lunedì 14 gennaio 2008

Della Piccola (o della meschinità)

Il lacchè del papa protesta per una offesa inesistente. Dice che non volere il papa ad inaugurare il nuovo anno accademico è vergognoso. Il nuovo anno accademico della Sapienza, non della Pontificia o di che so io. Secondo il presidente di Scienza e Vita è vergognoso che alcuni professori abbiano protestato contro questa santa iniziativa. Non fa onore alla Sapienza protestare contro il papa. Capito?
A leggere gli altri scandalizzati si capisce che siamo in buona compagnia.
Mariapia Garavaglia, vicesindaco di Roma, afferma (Sessanta scienziati contro il Papa alla Sapienza. Il genetista Dalla Piccola: «Un’uscita vergognosa», Il Messaggero, 14 gennaio 2008):

«Tralasciando ogni considerazione riguardo il ruolo fondamentale rivestito dalla Santa Sede nella città di Roma, incluso naturalmente l’ambito accademico, mi limito a domandarmi e a domandare se sia concepibile da parte di chi si dichiara così onvintamente laico risolvere un problema, che poi non è tale, invocando un divieto. Mi sembra una chiara contraddizione della libertà intellettuale per definizione».
Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Fi, la definisce una crociata laicista, mentre Francesco Borgomeo, responsabile del programma dell’Udeur sottolinea che «i presunti difensori dell’orgoglio laico, che la laicità è una categoria del religioso e pertanto ha assunto in modo intrinseco il valore del rispetto degli altri». «Un atto di scarso rispetto nei confronti degli studenti cattolici e non» viene definito da Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati di Forza Italia.«La cultura è confronto di idee - aggiunge - Come pensano certi intolleranti professori della Sapienza di garantire una migliore formazione degli universitari? Certe scelte, evidentemente, derivano dal fatto che sono ben pochi i docenti in grado di tener testa alle argomentazioni del teologo e filosofo Joseph Ratzinger».
Andate in pace (i corsivi sono miei).

41 commenti:

debrando ha detto...

Che buffi sono questi soggetti che invocano la pluralità di idee e posizioni per difendere i proclami di chi per costruzione cosidera di aver a priori ragione per diritto divino.

Ad ogni modo, se vogliono farlo che siano coerenti: che invochino la presenza all'inaugurazione anche di uno teorico neonazista e di un iman integralista. A ruota poi attendo che il simpatico genetista inviti a tenere intervento ad una sua conferenza il presidente dell'associazione tassisti, che anche lui ha un ruolo importante nella società e certamente una sua opinione sul ruolo del genoma.

Duemilacinquecento anni di ragionamenti attorno alla democrazia e ancora si sprecano gli "uomini di cultura" che del principio (liberal)democratico non han capito nulla. Che tristezza..

Anonimo ha detto...

Ecco ancora una volta venire a galla tutti ma proprio tutti i problemi della nostra "Accademia": se l'inaugurazione di un anno accademico non fosse solo una pomposa parata in cui gli invitati tengono discorsi retorici triti e ritriti ad un auditorio sonnecchiante, il problema non sussisterebbe.
Basterebbe, qualora un ospite dicesse cose non condivisibili, che qualcuno intervenisse a smentirlo. Facile a dirsi. Alla Columbia hanno invitato niente meno che Ahmadinejad e gliene hanno dette di tutti i colori, finché lui stesso si è messo in ridicolo dicendo, fra le altre cose, che in Iran gli omosessuali non esistono. Questo è, a mio modo di vedere, ciò che permette il confronto tra due pensieri, in cui è poi lo spettatore a decidere se dare ragione all'uno oppure all'altro.
Solo così può essere messo in evidenza chi dice idiozie. Invece da noi no, si preferisce lanciarsi accuse e proclami reciproci a mezzo stampa o con manifestazioni di piazza faziose, perché nella nostra formalissima "accademia" non si ha il coraggio di affrontarsi a viso aperto, forse perché è davvero più comodo così.
Mi fa sorridere l'idea che questo evento abbia fatto scalpore: quasi che l'università (italiana) non avesse già di per sé problemi seri (concorsi truccati, cattedre assegnate con metodi a dir poco dubbi, raccomandazioni, sprechi di milioni di Euro, per citarne solo alcuni), per i quali nessun accademico ha mai denunciato nulla o nessuno, perché "si sa, oggi chiudo gli occhi io, domani mi copri le spalle tu".
In sostanza dico: se non siete d'accordo con la dichiarazione fatta da Ratzi anni fa, con un presunto intento di assoggettare il libero sapere alla sua verità, quale migliore occasione di un confronto diretto per evidenziarlo ed eventualmente ridicolizzarlo?

Un'ultima considerazione sui cosiddetti "collettivi", faziose fucine di menti omologate (come tutte le inutili associazioni studentesche, macchine mangiasoldi ben lontane dalla tutela dei diritti degli studenti, anche perché guarda caso sono tante quanti gli schieramenti politici!): dove sono quando c'è da denunciare la corruzione del sistema universitario? E infine, come posso io appoggiare un'iniziativa di chi inviterebbe volentieri un Chavez, che va ancora sbandierando la faccia di Che Guevara, che strizza l'occhio all'Iran solo perché antiamericano, ecc. ecc?

Giulio

Caminadella ha detto...

Mi permetto di rispondere a Giulio: è proprio perché è una pomposa parata che Ratzinger ci vuole andare. Non è previsto nessun Q&A. Discorso solenne e basta. Se no stai tranquillo che se ne sarebbe rimasto a casa.

Yupa ha detto...

Spezzo una inaspettata lancia a favore di Giulio.
Per quanto, se ho capito bene, ci troviamo su fronti e opinioni opposte, condivido parte di quello che dice.
Specie le considerazioni sullo stato desolante delle università italiane.
E sul livello da polemica spicciola ed effimera in cui finisce questo fatto, come molti altri triturati dalla macchina giornalistica.

