lunedì 11 dicembre 2006

Christopher Hitchens su Augusto Pinochet

Arrogante fino all’ultimo come Milosevic e Saddam, Il Corriere della Sera, 11 dicembre 2006.

Vicino a casa mia, a Washington, c’è il monumento in memoria di Orlando Letelier, l’esule cileno ed ex ministro degli Esteri qui assassinato con un’autobomba il 21 settembre ’76. Si capì subito che quell’atrocità senza precedenti (allora) sul suolo americano, e che costò pure la vita a un americano, era stata commessa su ordine di Pinochet. Abbiamo, a riguardo, la testimonianza del capo della sua polizia segreta, il generale Contreras. Il Dipartimento della Giustizia americano aveva aperto un procedimento contro Pinochet, sotto la gestione di Janet Reno. Ma l’atto d’accusa non è mai stato reso pubblico. La morte di Pinochet è l’occasione, tra l’altro, per ricordare le vittime del suo terrorismo (che fu di Stato e internazionale). Pinochet ha fatto la fine di Franco, con una serie di addii sul letto di morte oscenamente protratti. Alla fine i cileni si sono stancati di come Pinochet s’ammalava appena gli atti della giustizia si avvicinavano ai suoi archivi o ai suoi conti bancari. Come Franco, peraltro, è sopravvissuto al suo stesso regime e ha visto il Paese affrancarsi dalla tutela che gli aveva imposto. E, come Franco, s’è guadagnato un posto nella storia come traditore della Costituzione che aveva giurato di difendere. L’aver abbattuto la democrazia civile nel Paese sudamericano dove questa aveva la più lunga tradizione resterà come uno dei crimini più sconvolgenti del ’900. Il suo golpe — 11 settembre 1973, per chi nelle date scruta presagi — è stato un crimine in sé, ma ne ha implicati molti altri. Nel decennio scorso, specie dopo il suo arresto in Inghilterra nel 1998, questi crimini hanno cominciato a portare a lui.
Pinochet si era organizzato un’immunità a vita e un seggio al Senato per una graduale uscita di scena. Ma a Madrid un magistrato aveva ottenuto un mandato di cattura per la sparizione di cittadini spagnoli. Il mandato di Garzón trovò attuazione a Londra e fu l’inizio della fine. Tornato in Cile, il generale si trovò di fronte a una società civile posseduta da un’altra consapevolezza.
[…] Il Cile era pieno di terrificanti casi di ammazzamenti extragiudiziari, carceri segrete e centri di tortura come la famigerata Villa Grimaldi, in un contesto generale di repressione e terrore. Questi decenni furono un incubo che per milioni di persone è ancora ieri. C’era chi sosteneva come Pinochet avesse tolto i ceppi all’economia cilena e lasciato spirare la brezza monetarista alla Friedman.
Tuttavia i paladini del libero mercato probabilmente non credono che per attuare quelle politiche si debba torturare, uccidere o fare i dittatori. […] D’altro canto, l’attrazione di Pinochet per le privatizzazioni è stata spiegata quando i conti della fallita Riggs Bank di Washington hanno mostrato ingenti depositi segreti a suo nome. Questo, combinato con il cinismo dei suoi temporeggiamenti, ha reso fetido il suo nome. I cileni hanno restaurato la democrazia senza violenza e hanno applicato questa condotta anche a Pinochet. Ma c’è un prezzo per la lentezza e l’accuratezza di questi procedimenti. Molti cileni non sanno nulla dei loro cari spariti. Mai che Pinochet abbia dato un’informazione o abbia dimostrato pentimento. Come Milosevic (un altro che si è fatto beffe della giustizia sino alla morte) e Saddam è stato arrogante fino all’ultimo. Il Cile e il mondo se ne sono sbarazzati. Che almeno la sua rozza battaglia di retroguardia ci aiuti a dar vita ai tribunali internazionali che stanno nascendo.

2 commenti:

Alessandro Capriccioli ha detto...

Per non dimenticare mai:

http://metilparaben.blogspot.com/2006/12/dittatori.html

sivan ha detto...

arrogante quanto Allende e come tutti voi radicali