giovedì 28 febbraio 2008

Walter Veltroni. L’etica della responsabilità/1

L’etica della responsabilità (il testo integrale dell’intervento di Walter Veltroni all’Assemblea dei cattolici del Partito democratico “Educare al bene comune”).
Il testo è lungo e merita qualche riflessione. Qui sotto la parte iniziale (mi scuso per la lunghezza).

Una mancata risposta legata anche a due rischi costanti, a due tendenze nemiche della ricerca capace di condurre alle soluzioni: da una parte la tentazione della rinuncia alla difesa della laicità dello Stato, dall’altra l’idea di escludere l’apporto dell’esperienza religiosa alla formazione del tessuto etico della società.
[Non si tratta di escluderlo, ma di ridimensionarlo e di guardare con spirito critico al rapporto tra morale e religione, perché non è proprio scontato né convincente che sia la religione a costituire il fondamento della morale. Se mi comporto bene per guadagnarmi il paradiso, non rischio di essere interessato?]
Trascorso un anno e mezzo, questi rischi non sembrano essersi allontanati da noi. Al contrario.

Affiora in particolare, in queste settimane, in questi giorni, la tentazione di dare per scontata nel nostro Paese una netta separazione e una nuova contrapposizione tra laici e cattolici.
Unico caso in Europa, dove tutti i partiti a vocazione maggioritaria, a destra come a sinistra, sono “misti”, per ispirazioni religiose e non, l’Italia sarebbe condannata a ripetere all’infinito la divisione di Porta Pia, superando all’indietro le stesse collaborazioni che si sono avute nella Prima Repubblica.
[Unico caso in Europa perché unico Paese a barattare la salvezza dell’anima per pochi voti. O viceversa. In un Paese davvero laico non si dovrebbe parlare di quale dio preghiamo nelle nostre case e se lo preghiamo]
Dovremmo ricadere, così, proprio in ciò che si era voluto evitare alla Costituente, quando si ricercavano sempre intese alte tra le forze politiche. Dovremmo rassegnarci a quei muri divisori, a quelle autosufficienze non comunicanti, che uomini come De Gasperi avevano già inteso superare, nelle forme allora possibili.

Dovremmo essere costretti da una parte a minimizzare le conquiste ottenute dal movimento dei lavoratori o dalla rivoluzione femminile o ancora i passi avanti compiuti sui grandi temi legati ai diritti civili. E dovremmo, dall’altra, non considerare, dimenticare, espungere dalla storia, il carattere grande e speciale del cattolicesimo politico italiano, che è stato quello di perseguire un disegno democratico al cui interno far valere l’apporto che la fede religiosa poteva fornire alla realizzazione di un paese più unito e aperto.
[Se la fede religiosa diventa uno strumento politico, sia la religione che la politica ne soffrono. Come può la religione, connotata da assoluti, piegarsi alla strategia politica, al baratto e alle discussioni? E come può la politica accogliere protagonisti impalpabili e opinioni esegeticamente complesse?]
Dovremmo, dovrebbe in particolare chi non è credente, ritenere di non aver nulla da imparare dall’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, dalla grande esperienza di libertà del Concilio, dall’esortazione della Gaudium et Spes affinché la Chiesa aprisse “porte e finestre”, dall’inizio del lungo cammino dell’opzione per i poveri, per gli sfruttati, per ciò che la Chiesa chiamò un impegnarsi nel mondo e nella società a partire dagli ultimi.
[Della Chiesa cattolica o ricordiamo tutto o dimentichiamo tutto: smettiamola di invocare carità e bontà omettendo i soprusi e il sangue che nemmeno una dimenticanza ostinata può cancellare. Rinunciamo alle semplificazioni da sussidiario. Non voglio infierire, ma se pensiamo a “insegnamento”, “libertà”, “aperture di porte e finestre” e “impegno”, che so, rispetto agli omosessuali, il profilo della Chiesa appare minaccioso e ben lontano dalla rosea descrizione veltroniana. A meno che per finestre non si intenda defenestrazione. E allora siamo d’accordo: la Chiesa, e con questa il Partito Democratico, ha defenestrato le persone con un orientamento sessuale “non consono”. A cosa? Ai suoi dogmi. Dove sta la libertà e l’insegnamento? Di quale insegnamento sta parlando Veltroni?]
Dovremmo considerare prive di fondamento le preoccupazioni di quanti nella Chiesa si interrogano, e interrogano l’umanità contemporanea, sul valore della vita e su quello della famiglia, sul tema dell’educazione e sul valore della ricerca scientifica e i limiti alle sue applicazioni tecnologiche, limiti che l’uomo deve avere la saggezza di porsi.
[Attribuire soltanto alla Chiesa tali preoccupazioni è scorretto e disonesto: fuori dalla Chiesa ci sarebbero solo scriteriati libertari anarcoidi? Questa è una caricatura infantile. Questa è la peggiore colpa dei sedicenti laici: sentirsi inferiori sul terreno dei valori]
Si tratta di interrogativi profondi, che rendono inquiete le coscienze di credenti e non credenti. Solo una visione superficiale può ridurle a ingerenze o interferenze. “La società giusta – ha scritto Benedetto XVI nella sua prima enciclica dedicata alla carità cristiana – non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Tuttavia, l’adoperarsi per la giustizia, lavorando per l’apertura dell’intelligenza e della volontà alle esigenze del bene la interessa profondamente”.
[Solo una visione superficiale può far finta di non capire quale sia il problema. Una società giusta non discrimina le persone in base a scelte che non danneggiano nessuno; una società giusta non incrocia le braccia davanti ai privilegi (ICI, ZTL, patrimoni immobiliari clericali e così via)]
Sono parole come queste, così chiare nella distinzione dei piani, che aprono la via del dialogo, che affermano nel modo più alto il valore della laicità, che allontano il rischio della separazione e rendono possibile la ricerca di un terreno su cui muoversi e incontrarsi in nome del bene comune.
[Siamo ai limiti del paradosso: la vera e giusta laicità è quella indicata da B16. Il bene comune è perseguibile soltanto se non si pretende di imporre una certa visione del mondo. Il bene comune non è quello che qualcuno, per quanto autorevole, pensa che sia il bene comune. Il bene comune è la possibilità di scegliere come vivere, ciascuno secondo le proprie preferenze, senza danneggiare altri e senza sentirsi fare la predica o subire la coercizione legale]
Uno dei rischi più grandi che oggi possiamo correre è quello di rinchiuderci in certezze assolute, dentro identità chiuse, esclusive ed escludenti. L’identità fa parte della vita degli uomini e dei popoli, che devono sapere dove affondano le proprie radici. Guai, però, se l’identità diventa un muro precario dietro il quale trincerarsi con ansia e preoccupazione, e non il terreno solido sul quale poggiare per potersi sporgere tranquillamente verso l’altro da sé.
[Le certezze assolute, caro Uolter, non sono dei laici. Come potrebbero? E se le radici diventano una scusa per non cambiare rotta, per trincerarsi dietro a muri millenari buoni solo perché millenari, allora è meglio un prefabbricato; anzi una tenda]