Invece di chiedere "la cacciata di Ratzinger" sarebbe stato ben più utile approfittare dell'occasione per invocare un bel confronto.
Ma, e qui riprendo quanto scrive camminadella, mi chiedo se in tal caso, nel caso di un bel confronto alla pari e onesto tra un'agguerrita platea e Benedictus XIV, quest'ultimo si sarebbe mai presentato.
Dopotutto, parliamo di un uomo abituato a esprimersi dall'alto di un balcone ai fedeli festanti & compiacenti.

Anonimo ha detto...

caminadella: condivido pienamente sul fatto che se ci fosse stato un Q&A molto probabilmente BXVI non ci sarebbe andato. Il problema è che il gotha dell'Accademia (ma forse tutta l'Accademia!) non ha la capacità né la voglia di organizzare incontri Q&A, ma solo parate, per questo non condivido le prese di posizione "della bisogna".

yupa: grazie per l'inaspettata lancia, ma forse non siamo su fronti ed opinioni opposte: semplicemente io, personalmente, inviterei "faccia a faccia" TUTTI i Ratzinger del mondo per rinfacciar loro le idiozie che dicono. Se dovessero rispondere ciccia all'invito, ho tutto il diritto di considerarla un'eloquente risposta.

Giulio

mina vagante ha detto...

Ma guarda un po', ho pensato che bel confronto tra qualche bravo studente o professore della Sapienza con il Prof. Joseph Ratzinger! Sarebbe stata un'occasione di quelle fantastiche! Magari sulla sua concezione di "Vita dal concepimento alla morte naturale".

Marco Bazzato ha detto...

Credo che l’imperatore dello Stato Città del Vaticano abbia tutto il diritto di presenziare all’inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza di Roma, a patto che questi non sia presentato come un capo religioso, ma come Capo di uno Stato straniero.
Per quanto concerne la politica del dissenso, sarebbe molto semplice attuarla, visto che il suo intervento è previsto alla fine, alzandosi, ed uscendo dall’aula, rientrando subito dopo, dando un chiaro segnale individuale e sociale delle divergenze d’opinione, magari auspicando una gaffe come i Ratisbona, dove ha riportato a casa una figuraccia di fama universale.
È spiacevole, ma questo Imperatore, non ha la presenza mediatica e nemmeno la caratura filosofica del predecessore, che avrà si avuto tutti i difetti di ogni comune mortale, ma almeno sapeva attirare a se le folle.
A mio avviso, la protesta, nasce in primo luogo dalla scarsa presa mediatica che egli ha. Tant’è che si ha l’impressione, almeno osservando dalla tv, che Piazza San Pietro, da quando Ratzinger è stato eletto, abbia subito un notevole calo di presenze. Questo si evince dai campi sempre più stretti e dalle inquadrature, spesso in primi piani, della “folla” presente.
Sfortunatamente, essere un buon teologo, non necessariamente implica capacità e lungimiranza mediatica. Per dirla in linguaggio televisivo, questo Imperatore, non buca lo schermo e, gli effetti, sono sotto gli occhi di tutti.

paolo de gregorio ha detto...

Io mi trovo stretto tra due sensazioni spiacevoli, tra l'incudine e il martello. Da un lato comprendo poco le ragioni dell'invito: non che un papa non possa essere invitato ufficialmente all'università, ma che questo venga fatto (la mia sensazione) in quanto papa e non per come fino ad ora ha parlato ed ha agito non mi torna. Tenuto conto dell'università come fonte di sapere, scientifico ma annche di analisi storica, nonché come luogo che promuove tutte le culture e visioni e le integra, un papa questo onore se lo dovrebbe conquistare per meriti speciali "sul campo". Io, con tutti gli sforzi, questi meriti speciali per ora non li ho intravisti, almeno non tali e tanti da giustificare l'invito. La mia opinione, personale, è che sia stato invitato solo in quanto papa.

Sono anche d'accordo che si manifesti dissenso, come con ogni personaggio politico che fosse invitato, dato che ormai abbiamo di fronte un politico di rango che parla (o fa parlare) di come devono essere fatte le leggi. Ma al tempo stesso faccio fatica a condividere l'appello laddove si chiede che l'intervento non abbia luogo. Si poteva scrivere manifestando il dissenso fermo verso questa scelta a chiare lettere, senza chiedere di cambiare scelta.

A chi mi ha preceduto nei commenti: sarei strafelice se ci fossse occasione di dibattere e porre domande dopo l'intervento. Sarebbe un evento storico. Ma non è così che funziona purtroppo.

Davide ha detto...

Non condivido questa presa di posizione laicista della Sapienza. Con la premessa che, certo, Ratzinger è Ratzinger, e lasciando perdere la cagnara festante di alcuni politici che sempre lo accompagna, però: io sono originario di Trieste e ricordo sempre la figura di Abdus Salam, fisico teorico che fondò l'Istituto Internazionale di Fisica Teorica di Trieste, divenuto uno dei più importanti al mondo. Bene, Salam era anche un credente musulmano, perchè non vedeva questa inconciliabilità tra scienza e fede. In questi giorni sto leggendo "Una fortuna cosmica" del divulgatore Paul Davies, dove la relazione fede-scienza viene esaminata con grande ragionevolezza. Non sarebbe stato meglio invitare il papa e criticare non tanto la sua figura di rappresentante della Chiesa quanto le sue specifiche prese di posizione sulla scienza varie volte riaffermate? Mi sarebbe sembrato molto più intelligente, una pacata presa di posizione che sarebbe risultata assai più incisiva e raffinata, evitando di porsi su un piano altrattanto integralista quanto il suo.

Pat pat ha detto...

