla Spagna, mentre la Gran Bretagna ha creato nel 2005 un partenariato civile che garantisce gli stessi diritti del matrimonio.
Il disegno di legge francese dovrebbe essere discusso nel prossimo autunno.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 17:34 1 commenti
Etichette: Matrimonio omosessuale, Nicolas Sarkozy
venerdì 29 giugno 2007
Robert Lanza alla riscossa
È passato quasi un anno da quando Robert Lanza, della Advanced Cell Technology, annunciava dalle colonne di Nature la creazione di cellule staminali embrionali ‘etiche’. Mentre la tecnica oggi in uso consiste nel fare a pezzi l’embrione per ricavarne le staminali, Lanza e la sua équipe decisero di sfruttare le modalità di prelievo adoperate normalmente per la Diagnosi genetica di preimpianto. Queste consistono nell’estrazione di una o due cellule, quando l’embrione ne conta circa otto in tutto. Le cellule prelevate vengono analizzate per determinare se contengono anomalie genetiche, e l’operazione non sembra comportare conseguenze negative per l’embrione, che può in seguito svilupparsi normalmente. Ecco dunque l’idea di Lanza: utilizzare quelle cellule non per la diagnosi genetica, ma per farle moltiplicare fino a dare origine a una linea di staminali embrionali, senza distruggere l’embrione.
All’annuncio del successo ottenuto seguì per un attimo il plauso, perfino eccessivo, dei mezzi di comunicazione; ma fondamentalisti e integralisti reagirono quasi subito. La tecnica di Lanza sfruttava infatti la fecondazione in vitro, e in particolare l’odiatissima Diagnosi genetica di preimpianto, quasi promuovendone l’uso (si sarebbe potuto concepire in teoria un futuro, benché remoto, in cui da ogni embrione concepito in vitro si estraessero due cellule: una per costituire una scorta di staminali ad uso del nascituro, e un’altra – già che ci si era – per la diagnosi genetica). Ecco dunque partire una violentissima campagna di demonizzazione, che faceva leva su un’imprecisione giornalistica. Mentre infatti Lanza, allo scopo di minimizzare il numero di embrioni impiegati nella ricerca, aveva prelevato ben più di due cellule da ogni singolo embrione, distruggendoli, il lavoro era stato presentato dalla rivista come se avesse lasciato indenni gli embrioni. Da qui l’accusa a Lanza, montata ad arte, di avere mentito e di non avere ottenuto in realtà il risultato vantato.
Perché l’accusa era menzognera? Perché lo scopo di Lanza – raggiunto in pieno – era quello di dimostrare la derivazione di staminali dalle cellule prelevate a quello stadio precoce, non di dimostrare che il prelievo di quelle cellule non danneggia l’embrione: questo secondo obiettivo era stato raggiunto infatti da molto tempo, appunto con la tecnica ormai di routine della Diagnosi genetica di preimpianto. Nell’applicazione pratica, ovviamente, le cellule prelevate sarebbero state una o due, e l’embrione sarebbe quindi sopravvissuto. Ma queste considerazioni erano state del tutto taciute dalla disonesta propaganda dei reazionari.
Qualche giorno fa un comunicato stampa della Advanced Cell Technology («Advanced Cell Technology Develops First Human Embryonic Stem Cell Line without Destroying an Embryo», 21 giugno 2007) ha annunciato finalmente che la tecnica di Lanza è stata applicata con successo come se fosse a regime: prelevando appunto una cellula singola; pur nell’attesa di una pubblicazione scientifica, sembra proprio che si possa prendere per buona la notizia. Il timing dell’annuncio non è casuale, coincidendo praticamente con il veto annunciato da George W. Bush al nuovo voto del Congresso sul finanziamento federale alla ricerca tradizionale sulle staminali embrionali: Lanza e i suoi sperano di aver proposto un’alternativa valida che non incappi nelle maglie strettissime dell’etica di Stato americana, e di poter dunque attirare soldi pubblici nelle proprie casse.
Non è possibile prevedere quali saranno le reazioni degli integralisti di casa nostra. Per ora la notizia non sembra essere passata sui loro fogli – probabilmente aspettano un input d’oltreoceano (molta della propaganda che si spaccia qui da noi è in realtà una versione italiana riciclata del fanatismo fondamentalista della Bible Belt e dintorni); ma negli Usa si registra per ora soltanto qualche battutina livorosa: si spera verosimilmente che la campagna diffamatoria abbia minato la credibilità della Advanced Cell Technology.
Al di là di queste miserie, il giudizio sulla ricerca di Lanza rimane necessariamente in chiaroscuro: se da un lato la nuova tecnica potrebbe avere applicazioni interessanti, e dimostra comunque la maestria di chi l’ha ideata, dall’altro rappresenta – per quello che si può vedere – un metodo molto meno produttivo di quello tradizionale. Ma soprattutto, cercare di venire incontro ai fanatici rischia di legittimare di fronte all’opinione pubblica le ubbie di chi vede in ogni embrione una persona, rompendo il fronte della fermezza laica. L’appeasement, del resto, come si è visto anche in questo caso, non porta mai molta fortuna a chi lo pratica...
Operazione: Pretofilia (agente speciale Luca Volontè)
Pochi giorni fa l’irriverente Molleindustria lancia un nuovo videogioco annunciando (cliccando su Play “Lasciate che i fanciulli vengano a me”, Mt 16, 14, introduce il gioco...):
In occasione del “love boy day”, la giornata internazionale dell’orgoglio pedofilo, pubblichiamo un gioco a supporto dell’istituzione più impegnata in difesa dei pederasti: la Chiesa Cattolica.Passano pochi giorni (tempo necessario per capire il gioco) e Luca Volontè si mobilità per far oscurare il gioco definendolo
Ispirato al controverso documentario della BBC Sex crimes and Vatican, Operazione Pretofilia è un gioco di strategia che vi introdurrà alle affascinanti pratiche di gestione delle emergenze costantemente messe in atto dalla Chiesa. Il gioco è sconsigliato ai minorenni ed ai laici.
Provocatorio e offensivo: l’ennesimo attacco alle istituzioni religiose e alla fede cristiana. Il Governo provveda con urgenza a oscurare il sito che consente di scaricare ‘Operazione pretofilia’, ‘gioco-flash’ scaricabile da Internet che riproduce la simulazione di stupri su bambini, da parte di preti, non ostacolati da genitori intimiditi e omertosi.Imperdibile il commento dei colpevoli (Volontè vs Molleindustria?):
[…]
Si applichi la legge 38/2006: benché virtuali […] la riproduzione e la divulgazione di scene che riproducono eventi così abominevoli sono vietate. Nessuno cerchi alibi con la scusa della libertà di espressione di sedicenti artisti offendendo così la sensibilità umana e religiosa. È necessario che il Governo adotti provvedimenti tali da evitare che anche in futuro possano verificarsi casi analoghi di offese al sentimento religioso e alle confessioni religiose in generale e a quella cattolica in particolare.
Luca Volontè: un uomo che riesce ad esprimersi solo in negativo, l’unico difensore di una moralità cattolica attaccata da ogni fronte. Una straordinaria fabbrica di indignazione.Così come è imperdibile la considerazione finale di Ivan Fusco (Operazione Pretofilia: la Chiesa, i pedofili, la satira e la censura, la Stampa, 28 giugno 2007):
[…]
L’occhiuto e zelante democristiano non poteva certo farsi scappare l’ultimo nostro videogame satirico “Operazione: pretofilia”. Un gioco dichiaratamente provocatorio e difficile da digerire proprio perchè tratto da eventi reali.
[…]
se quei bambini virtuali, alti appena una manciata di pixel, fossero stati seviziati e divorati da perfidi alieni, l’onorevole Volontè si sarebbe scomodato in loro difesa? Non sarà forse il riferimento tragicamente reale, più che la qualità della rappresentazione, a dar tanto fastidio ai cattolici?
Operazione: Pretofilia fotografa la realtà, così come vista dagli autori, e la spara a schermo con contorni di china e colori pastello, per farla rivivere a chiunque abbia voglia di farlo. «Nessuno cerchi alibi con la scusa (corsivo mio, ndr) della libertà di espressione di sedicenti artisti», ha dichiarato Volontè. Ma l’osceno è nello specchio o negli eventi che riflette?Perché non pensare a una Operazione Volontèfilia (concordo sulla assoluta necessità di specificare che non si tratta di Gian Maria)?
giovedì 28 giugno 2007
Veltroni e la laicità
La parte dedicata al tema della laicità nel discorso del Lingotto di Walter Veltroni non è stata molto ampia, tanto che si può riportarla per intero (uso la trascrizione pubblicata da Repubblica):
Non c’è un «noi» e non ci sono «gli altri», quando si parla degli italiani.Si può convenire sulla diagnosi veltroniana del pericolo gravissimo per la convivenza civile posto dal «bipolarismo etico»; anche se si vorrebbe sapere in che cosa mai consista quel «laicismo esasperato» che Veltroni contrappone all’integralismo religioso, e che suona un po’ come l’accusa di intolleranza rivolta a chi voglia emarginare dalla vita democratica gli intolleranti e i violenti. Ma suppongo che qui il sindaco di Roma avesse bisogno, per far mostra di equilibrio, di un sia pur fittizio termine di paragone...
E non ci può essere «noi» e «gli altri» nemmeno quando si tratta del rapporto tra fede e laicità. La cosa peggiore che il Paese potrebbe avere in sorte è la contrapposizione esasperata tra integralismo religioso e laicismo esasperato. È un paradosso insostenibile: il bipolarismo politico e istituzionale deve ancora diventare compiuto mentre a dominare la scena ci sarebbe un dannoso e paralizzante «bipolarismo etico».
No, non può essere. La risposta è nella sintesi. Nel punto di equilibrio, che è dovere della politica e delle istituzioni cercare, tra il valore pubblico delle scelte religiose delle persone e la laicità dello Stato. A nessun cittadino che abbia fede, quale essa sia, si chiederà di lasciare fuori dalla porta della politica il proprio percorso spirituale e i propri valori. Anche i non credenti devono rispettare e tener di conto le opinioni di chi, mosso dalla fede, può portare alimento alla vita pubblica. Al tempo stesso, ognuno è tenuto a rispettare quel che la nostra Costituzione afferma e salvaguarda: la laicità dello Stato Repubblicano.
Ed è la democrazia stessa a imporre, a chi è legittimamente mosso da considerazioni religiose, di tradurre le sue preoccupazioni in valori universali e in proposte concrete ispirate alla ragionevolezza, e non specifici della sua religione. In una democrazia pluralista non c’è altra scelta.
La politica, come è stato giustamente detto, dipende dalla nostra capacità di persuaderci vicendevolmente della validità di obiettivi comuni sulla base di una realtà comune. È qualcosa che vale in particolare per temi come questi, come la tutela della famiglia, come la difesa dei diritti civili di ognuno. A guidarci c’è una Costituzione che indica principi comuni a tutti noi. A guidarci deve essere quel senso della misura, e dell’amore per la coesione della propria comunità, che deve spingere a cercare sempre un punto di incontro virtuoso che non mortifichi i convincimenti degli uni o degli altri.
È questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.
Assai meno c’è da convenire, purtroppo, sulla prescrizione di tradurre le preoccupazioni dei credenti «in valori universali e in proposte concrete ispirate alla ragionevolezza, e non specifici della [loro] religione». È da molto tempo, ormai, che la strategia degli integralisti consiste proprio nel camuffare da «valori universali» le proprie idiosincrasie, e nel proclamare che la «ragione» rettamente intesa (in realtà, un pasticcio dogmatico di teologia morale e di filosofia neo-scolastica) le corrobora immancabilmente. La tragedia è che a queste pretese riesce poi difficile resistere, lo scudo costituzionale essendo forse mal progettato per resistere a questo clericalismo en travesti. Anche la persuasione reciproca fallisce, quando una delle parti rimane sorda a qualsiasi argomento razionale, e si limita a ripetere meccanicamente i mantra, per esempio, della sacralità della famiglia eterosessuale o dell’intoccabilità dell’embrione.
Del resto, l’esempio dei DiCo che Veltroni spaccia come buon risultato dello «spirito di ricerca e di confronto» è particolarmente infelice, trattandosi com’è noto di un aborto legislativo che ha tentato di mescolare istanze laiche e pretese clericali in un ibrido non vitale.
Con tutto ciò, rimane purtuttavia che il discorso di Veltroni risulterà probabilmente indigesto ai cosiddetti teodem, il cavallo di troia piazzato dalla Cei all’interno delle mura dell’Ulivo: i loro «principi non negoziabili» mal si conciliano con la ricerca del compromesso e della convergenza su valori comuni. La possibilità che il Partito Democratico possa rappresentare in futuro una parte dell’elettorato laico si gioca tutta sulla fuoriuscita di Binetti, Bobba e compagni, verso il partitino di Pezzotta o verso un consimile nulla. La stessa possibilità di proporre al tradizionale elettorato di sinistra almeno alcuni dei temi del liberalismo economico e della meritocrazia dipende in modo cruciale dalla proposta contestuale di grandi riforme sul terreno più congeniale dei diritti civili: è la lezione che viene dalla Spagna di Zapatero. Qualche analfabeta della politica l’ha finora voluta ignorare, in cambio di una pacca sulle spalle dal cardinal Ruini; ma è sperabile che non tutti i leader del nuovo partito siano uguali – o non tutti i sindaci di Roma, se preferite.
In nome di una battaglia ancora aperta
Stamattina il X Municipio di Roma intitola un giardino a Piergiorgio Welby. È il “suo” giardino, nel quartiere dove Welby viveva; ed è lo stesso che è stato riempito la vigilia di Natale da migliaia di persone che volevano ricordarlo e salutarlo. Persone che lo conoscevano personalmente oppure che avevano letto i suoi scritti, o ancora che lo avevano visto per la prima volta quando aveva chiesto di essere lasciato morire in pace.
Il Presidente del X Municipio, nello spiegare le ragioni dell’iniziativa voluta dal Consiglio comunale e municipale, tocca alcuni nodi fondamentali della richiesta di Welby – divenuta una vera e propria battaglia civile e politica – quali il doveroso rispetto della coscienza individuale e l’autodeterminazione personale. Welby avrebbe potuto esaudire le sue volontà semplicemente, senza clamore, come in molti fanno nella propria casa o in ospedale. Senza disturbare. Ma il suo desiderio, oltre che porre fine a quella caricatura di esistenza cui la malattia lo aveva condannato, era di avviare un dibattito sulle scelte di fine vita e di ottenere una risposta istituzionale non ambigua riguardo al diritto di non avviare o di interrompere trattamenti medici. Oggi, ad oltre sei mesi dalla morte di Welby, la risposta è intrappolata nelle sabbie mobili del testamento biologico e compromessa dal rinvio a giudizio di Mario Riccio.
Non ci sono che le parole del Presidente del Municipio X in ricordo di Welby, “una persona che riusciva a sorridere anche nel dolore”. E un giardino che da oggi porta il suo nome. Troppo poco per chi amava tanto la libertà e la politica.
(Oggi su E Polis)
Foto di Mihai Romanciuc. Altre qui.
lunedì 25 giugno 2007
Socci, la Madonna e «un certo Prodi»
Sulla prima pagina di Libero di domenica un titolo deve aver provocato una bella scossa ai lettori dell’autorevole quotidiano: «Una profezia salvò Prodi da un attentato delle Br» (24 giugno 2007, p. 1). L’autore, ça va sans dire, è Antonio Socci, che attacca alla grande:
Un tragico e inconsulto precipitare degli eventi in Italia, sommosse, scontri, sangue. Abbiamo sfiorato una sanguinosa guerra civile con l’uccisione di Romano Prodi da parte delle Brigate rosse? Sembra un romanzo di fantapolitica, ma se fosse invece una tragedia che abbiamo davvero rischiato di vivere? Un presagio, un drammatico avvertimento soprannaturale, una profezia “sotto condizione”, forse ha permesso di scongiurarla, grazie anche all’eroico sacrificio di una donna ignota a tutti.Sono righe di purissimo Socci: te lo immagini, leggendole, mentre saetta frenetico gli occhi di bragia dallo schermo del computer a un crocifisso in scala 1:1, come per cercare ispirazione, e quasi senza accorgersene mormora cantilenante libera nos a malo, libera nos a malo, libera nos a malo...
Segue nell’articolo un’ampia digressione sulla madonnina di Civitavecchia – ve la ricordate, no?, quella che nei primi mesi del 1995 piangeva sangue di un individuo di sesso maschile: evidentemente il suo divino figliolo (il proprietario della statuetta si è sempre rifiutato di sottoporsi al test del Dna, giustamente indignato da tanta mancanza di fede nella Madonna e in lui medesimo; o forse, chissà, per mascherare un’umanissima paura degli aghi...). Ma ecco finalmente il pezzo forte:
una signora che viveva in una città toscana aveva saputo per vie «soprannaturali», nell’estate del 1994, che una statuetta della Madonna avrebbe pianto alle porte di Roma, a Civitavecchia, perché eventi tragici potevano verificarsi in Italia se non si fosse pregato molto e fatto penitenza: sconvolgimenti sociali, guerra civile, tanto sangue e pure l’uccisione da parte delle Brigate rosse di «un certo Prodi, eletto al governo».Impressionante, non è vero? Certo, qualche scettico incallito potrebbe obiettare che le Br, anche quando sono «tornate fuori» negli anni successivi, non hanno mai avuto la forza sufficiente a compiere un attentato a un Presidente del Consiglio (la prima volta che hanno incontrato due poliziotti armati hanno lasciato sul terreno un morto e uno dei componenti di spicco dell’organizzazione è stato catturato con tutto l’archivio segreto). Ma insomma, che cavolo!, proprio questa debolezza sarà merito del sacrificio della profetessa, no?, e quell’ingrato di Prodi dovrebbe riconoscerlo.
Va detto che nell’estate del 1994 nessuno parlava di Prodi (non faceva politica) e nessuno più parlava di Br (che solo negli anni successivi tornano fuori e uccidono). Di quella donna sono riuscito a sapere solo questo: che «si offrì come vittima» per risparmiare al suo Paese questa tragedia e che di lì a poco in effetti si è ammalata di una patologia strana e grave.
Tuttavia, qualcosa continua a non tornare. C’è un vago ricordo che... Un’occhiata all’archivio del Corriere della Sera consente di precisarlo meglio. È il 12 agosto del 1994, e il Corriere a p. 5 rivela: «Prodi “pronto a lavorare per il Centro”», mentre il sommario riporta che «il professor Romano Prodi annuncia il suo ingresso in politica». Il giorno dopo sempre il Corriere, a p. 7, elenca i primi consensi alla proposta prodiana: «Berlinguer: “Prodi guidi l’opposizione”» (nel sommario: «Luigi Berlinguer, presidente alla Camera dei Progressisti Federativi, candida come capo del governo ombra Romano Prodi»). Insomma, non ci voleva esattamente una veggente per azzardare – già nell’«estate del 1994» – la possibilità che di lì a qualche anno «un certo Prodi» potesse ritrovarsi a capo del governo...
E le Br? Socci sembra dimenticare una circostanza che si è ripetuta più di una volta negli ultimi decenni: quando qualche personaggio di spicco si rende particolarmentre inviso a una parte del paese, ecco arrivare puntuale la minaccia delle Brigate rosse – anche quando i brigatisti sono in tutt’altre faccende affaccendati. Il potente viene provvidenzialmente sottratto alle critiche, e dotato di poderosa scorta armata. Così, il 31 marzo del 1994, il solito Corriere propone a p. 4 un titolo drammatico: «“Emilio Fede sei già morto”» (sommario: «Emilio Fede, schierato in campagna elettorale con FORZA ITALIA, ha ricevuto minacce di morte a firma delle Brigate Rosse colonna Walter Alasia»). L’articolo ci informa che analoghe minacce hanno raggiunto Roberto Maroni, «primo ministro ideale secondo Umberto Bossi», e che «Emilio Fede è protetto da una quindicina di giorni da una scorta della polizia» per precedenti minacce telefoniche. Il clima, insomma, era questo.
Vabbè, sbotterà a questo punto Socci, roteando vorticosamente gli occhi di bragia mentre con la carta di credito acquista – meglio tardi che mai! – un accesso illimitato all’archivio on line del Corriere; ma rimane la profezia della madonnina piangente, che si sarebbe verificata solo diversi mesi dopo! Anche qui, però, un’occhiata alle cronache rettifica un po’ il quadro che si vuole dipingere. Era dal 1993 che le Madonne avevano cominciato a piangere, e i fenomeni – una cinquantina in tutto – continueranno anche dopo l’episodio di Civitavecchia: Lazise, Assemini, Valverde, Salerno, Subiaco, Castrovillari etc., tutti smascherati come falsi (ad Assemini la proprietaria della Madonnina non aveva paura degli aghi, e l’esame del Dna rivelò che il sangue era suo). Prevedere un caso in più – e chissà in quali termini, esattamente – non sarebbe stato certo inusuale.
Qualcosa di strano, per la verità, si era verificato riguardo alla Madonna di Civitavecchia. Sul sito di Telefono Antiplagio trovo questa notizia interessante:
dopo le lacrimazioni di Cagliari, una persona si rivolse a Telefono Antiplagio, appena istituito (era il dicembre del ’94), per annunciare l’imminente organizzazione di una nuova lacrimazione che non sarebbe stato facile fermare: il 2 febbraio 1995 cominciò a piangere la madonnina di Civitavecchia. È anche per questo motivo che Telefono Antiplagio ha sempre presentato regolari denunce.Ma chissà, forse Socci rubricherebbe anche questa come una straordinaria profezia...
domenica 24 giugno 2007
Quando la differenza si sente
Come reagireste se qualcuno affermasse che esiste un tratto psichico intimamente collegato alle funzioni cognitive superiori, che ereditiamo quasi interamente dai nostri genitori? E che è strettamente correlato con il livello educativo, la classe sociale e – sì – anche la razza? E che nulla di ciò che ci succede dopo la prima adolescenza può più cambiare? Prima di indignarvi virtuosamente date un’occhiata a «... In Different Voices», dell’impareggiabile Cosma Shalizi (Three-Toed Sloth, 22 giugno 2007). Scoprirete non solo di che cosa sto parlando, ma troverete anche – soprattutto – una spiegazione plausibile dell’effetto Flynn: l’aumento costante della media dei risultati dei test di intelligenza che è proseguito per la maggior parte del secolo scorso.
Diritto o obbligo di cura?
Lo ha rinviato a giudizio in nome di un diritto alla vita che, nella “sua sacralità, inviolabilità e indisponibilità”, costituirebbe un limite invalicabile per l’esercizio del diritto di autodeterminazione. Secondo il giudice Laviola, il diritto di rifiutare le cure, pur essendo sancito dalla Costituzione italiana, dal Codice di Deontologia Medica e da convenzioni internazionali, verrebbe meno quando, per metterlo in pratica, si rendesse necessaria da parte del medico un’azione e non una mera omissione. Mario Riccio avrebbe pertanto compiuto un reato in quanto non si è limitato a non attuare una terapia, ma ha attivamente provocato il distacco del respiratore che teneva in vita Piergiorgio Welby.
Noi pensiamo che risulti da ciò una limitazione inaccettabile della libertà di ogni cittadino di decidere riguardo ai trattamenti sanitari sulla propria persona: un paziente sarebbe libero di rifiutare di essere attaccato al respiratore (o di essere nutrito artificialmente) ma non gli sarebbe invece garantita la possibilità di interrompere, una volta avviate, la respirazione o la nutrizione artificiale in condizioni medicalmente assistite.
L’argomentazione del Gip Laviola lascia intravedere scenari nei quali sarebbe legittimo obbligare le persone a curarsi anche contro la propria volontà. Il richiamo alla sacralità della vita (oltre al fatto che non si tratta di un concetto né medico né giuridico) rischia di trasformare il diritto alla vita in dovere di vivere e spalanca le porte ad ogni accanimento terapeutico.
Mario Riccio ha esaudito una richiesta precisa e inequivocabile di Piergiorgio Welby: una richiesta di interruzione di un trattamento. Ci chiediamo: un medico che accoglie una simile richiesta agisce in modo legittimo? Noi non abbiamo alcun dubbio sulla liceità morale del gesto, né sulla sua legittimità deontologica, in accordo con l’Ordine dei Medici di Cremona che si è pronunciato in questo senso, archiviando il procedimento disciplinare a carico del collega.
Il problema invece è aperto sul piano giuridico. Mentre il Procuratore della Repubblica di Roma si è pronunciato in sintonia con l’Ordine dei Medici, chiedendo l’archiviazione del caso, opposto – come abbiamo visto – è stato il parere del Gip Laviola.
Riteniamo che sia assolutamente necessario stabilire la certezza del diritto in merito alla seguente questione: un cittadino capace di intendere e di volere, il cui giudizio non è viziato da disturbi dell’umore o da pressioni esterne, può legittimamente rifiutare o sospendere ogni tipo di cura anche quando questo comporterà inevitabilmente la sua morte?
È pacifico che, se un paziente (non ancora collegato al dispositivo che potrebbe mantenerlo in vita) rifiuta di essere collegato a detto dispositivo, nessuno può obbligarlo a farlo. Paradossalmente però, se quello stesso paziente accetta di essere tenuto in vita da un macchinario e poi, dopo un certo periodo di tempo, decide di rinunciarvi, ciò si rivela impossibile, per lo meno nell’opinione di alcuni magistrati. Ma questa asimmetria cozza contro il buon senso. Forse l’avere accettato una terapia priva il paziente della possibilità di cambiare idea e di esercitare ora la sua originaria possibilità di rifiutarla?
Vogliamo sottolineare che far derivare dal diritto alla vita l’obbligo di curarsi implica conseguenze gravi e paradossali, fino a spingere le persone a temere ogni tipo di relazione terapeutica: il paziente, i familiari e anche il medico potrebbero essere indotti a non iniziare una terapia, per esempio la ventilazione, solo per il timore di non poterla più sospendere quando le circostanze dovessero renderla inaccettabile.
Siamo convinti che solo l’intervento del legislatore possa far chiarezza su questo punto cruciale e affermiamo l’assoluta urgenza di questo intervento.
I 716 firmatari fino a questo momento: area sanitaria e non*.
Il testo integrale della ordinanza di Renato Laviola.
AGGIORNAMENTO: Assolto Mario Riccio (23 luglio 2007).
Pubblicazioni
diario del 29 giugno 2007 con il titolo A proposito di Welby.
Il Punto (notiziario di Libera Uscita) n. 36, giugno 2007.
UAAR Ultimissime, 27 giugno 2007.
Bollettino Telematico di Filosofia Politica, 29 giugno 2007.
Italialaica, 29 giungo 2007.
Tibereide, 2 luglio 2007.
Vivere & Morire, 3 luglio 2007.
Clic Medicina, 5 luglio 2007.
Agenda Coscioni, luglio 2007, Medici contro l’obbligo di cura (p. 7).
Help Consumatori, 11 luglio 2007.
Persona e danno, 17 luglio 2007.
Link
Caro Presidente (lettera aperta a Giorgio Napolitano).
Gli 88 giorni di Piergiorgio Welby.
Per una vita dignitosa (recensione al volume Lasciatemi morire di Piergiorgio Welby).
Autodeterminazione come diritto (disegno di legge presentato al Senato).
Costituzione italiana.
Codice di Deontologia Medica.
Ordine dei Medici di Cremona.
Il Tribunale Ordinario di Roma, 16 dicembre 2006 (pdf).
* La divisione dei firmatari non ha una ragione se non nel criterio iniziale adottato (essendo il documento nato e discusso in un gruppo di neurologi si era inizialmente pensato a firmatari medici).
