venerdì 29 febbraio 2008

Il candidato che vorrei

Ovvero: Ivan Scalfarotto.

Per firmare: Il candidato che vogliamo (appello al Partito Democratico de iMille).

Development of a human fetus

Walter Veltroni. L’etica della responsabilità/2 (ovvero “ma anche”)

Segue dalla prima parte.

Si tratta dunque di superare la contrapposizione secca che divide, che bolla gli uni come “oscurantisti” e gli altri come “laicisti esasperati”, per arrivare a una reciproca considerazione.

E’ proprio l’importanza e la complessità dei grandi temi che la modernità ci pone di fronte, a rendere essenziale la tensione verso una laicità eticamente esigente, una laicità che sappia sostituire al paradigma dell’“aut-aut” quello dell’“et-et”.
[Eccolo qui: il “ma anche” veltroniano, intramontabile, passepartout politico, talmente buono per tutte le occasioni da essere inadatto in qualunque circostanza – proprio come un abito che abbia la pretesa di andar bene sia per la caccia alla volpe che alla merenda tra amici più o meno fidati. Sebbene “et-et” suoni aulico, è sempre il solito “ma anche”]
Nei momenti migliori della nostra storia è stato così. Ed è così che l’Italia è sempre andata avanti, ha superato i momenti più difficili, è cresciuta.

Pensiamo proprio all’esempio della Costituente, a quando tra quei banchi si discusse se la nuova Costituzione dovesse avere un presupposto ideologico e un punto di incontro, e questo punto di incontro fu trovato nell’idea della dignità della persona umana.
[Non scherziamo eh]
Ecco un esempio di sintesi, di reciproco arricchimento, di perseguimento concreto del bene comune: era una idea di matrice cristiana che, laicamente declinata, ha ispirato largamente il testo costituzionale.
[Ma chi è il consulente storico di Uolter? Una idea di matrice cristiana? Va bene che la rivoluzione copernicana non è stata ancora digerita, ma è davvero esagerato questo protagonismo dei valori cristiani, nella totale ignoranza di quello che succede e che è successo oltre il vostro naso. Oltre alla matrice, poi, bisogna vedere come avviene la declinazione. E la Costituente potrebbe ispirarvi, ma non dovete barare, altrimenti non vale]
Allora io mi chiedo cosa debba mai impedire che quella straordinaria intuizione, il primato della dignità della persona umana, sia oggi principio animatore della vita associata. Mi domando cosa debba mai impedire che essa ispiri, ad esempio, una laicità e una libertà di coscienza e di religione che non neghino, anzi valorizzino, l’apporto delle esperienze religiose alla vita sociale.
[Io provo a risponderti: se la dignità è oppressa e limitata dalla coscienza di qualcuno altro, ecco che la dignità non è più tale. In altre parole: la dignità richiede il rispetto della libertà individuale (niente sacralità e inviolabilità della vita, solo per fare un esempio). Sulla libertà di religione non ho nulla da obiettare: ma non calcate la mano. La religione è una scelta privata e personale, come i gusti alimentari o quelli musicali. La laicità non ha bisogno del cattolicesimo (perché tanto di questo si parla: la religione è quella cattolica, le altre confessioni sono schifate o trattate come errori di gioventù]
Sono domande che io credo sia giusto porsi soprattutto oggi, in un tempo così denso di cambiamenti e così insicuro.

Chiunque si metta in ascolto con mente aperta e libera percepisce oggi, nelle nostre società, uno smarrimento diffuso. Individuale, ma anche collettivo. Una vera e propria “perdita di senso”, sotto una fitta coltre di egoismo e di cinismo. Un deserto di valori, che conduce all’indifferenza verso ogni regola morale, che fa della vita e dei sentimenti degli altri una variabile che non conta, perché l’unica cosa importante è procedere a tutta velocità, e nel modo più facile possibile, nella ricerca del proprio ed esclusivo benessere. E in questa ricerca, che è poi ricerca del “successo”, perché è l’approvazione esterna che conta mille volte di più della soddisfazione personale, è importante non “essere”, ma “apparire”. Non il cammino, ma il traguardo da tagliare per primi, se necessario anche deviando dal percorso, prendendo una scorciatoia non consentita. Questo è il messaggio che arriva, purtroppo soprattutto ai giovani, dalla cultura oggi predominante.
[Ci mancava il predicozzo sulla falsariga di “signora mia dove siamo finiti”. Sarebbe interessante domandare a Veltroni se è in cerca di soddisfazione personale oppure di approvazione esterna]
Oggi la grande questione di fronte a noi è quella dei valori. Valori consumati dalla cultura predominante del nostro tempo, che è, “ingannevolmente, quella dello ‘star bene’ come principio assoluto”, per riprendere le parole scelte in occasione della scorsa Pasqua dal Cardinal Martini. Valori senza i quali una società non può stare insieme, non è nemmeno più tale, e un individuo rischia di essere solo un viandante privo di meta, privo del senso stesso del suo cammino.
[Ecco qua: si parla di valori e sbuca il cardinale. Che di valori se ne intende più di tutti gli altri. Se il senso del cammino può radicarsi soltanto nella religione, se il valori sono quelli indicati dalle gerarchi clericali, ecco se le premesse sono queste, la conclusione sarà inevitabilmente molto discutibile. Tra le dimenticanze veltroniane ne spicca una in particolare: la abissale asimmetria tra laicità e teocrazia. Simile a quella tra libertà e coercizione legale. Nel primo caso chi vuole sottoporsi ai gioghi religiosi o statali può farlo. La libertà permette anche di essere schiavi. Al contrario non funziona!]

giovedì 28 febbraio 2008

Walter Veltroni. L’etica della responsabilità/1

L’etica della responsabilità (il testo integrale dell’intervento di Walter Veltroni all’Assemblea dei cattolici del Partito democratico “Educare al bene comune”).
Il testo è lungo e merita qualche riflessione. Qui sotto la parte iniziale (mi scuso per la lunghezza).

Una mancata risposta legata anche a due rischi costanti, a due tendenze nemiche della ricerca capace di condurre alle soluzioni: da una parte la tentazione della rinuncia alla difesa della laicità dello Stato, dall’altra l’idea di escludere l’apporto dell’esperienza religiosa alla formazione del tessuto etico della società.
[Non si tratta di escluderlo, ma di ridimensionarlo e di guardare con spirito critico al rapporto tra morale e religione, perché non è proprio scontato né convincente che sia la religione a costituire il fondamento della morale. Se mi comporto bene per guadagnarmi il paradiso, non rischio di essere interessato?]
Trascorso un anno e mezzo, questi rischi non sembrano essersi allontanati da noi. Al contrario.

Affiora in particolare, in queste settimane, in questi giorni, la tentazione di dare per scontata nel nostro Paese una netta separazione e una nuova contrapposizione tra laici e cattolici.
Unico caso in Europa, dove tutti i partiti a vocazione maggioritaria, a destra come a sinistra, sono “misti”, per ispirazioni religiose e non, l’Italia sarebbe condannata a ripetere all’infinito la divisione di Porta Pia, superando all’indietro le stesse collaborazioni che si sono avute nella Prima Repubblica.
[Unico caso in Europa perché unico Paese a barattare la salvezza dell’anima per pochi voti. O viceversa. In un Paese davvero laico non si dovrebbe parlare di quale dio preghiamo nelle nostre case e se lo preghiamo]
Dovremmo ricadere, così, proprio in ciò che si era voluto evitare alla Costituente, quando si ricercavano sempre intese alte tra le forze politiche. Dovremmo rassegnarci a quei muri divisori, a quelle autosufficienze non comunicanti, che uomini come De Gasperi avevano già inteso superare, nelle forme allora possibili.

Dovremmo essere costretti da una parte a minimizzare le conquiste ottenute dal movimento dei lavoratori o dalla rivoluzione femminile o ancora i passi avanti compiuti sui grandi temi legati ai diritti civili. E dovremmo, dall’altra, non considerare, dimenticare, espungere dalla storia, il carattere grande e speciale del cattolicesimo politico italiano, che è stato quello di perseguire un disegno democratico al cui interno far valere l’apporto che la fede religiosa poteva fornire alla realizzazione di un paese più unito e aperto.
[Se la fede religiosa diventa uno strumento politico, sia la religione che la politica ne soffrono. Come può la religione, connotata da assoluti, piegarsi alla strategia politica, al baratto e alle discussioni? E come può la politica accogliere protagonisti impalpabili e opinioni esegeticamente complesse?]
Dovremmo, dovrebbe in particolare chi non è credente, ritenere di non aver nulla da imparare dall’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, dalla grande esperienza di libertà del Concilio, dall’esortazione della Gaudium et Spes affinché la Chiesa aprisse “porte e finestre”, dall’inizio del lungo cammino dell’opzione per i poveri, per gli sfruttati, per ciò che la Chiesa chiamò un impegnarsi nel mondo e nella società a partire dagli ultimi.
[Della Chiesa cattolica o ricordiamo tutto o dimentichiamo tutto: smettiamola di invocare carità e bontà omettendo i soprusi e il sangue che nemmeno una dimenticanza ostinata può cancellare. Rinunciamo alle semplificazioni da sussidiario. Non voglio infierire, ma se pensiamo a “insegnamento”, “libertà”, “aperture di porte e finestre” e “impegno”, che so, rispetto agli omosessuali, il profilo della Chiesa appare minaccioso e ben lontano dalla rosea descrizione veltroniana. A meno che per finestre non si intenda defenestrazione. E allora siamo d’accordo: la Chiesa, e con questa il Partito Democratico, ha defenestrato le persone con un orientamento sessuale “non consono”. A cosa? Ai suoi dogmi. Dove sta la libertà e l’insegnamento? Di quale insegnamento sta parlando Veltroni?]
Dovremmo considerare prive di fondamento le preoccupazioni di quanti nella Chiesa si interrogano, e interrogano l’umanità contemporanea, sul valore della vita e su quello della famiglia, sul tema dell’educazione e sul valore della ricerca scientifica e i limiti alle sue applicazioni tecnologiche, limiti che l’uomo deve avere la saggezza di porsi.
[Attribuire soltanto alla Chiesa tali preoccupazioni è scorretto e disonesto: fuori dalla Chiesa ci sarebbero solo scriteriati libertari anarcoidi? Questa è una caricatura infantile. Questa è la peggiore colpa dei sedicenti laici: sentirsi inferiori sul terreno dei valori]
Si tratta di interrogativi profondi, che rendono inquiete le coscienze di credenti e non credenti. Solo una visione superficiale può ridurle a ingerenze o interferenze. “La società giusta – ha scritto Benedetto XVI nella sua prima enciclica dedicata alla carità cristiana – non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Tuttavia, l’adoperarsi per la giustizia, lavorando per l’apertura dell’intelligenza e della volontà alle esigenze del bene la interessa profondamente”.
[Solo una visione superficiale può far finta di non capire quale sia il problema. Una società giusta non discrimina le persone in base a scelte che non danneggiano nessuno; una società giusta non incrocia le braccia davanti ai privilegi (ICI, ZTL, patrimoni immobiliari clericali e così via)]
Sono parole come queste, così chiare nella distinzione dei piani, che aprono la via del dialogo, che affermano nel modo più alto il valore della laicità, che allontano il rischio della separazione e rendono possibile la ricerca di un terreno su cui muoversi e incontrarsi in nome del bene comune.
[Siamo ai limiti del paradosso: la vera e giusta laicità è quella indicata da B16. Il bene comune è perseguibile soltanto se non si pretende di imporre una certa visione del mondo. Il bene comune non è quello che qualcuno, per quanto autorevole, pensa che sia il bene comune. Il bene comune è la possibilità di scegliere come vivere, ciascuno secondo le proprie preferenze, senza danneggiare altri e senza sentirsi fare la predica o subire la coercizione legale]
Uno dei rischi più grandi che oggi possiamo correre è quello di rinchiuderci in certezze assolute, dentro identità chiuse, esclusive ed escludenti. L’identità fa parte della vita degli uomini e dei popoli, che devono sapere dove affondano le proprie radici. Guai, però, se l’identità diventa un muro precario dietro il quale trincerarsi con ansia e preoccupazione, e non il terreno solido sul quale poggiare per potersi sporgere tranquillamente verso l’altro da sé.
[Le certezze assolute, caro Uolter, non sono dei laici. Come potrebbero? E se le radici diventano una scusa per non cambiare rotta, per trincerarsi dietro a muri millenari buoni solo perché millenari, allora è meglio un prefabbricato; anzi una tenda]

Gabriella Carlucci non si rassegna

Nonostante le risposte (fin troppo educate) di Sheldon Lee Glashow e le smentite alle sue calunnie nei confronti di Luciano Maiani, ella continua.
In data 25 febbraio, e aprendo il suo post con un apprezzabile luogo comune (Uno stato di diritto ha le sue regole), ella risponde a tutti quelli che le hanno scritto a proposito della (squallida) questione della presidenza del CNR.

