venerdì 11 gennaio 2008

Aborto e libertà

Su Liberazione dell’8 gennaio un’intervista a Luigi Ferrajoli, docente di Teoria Generale del Diritto all’Università Roma 3, coglie molto bene (nonostante qualche sfumatura non del tutto condivisibile) alcuni punti della questione dell’aborto (Romina Velchi, «Luigi Ferrajoli: “Immorale e fanatico paragonare l’aborto alla pena di morte”», p. 4):

Aggiungo che nella penalizzazione dell’aborto c’è una contraddizione con i principi consolidati del costituzionalismo democratico, della tradizione liberale e della stessa tradizione dell’etica laica.

Cioè?
È uno dei principi classici della morale laica, e direi della morale in generale, la seconda massima kantiana: nessuna persona può essere trattata come un mezzo, come uno strumento per fini non suoi. Qui parliamo, viceversa, di imposizione alla donna di un comportamento e non semplicemente di un divieto: non si vieta solo alla donna di abortire, ma la si obbliga anche a diventare madre. Le si impone un comportamento, per altro, che significa uno stravolgimento di vita.
Vale la pena sottolineare che gli stessi che sono contro l’aborto sono anche contrari ai metodi contraccettivi che non siano “naturali”.
Appunto considero immorali queste tesi, perché ledono la dignità della donna come persona, la sua libertà personale. C’è un classico principio di Stuart Mill: sul proprio corpo e sulla propria mente ciascuno è sovrano. Per questo considero vergognoso il paragone tra la pena di morte e l’aborto. Quella di Ferrara non è soltanto una provocazione, ma un’offesa al buonsenso e alla logica.
Per il pensiero autenticamente liberale, il divieto di abortire è semplicemente inconcepibile: non si può costringere nessuno a cedere la signoria della propria sfera più intima, neppure se è in gioco la vita di altri – reali o immaginari che siano. In questo senso, come dicevo già qualche giorno fa, il dibattito sullo statuto dell’embrione è importante ma non risolutivo per la questione della liceità dell’aborto: la sua conclusione inevitabile, cioè che l’embrione non è persona, concorre certo a dare forma alla legge e la rende più facilmente accettabile, ma viene solo seconda, dopo il principio supremo dell’autodeterminazione della donna. Se qualcuno si scandalizza per questo, dovrebbe per coerenza farsi promotore dell’obbligatorietà delle donazioni di sangue e delle donazioni di rene o di midollo, allo scopo di «salvare vite umane».

11 commenti:

emmyfinegold ha detto...

E' l'immoralità di chi parla di moralità che mi terrorizza.

Yupa ha detto...

Se qualcuno si scandalizza per questo, dovrebbe per coerenza farsi promotore dell’obbligatorietà delle donazioni di sangue e delle donazioni di rene o di midollo, allo scopo di «salvare vite umane».

Secondo me non è escluso che prima o poi ci si possa anche arrivare.

Su questo punto, però, mi chiedevo: cosa si può dire di quei casi in cui una coppia con un figlio bisognoso di un trapianto fa nascere un secondo figlio per averne l'organo desiderato "a disposizione" senza troppe difficoltà?

Mi pare di aver sentito che casi simili siano successi; anche se sui media generalisti, quindi può darsi le cose stessero in altro modo.
Mi pare anche che la notizia venisse riportata in termini positivi.
In ogni caso, se fosse vero, come dovremmo giudicare il fatto da un punto di vista "laico" e/o "liberale"? Dovremmo proibire ai genitori di fare il secondo figlio perché concepito per questo fine "strumentale" (come mezzo e non come scopo)?
Non dovremmo permettere, una volta nato, di adoperarlo per estrargli un rene o parte del midollo spinale?
O potremmo invece farlo liberamente perché, dopotutto, è "solo un bambino", e quindi soggetto di diritti minori rispetto a un adulto?

Arsenico ha detto...

Per il pensiero autenticamente liberale, il divieto di abortire è semplicemente inconcepibile

E questo fa della legge 194 una legge illiberale visto che vieta l'aborto dopo il 3 mese se non per casi eccezionali.

Se qualcuno si scandalizza per questo, dovrebbe per coerenza farsi promotore dell’obbligatorietà delle donazioni di sangue e delle donazioni di rene o di midollo, allo scopo di «salvare vite umane».

Ci vuole un'altra legge costrittiva, stile 194, per le donazioni.
Intanto i bambini fornitori di pezzi di ricambio sono già una realtà.

Pat pat ha detto...

@emmyfinegold
condivido.