Area sanitaria
1. Carlo Alberto Defanti (Neurologo, Bergamo)
2. Virginio Bonito (Neurologo, Bergamo)
3. Mariolina Congedo (Neurologo, Trieste)
4. Maddalena Gasparini (Neurologo, Milano)
5. Daniela Tarquini (Neurologo, Roma)
6. Pietro Tiraboschi (Neurologo, Milano)
7. Ignazio Renzo Causarano (Neurologo, Milano)
8. Marcella Gasperini (Neurologo, Verona)
9. Sandro Sorbi (Neurologo, Firenze)
10. Riccardo Cecioni (Medico legale, bioeticista, Arezzo)
11. Gian Domenico Borasio (Neurologo, palliativista, Monaco di Baviera)
12. Eugenio Pucci (Neurologo, Macerata)
13. Federico Morello (Neurologo, Arzignano, VI)
14. Alberto Primavera (Neurologo, Genova)
15. Annamaria Colombo (Anestesista rianimatore, Seregno)
16. Alessandro Tiezzi (Neurologo, Arezzo)
17. Fabio Chiodo Grandi (Neurologo, Trieste)
18. Sara Pareo (Urologo, Roma)
19. Cristina Cusi (Neurologo, Milano)
20. Paola Tortora (Anestesista rianimatore, palliativista, Cervignano del Friuli, UD)
21. Pierlorenzo Papanti Pelletier (Medico geriatra, Cervignano del Friuli, UD)
22. Vincenzo Tomaselli (Chirurgo pediatra, Milano)
23. Fabrizio Fiacco (Neurologo, Bergamo)
24. Donatella Lai (Psichiatra, S. Gavino Monreale, CA)
25. Fabrizia Cioffi (Neurochirurgo, Firenze)
26. Luigi Castaldi (Ginecologo, Napoli)
27. Stefano Canitano (Radiologo, Roma)
28. Guido Bertolini (Medico ricercatore Istituto “Mario Negri”, Ranica, BG)
29. Livio Carnevale (Anestesista rianimatore, Pavia)
30. Maria Grazia Bonalumi (Anestesista rianimatore, Milano)
31. Angelo Giordano (Neurologo, Catania)
32. Arianna Cozzolino (Medico palliativista, Milano)
33. Luisa Cesaris (Medico palliativista, Milano)
34. Massimo Pizzuto (Medico palliativista, Milano)
35. Ezio Crestan (Anestesista rianimatore, Lecco)
36. Emiliano Gamberini (Medico, Ravenna)
37. Irene Petrisi (Igienista, Roma)
38. Francesco Gabriele (Anestesista rianimatore, Castellana Grotte, BA)
39. Simone Rinaldi (Anestesista, Montecatini Terme, PT)
40. Fulvio Agostini (Anestesista rianimatore, Santona, TO)
41. Cosimo Freni (Rianimatore, Roma)
42. Sergio Livigni (Medico, Torino)
43. Ivano Donato (Anestesista rianimatore, Lecco)
44. Roberto Alberto De Blasi (Anestesista rianimatore, Roma)
45. Antonella Potalivo (Anestesista rianimatore, Bologna)
46. Giuseppe Belloni (Anestesista rianimatore, Torino)
47. Simonetta Pastorini (Anestesista rianimatore, Roma)
48. Fabrizio Storace (Psichiatra, Napoli)
49. Franco Gallo (Anestesista rianimatore, Padova)
50. Guido Rasi (Internista, Roma)
51. Stefano Muttini (Anestesista rianimatore, Milano)
52. Aurelia Guberti (Anestesista rianimatore, Ferrara)
53. Giorgio Berlot (Anestesista rianimatore, Trieste)
54. Fausto Maria Molino (Anestesista rianimatore, Roma)
55. Nicola Lalli (Psichiatra, Roma)
56. Ada Ianuaria Fermariello (Specializzando in anestesia e rianimazione, Roma)
57. Pier Giorgio Fabbri (Medico, Palermo)
58. Paolo Del Sarto (Anestesista rianimatore, Massa)
59. Michele Gallucci (Urologo, Roma)
60. Andrea Bianchin (Anestesista rianimatore, Montebelluna, TV)
61. Gennaio Savoia (Anestesista rianimatore, Napoli)
62. Moira Bernard (Anestesista rianimatore, Belluno)
63. Marco Formica (Nefrologo, Cuneo)
64. Paolo Piccinini (Anestesista rianimatore, Modena)
65. Francesco Guidi (Anestesista rianimatore, Pesca, PT)
66. Alfredo Vannacci (Farmacologo, Firenze)
67. Stefano Meinardi (Anestesista rianimatore, Torino)
68. Benvenuto Antonini (Medico, Bassano Bresciano)
69. Francesco Cancellieri (Anestesista rianimatore, Milano)
70. Vincenzo Sgarioto (Medico ospedaliero, Mantova)
71. Luca Arena (Anestesista rianimatore, Pescia, PT)
72. Humberto Pontoni (Medico, Paderno Dugnano, MI)
73. Ronaldo Fossati (Medico, Paderno Dugnano, MI)
74. Pietro Roncato (Anestesista rianimatore, Castelfranco Veneto, TV)
75. Edoardo Calderini (Anestesista rianimatore, Milano)
76. Carlotta Fontaneto (Anestesista rianimatore, Novara)
77. Luigi Targa (Medico, Cesena)
78. Andrea Millul (Medico, Merate)
79. Paola Manzoni (Medico, Merate)
80. Italo Volpe Rinonapoli (Anestesista rianimatore, Roma)
81. Anna Borri (Medico, Milano)
82. Maria Vittoria Lavorato (Medico, Milano)
83. Federica Mariani (Medico, Milano)
84. Maria Luisa Farina (Medico, Bergamo)
85. Modesto Mendicini (Medico, Roma)
86. Lara Porrinis (Anestesista rianimatore, Milano)
87. Michele Paganelli (Chirurgo, Milano)
88. Aurora Piccardo (Anestesista rianimatore, Roma)
89. Giuseppe Renato Gristina (Medico, Roma)
90. Gianmario Monza (Anestesista rianimatore, Cislago, VA)
91. Antonio Pesenti (Anestesista rianimatore, Milano)
92. Mario Peta (Anestesista rianimatore, Pavia)
93. Giovanni Pittoni (Anestesista rianimatore, Padova)
94. Roberto Biffi (Chirurgo, Milano)
95. Elisabetta Medurri (Anestesista rianimatore, Torino)
96. Lucia Lari (Anestesista rianimatore, Pistoia)
97. Marina Frontali (Medico genetista, Torre Gaia, RM)
98. Maria Rosa Salcuni (Anestesista rianimatore, Ivrea, TO)
99. Francesco Massimo Romito (Anestesista rianimatore, Matera)
100. Elsa Galeotti (Anestesista rianimatore, Feltre)
101. Daniela Sanguigni (Nefrologo, Roma)
102. Riccardo Francesconi (Anestesista rianimatore, Cremona)
103. Raul Bucciarelli (Anestesista rianimatore, Belluno)
104. Martin Langer (Anestesista Rianimatore, Ferrara)
105. Marco Zanello (Anestesista Rianimatore, Bologna)
106. Paolo Cesaro (Anestesista Rianimatore, Napoli)
107. Giovanni Pasetti (Anestesista rianimatore, Orbettello, GR)
108. Giuseppe Cavicchio (Anestesista rianimatore, Salerno)
109. Enrico Grassi (Anestesista rianimatore, Feltre)
110. Giorgio Guazzelli (Ginecologo, Feltre)
111. Claudio Melloni (Anestesista Rianimatore, Bologna)
112. Maurizio Eliseo Francesco Solca (Anestesista rianimatore, Milano)
113. Maurizio Furnari (Anestesista rianimatore, Padova)
114. Ugo Guerra (Medico, Bergamo)
115. Romano Tetano (Anestesista rianimatore, Palermo)
116. Claudia Caponnetto (Neurologo, Genova)
117. Gabriele Mora (Medico, Milano)
118. Luciano Orsi (Medico palliativista, Crema)
119. Letizia Mazzini (Neurologo, Novara)
120. Marco Poloni (Neurologo, Bergamo)
121. Marina Rizzo (Neurologo, Palermo)
122. Maria Teresa Marra (Medico, Pratovecchio, AREZZO)
123. Paolo Dongiovanni (Neurologo, Pisa)
124. Mario Manfredi (Neurologo, Presidente SIN, “Società Italiana di Neurologi” Roma)
125. Luciano Gattinoni (Presidente SIAARTI, “Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva”, Milano)
126. Raffaele Pacchioni (Medico, Meolo, VE)
127. Flavio Badii (Medico, Conegliano Veneto)
128. Sally Calva (Anestesita, Torino)
129. Emiliano Cingolani (Anestesista rianimatore, Roma)
130. Daniela Omodei (Anestesista rianimatore, Brescia)
131. M. Francesca Sapuppo (Anestesista rianimatore, Palermo)
132. Francesco Zuccaro (Anestesista rianimatore, Matera)
133. Gabriella Ciceri (Anestesista rianimatore, Alzate Brianza, CO)
134. Paolo Malacarne (Anestesista rianimatore, Pisa)
135. Daniele Poole (Anestesista rianimatore, Belluno)
136. Domenico Sforza (Anestesista rianimatore, San Severo, FG)
137. Luca Tommasini (Medico, Pistoia)
138. Alfonso Ciccone (Neurologo, Milano)
139. Angelo Pezzi (Anestesista rianimatore, Milano)
140. Paola Del Chiaro (Medico, Livorno)
141. Marco Vergano (Anestesista rianimatore, Torino)
142. Annalisa Longobardo (Medico, Torino)
143. Salvatore Vasta (Anestesista rianimatore, Pantelleria, TP)
144. Patrizia Angiolini (Medico intensivista, Firenze)
145. Giuseppe Pulito (Anestesista rianimatore, Scoppano-Maglie-Poggiardo)
146. Roberto Rosi (Anestesista rianimatore, Siena)
147. Gaetano Gritti (Anestesista rianimatore, Firenze)
148. Marco Rambaldi (Anestesista rianimatore, Modena)
149. Giuseppe Ciampo (Anestesista rianimatore, Altamura, BA)
150. Stefania Meregalli (Neurologo, Milano)
151. Eduardo Beck (Anestesista rianimatore, Lecco)
152. Luca Brazzi (Anestesista rianimatore, Milano)
153. Marco Zanello (Anestesista rianimatore, Bologna)
154. Roberto Alfieri (Medico, Bergamo)
155. Riccardo Massei (Medico, Dipartimento Emergenza Urgenza, Lecco)
156. Monica Bonfiglio (Anestesista rianimatore, Chiavari, GE)
157. Bruno Tomassini (Cardiologo, Cavaglià, BI)
158. Emiliano Gamberini (Medico, Ravenna)
159. Raffaele Prodomo (Medico, bioeticista, Napoli)
160. Giorgio Berchicci (Odontoiatra, Isernia)
161. Gianmariano Marchesi (Anestesista rianimatore, Bergamo)
162. Domenico Danza (Ginecologo, Salerno)
163. Ernesto Pizzirani (Medico, Padova)
164. Carlo Oggioni (Medico, Jesi, AN)
165. Lamberto Padovan (Anestesista rianimatore, Montagnana, PD)
166. Elisabetta Chelo (Ginecologa, Firenze)
167. Luisa Caspani (Anestesista rianimatore, Milano)
168. Alberto Parma (Anestesista rianimatore, Milano)
169. Angelo Panio (Anestesista rianimatore, Torino)
170. Massimo Barattino (Anestesista rianimatore, Firenze)
171. Corinna Boniotti (Anestesista rianimatore pediatrica, Brescia)
172. Marco Cigada (Anestesista rianimatore, Milano)
173. Lina Stefani (Anestesista rianimatore, Lecce)
174. Mario Peta (Medico intensivista, Milano)
175. Roberto Oggioni (Anestesista rianimatore, Firenze)
176. Luciano Ditri (Medico, Vicenza)
177. Alberto Parma (Anestesista rianimatore, Milano)
178. Francesco Libero Giorgino (Ginecologo, Padova)
179. Salvatrice Marana (Anestesista rianimatore, Palermo)
180. Santino Marchese (Medico, Palermo)
181. Alessandro Cerutti (Anestesista rianimatore, Moncalieri)
182. Dino Di Pasquale (Anestesista rianimatore, Pisa)
183. Claudio Giuseppe Pusineri (Anestesista rianimatore, Vedano al Lambro, MI)
184. Paola Pieraccioni (Anestesista rianimatore, Firenze)
185. Silvio Viale (Ginecologo, Torino)
186. Fabio Massimo Corsi (Neurologo, Roma)
187. Massimo Neri (Anestesista rianimatore, Bologna)
188. Irene Marri (Anestesista rianimatore, Bologna)
189. Mirella Parachini (Ginecologo, Roma)
190. Corrado De Lipsis (Anestesista rianimatore, Benevento)
191. Davide Corvi (Anestesista rianimatore, Seregno, MI)
192. Massimo Brandolini (Anestesista rianimatore, Padova)
193. Mauro Marinari (Anestesista rianimatore, Lecco)
194. Nicola Ladiana (Anestesista rianimatore, Milano)
195. Franco Toscani (Medico, Olmeneta, CR)
196. Paolo Geraci (Medico, Pavia)
197. Franca Fossati Bellani (Pediatria oncologo, Milano)
198. Sergio Federico Robbiati (Oncologo, Arco, TN)
199. Giovanni Donadoni (Medico, Milano)
200. Luisa Caspani (Anestesista rianimatore, Milano)
201. Basilio Marini (Infettivologo ospedaliero, Bergamo)
202. Antonio Brambilla (Neurologo Bergamo-Seriate)
203. Paolo Brioschi (Anestesista rianimatore, Milano)
204. Sebastiano Castellano (Medico, Mondovì, CN)
205. Marco Aliprandi (Medico, Pavia)
206. Federica Mariani (Internista, Milano)
207. Bruno Balocco (Anestesista Rianimatore, Bergamo)
208. Anna Cecilia Bettini (Medico, Bergamo)
209. Gianluigi Mancardi (Neurologo, Genova)
210. Annamaria Acquarolo (Anestesista rianimatore, Brescia)
211. Angelo Luca (Medico, Palermo)
212. Pietro Schiroso (Radiologo, Roma)
213. Federico Russo (Psichiatra, Roma)
214. Bruno Andreoni (Chirurgo, IEO, Milano)
215. Claudia Moroni (Anestesista rianimatore, Milano)
216. Sergio Vesconi (Anestesista rianimatore, Milano)
217. Albino Fascendini (Medico, Bergamo)
218. Luigi Colella (Medico, Roma)
219. Marta Toscano (Medico, Pavia)
220. Clara Ferruzzi (Pediatra, Bergamo)
221. Pierangelo Bertoletti (Ginecologo, Bergamo)
222. Pier Carlo Bergonzi (Anestesista rianimatore, Milano)
223. Daniela Giudici (Anestesista rianimatore, Milano)
224. Vittorio Pradella (Anestesista rianimatore, Milano)
225. Nicola Brienza (Anestesista rianimatore, Bari)
226. Maria Rebecchi (Palliativista, Crema)
227. Elisa Silvestre (Anestesista rianimatore, Milano)
228. Daniela Orazi (Medico, Roma)
229. Guido Miccinesi (Epidemiologo, Firenze)
230. Donatella Giannunzio (Medico, Cremona)
231. Laura Rigotti (Anestesista rianimatore, palliativista, Rovereto, TN)
232. Giuseppe Nardi (Medico, Roma)
233. Mauro Polo (Anestesista rianimatore, Montebelluna, TV)
234. Marco Sacchi (Medico, Rozzano, MI)
235. Daniela Boccalatte (Anestesista rianimatore, Lucca)
236. Mario Tavola (Anestesista Rianimatore, Lecco)
237. Maria Teresa Grusovin (Camposampiero, PD)
238. Marzia Mingarelli (Medico, Bologna)
239. Paolo Visci (Ginecologo, Pescara)
240. Giorgio Bignami (Già direttore del laboratorio di Fisiopatologia di organo e di sistema dell’Istituto Superiore di Sanità, Roma)
241. Baldassarre Mirra (Medico)
242. Arnaldo Alberti (Anestesista rianimatore, Porto Viro)
243. Rosa Mastropierro (Anestesista rianimatore, Brescia)
244. Maria Antonella Piga (Medico legale, Milano)
245. Edi Prandi (Anestesista rianimatore, Milano)
246. Luigia Scavone (Anestesista rianimatore, Cavaglià, BI)
247. Giovanni Zagli (Farmacologo, Firenze)
248. Massimo Albertin (Ematologo, Abano Terme, PD)
249. Angela Giuffrida (Anestesista rianimatore, Garbagnate Milanese, MI)
250. Giorgio Gambale (Anestesista rianimatore, Forlì)
251. Guido Belinzona (Medico, Pavia)
252. Francesca Rubulotta (Anestesista rianimatore, Catania)
253. Anna Costa (Medico, Carrara, MS)
254. Giovanni Gordini (Direttore Rianimazione-118, Bologna)
255. Franco Benino (Medico, Verona)
256. Giuseppe Cornata (Anestesista rianimatore, Cuneo)
257. Patrizia De Massis (Neurologo, Imola, BO)
258. Daniele Coen (Direttore Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso, Milano)
259. Marcello Navazio (Ginecologo Endocrinologo, Bologna)
260. Carolina Galeazzi (Collaboratore sanitario tecnico infermiere, Orvieto)
261. Daniele Martinuzzi (Operatore specializzato per portatori di handicap, Orvieto)
262. Sarina Lombardo (Infermiere, Cuneo)
263. Claude Karmann (Direttore Scuola Formazione LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
264. Paolo Haim (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
265. Elena Fontana (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
266. Grazia Maria Colico (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
267. Alice Di Fant (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
268. Tiziana Maria Lacchio (Infermiere, Torino)
269. Carla Repetto (Infermiere, Novi Ligure, GE)
270. Maria Angela Marchetti (Assistente Sanitaria, Crema)
271. Claudia Berton (Infermiere, Ivrea, TO)
272. Loredana Scolari (Infermiere terapia intensiva, Torino)
273. Valter Gasperini (Fisioterapista, Rimini, RN)
274. Giacomo Morlini (Fisioterapista, Bergamo)
275. Annalisa Minali (Infermiere, Bergamo)
276. Lucia Colombi (Infermiere, Bergamo)
277. Carmen Savella (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
278. Mariagrazia Sella (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
279. Katia Alberti (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
280. Angela Rossella Aicardi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
281. Annamaria Ratti (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
282. Luca Erizzo (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
283. Pierfranco Parisi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
284. Fabio Scalise (Assistente domiciliare, Rho, MI)
285. Giuseppina Gherzi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
286. Monica Braile (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
287. Renato Jacono (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
288. Elisabetta Tandoja (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
289. Marilena Sohnel (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
290. Ivo Madella (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
291. Maria Grazia Colombo (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
292. Antonella Boni (Fisioterapista, Milano)
293. Nazzarena Ricciardi (Infermiere, Milano)
294. Chiara Bider (Infermiere, Biella)
295. Ada Masucci (Infermiere, Torino)
296. Ornella Bardelli (Infermiere, Cremona)
297. Rosaria Vitale (Fisioterapista, Salerno)
298. Dora Colognesi (Fisioterapista, Bologna)
299. Sabrina Lovato (Infermiere, Verona)
300. Maria Benetton (Infermiere, Treviso)
301. Gennaro Liguori (Infermiere, Grumo Nevano, NA)
302. Nicoletta Riva (Fisioterapista, Mondovì, CN)
303. Antonio Maria Russi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
304. Cristina Giordanino (Infermiere, Manta, CN)
305. Luisella Ballatore (Infermiere Busca, CN)
306. Sergio Giordano (Veterinario, Rimini)
307. Donato Carrara (Infermiere, Segretario Nazionale NurSind)
308. Antonio Luperto (Ginecologo, Collepasso, LE)
309. Anna Maria Tormene, (Ginecologo Ulss 16, Padova)
310. Paolo Pesiri (Pneumologo ospedalerio, Venezia)
311. Carmela Sapuppo (Oculista, Palermo)
312. Mauro Valocchi (Odontoiatra, Spoleto, PG)
313. Piergiorgio Strata (Neurologo, Torino)
314. Rossana Cecchi (Medico legale, Roma)
315. Alda Maria Valente (Anestesista rianimatore, Roma)
316. Oscar Cattaneo (Infermiere)
317. Rosa Cecilia Lavetti (Infermere, Bergamo)
318. Alberto Caglioni (Infermiere, Bergamo)
319. Margherita Dell’Orto (Cardiologo)
320. Arturo Guarino (Anestesista rianimatore, Genova)
321. Daniele Colombo (Pneumologo, Milano)
322. Lorenzo Di Alesio (Anestesista rianimatore, palliativista, La Spezia)
323. Daria Baldini (Neurologo, Sondrio)
324. Alberto Sbardella (Psichiatra, Roma)
325. Anna Maria Megale (Ginecologo, Taurianova, RC)
326. Claudio Falconi (Fisiologo della Nutrizione, Napoli)
327. Anna Belfiore (Fisiologo, Napoli)
328. Emilio Perissinotti (Neuropsichiatra)
329. Stefano Nava (Direttore Terapia Intensiva Respiratoria, Fondazione S. Maugeri, Pavia)
330. Angela Perletti (Infermiere, Bergamo)
331. Maddalena Andreoni (Infermiere, Osio Sopra, BG)
332. Alessandra Del Bianco (Infermiere, Pontedera, PI)
333. Giuseppe Cereda (Anestesista rianimatore, Milano)
334. Anna Bernasconi (Medico consulente, Monza)
Area non sanitaria
1. Chiara Lalli (Filosofo, Roma)
2. Valerio Pocar (Filosofo, Milano)
3. Carlo Bernardini (Fisico, Roma)
4. Gilberto Corbellini (Storico della Medicina, Roma)
5. Demetrio Neri (Filosofo, Messina)
6. Fulvio Scaparro (Psicoterapeuta, Milano)
7. Filomena Gallo (Avvocato, Salerno)
8. Patrizia Borsellino (Filosofo, Milano)
9. Claudia Moretti (Avvocato, Firenze)
10. Agnese Codignola (Giornalista scientifico, Milano)
11. Roberto Brigati (Filosofo morale, Bologna)
12. Roberto Frega (Filosofo, Bologna)
13. Maria Antonietta La Torre (Bioeticista, Napoli)
14. Maria Beatrice Tessadori (Giornalista, Crema)
15. Nicola Riva (Filosofo del Diritto, Milano)
16. Susi Ferrarello (Dottorando in filosofia, Roma)
17. Matteo Mattei (Impiegato, Roma)
18. Stefania Contesini (Consulente, Parma)
19. Simone Piccinini (Studente, Reggio Emilia)
20. Raffaella Grasso (Dottorando in filosofia, Bologna)
21. Stefano Marino (Dottorando in filosofia, Bologna)
22. Matteo Galletti (Filosofo, Firenze)
23. Stefano Tomelleri (Sociologo, Bergamo)
24. Maria Gigliola Toniollo (Responsabile nazionale CGIL Nuovi Diritti, Roma)
25. Camillo Barbisan (Bioeticista, Treviso)
26. Wilhelmine Schett (Pensionato, Roma)
27. Luciana Cerquetti (Pensionato, Roma)
28. Carla Welby (Docente, Roma)
29. Alfio Galeazzi (Pensionato, Roma)
30. Simone Galeazzi (Scrittore, Roma)
31. Giulio Galeazzi (Studente, Roma)
32. Paolo Lorenzi (Giornalista, Milano)
33. Alessandro Venturoli (Ingegnere, Rovereto, TN)
34. Luigi Quartapelle (Ingegnere, Milano)
35. Serena Tucci (Avvocato, Roma)
36. Giuliana Bellan (Insegnante, Roma)
37. Andrea Bronchi (Avvocato, Chiavari, GE)
38. Giorgio Robiony (Avvocato, Roma)
39. Elena Orsini Costantini (Pensionato, San Giorgio a Cremano, NA)
40. Luigi Costantini (Pensionato, San Giorgio a Cremano, NA)
41. Paolo Buzzanca (Editore, Sassari)
42. Silvio Bettinelli (Psicologo, Crema)
43. Ermanno de Rosa (Ingegnere, Cremona)
44. Marina Bidetti (Giornalista scientifico, Roma)
45. Gianluca Casponi (Giornalista, Roma)
46. Antonio Montanari (Pensionato, Celle, RN)
47. Alessandro Orsi (Impiegato, Roma)
48. Stefania Maurizi (Giornalista, Perugia)
49. Tiziana Mennini (Ricercatrice, Milano)
50. Beniamino Groppali (Avvocato, Cremona)
51. Roberto Satolli (Giornalista, Milano)
52. Tomaso Vecchi (Psicologo, Pavia)
53. Monica Soldano (Giornalista, Roma)
54. Elio Cherubini (Avvocato, Milano)
55. Giacomo Grippa (Circolo Uaar, Lecce)
56. Vincenzo Gueglio (Scrittore, Sestri Levante, GE)
57. Mariapiera Marenzana (Docente, Roma)
58. Andrea Frova (Fisico, Roma)
59. Diego Latella (Primo Ricercatore Cnr, Pisa)
60. Gabriella Serena Cinà (Psicologo, Palermo)
61. Elena Frova (Creative Director, Roma)
62. Consuelo Quattrocchi (Laureanda, Velletri, RM)
63. Paolo Calvani (Fisico, Roma)
64. Gianni Pastore (Primo ricercatore, Guidonia, RM)
65. Pino Cormaci (Producer Cult, Roma)
66. Claudio Cinque (Responsabile Supporto Operativo e Controllo Flotta, Roma)
67. Stefano Lupi (Fisico, Roma)
68. Francesco Denti (Copywriter e producer, Roma)
69. Marco Possenti (Ricercatore, Roma)
70. Mario Capizzi (Fisico, Roma)
71. Alba Rosa Leone (Ricercatore, Roma)
72. Luisa Frova (Primo Ricercatore ISTAT, “Istituto Nazionale di Statistica”, Roma)
73. Chiara Murgia (Ricercatore INRAN, “Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione”, Roma)
74. Francesca Giannettino (Operatore sociale, Palermo)
75. Ermanno Tomassini (Geometra, Carvaglià, BI)
76. Mauro Fusco (Giurista, Napoli)
77. Barbara Feliciani (Writer/Producer comunicazione, Roma)
78. Massimo Musicco (Ricercatore CNR, Roma)
79. Mario Pagannone (Pensionato, Roma)
80. Paola Evangelisti (Collaboratore amministrativo, Crema)
81. Franco Ajmar (Genetista, Genova)
82. Francesca Terenzi (Dottorando, New York, NY, USA)
83. Stefano Morciano (Studente universitario, Milano)
84. Stefano Beretta (Impiegato poligrafico, Milano)
85. Franca Ricci (Insegnante, Roma)
86. Daniel Amit (Fisico, Roma)
87. Marco Zanchi (Formatore/Ricercatore, Bergamo)
88. Silvia Camagni (Consulente FAI Scuola, Milano)
89. Federico Oggioni (Studente, Firenze)
90. Emilia Cappelli (Ricercatore CNR – ISC, Montelibretti, RM)
91. Verena Penna (Impiegata, Roma)
92. Samuele Lo Piano (Studente, Prato, PI)
93. Mirella Izzo (Presidente onoraria Crisalide AzioneTrans onlus, Genova)
94. Alessandro Golinelli (Scrittore, Milano)
95. Valeria Meroni (Direttore RSA, Como)
96. Angelo Farina (Fotografo, Menaggio, CO)
97. Anita Pallara (Studente, Bari)
98. Danilo Orlandino (Impiegato, Ancona)
99. Vincenzo Martegani (Fotografo, Morbegno, SO)
100. Margherita Greco (Psicologa, Milano)
101. Lidia Pellini (Segretaria, Milano)
102. Claudia Borreani (Psicologo, Milano)
103. Sergio Marsicano (Psiconcologo, Milano)
104. Luciana Murru (Psicologo, Milano)
105. Yvonne El Masri (Segretaria, Monza, MI)
106. Sergio Ceruti (Impiegato, Monza)
107. Andrea Rota (Studente, Seriate)
108. Renato Iacono (Volontario Marketing e Fund Raising)
109. Giovanna Vettori (Avvocato, Bologna)
110. Roberta Marcari (Psicologo, Roma)
111. Mirella Sartori (Pensionato, Roma)
112. Gianfranco Conti (Pensionato, San Felice di Segrate)
113. Piera Castelvetri (Pensionato, San Felice di Segrate)
114. Darianna Saccomani (Imprenditrice, Livorno)
115. Silvia Moroni (Studente, Bergamo)
116. Fiora Pezzoli (Psicoterapeuta, Biassono, MI)
117. Michela Di Pippo (Impiegata, Milano)
118. Mariella Orsi (Sociologa, Firenze)
119. Silvia Vida (Ricercatore universitario, Bologna)
120. Mariangela Vaglio (Insegnante, Spinea, VE)
121. Cinzia Ciampolini (Forte dei Marmi, LU)
122. Lidia Pellini (Cinisello Balsamo, MI)
123. Monica Perez Gila (Impiegato, Muggiò, MI)
124. Annamaria Abbate (Libera Cura, Cremona)
125. Mario Dal Gesso (Impiegato, Spinea)
126. Oriella Stamerra (Formatore, Saronno)
127. Marco Telaro (Imprenditore, Saronno)
128. Rosalba Arduino (Volontaria, Saronno)
129. Mariantonia Liborio (Pensionato, Roma)
130. Laura Falsini (Insegnante, San Piero a Sieve, FI)
131. Mariella Orsi (Sociologa, Firenze)
132. Maurizio Mori (Filosofo, Torino)
133. Alessandra Allocco (Artista, Nettuno, RM)
134. Vittoria Calvani (Pensionato, Roma)
135. Paola Ciardini (Impiegata, Firenze)
136. Elena Del Grosso (Genetista e già docente di Bioetica, Bologna)
137. Michela Volante (Redattore, Torino)
138. Luca Sivo (Dipendente, Roma)
139. Paola Cirio (Impiegata, Torino)
140. Bianca Rizzo (Palermo)
141. Marzio Bonfanti (Consulente informatico, Bergamo)
142. Laura Maragnani (Giornalista, Milano)
143. Giorgio Fabre (Giornalista, Roma)
144. Riccardo Borgioli (Bibliotecario, San Casciano V.P., FI)
145. Shirley Moore
146. Donatella De Gaetano (Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, Milano)
147. Michela Brengola Perego (Consulente editoriale)
148. Francesco Lenci (Dirigente di Ricerca CNR, Pisa)
149. Grazia Mieli (Psicologa, psicoterapeuta, Firenze)
150. Zaira Cattaneo (Assegnista, Pavia)
151. Arturo Guarino
152. Giorgio Frasca Polara (Giornalista e scrittore, Roma)
153. Stefania Podestà (Insegnante, Genova)
154. Marco Bellagamba (Artigiano Edile, Cogorno, GE)
155. Giovanni Dall’Orto (Giornalista, Milano)
156. Oreste Rutigliano (Segretario del comitato nazionale per il paesaggio, Roma)
157. Daniele Frasca Polara (Libero professionista, Palermo)