Credo che sarebbe stato utile discutere a viso aperto sulle opinioni espresse dalla Santa Sede al cospetto del suo più alto rappresentante, tuttavia credo che ciò non sarebbe mai accaduto proprio per l’aspetto cerimoniale dell’evento. Vorrei inoltre sottolineare come questo Papa abbia più volte espresso una netta volontà di debordare dal suo ruolo di capo religioso a politico extraparlamentare dello stato italiano, a portavoce di un improvvisato comitato di bioetica ogni qualvolta si fosse discusso di ricerca scientifica o di diritti civili, a esperto di problematiche sociali demagogicamente al servizio di quel pensiero che sostiene l’insicurezza dei cittadini per fomentarne l’odio per i diversi, senza dimenticare quella volontà assurda di infilarsi nel letto di un popolo immaturo per dargli istruzioni sulle giuste abitudini sessuali da tenersi.
Mi chiedo perché dovremmo concedere ad un capo religioso, ideologo di un totalitarismo della verità unica e indiscutibile, di intervenire in un dibattito in cui i dubbi vengono posti in funzione dello studio con finalità culturali ed evolutive, un luogo in cui il dialogo è necessario per la sua stessa esistenza, dove non esisterebbe nessuna possibilità di avanzamento scientifico sulla base dei presupposti che la verità unica porrebbe in essere.
Quella Ratzingeriana è una ricerca per sua natura in antitesi con quella scientifica espressa dall’Università, siamo a conoscenza delle strumentalizzazioni messe in opera, ogni qualvolta fosse stato possibile servirsi della grancassa mediatica di importanti eventi dello stato laico, per determinare un effetto risonanza sulle opinioni della gente comune, ma soprattutto sappiamo come da questi spalti siano partiti i numerosi editti papali per la politica italiana e non solo quella, editti che puntualmente hanno riportato il dibattito su qualsiasi tematica odierna al caos primordiale delle ideologie di passaggio o di comodo.
È giunto il momento di sfoderare le difese immunitarie dello stato laico, ma questo purtroppo è affetto da una grave forma di leucemia vestita di numerose sfumature di bianco e non si tratta di globuli bianchi.
In tal caso meglio la chiusura totale per dimostrare che queste ingerenze non sono consentite, anzi ripudiate soprattutto dalla comunità scientifica.

debrando ha detto...

Le obiezioni qui mosse sono tutte ragionevoli, ma va ricordato che l'apertura dell'anno accademico è un momento "solenne", non una conferenza nè tantomeno un dibatto. Se volete, è l'equivalente del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, parole che si suppongono valide e votate all'ispirare.

Scegliere chi far intervenire equivale a scegliere il messaggio che si vuol mandare all'intero spazio accademico: non c'entra nulla la "libertà di parola", che nessuno nega, quanto piuttosto l'opportunità di mettere su un piedistallo un soggetto che più antiscientifico non si immagina.

La mozione dei professori è stata quindi ineccepibile tanto come forma quanto come contenuto.

Se B16 ci tiene ad interventire, che lo faccia in un contesto con contradditorio e Q&A. Ma ciò non accadrà mai, sia perchè un contradditorio razionale non potrebbe reggerlo, sia perchè a priori un Papa rifiuta spocchiosamente anche solo l'idea che il suo "magistero" possa essere messo in discussione.

Se un leader religioso si vuol invitare, che sia ad esempio il Dalai Lama, personalità umilissima ed amante della scienza.

debrando ha detto...

Davide, laicità significa non farsi influenzare nel proprio operato da dogmi e credenze (principalmente religiose).

Non esiste una inconciliabilità a priori tra scienza e religione, ma il caso in questione è ben cirostanziato:

1) Inconciliabile con la scienza lo è certamente la religione cattolica, che pone dogmi (ovvero condizioni necessarie per definirsi cattolici) totalmente ascientifici e promotori di oscurantismo (in primis la famigerata infallibilità papale).

2) Ancor più inconciliabile con la scienza è Ratzinger, che non passa giorno senza sminuirla e negarne la validità come strumento di ricerca (modellazione) del vero, a discapito della dottrina cattolica ritenuta l'unica vera fonte di verità e ispirazione.


E' un pasticcio tipico mescolare il concetto teorico di fede con una particolare istanza della stessa. Ci sono tante credenze, sopratutto quelle che restano sul piano individuale, che non sono conflittuali con la razionalità nelle questioni tangibili... ma il cristianesimo in generale e il cattolicesimo in particolare proprio no. Certo, ci sono scienziati cattolici (seppur una sparuta minoranza), ma analizzandoli dal vicino si vedrà che per la CC sono tutt'altro che buoni esempi, violando con le loro idee la dottrina sotto moltissimi punti - ovvero: riescono a fare vera scienza solo nella misura in cui ignorano le direttive vaticane.

Anonimo ha detto...

B16 si considera non falsificabile, salvo rettifica o smentita del giorno dopo :D (mauro)

fabio ha detto...

Concordo completamente con Debrando e aggiungo che non mancano certo le sedi per "confrontarsi" con le idee del Papa. Questa sede sarebbe più inopportuna di altre.

Anonimo ha detto...

Ma il punto è proprio che B16 (mi piace la definizione,, la faccio mia) non esprime opinioni, pretende di portare il verbo!
Il che sarebbe folkloristico se non ci fosse una piccola parte della società che gli sta dietro e una larga parte della rappresentanza parlamentare che si genuflette.

Io continuo ad aspettare che questi pagliacci spariscano nella disattenzione generale, ma fores sono troppo ottimista.

Giorgia

Anonimo ha detto...

Mi rivolgo a tutti, ma proprio a tutti quelli che siete finora intervenuti: mi fate tenerezza. La lunghezza dei vostri commenti è inversamente proporzionale alla vostra conoscenza dell'argomento. Prima di parlare andate a leggere le opere teologiche di Ratzinger e soprattutto il discorso incriminato dai docenti della Sapienza. Poi ne riparliamo. E' facile ripetere slogan sull'intolleranza di chi è convinto che esista la verità. Molto difficile, invece, è confrontarsi con gli argomenti che vengono addotti per sostenere questa convinzione.
E poi, scusate se vi faccio crollare un mito: sapete quando e da chi è stata fondata l'Università La Sapienza? Ahi, ahi... quando la Sapienza è piena di Ignoranza!

sagredo ha detto...

Oggi sono "contro": uscita vergognosa no, ridicola si!
Su questo argomento si distinguono gli atei dagli agnostici.

Anonimo ha detto...

La cosa che mi lascia perplesso è che si ignora per ignoranza o per mala fede che l'Università La Sapenza di Roma è stata fodnata da un papa nel medioevo: Bonifacio VIII. Tra l'altro è stata una prestigiosa istituzione dello Stato Vaticano per secoli. Come si può quindi voler impedire ad un papa di inaugurare un anno accademico e asserire corbellerie come "il papa è contro l'università, etc"?