Concludendo mi sono convinta che Maiani non è il migliore scienziato possibile e immaginabile come vuol far credere una lobby scientifica molto potente che ha la Fisica delle Particelle come disciplina principale e la “Sapienza” come luogo di incontro preferito.
Spero che al più presto si faccia un’attenta analisi su come vengono suddivisi i fondi pubblici per la ricerca. Che servano ad affrontare i gravi problemi del Paese e non solo a produrre tante pubblicazioni (anche sbagliate secondo Glashow) con tante citazioni per soddisfare la vanità di qualcuno.
Concludendo cosa? Su quai basi si sarebbe convinta?
Se fin dal principio questa polemica era grottesca, adesso sta assumendo le sembianze di uno scherzo di pessimo gusto. Forse Carlucci non sa nemmeno leggere se continua a ripetere che le pubblicazioni (verosimilmente di Luciano Maiani) sono sbagliate (secondo Glashow, che le ha risposto in modo comprensibile e senza alcuna possibilità di fraintendimento).
Ora: o Carlucci non capisce la lingua italiana (e sarebbe grave); oppure è in mala fede (e non sarebbe uno scenario più incoraggiante).
Il risultato è che continuiamo a fare figure pietose.
Carlucci farebbe bene a rinunciare allo stipendio da parlamentare per contribuire ad affrontare i gravi problemi del Paese, primo tra tutti la sconfinata ignoranza.

mercoledì 27 febbraio 2008

Sfumature di significato

Una possibile interpretazione potrebbe essere: dalla Chiesa [non vogliamo] nessuna ingerenza!
Che sarebbe una gran bella interpretazione.
Purtroppo una interpretazione diversa potrebbe essere: dalla Chiesa [non viene compiuta] nessuna ingerenza.
La interpretazione corretta purtroppo è la seconda.

Spam intimidatorio

Oggetto: Mi faccia la maledetta cortesia, stupido!

Salve,

Mi chiamo Sandro Paolani e la disturbo per uno spiacevolissimo fatto che si sta verificando da qualche tempo.
Sul telefonino di mia moglie, infatti, arrivano messaggi di testo quanto meno imbarazzanti e provenienti dal suo numero di cellulare invitando la mia signora a richiamarLa.

Come ripeto mi dispiace molto disturbarla ma desidero che questo invio di messaggi cessi immediatamente in quanto, diversamente mi vedrò costretto ad agire per vie legali denunciando il suo numero di cellulare.

Visto che è già capitato anche ad alcuni amici di ritrovarsi con la SIM clonata le consiglio caldamente di effettuare il test che si trova facilmente online per capire se il suonumero è stato clonato, nel caso mi avverta mandandomi un messaggio alla mia email e mi scusi per le minacce di denunzia.

Può trovare il test della sua sim card a questo indirizzo: XXX

Attendo sue nuove quanto prima

Ing. S. Paolani
ps: mai avuto un dubbio sul comportamento della Sua signora?

Abbecedario (per i politici)/1: laici e cattolici

Walter Veltroni («Il prefetto Serra nelle liste del Pd», Il Corriere della Sera, 26 febbraio 2008):

L’idea che cattolici e laici non possano convivere in uno stesso partito è una idea che ci porta all’assetto non di un Paese moderno. Saremmo l’unico Paese europeo con un partito laico e uno cattolico.
[...] lo spirito con cui mercoledì Veltroni andrà all’incontro con i cattolici «non è quello di una compensazione» ma piuttosto sostenere che «si possono far convivere anime laiche e cattoliche in un partito grande come il Pd».
Ed Enzo Carra (con lui Luigi Bobba e Paola Binetti):
Veltroni è stato rassicurante. Questo incontro è stato un passo avanti.
[per Veltroni] la novità rappresentata dal Pd è anche quella di conciliare punti di vista diversi, come quelli di laici e cattolici, dando a tutti la possibilità di esprimersi» e dunque la presenza dei Radicali nel gruppo parlamentare non sarà un problema perché anche nel Pd ci sono «anime laiche e molto laiche».
La possibilità di convivenza tra “anime” diverse affonda le radici proprio nella laicità. Sembra privo di senso affermare (con tanta enfasi e come se rappresentasse una conquista) che laici e cattolici possano convivere senza specificare le condizioni. Perché se la condizione è la media (il tanto invocato compromesso) più o meno matematica c’è da preoccuparsi. Non soltanto per le scarse competenze scientifiche dei nostri politici, ma soprattutto per il peso di quei valori indiscutibili (altrimenti chiamati Verità, radici cristiane, valori non negoziabili e così via). Quale convivenza e discussioni possono avere luogo se una delle parti si presenta con un dogma che non entra nel ring?
Una questione importante è che cosa vuole essere il PD: un partito politico o un organo di discussione? Se aspira ad essere un partito politico dovrebbe tenere a mente che lo Stato italiano è (ancora) uno Stato laico – che significa che tutti possono avere idee o motivi di coscienza. Significa anche, però, che ci sono alcune banali regole da rispettare: non si può invocare lo spirito santo in un dibattito parlamentare o discutere tra veti e scandali confessionali, pronti a inchinarsi davanti a Ruini o considerare lesa maestà trattare la Chiesa come tutti gli altri (a cominciare dall’ICI). O meglio: si può anche, ma a condizione di dismettere il nome di partito politico dello Stato Italia (si può provare con lo Stato del Vaticano).
Perché poi rimuovere che esistono altre confessioni in Italia? Perché esasperare il solco tra laici e cattolici? Passi per Pierferdinando Casini; ma tali distrazioni sono segno di incuranza e di distrazione.
Infine: non sempre essere gli unici (in Europa o nel mondo) è un buon segno.

ps: se fosse necessario spiegare cosa sia la laicità rimando qui (definizione sintetica e efficace).

pps: la storia della castrazione chimica per i pedofili spero sia frutto di una incomprensione tra Uolter e organi di stampa.

Abbecedario (per i politici)

Un’iniziativa (inutile) che proviamo a perseguire: offrire qualche informazione sugli argomenti di bioetica ed affini (per intenderci quelli che in politica si chiamano orribilmente temi eticamente sensibili). E che vengono tanto spesso invocati quanto ignorati nei termini elementari. Dalla RU486 alle direttive anticipate; dalle unioni di fatto al consenso informato; dalla legge 40 alla 194, passando per obiezioni di coscienza e coscienze alterate.
Sono ben accetti consigli, suggerimenti o segnalazioni del politico da soccorrere.
Buona campagna.

(Bad) fiction in science

Gabriella Carlucci usa Sheldon Lee Glashow per prendersela con Luciano Maiani (facendo una figura di merda - si può dire merda?)

Alla fine di gennaio la nomina di Luciano Maiani alla presidenza del CNR suscita opposizioni violente in Commissione Cultura della Camera. Tra gli avversari più ostinati spicca Gabriella Carlucci, scettica sulla idoneità scientifica del fisico. La protesta non ha esito ma Carlucci non demorde e il 7 febbraio scrive una lettera a Prodi, Mussi, Modica e ai componenti della Commissione Cultura di Camera e Senato. Ex abrupto attacca: “Luciano Maiani è stato definito fisico di alto profilo dotato di grandi capacità manageriali. Niente di più falso”.
A conferma della mediocrità di Maiani invoca il giudizio di un prestigioso fisico e premio Nobel nel 1979, Sheldon Lee Glashow, con cui Maiani avrebbe pubblicato “l’unico suo lavoro degno di interesse [...] che firmò ma che chiaramente non capì visto che nel 1974 lo rinnegò pubblicando un altro lavoro [con altri] dove confusero particelle elementari di proprietà fisiche diverse”.
Il guaio è che Glashow legge la lettera e risponde, prima a Prodi e poi direttamente a Carlucci. Glashow ritiene oltraggioso, volgare e pettegolo il tentativo della deputata azzurra di screditare Maiani tramite un giudizio erroneamente attribuitogli. Glashow nega risolutamente di aver mai dubitato dello spessore scientifico di Maiani, definendolo uno scienziato stellare e degno erede di Fermi. Glashow aggiunge che le dichiarazioni di Carlucci hanno macchiato la sua reputazione con accuse tanto false ed ingiuriose. Alla “dimostrazione” definitiva, dal sapore televisivo, della incompetenza di Maiani (non aver vinto il Nobel!), Glashow risponde: “Nemmeno Stephen Hawking e altri grandi luminari l’hanno vinto”.

(E ora la scienza viene trasformata in pettegolezzo, DNews, 27 febbraio 2008).

martedì 26 febbraio 2008

Campagna di protesta per il caroalloggio (Unef)

Campagna piuttosto interessante lanciata da Unef. E vincente:

1ère victoire des étudiants: 620 millions pour le logement étudiant !
En réponse à la campagne lancée par l’UNEF, Valérie Pécresse a annoncé vendredi 15 février 2008 un plan de construction de logements étudiants ainsi que le déblocage de 620 millions d’euros. Ces annonces interviennent au moment où le député Jean-Paul Anciaux, missionné à la demande de l’UNEF pour vérifier la mise en place de ses préconisations de 2004, rend public son 2ème rapport qui dresse un constat sévère de la situation et révèle l’ampleur des retards de l’Etat en matière de construction et de réhabilitation de logements étudiants.
Proviamo a farla in Italia?

lunedì 25 febbraio 2008

Il caso del Papilloma virus

domenica 24 febbraio 2008

Se c’è lei non vi votiamo!

La presenza di Paola Binetti e della pattuglia teodem (Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Dorina Bianchi, Marco Calgaro, Enzo Carra) all’interno dell’Ulivo prima e del Partito Democratico poi è stata fin dall’inizio causa di grave sconcerto per gli elettori e i simpatizzanti del centrosinistra. Cos’ha a che fare un membro dell’Opus Dei, animatrice del Comitato Scienza & Vita a favore della Legge 40, nemica della Legge 194, con forze politiche che – nonostante tutte le prudenze tattiche imposte dai tempi – si vogliono ancora progressiste e liberali? A quale scopo è stata ammessa questa presenza?
Conosciamo tutti la risposta immediata: per acquistare favore agli occhi di Camillo Ruini e delle gerarchie vaticane. Ma questo favore quanti voti ha portato al Centrosinistra? C’è qualcuno che può credere veramente che un cattolico integralista darà mai il suo voto a quelli che per lui rimarranno sempre i «comunisti»? I cattolici sono già rappresentati al meglio all’interno del Partito Democratico: si pensi al senatore Ignazio Marino, la cui opera generosa e autenticamente laica come Presidente della Commissione Sanità è stata non a caso vanificata proprio dai veti della Binetti e dei suoi amici.