9 commenti:

Merc ha detto...

Uff... andiamo bene... posso votare Zapatero?

den ha detto...

Puoi votare il suo partito nella versione italiana ...

Paolo C ha detto...

Bella analisi. Binetti o non Binetti, questo e' il problema del PD. La presenza dei radicali nelle liste e forse, in un futuro prossimo - non ho ancora capito bene -, nel PD e' positiva. Almeno ci sara' qualcuno del PD che protestera' quando la destra abolira' le leggi su aborto e divorzio ^__^ .
Ma per affrontare veramente i famosi temi sensibili ci vorrebbe un'altra impostazione.

MattBeck ha detto...

Veltroni commette fin dalle origini un banale errore di metodo nelle sue premesse, ponendo as usual una linea di confine fra laici e cattolici.

Il problema non è questo, anche perché statistiche e sondaggi mostrano che molti credenti sono favorevoli ad una serie di conquiste definite laiciste dai vari Ferrara Pera &co (aborto non più clandestino, divorzio, forme di convivenza extra matrimoniale ecc.)...
E del resto atei dichiarati come Ferrara Adornato e Pera sostengono che la chiesa cattolica dovrebbe avere un prestigio ed un'autorità politico-morali superiori e travalicanti quelli derivanti dal suo indubbio potere psicologico e religioso.

Il problema è fra coloro che, indipendentemente dalle loro idee in fatto di religione, non intendono dare una valenza religiosa ed estensivamente ideologica alle modalità e idee di gestione della res publica (laici) ed i cosiddetti confessionalisti (credenti o meno) che intendono dare ad una religione o confessione un potere totalizzante (e pure incostituzionale) che travalichi la normale dialettica su cui deve basarsi uno stato aspirante democratico.

Marco F ha detto...

Una minuscolissima cosa. Cosa dice il buon Uolter quando parla di coloro che "nella Chiesa si interrogano, e interrogano l’umanità contemporanea, [...] sul valore della ricerca scientifica e i limiti alle sue applicazioni tecnologiche, limiti che l’uomo deve avere la saggezza di porsi". Che dev'essere la Chiesa che mi dice quali sono questi limiti? Sarebbe la posizione del buon B16, che sussume la ragione alla fede. Nel senso che la vera ragione è solo quella che dà retta alla fede, prima di esprimersi. E la fede di chi? Ma la mia, ovvio.

paolo de gregorio ha detto...

C'è sempre un assente ingiustificato in tutti questi discorsi, ed è la cosa che trovo più preoccupante: la Costituzione italiana, che decreta l'obbligo che ha lo Stato di favorire la realizzazione personale e sociale di ogni singolo cittadino. Questa non è questione né di voto di maggioranza, né di "laicismo", né di presenza cattolica: lo spartiacque è quando una corrente di pensiero e politicizzata si frappone tra la Costituzione e la politica vera, tra quel principio difeso dalla Costituzione e il cittadino. Difendere la Costituzione è un dovere inderogabile di ogni uomo politico, cattolico e non cattolico che sia. Quel principio, per esempio, è l'unico che deve essere tenuto in considerazione quando si discute se alcuni diritti vadano riconosciuti.

Breve commento su una frase di Chiara: "Se mi comporto bene per guadagnarmi il paradiso, non rischio di essere interessato?" alla quale aggiungerei: e se puta caso perdo la fede, a quel punto che faccio, comincio ad andare in giro ad ammzzare persone? Perché la fede era l'unico freno che mi tratteneva dal farlo? E verrò giustificato? E chi non va in giro ad ammazzare gente pur non avendo nessun freno dalla fede, perché non ce l'ha, cos'è: un immondo immorale?

Pat pat ha detto...

Il PD sta decisamente seguendo le orme populiste del suo principale avversario, alla fine il modello Forza Italia ha stravinto e fa da apripista per chi vuole accaparrarsi il suo bel consenso coatto.

Paolo C ha detto...

Odifreddi pare intenzionato a lasciare il PD, dopo il discorso di Veltroni.

MattBeck ha detto...

In effetti su la Repubblica di oggi Odifreddi attacca senza mezzi termini la strategia veltroniana del volemose bene con tutti; non si candiderà col PD proprio per la non volontà dei capoccia del partito di prendere una posizione laica chiara.