domenica 7 gennaio 2007

Eccezioni

A molti deve essere capitato, per le ragioni più varie, di chiedere all’autista di un autobus di fermarsi in un luogo diverso da quello della fermata. O implorandolo con un sussurro nell’orecchio, o sbracciandosi da un marciapiede.
Niente da fare. Gli ordini sono di non fermarsi. Ci sono motivi validi per carità. A cominciare da quelli di sicurezza.
L’altro giorno si è consumata l’ennesima richiesta di violare il proprio dovere rivolta al conducente di un 40 in giro per Roma (vettura 224, Atac).
– La prego, può fermarsi?
– Non posso, devo arrivare fino alla fermata.
– Ma è una emergenza.
– Niente da fare.
Le regole sono regole. Sempre a chiedere eccezioni. Le regole si rispettano. Anche in presenza di una sventata rapina (chissà se si fermava in caso di rapina andata a buon fine...), anche in presenza di un pestaggio, anche in presenza di grida “sporco down, malato di mente”, anche in presenza di tre rapinatori e della richiesta di chiamare i Carabinieri da parte dello scocciatore (Disabile sventa borseggio sul bus: malmenato, Il Corriere della Sera, 7 gennaio 2007).

6 commenti:

Leilani ha detto...

Viva l'Italia, paese civilizzato e all'avanguardia...

amicadellosqualo ha detto...

Già, finchè li sopprimiamo a 5 mesi di gestazione non c'è nulla di male, ma insultarli...guai!

Chiara Lalli ha detto...

Amicadellosqualo: forse hai passato troppo tempo in acqua insieme ai tuoi amici. Pensi davvero che un trentenne e un embrione di 5 mesi siano equivalenti? Perché se lo pensi davvero, e qui non sono ironica, mi piacerebbe davvero saperne le ragioni.

amicadellosqualo ha detto...

Intanto a 5 mesi (età dell'aborto "terapeutico")non si è più embrioni ma feti (e anche vitali, volendo)e no,non ci vedo nessuna "sostanziale" differenza, solo "formale".

Chiara Lalli ha detto...

"Formale"? Ovvero?
In ogni modo: embrione o feto - dal mio punto di vista - poco importa. La distinzione centrale è quella tra persona e non-persona (qualche filosofo sceglie l'espressione pre-persona; scegliamo pure quella che preferiamo, basta capirsi sul fatto che sto distinguendo una fase di sviluppo umano in cui non riscontro ancora l'esistenza di una persona. Oppure non più - come nel caso della morte cerebrale: è morale espiantare organi perché non esiste più una persona, ma soltanto un essere umano, un organismo vivente. E qui approfitto per sottolineare che "vitale" non significa nulla più che "vitale": anche un millepiedi è vitale ma non per questo gli attribuisci alcuna delle proprietà che sei disposta ad attribuire a un feto. Ci deve essere quindi "altro" per trattare un feto diversamente da un millepiedi. E non dirmi, ti prego, l'appartenenza alla specie umana).
Fatta questa premessa, un embrione né un feto non sono allo stesso modo "persone".
I requisiti minimi per essere una persona hanno a che fare con la presenza dell’autocoscienza, seppure primordiale.
Ne ho parlato qui: http://bioetiche.blogspot.com/2006/08/
il-problema-della-definizione-di.html
E qui: http://bioetiche.blogspot.com/2006/09/
michael-tooley-infanticidio-e.html.
La discussione aveva presso le mosse da qui: http://bioetiche.blogspot.com/2006/08/
il-dibattito-sulle-cellule-staminali.html.

amicadellosqualo ha detto...

a quanto capisco quindi un neonato non è una persona perchè non è autocosciente...