Ci sarà probabilmente qualche calcolo astuto che giustifichi lo spazio concesso ai teodem; ma come molte italiche astuzie, anche questa ha mostrato le gambe corte. Il bilancio del Governo Prodi sarebbe stato meno fallimentare, e il Partito Democratico si presenterebbe oggi agli elettori con maggiori chance di successo, se alcune riforme liberali (niente affatto espressione di una minoranza di esagitati «laicisti») fossero passate in Parlamento: il testamento biologico, i Pacs, una drastica revisione della Legge 40. Se questo non è successo si deve appunto al veto dei teodem, in una situazione – ampiamente prevedibile prima delle scorse elezioni – che li ha visti essere l’ago della bilancia in Senato.
Questa situazione rischia oggi di ripresentarsi. In un Senato di nuovo spaccato a metà i teodem potrebbero far lega con i loro omologhi, che quasi monopolizzano la destra.
Per questo motivo, ma anche e soprattutto per un’elementare scelta di coscienza, che ci impedirebbe di votare una persona che giudica l’omosessualità una malattia, non daremo il nostro voto al Partito Democratico se i teodem continueranno a essere presenti nelle liste elettorali. Nessuna presenza di segno contrario, che pure si annuncia, potrà farci cambiare idea.

Non crediamo che si possa giudicare antidemocratica questa scelta. Un partito è di parte; deve fare delle scelte, e non può riprodurre al suo interno ogni articolazione della società. Anche in questo modo – e non solo riducendo il numero dei partiti – si contribuisce alla semplificazione della politica. La stessa Binetti, del resto, non ha risparmiato giudizi pesanti, al limite del veto, su alcune candidature annunciate del PD, come quella di Umberto Veronesi.
Paola Binetti, come sa chi l’ha conosciuta di persona, è umanamente molto simpatica; ma il suo posto non è nel Partito Democratico. L’Italia ha bisogno di scelte nette, non della filosofia del «ma anche».

(Chi condivide queste considerazioni può esporre il banner che abbiamo preparato – una versione ridotta si trova in alto nella sidebar – e, se crede, linkare questo post. Grazie ad Albina Regalzi per l’assistenza grafica.)

Petition on line: PD Binetti-free! Libera il PD da Paola Binetti, libera Paola Binetti dal PD!
Per firmare (con nome e cognome, grazie) qui.

Giuliano Ferrara psicointerprete della Verità

Un estratto del sermone:

L’aborto è la grande rimozione della nostra epoca. E il rimosso incide nella forma della paura, dell’incubo, su chi lo pratica privatamente e pubblicamente. Qualche meccanismo mediatico di sostegno, ed ecco l’esplosione ideologica che porta il pensiero progressista alla fine della capacità di distinguere, argomentare in base a una lettura responsabile della cosa e delle diverse opinioni, in una deriva di propaganda generica che era evidente nell’ossessiva ripetizione di formule a tutela della donna offesa opposte dalla bella Daria Bignardi, nel suo programma della Milano chic, all’affermazione: “L’aborto è maschio”. Purtroppo questo non spiega tutto. La verità finale è negli altri titoli, che Liberazione, il quotidiano del rimosso ideologico progressista e libertario-comunista, ha avuto il folle coraggio di pubblicare: “l’aborto non è un dramma” e “il feto non è vita”. Qui siamo al dunque. Nessuno dei progressisti osa confessarlo nemmeno più a se stesso, ma la verità dell’aborto, inteso non come soluzione contro la clandestinità dell’interruzione selvaggia delle gravidanze, bensì come pratica ormai moralmente indifferente, costume e vita quotidiana, è nel concetto di autodeterminazione e sovranità procreativa. La scelta è ideologica, è suggerita dalla furbizia del potere maschile, e consiste nell’idea che la donna è sovrana e sola nel decidere un atto che è di schiavismo genetico, nel decidere al posto di un altro e senza coinvolgere il maschio che con lei ha concepito il suo bambino.

sabato 23 febbraio 2008

Paola Binetti impone il veto (come fosse Bush)

Paola Binetti (I cattolici del Pd in rivolta per le liste, la Stampa, 23 febbraio 2008) dichiara a proposito della candidatura di Umberto Veronesi:

Chiunque si candidi con il Pd deve rispettare la carta dei valori, il codice etico, il programma, [Veronesi è] una medaglia a due facce. In lui c’è tanto dell’uomo di cura quanto dell’uomo che ha assunto posizioni in netto contrasto con la cultura cattolica.
3 righe, 3 sole righe per accumulare una lunga serie di orrori politici e morali. A cominciare dalle condizioni che permettono di pronunciare le parole suddette (anche dal punto di vista meramente strategico). E per finire alla splendida chiusura. Esistono due estremi: la cura (che è buona e giusta) e tutto ciò che è in contrasto con la cultura cattolica (che è cattivo e ingiusto). Qualunque cosa sia in contrasto con la cultura cattolica è cattiva e ingiusta; quindi la cultura cattolica è il bene unico. Magari è banale come scoperta (da parte mia, intendo). Però è sorprendente che sia un metro di giudizio politico ammesso. O non troppo osteggiato.
E chi sia il diretto interessato non è importante; la questione è il sapore di veto.

La Federazione degli Ordini dei Medici sulla 194

La Federazione degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) difende la legge 194 («La 194 va sostenuta, sì alla Ru486», Il Corriere della Sera, 23 febbraio 2008) e invita alla sua piena applicazione, dalla RU486 alla contraccezione.
In un documento redatto durante la riunione del Consiglio nazionale a Roma si parla della importanza di incrementare

l’educazione alla procreazione responsabile, il supporto economico e sociale alla maternità, soprattutto in quelle fasce di popolazione dove il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza resta alta, quali ad esempio adolescenti ed immigrate.

venerdì 22 febbraio 2008

Giuliano a pezzi

Lontano dal terreno favorevole e dagli ospiti ingabbiati di Otto e Mezzo Giuliano Ferrara viene annientato in mezz’ora da una straordinaria Daria Bignardi, la cui concretezza mette in luce per contrasto il carattere ideologico, quasi maniacale, delle parole del suo ospite; si percepisce con straordinaria chiarezza che quelle che Ferrara va pronunciando sono formule, e che della realtà comprende o gli importa ben poco. Ma soprattutto si percepisce chiaramente come non mai – e lo percepisce anche il pubblico in studio, che irritualmente applaude a scena aperta la conduttrice – quello che Ferrara a tutti i costi vorrebbe nascondere: il disprezzo profondo che nutre per le donne. Il povero Oloferne capisce che gli stanno segando via la capoccia, e perde quasi subito la compostezza da santone che vorrebbe simulare; ma riesce solo ad accelerare il taglio. «Quanti voti pensi che prenderai, Giuliano?». Zac! È l’ultimo colpo: il testone è nella bisaccia, Giuditta torna sui tacchi a spillo con un trofeo da appendere alle mura cittadine; l’invasione barbarica è stata respinta.

Aggiornamento: il video, per constatare di persona.

Progetto Galileo

Ecco il Manifesto del Progetto Galileo.
Ed il mio primo post: L’aborto è un omicidio (sebbene solo morale).

La lettera di Anita Pallara a Giuliano Ferrara

Anita Pallara è di Bari e ha 18 anni. È ammalata di atrofia muscolare spinale 2.
Ha un gran fegato, la fanciulla. E anche un cervello invidiabile. Sulla scelta di Giuliano Ferrara di creare una lista Pro Life, contro l’aborto, sul suo blog gli ha scritto una lettera aperta.
(Panorama.it , con il suo consenso, la riporta integralmente). Sarei curiosa di leggere la risposta del difensore degli embrioni. Molto curiosa.

Lettera aperta a Giuliano Ferrara

di Anita Pallara

Io sono il feto malato….
Mi chiamo Anita, ho 18 anni e sono un ex feto malato… ora sono una ragazza “malata”, ho una malattia neuromuscolare, in inglese SMA, molto simile alla sclerosi laterale amiotrofica, solo che la Sma colpisce i bambini. Si divide in tre forme: la prima, ossia la più grave, impedisce quasi ogni movimento e si manifesta nei primi mesi di vita del bambino e colpisce anche l’apparato respiratorio e spesso provoca la morte entro i primi anni di vita, la seconda (della quale sono affetta io) si manifesta entro l’anno di vita e impedisce di camminare e porta alla scoliosi e anch’essa colpisce l’apparato respiratorio e porta all’utilizzo di un respiratore durante la notte e fin dai primi anni di vita all’utilizzo di una carrozzina elettrica, la terza è la meno grave ma porta comunque negli anni all’utilizzo della carrozzina. È una malattia genetica rara e quindi non rientra nelle patologie che vengono sottoposte al controllo prima della nascita, a meno che non ci siano casi in famiglia. Suppongo che la domanda sorga spontanea… sono contenta di essere nata? Ovviamente sì, sono fiera di ciò che sono, amo la mia vita con tutte le sue difficoltà, vivo una vita piena, molto più piena di quanto si possa immaginare, ho una famiglia stupenda che mi ha voluta, che quando ha saputo delle mia malattia ha avuto un primo momento di sconforto poi si è rimboccata le maniche e mi ha cresciuto normalmente come tutti gli altri bambini… Ora mi crescono come una ragazza “normale” (esiste la normalità?).
Nella mia vita sono passata da tante situazioni, dai reparti di neurologia pediatrica alle rianimazioni… ai convegni sulla mia malattia, che sono dei raduni carichi di speranza, di dolore, di gioia di vivere… Ho visto genitori straziati dal dolore di aver perso un figlio, tanto velocemente e con tante sofferenze… Ho visto bimbi di due anni su una carrozzina attaccati ad un respiratore impossibilitati a muoversi dalla testa ai piedi, eppure carichi di vita, ne ho visti altri con lo sguardo stanco… Chi si batte tanto a parlare di vita, di diritto alla vita, temo che ne sappia ben poco del vero valore di questa parola, forse parliamo tanto di diritto alla vita di questi tempi perché ci sembra di vivere passivamente e allora ci battiamo più che per il diritto di vita degli altri per riaccendere la nostra volontà di vivere.
Qualcuno potrebbe dirmi “se tua madre avesse saputo della tua malattia tu non saresti nata”, sì è vero, mia madre avrebbe avuto il difficilissimo e dolorosissimo compito di scegliere se perdere un figlio o metterlo al mondo anche se malato.
Bene, mia madre dopo aver avuto me ha provato a darmi un fratellino e ha fatto tutti gli esami ed è risultato che anch’esso era malato… potete immaginare la tragedia interna di mia madre… abortire e perdere un figlio e in un certo senso rinnegarmi o mettere al mondo un bimbo malato (senza sapere quale forma di malattia potesse avere)…. bene mia madre da donna, da madre, ha preso la decisione più giusta… ossia abortire. È forse stata un mostro? un’assassina? o forse è stata coraggiosa, saggia, e ha evitato di mettere al mondo un bimbo destinato a soffrire… Ognuno la può interpretare come vuole… ma è proprio questo il punto, la libertà. Per libertà non intendo poter fare ciò che si vuole (come spesso viene interpretata la libertà) ma essere liberi di poter compiere una scelta, dolorosa in qualsiasi caso, di non sentirsi dei mostri se si compie una o l’altra scelta. Dio stesso ha fornito all’uomo il libero arbitrio…
Concludo rivolgendomi direttamente a lei signor Ferrara. Io personalmente trovo la sua “lista-crociata” anti-abortista del tutto fuori posto, trovo decisamente inadeguato usare un tema così delicato e che tocca così profondamente e personalmente milioni di donne e di uomini, come campagna elettorale. Lei ha messo sullo stesso piano la moratoria sulla pena di morte e l’aborto, trovo difficile comprendere questa comparazione, visto che nel caso della moratoria sulla pena di morte si parla di evitare che persone adulte che hanno compiuto un crimine atroce, e già per questo hanno perso la loro umanità, vengano uccise, per evitare che anche la giustizia si disumanizzi, mentre nel caso dell’aborto parliamo di donne che si trovano davanti a un bivio atroce e non hanno nessuna colpa se non quella di cercare il meglio per sé e per i propri figli…
Finisco dicendole che se per lei abortire è come compiere un omicidio… bene… sono fiera che mia madre sia un’assassina. Cordiali saluti.

