sabato 2 dicembre 2006

Bambini e identità di genere

Un articolo del New York Times (Patricia Leigh Brown, «Supporting Boys or Girls When the Line Isn’t Clear», 2 dicembre 2006) esamina il problema dei bambini e degli adolescenti la cui identità di genere non corrisponde al sesso biologico: bambine che si vestono da maschi e prediligono modi di comportamento maschili (le tomboy girls degli americani; noi diremmo i «maschiacci»), e bambini che hanno atteggiamenti femminili (i sissy boys, le «femminucce»: la connotazione è, non a caso, più derogatoria in entrambe le lingue rispetto a quella dei termini usati per le bambine).
L’atteggiamento di genitori ed autorità scolastiche sta cambiando, ma i problemi sono ancora molti per questi bambini estremamente vulnerabili, soggetti più degli altri a depressione e a tentativi di suicidio, e vittime predestinate della violenza dei coetanei (giunta in qualche caso, come quello di Gwen Araujio, fino all’omicidio).
Come dice un intervistato, «The goal is for the child to be well adjusted, healthy and have good self-esteem. What’s not important is molding their gender» («lo scopo, con questi bambini, è di far sì che siano equilibrati, sani e con una buona autostima. Modellare il loro genere non è importante»). Alcuni genitori consentono ai figli di vestirsi come vogliono, ma questo ovviamente genera problemi potenzialmente assai gravi col mondo esterno alla famiglia; altri giungono al punto di bloccare la pubertà dei bambini con farmaci, in attesa che la loro percezione della propria identità di genere maturi, e per evitare possibili episodi di automutilazione, che si verificano quando il corpo matura in modo non conforme ad essa.
Esistono comunque motivi di speranza: nel distretto scolastico di Los Angeles, per esempio, gli studenti vengono chiamati con un nome che rispecchia la loro identità di genere, e possono cambiarsi in un’area riservata al sesso prescelto.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

ah, la famosa agenda di genere!
quella per cui mon si nasce maschi o femmine - scusate i termini arcaici da bigottone quale sono - ma ci si autodetermina all'interno di un miriade di variabili:
uomini che si sentono uomini, donne che si sentono donne, uomini che si sentono donne, donne che si sentono uomini, transessuali, transgender, trans tutto, bi-tri-penta sex...e chi più ne ha più ne metta.
ringraziamo le autorità scolastiche californiane che ci hanno liberato da queste stantie e rozze classificazioni -cattoliche, ça va sans dire -

as

Giuseppe Regalzi ha detto...

I commentatori sono pregati di non dare da mangiare a questo troll, grazie.

Anonimo ha detto...

dovreste avere aperto soprattutto il cervello e non altre parti del corpo
adieu

as

roberto ha detto...

scusate, ma non mi sembra che il commento sia fuori tema o semplicemente stupido come dice la definizione di wikipedia. In effetti è un po' tropo provocatorio, ma non lo è più di quanto lo siano diversi articoli di questo blog

Giuseppe Regalzi ha detto...

La definizione dice: "per troll si intende un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori [o] irritanti". E tanto basta. Ognuno è libero di essere provocatorio quanto vuole, ma a casa propria.