Saluti

Anonimo ha detto...

Già, concordo con l'anonimo che mi ha preceduto. Del resto nello stesso post di Chiara Lalli non c'è uno straccio di argomento che faccia credere che la visita del Papa sia un'ingerenza nel Sacro Tempio dell'Università laica. La Lalli si limita a ironizzare "benedicendo" le parole di chi difendeva il Papa. In effetti, quando si è a corto di argomenti e si sa di avere un uditorio ideologico compiacente basta l'ironia. Ma lo spirito critico e la razionalità, oltre che la conoscenza storica - di cui, in tutta questa ridicola polemica, sembra dotato solo Ratzinger - sono tutt'altra cosa.

Basilio

fabio ha detto...

caro anonimo (e firmati! che ti costa?), rifiuto gentilmente la tua tenerezza della quale faccio volentieri a meno e ti invito a non sentenziare tanto facilmente, specie perchè mi sembra che quanto ad ignoranza stai lanciando sassi da una casa di vetro: invece di leggerti le opere teologiche di ratzinger (pressochè irrilevanti per quanto mi riguarda, al pari di qualsiasi trattato dei mullah, Ulema e santoni di tutte le confessioni) vatti a leggere un po' di quei testi su cui sono basate le democrazie occidentali, tanto per dire Locke, voltaire, kant (ma l'elenco è molto più lungo) oppure anche semplicemente le costituzioni degli stati piu' evoluti. Scopriresti che le cose non stanno proprio così come pensi.
Il fatto che l'università sia stata fondata da un papa (tra l'altro non è andata esattamente così; inoltre era impossibile fondare alcunchè al'epoca senza il permesso dell'autorità politica, cioè il papa) non cambia di una virgola il discorso: non so se ti sei accorto che è passato qualche secolo e le cose sono cambiate....
Citare lo spirito critico e di razionalità parlando del papa, infine, è come citare carità ed empatia parlando di pol pot: brillano per assenza.

Anonimo ha detto...

Caro Fabio,

mi chiamo Basilio. Ha confermato il mio sospetto: non avete a disposizione un solo argomento contro la visita del Papa e siete muniti solo di slogan ideologici e battutine spiritose, come quelle che lei ha utilizzato sul Papa e Pol Pot. Gli slogan vanno bene nei blog su internet e fanno presa solo sugli ignoranti e non è bello farne sempre uso. Si scade nella demagogia.
Veniamo a noi allora: certo che ho letto Locke e Kant. Devo dire, purtroppo, che forse lei non li ha letti, e che ha solo confidato sulla citazione ad effetto, sperando che io non li avessi letti. Ebbene, facciamo sul serio allora: Locke e Kant erano due devoti cristiani. Quello che Locke arriva a scrivere sull'Epistola sulla tolleranza, pubblicata nel 1689, non è proprio bello. Cito: "Coloro che negano l'esistenza di Dio non possono essere tollerati in alcun modo". Altro che Ratzinger. Ma lei non può saperlo, perché non ha letto Ratzinger e, ahimè, nemmeno Locke.
Su Kant poi non ne parliamo: era molto più convinto lui, di Ratzinger, che la filosofia potesse attingere la verità, soprattutto in morale. I suoi imperativi morali sono tutt’altro che liberal: sono categorici! (si vada a leggere “Sopra un presunto diritto di mentire per amore dell’umanità”).
Insomma, prima di sentenziare su un intellettuale di razza si legga almeno i suoi discorsi su Internet. Ne trarrebbe il giovamento di non apparire un po’ troppo presuntuoso, giudicando senza conoscere.
Cordiali saluti

Basilio

Caminadella ha detto...

Sembra che dopo aver saputo di questa faccenda della fondazione papale della Sapienza nel 1318 un gruppo politico tedesco abbia chiesto di svolgere una manifestazione neonazista allo Stadio Olimpico di Berlino. "Fu fatto costruire da Hitler", dicono.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Caro Basilio, la tua lettura di Locke dev'essere però stata un pochino parziale...

Quanto ai papisti, è sicuro che di parecchie delle loro pericolose opinioni, che sono assolutamente distruttive per ogni governo eccettuato quello del papa, non deve essere tollerata la diffusione; e che il magistrato è tenuto a reprimere chiunque diffonda o renda pubblica una di esse nella misura in cui ciò è sufficiente ad impedirlo. E questa regola non si estende soltanto ai papisti, ma ad ogni altro genere di persone che sono tra noi; perché un tale impedimento ostacolerà in una certa misura la diffusione di quelle dottrine che avranno sempre cattive conseguenze, e che, come con i serpenti, non si otterrà mai con un trattamento cortese che mettano da parte il loro veleno.
I papisti non devono godere i benefici della tolleranza, perché, dove essi hanno il potere, si ritengono in obbligo di rifiutarla agli altri. È infatti irragionevole che abbia piena libertà di religione chi non riconosce come proprio principio che nessuno debba perseguitare o danneggiare un altro perché questi dissente da lui in fatto di religione. Infatti, se è vero che la tolleranza è posta dal magistrato come fondamento su cui stabilire la pace e la quiete del suo popolo, tollerando uno che gode dei benefici di quest’indulgenza condannandola al tempo stesso come illecita egli non fa altro che blandire chi professa di essere tenuto a danneggiare il suo governo non appena sia in grado di farlo.

(John Locke, Saggio sulla tolleranza, in id., Scritti sulla tolleranza, Torino, UTET, 1977, p. 111)

fabio ha detto...

