giovedì 18 gennaio 2007

Dr. Joseph Ratzinger, specialista in Anestesia e Rianimazione

Zenit, Il mondo visto da Roma, ha intervistato la dottoressa Angela Gioia, specialista in Anestesia e Rianimazione dell’Unità Operativa (U.O.) di Terapia Antalgica, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP) (Tra l’accanimento terapeutico e lo spettro dell’eutanasia all’olandese, 17 gennaio 2007):

Alla domanda se quanto accaduto al signor Welby si possa prefigurare come rinuncia all’accanimento terapeutico, la dottoressa Angela Gioia ha risposto: “Potremmo qui fare alcune considerazioni ricordando quanto detto da Ratzinger: ‘Da essa (ossia dall’eutanasia, n.d.r.) va distinta la decisione di rinunciare al cosiddetto “accanimento terapeutico”, ossia a certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare’”.
Il ricordo delle parole di Ratzinger mi sembra centrale: specializzato in Anestesia e Rianimazione è da anni impegnato in problemi medici di cui non è assolutamente competente. È come se un meccanico per decidere quale bullone usare si richiamasse ai consigli di un cercatore di funghi.
“Perciò – ha precisato la specialista – la terapia ventilatoria in un paziente con polmone sano risulta essere una terapia adeguata ai risultati attesi perché indirizzata e di supporto ad un organo funzionante, infatti noi tutti accettiamo la dialisi in un paziente con insufficienza renale come terapia sostitutiva di quell’organo malato (il rene) e di supporto ad altri importanti organi, ad esempio il fegato, che altrimenti ne sarebbero danneggiati”.
Ammesso anche che “noi tutti” accettassimo la dialisi o altri interventi, qualcuno si è preso la briga di considerare la volontà del dializzato? Oppure è solo una decisione di opinione pubblica?

1 commento:

Marcoz ha detto...

E se per assurdo la tecnica scientifica arrivasse a consentire di tenere in 'vita' il solo cervello (in un contenitore, con connessioni per comunicare via computer magari), non sarebbe anche questa una "terapia adeguata ai risultati attesi perché indirizzata e di supporto ad un organo funzionante"?