158. Camilla Guidi (Redattrice, Roma)
159. Paola Brengola (Scrittore, Roma)
160. Domenico Nuovo
161. Giuliana Michelini
162. Alberto Poluzzi
163. Silvia Pifferi
164. Pia Pera (Scrittrice, Lucca)
165. Alessandro Capriccioli (Commercialista, Roma)
166. Fausta Natella (Ricercatore, Roma)
167. Nicola Guaglianone (Sceneggiatore, Roma)
168. Giuseppe Regalzi (Traduttore, Roma)
169. Enrico Zegna (Libraio, Biella)
170. Maria Franca Ballocco (Libraio, Biella)
171. Giorgio Amati (Psicologo, Pavia)
172. Alessio Vaccari (Filosofo, Roma)
173. Carlo Batini (Docente, Milano)
174. Caterina Ferrari (Bioeticista, Roma)
175. Marcello Dondero (Impiegato, Lavagna, GE)
176. Sergio Treichler (Industriale, Milano)
177. Roberta Di Canio (Bioeticista, Bologna)
178. Serena Quattroccolo (Avvocato, Torino)
179. Sergio D’Orsi (Pensionato, Torino)
180. Giovanni Landoni
181. Paolo Baroni (Artigiano, Crema)
182. Daniela Danna (Sociologo, Milano)
183. Lorenzo Chieffi (Giurista, Napoli)
184. Donatella Corleo (Grafico pubblicitario, Palermo)
185. Orietta Callegari (Genova)
186. Giovanna Meneghel (Libero professionista, Padova)
187. Sonia Colognesi (Amministratore Arci E.R., Bologna)
188. Per LiberaUscita Giampietro Sestini (Segretario, Roma)
189. Nicola Spaggiari (Disegnatore, Reggio Emilia)
190. Erminia e Piancastelli (Napoli)
191. Corrado Piancastelli (Napoli)
192. Loredana Diglio (Giornalista, Roma)
193. Jana Cardinale (Giornalista, Marsala, TP)
194. Salvatore Bonadonna (Senatore Prc-Se, Roma)
195. Pietro Pagliarani (Consulente del lavoro, Cesena, FC)
196. Domenico Giuseppe Sala (Impiegato, Rimini)
197. Francesco Lantini (Producer, Roma)
198. Ilaria Marucelli (Giornalista, Firenze)
199. Mino Vianello (Economista, Roma)
200. Elisabetta Fuganti (Impiegata, Arco, TN)
201. Rosanna Della Coletta (Impiegata, S. Pietro di Feletto, TV)
202. Erika Scala (Impiegata, Roma)
203. Alberto Chiavazza (Dirigente, Rivoli, TO)
204. Federica Robusti (Studentessa, Rovereto, TN)
205. Jessica Iemma (Studente, Anoia, RC)
206. Licia Accardo (Sociologa, Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, Torre Annunziata, NA)
207. Annalisa Anzelini, (Studente, Rovereto, TN)
208. Chiara Paola Barbasio (Psicologa, Torino)
209. Giorgio Denti (Pensionato, Roma)
210. Graziella Ferraris (Casalinga, Roma)
211. Roberta Diglio (Studente, Roma)
212. Iole Bellisomi (Pensionato, Genova)
213. Raffaele Carcano (Roma)
214. Donatella Lumini (Casalinga, Firenze)
215. Simona Magherini (Impiegata, Firenze)
216. Monica Virello (Padova)
217. Andrea Raccanelli (Fisico, Bonn, Germania)
218. Gino Pieri (Ingegnere, Manaus, AM, Brasile)
219. Eugenia Silvia Rebecchi (Responsabile legale Associazione Ayusya Onlus, Liguria)
220. Valerio Colamartini (Impiegato, Roma)
221. Mirella Veronese (Sarta, Pavia)
222. Luigi Iannelli (Studente, Pisa)
223. Franco Marchi (Libero professionista, Verona)
224. Roberto Fiorentini (Agente immobiliare, S. Bonifacio)
225. Margherita Bracci (Traduttrice, Roma)
226. Mimì Frasca Polara (Pensionata, Istia d’Ombrone, GR)
227. Luisa Mulas (Pensionata, Sassari)
228. Massimo Terrile (Rappresentante Movimento Antispecista, Correzzana, MI)
229. Grazia Simonali (Impiegata, Fauglia, PI)
230. Valeria Caponi (Studentessa, Roma)
231. Emilio Pagliarulo (Biologo, Vallesaccarda, AV)
232. Alessandra Bertoldi (Architetto, Verona)
233. Tiziana Marranci (Sassari)
234. Matteo Zanetti (Impiegato, Verona)
235. Davide Caldelli (Impiegato pubblico, Verona)
236. Maria Antonietta Dettori (Associazione Radicale, Sassari)
237. Marco Nardin (Studente, Padova)
238. Susanna Camusso (Segretario generale CGIL Lombardia)
239. Lella Brambilla (Segretario CGIL Lombardia)
240. Alessandro Carosi (Perito agrario, Roma)
241. Maria Teresa Capone (Sociologa, Eboli)
242. Emilio Mocchi (Traduttore, Valenza)
243. Silvia Canevari (Studente, Rovereto, TN)
244. Maria Chiara Pievatolo (Docente universitario, Pisa)
245. Marina Zela (Avvocato, Roma)
246. Damiano Bortolato (Ingegnere Elettonico, Padova)
247. Alessandro Poto (Vicepresidente Arcigay Roma-responsabile salute, Roma)
248. Genea Frau (Disegnatrice di fumetti, Roma)
249. Marina Romero (Docente universitario, Sassari)
250. Maurizio Mei (Imprenditore, Pisa)
251. Emilia Carla Pace (Ricercatrice Scienze Anatomiche e Morfologiche Comparate, Tignale, BS)
252. Paolo Ruggiu (Impiegato, Porto Torres, SS)
253. Francesco Palmieri (Pensionato, Roma)
254. Raffaela Luminati Shiastuka (Roma)
255. Maria Gabriella Basile (Impiegata, Palau, OT)
256. Giacomo Festa (Studente, Roma)
257. Daniele Paulis (Dottorando, Milano)
258. Pino Landonio (Consigliere comunale, Milano)
259. Roberto Grendene (Impiegato, Bologna)
260. John Gilbert (Docente universitario, Firenze)
261. Aldo Cardona (Pensionato, Ovada, AL)
262. Thelma Gramolelli (Operatore culturale, Modena)
263. Laura Dessì (Impiegata, Sassari)
264. Graziano Berton (Imprenditore, Belluno)
265. Luigi Agus (Storico dell’arte, Tempio Pausania, OT)
266. Maria Ceccherini (Assistente domiciliare, Tempio Pausania, OT)
267. Giovanni Solari (Agente di commercio, Genova)
268. Stefano Senatore (Studente, Trento)
269. Fernanda Guarducci (Pensionata, Firenze)
270. Rossano Casagli (Impiegato, Poggibonsi, SI)
271. Mario Palombo (Insegnante, Bergamo)
272. Per NoGod Giulio C. Vallocchia (Responsabile, Roma)
273. Piero Cerruto (Avvocato, Prato)
274. Antonio Nicolini (Quadro, Verona)
275. Rosangela Barcaro (Bioeticista, CNR, Genova)
276. Marina Manotta (Assegnista in Psicologia, Milano)
277. Maria Luisa Gori (Musicista e insegnante, Bergamo)
278. Raffaella Canali (Ricercatore, Roma)
279. Daniela Guida (Ingegnere, Acerra)
280. Pier Giorgio Nicoletti (Ricercatore CNR, Roges di Rende, CS)
281. Rita Gagliardi (Psicoterapeuta, Roma)
282. Giulio Arpaia (Studente, Bologna)
283. Giancarlo Baiano (Pensionato, Cagliari)
284. Lorenzo Bassi (Redattore, Scandicci, FI)
285. Gianfranco Ceresini (Ingegnere, Parma)
286. CarloAlberto Redi (Biologo della sviluppo, Pavia)
287. Matteo Seppi (Agente di Polizia Locale, Malcesine, VR)
288. Mauro Fusco (Avvocato, Napoli)
289. Gianni Frosali (Pensionato, Genova)
290. Paolo Izzo (Scrittore, Roma)
291. Michele Breveglieri (Sociologo, Verona)
292. Doantello Caroli (Insegnante, Forlì)
293. Giuliano Gennaio (Consulente politico, Roma)
294. Antonella Di Martino (Scrittrice, Ortonovo, SP)
295. Laura Muserra (Libero professionista, Brugherio, MI)
296. Maria Letizia Signorini (Impiegato, Milano)
297. Luca Schenato (Agente di commercio, Verona)
298. Angela Maria Rocchigiani (Biologo, Porto Torres, SS)
299. Federica Riva (Ricercartore, Pavia)
300. Mauro Van Aken (Docente Universitario, Milano)
301. Jolanda Ferrarin (Pensionata, Osnago, LC)
302. Laura Vercesi (Agricoltrice Diretta, Camponoce, PV)
303. Laura D’Addio (Dirigente Sanitario, Firenze)
304. Gabriella Palli Baroni (Scrittrice, Roma)
305. Alessio Artioli (Commerciale estero, Modena)
306. Lucia Bucciarelli (Musicista, Cormano, MI)
307. Glauco Rota (Dirigente, Buguggiate, VA)
308. Irene Capelli (Studente, Voghera, PV)
309. Andrea Carlo Toniolo (Analista programmatore, Castello d’Argile, BO)
310. Ugo Fabietti (Antropologo culturale, Milano)
311. Maria Mantello (Docente, Roma)
312. Tsabari Shahar (Direttore laboratorio di ricerca, Tignale, BS)
313. Silvano Vergoli (Funzionario RAI, Genova)
314. Gualtiero Massa (Agente di commercio, Genova)
315. Gabriele Viti (Assessore Comune di Cortona, AR)
316. Antonio De Lauri (Dottorando in Antropologia, Como)
317. Alessandro Branca (Fotografo, Milano)
318. Stefano Carrara (Impiegato, Casnate con Bernate, CO)
319. Francesca Marelli (Impiegata, Bergamo)
320. Massimo Lacapra (Studente universitario, Stradella, PV)
321. Rossana De Mattia (Pensionata, Roma)
322. Roberto Ribeca (Biologo, Roma)
323. Alessandro Chiometti (Presidente Ass. Cult. Civiltà Laica)
324. Gianfranco Spadaccia (Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Roma)
325. Anna Lazzaro (Insegnante, Licata, AG)
326. Mauro Zambellini (Insegnante, Somma Lombardo)
327. Chiara Monti (Agente immobiliare, Somma Lombardo)
328. Giovanni Andrea Coppola (Studente, Roma)
329. Nori Mangili (Impiegata, Milano)
330. Francesca Cazzaniga (Redattrice, Milano)
331. Silvia Mellano (Impiegata, Sant’Albano Stura, CN)
332. Giovanni Maffi (Consulente aziendale, Milano
333. Michela Ottolini (Attrice, Verona)
334. Jolanda Casigliani (Funzionaria Regionale, Comitato Nazionale Radicali Italiani, Torino)
335. Pisano Monica (Impiegata, Cagliari)
336. Guido Gonzato (Informatico, Verona)
337. Oliviero Farinelli (Studente, Lugano, CH)
338. Lara Scarsella (Psicoterapeuta, Roma)
339. Maurizio Margheritti
340. Paolo Di Pietro (Dirigente, Roma)
341. Ann Ross (Lettrice universitaria, Firenze)
342. Silvia Vegetti Finzi (Psicologa, Milano)
343. Per ADUC Vincenzo Donvito (Presidente, Firenze)
344. Sandro Spinsanti (Direttore Istituto Giano, Roma)
345. Roberto Calabrò, giornalista, Reggio Calabria
346. Emilia d’Andria
347. Silvia Vignato (Ricercatrice di antropologia culturale, Milano)
348. Luana Castell (Ingegnere, Meda, MI)
349. Alessandra Di Pietro (Insegnante, Ascoli Piceno)
350. Monica Durante (Imperia)
351. Michele Ballini (Geometra, Firenze)
352. Matteo Montanari (Biologo, Bologna)
353. Rosanna Vavassori (Impiegato, Bergamo)
354. Silvia Dei Giudici (Biologo, Sassari)
355. Gabriele Puccianti (Impiegato, Roma)
356. Cesira Celi
357. Donatella Carbonetto (Impiegato, Crema, CR)
358. Eleonora Linthout (Psicologa, Roma)
359. Fabrizio Sitzia (Dottorando neuroscienze, Bristol, UK)
360. Sonia Cavaliere (Dottorando farmacologia, Bristol, UK)
361. Salvatore Sisca (Studente, Isola della Scala, VR)
362. Antonietta Battelli (Dirigente scolastico, Roseto, TE)
363. Mauro Cosmai (Psicanalista, Roma)
364. Valerio De Paolis (Impiegato, Casoria, NA)
365. Gaetano Chirico (Studente, Torino)
366. Giorgia Di Tommaso (Studentessa, Roma)
367. Roberto Galione (Impiegato, Padova)
368. Carmela Interlandi (Psicologo, Cinisello Balsamo, MI)
369. Anna Oliverio Ferraris (Psicologo dello sviluppo, Roma)
370. Francesco Trane (Pensionato, Roma)
371. Baldo Conti (Redattore capo de “L’Ateo”, Firenze)
372. Stefano Monaco (Architetto, Milano)
373. Anna Maria Speranza (Psicopatologo dell’infanzia, Roma)
374. Valentina Bartali (Dottore in legge, Firenze)
375. Grazia Carosi (Psicologa)
376. Maria Turchetto (Storico, Venezia)
377. Raniero Bordon (Avvocato, Vicenza)
378. Berardino Ripani (Galliera, BO)
379. Nadia D’Angela (Impiegata, Frosinone)
380. Cristina Pedrini (Ragioniera, Cremona)
381. Cristina De Angelis (Impiegata, Firenze)
382. Ugo Semplici (Pensionato, Firenze)
sabato 23 giugno 2007
Gemelli e zitelle
Un fratello maschio può essere uno scocciatore, un vessatore e un gran prepotente nei confronti della propria sorella. Nel caso in cui sia un fratello gemello addirittura incide sulla percentuale di possibilità nel restare zitelle e senza figli. Colpa del testosterone. Questo sarebbe il risultato di una ricerca di Virpi Lummaa, biologia evoluzionista della University of Sheffield, UK (Twin brothers make women less fertile, Nature News,18 June 2007).
Mariti gelosi e amanti greci
Ad Atene, in fila per partire con destinazione per Londra, una donna ha fatto suonare il metal detector (Donna fermata con cintura di castità, Tgcom):
Così la polizia dell’aeroporto di Atene ha fermato un’insospettabile signora britannica per la pequisizione di rito senza tuttavia trovare nulla di metallico nelle sue tasche. Un mistero che la donna ha poi contribuito a svelare, confessando: “Porto una cintura di castità”.Non solo Paola Binetti, ordunque.
Alle affermazioni della signora 40enne gli agenti della sicurezza stentavano a credere. Ma la donna, una turista di ritorno da un soggiorno nella capitale greca, ha assicurato che era tutto vero. A far indossare lo scomodo indumento di costrizione è stato il marito che, secondo il racconto della vittima, sarebbe ossessionato dalla gelosia e impaurito dagli “amanti greci”.
La cittadina britannica ha potuto imbarcarsi sul volo per Londra solo dopo che il pilota si è personalmente assunto la responsabilità di averla a bordo.
venerdì 22 giugno 2007
Predica bene, ratzola male
Predica bene, ratzola male è un documentario sulla situazione delle coppie di fatto nel nostro paese. Girato da due giovani registe, Sara Ballerini e Luna Coppola, è stato presentato il 30 gennaio scorso a Bologna, ma non ha poi trovato un distributore, nonostante dia spazio a tutte le voci (per esempio, vi vengono intervistati fra gli altri Daniela Santanchè e Franco Grillini).
Sul sito delle due registe si possono trovare vari materiali sul film e sulle sue vicende, e il trailer è disponibile anche su YouTube. Vale la pena di dargli un’occhiata, e se qualcuno potesse fare qualcosa di più...
giovedì 21 giugno 2007
Who Loves Designer Vaginas?
Se lo chiede Mark Morford («Who Loves Designer Vaginas?», SF Gate, 20 giugno 2007). Per dare un’idea dello stile (se il titolo non fosse bastato...):
Here is the thing you must know: It is all changing with incredible, butt-tingling speed. It is all fast becoming more than we ever imagined, with ramifications we are only beginning to fully taste. There is no stopping it. There is little that can slow it down. There is only the single, looming question: How will you respond? Will you recoil and gag and spit, or will you gurgle and swallow and smile?
Example: We are on the cusp of being able choose, should you so desire, the exact size and length and speed and eye color and specific pleasing fur markings of... your dog. And your cat. And your baby (well, minus the fur). And by the way, we have also invented new drugs to eliminate menstruation and we can now grow designer vaginas in the lab and plastic surgery is more common than bad sacrum tattoos and it’s becoming increasingly obvious that males of many species – including our own – are largely unnecessary for procreation (but not, say, parallel parking, the lifting of heavy things or buying you a nice postcoital breakfast).
Un giardino in ricordo di Piergiorgio Welby
Il Presidente del X Municipio di Roma, Sandro Medici, scrive riguardo alla bella iniziativa:
Giovedì 28 giugno, alle 10.30, il giardino di piazza San Giovanni Bosco verrà intitolato a Piergiorgio Welby. Saremmo contenti di vederti partecipe all’iniziativa per onorare insieme la memoria di un uomo che con la sua generosità ha permesso a noi tutti e all’intera società italiana di compiere un salto di consapevolezza. Grazie a lui disponiamo ora di una sensibilità più intensa sulla vita e la morte e sui confini tra esse. E soprattutto abbiamo compreso l’importanza di essere parte attiva di una battaglia su diritti civili che rispettino la coscienza individuale e l’autodeterminazione di sé, anche nei casi più estremi, anche laddove si configurino scelte irrimediabili.Per arrivare a piazza San Giovanni Bosco.
La decisione di Welby di terminare la propria esistenza, dopo anni e anni di sopravvivenza artificiale, tra dolori inauditi e speranze via via smarrite, ha avviato un processo culturale e politico che finalmente ha trovato un primo approdo legislativo, attualmente all’esame del Parlamento. Al di là di come verrà definita la legge che regolamenterà il limite giuridico dell’esistenza nei casi di malattie irrimediabilmente incurabili, avremo finalmente restituito al sentimento umano, che è l’unica dimensione a cui spetta la scelta finale, ciò che oggi è spesso oggetto e non soggetto di accanimenti terapeutici. E potremo inoltre sottrarci a quella convenzione spirituale che pretende, in base a un presunto imperativo ultraterreno, di stabilire le nostre frontiere biologiche.
Né la scienza né la religione possono determinare se e quando la nostra vita trova la sua conclusione; a prevalere devono essere le nostre ragioni, i nostri sentimenti.
Piergiorgio Welby era un uomo eccezionale da vivo e lo è diventato ancor più scegliendo di morire. Noi del X Municipio l’abbiamo conosciuto e anche aiutato con i nostri servizi sociali, con il sostegno costante dei nostri operatori. Accogliendo la volontà politica del Consiglio municipale e del Consiglio comunale, ci sentiamo di regalargli simbolicamente il giardino di piazza San Giovanni Bosco, il luogo dove sei mesi fa l’abbiamo salutato: per ricordare e anche riabbracciare una persona che riusciva a sorridere anche nel dolore.
(Grazie a Mina Welby per averci informato e grazie per tutto il resto. E grazie anche a Sandro Medici).
George W. Bush pone il veto sulle staminali embrionali, Angelo Vescovi inizia una rubrica su Il Giornale
Angelo Vescovi ci ricorda (Staminali, la via giusta per guarire, Il Giornale, 21 giugno 2007) che lo scorso 7 Giugno 237 deputati Democratici e 37 Repubblicani hanno approvato un provvedimento che permette l’uso di fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali derivate da embrioni umani. Bush ha però bloccato il provvedimento imponendo il suo veto (due veti sui tre esercitati da Bush riguardano le cellule staminali embrionali umane!, il terzo riguardava il ritiro dall’Irak: 2 a 1 embrioni vs persone, insomma).
E poi commenta:
La vicenda è rilevante anche per il nostro Paese dove, passato il referendum sulla legge 40 - ed eccezion fatta per un dibattito, stanco, trascinato e con rari picchi di sterili contrapposizioni - l'argomento appassiona poco, senza attrarre un interesse che si concretizzi in scelte fattive, soluzioni pratiche e supporto efficace alla ricerca.Il treno l’abbiamo perso, e da tempo. Proprio perché ci sono persone che giudicano morale e doveroso seguire la scelta salvaembrioni di Bush. Che mettono paletti nella ricerca (staminali embrionali contro staminali adulte contro staminali della placenta). E che non si rendono conto che affannarsi a difendere i concepiti come fossero persone finisce per calpestare i diritti di quanti sono persone senza dubbio!
Poco importa che la strategia proposta da Bush l’avessimo delineata in Italia anni fa, in tempi non sospetti. Rischiamo di perdere l'ennesimo treno, tutti insieme, ricercatori, politici, pazienti, la società ed il Paese nel suo insieme. Le soluzioni esistono e coincidono con opportunità enormi. Le polemiche sterili e ideologizzate sull'argomento staminali hanno stancato ed è giunto il momento di fornire risposte concrete.
Quanto alla sterilità e all’ideologia, era Vescovi che dichiarava, solo per fare un esempio («Non serve produrre nuovi embrioni», Avvenire, 19 maggio 2005):
Si può discutere fin che si vuole, ma l’embrione è vita, è già vita. Posso riavvolgere all’indietro il nastro della mia esistenza, e quando arriverò al momento della fusione dei due gameti ci sarà già tutto il patrimonio genetico che farà in futuro l’Angelo Vescovi che sono io oggi.Tutti pareri argomentati, come si può vedere. Niente paura, perché Vescovi continuerà la sua rubrica su Il Giornale ogni giovedì e magari qualche motivazione salterà fuori.
[…]
Accusano la Legge 40 di essere eugenetica, razzista, ma io non riesco a vedere... Chiaramente sono contrario alla clonazione terapeutica, comunque tutto il resto va lasciato alla libertà della persona, alla libertà della donna.
[…]
Se l’embrione è vita e la vita è un continuum, di embrioni nuovi non se ne fanno più. Il discorso deve considerarsi chiuso.
Postato da Chiara Lalli alle 12:58 3 commenti
Etichette: Angelo Vescovi, Cellule staminali, Embrione, Legge 40/2004
1 embrione invece di 3
Le tecniche riproduttive comportano un rischio di gravidanze plurime. Pericolose per la salute della madre e degli embrioni, dipendono dall’impianto di più di un embrione nell’utero materno. L’incidenza è di circa il 25% dei trattamenti contro l’infertilità. Solo in Inghilterra sono morti 126 bambini che sarebbero vissuti nel caso di una gravidanza singola. Il trasferimento di più di un embrione è finalizzato ad aumentare le possibilità di avviare una gravidanza. Ma secondo una ricerca di Yacoub Khalaf, del Guy Hospital di Londra, aspettare che l’embrione si sviluppi fino a diventare blastocisti (5 giorni invece che 3) garantirebbe una percentuale di successo elevata, evitando di correre il rischio di gravidanza plurime. In un colpo solo verrebbe abbattuta la credenza che impiantando un solo embrione non si abbiano molte possibilità di avviare una gravidanza e il rischio di nascite premature e di neonati gravemente sottopeso.
Addirittura lo Human Fertilisation and Embryology Authority sta valutando se intraprendere azioni disciplinari contro quei centri in cui le gravidanze multiple occorrano in oltre il 10% delle fecondazioni artificiali.
E in Italia? La legge 40 impone di trasferire 3 embrioni, non importa la costituzione della donna, il suo stato di salute e la sua età. È la legge, e non il medico, a decidere. Suscita poi una certa perplessità la ritrosia da parte delle istituzioni di comunicare i dati del registro sulla PMA, che verosimilmente stonerebbero con il tentativo di convincere che la legge 40 sia una buona legge e che non abbia causato danni superflui ed evitabili.
(Oggi su E Polis con il titolo Questa legge che non tutela donne e salute)
Postato da Chiara Lalli alle 10:24 17 commenti
Etichette: Fecondazione in vitro, Legge 40/2004, Trasferimento di singolo embrione, Yacoub Khalaf
mercoledì 20 giugno 2007
Clonazione terapeutica delle scimmie: finalmente!
Dall’ultimo numero di Nature l’annuncio di un passo potenzialmente molto importante verso il traguardo sospiratissimo della clonazione terapeutica degli esseri umani (Monya Baker, «Monkey stem cells cloned», Nature 447, 2007, p. 891):
Un gruppo di ricerca americano ha rivelato questa settimana che cellule staminali embrionali clonate a partire da scimmie sarebbero state finalmente create. La scoperta è stata annunciata il 18 giugno per mezzo di una presentazione dell’ultimo momento all’incontro annuale della International Society for Stem Cell Research, a Cairns in Australia. Questo risultato rianimerà senza dubbio le speranze che cellule analoghe possano essere prodotte per gli esseri umani.
«Aspettavamo questo momento da un bel po’», ha dichiarato Alan Trounson della Monash University di Victoria, Australia, che ha introdotto la presentazione.
Il lavoro è stato portato a termine da Shoukhrat Mitalipov dello Oregon National Primate Research Center di Portland, e dai suoi colleghi. Dopo aver rimosso i cromosomi da ovociti di scimmia non fertilizzati, gli scienziati li hanno sostituiti con nuclei di cellule epiteliali di una scimmia rhesus adulta (Macaca mulatta). Da un totale di 278 ovociti sono state ottenute 21 blastocisti (embrioni cavi a uno stadio precoce di sviluppo), dalle quali il gruppo di ricercatori ha derivato alla fine due linee di cellule staminali. I risultati devono ancora essere pubblicati.
Il fallimento di tentativi precedenti di clonare cellule staminali embrionali a partire da scimmie aveva portato molti esperti del campo a suggerire che caratteristiche specifiche dei primati rendevano forse l’impresa impossibile (C. Simerly et al., Science 300, 2003, p. 297). «Ora sappiamo che è possibile con i primati, come con altre specie di mammiferi», ha dichiarato Norio Nakatsuji dell’Università di Kyoto, che in passato aveva ottenuto linee di staminali di primati a partire da embrioni non clonati.
Un aspetto forse cruciale della nuova ricerca è costituito da un procedimento meno traumatico per rimuovere i cromosomi dall’ovocita, usando un software per imaging per guidare il processo, al posto della colorazione e della luce ultravioletta.
José Cibelli, un esperto di clonazione della University of Michigan di Ann Arbor, ha dichiarato che non sembrano esserci al momento evidenti motivi per cui le tecniche da impiegare nella produzione di cellule staminali embrionali umane tramite trasferimento nucleare debbano essere molto diverse da quelle usate con i primati non umani. Ma avverte anche che «quello che funziona nelle scimmie rhesus non funziona con i babbuini».
Il lavoro del grupppo dell’Oregon deve ancora essere replicato nelle scimmie, ma Renee Reijo Pera della Stanford University, California, progetta di applicare le stesse tecniche ad altre specie di primati, e sostiene che il successo con le scimmie dovrebbe portare nuova linfa all’impegno di trovare tecniche analoghe per gli esseri umani.
Aggiornamento: un commento su NewScientist.com («Human therapeutic cloning moves closer to reality», 30 giugno).
Un timer per i ventilatori meccanici
A testimonianza del clima che circonda il dibattito sul testamento biologico si materializzano prepotentemente due reazioni quasi sincrone nel leggere il bel pezzo di Anna Meldolesi (L’obiettivo è personalizzare la morte non stabilire una morte uguale per tutti, Il Riformista, 20 giugno 2007): la prima è sollievo e gusto nella lettura; la seconda è sgomento al pensiero che un simile paradosso temporale possa essere preso sul serio.