Caro Anonimo basilio,
se prima avevo dubbi, ora ho la certezza: se pure li ha letti, non li ha capiti. Se dire di aver letto poi è citare la frasetta espunta, mi accodo al giochetto, citando piu' umilmente la semplice wikipedia, alla prima voce pertinente che mi viene in mente: liberalismo (concorderà che locke e kant ne sono cosiderati esponenti o precursori):

"Si può dire ad ogni modo che ciò che contraddistingue il liberalismo politico in ogni epoca storica è la credenza nell' esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).
Il punto di vista dell'individuo e il godimento della libertà individuale è considerato il parametro valido per giudicare la bontà di un ordinamento politico/sociale. In quest'ottica i poteri dello Stato devono incontrare limiti ben precisi per non ledere i diritti e le libertà dei cittadini. Ne deriva il rifiuto di volta in volta dell'assolutismo monarchico, del clericalismo, del totalitarismo e in generale di ogni dottrina che proclama il sacrificio dell'individuo in nome di fini esterni a esso.
Il risvolto del liberalismo in materia religiosa è il laicismo e la separazione tra Stato e Chiesa: nelle parole di Camillo Cavour "Libera Chiesa in libero Stato". Ma il liberalismo è laico anche perché chiede allo Stato di non interferire nelle scelte morali individuali".
l'adesione di ratzinger e della chiesa a questi valori è, per usare un eufemismo, per lo meno discutibile....
Se vuole continuare il giochino delle citazioni, vado a prendere i miei libri nello scaffale e passiamo la sera a citarci roba addosso (magari roba interessante, non ratznger)
Comunque puo' rilassarsi: il papa-pare- non andrà alla sapienza. Non so se rallegrarmene, ma è un fatto.

Arsenico ha detto...

In tutto questo non ho capito cosa pensa Chiara Lalli della vicenda (invito + lettera dei 64).

Anonimo ha detto...

Cari Regalzi, Fabio e Caminadella,

benvenuti nel trabocchetto: domandatevi come mai Locke, intollerante con il Papa, è altrettanto intollerante con chi nega l'esistenza di Dio.
Il motivo è semplice: chi si riempie la bocca di tolleranza è vittima di un noto meccanismo psicologico di compensazione: parlarne signfica non essere in grado di viverla.

Ed è signficativo che oggi chi parla di tolleranza sia intollerante soprattutto con il Papa: chiara dimostrazione che nel suo messaggio c'è qualcosa di scomodo per le COSCIENZE, a tal punto da TEMERE perfino la possibilità di dargli la parola.

So che la visita è stata annullata. Bella democrazia! Quattro professori che ignorano bellamente, al contrario di Ratzinger, l'epistemologia contemporanea, impongono la loro opinione a una maggioranza che invece voleva la visita.
Vorrei chiedere a Fabio perché non sa se rallegrarsene.

Consiglio a loro, come a voi, di leggere "Fede, verità, tolleranza" ed. Cantagalli 2003.

Per Caminadella:
la Sapienza è stata fondata nel 1303, non nel 1318. Fare notare che è stata fondata da un Papa, e farlo notare a chi vuole impedire a un suo successore di parlare al suo interno, è solo un modo ironico di informarli che la Chiesa ha creato la cultura dentro cui loro stessi si muovono. Tragga le conclusioni.

Saluti

fabio ha detto...

"Il motivo è semplice: chi si riempie la bocca di tolleranza è vittima di un noto meccanismo psicologico di compensazione: parlarne signfica non essere in grado di viverla."

????
noto meccanismo???
????

Boh. Deve essere epistemologia contemporanea.
Nel frattempo aspetto che venga finalmente data la parola al papa, che non si vede e non si sente mai...forse ascoltando qualche radio clandestina potremo avere qualche suo rado e prezioso messaggio, magari in codice morse.

Giuseppe Regalzi ha detto...

Ma Locke non era "un devoto cristiano", per te, poco fa? ;-)

Anonimo ha detto...

Sì, un devoto cristiano ma non un devoto cattolico e, per questo, intollerante :)

Fabio, perché ironizza? Vedo che siamo proprio a terra: solo intolleranza cieca nei confronti di un Papa di cui non si conosce il pensiero e continua evasione delle mie domande scomode: perché non si rallegra ora che il Papa non PUò più parlare? In fondo era ciò che voleva, no?
Capisco l'enorme difficoltà ad ammettere di aver sbagliato, ma non si preoccupi, legga Ratzinger e tutto andrà meglio.

Caminadella ha detto...

Ok, 1303, è un dettaglio importante.
Quanto ai fisici contestatori, dire "che la Chiesa ha creato la cultura dentro cui loro stessi si muovono", beh, temo che sopravvaluti il contributo della Sapienza alla fisica moderna.

Pat pat ha detto...

Papa Ratzinger = Uomo tollerante e liberale... la barzelletta del millennio è stata servita.
Ne suggerisco una seconda, Crimen Sollicitationis vi dice nulla?
Quel bel documento prova di umanità e spirito liberale che il Santo ufficio del Vaticano, poi Congregazione per la dottrina della fede, emise nel 1962 contenente "istruzioni ai vescovi su come trattare i casi di sacerdoti accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Ma soprattutto di come porsi di fronte a crimini peggiori, come il coinvolgimento di un prete in rapporti sessuali con un animale, un bambino o un uomo."
Bene quando scoppiò lo scandalo dei preti pedofili il garante per la sua applicazione era niente popò di meno che il nostro stimatissimo Cardinal Joseph Ratzinger, ora stimatissimo e democraticissimo e civilissimo papa, visto che al tempo era prefetto della congregazione per la fede invece di applicare simili scandalose norme oscurantiste, atte a nascondere gli scandali e a mettere a tacere le vittime, non avrebbe dovuto denunciare alle pubbbliche autorità interessate tali crimini abominevoli?!
Ma rimane il fatto che questo papa e questa chiesa sono disposte a dialogare certo, le evidenze ci sono tutte no? In tal proposito suggerisco di riguardarsi il video sullo scandalo dei preti pedofili “Vatican Sex Crimes”, potremmo ridefinire il concetto di dialogo e già che ci siamo di trasparenza e coscienza civile.

Anonimo ha detto...

Caro Pat pat,

mi fa piacere che lei sposti il discorso su altre questioni: è segno che non sa come uscire dall'imbarazzante consapevolezza di averla fatta grossa, visto che non sapete trovare risposte a chi vi accusa di essere stati intolleranti con il Papa, senza conoscerne completamente il pensiero. Dunque mi dà ragione, e mi fa piacere.