Anita Pallara 18 anni ex feto malato

giovedì 21 febbraio 2008

Fratello batterio

Diderot.

?

Nonostante di spazzatura ne legga molta continuo a sorprendermi. E non credo sia solo merito mio. Pur omettendo la parte iniziale del pezzo (che meriterebbe commenti vari) la parte conclusiva, che incollo di seguito, mantiene tutta il suo nobile spessore umano e teorico («Mamma, Papà»! Omofobo! Si dice «genitore»! di Stefano Maria Chiari, Effedieffe, 15 febbraio 2008):

Ci domandiamo: perché non approfondire invece lo studio del Santo Vangelo, perché non imparare da Gesù, umile e mite di cuore, la carità vera, quella che viene da Dio, mediante l’infusione dello Spirito Santo?
Perché non imporre uno studio serio ed una testimonianza coerente di autentico messaggio cristiano, nel quale non vi può essere posto per l’omofobia?
Il cristianesimo deve indicare ciò che è male, ma nello stesso tempo insegna ad amare il peccatore; odiare il peccato ed amare il peccatore, nel rispetto assoluto della Verità che viene da Dio e che solo rende felice e affrancato il cuore.
Dare libero sfogo alle pulsioni sessuali schiavizza!
Freud ha fallito in pieno (lo dimostra l’aumento sfrenato di nevrosi in questi tempi libertini); la pulsione distruttiva che pervade l’atteggiamento del «bullo» dipende proprio dal fatto che egli si ritrovi privo di ogni punto di riferimento: completamente stordito dal piacere, non riesce a pensare a niente che non sia immediata imposizione di sé, a scapito di chiunque, soprattutto del debole!
E l’omosessuale è sempre un «debole»; lo è, perché vive una situazione di dissonanza tra la sua fisicità e la sua psiche!
Lo è, perché si rende conto, lui stesso, di essere «diverso».
Questo fa di lui, una possibile vittima preferita dal «branco di bulli», formato da smidollati senza carattere (perché intorpiditi dal pansessualismo), in ansia di poter trovare un significato al nulla che li pervade.
La vita senza Dio è nulla!

Le due mamme, che impongono un modello di famiglia innaturale al loro bambino ed alla società intera, cercando di convertire gnosticamente il male in bene, non possono essere che vittime corrotte di questo insegnamento aberrante: liberalizzazione sessuale!
Vivere come ci si sente!
Questa convinzione produce effetti collaterali esistenziali terrificanti: la disperazione e la tristezza che produce è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliano aprirli.
Tutto chiaro?

Quarto Trofeo Luca Volontè

Mancava da molto, da troppo tempo. Lo assegniamo oggi a Davide Rondoni, per la sua ineguagliabile mistura di stile, prosa, contenuto e vezzi poetici (Incontro con scintille dei due grandi intellettuali, Avvenire, 21 febbraio 2008):

Il fatto importante però è che due importanti intellettuali si ritrovano d’accordo, finalmente, su un punto che per dirla fino in fondo, era già chiaro a mia nonna Peppa e a mia figlia di dieci anni Carlotta. Insomma, gli intellettuali tornano alla realtà? Da percorsi diversissimi, il cattolico di sinistra Magris, e il berluscones ex comunista Ferrara arrivano negli stessi giorni a dare le ragioni di quell’atteggiamento di rispetto per la vita, per i nati di ogni genere e per i nascituri, che nel nostro popolo era diffusissimo, ed elementare, e che fu intorbidato proprio dagli intellettuali e dai giornalisti. Pur non sopportandosi, pur continuando a non sopportarsi e a beccarsi mentre si danno ragione, entrambi arrivano là dove mia nonna Peppa e la piccola Carlotta stanno sedute da tempo con le mani da lavoratrice, il mormorìo di avemaria e il caos dei giochi e dei film da ragazzina. Ecco, sta accadendo forse qualcosa.
Qua e là.
Anche il titolista meriterebbe una nomination.

Il PD a proposito di università

Ovvero il punto 8 del programma politico annunciato da Walter Veltroni:

Cento nuovi campus universitari e scolastici entro il 2010 «perché la società dovrà contare sul talento e sul merito dei ragazzi italiani».
100 nuovi campus? Non basterebbe (cercare di) promuovere il merito?
Il guaio della moltiplicazione delle sedi universitarie è già in parte compiuto e non avrebbe senso esasperarlo.
Tanto per ricordare uno degli articoli al proposito (di Mario Pirani, Le mille università dalla facili cattedre, la Repubblica, 26 ottobre 2006):
Di questo passo si arriverà ad un ateneo o a una sua succursale per ogni provincia, vedi, ad esempio, la Sicilia dove troviamo ormai una sede universitaria, oltre che a Palermo, Catania e Messina, anche a Trapani, Modica, Taormina, Ragusa, Siracusa, Caltagirone e, da ultimo, Enna. O in Calabria, dove, a fronte di due milioni di abitanti, oltre a quella di Arcavacata che doveva essere l’unica, ne sono sorte due a Reggio (una pubblica e una privata per stranieri), una a Catanzaro e recentemente una a Villa San Giovanni, il cui fondatore, nominato rettore per acclamazione, l’ha intitolata al suo omonimo nonno, Francesco Ranieri, dotandola altresì di un albergo per ospitare (naturalmente a pagamento) professori e allievi. Infine si possono leggere recenti annunci pubblicitari della Università della Sibaritide a Rossano (Cosenza), che fa capo telematicamente alla S. Pio V di Roma (da non confondere con quella dei Legionari di Cristo), assieme alle altre succursali di Benevento, Foggia, Napoli, Agropoli, Catania, Brescia, cui si aggiungeranno presto Cosenza e Palmi. Tra le new entry merita una citazione l’università on-line Guglielmo Marconi il cui patron è l’ex sottosegretario alla Funzione pubblica, Learco Saporito (An), che ha ottenuto la cattedra di diritto pubblico a 68 anni, vantando presumibilmente, come “crediti” per la tardiva vocazione, la frequentazione del Transatlantico più che le aule della Sapienza.

mercoledì 20 febbraio 2008

Spam omertoso


Il testo (poco leggibile) è il seguente:

Da Mauro Biffi

Cerca di nascondere subito tutto, e fai veloce!!! il tuo nome
è comparso questa mattina insieme a quello di altri 150
indagati sul sito del CAFF di Roma. Controlla tu stesso sei
nella lista di gennaio, il sito è questo www.caff-antifr.com

P.S.
In ogni caso io non esisto mi raccomando, non fare mai il
mio nome!!!

A 2 anni dalla morte di Luca Coscioni

Da Invettiva agli ipocriti:

Così, uscendo dall’albergo, per andare a piazza del Pantheon, mi si avvicina una signora, che, guardandomi le gambe, e non negli occhi, mi domanda se sono sordo. Non posso parlare, ma la mia voce interiore le dice, Brutta imbecille, se mi guardassi negli occhi, e non le gambe, non ti ci vorrebbe molto, a capire che ci sento benissimo, anche se non ho nessuna voglia di ascoltare le tue cazzate. Tornando in albergo, il portiere domanda a Maria Antonietta, se posso salire da solo i tre gradini, sui quali non è stata predisposta la pedana di accesso per i disabili. Ma, brutto testa di cazzo, replica la mia voce interiore, ti sembra che se potessi farlo, me ne starei seduto su una sedia a rotelle? A Milano, Vincenzo Silani, un neurologo squallido, che sta facendo di tutto, per opporsi al protocollo di studio, nel quale sono stato arruolato, incontrandomi un anno e mezzo fa, nonostante fossi il paziente più grave, mi ha ricevuto per ultimo, facendomi passare davanti, anche quei pazienti, che avevano un appuntamento successivo al mio. Una volta entrato, non sapendo ancora, chi fossi, mi ha messo nelle mani del suo assistente. Con aria scocciata mi ha poi, spiegato che non c’era niente da fare, che si trattava di una malattia incurabile, come se non lo sapessi già, e mi ha consigliato di tornarmene a casa, dal momento che, di lì a poco, non mi sarei nemmeno potuto più muovere. La mia voce interiore, gli ha risposto: grandissimo pezzo di merda, ho già sepolto uno dei medici che mi ha fatto la diagnosi infausta, e non è detto, che non riesca a sopravvivere anche a te, che con le tue parole false, stai distruggendo la speranza di migliaia di malati, che confidano nella ricerca sulle cellule staminali. La ragione per la quale, tu macellaio, ti opponi a questa sperimentazione è tremenda, non vuoi perdere le parcelle dei tuoi pazienti che, uno dopo l’altro, ti stanno abbandonando.

Ancora, questa volta a Roma, non direttamente a me, ma a Maria Antonietta, c’è qualcuno, che le chiede se posso o no, scopare. La mia voce interiore, risponde, nuovamente: la sclerosi laterale amiotrofica colpisce la muscolatura volontaria, e non le funzioni sessuali. Certo, non posso fare tutte le posizioni del Kamasutra, ma un po’ me la cavo anche io, brutto imbecille! La scorsa settimana, mi sono recato in una sanitaria per ordinare la mia nuova sedia a rotelle, quella con il supporto per la testa. Lì, ho incontrato il marito di una malata di sclerosi laterale amiotrofica, che rivolgendosi, chiaramente, sempre a Maria Antonietta, mi ha detto: poverino, non è che al partito ti fanno strapazzare troppo? E quando sei stanco, come fai? La mia voce interiore gli ha risposto: primo, poverino un pezzo di cazzo! Secondo, sono io ad avere deciso di strapazzarmi , non gli altri per me. Terzo, siccome, sono sempre molto stanco, tanto vale dare un senso politico a questa stanchezza. Quarto, nonostante tua moglie sia malata come me, non hai capito minimamente, che tutto quello che sto facendo è anche per lei, e non solo per me. Ma va a fan culo! C’è però, una cosa, che non mi è stata mai detta direttamente: povero andicappato, sei stato strumentalizzato. Il motivo è semplice. La mia voce interiore avrebbe chiamato il mio avvocato, trasformandosi in un messaggio di posta elettronica, per far partire una denuncia per diffamazione. Si sa, il 99 per cento delle persone è senza coglioni, e quando si tratta di affrontarsi a viso aperto, gli occhi puntati negli occhi, non ce la fa proprio, e allora abbassa lo sguardo.

In vitro fertilization and multiple births

Lowering Odds of Multiple Births, New York Times, Febbruary 19, 2008:

“Now is the time for all of us to rethink what is the paradigm of a successful I.V.F. pregnancy,” said Dr. Aaron K. Styer, a reproductive endocrinologist at the Massachusetts General Hospital Fertility Center in Boston. “Is it a pregnancy without regard to the number of gestations or a pregnancy with a singleton live birth?”

In I.V.F., a woman is given ovulation-induction hormones to produce multiple eggs, which are retrieved, fertilized with her partner’s sperm and transferred back to her uterus. The more embryos transferred, the higher the likelihood of multiples.

To achieve the goal of a single healthy baby, clinics are focusing on transferring fewer embryos and on developing more sophisticated ways to identify the healthiest embryos with the greatest chance of success.

“We have been getting better at I.V.F. over the years, and as success rates go up, the number we transfer has to go down accordingly,” said Dr. Judy E. Stern, director of the human embryology and andrology lab at the Dartmouth-Hitchcock Medical Center in Lebanon, N.H. “Where three embryos used to work and give you mostly singletons, now we transfer two, because we’re making better embryos and more of them implant.”