Per il testamento biologico si è messa davvero male. Più si allunga il dibattito, più la mediazione rischia di diventare cervellotica e più la matassa finisce per ingarbugliarsi. E se questo accade già in commissione Sanità, figuriamoci cosa potrebbe succedere dopo in aula. Ma allora, forse è il caso di gettare la spugna, dandola vinta a chi dice che possiamo anche fare a meno di una legge sul tema? Rinunciare sarebbe doloroso, e non solo per una questione di “laicismo identitario”. Il fatto è che di una norma c’è bisogno, perché ci sono due obiettivi da raggiungere. I cittadini devono poter contare sul fatto che le loro preferenze in materia di trattamenti medici saranno tenute in debita considerazione anche nel caso in cui non saranno più in grado di esprimerle. Mentre i medici devono poter contare sul fatto che non saranno perseguiti per aver rispettato le volontà dei malati, come invece sta succedendo a Mario Riccio. Dunque non è il caso di battere in ritirata. Ma poiché la strada appare sempre più in salita, può essere utile ricordare a Fiorenza Bassoli e agli altri mediatori dell’Unione che a forza di spaccare il capello in quattro si rischia di ritrovarsi con niente in mano. Prendiamo il caso dei trattamenti sostitutivi, quelli che vengono intrapresi per rimediare al deficit di funzioni complesse dell’organismo, come la ventilazione meccanica e la nutrizione artificiale. Per evitare il muro contro muro, si potrebbe tentare di distinguere tra nutrizione parenterale ed enterale, tra ventilazione a breve o lungo termine, tra diverse tipologie di pazienti, tracciando un confine arbitrario tra accanimento terapeutico e cure ordinarie. Concedendo solo qualcosa ad alcuni, forse si riuscirebbe a salvaguardare – almeno all’apparenza – i principi di tutte le parti politiche. Ma se per cercare una via d’uscita al disaccordo ci si affida ai tecnicismi, è difficile arrivare lontano. Una lezione, tutt’altro che esaltante, viene da Israele. Da un paio di mesi è entrata in vigore una legge che prevede la possibilità di redigere il testamento biologico e disciplina anche la sospensione delle cure nei pazienti coscienti che lo desiderano, purché abbiano davanti a sé meno di sei mesi di vita. Per arrivarci ci sono voluti sette anni: il ministero della Sanità ha istituito un apposito comitato di 69 membri nel 2000, la legge è passata quasi all’unanimità nel 2005 e la stesura delle linee guida ha occupato il tempo restante. Ma il risultato lascia perplessi e non soltanto per la severità di alcuni articoli. Il problema è che per mettere d’accordo il diritto all’autodeterminazione dei malati e le indicazioni dell’Halakhà, si è deciso di ricorrere a un escamotage dotando i ventilatori di un timer. Di tanto in tanto,dunque, i malati o i loro fiduciari devono confermare la volontà di riaccendere la macchina – i resoconti giornalistici parlano di un intervallo di 24 ore – altrimenti si ferma automaticamente. In questo modo nessuno deve sobbarcarsi l’onere psicologico di staccare la spina e il divieto religioso di interferire con la vita è salvo. Per il Sabbath gli ebrei ortodossi adottano una strategia simile, utilizzando scaldavivande semiautomatici per non compiere attivamente i gesti di accensione e spegnimento. Anche se ha ricevuto qualche commento benevolo – per esempio sul British Medical Journal – questo approccio alle tematiche di fine vita appare strampalato a chiunque non sia di religione ebraica e probabilmente anche a molti ebrei. Per quanto i parlamentari italiani siano ben provvisti di fantasia, difficilmente arriveranno a tanto. Ma la storia della legge 40 ci ha insegnato che anche noi siamo capaci di grandi pasticci bioetici, per esempio quando tuteliamo l’embrione più del feto. Allora come dovrebbe essere una buona legge sul testamento biologico? La migliore soluzione possibile, secondo il bioeticista cattolico Sandro Spinsanti, è racchiusa in un unico articolo, che potrebbe suonare così: «Quando risulta, in modo certo e documentato, che la volontà di una persona non in grado di intendere e di volere è di non essere sottoposta a un atto medico, eseguire questa volontà non è reato». Spinsanti si definisce “diversamente credente” perché non è disposto a seguire la sua Chiesa su qualsiasi terreno ed è consapevole di avanzare una proposta provocatoria. Il cuore del suo messaggio, però, è serissimo: aggiungere dettagli su dettagli è controproducente. Nascondendo le differenze dietro ad artifici e termini ambigui – come quello di accanimento terapeutico – si rischia di restringere gli spazi lasciati aperti dalla Costituzione, dal codice deontologico e dalla Convenzione di Oviedo. Ma seppure non fosse così, si correrebbe un altro pericolo. Stabilendo rigidamente quali trattamenti medici rientrano nella disponibilità dei malati, e a quali condizioni, si finisce per tradire lo scopo originario della legge, che dovrebbe rendere più personalizzata la morte di ciascuno anziché imporre per legge una morte uguale per tutti.
Questa è la parte più bella!
La Chiesa oltre ad impegnarsi in prima persona nell’educazione stradale, attraverso cappelle lungo le autostrade, preti negli autogrill e nei luoghi di sosta, sacerdoti ai raduni automobilistici e motociclistici, invita le autorità dello Stato a fare di più per prevenire gli incidenti e le inciviltà della strada. Ricordando a chi guida il comandamento basilare del decalogo: “non uccidere”.
Legge naturale e liberalismo / 2
Proseguiamo nell’analisi del post di Massimo Zambelli, che avevamo iniziato ieri:
Condivido che nella questione della normalizzazione dell’omosessualità c’è ben di più del far contenti una minoranza di persone. C’è una svolta antropologica decisiva, fondamentale. Si vuole sganciare l’essere umano da una natura normativa. Si vuole assimilarlo a un’idea di libertà disincarnata. Si chiamano a raccolta tutte le presunte prove della negazione di Dio, dal neodarwinismo alle ricerche della neurobiologia, per configurare l’uomo come pura pulsione senza limiti e desiderio senza vincoli. […]C’è qualcosa di triste nella criminalizzazione sistematica che integralisti e atei clericali praticano nei confronti del desiderio. A parte l’assurdità di imputare l’insofferenza dei limiti a chi sta chiedendo il matrimonio o una forma equivalente di unione civile (come se gli omosessuali potessero ignorare quali obblighi giuridici – spesso anche pesanti – comporta sposarsi), questo rifiuto dei valori vitali e creativi, che non negano i limiti, ovviamente, e richiedono sforzo e impegno per superarli, in pro di un raggrinzimento sull’ethos primordiale della vita che di generazione in generazione produce altra vita e che lì esaurisce il suo scopo primario, suona immancabilmente funereo. Il rifiuto, poi, come accade, è più esibito che agito, ma l’effetto non si cancella.
Tu non chiedi di aggiungere un qualche legittimo diritto. Tu vuoi sovvertire l’antropologia e la comprensione etica della nostra Costituzione. Ragionando così si potrebbe alzare uno che dice: “Voglio legalizzare la schiavitù. Come puoi tu, pericoloso reazionario, non essere d’accordo? Cosa te ne viene a te? Se tu non vuoi farlo, non farlo, ma non impedirlo a me”. L’eliminazione di un riferimento oggettivo all’etica naturale porta a quella conclusione. Non essendoci più un bene e un male oggettivi, derivabili dal diritto naturale, ogni richiesta è valida. Il “purché non si faccia male ad altri” è un’opzione tra le tante. Non più vera (non c’è verità), non più giusta (non c’è giustizia), non più buona di altre (non esiste il bene oggettivo), ma semplicemente più conveniente per quelli che la chiedono. Se non esiste riferimento naturale, valido per tutti, universale, c’è solo la convenienza, il desiderio, il volere. Sparendo il Logos, una ratio comune, resta l’arbitrio. Dietro al rifiuto di vedere come normale l’omosessualità c’è la salvaguardia dell’intero impianto di civiltà che arriva a noi anche grazie al cristianesimo.La scelta dell’esempio della schiavitù è piuttosto sfortunata, visto che quel principio di «non nuocere» che a Zambelli tanto sembra dispiacere non è certo compatibile con la riduzione in schiavitù di altri esseri umani. Per il resto, ci troviamo davanti l’abituale confusione tra relativismo (preferibilmente postmodernista) e liberalismo: se per il primo non ci sono che interpretazioni, tutte egualmente valide, per il secondo esistono invece sia la verità (a cui ci si approssima per mezzo della scienza, della logica e del semplice buon senso) sia la giustizia (a cui ci approssimiamo per mezzo dei principi dell’uguaglianza di fronte alla legge, del dominio del diritto, etc.). È vero che molti liberali negherebbero l’esistenza di beni oggettivi, ma questo non implica affatto che «tutto sia permesso». Il punto centrale è la giustificazione razionale del principio di non fare agli altri ciò che essi non vorrebbero fosse fatto loro, ovvero di rispettare i loro valori, anche se non sono assoluti: è possibile ottenerla?
Tutti gli uomini hanno fini e valori personali; ma per conseguirli devono ottenere, come minimo, la non interferenza dei loro simili. Anche il più potente e spietato dei dittatori ha bisogno della benevolenza di una cricca di accoliti. Ciascuno invoca implicitamente il rispetto dei propri interessi legittimi (e di quelli dei propri cari); invoca, in altre parole, il rispetto incondizionato dei propri diritti.
Ma se pretendo il rispetto dei miei diritti, non posso poi logicamente negare agli altri il rispetto dei loro. Le vecchie favole che una volta si raccontavano per giustificare le disparità sono morte: la mia razza, i miei quattro quarti di nobiltà, i miei valori benedetti da Dio non mi fanno speciale, non implicano logicamente che io possa passare davanti agli altri; non ho più argomenti, allora, per negare agli altri il diritto di essere liberi dalla mia interferenza.
Naturalmente nei fatti posso poi negare quel rispetto che a parole dico di voler praticare, ma questo è un problema che riguarda tutti i principi etici generali, e la cui soluzione è demandata al sistema giudiziario, ai condizionamenti dell’educazione infantile e all’empatia innata per i propri simili.
È inutile dire che una società basata su questo principio è molto diversa da un’anarchia violenta, dove domina il più forte. Le cose che non si possono fare in una società liberale sono molte – chi di noi non si è mai lamentato che a volte sembrano essere anzi un po’ troppe? Non puoi fumare in un locale pubblico; non puoi parlare ad alta voce con l’amico che ti ha accompagnato di notte sotto casa; non puoi spaccare la testa di chi sbeffeggia dalle colonne di qualche giornale tutto ciò che ami e rispetti.
Ma le cose possono anche andare peggio. Perché se hai qualche idiosincrasia nei confronti di quello che la gente fa per conto suo; se consideri un sacrilegio un libro che raccoglie le bestemmie più colorite, se rabbrividisci al pensiero di un sessantenne che va a letto con una quindicenne, o se ritieni il culmine della perdizione il fatto che due fratelli che non sapevano di essere figli degli stessi genitori si siano innamorati; in tutti questi casi dovrai sopportare il pensiero che tutte queste cose avvengano, senza poterci fare niente. L'illiberale protesta: «ma a me non piacciono!», e se gli rispondi «neanche a me, in effetti, o almeno non moltissimo», ti guarda come se ti stessi contraddicendo platealmente; perché questo è il canone del suo giudizio: il suo gusto personale. Poi viene il giorno in cui il fanatico di una fede diversa gli urla in faccia minaccioso il suo disgusto profondo per il concetto di transustanziazione o di Dio incarnato, e allora riscopre il valore del liberalismo...
I principi liberali non sono propri di qualche utopia (o distopia) futuristica: pur tra mille contraddizioni e imperfezioni guidano le società dell’Occidente avanzato, senza che ciò determini l’anomia e l’anarchia tanto temute; anzi al contrario la maggior parte di quelle società gode di tassi di criminalità storicamente al loro minimo o comunque contenuti. Come per esempio in Francia, dove non esiste il reato di blasfemia, dove l’età del consenso per i rapporti sessuali è di 15 anni, dove persino l’incesto tra adulti consenzienti non è reato – e dove, per inciso, il numero di figli per donna è il maggiore in Europa: probabilmente non a causa di quelle leggi, ma sicuramente non nonostante quelle leggi.
Se fosse per me darei la reversibilità al figlio che resta dopo la morte del padre o anche a due amici. Ma il bilancio non lo permette. E dovendo redigere una lista che rispetti un budget limitato troverei molto più giusto privilegiare un figlio orfano o un fratello che resta dopo la morte dell’altro che amici e conoscenti. Perché quella affettività primaria non viene riconosciuta? Se ci fossero i soldi li darei a tutti. Ma intanto è almeno giusto privilegiare chi ha una famiglia con figli perché da lì nasce il futuro della società.La ratio della pensione di reversibilità – istituto che non esaurisce certo le conseguenze del matrimonio, e che è oltretutto relativamente recente – non è di manifestare l’apprezzamento della società per un particolare tipo di affettività, ma di garantire la sopravvivenza al coniuge superstite che ha dedicato se stesso al partner, senza poter conseguire perciò un reddito autonomo. Naturalmente è già previsto che venga corrisposta, in assenza del coniuge, ai figli minori o ad altre persone a carico del defunto. Non si vede, stando così le cose, perché escluderne gli omosessuali che si trovino nelle medesime condizioni. E quando sono in gioco questioni di uguaglianza di fronte alla legge, i soldi si devono trovare.
La minaccia non è l’omosessuale, e neanche la tendenza omosessuale, ma la volontà di normalizzare tale tendenza. “Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!” Lo dice Isaia (5,20), profeta dell’Antico Testamento.Zambelli, e chi la pensa come lui, vorrebbe fare degli omosessuali (o meglio, dei loro diritti) la vittima espiatoria da sacrificare sull’altare della perpetua stabilità dei mores. Come Abramo sul Moria, si dichiara personalmente dispiaciuto del sacrificio; ma ciò che è necessario è necessario... Ma la società non è certo messa in pericolo dalle unioni civili o dal matrimonio degli omosessuali, nei cui confronti ha invece un debito che difficilmente riuscirà mai ad estinguere. Citazione per citazione preferiamo dunque questa: «Gli uomini nascono e vivono liberi e uguali nei diritti». Non lo dice la Bibbia: lo dice la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, all'art. 1; ma a noi va bene lo stesso.
(2 – fine)
martedì 19 giugno 2007
Caro Ignazio (Marino), ti scrivo
Caro Ignazio Marino*,
tu continui ad ostinarti su questa storia del testamento biologico. Ma non capisci che non ce n’è bisogno? Anzi è peggio, perché non solo una legge è inutile, ma è pericolosa. Infatti non è che il primo gradino verso l’eutanasia. Io sono il primo a essere disponibile a dialogare, però alle mie condizioni che ti elenco in modo da evitare ambiguità e incomprensioni.
Primo: escludere la vincolatività per il medico (tanto poi il paziente nemmeno se ne accorge se non si rispettano le sue volontà – non è in grado di capire giusto?).
Secondo: coinvolgere nelle decisioni mediche i medici, i familiari, i vicini di letto e il cappellano della infanzia (se è morto, il primo prete che trovate).
Terzo: ricordare che tra le decisioni che si possono prendere non rientra la possibilità di staccare il ventilatore meccanico, né di sospendere la nutrizione e/o l’idratazione artificiali.
(Insomma, Ignazio, detto tra te e me, che la fai a fare una legge così?).
D’altra parte anche il CNB si era lavato le mani del testamento biologico**. Lascia perdere. E poi, nonostante il rispetto doveroso, io temo molto quelli che si dichiarano credenti perché, magari, tra poco attaccheranno la Chiesa.
(* liberamente ispirata a Casini: no a testamento biologico, Marino “credente” che temo, Vivere & Morire, 18 giugno 2007).
(** no, non direi proprio, chi volesse controllare, NdR).
Postato da Chiara Lalli alle 16:10 10 commenti
Etichette: Carlo Casini, Eutanasia, Ignazio Marino, Testamento biologico
Legge naturale e liberalismo
Gli argomenti (o i paralogismi) e la retorica del pensiero integralista compongono un tutto sostanzialmente coerente, anche se mutevole nel tempo (si pensi per esempio alle argomentazioni pro-embrione, considerato negli anni settanta per lo più essere umano in potenza, e oggi, con la moda della genetica, essere umano tout court). Un monolito, però, di cui è raro trovare illustrazioni comprensibili, al di fuori dei libri e dei discorsi dei protagonisti principali (il regnante pontefice, qualcuno dei suoi esegeti e pochi altri); il livello estremamente basso di molti dei protagonisti di quella parte della guerra culturale in corso genera più spesso parodie involontarie che argomentazioni intelleggibili.
Nella blogosfera un buon divulgatore di quelle posizioni è Massimo Zambelli, col suo blog Orarel: gli giovano, probabilmente, il mestiere di insegnante di religione da un lato (Orarel è in effetti un bell’esempio di blog concepito per continuare fuori dall’aula il dialogo con i propri studenti), e dall’altro l’essere stato a sua volta allievo di Giuseppe Betori, ora Segretario Generale della CEI, e di altri personaggi di spicco.
Zambelli è anche una persona a modo: qualche tempo fa ha usato espressioni cortesi nei confronti miei e di Chiara Lalli, pur con l’abisso che separa le nostre dalle sue opinioni. Certo, c’è qualche caduta di gusto (il link al sito del più lurido antisemita italiano è imperdonabile), ma insomma è possibile discutere con lui senza vedersi arrivare addosso una valanga di insulti violenti.
In un post pubblicato tre giorni fa, Zambelli cercava di situare la condanna delle unioni civili per gli omosessuali nel contesto del pensiero morale cattolico, prendendo lo spunto da un bell’articolo (bello non per lui, ovviamente) di Michele Serra sul Gay Pride di Roma («Orticolo di Michelle [sic] Serra», 16 giugno 2007). È un post rappresentativo di posizioni diffuse, come dicevo, e un suo esame critico avrà quindi – spero – un valore più vasto. Ne approfitterò anzi, a costo di una maggiore lunghezza (per questo il mio post è diviso in due: a domani la seconda parte), per articolare in positivo qualche argomento liberale.
Vogliono vivere insieme? Che lo facciano. Chi glielo vieta? Ma perché vuoi imporre a me di riconoscerli come sposi e genitori? Il pene è fatto per la vagina, l’uomo per la donna, il maschio per la femmina. Ogni società e Stato si sono aggregati a partire da lì, da quell’incrocio fecondo. Niente di ecclesiastico. Tutto molto darwiniano. Non c’è niente di più ingiusto che trattare in modo uguale cose diverse. […]Troviamo fin da subito il nucleo centrale del pensiero integralista: la derivazione naturalistica delle norme morali. Attenzione: qui la «natura» non è semplicemente il mondo naturale, come vuole l’interpretazione diffusa di questo principio (interpretazione che, benché errata, il magistero ecclesiastico non si cura quasi mai di correggere, per ragioni che mi riescono oscure), ma bensì un ordine razionale intrinseco al mondo naturale. Non si tratta di affermare, per esempio, che l’eterosessualità è naturale, mentre l’omosessualità sarebbe una creazione umana, ma invece di dedurre la finalità sottintesa dall’esistenza di due sessi anatomicamente diversi, e di dichiarare morale solo il comportamento che si accordi a quella finalità.
Questa derivazione sarebbe già dubbia se si concedesse l’esistenza di un creatore la cui razionalità fosse riflessa nella natura; ma crolla del tutto quando si pretende di farne un principio della razionalità autonoma. David Hume ha dimostrato che non è possibile passare da enunciati descrittivi a enunciati prescrittivi: dall’enunciato «il sesso maschile si adatta perfettamente a quello femminile» non deriva logicamente «è giusto che il sesso maschile si unisca solo al sesso femminile».
Zambelli è consapevole dell’obiezione: in un post precedente («Essere e dover essere», 9 maggio) scrive infatti
Si capisce che trovo dogmaticamente riduttiva la tesi di Hume per il quale dall’essere non si può dedurre alcun dover essere. Tesi sbrigativa e di comodo (capziosa). L’uomo parla e si esprime: ne derivano diritti e doveri culturali e sociali; mangia, beve e dorme con necessità vitale: ne derivano priorità politiche; prega e cammina: ne deriva la libertà di culto, di movimento e di autodeterminazione; si riproduce e ama...Purtroppo, dichiarare la tesi di Hume sbrigativa e capziosa non equivale a confutarla, ma soltanto a esorcizzarla a parole. L’argomento proposto da Zambelli non la riguarda: esso esprime soltanto la necessità che le nostre norme e i nostri valori abbiano a che fare col mondo reale. Nessuno perde tempo a interdire agli angeli l’atterraggio e il decollo dagli aeroporti principali, perché gli angeli non esistono (o comunque non pongono rischi alla navigazione aerea). Sarebbe bastato del resto aggiungere del tutto coerentemente alla lista «l’uomo ruba e uccide: ne deriva la legge penale» per rendersi conto dell’irrilevanza degli esempi addotti.
Le cose non cambiano invocando il darwinismo (sia pure ironicamente) o la nascita della società. L’evoluzione ci insegna – ma neppure da questo, ovviamente, possiamo trarre insegnamenti morali – che organi adibiti a certe funzioni possono essere riutilizzati per altre diversissime: le zampe del Pakiceto sono diventate le pinne della balena, le penne che servivano a isolare termicamente i dromeosauridi adesso aiutano gli uccelli a volare, etc.; né la selezione naturale ha eliminato nell’uomo e negli animali l’orientamento omosessuale (che pure mostra in modo abbastanza chiaro di essere determinato geneticamente). Quanto alle società e agli Stati delle origini – ammesso, e non dato, che ciò che è successo allora possa essere rilevante per i nostri problemi attuali – alla loro formazione hanno partecipato anche gli omosessuali, per esempio come sciamani (un ruolo fondamentale riservato in moltissime società ai transessuali), o come artisti, o come aedi, e naturalmente anche come comunissimi lavoratori e, perché no?, genitori.
Infine, la frase «Non c’è niente di più ingiusto che trattare in modo uguale cose diverse» suona come uno slogan vuoto, se non si specificano le differenze, e anche pericoloso: anche bianchi e neri sono diversi, o uomini e donne...
Chi vuole avere i privilegi (ma quali poi?) del matrimonio che si sposi, se è maschio e femmina. Matrimonio viene da madre. E tra due gay dov’è la madre, senza l’intervento obbligato di un esterno? Il paragone con chi è sterile non è valido perché qui l’impossibilità *matrimoniale* è congenita.Tralasciamo l’invito derisorio a sposarsi, e la successiva fallacia etimologica (con lo stesso ragionamento le donne non dovrebbero detenere proprietà, o comunque non potrebbero disporne in prima persona, visto che patrimonio viene da padre...), e veniamo all’argomento principale. Perché, esattamente, un’impossibilità costituzionale (mi permetto di interpretare in questo modo il «congenita» di Zambelli) dovrebbe contare di più di un’impossibiltà accidentale? La risposta che si dà di solito è che determinare la fertilità prima del matrimonio sarebbe, in questo secondo caso, un’azione invasiva; ma allora perché non permettere comunque di annullare le nozze, una volta certificata la sterilità? Il diritto canonico consente l’annullamento solo in caso di impotentia coeundi: questo non ci dice proprio nulla su quale sia veramente l’essenza del matrimonio religioso?
Ma soprattutto, perché è permesso il matrimonio tra coppie di ultracinquantenni, la cui unione si sa sterile con certezza già in anticipo? A questo si risponde quasi sempre che comunque le coppie eterosessuali di ultracinquantenni appartengono alla stessa categoria di quelle più giovani; senonché gli insiemi più ampi di cui fa parte l’insieme delle coppie di anziani eterosessuali sono virtualmente infiniti, e tra di essi c'è naturalmente l’insieme delle coppie sterili (che comprende anche le coppie omosessuali – pur con i necessari distinguo sulla presenza di figli esterni alla coppia). Ma se ciò che conta in un matrimonio è appunto la fertilità, allora – più che ovvio è tautologico! – sarà l’appartenenza all’insieme delle coppie sterili a essere davvero cogente. Chi sostiene il contrario rivela il pensiero occulto che a parole vorrebbe negare: che soltanto i rapporti eterosessuali – non importa se fertili o meno – hanno valore in sé.
Il senso primario del matrimonio civile, tra i molti che gli sono propri, è oggi in realtà quello di regolare la convivenza tra due persone legate da rapporti sessuali e affettivi, una delle quali sia economicamente dipendente dall’altra. Nulla di questa descrizione esclude che l’istituto si possa applicare anche agli omosessuali.
(1 – continua)
lunedì 18 giugno 2007
L’orgoglio e la viltà
Splendido articolo ieri di Massimo Adinolfi sul Gay Pride («Diritti e caricature», Il Mattino, 17 giugno 2007, pp. 1, 14):
Ancora oggi molte lesbiche e molti gay scelgono di vivere la propria condizione – nei luoghi di lavoro, nelle relazioni familiari, nella vita di relazione – in maniera invisibile. È un effetto della mera pressione sociale. Come se desse ancora scandalo il dichiarare la propria omosessualità. Come se vi fosse della disdicevole ostentazione semplicemente nell’essere omosessuali. In effetti, con il Gay Pride accade per singolare contrappasso proprio questo, che prende la scena l’ostentazione: le piume, i giubbotti, i travestimenti e le mascherate. Ora, è vero che l’ostentazione contiene sempre un che di osceno. Ma è vero anche che in questo modo viene spostato un po’ più in avanti il confine della visibilità. Nessun eterosessuale ha infatti il problema di ostentare o non ostentare la propria eterosessualità: il fatto che invece si chieda ancora all’omosessuale di trovare la giusta misura, è forse segno non che debba ostentarla buffonescamente, o fieramente rivendicarla, ma che non ha ancora guadagnato la piena e non contrastata visibilità. Ciò è tanto vero che è di solito una spia della salute civile di un paese che parate come il Gay Pride si tengano, e che somiglino a una festa. Lo dimostra, «a contrario», la dura repressione a cui analoga manifestazione è andata incontro nelle settimane scorse nella Russia di Putin. Il che consente infine di confermare un vecchio pensiero di Platone. Nel Simposio, il dialogo sull’amore, il filosofo scriveva infatti: «Dov’è considerato riprovevole essere coinvolti in una relazione omosessuale, ciò è dovuto al difetto dei legislatori, al dispotismo da parte dei governanti, a viltà da parte dei governati». Platone non è il più titolato a dare lezioni di democrazia e di diritti, ma forse aveva ragione: se c’è ancora un Gay Pride, e non viltà dunque ma una dose supplementare di orgoglio, vuol dire non che ci sia dispotismo da parte dei governanti – quello è casomai un problema di Putin – ma da qualche parte un difetto dei legislatori forse sì.Da leggere tutto.
domenica 17 giugno 2007
Il senso della vita

Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, interviene durante ad un convegno sul testamento biologico a Milano e dichiara (Testamento biologico: formigoni, rischio favorire eutanasia, Agi news on, 17 giugno 2007):
Ritengo non condivisibile il progetto di legge presentato in Parlamento che, invece di promuovere l’alleanza terapeutica tra medico e paziente, rende questo rapporto ancor più burocratico, correndo il rischio di favorire forme di eutanasia passiva.Oltre a evocare l’immagine di un bambino viziato che si intestardisce a dire “no” (“lo vuoi il gelato, a mamma?” “No!” “Allora un po’ di aranciata?” “No” “Un panino che non hai mangiato abbastanza a pranzo” “NO” “Un bel camion telecomandato” “No, no e no!!!”) senza capire nemmeno che cosa gli si stia domandando, Roberto Formigoni fa davvero esposizione di una confusione terminologica e concettuale di rara fattura.
No all’eutanasia […] che è sempre una forma di eliminazione di una vita umana, perché con questo sistema si elimina la vita umana, bene supremo di Dio.
No anche all’accanimento terapeutico, inutile e dannoso e soprattutto immorale, perché degrada la vita umana a livello di una macchina. Si alle cure palliative, perché è sempre doveroso lenire il dolore e diminuire inutili sofferenze, con forme di accompagnamento del morente rispettose della dignità della persona, permettendogli di interrogarsi sul senso della propria esistenza. Sì alla vicinanza umana da parte di familiari, amici, volontari ai malati e ai malati in fase terminale.
Quanto alla “eutanasia che è una forma eliminazione della vita umana bene supremo di Dio” verrebbe da dire che la prima parte è tautologica (eutanasia = buona morte, e pure se è buona è pur sempre morte!), la seconda parte molto discutibile. O meglio, è una sua opinione e non una assoluta verità da tirare fuori con disinvoltura come se dicesse “la terra gira intorno al sole” (forse non è il giusto esempio...).
Nel condannare l’accanimento terapeutico Formigoni probabilmente pensa che sia una specie di TSO (camicia di forza e iniezioni stordenti), dimenticando che – purtroppo per lui – ogni paziente può rifiutare qualsiasi cura, anche non così traumatica come un ricovero forzato. Inteso così, non sarebbe certo tanto critico verso l’accanimento terapeutico, perché spesso sarebbe un modo per preservare il dono di dio.
Infine, “permettere al morente di interrogarsi sul senso della propria esistenza” fa venire da ridere, e anche un po’ di rabbia. Perché non la smette Formigoni di trattare le persone come se fossero imbecilli e dovesse esserci lui al capezzale per ricordare loro di interrogarsi sul senso della vita?
Postato da Chiara Lalli alle 19:05 4 commenti
Etichette: Eutanasia, Roberto Formigoni, Testamento biologico
Atti osceni in luogo pubblico (ovvero, reati senza vittime)
A Delcambre si rischiano fino a sei mesi di galera e 500 dollari di multa se si indossano jeans a vita bassa che lasciano intravedere o mettono in bella mostra parti intime e indumenti da tenere ben nascosti (Indossi jeans a vita bassa? Sei mesi di cella, Il Corriere della Sera, 15 giugno 2007).
2.168 anime, Delcambre è una cittadina della Louisiana famosa per la pesca dei gamberetti. Tanto famosa, la pesca, da dedicare addirittura un concorso di bellezza (bellezza?) al roseo crostaceo: Miss Delcambre Shrimp Queen. Da non perdere anche Woodmen of the World Sausage Festival Queen II (alcune foto delle fanciulle sono davvero un oltraggio al gusto estetico... si potrebbe multare anche loro).