Veniamo allora alla vecchia storia della Crimen Sollicitationis. E' deprimente dover correggere in continuazione quello che dite in questo blog. Purtroppo, infatti, non conoscete quello di cui parlate e andate avanti, con furore ideologico e senza riflettere, a forza di slogan mediatici, come quelli cavalcati dal documentario “Sex Crimes and the Vatican”, il cui successo è direttamente proporzionale all'ignoranza che oggi voi tutti "non cattolici" avete della dottrina cattolica e del diritto canonico. L'ingenuità e la sicurezza spavalda con cui lei lo cita fa tenerezza. Il documentario, infatti, è merce avariata: quando uscì fu subito fatto a pezzi dagli specialisti di diritto canonico, in quanto confonde diritto della Chiesa e diritto dello Stato. La lettera De delictis gravioribus, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il 18 maggio 2001, che il documentario “Sex Crimes and the Vatican” presenta come un documento segreto, in realtà è stata fin da subito pubblicata sul bollettino ufficiale della Santa Sede e figura sul sito Internet del Vaticano. Il documentario afferma tre volte il falso:
(a) presenta come segreto un documento del tutto pubblico e palese;
(b) dal momento che il "cattivo" del documentario dev'essere l'attuale Pontefice, Benedetto XVI (per i laicisti il Papa "buono" è sempre quello morto), non spiega che la De delictis gravioribus firmata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger il 18 maggio 2001 ha l'unico scopo di dare esecuzione pratica alle norme promulgate con la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela, del precedente 30 aprile, che è di Giovanni Paolo II;
(c) lascia intendere al telespettatore sprovveduto che quando la Chiesa afferma che i processi relativi a certi delicta graviora («crimini più gravi»), tra cui alcuni di natura sessuale, sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede, intende con questo dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato tenendoli nascosti.

Queste calunnie funzionano solo perché si presuppone che la pigrizia dello spettatore medio gli impedirà di leggere il documento vaticano. Se però lo andiamo veramente a leggere, la cosa si fa divertente. Il paragrafo 16 della Crimen sollicitationis, infatti, impone alla vittima degli abusi di «denunciarli entro un mese» sulla base di una normativa che risale del resto al lontano anno 1741. Il paragrafo 17 estende l'obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia «notizia certa» degli abusi. Il paragrafo 18 precisa che chi non ottempera all'obbligo di denuncia dei paragrafi 16 e 17 «incorre nella scomunica». Dunque non è scomunicato chi denuncia gli abusi - come si dice nel documentario anti-papale - ma, al contrario, chi non li denuncia.

Perfino Tom Doyle, un ex-cappellano militare che appare nel documentario, ha affermato in una lettera, del 13 ottobre 2006, a John L. Allen, che è forse il più noto vaticanista degli Stati Uniti, che «benché abbia lavorato come consulente per i produttori del documentario, temo proprio che alcune distinzioni che ho fatto a proposito del documento del 1962 siano andate perdute. Non credo né ho mai creduto che quel documento sia la prova di un complotto esplicito, nel senso convenzionale, orchestrato dai più alti responsabili del Vaticano per tenere nascosti casi di abusi sessuali perpetrati dal clero» (cfr. http://www.cesnur.org/2007/Papa_docs.htm).

A lei le conclusioni. Sembra davvero che oggi a ragionare siano SOLO i cattolici e Ratzinger

Pat pat ha detto...

Non credo proprio di averla fatta grossa, semplicemente sto sostenendo la mia opinione, ossia la mia totale contrarietà alla lectio magistralis di un capo religioso dentro ad un’università, luogo che dovrebbe sostenere il pensiero scientifico, non quello trascendentale, materia strettamente riguardante il credente e la gerarchia religiosa cattolica. Bonifacio VIII ha fondato la Sapienza ma questo non significa che la chiesa debba arrogarsi un diritto di prelazione sull’istituzione laica, dovremmo soprassedere a tutti i secoli successivi, all’affermazione di laicità dello stato, allora possiamo tornare agli antichi confini dello stato del Vaticano perché questo ha costruito tante belle chiese nel territorio quindi gli sarebbe dovuto tutto il governo di tale territorio sulla base di questo pensiero. Se il papa ha diritto a parlare presso l’università della Sapienza per il semplice fatto che un predecessore ha fondato l’istituzione, mi sembra una bella forzatura, allora dovrebbe anche pagare personalmente per tutti i crimini commessi dalla religione cattolica nei secoli bui dell’istituzione che rappresenta? Dovrebbe essere messo al rogo per tutte le streghe bruciate durante il medioevo? Per tutti i luminari processati dalla santa inquisizione per il semplice fatto di aver sostenuto le ragioni della scienza? Non sono certo io a sostenerlo, ma dal tuo ragionamento sembra che le azioni passate debbano automaticamente influenzare i meriti presenti, ma tutto ciò funziona anche rispetto ai crimini commessi non credi?
Sulla questione dei Crimen sollicitazionis, non ho certo consultato i dati presenti sul sito del vaticano, ma credo di aver visto chiaramente come durante il dibattito pubblico avvenuto nel programma di Santoro non fossero in grado di replicare tanto chiaramente i rappresentanti del clero invitati, e le persone chiamate a testimoniare cosa erano allora? parlavano dell’atteggiamento omertoso della gerarchia ecclesiastica, erano solo dei vili mentitori? Sia il gruppo toscano che la madre del bambino brasiliano sia l’autore del video , vittima diretta di tali abusi, tutti dei pazzi psicopatici che vanno in televisione ad inventarsi delle belle storie da raccontare giusto per mettere in ridicolo un’istituzione millenaria.
E in controrisposta che cosa ci sarebbe? Dei documenti di smentita dell’istituzione stessa, l’accusato dimostra la sua innocenza autoaffermandosi tale! Secondo questo concetto potrebbero farsi scarcerare tutti i capi mafia presenti nelle nostre carceri insieme a tutti i criminali rinchiusi per vari motivi.
Dice che quando usci il documentario fu subito fatto a pezzi dagli specialisti di diritto canonico, ma il monsignor Fisichella, esperto di diritto canonico, presente la sera della proiezione del video tradotto in italiano, portò si le stesse motivazioni che ora lei mi sta riproponendo, questi argomenti li ricordo benissimo ma il fatto è che neppure il monsignor Fisichella, uomo dotato di un pensiero decisamente lineare e raziocinante, ha potuto smentire come in tale documento fosse non perfettamente chiaro a quale istituzione ci si sarebbe dovuti rivolgere. In realtà il diritto canonico riconoscendo l’istituzione Vaticana come sovrana rispetto a qualsiasi altra istituzione statale, compresa quella italiana, fa riferimento alle proprie gerarchie ai propri tribunali, lo stato del Vaticano è stato a tutti gli effetti ma la sua influenza va al di fuori dei propri confini territoriali perché sede istituzionale di una delle più importanti religioni a livello mondiale. Al di fuori dello stato del vaticano i vescovi possono attenersi a tale regolamento, ma devono ricordarsi che prima viene il diritto dello stato in cui si trovano, di fatto non hanno agito in questo modo, prima si sono affidati al diritto canonico e poi alle leggi dello stato in cui stavano esercitando la loro professione, questa è già una violazione delle regole perché di fatto i crimini commessi dai preti in questione sono stati per molto tempo coperti da segreto, e da un abbondante velo omertoso e questo non è frutto del video ma delle testimonianze in diretta delle altre persone presenti ad annozero quella sera.
Un conto è quello che viene espresso nei documenti legislativi , altro è come le gerarchie preposte alla loro applicazione mettano in pratica i loro doveri istituzionali, entrambi gli esponenti del clero presenti quella sera non hanno potuto smentire come si sia proceduto in maniera non trasparente.
Il concetto secondo cui a ragionare siano solo i Cattolici e Ratzinger è assolutamente insostenibile, non è mente che ragiona quella che crede in realtà trascendentali inesistenti basate su antichi scritti frutto del credo popolare, non è mente che ragiona quella che crede in favole che proiettano nel nulla storie fantastiche di mondi paralleli e di natura diversa senza averne le prove, non è mente che ragiona quella che sulla base di fenomeni ancora non studiati dalla scienza fonda astruse teorie secondo cui si tratti di un miracoli, della mano di dio che agisce per dimostrare la sua esistenza.
Questo sarebbe il popolo che ragiona? Quello che crede che i sogni siano reali e che potrà raggiungerli una volta morto? Ardua argomentazione.