@Chiara
non conoscevo la seconda massima di Kant, davvero interessante, e nemmeno Stuart Mill è da meno. Proporrei qualche aggiunta nei programmi scolastici sotto la materia EDUCAZIONE CIVICA, magari cominceremmo ad esprimere maggiore devozione alle istituzioni laiche.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Yupa: è vero, alcuni bambini sono stati fatti nascere perché un fratello malato aveva bisogno di un trapianto di midollo compatibile (mai altri organi, a quanto ne so). Naturalmente sarebbe paradossale dire che sarebbe stato meglio che non nascessero, piuttosto che nascere per uno scopo; inoltre, la frase originale di Kant diceva: "Agisci in modo da trattare l'uomo [...] sempre anche come fine, non mai solo come mezzo"; e naturalmente questi bambini sono poi amati per loro stessi - come del resto è naturale che avvenga.

Un bambino può avere delle proprietà, ma a disporne sono i suoi genitori, i quali prendono anche tutte le decisioni che riguardano il suo corpo e la sua salute: la legge proibisce di sottoporre un adulto ad atti medici senza il suo consenso, ma questa è la norma per i minori (e gli incapaci in genere). Naturalmente però, ogni decisione deve essere presa nell'interesse del minore (la legge vieta per esempio donazioni in denaro fatte per conto del minore - anche se forse solo per evitare abusi). Nel caso in esame si potrebbe sostenere che il bambino ha interesse ad avere un fratello vivo; si può discutere se questa giustificazione sia valida o meno (altre giustificazioni sono più complesse, e sarebbe troppo lungo esaminarle). Va anche preso in conto che l'operazione ha a quanto ne so un rischio virtualmente nullo, non ha nessuna conseguenza duratura, e comporta solo un fastidio fisico momentaneo. Ma indubbiamente è qualcosa su cui riflettere.

Yupa ha detto...

Nel caso in esame si potrebbe sostenere che il bambino ha interesse ad avere un fratello vivo

Scusate la battutaccia (sdrammatizzo un attimo), ma secondo me quando crescerà è facilissimo che cambi idea, sull'interesse di avere un fratello vivo! ;-)
Io di sorelle ne ho avute due, e chiunque si sia trovato in una situazione come la mia può confermare! ;-))
Gli unici che ho sempre sentito parlar bene dei fratelli sono stati... i figli unici! ;-)))

Sergio ha detto...

@yupa
Gli unici che ho sempre sentito parlar bene dei fratelli sono stati... i figli unici! ;-)))

io parlo benissimo di mia sorella. l'ho acquisita quando avevo 20 anni e vive a 200km :D

Arsenico ha detto...

@ Giuseppe Regalzi

Naturalmente sarebbe paradossale dire che sarebbe stato meglio che non nascessero, piuttosto che nascere per uno scopo
...
naturalmente questi bambini sono poi amati per loro stessi
...
Nel caso in esame si potrebbe sostenere che il bambino ha interesse ad avere un fratello vivo;


Una concezione più utilitaristica - e quindi egoistica - della vita non ci poteva essere. Un bambino voluto, a volte addirittura selezionato, magari in futuro direttamente progettato, per nascere per lo scopo preciso di fungere da medicina per il fratello. Non mi aspetto che chi decide la qualità del diritto di vivere trovi censurabili simili comportamenti. Mi aspetto invece che spianino la strada ad altri comportamenti ugualmente, se non di più, censurabili.

Arsenico ha detto...

@ Sergio

Una volta in Cominciamo bene su rai tre parlarono proprio di figli unici, e un figlio unico, mi pare psicologo, insieme ad altri figli unici, anche loro psicologi, affermarono, in base alla loro esperienza diretta e professionale, che per un bambino è meglio crescere con almeno un fratello o una sorella per tutta una serie di motivi.

Yupa ha detto...

Se uno psicologo in TV dice qualcosa, è sicuramente vero il contrario! ;-)

Riccardo ha detto...

La stranezza di queste affermazioni si può ritrovare nel fatto che se pur non si può imporre ad una persona nessun comportamento, penso sia cosa giusta imporgli il frutto del suo comportamento, o almeno non consentire vie di fuga legali dalle inevitabili conseguenze. La fuga dal frutto della propria superficialità è ammessa solo in questo campo, perchè il diritto all'aborto è vissuto dalla laicità come la parola del papa, dato per vero a priori. Se critichi la parola del papa non ne comprendi il senso, se pensi che l'aborto sia ingiusto, sei illiberale, maschilista e retrogrado. Ma solo per il concepimento è data una scappatoglia dalle proprie azioni... per tante altre cose, inadempienze, disattenzioni (un omicidio in macchina) non c'è possibilità di scampo, secondo me è un paradosso ingiustificabile della nostra società.
Passiamo ad argomenti più leggeri...