Una carrellata di Queens.
sabato 16 giugno 2007
Renato Laviola sulla futilità
Il Gip Renato Laviola si sente in dovere di specificare che il respiratore è un sostegno vitale e non una terapia (come se un sostegno vitale potesse essere imposto!) e che non si poteva trattare di accanimento terapeutico perché il respiratore non era futile (“se io stacco il respiratore il paziente muore”, ma anche se non somministro dei farmaci il paziente muore). Futile = utile alla sopravvivenza. Tutto questo per negare che si potesse trattare, per Piergiorgio Welby, di accanimento terapeutico. Non è condivisibile il criterio della futilità come condizione per riscontrare un accanimento terapeutico, in quanto è centrale la volontà del paziente al riguardo (ah, vana speranza di oggettività!). Se un paziente ha espresso volontà contraria, qualunque sia l’oggetto della sua volontà, qualora venga costretto siamo di fronte ad un caso di accanimento terapeutico.
Ma il problema non è nemmeno questo, quanto piuttosto: posso o non posso decidere riguardo alla mia cura? Posso o non posso rifiutare trattamenti medici (o assistenziali)? Che cosa diventa un atto di carità quando viene imposto?
Postato da Chiara Lalli alle 12:09 10 commenti
Etichette: Accanimento terapeutico, Piergiorgio Welby, Renato Laviola
Il Far West della fecondazione
Sull’ultimo numero dell’Espresso Chiara Valentini traccia un quadro dei risultati, sia pure non ufficiali, dei primi tre anni di applicazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita: calo delle gravidanze, aumento dei parti gemellari e trigemini (con i rischi conseguenti per i concepiti e le gestanti), fuga all’estero dei pazienti («Fecondazione da Far West», 21 giugno 2007, pp. 74-77). Chi ha voluto e difeso quella legge può andarne ora legittimamente orgoglioso...
Il Gay Pride discrimina la famiglia (sic!)
Isabella Bertolini, Forza Italia afferma che “questa maggioranza discrimina la famiglia e chi tenta di difenderla”.
Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera commenta il numero annunciato dei partecipanti, sostenendo che i 200 mila preventivati dagli organizzatori sono solo una “ottima mossa comica”. E se la prende anche con il segretario del suo partito, Lorenzo Cesa, affermando che l’adesione che il governo dà al Gay Pride “è un atto di disprezzo verso le famiglie italiane” (Oggi il Gay Pride in piazza, impazza la polemica, ANSA, 16 giugno 2007).
Meglio leggere La bandiera della laicità di Michele Serra. Forse non basta a bilanciare l’insensatezza dei succitati, ma almeno ne attutisce l’effetto.
Roma Pride.
Postato da Chiara Lalli alle 09:51 6 commenti
Etichette: Gay Pride, Isabella Bertolini, Luca Volontè
venerdì 15 giugno 2007
Agnoli, Gould, Pievani
Sul Foglio di ieri («Gould e Pievani», 14 giugno 2007, p. 2) Francesco Agnoli si esercita nel consueto attacco agli evoluzionisti, con i consueti risultati. Per prima cosa ci comunica che Stephen J. Gould è il padre della teoria degli «equilibri puntuali» – una traduzione di punctuated equilibria che può a buon diritto scalzare nella classifica della peggiore l’incredibile «equilibri punteggiati» (molto diffusa) e la goffissima «equilibri puntuati»; in attesa, naturalmente, degli «equilibri puntuti» o di quelli «puntinati» (l’espressione inglese significa in realtà, inutile dirlo, «equilibri intermittenti» o «equilibri discontinui»). Ancor più sconcertante è il fatto che Agnoli, di Stephen J. Gould, parli sempre immancabilmente al presente, per cui alla fine ci si chiede se sia al corrente che lo scienziato è morto già da cinque anni...
Ma il meglio deve ancora venire. E arriva, puntuale, con questo attacco al filosofo della scienza Telmo Pievani:
Nel suo “Creazione senza Dio”, Pievani, dimostrando palesemente l’afflato ideologico che lo anima, esordisce sostenendo che “il giorno in cui sarà possibile accettare davvero le origini completamente materiali del nostro corpo e della nostra mente cadranno i fondamenti non soltanto della fede, ma anche della morale e della convivenza umana”.Ora, a chi conosce i libri di Pievani, la citazione suona un po’ strana: non è il genere di cose che scrive; in effetti, quella riportata sembrerebbe a prima vista l’affermazione tipica di un creazionista. Inoltre, anche solo stando al seguito dell’articolo di Agnoli, dove l’insegnante trentino se la prende con Pievani perché propone un’«etica senza dio», la cosa appare anche contraddittoria: se l’evoluzione facesse cadere i fondamenti della morale e della convivenza umana, come sarebbe possibile fondare poi un’etica, sia pure solo laica? E tuttavia il brano del libro di Pievani è riportato tra virgolette...
L’arcano si spiega andando a consultare il volume, dove a p. 3 si trova in effetti il passo incriminato; ma con una piccola parte iniziale, che Agnoli ha ritenuto opportuno omettere:
Potremmo ignorarlo [Darwin] perché temiamo che il giorno in cui sarà possibile accettare davvero le origini completamente materiali del nostro corpo e della nostra mente cadranno i fondamenti non soltanto della fede, ma anche della morale e della convivenza umana.Pievani, come si vede, non sta facendo un’affermazione propria, ma sta attribuendo un timore a quelli che la pensano come Francesco Agnoli: la pagina (e il libro) si apre infatti con la frase «Potremmo ignorare Darwin per i motivi più diversi», e prosegue dando le ragioni solitamente avanzate da chi pretende di poter fare a meno della lezione darwiniana.
Come al solito, il dilemma è: falsificazione volontaria, o totale incapacità di comprendere un semplice testo scritto? Noi di Bioetica non siamo mai maligni, e sono quindi assolutamente sicuro che l’ipotesi vera sia la seconda...
Postato da Giuseppe Regalzi alle 12:21 13 commenti
Etichette: Evoluzionismo, Francesco Agnoli, Stephen J. Gould, Telmo Pievani
giovedì 14 giugno 2007
Ratzinger e le passioni tristi
Un notevolissimo articolo quello di Girolamo De Michele apparso su Liberazione due giorni fa («La sindrome del relativismo. Ratzinger venditore di apocalissi», 12 giugno 2007, p. 5), sintesi di un originale apparso su Carmilla on line il giorno prima («Si Deus est, unde Ratzinger? – I parte: i venditori di apocalissi», da cui si cita):
Uno dei tratti distintivi del pontificato di Joseph Ratzinger è l’impressionante riduzione della complessità intellettuale e concettuale operata in un breve arco di tempo: dopo papi di grande levatura intellettuale e/o spirituale, contornati da intellettuali e politici di pari levatura (a titolo di esempio basti pensare all’asse Montini-Maritain-Moro) siamo oggi in presenza di un modesto conoscitore di cose filosofiche, circondato da acritici ripetitori e insipienti politici. Davanti alla pochezza logica e argomentativa di vecchie tesi riproposte senza neanche lo sforzo di un aggiornamento concettuale bisogna però fare molta attenzione a non sottovalutarne l’effetto performativo prodotto.Da leggere tutto.
La riduzione della complessità (lo dimostra l’esperienza governativa dei talebani in Afghanistan) è un’efficace strategia di controllo e disciplinamento delle derive intellettuali e sociali, in grado di fornire un’immagine rassicurante e tranquillizzante della modernità – di solidificare, o quantomeno far apparire consistente, la liquidità sociale, per riferirci ad una pregnante categoria di Bauman. Banalizzazione e semplificazione, insomma, possono essere due categorie funzionali alla proposta di un potere pastorale che, in una società globale che non si lascia governare, e spesso neanche amministrare, piega a proprio vantaggio le passioni tristi offrendo just in time conforto e riparo preconfezionati come i fagioli Campbell.
Il dibattito sulla lex naturalis può esemplificare utilmente questa situazione: dibattito avviato da Ratzinger, pedissequamente ripetuto in primis dagli editorialisti dell’Avvenire, e rilanciato dagli atei devoti del Foglio e del Domenicale, e da una corte dei miracoli che va da Marcello Pera a una lunga schiera di politici che, come cartelli stradali, indicano in direzione di valori naturali e familiari dai quali si tengono a distanza, sino a coccolati ex-nichilisti – da Giovanni Lindo Ferretti a Valter Binaghi – beatificati da un’aura di pentimento ostentata come le stimmate di padre Pio (e come quelle dal vago sentore di acido fenico).
Aggiornamento: sempre su Carmilla è uscita la seconda parte dell’articolo («Si Deus est, unde Ratzinger? – II parte: la favola del diritto naturale», 15 giugno), più specialistica ma, forse per questo, ancora più originale e interessante.
E la pillola va giù
In margine a un’altra, ormai lunga, polemica (sulla quale non tornerò qui), Massimo Introvigne così descriveva questo blog:
Un certo Giuseppe Regalzi è animatore di un blog che un’amica mi ha segnalato – evidentemente esagerando, ma ogni paradosso indica sia pur da lontano una verità – come un luogo dove si consiglierebbe l’eutanasia anche a chi ha preso il raffreddore.Alle mie proteste – l’esagerazione travalicava di gran lunga il buon gusto, oltretutto riguardo a una questione che comunque la si pensi rimane tragica – risponde adesso così, in un’aggiunta allo stesso pezzo:
Aggiungo che Regalzi ha letto la frase precedente, e se l’è avuta a male. Tuttavia – nel definire l’accanimento terapeutico che non andrebbe praticato nei confronti dei malati – ha scritto che “l’accanimento terapeutico non è definibile oggettivamente, ma è condizionato dalla volontà (soggettiva) del paziente. Se mi infili una banale aspirina in gola, quello è accanimento terapeutico!”. Una frase che mi fa pensare che il paradosso della mia amica non fosse poi così assurdo.Tralasciamo pure il fatto che le parole citate non sono mie ma di Chiara Lalli, visto che comunque le sottoscrivo in pieno. Quello che sorprende – e sorprende non poco – è che per Introvigne sia del tutto lecito costringere qualcuno a inghiottire un’aspirina – un’aspirina, non un farmaco salvavita! – e che chi la pensa diversamente sia allo stesso livello morale di uno che raccomandi l’eutanasia anche per le piccole indisposizioni. Cosa rimanga dell’art. 32, c. 2, della Costituzione italiana (e del Codice di deontologia medica, art. 35, cc. 1 e 4), in tutto ciò, è un mistero che attende di essere chiarito:
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.A meno che in realtà l’oggetto dell’obiezione di Introvigne non fosse l’etichetta di «accanimento terapeutico»; che però risulta quasi eufemistica, visto che per il nostro codice penale (art. 610) afferrare qualcuno e cacciargli in gola a forza un’aspirina si definisce propriamente «violenza privata»...
Dio e le scimmie
Un editoriale da ricordare, quello sull’ultimo numero di Nature («Evolution and the brain», 447, 2007, p. 753), in cui si risponde ad alcune dichiarazioni del senatore americano creazionista Sam Brownback:
Gli esseri umani si sono evoluti, sia nella mente sia nel corpo, da antichi primati. Il modo in cui gli uomini pensano riflette questa eredità non meno del modo in cui le loro braccia e le loro gambe si articolano, il loro sistema immunitario attacca i virus e i coni delle loro retine elaborano i colori. E questo si applica non solo a come si attivano i nostri neuroni, ma anche a vari aspetti dei nostri giudizi morali […]
Ciò non confuta definitivamente l’idea che la mente umana sia, come vorrebbe il Senatore Brownback, un riflesso della mente di Dio. Ma l’ipotesi che un’entità capace di creare l’Universo abbia una mente fornita delle stesse strutture emotive e percettive di quella di una scimmia dalla stazione eretta, adattata alla vita intensamente sociale di piccoli gruppi non gerarchici nella savana africana, sembra a priori improbabile.
Il reato di Mario Riccio
Nell’ordinanza su Mario Riccio il Gip Renato Laviola ricorda che il diritto all’autodeterminazione di ogni cittadino è garantito dalla Costituzione italiana, affermato in convenzioni internazionali e sancito dal Codice di Deontologia Medica. Il paziente può rifiutare qualsiasi trattamento sanitario, il medico non può legarlo al letto e somministrarglielo per “il suo bene”. Il paziente ha dunque la piena libertà di decidere riguardo alla propria salute, anche qualora le decisioni prese implichino la sua morte. Fin qui nulla di sorprendente: è il cuore concettuale del consenso informato che ha sostituito il paternalismo medico.
A sorprendere invece è il richiamo di Laviola al diritto alla vita, sacra e indisponibile, come limite al diritto di autodeterminazione attuato tramite una omissione (distacco del respiratore o interruzione di una terapia avviata) e non una omissione (rifiuto di una terapia o di un macchinario). In altre parole: esisterebbe il diritto di rifiutare una cura sì, ma di interromperla no! Se il diritto alla vita è inviolabile, non dovrebbe avere questo andamento oscillatorio. Se la vita è sacra e indisponibile, come sostiene Laviola, sarebbe necessario ricorrere a qualsiasi mezzo per proteggerla: anche al costo di violare la volontà delle persone. Costringere Piergiorgio Welby a vivere, così si sarebbe rispettato quel diritto alla vita che somiglia pericolosamente a un dovere alla vita.
Mario Riccio, a differenza di molti, ha rispettato il volere di Welby e non si è nascosto dietro all’ipocrita e fallace differenza tra azione ed omissione. Questo è il suo reato.
(Su E Polis, La sentenza è «condannati» a sopravvivere)
Postato da Chiara Lalli alle 07:25 0 commenti
Etichette: Mario Riccio, Piergiorgio Welby, Renato Laviola
mercoledì 13 giugno 2007
martedì 12 giugno 2007
Eugenia nel paese delle meraviglie
Il testamento biologico stimola molte riflessioni illuminanti (Eugenia Roccella, Testamento biologico: questioni sottili. In mezzo può scapparci l’omicidio, Avvenire, 12 giugno 2007). Negli angoli in cui il buio sarebbe preferibile.
È proprio il rapporto tra tecnica e intenzione che i giudici debbono approfondire, nell’indagine sul caso Welby: bisogna appurare se la sedazione somministrata dal dottor Riccio, quella notte di dicembre, è stata volutamente letale o no, cioè se è servita a lenire le sofferenze o a uccidere.C’è il risultato dell’autopsia. Ma forse è troppo faticoso leggerlo.
In una recente intervista, Marino racconta di aver «sospeso le terapie a malati per i quali non c’era più nulla da fare», quando operava negli Stati Uniti. Secondo il senatore, infatti, lì «prima di tutto viene il consenso informato, espresso direttamente al medico o con un atto notarile». Ma le due affermazioni confliggono tra loro: se per quei malati davvero non c’era più nulla da fare, probabilmente la decisione di non insistere con terapie inutili era una semplice scelta di buon senso contro l’accanimento terapeutico. Il medico, in questo caso, si prende la responsabilità professionale di valutare, insieme al paziente e ai suoi familiari, gli effettivi benefici di una cura, considerando le condizioni di quel particolare malato. Se invece si fa dipendere ogni scelta dal consenso informato, e dunque dalla sola volontà del paziente, che il medico esegue senza bilanciarla con il proprio giudizio e la propria esperienza, si scivola pericolosamente verso un abbandono terapeutico di tipo burocratico.Commenti sparsi: non è chiaro il conflitto che l’Eugenia riscontra. Il buon senso non basta, bisognerebbe saperlo, a garanzia di una buona pratica medica (spesso non basta a garanzia di alcunché). Almeno, non nel mondo reale. Meglio una cartuccella in cui siano tracciati alcuni limiti (qualcuno li chiamerebbe diritti). L’accanimento terapeutico non è definibile oggettivamente, ma è condizionato dalla volontà (soggettiva) del paziente. Se mi infili una banale aspirina in gola, quello è accanimento terapeutico! Ma l’Eugenia non si fida della “sola volontà del paziente” e chiama in causa il bilanciamento del medico (e perché non del vicino di letto o del cuoco?) e intravede il rischio di abbandono terapeutico di tipo burocratico. In altre parole, se io decido riguardo alle terapie che voglio o non voglio sarei abbandonata al mio destino burocratico?
Una successiva lettera di precisazioni del senatore Marino non è servita a dissipare i dubbi: l'eutanasia consisterebbe, secondo il professore, nella pratica di «iniettare un veleno nelle vene del paziente che esplicitamente lo richiede». Mentre sarebbe tutt'altra cosa la semplice sospensione delle terapie nella fase terminale di una malattia.Sulla distinzione non netta non possiamo che concordare: ma per ragioni molto diverse da quelle che Roccella abbozza. Quanto alla fine naturale, avrei davvero bisogno di chiarimenti.
Purtroppo la distinzione non è così netta. Sospendere le terapie non vuol dire «accettare la fine naturale della vita»; può voler dire provocarla, anche soltanto per il rifiuto di assumersi pienamente le proprie responsabilità di medico; cioè di qualcuno che deve battersi, al fianco del paziente, contro la malattia e la morte, e non limitarsi ad applicare il consenso informato.
E non posso che ripetere quanto Piergiorgio Welby scriveva: nessun malato vuole morire! Già, nessun malato vorrebbe morire.
Aggiornamento: qui la risposta a un commento di Massimo Introvigne su alcune frasi di questo post.
Postato da Chiara Lalli alle 23:59 0 commenti
Etichette: Eugenia Roccella, Piergiorgio Welby, Testamento biologico
lunedì 11 giugno 2007
Eppur si muove – o no?
A un campione rappresentativo di americani è stato chiesto nel 2006 se è la terra a girare attorno al sole o viceversa. I risultati sono da poco disponibili:
La terra attorno al sole .......... 73,6%Pensate che poteva andare peggio? Aspettate a gioire. Ai seguaci di Copernico è stato chiesto di indicare quanto tempo ci mette il nostro pianeta a fare un giro completo attorno al sole. Risposte:
Il sole attorno alla terra .......... 18,3%
Non sa .......... 8,0%
Non risponde .......... 0,1%
Un giorno .......... 19,0%I soliti americani ignoranti? Purtroppo, un’analoga indagine condotta nel 2005 ha rivelato che gli europei (UE a 25) sono meno informati al riguardo degli americani, con solo il 66% di copernicani (in Italia siamo al livello degli Usa, con il 74% di risposte corrette). Per i dettagli vedi Special Eurobarometer 224: Europeans, Science and Technology, 2005.
Un mese .......... 1,1%
Un anno .......... 71,2%
Altro .......... 0,1%
Non sa .......... 8,5%
Non risponde .......... 0,1%
Vite degne di essere vissute e diagnosi di preimpianto
Su BioNews («PGD and the Human Tissue and Embryos (Draft) Bill», 11 giugno 2007) John Gillott avanza un argomento decisamente degno di nota a proposito della diagnosi genetica di preimpianto (preimplantation genetic diagnosis, PGD, in inglese). Rispondendo a un critico che paventa la possibilità che le vite dei disabili possano più facilmente essere ritenute non degne di essere vissute con la progressiva diffusione e l’ampliamento della PGD, scrive:
In reality prospective parents and society do not see selection as being about avoiding conditions ‘inconsistent with a worthwhile life’ – in many cases they see it as a choice between two worthwhile lives, one of which would also be free from a known genetic risk or condition. I would be very surprised if the father-to-be in the recent case, who has CFEM [congenital fibrosis of the extraocular muscles, una malattia che limita gravemente la visione] himself, saw his life as not being worthwhile.Molto ragionevole anche questo punto successivo:
The threat of ‘eugenics’ is often wheeled out, or the motives of prospective parents seeking PGD are sometimes labelled ‘perfectionist’ (and this is considered grounds on which to restrict choice). In reality, what parents want to achieve through PGD is a healthy child; not a perfect child but a child free from a known risk. Why should there be any restriction on the genetic risk factors that can be excluded? In practice, taking account of all that is involved, there are many disincentives to using PGD, meaning that parents themselves are inclined to try to use it only for what they and many others would agree are serious conditions. But looking to the future, if a woman were already undergoing IVF and perhaps also PGD and was to make a request for a broader genetic screen, then why not? Evidence suggests that embryo biopsy does no harm to the future child, and IVF involves the selection of embryos as a matter of course. There is no ‘slippery slope’, just the hope of a slippery, slimy and healthy newborn baby.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 18:08 0 commenti
Etichette: Diagnosi genetica di preimpianto, Eugenetica
Il numero giusto era 3570, non 118
Il primo punto del programma politico di Gustavo Selva è:
per la difesa dei [suoi] diritti, sotto il profilo etico ed economico, della [sua] persona e della [sua] famiglia.
Poi non dite che non vi aveva avvertito!
domenica 10 giugno 2007
E Massimo Introvigne scoprì Bioetica
Segnalavo, in un aggiornamento al primo post della serie «Introvigne, il cardinale e il pedofilo», alcuni interessanti mutamenti subiti dall’articolo di Massimo Introvigne (che avevo lì commentato) subito dopo l’apparizione del mio pezzo; mutamenti che, pur con qualche contraddizione, potevano lasciar pensare a una conoscenza di quello che avevo scritto: per esempio, nel mio post avevo segnalato en passant come Introvigne scrivesse sempre «Mahoney» al posto di «Mahony», ed ecco che subito dopo nel suo articolo la forma corretta sostituiva ovunque quella errata. Adesso, dopo che è uscita la seconda parte del mio articolo, Introvigne modifica ulteriormente il suo pezzo, e questa volta afferma esplicitamente di avermi letto. Riporto qui di seguito, integralmente, il passo che mi riguarda, interrotto dai miei commenti (Introvigne, da parte sua, mi cita tra virgolette solo una volta, né offre link al mio post o a questo blog).
Un certo Giuseppe Regalzi, animatore di un blog che un’amica mi ha segnalato – evidentemente esagerando, ma ogni paradosso indica sia pur da lontano una verità – come un luogo dove si consiglierebbe l’eutanasia anche a chi ha preso il raffreddore,Qui il paradosso indica solo, temo, che Introvigne dovrebbe scegliere meglio da chi si fa consigliare, per non fare la figura di chi demonizza preventivamente l’avversario (cosa che voglio sperare lontana dalle sue intenzioni). Quando l’esagerazione travalica i limiti del buon gusto, come in questo caso, non indica più «sia pur da lontano» una verità, ma il suo esatto opposto.
si abbevera oltre che al Los Angeles Times anche a un’altra fonte piuttosto torbida: il sito americano bishopaccountability.org che, come ha almeno il buon gusto di dichiarare apertamente, ha “lo scopo di rendere più facile la chiamata in causa dei vescovi americani” accusati di favorire la pedofilia. Una vera miniera per gli studi legali che si arricchiscono chiedendo risarcimenti miliardari, molto spesso con cause a contingency, dove una percentuale non rivelata al pubblico ma in genere piuttosto importante del denaro recuperato a titolo di danno non va alle “vittime” ma rimane agli avvocati. Uno sguardo a bishopaccountability.org rivela l’uso sistematico di una vera e propria arte che può ingannare solo chi non conosca la procedura legale americana: sono pubblicati atti parziali di processi, spesso tra l’altro non distinguendo chiaramente fra le deposition, che nelle cause civili americane non sono rese davanti al giudice ma solo davanti agli avvocati, e le vere e proprie testimonianze in tribunale, che hanno un peso ben diverso. Anche un giurista alle prime armi comprende facilmente che la pubblicazione selettiva degli atti (voluminosissimi) di cause complesse permette di far dire alle famose “carte” di cui parlava anche Totò più o meno quello che si vuole.Io non mi abbevero al Los Angeles Times, di cui Introvigne ha raccontato le presunte malefatte nel paragrafo precedente, ma che non è mai citato nei miei post: ho seguito invece da vicino nella stesura del primo articolo della mia serie un articolo di Ron Russell, comparso sul New Times. Che è un altro giornale.
Quanto al sito bishopaccountability.org, la messa in guardia di Introvigne non riesce a nascondere il fatto che il sito riporta appunto documenti processuali. La deposizione di Mahony al processo del 2004, poi, non è affatto selettiva, ma integrale. Nel suo articolo Introvigne afferma di aver dato uno «sguardo ai documenti del processo civile di secondo grado», da cui verrebbe fuori la storia di Muñoz e Camacho: ma la storia di Muñoz e Camacho è venuta fuori proprio dalla deposizione che utilizzo io (anche se il processo a cui si riferisce non è, per l’esattezza, il processo civile di secondo grado). Perché Introvigne è libero di alludere alle stesse carte che io invece, secondo lui, avrei fatto male a citare? Se poi la trascrizione è infedele, Introvigne – che ha appunto dato uno «sguardo ai documenti del processo civile» – lo potrà provare con facilità.
Tuttavia perfino qui ci sono dei limiti. Il buon Regalzi, tra un appello e l’altro per l’eutanasia, vorrebbe far credere ai suoi lettori che l’allora vescovo Mahony non sospese i sacerdoti Munoz (che nei documenti processuali e in quelli diocesani è indicato, in effetti, come Munoz e non come Muñoz) e Camacho ma si limitò a trasferirli fuori della diocesi. Ma nella stessa deposition tratta da bishopaccountability.org (con tutte le riserve sulla fonte) Mahony dichiara che, con riferimento a questi due sacerdoti, “esercitai le mie prerogative di vescovo per porre fine alle loro facoltà e al loro incarico (terminate their faculties and their assignment)”. Il riferimento alle faculties (e non solo all’assignment, che è l’incarico o mandato per uno specifico ministero nella diocesi) è evidentemente alle facoltà sacerdotali in genere. Né risulta che Camacho e Munoz abbiano cercato di esercitarle in Messico o altrove.A quanto ne so, in spagnolo il cognome Munoz non esiste; esiste invece il cognome Muñoz, che gli americani, non disponendo nelle tastiere dei loro computer, macchine da scrivere etc. del tasto «ñ», scrivono sistematicamente come Munoz.
Massimo Introvigne (gli risparmio l’epiteto di «buon»: a ciascuno il suo stile) mi deve aver letto molto affrettatamente (o dipenderà ancora una volta dai resoconti della sua amica tendente all’esagerazione?). Così scrivevo nel mio secondo post:
Mahony agisce rapidamente: sospende Padre Muñoz dalla facoltà di amministrare i sacramenti a Stockton […]. L’«esclusione dal ministero sacerdotale» dei due messicani, poi, si riferisce soltanto alla diocesi di Stockton [corsivi aggiunti]È vero che non risulta che i due pedofili abbiano tentato di esercitare le loro facoltà sacerdotali in Messico; ma avrebbero potuto benissimo farlo. Mahony non aveva il potere di far loro perdere lo stato clericale: per questo avrebbe dovuto sollecitare un intervento della Sede Apostolica (cioè il Vaticano). Le facoltà che ha ritirato (ritengo – ma mi posso sbagliare – a norma di Cod. Iur. Can. 193 §3 – era 192 §3 nel vecchio codice) erano quelle e soltanto quelle che lui stesso aveva concesso (trascrizione, nn. 0021-0022):
Q. Okay. And did he have Your Eminence, so the jury will understand, what are faculties as it pertains to a priest?Muñoz e Camacho continuavano a essere a tutti gli effetti incardinati nelle – nel linguaggio ecclesiastico, cioè, a far parte delle – rispettive diocesi messicane, con tutti i diritti connessi (Cod. Iur. Can. 271 §2; cfr. trascrizione, n. 0021).
A. Faculties is a term used to cover certain authorizations whereby a priest can hear confessions, preach, and administer the sacraments.
Q. Okay. So he can function as a priest of the diocese; correct?
A. Yes.
Q. And you gave Father Camacho faculties; correct?
A. I think Father Camacho yes, I did.
Quando poi i documenti dicono esattamente il contrario di quanto sostiene Regalzi, allora evidentemente nei documenti ci devono essere degli “errori”. Così, a proposito del fatto che la polizia sia stata informata del caso Munoz, Regalzi parla dell’“errore di un avvocato”. Tuttavia, è l’avvocato che sta agendo contro la diocesi che pone la domanda se sia stata chiamata la polizia per Munoz, e il cardinale risponde con un monosillabo su cui non è facile equivocare: “Sì”. Quanto alla presunta contraddizione con un altro brano della deposition dove Mahony affermerebbe di avere informato la polizia prima del 1985 del solo caso Camacho (quindi, si sostiene, non del caso Munoz), le cose non stanno proprio così. La sequenza è: “Prima del 1985, ha denunciato un sacerdote alla polizia?” – “Sì” – “Chi?” – “Don Camacho”. Non si afferma esplicitamente che si sia trattato solo di Camacho (la retorica conoscendo l’elencazione esemplificativa e non solo quella tassativa), a prescindere dal fatto che il seguito della deposition dimostra che c’è una certa confusione fra denuncia sporta personalmente da Mahony alla polizia e denuncia sporta da altre persone della diocesi diverse da Mahony.A me pare che la situazione avrebbe consigliato fortemente al cardinal Mahony di procedere a un’elencazione tassativa; dallo svolgimento delle domande e delle risposte mi pare anche chiaro che l’avvocato si sia confuso (prima chiede chi sia il sacerdote denunciato – e la domanda per la precisione è «ha mai denunciato un sacerdote?» – e dopo qualche minuto fa il nome di Muñoz, di cui nel processo non s’era fino ad allora mai parlato in relazione alla polizia), mentre Mahony o non si è accorto dell’equivoco, o non ha ritenuto di far notare l’errore (non era, in quel contesto, un punto fondamentale). In ogni caso, anche ammesso che Mahony si fosse rivolto alla polizia, non sarebbe stato certo per indagini preliminari tese a stabilire la colpevolezza del sacerdote messicano, come invece vorrebbe Introvigne. Dalla deposizione:
Beh, nel caso di Padre Muñoz avevamo delle vittime specifiche, non una sola ma molte, che si presentarono con i loro genitori e confermarono tutti assieme cosa era loro successo a Tijuana. Così io non... non avevo davvero bisogno di nient’altro.Andiamo avanti:
Più importante di tutto questo è l’impressione che chi ci intrattiene dottamente su questi temi non abbia mai assistito a una deposition e la confonda con la testimonianza resa davanti al giudice di un processo italiano. Da noi il giudice “razionalizza” le parole del testimone in frasi coerenti, mentre una deposition (un atto giudiziale cui chi scrive assiste spesso negli Stati Uniti) è semplicemente registrata con mezzi elettronici (un tempo, magnetici) e sbobinata senza cambiare una sola parola. Chiunque tenga conferenze e si sia visto proporre la pubblicazione di una registrazione sbobinata avrà certamente fatto esperienza di quanto diversa sia la trascrizione del parlato da una sequenza di frasi scritte nate come tali… o ricostruite nelle cause italiane dalla mediazione di un giudice. In realtà nessuno “parla come un libro stampato”, e la trascrizione di uno scambio di battute (magari vivace e ostile come avviene tipicamente in una deposition) non ha mai la precisione della scrittura.Considerazioni interessanti: ma cosa hanno a che fare con il tema in esame? E dove mai avrei confuso la deposition di Mahony con «la testimonianza resa davanti al giudice di un processo italiano»?