paolo de gregorio ha detto...

Anonimo.
Il crimen minaccia la scomunica tanto per chi non denuncia ciò che conosce AL TRIBUNALE RELIGIOSO tanto chi parla di quel che emerge a QUALUNQUE ENTITA' diversa da esso (tipo, la polizia).

Grazie per la Lectio!

Parliamone ha detto...

Caro Regalzi,

non mi posso allontanare un attimo che ti trasformi da tollerante e pacato argomentatore nel suo esatto contrario. Non ho capito bene il valore che dai alla citazione di Locke: da come la porgi sembri essere del tutto appiattito su di essa. Non ci voglio credere…

Entrando nel merito, mi sembra che le motivazioni degli oppositori all'invito al Papa possano essere suddivise in due grandi categorie. La prima si basa sulla "evidenza" del Papato e di tutta la Chiesa cattolica quale brillante rappresentante del male. Che dire? Proverò testardamente a proporre "Parliamone!", ma forse bisogna essere in due a volerlo fare.

La seconda categoria è costituita da quelli che aderiscono alla valutazione di "antiscientificità" della Chiesa affermata nella lettera dei 67 docenti. Non ho avuto il tempo di leggerla, ma da quel che ho letto dai commenti, sembra che abbiano contestato al Papa una lunga citazione di Feyerabend, nella quale si afferma che «La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Affermazione che sembra difficilmente condivisibile! Infatti, secondo la più canonica e corrente metodologia scientifica, è solo oscurantismo scientifico opporsi alla diffusione di una teoria scientifica di cui si abbiano ormai verifiche sperimentali convincenti. Volendo essere buoni con i protagonisti di allora, possiamo anche considerare che, affinché una teoria possa scalzarne un'altra dominante, ci sarà inevitabilmente un periodo più o meno lungo durante il quale mancherà una schiacciante evidenza sperimentale che possa definire quale sia quella "vincente". Anche in questo caso, però, di dovrà parlare di oscurantismo scientifico qualora non si abbia l'onestà intellettuale di non considerare concluso il dibattito e si impedisca (anche solo intellettualmente) al competitore di studiare e sperimentare. Altrimenti la scienza non avanza.

Spero di avere il vostro consenso su questo. E Feyerabend? Ragazzi è tardi… alla prossima.


P.S. Pregherei tanto di evitare discussioni ipercoltegnoseologiche sulla metodologia scientifica: credo che, per lo meno se ci riferiamo all'epoca di Galileo, quanto scritto possa andare abbastanza bene. Potrei anche essere più preciso, ma non la facciamo troppo palloccosa per il solo gusto di mostrarsi ipercultori della gnoseologia contemporanea!

fabio ha detto...

Vedo che orami le spariamo ormai sempre piu’ grosse! Allora le sparo anche io.

1 il discorso di ratzinger su galileo, oltre a essere molto grave, è solo uno tra le centinaia di pronunciamenti della chiesa che in modo inequivocabile individuano una posizione antiscientifica, che guarda con sospetto al pensiero critico, base fondamentale sia della scienza che del pensiero etico giuridico moderno. Posizioni tollerabili al massimo solo se rivolte ai fedeli che aderiscono ad una religione, intollerabili se estese al di fuori. La Sapienza è di tutti i cittadini e non solo di quelli che vanno a messa (ormai una bella minoranza, in Italia).