Da leggere tutto. Se aveste la memoria corta in Italia è obbligatorio impiantare tutti e 3 gli embrioni prodotti e le linee guida, scadute la scorsa estate, aspettano un nuovo vestito. Che non si annuncia di certo rivoluzionario. La speranza si concentra sul divieto della diagnosi genetica di preimpianto. Ma molte speranze vanno deluse; perciò nessun entusiasmo affrettato.

martedì 19 febbraio 2008

Il nuovo flagello

Adolf Hitler e l’aborto

Massimo Pandolfi perfeziona l’argomento di autorità al contrario (Laborto? E figlio di Lenin e Hitler, 19 febbraio 2008):

Non è vero che una legge sull’aborto è figlia di tutti i Paesi moderni ed evoluti.
E’ vero il contrario. Detto che l’Ivg (fa più chic chiamarlo così: interruzione volontaria di gravidanza) nasce con la storia dell’uomo, va precisato però che la sua regolamentazione per legge è stata inaugurata non certo da vere o presunte culle di civiltà, ma da autentici regimi totalitaristici.
Il primo Paese a varare una legge abortistica è stata infatti l’Unione Sovietica nel 1920; seguì la Germania nazista. Poi il Giappone nel 1948 e, più o meno in fila, i Paesi dell’Est europeo occupati dall’Armata Rossa e diventati comunisti: Polonia, Ungheria, Bulgaria, Cecoslovacchia. La Gran Bretagna (1967) è stato il primo paese occidentale a legalizzarlo.
Siccome X è cattivo, questo il ragionamento di Pandolfi, allora ogni sua azione eredita la cattiveria.
Il suo incedere dimostrativo è zoppo, ma lui non sembra accorgersene. Soffermiamoci su Hitler, il cattivone per eccellenza (non che ci sia da obiettare sul contenuto, anche se forse la tentazione di sottolinearne la banalità potrebbe far capolino).
La dimostrazione di Pandolfi sarebbe la seguente:
Hitler è moralmente riprovevole;
Hitler ha fatto Y;
Y è moralmente riprovevole.

C’è qualcosa che non quadra. Per dimostrare che Y sia moralmente riprovevole (pur concedendo che Hitler sia moralmente riprovevole) è necessario entrare nel merito di Y. Si potrebbero addirittura fare scoperte interessanti a proposito di Hitler, senza che vi sia (ovviamente) una ricaduta di moralizzazione sul cattivone in questione.

A poco serve la chiusura di Pandolfi sulla sua difesa di una legge che permetta le interruzioni di gravidanza (chiamiamoli pure aborti). Prima di metterci in gioco e di ritrovare la coscienza, bisognerebbe evitare le trappole argomentative.
Ciò va detto a onore del vero. E forse dovremmo meditare un po’ tutti su questa strana evoluzione della storia. Stiano comunque tranquilli i tenaci difensori della legge 194: sono il primo a dire che eliminarla domattina, far tornare l’aborto illegale, sarebbe una tragedia. E sarebbe anche controproducente. Il problema è un altro: forse dobbiamo ritrovare tutti un po’ di coscienza, renderci davvero conto di ciò che l’uomo moderno (sottolineo l’uomo inteso come essere umano: quindi uomini e donne) sta combinando.
Anzi: cosa stiamo combinando. Mettiamoci in gioco. Ma per davvero.

Aborto clandestino: effetti indesiderati

Grave una ventenne cinese dopo aborto clandestino, 19 febbraio 2008:

Una cinese di 20 anni è ricoverata in prognosi riservata in seguito sembra ad un aborto che potrebbe esserle stato procurato. Sul caso indaga la squadra mobile di Firenze, dopo l’intervento la notte scorsa delle volanti all’ospedale fiorentino di Careggi, dove la giovane si è presentata, sembra in compagnia di una parente, dopo aver accusato alcuni malori. E’ stato un medico di Careggi ad allertare la polizia. La ventenne è stata sottoposta a un intervento chirurgico: le sue condizioni sarebbero gravi. Indagini sono in corso per capire come e dove sia avvenuta l’interruzione di gravidanza. Per i sanitari l’aborto sarebbe stato procurato da terzi. La cinese, secondo quanto emerso al momento, avrebbe riferito alla zia di essersi provocata da sola l’interruzione di gravidanza utilizzando arnesi da cucina. Un sopralluogo nell’abitazione a Firenze della giovane è stato effettuato dalla polizia.

Claudio Magris, l’aborto e il diritto del concepito

Claudio Magris (Bobbio e laborto, Il Corriere della Sera, 19 febbraio 2008), dopo avere ricordato le parole di Norberto Bobbio sull’aborto, si (o ci) pone alcune domande. Che rischiano di apparire ingenue oppure del tutto fuori fuoco.

Perché, in un momento in cui si cerca non di toccare la legge 194 — cosa che dovrebbe tranquillizzare tutti, perché è essa che consente di abortire, dichiarando peraltro esplicitamente che l’interruzione della gravidanza non è un mezzo per il controllo delle nascite— bensì di creare una cultura consapevole della realtà dell’aborto, così pochi (tra i quali il Foglio) ricordano Norberto Bobbio e queste sue parole di assoluta chiarezza, molto più difficili da dire allora che non oggi? Forse perché dette in tono pacato, problematico, con l’animo di chi aborre le eccitazioni collettive e le scalmane di piazza, mentre oggi prevale chi le ama e se ne inebria, anche quando si rivolgono contro di lui, ed è felice solo nella ressa dello scontro, nel fumo della battaglia (peraltro poco pericolosa), che invece poco si addice alla ritrosia subalpina di gente come Bobbio o Einaudi?
Non so se Magris ha avuto qualche rassicurante soffiata dall’alto, ma temo che uno dei problemi principali sia proprio l’attacco, per ora indiretto, alla 194. Si comincia con il chiedere indagini, limitazioni, restrizioni, ad urlare “il concepito ha diritto alla vita” e l’esito appare abbastanza limpido (in un panorama in cui le inferenze abbiano un qualche senso; è così?). Come fa Magris a sostenere candidamente che “non si cerca di toccare la legge 194”? Come può citare Il Foglio come se fosse un giornale e non un bollettino di quartiere? Il tono pacato è sconosciuto a Il Foglio insieme ad altre varie caratteristiche.
Le discussioni di oggi sono altamente meritorie, perché aiutano, contro ogni pigrizia e viltà mentale, a guardare in faccia cos’è l’aborto. Visto che nessuno vuole toccare la legge 194, nessuno dovrebbe protestare contro queste discussioni, a meno che non sia un entusiasta dell’aborto. Visto che nessuno vuol toccare la legge 194, non ha senso presentare una lista elettorale che si proponga di andare al Parlamento solo per non fare leggi; per creare e diffondere una cultura dei diritti di ogni individuo, in tutte le fasi della sua vita, il luogo non è il Parlamento, bensì la società, il dibattito, l’agorà.
E ci risiamo: “visto che nessuno vuole toccare la 194”. Discussioni meritorie? Mi chiedo se Magris le abbia ascoltate queste discussioni infarcite di luoghi comuni e inesattezze, di disonesti sillogismi e di rimproveri alla cultura relativista e laicista.
E poi bisognerà prendere una decisione: se il concepito ha il diritto alla vita, qualcuno ha il dovere di proteggerlo (anche dalla madre che non lo vuole). Come se ne esce? Oppure andiamo ad ingrossare il muretto di ipocrisia? Affermiamo il diritto alla vita del concepito fuori dal Parlamento; e poi?
E’ ciò che sta giustamente accadendo, e non solo per le iniziative di Giuliano Ferrara ma anche e già prima con alcune interessantissime e innovatrici riflessioni di intellettuali e scrittrici femministe — ad esempio Alessandra Di Pietro, Paola Tavella, Anna Bravo o Maria Carminati — le quali, senza rinnegare alcuna loro battaglia, affrontano in modo libero e originale i valori della maternità e della vita. Anche in merito a ciò che spetta al dibattito pubblico e a ciò che spetta al Parlamento, la chiarezza di un Bobbio, con la sua straordinaria arte di distinguere le cose e gli ambiti, sarebbe preziosa ma non è forse gradita. Oppure non si ricordano quelle parole di Bobbio in difesa del concepito perché dà fastidio che sia stato un non-praticante, estraneo o quanto meno esterno alla Chiesa cattolica, a pronunciarle?
Interessanti e innovatrice riflessioni? Bene, getto la spugna, rinuncio, mi tappo la bocca (parlo di Di Pietro e Tavella, sulle altre due non posso esprimermi per mancanza di conoscenza). Ciò che dà fastidio è la banalizzazione superficiale e miope di quanto sta accadendo. Una lite da cortile per accaparrarsi un pezzo di potere. Siamo onesti: qualcuno pensa che a Ferrara freghi davvero degli embrioni? Ma per favore.
(Citare Bobbio in questo modo è un classico degli argomenti per autorità: ci siamo stufati anche di questo, a dirla tutta).

lunedì 18 febbraio 2008

Il nuovo che (ri)avanza

sabato 16 febbraio 2008

Il diritto svuotato

Benedetta Argentieri e Simona Ravizza, «Aborto, la fuga delle donne» (Corriere della Sera, 16 febbraio 2008, pp. 8-9):

«Le prenotazioni per la legge 194 sono esaurite. Riprenderanno il 19 febbraio dalle 11 alle 12». Così la segreteria telefonica dell’ospedale Macedonio Melloni, tra i più importanti di Milano. Inutile meravigliarsi. Prendere un appuntamento per interrompere la gravidanza è solo l’inizio dell’odissea che le donne devono affrontare per abortire oggi in Italia. Un percorso a ostacoli tra ambulatori aperti solo un’ora alla settimana, accettazioni a numero chiuso, colloqui, visite ginecologiche ed ecografie che costringono ad andare in ospedale anche quattro volte, liste d’attesa che superano i 15 giorni almeno in un caso su due, l’insistenza dei volontari del Movimento per la vita in corsia, umiliazioni emblematiche come il cartello con la scritta «Interruzioni di gravidanza» appeso ai lettini delle donne in procinto di abortire al Niguarda, eliminato solo dopo l’intervento dei sindacati dell’ospedale milanese. L’irruzione della polizia al Federico II di Napoli dopo un aborto terapeutico è la punta dell’iceberg di un fenomeno che spinge sempre più donne a rivolgersi a cliniche estere. In fuga dall’Italia per abortire.