Qualche volta, poi, Regalzi sega senza accorgersene il ramo stesso su cui è seduto. Per difendere il Los Angeles Times sostiene che non poteva conoscere in un articolo del 2002 i casi Camacho e Munoz perché sono emersi nel processo in cui è stato coinvolto il cardinale Mahony solo nel 2004. Ora, la controversia sull’attendibilità del Times nasce, come abbiamo visto, dal fatto che le sue inchieste sono presentate come frutto di indagini indipendenti, mentre l’Arcidiocesi di Los Angeles sostiene che fa semplicemente da megafono ai legai che cercano di spillare strabilianti risarcimenti alla Chiesa. Nel 2002 nel mondo delle carte bollate in cui si muovono questi avvocati i casi Camacho e Munoz non erano ancora entrati. Ma nel mondo reale esistevano fin dal 1984, e – dal momento che i vescovi che fanno sparire i preti di notte e di nascosto esistono solo nei romanzi gotici dell’Ottocento – dovevano avere lasciato qualche traccia, che un “giornalista investigativo” che si rispetti avrebbe dovuto essere capace di trovare. Conclusione: nel 2002 il Los Angeles Times conduceva le sue inchieste esplorando il mondo delle carte bollate gentilmente fornite dagli avvocati e non andando a indagare nel mondo reale: che è precisamente quello che sostiene l’Arcidiocesi.L’Arcidiocesi accusa il Los Angeles Times, mentre io – lo ripeto – mi rifacevo al New Times, il cui reporter Ron Russell ha ottenuto interviste originali da quasi tutti i testimoni principali (o almeno, da quelli che si sono lasciati trovare e intervistare). L’Arcidiocesi non ce l’aveva con lui.
Secondo esempio di autogol: si cita come scandaloso il fatto che “13 anni dopo aver lasciato la diocesi di Stockton” il cardinale Mahony non si ricordi più in una su testimonianza dei casi Camacho e Munoz (mentre se ne ricorderà in testimonianze successive, verosimilmente avendo fatto qualche ricerca nelle carte della sua vecchia diocesi). Ora, a parte il fatto che non si capisce bene perché il cardinale dovrebbe mentire su circostanze che avrebbero giocato a favore della Chiesa e non contro, è precisamente il contrario: non avendo passato tredici anni della sua vita a rimuginare sui casi Camacho e Munoz, è del tutto verosimile che dopo oltre un decennio Mahony non ricordi con precisione quei fatti. Se li avesse avuti, come si dice, sulla punta delle dita senz’altro il Times lo avrebbe accusato di ripetere una lezione ben preparata dagli avvocati dell’Arcidiocesi.Di nuovo, Introvigne mi deve aver letto con disattenzione: ho dedicato molte righe a rispondere alla domanda sul perché «il cardinale dovrebbe mentire su circostanze che avrebbero giocato a favore della Chiesa e non contro». Nessuno, poi, pretende che Mahony ricordasse con precisione; ma che ricordasse almeno vagamente, sì.
Infine, non è ben chiaro che cosa si voglia dimostrare, dal momento che non si nega l’essenziale, e cioè che nel caso O’Grady la diocesi si rivolse alla polizia e che il documentario Sex Crimes and the Vatican omette di riferire questo fatto essenziale, preferendo insistere sul comportamento imprudente della Chiesa (senza spiegare che questo coinvolgeva anche i terapisti consultati dal vescovo e la stessa polizia) durante e dopo i fatti del 1984.Anche di questo ho parlato ampiamente nel primo post, dove nego appunto il «fatto essenziale»: non è stata affatto la diocesi a rivolgersi alla polizia, ma lo psichiatra William Guttieri che ha raccolto la confessione di O’Grady e che per preciso obbligo di legge ha dovuto avvertire le autorità civili.
Aggiornamento: in un’agenzia della Associated Press del 24 ottobre 2006 trovo alcuni passi di due lettere scritte da Mahony ad Antonio Muñoz e al superiore di questi a Tijuana:
In a letter dated Sept. 18, 1981, Mahony wrote to Munoz at the Tijuana diocese informing the priest of his dismissal.Mi pare che se Mahony avesse avvisato la polizia per allertarla contro un possibile ritorno di Muñoz dal Messico (all’epoca della scoperta dei suoi misfatti il sacerdote si trovava a Tijuana), questo sarebbe stato espresso chiaramente, in particolare nella lettera a Pasadas Ocampo; a maggior ragione ciò sarebbe avvenuto se Mahony avesse sollecitato o fatto sollecitare le autorità messicane a procedere contro Muñoz.
«For the spiritual and pastoral good of the people of the Dioceses of Stockton, please remain over there in Mexico,» the letter said in Spanish. «If you, sir, would like to visit here for whatever reason, then I would have to inform police and immigration officials».
The letter ends with Mahony urging the priest to obtain «the professional and spiritual help you need».
Mahony also wrote a second letter dated the same day to Msgr. Juan Jesus Pasadas Ocampo of the Tijuana diocese about Munoz.
«It seems best to us that he doesn’t return here ever, because there are many parents disposed to inform police about his actions,» the letter said in Spanish. «I hope that Father Munoz is not able to serve in a parish where there is the possibility to find more youngsters. He is truly (a) psychopath, and in reality he needs a lot of professional help» [corsivi miei].
Aggiornamento 2: Introvigne ha modificato per l’ennesima volta la sua pagina (ormai ridotta a un palinsesto illeggibile), ma solo per affermare che anche se non ho usato come fonte il Los Angeles Times, in realtà l’ho usato lo stesso. Così sia.
Aggiornamento 3: incredibile, un altro inciso di Introvigne!
né vale sostenere che chi materialmente informò la polizia era lo psichiatra incaricato dalla diocesi di esaminare O’Grady, perché dal punto di vista legale in quel momento il dominus dello psichiatra Guttieri era la diocesi, e ogni comunicazione dello psichiatra con la polizia era a tutti gli effetti una comunicazione della diocesiI meriti vanno attribuiti agli uomini concreti, non agli enti astratti. Il vescovo e i suoi collaboratori non hanno avvertito la polizia; lo ha fatto uno psichiatra da loro incaricato, e solo per adempiere un obbligo di legge che lo riguardava personalmente. Poco tempo dopo il vescovo ha promosso il reo confesso. Tanto basta.
Aggiornamento 4: ulteriori sviluppi qui.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 21:07 1 commenti
Etichette: Massimo Introvigne, Pedofilia, Roger Michael Mahony
Perché Welby poteva chiedere legittimamente di staccare il ventilatore
Un paziente X è malato di cancro.
Gli si prospettano 2 alternative: a. cicli di chemioterapie con prospettiva di sopravvivenza e guarigione a.1; b. nessuna chemioterapia con prospettiva di sopravvivenza e guarigione b.1 (ove tanto nella prospettiva a.1 che b.1 compare la morte come possibile esito; in b.1 è verosimilmente anticipata rispetto a a.1).
Prima di proseguire: sono, a. e b., entrambe strade percorribili e legittime?
Se sì e se il paziente X scegliesse a., sarebbe poi libero di interrompere la chemioterapia (c.) qualora durante il trattamento cambiasse idea?
Difficile rispondere di no. E allora le scelte a., b. e c. dovrebbero essere tutte legittime. Soprattutto: la scelta a. è equivalente moralmente alla scelta c. (e dovrebbe esserlo anche legalmente).
Sostituiamo la chemioterapia con un ventilatore meccanico o con la nutrizione e alimentazione artificiale. Se il paziente Y (non ancora collegato ad un macchinario) rifiuta il ventilatore meccanico lo possiamo forse costringere? E se quello stesso paziente accetta di essere tenuto in vita da un macchinario e poi, dopo un certo periodo di tempo, decide che vuole essere scollegato? Che cosa c’è di diverso dal rifiuto assoluto di essere collegato? L’avere accettato lo priva forse della possibilità di cambiare idea? E di esercitare ora la sua originaria possibilità di rifiutarlo?
Che cosa ha chiesto Piergiorgio Welby? Che cosa ha fatto Mario Riccio?
(Per gli smemorati: l’autopsia ha stabilito che Welby è morto in seguito al distacco del ventilatore e non per la somministrazione di farmaci sedativi).
Sconti comunisti

Luca Volontè (Bush a Roma: Volontè, ‘sconti comunisti’ indegni paese civile, AGI, 8 giugno 2007):
Ciò che sta accadendo in molte stazioni delle F.S. è l’incredibile riprova della ideologia violenta che ispira i cosiddetti movimenti anti Bush. A Padova il blocco del treno con una persona malata, ostaggio nella trattativa sul prezzo del biglietto, a Milano il declassamento ‘popolarcomunista’ del treno per Roma. […] La società F.S. ne dovrà rispondere, come il reponsabile politico del ministero degli Interni e dei Trasporti. In Italia lo sconto del biglietto si pretende, si impone con le minacce. La legge e il prezzi sono suscettibili di ‘trattative’ e ’sconti comunisti’, indegni per un Paese civile e discriminanti per i cittadini comuni. Fin dal mattino, si sta scrivendo una pagina inquietante per il principio di uguaglianza nel nostro Paese. Amato ne è corresponsabile attivo quanto il suo collega dei Trasporti e il vertice delle F.S. I privilegi ai Centri sociali e i costi per gli atti di vandalismo sui treni, vengano decurtati dai compensi di politici e manager pubblici.Le Ferrovie dello Stato, che prendono ancora sul serio Luca Volontè come interlocutore, rispondono.
(Foto di Luis Moriones dal sito del Corriere della Sera).
La guerra giusta
La posizione di chiusura del presidente Usa su aborto e staminali rende più che tranquilla la Chiesa cattolica.(Benedetto XVI: pace in Medio Oriente, Libertà, 10 giugno 2007).
Per ammazzarli, loro, aspettano che crescano.
sabato 9 giugno 2007
Scienziato o uomo di fede?
Giuseppe Betori (Usa. Cellule staminali embrionali create da cellule adulte, Cellule Staminali, 8 giugno 2007):
I fatti stanno smentendo tante posizioni ideologiche, adesso la scienza va verso la direzione eticamente giusta, che risparmia gli embrioni umani.Cioè, metteranno fine alle sue posizioni?
La saggezza del popolo italiano ha saputo indicare la strada dei fatti e non delle ideologie e adesso i risultati della scienza gli danno ragione. La scienza sta producendo risultati che in futuro permetteranno di ottenere cellule staminali senza sacrificare gli embrioni e questo metterà fine a posizioni ideologiche di cui la scienza sta smentendo piano piano la fondatezza.
Sulla portata della ricerca cui Betori si riferisce abbiamo già detto. Dispiace che Cellule Staminali abbia seguito la corrente della stampa ignorando il lavoro di Kevin Eggan e concentrandosi sulle ricerche salvaembrioni (che non devono di certo essere messe da parte a priori, ma nemmeno osannate in nome di quella ideologia rappresentata da Giuseppe Betori).
Postato da Chiara Lalli alle 13:25 4 commenti
Etichette: Cellule staminali, Embrione, Giuseppe Betori
Introvigne, il cardinale e il pedofilo / 2
Nella prima parte dell’articolo abbiamo ricostruito la storia dei rapporti intercorsi tra il 1980 e il 1985 tra l’allora vescovo di Stockton Roger Michael Mahony (oggi arcivescovo di Los Angeles e membro del Sacro Collegio cardinalizio) e il pedofilo Padre Oliver O’Grady, seguendo da vicino l’esposizione che Ron Russell del New Times di Los Angeles aveva fatto del caso. Nella ricostruzione del giornalista spicca però apparentemente un’assenza: che ne è dei due sacerdoti pedofili che negli stessi anni del caso O’Grady, stando a Massimo Introvigne, Mahony segnala alla polizia, e che vengono sospesi a divinis non appena i poliziotti confermano «che, dietro al fumo, c’è del fuoco»? Russell, in effetti, non ne fa parola – tanto che da qui in avanti dovremo proseguire da soli nella ricostruzione dei fatti. Siamo forse di fronte a un esempio di perfida censura laicista?
In realtà, Ron Russell non poteva sapere nulla del caso: il suo articolo è del 18 aprile 2002, mentre il cardinale Mahony rivela i fatti soltanto il 23 novembre 2004 – non durante il processo di secondo grado, come sostiene Introvigne, ma nel corso di un nuovo processo istruito grazie ad una legge statale del 2002, che aveva sollevato temporaneamente i termini della prescrizione sui casi di abusi sessuali a danno di minori (Don Lattin, «Cardinal Mahony accused of perjury in sex abuse case», San Francisco Chronicle, 11 dicembre 2004, p. B-3).
È istruttivo leggere un passo della deposizione di Mahony – condotta sotto giuramento – nel corso del processo contro O’Grady, il 12 giugno 1998:
D. Durante il periodo di tempo in cui è stato vescovo di Stockton, ci sono stati altri sacerdoti [oltre O’Grady] coinvolti in casi di abuso sessuale nei confronti di bambini?Da notare che chi fa le domande non è un crudele inquisitore, ma l’avvocato della diocesi, Mr Diepenbrock! Dunque 13 anni dopo aver lasciato la diocesi di Stockton il cardinal Mahony non riesce più a ricordare quello che nel corso del processo del 2004 indicherà come il suo primo caso di un sacerdote pedofilo; un caso, per giunta, di cui si era occupato in prima persona; e nessuno dei suoi collaboratori presenti al processo, come per esempio il vicario generale Cain, sente il bisogno di rinfrescargli la memoria in una delle pause. Alla richiesta di spiegazioni il cardinale così risponderà nel 2004:
[…]
R. Di nuovo: non ricordo alcun altro caso durante il mio periodo.
D. Beh, se ci fosse stato qualche altro caso quando lei era vescovo di Stockton l’avrebbe sicuramente saputo, non è vero?
R. Oh, certo. Ma non ricordo nessun altro caso.
D. Niente altri casi?
R. Non che io sappia.
D. Questo è stato l’unico?
R. Sì.
Avevamo avuto molti avvenimenti nell’Arcidiocesi di Los Angeles [durante il 1998], ed ero molto preoccupato. C’era stata la visita del Santo Padre. C’erano stati i terremoti. C’erano state le rivolte. C’era stato di tutto. E io molto semplicemente non ricordavo tutto ciò che era avvenuto a Stockton molti anni prima.Le ragioni addotte da Mahony ricordano irresistibilmente quelle che John Belushi offre alla ex fidanzata Carrie Fisher, da lui abbandonata tempo prima davanti all’altare, e che ora lo minaccia con un mitra, in una memorabile scena di The Blues Brothers:
Woman: You miserable slug! You think you can talk your way out of this? You betrayed me!Non stupisce davvero che diverse voci si siano levate ad accusare il cardinale di spergiuro...
Jake: No, I didn’t! Honest... I ran out of gas. I – I had a flat tire. I didn’t have enough money for cab fare. My tux didn’t come back from the cleaners. An old friend came in from out of town. Someone stole my car. There was an earthquake. A terrible flood! Locusts! IT WASN’T MY FAULT, I SWEAR TO GOD!
Ma, si obietterà, se le cose stanno come scrive Massimo Introvigne, perché mai Mahony avrebbe dovuto omettere di riportare due casi che mostravano come fosse capace all’occorrenza di fare ciò che andava fatto con i pedofili? Quelle circostanze non tornavano chiaramente a suo vantaggio? La risposta, temo, è ovvia: le cose non stanno come le descrive Introvigne...
Vediamo i fatti. Nel 1981 Antonio Muñoz, un prete messicano che si trova ospite da qualche tempo della diocesi di Stockton in qualità di associate pastor, viene accusato di aver condotto alcuni adolescenti in Messico per abusare di loro. Informato della cosa dal vicario ispanico Fernando Villalobos, Mahony agisce rapidamente: sospende Padre Muñoz dalla facoltà di amministrare i sacramenti a Stockton (trascrizione, nn. 0023-0024), e gli impedisce di tornare negli Usa (il sacerdote si trovava al momento a Tijuana). Nel corso della deposizione Mahony non dice mai di avere sollecitato un intervento della polizia, anzi lo nega, dapprima implicitamente:
Beh, nel caso di Padre Muñoz avevamo delle vittime specifiche, non una sola ma molte, che si presentarono con i loro genitori e confermarono tutti assieme cosa era loro successo a Tijuana. Così io non... non avevo davvero bisogno di nient’altro.Lo nega poi esplicitamente, quando afferma di aver denunciato per la prima volta in vita sua un pedofilo alla polizia in occasione del successivo caso Camacho (trascrizione, n. 0121; alla luce di questo la menzione di Muñoz più avanti – trascrizione, n. 0124 – è sicuramente il lapsus di un avvocato).
Nel settembre del 1983 Padre Antonio Camacho, un altro prete messicano ospite della diocesi, invita due quindicenni a pranzo. Nel pomeriggio li porta al rettorato della parrocchia di San Stanislao a Modesto; lungo la strada acquista una dozzina di birre. Chiuso nella sua stanza con i ragazzi beve a lungo; verso le 11 di sera propone ai due di rimanere per la notte (col permesso, che ottiene, di uno dei genitori). Una volta a letto tenta più volte di molestarli. La mattina dopo li riaccompagna a casa; in seguito propone loro più volte di rivedersi, naturalmente senza successo. Stavolta i due ragazzi e uno dei loro genitori si rivolgono direttamente al vescovo, il 15 febbraio dell’anno dopo. Gli raccontano che anche altri giovani della parrocchia hanno subito le medesime attenzioni da parte di Padre Camacho, e spiegano che prima di rivolgersi alla polizia hanno pensato fosse opportuno rivolgersi al vescovo. Mahony li assicura che sospenderà immediatamente Camacho; al che i suoi ospiti rispondono che non adiranno le vie legali se il prete ritornerà alla sua diocesi di origine, a San Juan de Los Lagos, in Messico.
Partiti i ragazzi Mahony convoca i vicari James Cain e Fernando Villalobos. Assieme decidono di costringere Camacho ad abbandonare immediatamente la diocesi di Stockton e gli Usa. Il prete pedofilo arriva in ufficio alle 11 della stessa mattina. Viene informato delle accuse che lo riguardano, e si lancia subito in un discorso incoerente (in cui accusa un prete della diocesi di Oakland di avergli causato un cancro alla gamba con un calcio...). Mahony gli porge una lettera di benservito, gli chiede di tornare alla sua diocesi per cercarvi aiuto spirituale, e gli comunica che l’accaduto sarà riportato al suo vescovo. Dopo che il prete se n’è andato parla al telefono con la diocesi di Oakland, per discutere – essì – del problema alla gamba di Camacho.
Il messicano si rivela però un osso duro. Comunica di non volersi recare in Messico ma bensì a Union City, in California (nella diocesi di Oakland). Fin qui abbiamo seguito un rapporto dello stesso Mahony, depositato negli archivi segreti della diocesi; il resto è ripreso dalla trascrizione del processo.
Un mese dopo, il 15 marzo, Mahony chiama il Capitano House del Dipartimento di Polizia di Modesto. Non sollecita indagini, di cui come s’è visto non ha mai sentito il bisogno, ma solo di ‘consigliare’ Camacho a tornare in patria. House parla nel proprio ufficio con Camacho e deve risultare convincente, perché il giorno dopo Mahony gli comunica con una lettera che il prete s’è deciso a partire. Manifesta la speranza che Camacho darà seguito alla decisione e che si sottoporrà alle terapie necessarie una volta in patria, e si impegna a scrivere una lettera a tutti i vescovi degli Stati occidentali degli Usa in cui consiglia di non conferire incarichi al messicano, dovesse presentarsi presso di loro. La speranza si rivela vana, perché Camacho non parte (non immediatamente, almeno; la conclusione della vicenda non è chiara). Mahony non avverte mai le vittime che Camacho si aggira ancora nella zona, né ci sono prove che abbia mai comunicato alla polizia di Union City che un molestatore si trova nella loro città (trascrizione, nn. 0085-0086).
Come si vede, la ricostruzione di Introvigne – il cui «sguardo ai documenti del processo» deve essere stato davvero rapidissimo – non trova alcun riscontro nei fatti. Non c’è nessuna «conferma» da parte della polizia che i sacerdoti accusati siano effettivamente colpevoli, né alcuna indagine o arresto da parte delle autorità civili: c’è solo l’aiuto prestato in una occasione da un detective per fare opera di ‘convinzione’ – peraltro fallita. L’«esclusione dal ministero sacerdotale» dei due messicani, poi, si riferisce soltanto alla diocesi di Stockton (tant’è vero che Mahony promette di sconsigliare agli altri vescovi di assumere Camacho); per quello che se ne sa, i due preti, una volta tornati in Messico, potrebbero benissimo aver proseguito la loro attività pastorale. Non c’è nessuna riduzione permanente allo stato laicale, e nessun processo canonico viene avviato o sollecitato.
Le differenze rispetto al caso O’Grady sono in effetti minime. Anche in quell’occasione la polizia ha un ruolo secondario, ed è essa a dipendere dalle iniziative del vescovo, non viceversa; anche nel caso di Muñoz e Camacho, inoltre, possiamo in un certo senso parlare di spostamento dei colpevoli in un’altra parrocchia, sia pure eseguito meno cerimoniosamente. E tuttavia una differenza esiste. Anche O’Grady è uno straniero, e inoltre non è – fino alla promozione del 1984 – un pastore della diocesi, ma solo un associato, non diversamente dai due messicani: per privarlo della possibilità di amministrare localmente i sacramenti non c’è bisogno di un processo canonico (come chiarisce lo stesso Mahony, trascrizione, n. 0236). Perché dunque non è stato invitato con le buone o con le cattive a tornarsene nella natia Irlanda?
È questo punto imbarazzante che, probabilmente, ha causato la «dimenticanza» di Mahony nella deposizione del 1998. Nel 2004, richiesto di spiegare la differenza di trattamento, invocherà l’incertezza sulla colpevolezza di O’Grady. Ma O’Grady – a differenza dei messicani – era reo confesso! Lo psichiatra William Guttieri, che raccoglie la confessione del sacerdote, avverte l’avvocato della diocesi, e dunque il vescovo ne doveva per forza essere a conoscenza. Nella deposizione del 2004 gli avvocati della parte lesa chiedono conto al cardinale di questo punto specifico, ma l’avvocato Woods, che assiste Mahony, si oppone recisamente all’ammissibilità della domanda (trascrizione, n. 0092).
La nostra curiosità sembra dunque destinata a rimanere insoddisfatta; ma è possibile avanzare una congettura. La differenza tra O’Grady e i messicani sembra essere tutta nel diverso comportamento delle rispettive vittime. Passivi gli Sloan, che non denunciano il molestatore di Nancy; passivi gli Howard, con una madre irretita sentimentalmente dal sacerdote e un figlio che non conferma le accuse di molestie; minaccioso invece il padre dei due ragazzi molestati da Camacho, che ventila una denuncia alla polizia, e la ritira solo di fronte all’assicurazione che il colpevole verrà deportato in Messico (nel caso di Muñoz abbiamo meno particolari, ma come abbiamo visto Mahony sottolinea che le vittime erano «molte» e che erano venute a protestare accompagnate dai genitori).
In tutti i casi, Mahony sembra attenersi al principio di minimo sforzo. Le vittime minacciano lo scandalo? Rimandiamo i molestatori al loro paese e alla loro diocesi. Le vittime sono remissive? Evitiamo le rogne di una deportazione (Camacho docet!) e limitiamoci a un trasferimento di parrocchia.
È una ricostruzione corretta? Per dirlo dovremo esaminare altri casi; perché i preti pedofili con cui ha avuto a che fare Roger Mahony non finiscono qui.
(2 - continua)
Aggiornamento: la mia replica alla risposta di Introvigne.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 12:30 3 commenti
Etichette: Massimo Introvigne, Pedofilia, Roger Michael Mahony
La sepoltura delle unghie

Entri in ospedale per abortire. Oltre al vissuto personale di ogni donna (dolore, fastidio, sicurezza, paura, indecisione, ripensamenti, ostinazione, determinazione, indifferenza o tutto questo insieme), ci sono gli aspetti organizzativi, quelli quasi burocratici. Firme per un consenso davvero informato. Che elenca anche i rischi di una interruzione di gravidanza: emorragie, infezioni, sterilità. Ma se entri al San Paolo di Milano (Modulo a chi abortisce «Seppellisce lei il feto?», Il Corriere della Sera, 9 giugno 2007), se sei una delle 700 donne che abortiscono ogni anno lì, ti verrà sottoposta un’altra domanda: “per la sepoltura del feto ci pensa lei o preferisce che lo faccia l’azienda sanitaria? Metta una croce e una firma qui”.
Una domanda in più, un modulo che si chiama Informativa per la richiesta di tumulazione dei feti e dei prodotti abortivi, e che è il prodotto di un regolamento regionale che obbliga alla sepoltura degli embrioni abortiti, per una questione di dignità del feto, come afferma il responsabile della creazione del regolamento Roberto Formigoni. E dove a stridere è l’obbligatorietà, più che l’oggetto del regolamento. Per carità, le polemiche sono comprensibili: chi in realtà vorrebbe vietare l’aborto saluta l’iniziativa come lodevole e la considera forse il primo passo nella giusta direzione; chi invece ha un buon olfatto sente odore di bruciato, proprio come nei paraggi dell’articolo 1 della legge 40. Ed è innegabile che la sepoltura dell’embrione degno possa apparire di pessimo gusto e terribilmente ipocrita. Ma se fosse una scelta delle donne non solleverebbe inquietudine. Disaccordo, forse, ma ognuno fa quello che gli pare. L’obbligo è un’altra storia. L’obbligo per affermare la dignità del feto è una mossa meschina e scorretta. E incoerente rispetto alla possibilità di abortire, a meno che non si voglia spiegare in che senso si parla di “dignità”, in che senso diverso da come usiamo “dignità” per le persone, e attribuiamo loro un diritto alla vita e alla tutela, e le persone non si uccidono e allora gli embrioni non dovrebbero essere abortiti. A meno che non si riesca a spiegare per quale ragione un embrione dovrebbe (obbligatoriamente) essere considerato diversamente da rifiuti speciali. E sarebbe incoerente, la mossa di Formigoni, con molte azioni banali e quotidiane: Formigoni dovrebbe ricordasi di dare degna sepoltura ai suoi capelli e alle sue unghie la prossima volta che ne farà scempio, è una questione di dignità dei capelli e delle unghie (che, proprio come un embrione, sono vivi, appartengono alla specie umana e hanno pur un diritto all’incolumità!). O della sua appendice, dio non voglia che si renda necessario togliergliela!
venerdì 8 giugno 2007
Omicidio del consenziente? Siamo tutti Mario Riccio

Un altro motivo di fierezza per essere italiani (il mio cuore è gonfio di orgoglio e patriottismo).
Vorremmo essere Mario Riccio anche noi.
Fondo di solidarietà per le spese processuali.
giovedì 7 giugno 2007
E Polis contro la pedofilia e il BoyLove Day
Il 23 giugno si celebrerà il “BoyLove Day”, la giornata dei pedofili. Un’iniziativa internazionale promossa da un reticolo di associazioni che dialogano attraverso numerosi siti internet con il dichiarato scopo di diffondere la “cultura della pedofilia” e solidarizzare con i violentatori di bambini in carcere. Siti nei quali, oltre agli appelli per accendere una “candela azzurra” il prossimo 23 giugno, compaiono foto di minori semi-nudi e si lanciano inviti al sesso libero tra adulti e adolescenti. Di fronte ad un tale scempio, ci appelliamo all’Unione Europea, all’Unicef e, più in generale, a tutte le istituzioni affinché il “BoyLove Day” non si celebri e affinché vengano oscurati tutti i siti Internet dove si sta propagandando questa iniziativa. Occorre reagire con forza e sostenere questa battaglia di civiltà per la tutela dei nostri figli e dei bambini di tutto il mondo dall’orrore degli abusi e delle violenze.Per le adesioni: http://petizione.epolis.sm/.