2 A basilio (che dopo la sua gaffe su locke contnua imperterrito): non sono battezzato, non leggo i discorsi di ratzinger, gran santone di una religione che non mi interessa, in buona parte basata su presupposti che disapprovo, e una religione alla quale vengono concessi spazi di manovra enormi e molto spesso illeggittimi . Mi basta essere tormentato dalle affermazioni del papa e dei suoi sottoposti ripetute in modo ossessivo dai media da quando sono piccolo.
Se seguire i precetti del papa (che sono altra cosa da quelli di cristo) può far star bene qualcuno, sono contento per questo qualcuno; però non attribuisco al papa nessuna autorità diversa da quella di essere un capo di stato (bello stato: una teocrazia assoluta, senza separazione dei poteri…..). Autorità morale, gliene attribuisco zero.


3 Il processo a galileo- che pur essendo paradigmatico è solo un tristo episodio tra i tanti, che da’ la misura di quanto sia tristo un mondo governato dai preti- non puo’ certo essere giudicato in base a considerazioni “scientifiche”, come non puo’ essere giudicato in base a considerazioni “democratiche”: il metodo scientifico nasceva proprio all’epoca e proprio con Galileo. La cosa assurdamente grave e ridicola è che la chiesa ci ha messo 350 anni per sconfessare a mezza bocca la sua posizione. Contro ogni logica e ogni evidenza.

Alla faccia dell'improntitudine… ha detto...

Ancora sul caso Galileo

In appoggio a Fabio (e altri)… era o non era un atteggiamento scientifico e conciliante? Come lo si fa a condannare se affermava:

«Dico che quando ci fusse vera demostratione che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e piú tosto dire che non l'intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra.»

Per Fabio ha detto...

Caro Fabio.
Scusa il ritardo.
Purtroppo per te la Sapienza è un'istituzione fondata da un Papa; tra l'altro non si chiamerebbe La Sapienza se non in riferimento al Verbo Incarnato.
E non mi insegnare come sono costituite le democrazie moderne perché lo so benissimo e conosco anche l'amico Locke la cui dottrina trovo tra le più autocontraddittorie e assurde.
Vedi è un fatto di scelte metodologie e filosofiche...tu credi nella democrazia, io no... mi dispiace io sono purtroppo ancorato ancora a concezioni medievali sul potere di origine divina.
Non mi parlare di tolleranza proprio tu che sei democratico! non ci scordiamo i genocidi anticattolici durante la rivoluzione francese, durante la dittatura di Cromwell in Irlanda, e tante cose anche più recenti perpretate in nome della democrazia e del "popolo"! Tu dai per scontato che la democrazia sia giusta...
E poi e risaputo ormai, anche a detta di filosofi laici come Fayerabend e Popper di come per i tempi il Card. Bellarmino agì più scientificamente di Galileo! Ma come mai allora Copernico che già un secolo prima aveva asserito la teoria eliocentrica nessuno l'ha mai toccato? era raccomandato? semplicemente i modi e il contesto erano diversi!
Saluti e viva il Papa!

Fritz

Anonimo ha detto...

A Pat Pat:
divertiti e guarda quanto c'era di scientifico nelle cose che hai scritto:

hai scritto un chilometro di risposta fuori bersaglio: io non negavo i crimini dei preti ma le balle sulla copertura ecclesiastica dei crimini, che è una cosa diversa.
Tu, il difensore dello spirito scientifico contro l'oscurantismo di Ratzinger, non hai citato uno straccio di testo. Io ho citato i documenti, che non sono affatto una dichiarazione di innocenza di un imputato ma la DIMOSTRAZIONE che non è vero che il diritto canonico prevede la copertura dei crimini. O pensi forse che appellarsi alla correttezza della legge italiana di fronte alle cattive applicazioni dei magistrati sia una fasulla dichiarazione di innocenza da parte dell'imputato?

La segretezza del diritto canonico è la segretezza richiesta da un normale processo garantista che non vuole infangare un imputato prima che se ne sia dimostrata la colpevolezza. Un atteggiamento ragionevole e umano. Tu invece condanni senza aver provato ancora la colpevolezza: bello spirito scientifico di uno che si crede dalla parte della scienza!

Non insistere su Bonifacio VIII, perché io non ne ho fatto un argomento a favore della visita del Papa ma solo un'ironica sottolineatura della vostra scarsa conoscenza delle cose di cui parlate. E parlare di ciò che non si conosce non mi sembra sia il massimo della scientificità.

Streghe, inquisizioni contro la Scienza? Senti, vatti a documentare, perché le streghe venivano bruciate dai protestanti nordamericani non dai cattolici europei, mentre l'Inquisizione era un tribunale garantista, perché proteggeva gli imputati contro la pena di morte, prevista dallo Stato e non dalla Chiesa. Guarda che le cose mica diventano vere a furia di ripeterle. Ah, quanto è difficile smantellare i pregiudizi!

Sulla tua insinuazione che la fede sarebbe solo superstizione è davvero commovente la tua ingenuità da positivista ottocentesco, ancora convinto che la scienza sia la Verità e che Dio, per esistere, te lo debba dimostrare diventano piccolo e povero come le tue capacità di vedere al microscopio.
Questa FEDE nella scienza oggi non ce l'ha più nessuno. Benvenuto nel 2008!
E vedi di leggerti le citazioni che Ratzinger fa di Fayerabend.
Tu, che ti fai sacerdote della scienza sentenziando su un teologo di cui non hai letto nulla. Complimenti, un atteggiamento davvero scientfico...

Basilio

Anonimo ha detto...

Per Fabio:

Gli ebrei dicevano: Dio sì, Cristo no e Gesù finì in croce.
Gesù aveva detto a Pietro: "Tu sei Pietro e su di te fonderò la mia Chiesa" e ai suoi discepoli riuniti intorno a Pietro: "Chi ascolta voi ascolta me" e "se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi".

Ora Fabio dice: Cristo sì, Pietro no. Tragga le conseguenze se si può criticare il Papa senza criticare Cristo stesso.
Basilio

fabio ha detto...

"Ora Fabio dice: Cristo sì, Pietro no. Tragga le conseguenze se si può criticare il Papa senza criticare Cristo stesso."

Io non traggo conseguenze perchè quest'argomento non mi riguarda . Se proprio vuole approfondire, provi a chiedere a calvinisti, luterani, valdesi, avventisti, metodisti, ecc ecc, sapranno darle qualche ragguaglio.