«Are there a lot of italian women coming here? », «Yes. Lately even more». Alla domanda se ci sono numerose italiane che prendono un appuntamento, la centralinista della Leigham Clinic non ha dubbi: «Si. Ultimamente sempre di più». La clinica a sud di Londra è diventata uno dei punti di riferimento delle donne che con 780 sterline possono interrompere la gravidanza nel giro di una settimana. Un numero che non ha eguali in Europa. Lo dimostrano le statistiche del ministero della Salute inglese. Con l’arrivo in Gran Bretagna di una donna ogni due giorni, l’Italia è in cima alla classifica dei viaggi per abortire, seconda solo all’Irlanda (dove le Ivg sono illegali a meno che non siano in pericolo la vita e la salute della donna). […]
Tra i motivi che spingono ad andarsene, anche le difficoltà con cui spesso deve fare i conti chi si rivolge agli ospedali. Al San Paolo di Milano gli appuntamenti per le Ivg vengono presi un’ora alla settimana il venerdì, dalle 13.30 alle 14.30. Al Buzzi di via Castelvetro gli sportelli sono aperti il mercoledì e il venerdì alle 7.30, ma la segreteria telefonica avvisa già: «Vengono accettate le prime 16 donne». Altra città, nuove situazioni. Agli ospedali Riuniti di Bergamo la sede del Movimento della vita è all’interno del reparto di Ostetricia e Ginecologia guidato dal 2000 da Luigi Frigerio (vicino a Comunione e Liberazione). Al San Matteo di Pavia se n’è appena andato via anche l’ultimo non obiettore: gli aborti li fanno due giovani con borsa di studio. A Desenzano c’è un solo medico che esegue le Ivg (quando è malato o in vacanza ne deve arrivare uno da fuori). Stesse scene anche fuori dalla Lombardia. Al Ca’ Foncello di Treviso c’è un solo ginecologo su 15. E, proprio in Veneto, è atteso a settimane l’arrivo in consiglio regionale del progetto di legge di iniziativa popolare che prevede, tra l’altro, la presenza di volontari antiabortisti negli ospedali. Il consigliere di Alleanza Nazionale, Raffaele Zanon, ha chiesto di mettere in discussione la proposta subito dopo l’approvazione del Bilancio 2008. Ancora. «In Basilicata la percentuale di camici bianchi che non praticano aborti è vicina al 93%, anche se i dati del ministero della Salute, fermi al 2005, li danno al 42% – denuncia il radicale Valerio Federico. All’ospedale San Carlo di Potenza raggiungono la quota del 95%». […]
Così il diritto all’aborto sta morendo in Italia: non modificando la legge, ma svuotandola. Solo ora – dopo due anni di governo! – il ministro della sanità dispone che almeno un medico non obiettore sia presente in ogni distretto sanitario. Troppo poco, troppo tardi – ammesso che la misura serva, sarà una delle prime ad essere rovesciata dal prossimo governo.
Cosa ha impedito che questo o provvedimenti più efficaci venissero adottati prima, quando si poteva sperare che avessero il tempo di attecchire? Non so se possano esserci state difficoltà di qualche genere; l’unica che mi viene in mente è che si siano voluti evitare guai al governo, ostaggio della quinta colonna teodem.

Aggiornamento: sempre sul Corriere di ieri, altri due articoli sulla negazione di fatto del diritto all’aborto: Benedetta Argentieri, «“Solo rinvii e dolore. Mi hanno costretta a partire per Londra”», p. 8; Alessandra Arachi, «Tutte in fila in ospedale. Ma non c’è posto», p. 9.

venerdì 15 febbraio 2008

Le dichiarazioni del Moige

Che sarebbe: il Movimento Italiano Genitori.
Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale del Moige, ha dichiarato (ABORTO, il Moige:“Una conferenza nazionale per migliorare la 194”, 15 febbraio 2008):

In questi giorni [...] abbiamo assistito ad una donna che abortisce da sola in un bagno dell’ospedale, senza alcun supporto infermieristico né psicologico.
Non sembra di pretendere troppo chiedendo che almeno, prima di commentare, si conosca l’argomento che si commenta. Almeno a grandi linee, approssimativamente. Per sentito dire. Basterebbe ad evitare le più grottesche assurdità. Poi quelle medie e lievi rimarrebbero, nessuna paura!

«Una gioventù disponibile alla sodomia islamica»

L’ultima sua dichiarazione, diciamo la verità, ci aveva un po’ delusi: sì, dava l’idea del clima attuale (e come tale l’avevamo debitamente riportata qui su Bioetica), ma mancava del guizzo inconfondibile a cui l’autore ci aveva abituati. Posso immaginare il timore dei lettori: il nostro beniamino, il sempiterno Onorevole Capogruppo, non si sarà mica ammosciato? Per tranquillizzarli (e tranquillizzarci), riportiamo integralmente una dichiarazione di appena una settimana fa, presa come al solito dal suo sito personale, che ci restituisce l’autentico, irripetibile, immarcescibile Luca VOLONTÈ!

«Il tesoretto degli italiani, l’espropriazione forzata di Visco e Prodi, è in parte estesa ai movimenti gay. Altro che povertà delle famiglie: a Roma, nella Roma di Veltroni, si patrocinano i circoli gay nella loro campagna di iscrizione forzata alla lobby nelle scuole pubbliche statali. Barbara Pollastrini, Giuseppe Fioroni e Walter Veltroni sono un trio devastante per i giovani italiani e per quelli romani. L’amico dei Clinton, ora adulatore dell’immagine di Obama, è l’indegno artefice di una spesa pubblica, dei soldi dei cittadini romani, allo scopo di rendere gay e iscritti al circolo Mario Mieli gli studenti della scolaresche romane». Lo afferma il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonté.
«Si vuole costruire una gioventù fieramente diversa e disponibile alla sodomia islamica – sottolinea l’esponente centrista – con misure allucinanti e pregiudizi ideologici verso la femminilità e la mascolinità dei giovani italiani. Il leader del Pd getta la maschera, non si allea con la sinistra e con i radicali solo perché, da sindaco di Roma, è promotore di misure che vanno ben oltre il laicismo e il gender sinistro. Il Governo Prodi e il Comune di Roma dimostrano di essere ben oltre la violazione della civiltà e della Costituzione italiana: la loro politica di aumento dei salari parte dall’aumento di stanziamenti e di iscritti ai movimenti omosessuali».

Aggiornamento: Lisa di Paniscus ha indagato e scoperto a cosa si riferisce il comunicato di Volontè («Un vero comunicatore», 17 febbraio 2008). Inaspettatamente (o forse no?), non si tratta di un progetto di conversione forzata dei giovani romani all’omosessualità e/o all’islamismo...

giovedì 14 febbraio 2008

Manifestazione a Roma

Sconfinato pessimo gusto

“Mi sottoporrò alle analisi del sangue perché penso di avere la sindrome di Klinefelter”. Lo ha detto il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, intervistato da Maurizio Belpietro su mattina 5, facendo riferimento alla donna che ha abortito nei giorni scorsi al Policlinico di Napoli alla quale era stato diagnosticata una malformazione del feto legata alla sindrome di Klinefelter. Questa sindrome, ha spiegato Ferrara, è dovuta a un difetto dei cromosomi che determina tra l’altro un’alterazione degli organi sessuali; “e siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle - ha aggiunto - farò le analisi”. Parlando della sua lista per la vita Ferrara ha ricordato che l’iniziativa “ha indotto molti a ripensarci sulle tematiche affrontate”. “Vado da solo e solamente al Senato”. Quanto ai finanziamenti per la lista, Ferrara ha detto: “parto con un mio assegno di 250 mila euro la cui foto verrà pubblicata, così come la foto dei miei testicoli”.
Ferrara è riuscito a superare se stesso. E non è facile, dal momento che di idiozie schifose ne dice da sempre. Speriamo soltanto di risparmiarci la visione intima dei suoi testicoli.

Il ricordo di Giuliano Ferrara

«Osservo soltanto che - conclude - oltre a un possibile atto di insensibilità o di maleducazione verso pazienti del Nuovo Policlinico, da giudicare severamente se accertato, se non vado errato in quell’ospedale ieri è morto un bambino. E me ne dispiaccio, senza giudicare la sensibilità e la coscienza di nessuno. Chissà se nei commenti di stampa qualcuno se ne ricorderà».
(ANSA di ieri, 16.43, ABORTO: NAPOLI; FERRARA, RICORDO CHE È MORTO UN BAMBINO CONTRO DI ME POLEMICA IN MALAFEDE; QUANDO SARÒ MINISTRO SALUTE).

9 ore da sola per un aborto terapeutico

mercoledì 13 febbraio 2008

Un commento che ci mancava

Direttamente dal sito dell’Onorevole capogruppo:

«Al Nuovo Policlinico di Napoli si è verificata un’interruzione di gravidanza, alla quale la mamma ha dato assenso perché i medici non volevano far nascere un bimbo sterile: questa si chiama eugenetica. La Questura ha fatto il proprio dovere, chiarendo i dettagli della vicenda». È quanto afferma, in una nota, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè.

Cos’è il feticidio?

Il codice penale italiano, all’art. 578, prevede il delitto di infanticidio e di feticidio (anche se nel titolo è nominata solo la prima fattispecie):

Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale
La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni.
A coloro che concorrono nel fatto di cui al primo comma si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita da un terzo a due terzi.
Non si applicano le aggravanti stabilite dall’articolo 61 del codice penale.
Si ha dunque infanticidio se il bambino viene ucciso immediatamente dopo il parto, feticidio se il fatto avviene durante il parto (verosimilmente, non appena sia fuoriuscita la testa). Come si vede, il delitto è autonomo rispetto all’omicidio solo in quanto è commesso dalla madre, e determinato da «condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto»; in caso contrario, il fatto ricade pienamente nella fattispecie dell’omicidio (art. 575 c.p.); si può continuare a parlare di infanticidio (e di feticidio, che però è legato a circostanze rarissime), naturalmente, ma non di uno specifico delitto. Nei fatti di Napoli il termine «feticidio» sembra dunque essere stato usato in modo doppiamente improprio.

Ideologia feroce

Francesco Merlo coglie oggi su Repubblica, a proposito dell’irruzione della polizia nel Policlinico di Napoli, il senso esatto di ciò che sta succedendo: la ferocia di un’ideologia, il suo imporre astrattamente un’idea – oggi la Vita, ieri la Classe e la Razza – contro la concretezza del mondo umano («La crudeltà dell’ideologia», 13 febbraio 2008):

Cosa avrebbero fatto i sette agenti di polizia se in quell’ospedale di Napoli fossero arrivati durante l’operazione e non subito dopo? Avrebbero rimesso il feto dentro la donna? “Fermi tutti, in nome della legge: controabortisca o sparo!”.
Davvero la polizia che a Napoli irrompe in sala operatoria e sequestra un feto malformato è roba da teatro del grottesco e della crudeltà, da dramma di Artaud. Sembra un episodio inventato per dimostrare la stupidità dei fanatici della vita ad oltranza, per far vedere a quale ferocia si può arrivare in nome di un principio nobile e astratto ridotto ad ossessione e sventolato come un’ideologia, persino elettorale.
È difficile anche ragionare dinanzi a questa violenza che è stata commessa a Napoli. Una violenza contro la legge, innanzitutto, perché l’aborto era terapeutico e quindi legittimo, nel pieno rispetto della 194. Anche se va detto forte e chiaro che l’oscenità dell’irruzione non sarebbe cambiata di molto se quell’aborto fosse stato ai limiti della legge o persino fuorilegge, come si era arrogato il diritto di credere il giudice napoletano, informato – nientemeno! – da una telefonata anonima.
Ed ecco la domanda che giriamo ai lettori: perché un giudice, che ha studiato il Diritto laico e che sa che la giustizia mai dovrebbe muoversi in base ad una qualsiasi convinzione religiosa; perché un giudice che si è formato in un’Italia civile e tollerante non capisce che ci sono ambiti delicatissimi nei quali comunque non si interviene con i blitz, con le sirene, con le manette e con le pistole? Amareggia e addolora che questo signor giudice di Napoli si sia comportato come il burocrate di quella ferocia ideologica che si sta diffondendo in Italia su temi sensibili – e l’aborto è fra questi – che invece richiedono silenzio, rispetto, solidarietà. È come se un diavolo collettivo, un diavolo arrogante che presume di incarnare la morale pubblica, avesse spinto giudice e poliziotti a trattare un’intera struttura ospedaliera – dagli amministratori ai medici, dagli anestesisti agli infermieri – come un covo sordido di mammane abortiste.
Solo il fanatismo, che come sempre nasce da un’intenzione apparentemente buona, può fare credere che i medici di Napoli non siano persone per bene ma stregoni sadici, allegri assassini di nascituri. Il signor giudice, mandando la polizia in sala operatoria, ha trasformato un luogo di lenimento della sofferenza in un quadro di Bosch. E alla fine invece di mostrare il presunto orrore della professione medica, ha mostrato tutta l’asfissia di un’altra professione, della sua professione.
Quante telefonate anonime riceve un giudice a Napoli? Davvero ad ogni telefonata ordina un blitz in tempo reale? E come ha misurato l’urgenza dell’intervento? E quali rei stava cercando? La mamma? Il papà? I medici e gli anestesisti? Cosa voleva mettere sotto sequestro preventivo: l’utero di quella donna? Adesso, a quella signora che, appena uscita dalla sala operatoria, è stata sottoposta ad un incredibile interrogatorio, bisognerebbe che lo Stato chiedesse scusa. L’hanno trattata come un’omicida, come una snaturata che si vuole sbarazzare di un feto alla ventunesima settimana. Hanno inventato per lei il reato di feticidio, hanno applicato contro di lei il loro stupido estremismo che inutilmente vorrebbe deformare e deturpare il buon cattolicesimo italiano in schemi da sermoneggiatori fondamentalisti, con tutto questo parlare di Dio e dividersi su Dio. […]
È stato Ferrara a dichiarare al “Corriere” che mai egli vorrebbe incriminare una donna che ha abortito, e che non è a cambiare la legge 194 che aspira con la sua battaglia. Chi allora, secondo lui, ha armato di ferocia l’interventismo del giudice e dei poliziotti di Napoli?
Sempre su Repubblica di oggi si può leggere un’intervista alla donna aggredita (Giuseppe Del Bello, «“Sarebbe stato il primo figlio. Un dolore non farlo nascere”»).