Il buco delle cellule staminali embrionali
Dalle News di Darwin una notizia molto interessante che è stata pressoché ignorata dai media. Ancora più interessante è l’ipotesi esplicativa di tale assenza (Un lavoro da copertina ignorato dai media).
A volte la lettura dei giornali il mattino genera qualche sconcerto. Stavolta gli argomenti sono le tecniche di clonazione e la riprogrammazione di cellule adulte, salvo il fatto che i principali quotidiani di oggi riportano la seconda notizia ma ignorano la prima. La notizia “bucata” riguarda un lavoro del gruppo di Kevin Eggan, della Harvard University, a cui Nature ha addirittura dedicato la copertina del numero di oggi (vedi la foto a fianco) e guarda caso non è una novità di poco conto. Sinora l’unico metodo disponibile per ottenere linee di cellule staminali embrionali con un determinato patrimonio genetico era di estrarre il nucleo di un ovocita e sostituirlo con quello prelevato da una cellula adulta del donatore. La tecnica si prestava a due scopi, il primo era di clonare individui, risultato sinora ottenuto su 16 specie animali. Il secondo era di ricavare staminali embrionali nella speranza di avere un giorno o l’altro tessuti da trapianto compatibili con un eventuale paziente affetto da malattie degenerative per cui oggi non esistono cure (la cosiddetta medicina rigenerativa). La frontiera delle staminali embrionali si è però sempre scontrata con una considerazione molto concreta: infatti la bassa efficienza dimostrata dalla tecnica di trasferimento nucleare richiedeva la disponibilità di un numero elevato di ovociti che a loro volta erano prelevati da “donatrici” a cui si chiedeva il prezzo di sottoporsi a stimolazioni ormonali. Ovviamente l’utilizzo terapeutico di cellule staminali – embrionali o adulte che siano – comportano la soluzione di non pochi altri problemi, ma per restare all’oggi si può dire che il futuro delle embrionali sembrava molto precario proprio per la difficoltà di reperire gli ovociti necessari. Il lavoro di Kevin Eggan, a cui Nature dedica la copertina, sembrerebbe aver superato questo scoglio perché piuttosto che usare ovociti il trasferimento nucleare lo si effettua su uno zigote, o se si preferisce su un ovocita già fecondato e nella primissima fase di sviluppo. Significa aver risolto un problema non indifferente perché in tutte le cliniche dove si fa fecondazione in vitro c’è abbondanza di embrioni sovrannumerari destinati alla distruzione. Stranamente la notizia è passata sotto silenzio mentre è stato dedicato ampio spazio a una seconda linea di ricerca che stavolta riguarda le cellule adulte. Vari gruppi hanno infatti pubblicato su Nature (Yamanaka e Jaenisch) e Cell Stem Cell (Hochedingler) tre lavori che riferiscono dello stesso risultato: ovvero la “riprogrammazione” di cellule adulte allo stadio di pluripotenza utilizzando quattro fattori di trascrizione. Su questo risultato fosse una eclatante novità non ci sarebbe stato niente da eccepire, ma si tratta invece della conferma di un risultato già annunciato su Cell il 25 agosto dello scorso anno e peraltro firmato dal gruppo di Shinya Yamanaka, autore di uno dei lavori pubblicati oggi su Nature. Lo stesso Yamanaka firma oggi su Cell Stem Cell una rassegna molto istruttiva che esamina tutte le vie possibili di approccio alle staminali citando espressamente la contemporanea uscita su Nature del lavoro del gruppo di Kevin Eggan. D’altro canto la rivista londinese aveva inviato a tutti i giornalisti registrati una press release dove segnalava i lavori in uscita e ne ha sintetizzato sempre oggi i risultati sul portale Nature News. Questo per dire che gli elementi di valutazione non mancavano, sempre che non si pensi che una rivista scientifica a forte fattore di impatto dedichi una copertina a un lavoro preso a caso. La ragione del “buco” è presto detta: si è infatti preferito riferire della conferma di un risultato, e ignorare la novità del lavoro di Eggan, perché l’argomento è ormai talmente viziato dalla politica da far passare in seconda linea anche la sintassi giornalistica.Tra le poche eccezioni all’indifferenza Anna Meldolesi Da uno zigote può nascere un embrione. La clonazione terapeutica è al dopo-Dolly, Il Riformista, 6 giugno 2007 e Fertilized eggs yield stem cells, The Scientist, 6 giugno 2007.
Postato da Chiara Lalli alle 16:32 0 commenti
Etichette: Anna Meldolesi, Cellule staminali, Clonazione, Kevin Heggan
Congresso Linfa sulle nuove famiglie
Sabato 9 giugno ci sarà a Firenze il convegno della Lega italiana nuove famiglie (LINFA), che sostituirà la Lega italiana famiglie di fatto (LIFF). Difficile non pensare alla Conferenza Nazionale della Famiglia, svoltasi alla fine di maggio nella stessa città. Impossibile però conciliare lo spirito delle due iniziative, sebbene la protagonista sia sempre la stessa: la famiglia. Perché sebbene Rosy Bindi abbia insistito che “sulla famiglia il Paese non si può dividere, si deve unire” il concetto di famiglia emerso dalla Conferenza è tanto angusto da rendere inevitabile una divisione. Come unirsi intorno a una concezione discriminatoria e anacronistica di famiglia? L’unica possibilità sarebbe uniformarsi e omologarsi (in quei casi ove sarebbe possibile) a quel modello familiare che pone come condizioni necessarie il matrimonio e l’eterosessualità. In caso contrario, nessuno merita il nome sacro di “famiglia”. Non gli omosessuali (nemmeno a dirlo!), non i conviventi, non le famiglie ricomposte, non i transgender, ma nemmeno le famiglie nucleari, anche quelle non determinate dalla cattiva volontà bensì dalla morte di uno dei due partner. L’idea sottostante più pericolosa e sciocca è che le nuove famiglie minaccino la cosiddetta famiglia tradizionale, mentre rappresentano solamente modi diversi di condividere tutta o parte della propria esistenza. Questa diversità è una ricchezza, non una minaccia.
Si potrebbe aggiungere al celebre incipit tolstojano “tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo” che ogni famiglia è famiglia a suo modo.
(Su E Polis con il titolo Ogni famiglia è una famiglia a modo suo)
Maurizio Mori sul testamento biologico
Alla vigilia dell’inizio della discussione in aula al Senato del disegno di legge sul testamento biologico, Maurizio Mori commenta sull’Unità («Testamento biologico, l’ora della legge», 6 giugno 2007, p. 1):
Come è noto, al di là dei dettagli specifici di ciascun progetto di legge, i vari progetti presentati appartengono a due gruppi idealtipici: l’uno teso sostanzialmente a contrastare o ad affossare il testamento biologico attraverso una serie di appesantimenti burocratici studiati apposta per renderlo impraticabile; l’altro volto a sdoganare questo tipo di documento nella nostra legislazione affinché i cittadini italiani possano trarne beneficio.Da leggere tutto.
A scanso di equivoci è opportuno ribadire i punti irrinunciabili di una buona legge su questo tema. Primo: il testamento biologico va visto come uno strumento per estendere il consenso informato nelle situazioni in cui l’interessato non è più capace di darlo. Da quest’allargamento dell’autodeterminazione non deriva affatto che il testamento biologico diventi il cavallo di Troia per l’eutanasia, dal momento che si può riconoscere la liceità della sospensione dei trattamenti sanitari (come peraltro già previsto dalla nostra Costituzione repubblicana), senza per questo ammettere trattamenti tesi a causare (positivamente) la morte stessa. Né vale al riguardo cercare di evocare forti emozioni al fine di fuorviare la retta ragione. Secondo: il testamento biologico deve essere vincolante per il medico e prevedere un fiduciario che risolva eventuali dubbi circa situazioni nuove ed impreviste. Terzo: va consentita la sospensione di qualsiasi intervento non voluto dall’interessato, dal momento che si tratta di un diritto personalissimo di rifiutare qualsiasi aiuto o qualsiasi atto lesivo della propria integrità psichico-corporale. Quarto: l’esercizio di un diritto civile richiede procedure snelle, per cui vanno evitati appesantimenti burocratici come quelli che prevedono il ricorso al notaio o ad altre macchinose procedure. Quinto: il testamento biologico può anche essere steso “ora per allora”, ossia anche quando si è sani, perché solo in questo modo si possono garantire le direttive anticipate in presenza di situazioni catastrofiche (ictus devastanti o eventi simili o peggiori). Chi volesse cambiare opinione dopo l’insorgenza di una malattia, è sempre libero di farlo avendone le possibilità: ma se non lo fa si deve presumere la conferma della tesi iniziale che viene sempre più consolidata col trascorrere del tempo.
mercoledì 6 giugno 2007
Il Giornale della Libertà (ovvero, la famiglia Brambilla in politica)

Imperdibile. Il direttore Michela Vittoria Brambilla avverte nel suo primo editoriale (il primo numero è uscito venerdì scorso, dando origine a qualche scompiglio):
La domanda che pongo ai nostri lettori è una sola ma non è di poco conto: chi non fa il politico di professione ha lo stesso diritto di parola e di opinione su quel che succede e non succede in questo Paese, oppure no? Molti cittadini, io compresa, pensano proprio di sì; ed è appunto questa l’idea che ha fatto nascere, in tutta Italia, i Circoli della Libertà.Imperdibile, stavolta senza traccia di ironia, MVB, la carica della giovane marmotta, la Stampa di oggi.
Scarica il Giornale della Libertà.
martedì 5 giugno 2007
Introvigne, il cardinale e il pedofilo / 1
Massimo Introvigne non sta risparmiando le forze per controbattere le tesi del documentario Sex, Crimes and the Vatican. Oltre all’articolo più noto, «Preti pedofili, le falsità del video Bbc» (Avvenire, 30 maggio 2007), ripreso con largo risalto da tutta la stampa integralista e ateo-clericale (e a cui è capitato il curioso incidente di venire sostanzialmente plagiato da un blogger privo di scrupoli, e ulteriormente diffuso in questo camuffamento dalla parte meno accorta della blogosfera cattolica), Introvigne si è cimentato in altre prove minori. In «Il documentario sui preti pedofili: tante bugie sul caso O’Grady», così scrive a proposito delle accuse mosse al Cardinal Roger Michael Mahony (che Introvigne chiama costantemente «Mahoney»), arcivescovo di Los Angeles, che dal 1980 al 1985 fu vescovo di Stockton e superiore di Oliver O’Grady, mentre questi commetteva i suoi crimini e veniva spostato di parrocchia in parrocchia invece di venire consegnato alla polizia:
Uno sguardo ai documenti del processo civile di secondo grado – dove i danni sono stati ridotti a meno di un terzo – mostra che O’Grady non la racconta del tutto giusta. Egli afferma – con evidente gioia degli avvocati – che il vescovo di Stockton (e oggi cardinale di Los Angeles) Roger Mahoney sapeva che era un pedofilo e, nonostante questo, lo aveva mantenuto nel ministero sacerdotale. La causa racconta un’altra storia. Mahoney diventa vescovo di Stockton nel 1980. Tra il 1980 e il 1984 deve occuparsi di tre casi di preti accusati di abusi sessuali su minori. Fa qualche cosa che stupirà i fan del documentario della BBC: non solo indaga, ma segnala i sacerdoti alla polizia. In due casi la polizia conferma che, dietro al fumo, c’è del fuoco: e i sacerdoti sono sospesi a divinis, cioè esclusi dal ministero sacerdotale. Nel terzo caso, quello di O’Grady, la polizia nel 1984 archivia il caso e dichiara il sacerdote innocente. Mahoney si limita a trasferirlo, dopo che due diversi psicologi che lo hanno esaminato per conto della diocesi hanno dichiarato che non costituisce un pericolo. Tutti sbagliano: non solo perché già nel 1976 O’Grady aveva “toccato in modo improprio una ragazzina” (tutto si era risolto con una lettera di scuse e, contrariamente a quanto dice l’ex prete, gli avvocati non hanno potuto provare che il vescovo lo sapesse) ma perché si trattava di un soggetto pericoloso, che finirà arrestato e condannato.Di fronte a questo ulteriore reperto dell’eloquenza di Introvigne gli integralisti sono andati ancora una volta in estasi; ma è veramente giustificato l’entusiasmo?
Errori? Certo. Complotti? È un po’ difficile sostenerlo, dal momento che il vescovo e poi cardinale Mahoney – uno dei “cattivi” del documentario – di fronte a tre preti accusati di abusi nella diocesi ne sospende due dal sacerdozio ma non il terzo, fidandosi in tutti e tre i casi delle indagini della polizia e del parere degli psicologi.
In un articolo estremamente documentato apparso qualche anno fa sul New Times di Los Angeles («Mouth Wide Shut», 18 aprile 2002), il giornalista Ron Russell ha ripercorso le vicende del caso O’Grady e del ruolo che Mahony vi aveva svolto. Il reportage di Russell è basato sulle trascrizioni del processo, ed è confermato da numerosi resoconti giornalistici apparsi altrove. Seguirò da vicino il suo racconto, che gli ha fruttato in seguito un premio giornalistico; la sua qualità dovrebbe apparire evidente anche dalla mia modesta sintesi.
Tutto comincia nel 1976, con l’invito rivolto da un giovane sacerdote ai genitori di Nancy Sloan, 11 anni, a lasciare che la figlia trascorra quattro giorni con lui nella parrocchia della città di Lodi in California. Lusingati da tanta attenzione i due accettano con entusiasmo; ma quattro giorni dopo quella che si vedono tornare a casa è una bambina confusa e atterrita, che rivela di essere stata molestata ripetutamente dal suo ospite, Padre Oliver O’Grady. I due telefonano a un altro sacerdote, Cornelius DeGroot, che si rivolge subito a O’Grady, e gli strappa una confessione. Conduce quindi O’Grady dall’allora vescovo di Stockton, Merlin Guilfoyle; ma con grande sorpresa di DeGroot il vescovo non denuncia il pedofilo, né compie alcun passo per metterlo in condizione di non nuocere: si limita ad inviarlo da uno psicoterapeuta. Identiche cure vengono offerte alla bambina degli Sloan, che scelgono purtroppo di non denunciare i fatti alle autorità civili. O’Grady, secondo il copione più usato in questi casi, viene spostato in un’altra parrocchia. DeGroot, di propria iniziativa, riesce tuttavia a strappargli una lettera di scuse ai genitori di Nancy, una copia della quale finisce nel fascicolo di O’Grady.
A questo fascicolo il successore di Guilfoyle, Roger Mahony, aveva naturalmente accesso; eppure, afferma Introvigne, «gli avvocati non hanno potuto provare che il vescovo lo sapesse». Sembra però che i giurati dei due processi la pensassero in modo differente, vista la condanna al pagamento di ingenti risarcimenti comminata alla diocesi. E indubbiamente suona un po’ strano che il vescovo non abbia mai sentito il bisogno di consultare il fascicolo personale di un prete che si sarebbe ben presto trovato al centro di altre vicende scabrose, né che un uomo definito da uno dei suoi collaboratori come un «maniaco del controllo» (control freak) non conoscesse alcuna delle voci che circolavano sul conto di O’Grady nella diocesi.
Alla fine degli anni ’70 Oliver O’Grady ha ripreso la sua carriera di molestatore nella città di Turlock, ai danni di James e Joh Howard, che violenterà lungo i successivi 10 anni, assieme ad altri dei loro fratelli; non contento, avvierà una relazione anche con la signora Howard. Nell’ottobre del 1980 il marito della Howard, pur se separato ormai dalla moglie, segnala alle autorità della diocesi – di cui Mahony è vescovo da sei mesi – che il prete frequenta troppo assiduamente la ex moglie e che, soprattutto, si apparta troppo spesso con i figli. In particolare, protesta Roland Howard, O’Grady ha prelevato pochi giorni prima il figlio della coppia, di due anni, e ha trascorso la giornata assieme a lui, da solo.
Anche questa lettera finirà nel fascicolo riservato di O’Grady; e anche questa volta Mahony affermerà di non averla mai letta (Introvigne glissa sull’episodio – lo spazio, si sa, è tiranno...). Per la verità un collaboratore del vescovo, il vicario generale James Cain, avrebbe sì parlato a Mahony del fatto; ma disgraziatamente, si sarebbe limitato alla liaison con la signora Howard: neppure una parola – giura il vescovo – sui rapporti equivoci con i bambini. Mahony ha un colloquio con O’Grady, che nel 1982 viene trasferito a Stockton; ma le molestie continuano.
Nel 1984 le cose sembrano precipitare. In seguito a un episodio che rimane oscuro, O’Grady viene affidato alle cure del dr. William Guttieri, psichiatra (e, incidentalmente, parrocchiano della stessa chiesa di O’Grady). Durante una delle sedute O’Grady confessa le molestie a James Howard. Guttieri avverte Tom Shephard, avvocato della diocesi, e denuncia il prete alla polizia (la legge dello Stato glielo impone). Afferma Introvigne che la polizia «archivia il caso e dichiara il sacerdote innocente»; ma il rapporto del detective che si occupa del caso, Jerald Cranston, dice altrimenti.
Ann Howard, interrogata da lui, ammette che alcuni dei suoi figli hanno passato in più occasioni la notte con O’Grady; ma il piccolo James Howard non conferma di avere subito molestie. A Stockton il poliziotto riceve una telefonata dell’avvocato Shephard: l’episodio, lo rassicura questi, è un fatto totalmente isolato. A quanto pare, l’avvocato (che in tribunale negherà tuttavia la circostanza) avrebbe assicurato al detective che O’Grady sarebbe stato sottoposto a terapia e spostato ad un incarico dove avrebbe avuto a che fare soltanto con adulti.
In effetti, il prete viene inviato presso un altro psicoterapeuta, John Morris, a cui confessa la propria pedofilia. Per ragioni ignote, Morris non includerà questo fatto nel rapporto scritto inviato a Mahony, né in seguito sarà in grado di ricordare con sicurezza cosa avesse detto a voce al vescovo; ma scrive comunque:
Padre O’Grady rivela un grave difetto di maturazione. Non solo per quello che riguarda il sesso, ma – fatto ancora più importante – per ciò che riguarda le relazioni sociali; mostra inoltre di essere affetto da una seria depressione psicologica. Forse Oliver non è autenticamente vocato al sacerdozio.Un testimone confermerà al processo che era cosa ben nota all’epoca tra i preti della diocesi che O’Grady fosse un molestatore di bambini. Ma l’incredibile è già avvenuto: tre settimane prima dell’arrivo del rapporto, alla fine del 1984, O’Grady si trova già in una nuova parrocchia, San Andreas, piena zeppa di bambini. Non solo: Mahony lo ha anche promosso a un gradino superiore della carriera ecclesiastica. Un altro particolare sconcertante: nonostante, come abbiamo visto, Guttieri avesse avvertito l’avvocato della diocesi prima ancora di chiamare la polizia, il vescovo, testimoniando al primo processo, negherà di avere mai parlato con lo psichiatra della confessione di O’Grady. A San Andreas O’Grady continuerà e aggraverà le molestie sui piccoli Howard, e nel frattempo sceglierà nuove prede locali nelle persone di una giovane donna e dei suoi figli. Mahony, nel frattempo, sarà passato anch’egli a più alti incarichi, come arcivescovo di Los Angeles.
(Father O’Grady reveals a severe defect in maturation. Not only in the matter of sex, but more importantly in the matter of social relationships, and shows a serious psychological depression. Perhaps Oliver is not truly called to the priesthood).
Nel 1986 Nancy Sloan, la prima vittima di O’Grady (prima in questa vicenda, non in assoluto), era giunta a Stockton in cerca di notizie sul destino del suo aguzzino. Le autorità della diocesi l’avevano rassicurata: O’Grady si era volontariamente sottoposto a terapia; non era stato coinvolto in altri incidenti di natura sessuale; e in ogni caso, era stato assegnato ad incarichi in cui non poteva avere contatti con bambini. Tutte menzogne, come abbiamo visto.
(1 - continua)
Aggiornamento: l’articolo di Introvigne che qui si discute ha subito poco dopo l’uscita di questo post alcuni mutamenti: Mahoney è diventato finalmente Mahony, e subito prima dell’ultimo paragrafo ne è stato aggiunto uno nuovo, in cui si discetta contro innominati personaggi che si sarebbero rifatti ai resoconti – menzogneri, va da sé, per Introvigne – del Los Angeles Times. Non credo che Introvigne sia un lettore di Bioetica, e in ogni caso qui abbiamo avuto come fonte il New Times (che non si stampa più), non il Los Angeles Times. Terremo comunque d’occhio il mutevole articolo di Introvigne, per dare conto di eventuali altri cambiamenti...
Aggiornamento 2: sono stato troppo scettico: ce l’aveva proprio con me.
Postato da Giuseppe Regalzi alle 17:20 6 commenti
Etichette: Massimo Introvigne, Pedofilia, Roger Michael Mahony, Sex Crimes and the Vatican
Piergiorgio Odiffreddi sulla pedofilia
Bellissimo intervento di Piergiorgio Odifreddi sulla questione pedofilia (Pedofilia e pretofilia, 5 giugno 2007, la Stampa). Ne riporto soltanto una parte. Da leggere tutto.
Monsignor Fisichella, che in trasmissione mi ha chiesto malignamente se conosco anche il latino, o solo la matematica, avrebbe forse dovuto preoccuparsi delle sue conoscenze in quest’ultima materia, visto che sembra non aver saputo (o voluto) afferrare la differenza tra «quattro», «quattromila» e «quattro per cento»... Ma anche un esperto di sole lingue morte avrebbe comunque dovuto apprezzare almeno la differenza tra epidemico ed endemico fatta dal giudice Anne Burke della Commissione d’Indagine Nazionale sugli scandali sessuali istituita dalla Chiesa Cattolica Statunitense (!), che nel filmato ha dichiarato: «Abbiamo scoperto che non si è trattato di un fatto epidemico, con più casi in una diocesi che in altre, ma di un fatto endemico, con le stesse percentuali di molestie sessuali sui minori in ogni diocesi».
Ora, i motivi dei tentativi di piccola censura del video da parte dei partiti politici clericali, e di grande copertura degli scandali da parte delle gerarchie ecclesiastiche, stanno tutti qui: nella paura, cioè, che questi dati possano lasciar inferire un comportamento sistematico da parte del clero, anche sulla base del fatto ben noto che le denunce di violenze sessuali in generale, e sui minori in particolare, riguardano solo una minima parte dei crimini che vengono invece commessi.
Postato da Chiara Lalli alle 15:32 7 commenti
Etichette: Pedofilia, Piergiorgio Odifreddi, Sex Crimes and the Vatican
domenica 3 giugno 2007
Bush e Ratzinger su aborto e Iraq
Postato da Chiara Lalli alle 21:48 1 commenti
Etichette: Aborto, Benedetto XVI, George W. Bush, Iraq
sabato 2 giugno 2007
Elogio di una Chiesa ipocrita e di un Monsignor Temerarietà
Aldo Grasso si erge a difensore di Rino Fisichella, o meglio a suo grande ammiratore per il suo contegno durante il dibattito sulla pedofilia clericale (Elogio di Fisichella Monsignor Coraggio, Il Corriere della Sera, 2 giugno 2007). E l’ammirazione è pienamente condivisa: ma per ragioni molto diverse da quelle proposte da Aldo Grasso. Per la sua fredda tenuta emotiva, per la sua compostezza; non ultimo per la sua presenza cinematografica degna di un Clint Eastwood ai tempi d’oro.
Dice Grasso che Fisichella “è stato il vero protagonista della serata: sia nel confessare il profondo senso di tristezza per le vittime innocenti, sia nella composta fermezza con cui ha difeso la Chiesa”.
E io domando: vi erano alternative? Impossibile non essere (o almeno non mostrarsi) tristi per le vittime, e altrettanto impossibile non difendere la Chiesa (per un Monsignore qualunque, figuriamoci per Monsignor Coraggio). Che sia riuscito negli intenti è un’altra storia.
Prosegue Grasso: “Non ha negato i fatti, non si è trincerato dietro qualche alibi: «Chiunque sa, denunci quel che è successo, purché questo sia vero». Poi ha rincarato la dose, scagliandosi contro «le persone che non avrebbero mai dovuto diventare preti». «Queste persone — ha detto il vescovo — hanno gettato discredito sulla grande maggioranza di preti onesti, che tutto fanno pur di dimostrare la correttezza della loro vocazione. Hanno creato una situazione di scandalo e mancanza di credibilità che è un danno incolmabile»”.
Negare i fatti sarebbe stato un atto suicida. Quanto al descrivere i preti pedofili come non proprio preti, rischia di apparire come una furba strategia per scindere l’essere prete e l’essere pedofilo come contraddittori, impossibile che convivano. Il che significa che se sei pedofilo non sei davvero prete. Ecco il colpo da maestro. Non sono parti marce interne, ma estranei penetrati a causa di un sistema immunitario debole, distratto, più interessato ai dogmi che alle persone. Ma soprattutto era difficile non percepire dalle sue parole che la vittima principale fosse la Chiesa, e non i bambini in carne ed ossa. La rispettabilità e la credibilità di una macchina millenaria, non i bambini abusati.
Ha raggiunto quasi il grottesco, Monsignor Coraggio, quando ha citato un documento recente nel quale erano stati indicati i mali più terribili, quelli verso cui la Chiesa si sarebbe scagliata. Un brivido mi ha percorso la schiena quando la pedofilia veniva nominata solo per terza (terza su 3), e al primo posto si piazzava l’offesa alla comunione! (Sembrava quasi di percepire la delusione come quando nell’annunciare l’ordine nel podio non abbiamo conquistato né la medaglia d’oro né quella d’argento. Soltanto che qui non ci sono in ballo medaglie o competizioni sportive).
Deprecabile la conclusione di Grasso: “Il documentario pareva piuttosto un rancoroso regolamento di conti e, per fortuna, è stato bilanciato dalla presenza in studio del monsignor Fisichella. I cui compiti non si sono però esauriti: con la sua forte presenza televisiva, simbolicamente si è caricato sulle spalle la croce del garante. Ora toccherà a lui far sì che la giustizia per i preti pedofili non sia così lenta come pare essere, toccherà a lui spazzar via l’impressione di silenzio complice che da più parti viene denunciato”.
Io temo che da spazzare via ci sia molto di più che “l’impressione di silenzio complice”. Ma ha letto qualcosa, signor Grasso, oltre a ad ascoltare attentamente le parole del temerario di platoniano sapore (più che coraggioso) Fisichella?
Postato da Chiara Lalli alle 16:55 16 commenti
Etichette: Aldo Grasso, Pedofilia, Rino Fisichella, Sex Crimes and the Vatican
venerdì 1 giugno 2007
Riscaldamento globale: guida per i perplessi
È vero che negli anni ’70 i climatologi prevedevano un’imminente era glaciale? O che al tempo dei Vichinghi faceva più caldo di adesso? Ha ragione chi dice che le attività umane non c’entrano nulla con il riscaldamento globale, e che la colpa è del sole o dei raggi cosmici? Bisogna credere a chi sostiene che è tutta una congiura di ambientalisti e Verdi, oppure il fatto che quasi sempre chi denuncia la cospirazione risulta poi sul libro-paga della ExxonMobil ci deve rendere un po’ scettici? Sul sito di New Scientist, l’autorevole rivista scientifica britannica, si trova una guida alle 26 fallacie e falsità più diffuse sul riscaldamento globale (Michael Le Page, «Climate change: A guide for the perplexed», NewScientist.com news service, 16 maggio 2007). Da non perdere.
Whirpool ci rassicura
Sarà il solito titolo tirato via e di dubbio gusto (la Repubblica di oggi), invece no. Anche nel testo si specificano dettagli molto discutibili:
In Europa, assicura la Whirlpool produttrice dell’elettrodomestico, il modello Maytag non viene venduto, ma negli Stati Uniti il mercato è florido.I bambini europei sono al sicuro!
Grote Donor Show: un rene al vincitore
Non ne avrei scritto, ma poi varie circostanze mi hanno fatto cambiare idea.
Non mi dilungo sul plot di “De Grote Donor Show” della BNN perché se n’è parlato abbastanza. Dal primo articolo quasi esclusivamente descrittivo (Olanda, un rene al vincitore del reality, Il Corriere della Sera, 27 maggio 2007) si è passati rapidamente alla perplessità fino all’invettiva: il Codacons, l’Aiart e il Movimento genitori invitano le emittenti televisive a non rendersi complici di tanta inciviltà. Francesco D’Agostino parla di un fatto di “gravità inaudita”, che “dimostra il fallimento di ogni etica individualistica, poiché si arriva a ridurre le scelte morali delle persone al mero rispetto delle preferenze personali”. Luisa Capitanio Santolini, responsabile Udc per le Famiglie, commenta: “siamo alla follia, al punto di non ritorno” e ritiene “agghiacciante che anche solo si parli della possibilità di un arrivo in Italia del reality show” (Un rene in palio per un reality, Radio Web Italia, 31 maggio 2007).
E poi Il Foglio di ieri (Spezzeremo le reni all’umanità), ove quanto avevo detto sulla possibilità di vendita di ovociti viene tirato in ballo frettolosamente e lievemente a sproposito (qui sotto c’è il mio intervento originario).
È facile e verosimile inferire che lo scandalo non sia suscitato dal reality show (ormai bisognerebbe fare un concorso a premi per elencare su cosa non siano stati fatti dei reality, come leggenda vuole che abbia fatto Harrods per scoprire cosa non fosse in vendita nei chilometri quadrati di esposizione). Ebbene, non sul reality in quanto reality (scandalo e sdegno che invece io dirotterei proprio qui, principalmente per motivi estetici, di noia e di squallore). Ma sull’oggetto del premio: un rene in palio. Verrebbe da chiedere: e allora? Rispolverando il criterio del danno come limite di legittimità per quanto deve essere proibito (e che può illuminare anche gli ostacoli di ordine morale) la domanda è: chi subisce un danno in questa riffa di pessimo gusto (pessimo gusto estetico, ripeto)? Lisa ha esercitato la sua libera scelta; la gravità della sua malattia non aumenterebbe e forse potrebbe anche ottenere un po’ di felicità nell’aiutare qualcun altro donando il proprio rene. I tre concorrenti conoscono le regole del gioco: per due di loro ci sarà una condizione finale uguale a quella di partenza (escludendo le speranze deluse, che non sono propriamente un danno); per uno ci sarà un beneficio e la speranza di una vita migliore. Infine potrebbe essere una occasione per riflettere su un problema la cui soluzione non può essere affidata alla provvidenza né al fare finta di niente: le lunghe attese per un organo, per la speranza di sopravvivere. In questo contesto si situa la possibilità di considerare la commercializzazione come una alternativa.
Perché tanta acredine? Perché urlare all’indecenza e all’abominio?
Aggiunta
Da un pezzo su Noi Press di ieri, Olanda, il reality con un rene in palio: le reazioni in Italia. Santolini (Udc): ‘La famiglia va difesa’ (ma che diavolo c’entra la famiglia?) il parere di Francesco D’Agostino contiene anche una riflessione sul principio del danno che io ho citato:
nessuno è danneggiato da questo spettacolo, non chi decide di donare l’organo o chi concorre per ottenerlo o il pubblico, e sembra che tutto sia lecito, ma questo – ha sottolineato D’Agostino – è un esempio di povertà morale; se dovessimo infatti valutare lo show chiedendoci chi è danneggiato, potremmo paradossalmente concludere che nessuno lo è, ma bisogna andare oltre.Oltre dove? E quale criterio dovremmo usare?
Aggiunta 2
Gran bello scherzetto!
Postato da Chiara Lalli alle 17:32 14 commenti
Etichette: Commercializzazione degli organi, Espianto di organi
Ovociti in vendita a 250 sterline cadauno
Ogni volta che la commercializzazione degli organi umani si pone come una possibile alternativa alla donazione si scatena una reazione animata e abbastanza compatta: un mercato di organi umani sarebbe un grave errore e moralmente ripugnante.
La decisione dell’Human Fertilisation and Embryology Authority (Gran Bretagna) del 21 febbraio scorso di permettere la vendita di ovociti a scopo di ricerca ha riproposto le obiezioni consuete che investono il mercato di organi: la discriminazione (saranno i più poveri a vendere e non certo i benestanti) e l’indisponibilità del proprio corpo (come posso vendere pezzi di qualcosa che non mi appartiene?).
Si parla di rimborso spese (“Women will not be paid for donating their eggs. Researchers will have to follow the same system as donation for treatment; donors can only claim back the expenses that they have actually incurred”) e come condizione si stabilisce l’intenzione altruistica (ma come verificarla?); tuttavia per definire senza ipocrisia questa forma di “donazione pagata” sarebbe forse più onesto parlare di vendita di ovociti.
Discriminazione, società castale, “cannibalizzazione” tecnologica, mercificazione del corpo, nuovo schiavismo e così via, sono modi diversi per esprimere la propria contrarietà rispetto alla possibilità di vendere gli ovociti, e sono tutti corollari dell’immoralità della strumentalizzazione del proprio corpo.
Ma sono ragioni valide per sostenere la condanna morale della vendita degli ovociti?
L’appartenenza del proprio corpo non è una questione che possiamo liquidare aggrappandoci alla presunta immoralità del disporne (commercialmente): in una prospettiva non religiosa la premessa che il corpo che abbiamo ci è stato donato e non possiamo disporne deve essere ridiscussa. E non è semplice, pur accogliendo come premessa l’espropriazione, determinare a chi appartenga il nostro corpo: allo Stato? Il veto morale sulla possibilità di disporre del proprio corpo, poi, è già stato intaccato dalla ‘vendita’ del sangue: che differenza morale c’è nel vendere ovociti?
Quanto alla immoralità di utilizzare gli esseri umani (e parti di essi) come strumenti per uno scopo (la ricerca, in questo caso) è utile riflettere sul fatto che è esattamente quello che facciamo quando chiamiamo l’idraulico o usiamo la parola ‘impiegato’, che denota brutalmente una relazione di reificazione e strumentalizzazione. Proprio come ricorda Richard Lewontin, non vale forse anche per concetti quali ‘braccia da lavoro’, ‘capitale umano’ o per l’immenso numero di bambini che nascono per realizzare ambizioni frustrate dei genitori, per ereditare un impero o per soddisfare biechi desideri di immortalità?
Inoltre è opportuno distinguere le conseguenze non necessarie (sebbene condannabili) di una determinata azione: la discriminazione è una conseguenze possibile del mercato degli organi. Può la commercializzazione ereditare automaticamente la condanna per qualcosa che provoca (non necessariamente, seppure frequentemente)?
Se è la condizione di indigenza a compromettere la libertà della scelta (di vendere un ovocita o un altro organo), la soluzione non risiede però nel vietare o nel limitare quella libertà, bensì nel rimuovere la causa della compromissione della libertà di scelta.
Si può anche decidere che è impossibile combattere la discriminazione e non è opportuno aggiungere una ennesima occasione di ingiustizia sociale. Ma sarebbe doveroso rispondere alla seguente domanda: per quale ragione le persone economicamente svantaggiate starebbero meglio se la possibilità di vendere i propri organi fosse loro negata? E ancora: se fosse una persona benestante a scegliere di vendere un ovocita o un rene, quali obiezioni rimarrebbero?
Il paternalismo non sarebbe una soluzione consigliabile per uno Stato che voglia ancora definirsi liberale e non autoritario.
(Su Agenda Coscioni di aprile con il titolo Ovociti in vendità: sfruttamento o libertà?)
Pera e le parole
Marcello Pera argomenta contro il disegno di legge che vorrebbe introdurre la possibilità per i genitori di decidere che cognome dare ai propri figli (del padre, della madre o di entrambi); disegno di legge che è stato proprio in questi giorni rimandato alla Commissione Giustizia del Senato, per l’impossibilità di trovare un ampio accordo per l’approvazione in aula («La famiglia scivola sulle parole», La Stampa, 31 maggio 2007):
se si introduce il cognome doppio e se ne affida la trasmissione alla discrezionalità dei singoli, si rischia di violare il principio dell’unità e unilinearità della sostanza familiare. Se il nome della famiglia è duale, è duale anche la famiglia? Se il nome allude alla cosa o la denota – e questo è il caso nostro, ché altrimenti non si sarebbe posto il problema – allora il nome duale sembra alludere proprio a una cosa duale o denotarla. Ma una famiglia duale, a maggior ragione se di volta in volta denominata a discrezione, non è più come un embrione e forse non è più una famiglia: sono due individui sommati, ciascuno col proprio nome, non una singola entità fusa, col suo singolo nome, anche se doppio. Nomi e simboli possono avere, e spesso hanno, conseguenze sostanziali anche non intenzionali e la legge del doppio cognome, dopo quella, tentata, dei Dico, potrebbe diventare proprio il primo passo per toccare la sostanza della famiglia. Il secondo passo consisterebbe nel dire che i diritti della famiglia sono solo quelli dei suoi membri. Il terzo e ultimo passo sarebbe che la famiglia non esiste, ma esiste solo l’unione. «Rossi e Bianchi, sposi» come «Rossi & Bianchi, mercerie, snc». Arriveremo lì?A dire il vero, una legge che non impone obblighi di sorta ma lascia liberi i coniugi di scegliere (nei limiti del ragionevole) il cognome che preferiscono dare ai figli, non sembrerebbe avere tutte le temibili conseguenze che Pera paventa; e in ogni caso, il significato simbolico del doppio cognome parrebbe, più pacatamente, quello di riconoscere anche formalmente l’uguaglianza dei coniugi, da tempo sancita dal codice. Piuttosto – dato che suppongo che Pera, anche se non lo dice esplicitamente, sia a favore dello statu quo – si potrebbe applicare il suo stesso argomento all’imposizione del solo cognome paterno: «una famiglia monadica, a maggior ragione se di volta in volta denominata per imperio, non è più come un embrione e forse non è più una famiglia: è un individuo solo, col suo proprio nome, non una singola entità fusa, col suo singolo nome, anche se doppio» (curiosamente, le parole finali, rimaste identiche, si adattano meglio a questa derivazione che all’argomento originale). Temo che la cosa suoni come una descrizione del più bieco patriarcato; ma forse è proprio quello che auspica Pera...
Aggiornamento: risponde a Pera Chiara Saraceno, sullo stesso giornale («Sul doppio cognome Pera sbaglia», La Stampa, 4 giugno 2007, p. 39).
Area sanitaria
1. Carlo Alberto Defanti (Neurologo, Bergamo)
2. Virginio Bonito (Neurologo, Bergamo)
3. Mariolina Congedo (Neurologo, Trieste)
4. Maddalena Gasparini (Neurologo, Milano)
5. Daniela Tarquini (Neurologo, Roma)
6. Pietro Tiraboschi (Neurologo, Milano)
7. Ignazio Renzo Causarano (Neurologo, Milano)
8. Marcella Gasperini (Neurologo, Verona)
9. Sandro Sorbi (Neurologo, Firenze)
10. Riccardo Cecioni (Medico legale, bioeticista, Arezzo)
11. Gian Domenico Borasio (Neurologo, palliativista, Monaco di Baviera)
12. Eugenio Pucci (Neurologo, Macerata)
13. Federico Morello (Neurologo, Arzignano, VI)
14. Alberto Primavera (Neurologo, Genova)
15. Annamaria Colombo (Anestesista rianimatore, Seregno)
16. Alessandro Tiezzi (Neurologo, Arezzo)
17. Fabio Chiodo Grandi (Neurologo, Trieste)
18. Sara Pareo (Urologo, Roma)
19. Cristina Cusi (Neurologo, Milano)
20. Paola Tortora (Anestesista rianimatore, palliativista, Cervignano del Friuli, UD)
21. Pierlorenzo Papanti Pelletier (Medico geriatra, Cervignano del Friuli, UD)
22. Vincenzo Tomaselli (Chirurgo pediatra, Milano)
23. Fabrizio Fiacco (Neurologo, Bergamo)
24. Donatella Lai (Psichiatra, S. Gavino Monreale, CA)
25. Fabrizia Cioffi (Neurochirurgo, Firenze)
26. Luigi Castaldi (Ginecologo, Napoli)
27. Stefano Canitano (Radiologo, Roma)
28. Guido Bertolini (Medico ricercatore Istituto “Mario Negri”, Ranica, BG)
29. Livio Carnevale (Anestesista rianimatore, Pavia)
30. Maria Grazia Bonalumi (Anestesista rianimatore, Milano)
31. Angelo Giordano (Neurologo, Catania)
32. Arianna Cozzolino (Medico palliativista, Milano)
33. Luisa Cesaris (Medico palliativista, Milano)
34. Massimo Pizzuto (Medico palliativista, Milano)
35. Ezio Crestan (Anestesista rianimatore, Lecco)
36. Emiliano Gamberini (Medico, Ravenna)
37. Irene Petrisi (Igienista, Roma)
38. Francesco Gabriele (Anestesista rianimatore, Castellana Grotte, BA)
39. Simone Rinaldi (Anestesista, Montecatini Terme, PT)
40. Fulvio Agostini (Anestesista rianimatore, Santona, TO)
41. Cosimo Freni (Rianimatore, Roma)
42. Sergio Livigni (Medico, Torino)
43. Ivano Donato (Anestesista rianimatore, Lecco)
44. Roberto Alberto De Blasi (Anestesista rianimatore, Roma)
45. Antonella Potalivo (Anestesista rianimatore, Bologna)
46. Giuseppe Belloni (Anestesista rianimatore, Torino)
47. Simonetta Pastorini (Anestesista rianimatore, Roma)
48. Fabrizio Storace (Psichiatra, Napoli)
49. Franco Gallo (Anestesista rianimatore, Padova)
50. Guido Rasi (Internista, Roma)
51. Stefano Muttini (Anestesista rianimatore, Milano)
52. Aurelia Guberti (Anestesista rianimatore, Ferrara)
53. Giorgio Berlot (Anestesista rianimatore, Trieste)
54. Fausto Maria Molino (Anestesista rianimatore, Roma)
55. Nicola Lalli (Psichiatra, Roma)
56. Ada Ianuaria Fermariello (Specializzando in anestesia e rianimazione, Roma)
57. Pier Giorgio Fabbri (Medico, Palermo)
58. Paolo Del Sarto (Anestesista rianimatore, Massa)
59. Michele Gallucci (Urologo, Roma)
60. Andrea Bianchin (Anestesista rianimatore, Montebelluna, TV)
61. Gennaio Savoia (Anestesista rianimatore, Napoli)
62. Moira Bernard (Anestesista rianimatore, Belluno)
63. Marco Formica (Nefrologo, Cuneo)
64. Paolo Piccinini (Anestesista rianimatore, Modena)
65. Francesco Guidi (Anestesista rianimatore, Pesca, PT)
66. Alfredo Vannacci (Farmacologo, Firenze)
67. Stefano Meinardi (Anestesista rianimatore, Torino)
68. Benvenuto Antonini (Medico, Bassano Bresciano)
69. Francesco Cancellieri (Anestesista rianimatore, Milano)
70. Vincenzo Sgarioto (Medico ospedaliero, Mantova)
71. Luca Arena (Anestesista rianimatore, Pescia, PT)
72. Humberto Pontoni (Medico, Paderno Dugnano, MI)
73. Ronaldo Fossati (Medico, Paderno Dugnano, MI)
74. Pietro Roncato (Anestesista rianimatore, Castelfranco Veneto, TV)
75. Edoardo Calderini (Anestesista rianimatore, Milano)
76. Carlotta Fontaneto (Anestesista rianimatore, Novara)
77. Luigi Targa (Medico, Cesena)
78. Andrea Millul (Medico, Merate)
79. Paola Manzoni (Medico, Merate)
80. Italo Volpe Rinonapoli (Anestesista rianimatore, Roma)
81. Anna Borri (Medico, Milano)
82. Maria Vittoria Lavorato (Medico, Milano)
83. Federica Mariani (Medico, Milano)
84. Maria Luisa Farina (Medico, Bergamo)
85. Modesto Mendicini (Medico, Roma)
86. Lara Porrinis (Anestesista rianimatore, Milano)
87. Michele Paganelli (Chirurgo, Milano)
88. Aurora Piccardo (Anestesista rianimatore, Roma)
89. Giuseppe Renato Gristina (Medico, Roma)
90. Gianmario Monza (Anestesista rianimatore, Cislago, VA)
91. Antonio Pesenti (Anestesista rianimatore, Milano)
92. Mario Peta (Anestesista rianimatore, Pavia)
93. Giovanni Pittoni (Anestesista rianimatore, Padova)
94. Roberto Biffi (Chirurgo, Milano)
95. Elisabetta Medurri (Anestesista rianimatore, Torino)
96. Lucia Lari (Anestesista rianimatore, Pistoia)
97. Marina Frontali (Medico genetista, Torre Gaia, RM)
98. Maria Rosa Salcuni (Anestesista rianimatore, Ivrea, TO)
99. Francesco Massimo Romito (Anestesista rianimatore, Matera)
100. Elsa Galeotti (Anestesista rianimatore, Feltre)
101. Daniela Sanguigni (Nefrologo, Roma)
102. Riccardo Francesconi (Anestesista rianimatore, Cremona)
103. Raul Bucciarelli (Anestesista rianimatore, Belluno)
104. Martin Langer (Anestesista Rianimatore, Ferrara)
105. Marco Zanello (Anestesista Rianimatore, Bologna)
106. Paolo Cesaro (Anestesista Rianimatore, Napoli)
107. Giovanni Pasetti (Anestesista rianimatore, Orbettello, GR)
108. Giuseppe Cavicchio (Anestesista rianimatore, Salerno)
109. Enrico Grassi (Anestesista rianimatore, Feltre)
110. Giorgio Guazzelli (Ginecologo, Feltre)
111. Claudio Melloni (Anestesista Rianimatore, Bologna)
112. Maurizio Eliseo Francesco Solca (Anestesista rianimatore, Milano)
113. Maurizio Furnari (Anestesista rianimatore, Padova)
114. Ugo Guerra (Medico, Bergamo)
115. Romano Tetano (Anestesista rianimatore, Palermo)
116. Claudia Caponnetto (Neurologo, Genova)
117. Gabriele Mora (Medico, Milano)
118. Luciano Orsi (Medico palliativista, Crema)
119. Letizia Mazzini (Neurologo, Novara)
120. Marco Poloni (Neurologo, Bergamo)
121. Marina Rizzo (Neurologo, Palermo)
122. Maria Teresa Marra (Medico, Pratovecchio, AREZZO)
123. Paolo Dongiovanni (Neurologo, Pisa)
124. Mario Manfredi (Neurologo, Presidente SIN, “Società Italiana di Neurologi” Roma)
125. Luciano Gattinoni (Presidente SIAARTI, “Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva”, Milano)
126. Raffaele Pacchioni (Medico, Meolo, VE)
127. Flavio Badii (Medico, Conegliano Veneto)
128. Sally Calva (Anestesita, Torino)
129. Emiliano Cingolani (Anestesista rianimatore, Roma)
130. Daniela Omodei (Anestesista rianimatore, Brescia)
131. M. Francesca Sapuppo (Anestesista rianimatore, Palermo)
132. Francesco Zuccaro (Anestesista rianimatore, Matera)
133. Gabriella Ciceri (Anestesista rianimatore, Alzate Brianza, CO)
134. Paolo Malacarne (Anestesista rianimatore, Pisa)
135. Daniele Poole (Anestesista rianimatore, Belluno)
136. Domenico Sforza (Anestesista rianimatore, San Severo, FG)
137. Luca Tommasini (Medico, Pistoia)
138. Alfonso Ciccone (Neurologo, Milano)
139. Angelo Pezzi (Anestesista rianimatore, Milano)
140. Paola Del Chiaro (Medico, Livorno)
141. Marco Vergano (Anestesista rianimatore, Torino)
142. Annalisa Longobardo (Medico, Torino)
143. Salvatore Vasta (Anestesista rianimatore, Pantelleria, TP)
144. Patrizia Angiolini (Medico intensivista, Firenze)
145. Giuseppe Pulito (Anestesista rianimatore, Scoppano-Maglie-Poggiardo)
146. Roberto Rosi (Anestesista rianimatore, Siena)
147. Gaetano Gritti (Anestesista rianimatore, Firenze)
148. Marco Rambaldi (Anestesista rianimatore, Modena)
149. Giuseppe Ciampo (Anestesista rianimatore, Altamura, BA)
150. Stefania Meregalli (Neurologo, Milano)
151. Eduardo Beck (Anestesista rianimatore, Lecco)
152. Luca Brazzi (Anestesista rianimatore, Milano)
153. Marco Zanello (Anestesista rianimatore, Bologna)
154. Roberto Alfieri (Medico, Bergamo)
155. Riccardo Massei (Medico, Dipartimento Emergenza Urgenza, Lecco)
156. Monica Bonfiglio (Anestesista rianimatore, Chiavari, GE)
157. Bruno Tomassini (Cardiologo, Cavaglià, BI)
158. Emiliano Gamberini (Medico, Ravenna)
159. Raffaele Prodomo (Medico, bioeticista, Napoli)
160. Giorgio Berchicci (Odontoiatra, Isernia)
161. Gianmariano Marchesi (Anestesista rianimatore, Bergamo)
162. Domenico Danza (Ginecologo, Salerno)
163. Ernesto Pizzirani (Medico, Padova)
164. Carlo Oggioni (Medico, Jesi, AN)
165. Lamberto Padovan (Anestesista rianimatore, Montagnana, PD)
166. Elisabetta Chelo (Ginecologa, Firenze)
167. Luisa Caspani (Anestesista rianimatore, Milano)
168. Alberto Parma (Anestesista rianimatore, Milano)
169. Angelo Panio (Anestesista rianimatore, Torino)
170. Massimo Barattino (Anestesista rianimatore, Firenze)
171. Corinna Boniotti (Anestesista rianimatore pediatrica, Brescia)
172. Marco Cigada (Anestesista rianimatore, Milano)
173. Lina Stefani (Anestesista rianimatore, Lecce)
174. Mario Peta (Medico intensivista, Milano)
175. Roberto Oggioni (Anestesista rianimatore, Firenze)
176. Luciano Ditri (Medico, Vicenza)
177. Alberto Parma (Anestesista rianimatore, Milano)
178. Francesco Libero Giorgino (Ginecologo, Padova)
179. Salvatrice Marana (Anestesista rianimatore, Palermo)
180. Santino Marchese (Medico, Palermo)
181. Alessandro Cerutti (Anestesista rianimatore, Moncalieri)
182. Dino Di Pasquale (Anestesista rianimatore, Pisa)
183. Claudio Giuseppe Pusineri (Anestesista rianimatore, Vedano al Lambro, MI)
184. Paola Pieraccioni (Anestesista rianimatore, Firenze)
185. Silvio Viale (Ginecologo, Torino)
186. Fabio Massimo Corsi (Neurologo, Roma)
187. Massimo Neri (Anestesista rianimatore, Bologna)
188. Irene Marri (Anestesista rianimatore, Bologna)
189. Mirella Parachini (Ginecologo, Roma)
190. Corrado De Lipsis (Anestesista rianimatore, Benevento)
191. Davide Corvi (Anestesista rianimatore, Seregno, MI)
192. Massimo Brandolini (Anestesista rianimatore, Padova)
193. Mauro Marinari (Anestesista rianimatore, Lecco)
194. Nicola Ladiana (Anestesista rianimatore, Milano)
195. Franco Toscani (Medico, Olmeneta, CR)
196. Paolo Geraci (Medico, Pavia)
197. Franca Fossati Bellani (Pediatria oncologo, Milano)
198. Sergio Federico Robbiati (Oncologo, Arco, TN)
199. Giovanni Donadoni (Medico, Milano)
200. Luisa Caspani (Anestesista rianimatore, Milano)
201. Basilio Marini (Infettivologo ospedaliero, Bergamo)
202. Antonio Brambilla (Neurologo Bergamo-Seriate)
203. Paolo Brioschi (Anestesista rianimatore, Milano)
204. Sebastiano Castellano (Medico, Mondovì, CN)
205. Marco Aliprandi (Medico, Pavia)
206. Federica Mariani (Internista, Milano)
207. Bruno Balocco (Anestesista Rianimatore, Bergamo)
208. Anna Cecilia Bettini (Medico, Bergamo)
209. Gianluigi Mancardi (Neurologo, Genova)
210. Annamaria Acquarolo (Anestesista rianimatore, Brescia)
211. Angelo Luca (Medico, Palermo)
212. Pietro Schiroso (Radiologo, Roma)
213. Federico Russo (Psichiatra, Roma)
214. Bruno Andreoni (Chirurgo, IEO, Milano)
215. Claudia Moroni (Anestesista rianimatore, Milano)
216. Sergio Vesconi (Anestesista rianimatore, Milano)
217. Albino Fascendini (Medico, Bergamo)
218. Luigi Colella (Medico, Roma)
219. Marta Toscano (Medico, Pavia)
220. Clara Ferruzzi (Pediatra, Bergamo)
221. Pierangelo Bertoletti (Ginecologo, Bergamo)
222. Pier Carlo Bergonzi (Anestesista rianimatore, Milano)
223. Daniela Giudici (Anestesista rianimatore, Milano)
224. Vittorio Pradella (Anestesista rianimatore, Milano)
225. Nicola Brienza (Anestesista rianimatore, Bari)
226. Maria Rebecchi (Palliativista, Crema)
227. Elisa Silvestre (Anestesista rianimatore, Milano)
228. Daniela Orazi (Medico, Roma)
229. Guido Miccinesi (Epidemiologo, Firenze)
230. Donatella Giannunzio (Medico, Cremona)
231. Laura Rigotti (Anestesista rianimatore, palliativista, Rovereto, TN)
232. Giuseppe Nardi (Medico, Roma)
233. Mauro Polo (Anestesista rianimatore, Montebelluna, TV)
234. Marco Sacchi (Medico, Rozzano, MI)
235. Daniela Boccalatte (Anestesista rianimatore, Lucca)
236. Mario Tavola (Anestesista Rianimatore Lecco)
237. Maria Teresa Grusovin (Camposampiero, PD)
238. Marzia Mingarelli (Medico, Bologna)
239. Paolo Visci (Ginecologo, Pescara)
240. Giorgio Bignami (Già direttore del laboratorio di Fisiopatologia di organo e di sistema dell’Istituto Superiore di Sanità, Roma)
241. Baldassarre Mirra (Medico)
242. Arnaldo Alberti (Anestesista rianimatore, Porto Viro)
243. Rosa Mastropierro (Anestesista rianimatore, Brescia)
244. Maria Antonella Piga (Medico legale, Milano)
245. Edi Prandi (Anestesista rianimatore, Milano)
246. Luigia Scavone (Anestesista rianimatore, Cavaglià, BI)
247. Giovanni Zagli (Farmacologo, Firenze)
248. Massimo Albertin (Ematologo, Abano Terme, PD)
249. Angela Giuffrida (Anestesista rianimatore, Garbagnate Milanese, MI)
250. Giorgio Gambale (Anestesista rianimatore, Forlì)
251. Guido Belinzona (Medico, Pavia)
252. Francesca Rubulotta (Anestesista rianimatore, Catania)
253. Anna Costa (Medico, Carrara, MS)
254. Giovanni Gordini (Direttore Rianimazione-118, Bologna)
255. Franco Benino (Medico, Verona)
256. Giuseppe Cornata (Anestesista rianimatore, Cuneo)
257. Patrizia De Massis (Neurologo, Imola, BO)
258. Daniele Coen (Direttore Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso, Milano)
259. Marcello Navazio (Ginecologo Endocrinologo, Bologna)
260. Carolina Galeazzi (Collaboratore sanitario tecnico infermiere, Orvieto)
261. Daniele Martinuzzi (Operatore specializzato per portatori di handicap, Orvieto)
262. Sarina Lombardo (Infermiere, Cuneo)
263. Claude Karmann (Direttore Scuola Formazione LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
264. Paolo Haim (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
265. Elena Fontana (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
266. Grazia Maria Colico (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
267. Alice Di Fant (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
268. Tiziana Maria Lacchio (Infermiere, Torino)
269. Carla Repetto (Infermiere, Novi Ligure, GE)
270. Maria Angela Marchetti (Assistente Sanitaria, Crema)
271. Claudia Berton (Infermiere, Ivrea, TO)
272. Loredana Scolari (Infermiere terapia intensiva, Torino)
273. Valter Gasperini (Fisioterapista, Rimini, RN)
274. Giacomo Morlini (Fisioterapista, Bergamo)
275. Annalisa Minali (Infermiere, Bergamo)
276. Lucia Colombi (Infermiere, Bergamo)
277. Carmen Savella (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
278. Mariagrazia Sella (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
279. Katia Alberti (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
280. Angela Rossella Aicardi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
281. Annamaria Ratti (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
282. Luca Erizzo (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
283. Pierfranco Parisi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
284. Fabio Scalise (Assistente domiciliare, Rho, MI)
285. Giuseppina Gherzi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
286. Monica Braile (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
287. Renato Jacono (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
288. Elisabetta Tandoja (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
289. Marilena Sohnel (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
290. Ivo Madella (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
291. Maria Grazia Colombo (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
292. Antonella Boni (Fisioterapista, Milano)
293. Nazzarena Ricciardi (Infermiere, Milano)
294. Chiara Bider (Infermiere, Biella)
295. Ada Masucci (Infermiere, Torino)
296. Ornella Bardelli (Infermiere, Cremona)
297. Rosaria Vitale (Fisioterapista, Salerno)
298. Dora Colognesi (Fisioterapista, Bologna)
299. Sabrina Lovato (Infermiere, Verona)
300. Maria Benetton (Infermiere, Treviso)
301. Gennaro Liguori (Infermiere, Grumo Nevano, NA)
302. Nicoletta Riva (Fisioterapista, Mondovì, CN)
303. Antonio Maria Russi (Volontario LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Milano)
304. Cristina Giordanino (Infermiere, Manta, CN)
305. Luisella Ballatore (Infermiere Busca, CN)
306. Sergio Giordano (Veterinario, Rimini)
307. Donato Carrara (Infermiere, Segretario Nazionale NurSind)
308. Antonio Luperto (Ginecologo, Collepasso, LE)
309. Anna Maria Tormene, (Ginecologo Ulss 16, Padova)
310. Paolo Pesiri (Pneumologo ospedalerio, Venezia)
311. Carmela Sapuppo (Oculista, Palermo)