Recepimento della direttiva europea sui tessuti e le cellule umani

Per quanto riguarda la donazione, l’approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione dei tessuti e delle cellule umani l’Italia ha deciso di recepire una direttiva europea in materia (ovvero la direttiva che riguarda anche la conservazione del cordone).
È cominciato così, il 27 luglio 2007, l’iter legislativo del recepimento della direttiva 2004/23/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 “Sulla definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l’approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani” (Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, 7 aprile 2004).
Un esempio della burocrazia italiana, cui si aggiunge distrazione e ignoranza.

Il documento integrale è su Persona e Danno, 12 febbraio 2008.

martedì 12 febbraio 2008

Lapsus del TG1 (ore 20.00)

[...] era stato richiesto l’aborto terapeutico per salvaguardare la salute psichica del feto.

La polizia irrompe nel policlinico di Napoli contro una donna

Agghiacciante segnalazione da parte dell’Udi nazionale (12 febbraio 2008). Riporto integralmente.

Dopo l’irruzione della Polizia nel reparto IVg del II Policlinico di Napoli l’UDI- Unione Donne in Italia e l’Assemblea permanente delle donne di Napoli danno appuntamento il 14 febbraio alle 17 in Piazza Vanvitelli

Nel reparto di IVG del II Policlinico di Napoli, nella serata di ieri 11 Febbraio alcuni agenti del Commissariato Arenella hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, motivando di aver notizia di reato di “feticidio”.

Si trattava di un aborto terapeutico alla IV settimana [in realtà «mese», ndr] regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l’intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto.
I medici, di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti hanno poi intimidito la vicina di letto della donna esortandola a testimoniare in quel momento altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice.
Denunciamo il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso.

La libertà femminile ha reso inevitabile l’agonia del patriarcato che, ottenebrato, mostra la sua faccia feroce contrapponendosi alle donne con l’intimidazione.

L’UDI- Unione Donne in Italia e l’Assemblea permanente delle donne di Napoli si danno appuntamento

Giovedì 14 febbraio a Napoli piazza Vanvitelli alle ore 17

La nostra mobilitazione partirà da Napoli e diventerà vigilanza e presidio permanente in ogni piazza d’Italia. Autodenunciamoci tutte per aver deciso nella nostra vita.

- Per informazioni: UDI - Unione Donne in Italia,
Via dell’Arco di Parma 15, 00186 Roma tel 06 6865884

udinazionale@gmail.com

Aggiornamento: l’aborto in realtà era stato praticato nel secondo trimestre di gravidanza, come riporta l’edizione napoletana di Repubblica. Probabilmente nel comunicato dell’UDI è stata scambiata la parola «mese» con «settimana».

L’aborto e Silvio Berlusconi

Adnkronos riporta le parole di Silvio Berlusconi (ABORTO: BERLUSCONI, ONU RICONOSCA DIRITTO VITA DA CONCEPIMENTO, 11 febbraio 2008) che avremo il piacere di leggere in un’intervista a Tempi in edicola giovedì (segnatevelo) a proposito dell’iniziativa per una moratoria sull’aborto lanciata da Giuliano Ferrara:

Su queste materie la regola del nostro schieramento politico è la libertà di coscienza [ma] credo che riconoscere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale sia un principio che l’Onu potrebbe fare proprio, così come ha fatto sulla moratoria per la pena di morte pur dopo un lungo e non facile dibattito.
Ah se avesse la stessa premura per il falso in bilancio!

lunedì 11 febbraio 2008

Darwin Day (UAAR di Milano)

Il circolo UAAR di Milano organizza un Darwin Day (il prossimo 20 febbraio, ore 18.00): tre conferenze sull’evoluzionismo dal punto di vista storico e della psicologia.
Presso la Libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a, Milano.

Pietro Omodeo (biologo, già docente di Zoologia presso le università di Padova e Roma) Evoluzionismo e creazionismo: prospettive storiche

Carlo Cecchetto (dipartimento di Psicologia, Università di Milano-Bicocca)
La capacità linguistica come capacità biologica

Maria Teresa Guasti (dipartimento di Psicologia, Università di Milano-Bicocca)
Lorigine del linguaggio: da Chomsky in poi...

Ulteriori informazioni sul sito UAAR di Milano.

domenica 10 febbraio 2008

Uno, due, tre...liberi tutti

Lo avevamo già annunciato qui, ma con piacere rimandiamo alla rubrica di Delia Vaccarello Uno, due, tre...liberi tutti e al suo pezzo sulla conferenza stampa svoltasi presso la sala conferenze del Policlino sabato 9 febbraio 2008, Elezioni, coppie di fatto Angelo e Pier Giorgio, l’Unità (9 febbraio 2008).
Altre informazioni sul sito della Linfa, Lega italiana nuove famiglie.

Il prossimo appuntamento è per il 23 febbraio 2008 (Appello: 1 politico per 2) alle 11, presso la sala conferenze di Montecitorio (piazza di Montecitorio 123/A).

venerdì 8 febbraio 2008

Titoli

Mr Berlusconi’s main opponent, Walter Veltroni, will lead a new, broad party of the centre-left; but Mr Berlusconi will run at the head of his familiar, habitually quarrelsome, four-party coalition. Mr Veltroni is 52; his opponent is a septuagenarian with a pacemaker. The parliamentary election is likely to be held on the same day as local elections, a combination that usually favours the left.
The Economist, Theyre off, again, feb 7th 2008.

giovedì 7 febbraio 2008

Darwin Day 2008

9 Febbraio, ore 15,00 presso la Casa del Cinema, Piazza Mastroianni villa Borghese, Roma
Medicina in Evoluzione 2008
Introduce e coordina Gilberto Corbellini
con
Mark A. Hanson (University of Southampton), Evolution, development and disease
Andrea Rinaldi (University of Cagliari), Race in genetics and medicine
Claudio Franceschi (University of Bologna), Aging and evolutionary medicine
Lewis Wolpert (University College, London), Evolutionary biology of depression
Gianfranco Peluso (Università di Napoli), The evolutionary aspects of cancer

Traduzione simultanea. Ingresso libero sino a esaurimento posti.

Per informazioni: Fondazione Sigma-Tau, Viale Shakespeare 47, Roma
tel. 06 5926443/600

Se il sesso è solo un mezzo riproduttivo

Claudio Risé, Il nuovo puritanesimo, 4 febbraio 2008:

La sala operatoria invece della camera da letto. Quarant’anni dopo “la rivoluzione sessuale”, l’incontro tra i due sessi è minacciato da nuove e potenti forze. Allora chi si richiamava al progresso, e alle nuove scienze, si sforzava di liberare l’incontro tra uomo e donna dai numerosi vincoli che lo frenavano e regolavano. Oggi tecnoscienziati di grido, e governanti politicamente corretti lavorano per rendere inutile, e neppure nominabile, l’incontro tra il maschio e la femmina dell’uomo.
Il fatto che un incontro “tra il maschio e la femmina dell’uomo” sia inutile ai fini riproduttivi non significa eliminarlo. Certo, se il sesso è unicamente visto come mezzo (necessario) per fare figli, come inevitabile sacrificio per compiacere i piani divini, allora diventa in effetti proprio inutile. Tutto dipende dalla premessa. Ognuno scelga quella che preferisce.
In questo neopuritanesimo la Chiesa è dall’altra parte. Benedetto XVI fin dalla sua prima enciclica, la “Deus caritas est” ha esaltato l’atto d’amore tra uomo e donna come un gesto di forte contenuto religioso, e la radio vaticana è in prima fila nella preoccupazione per la nuova sessuofobia tecnoscientifica.
Poteri degli ossimori! Siamo finiti che B16 esalta un rapporto sessuale tra un uomo e una donna (non cominciamo con il rivendicare anche il sesso tra persone dello stesso genere, perché si comincia così e poi non sappiamo dove si va a finire, e forse si finisce dritti verso l’inferno). Radio vaticana si preoccupa della sessuofobia (tecnoscientifica). Radio vaticana? Della sessuofobia? Siamo sul limitare del grottesco. Che poi il rapporto sessuale c’entra fino a un certo punto, perché se lo si riduce solo a mezzo moltiplicatore di umanità o a gesto religioso ci si nasconde dietro alla propria ombra.
Quarant’anni fa, la ricerca del piacere nella relazione era accompagnata dalla psicoanalisi: la forza del “godimento” lacaniano, del “desiderio” del filosofo Gilles Déleuze, della “totalità” che Jung vede rappresentata, appunto, dall’unione tra maschile e femminile. Oggi, in prima fila nel sogno di una riproduzione asessuata ci sono invece i tecnici della genetica, che propongono la sostituzione degli scenari ospedalieri dei prelievi e delle sale operatorie a quelli carichi di affettività delle camere da letto. Un tecnico in camice, con contorno di macchine, invece di un maschio, nudo.
Risé forse non ha capito che la riproduzione artificiale non vuole sostituire il sesso ma rimediare alla sterilità (se il sesso è la fertilità, la riproduzione artificiale rimpiazza benissimo pure il sesso; Risé ha forse trascurato qualcosa?). Certo è che è più facile capire i genetisti che Lacan, senza alcun dubbio. Non posso immaginare come avrebbe commentato queste diavolerie tecnologiche.

(drawing by Balint Zsako).

mercoledì 6 febbraio 2008

Un piccione con due fave

In un sol colpo ho scoperto Radio Formigoni e una intervista della suddetta radio ad Eugenia Roccella sulla moratoria abortiva (che non ho ascoltato, ma che riesco a immaginare).

La nota 17

Cercando i documenti ufficiali del Magistero cattolico nei riguardi della omosessualità mi trovo a rileggere le Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (2003), redatto dalla Congregazione per la dottrina della fede.
Il documento è notevole nella sua interezza. Ma la nota 17 merita una particolare attenzione. Da rileggere ogni tanto per assaporarne il senso.

Occorre non dimenticare inoltre che sussiste sempre «il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 24 luglio 1992, n. 14).

martedì 5 febbraio 2008

Intervista

Di Davide Varì a me (Lalli: «La scienza sia laica e libera dai condizionamenti religiosi», Liberazione, 5 febbraio 2008).

Conferenza stampa della Linfa: “Un Politico per Due”


Sabato 9 febbraio 2008 alle ore 11 presso la sala delle conferenze della direzione generale del Policlinico Umberto I si terrà la conferenza stampa di lancio della manifestazione sulle unioni civili intitolata “Un Politico per Due” organizzata dalla Linfa (Lega Italiana Nuove Famiglie), l’associazione italiana che riunisce le nuove famiglie.
Fatto originale è che la conferenza stampa si svolgerà in un ospedale alla presenza di alcune coppie di fatto che hanno subito discriminazioni e che porteranno la loro testimonianza.
Tutte le informazioni sul sito della Linfa.

Tre genitori per un solo embrione

Annuncio shock (ennesimo annuncio, ennesimo shock) per la Repubblica (Londra, creato in laboratorio embrione da tre genitori, 5 febbraio 2008).

Forse è meglio leggere qualche articolo della stampa inglese per capire e non per urlare allo scandalo ignari (come Transplant creates embryos with three parents, Telegraph, 02/05/08 oppure First disease-free babies could be born in three years as doctors make embryo from THREE parents, Daily Mail).

Di utile lettura anche il comunicato stampa della Newcastle University (28 gennaio 2008) che inizia così:

Scientists have shown for the first time how a particular family of diseases are passed down from mother to child and how this can lead to the severity of the disease differing widely.
The research offers hope of being able to predict a child’s risk of developing a mitochondrial disease which can cause muscle weakness, diabetes, strokes, heart failure and epilepsy.
All cells contain many mitochondria, which are involved in energy production within the body. Mitochondria have their own genetic information, known as mitochondrial DNA, or mtDNA, which is inherited solely from the mother.

Qualche domanda a Carlo Alberto Defanti su Eluana Englaro

Quando ha visitato Eluana, in che condizioni era? Erano le stesse condizioni dell’ultima volta in cui l’ha sottoposta ad esami?

Ho visitato Eluana nell’ottobre 2007 in occasione della visita che le rese il sen. Ignazio Marino. A dire il vero, non ho fatto una visita formale, ma ho trascorso circa un’ora accanto a lei insieme a Marino e alla suora che da oltre 15 anni la accudisce e che la considera in qualche modo una figlia. Posso dire che la situazione clinica, osservata nel 1996, nel 2001 e nel 2007, è del tutto invariata. Eluana non ha mai mostrato alcuna risposta agli stimoli ambientali tale da implicare un’elaborazione corticale dello stimolo. Quindi ella si trova in uno stato vegetativo vero e proprio (e non in una delle condizioni descritte da qualche anno come stati di minima coscienza). Inoltre, sia sulla base dei dati strumentali del passato, sia su quella del lunghissimo periodo di osservazione (identico a quello di Terri Schiavo), si può affermare con certezza (vale a dire con una probabilità soverchiante) la sua irreversibilità o permanenza.

Che cosa significa essere in SVP? Ci sono casi in cui si è usciti dallo SVP?

Cominciamo a chiarire i termini. Si parla di Stato Vegetativo SV quando un paziente che ha subito una gravissima lesione dell’encefalo, dopo un periodo di coma (stato di incoscienza con gli occhi chiusi) che di regola non dura più di 3-4 settimane, comincia ad aprire gli occhi come si risvegliasse ma non è in grado di entrare in alcun modo in contatto con l’ambiente. SVP è l’acronimo di Stato Vegetativo Persistente e la sua definizione corrente è: stato vegetativo che dura oltre un mese. Lo SVP così inteso non va confuso con lo Stato Vegetativo Permanente, ove l’aggettivo permanente è sinonimo di irreversibile (a differenza dello SVP, che è una diagnosi che descrive una condizione, SV permanente è una prognosi: implica cioè la previsione di irreversibilità). Detto questo, dallo SVP (persistente) si può uscire ed anzi ciò accade abbastanza spesso, per esempio nel caso dei traumatizzati cranici gravi, che dopo una fase di coma entrano in SVP per poi risvegliarsi e riprendere contatto con l’ambiente. Per definizione invece dallo SV permanente non si dovrebbe uscire mai. Il condizionale fa riferimento al fatto che qualsiasi prognosi ha carattere probabilistico e che un piccolo numero di malati giudicati in SV permanente hanno poi ripreso contatto con l’ambiente (si sono risvegliati) al di là dei termini temporali che per lo più permettono di formulare la prognosi di irreversibilità.

Eluana si rende conto di qualcosa?

Per quanto è possibile sapere, i pazienti in SVP si trovano in uno stato simile a quello della narcosi (la misurazione del metabolismo globale del cervello dimostra livelli globalmente ridotti, in misura paragonabile a quella dei soggetti in anestesia generale). Negli ultimi anni, con tecniche sofisticate, è stato dimostrato che in alcuni pazienti singole aree della corteccia cerebrale reagiscono a stimoli ambientali, ma non è possibile sapere se ciò corrisponda a una qualche consapevolezza. Del resto alla domanda “che cosa prova il malato in SVP?” non è possibile dare una risposta diretta, ma soltanto indiretta. Eluana non avrebbe mai voluto essere mantenuta in vita in queste condizioni.

Quali sono, secondo lei, le ragioni per opporsi alla sua scelta?

Le ragioni sono di diverso ordine: a) da un lato una misura come la sospensione della nutrizione artificiale urta in modo “istintivo” il tradizionale sentire medico, ma questa risposta emotiva può essere facilmente soppiantata da una seria argomentazione razionale, come dimostrano le linee guida di società scientifiche autorevolissime, come l’American Academy of Medicine; b) oggi la vera ragione è che il Magistero cattolico ha fatto sua senza riserve la dottrina della sacralità della vita, dottrina che entra in rotta di collisione con gran parte della medicina moderna e che ciononostante continua ad essere sostenuta, credo, per ragioni politiche più che autenticamente religiose.

Nutre qualche speranza per il futuro e rispetto alla decisione della Corte di Cassazione dello scorso autunno?

Tenuto conto della difficile situazione in cui viviamo, nutro ragionevoli speranze nelle capacità di innovazione della magistratura. Il diritto ha una sua logica che nel tempo ha saputo precedere la moralità codificata delle grandi istituzioni (Chiesa, medicina ecc.): si pensi alla riforma del diritto di famiglia, al riconoscimento del cambiamento di sesso, al consenso informato.

Eluana è imprigionata in una condizione che non voleva e in un corpo straordinariamente forte - e che paradossalmente è una condanna in queste condizioni. Se non ci fossero impedimenti legali, lei come agirebbe (anche tecnicamente, quale sarebbe la strada migliore per eseguire le volontà di Eluana)?

Se non vi fossero impedimenti legali (e spero di poterlo fare, dopo una sentenza favorevole della Corte di appello di Milano), il modo corretto di procedere sarebbe di rimuovere il sondino attraverso il quale Eluana è nutrita e di trasferirla in un hospice, in modo da accudirla nel modo più attento e dignitoso durante il periodo (che sarà dell’ordine di due settimane) in cui la sua vita proseguirà dopo la sospensione del trattamento, vegliando a tutti quei provvedimenti (umettare periodicamente le mucose, lavaggio dolce, cambiamento periodico delle posizioni del corpo ecc.) che favoriscono il mantenimento di un aspetto fisico dignitoso e consentendo a familiari ed amici di visitarla ad ogni ora. L’avanzamento biomedico ha offerto straordinarie possibilità di interventi e di miglioramenti, ma ha anche causato situazioni come quella di Eluana.

Quale potrebbe essere una bussola per orientarsi rispetto a questa “ambivalenza”?

Tre sono i punti principali: a) la medicina deve prendere atto che il suo coinvolgimento nel processo del morire significa inevitabilmente che il medico è confrontato quotidianamente con decisioni di vita e di morte e che il non decidere è sempre in realtà una cattiva decisione; b) è indispensabile che la medicina elabori criteri prognostici il più possibile precisi al fine di non avviare o di sospendere precocemente le misure di sostegno vitale nei pazienti in terapia intensiva; c) i medici debbono prendere atto che l’ultima parola in questa decisioni spetta al paziente stesso, sia in forma diretta quando possibile, sia in forma indiretta tramite strumenti come il testamento biologico.

(L’ultima parola a chi non ce l’ha, Agenda Coscioni di febbraio, anno III, numero 2).

lunedì 4 febbraio 2008

Cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse (22-25 settimane)

Il documento sui prematuri redatto dai direttori delle cliniche ginecologiche delle facoltà di medicina delle università romane (Tor Vergata, La Sapienza, Cattolica e Campus Biomedico) ha scatenato l’ennesima polemica.
Il documento originale (ne ho fatto richiesta alla AGUI che cortesemente me lo ha inviato) è il seguente: La prematurità estrema: margini di gestione ostetrica e risvolti neonatologici. Convegno promosso dalle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università Romane. Documento conclusivo: con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all’assistenza sanitaria. Pertanto un neonato vitale va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente. L’attività rianimatoria esercitata alla nascita dà quindi il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e della possibilità di sopravvivenza e permette di discutere il caso con il personale dell’Unità ed i genitori. Se ci si rendesse conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico.

Di stranezze al riguardo ce ne sono molte. A cominciare dall’esistenza di un altro documento, Raccomandazioni per le Cure Perinatali nelle Età Gestazionali Estremamente Basse (22-25 settimane), redatto dal Consiglio superiore di sanità (Css) e dal Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb) e leggibile dal sito di Aprile on Line (qui la pagina del Ministero e la versione pdf).

Prima di discutere il suddetto documento è bene ricordare l’articolo 7 della 194: “Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell’articolo 6 (ovvero nel caso di grave pericolo per la vita della donna) e il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto”.
La domanda che viene voglia di porre è: chi ha letto davvero la legge sulla interruzione volontaria di gravidanza? Perché, ad essere in buona fede, un documento sui prematuri sembra inutile. Ad essere sospettosi si capisce che è un attacco politico e “strategico”. Ma torniamo al documento cui abbiamo linkato.
Poco più di un anno fa è stato presentato, come regolamento etico, la cosiddetta Carta di Firenze sui neonati prematuri: Cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse (22-25 settimane). Nel lavoro di redazione, durato un paio d’anni, emergono alcuni dati che è bene riportare: il 30-35% dei neonati prematuri, di 22, 23 o 24 settimane di gestazione, muore in sala parto, il 45% circa viene sottoposto a cure intensive e muore durante la terapia, la sopravvivenza è del 25%, ma il 95% dei sopravvissuti riporta gravi handicap cerebrali.
Facendo un usurante lavoro di collazione tra la Carta di Firenze e le Raccomandazioni per le Cure Perinatali nelle Età Gestazionali Estremamente Basse (che chiameremo il documento del 2008) se ne scoprono delle belle. Ciò che balza agli occhi inizialmente è il lavoro di copia-incolla di cui spesso vengono accusati gli studenti. Senza che la fonte sia citata (magari per distrazione, chissà). Peggio che copiare un tema da un temario, insomma.
Le differenze sono riassumibili in poche mosse, sostanzialmente riguardante l’età gestazionale in cui è consigliato (nel documento 2008 i toni cambiano però) intervenire e rianimare. Cambia anche l’indicazione per il trasferimento della partoriente in caso di parto imminente e a rischio (Cure ostetriche).

Firenze:

in caso di parto imminente, il trasferimento in utero presso un centro di cure per le gravidanze ad alto rischio non è indicato al di sotto delle 22 settimane, tra le 22 e le 24 settimane può essere appropriato;
2008:
in caso di minaccia di parto pretermine nelle età gestazionali estremamente basse deve essere sempre preso in considerazione il trasferimento della gravida (trasferimento in utero) presso un centro ostetrico-neonatologico di III livello;
E se Firenze afferma:
l’indagine più completa e globale, a cui si ritiene di poter far riferimento, è quella svolta in Gran Bretagna nel periodo da marzo a dicembre 1995, denominata Epicure Study, che ha valutato, in maniera prospettica, l’esito di tutte le gravidanze terminate tra le 20 e le 25 settimane, con un follow-up a 6 anni dei bambini sopravvissuti;
[specificando] in tale casistica l’elevata prevalenza di disabilità e di morte nel breve e medio periodo dopo la nascita, inducono riflessioni relativamente alle scelte assistenziali più appropriate;
il 2008 taglia corto:
i lavori scientifici non sono numerosi e non sempre metodologicamente robusti a causa delle diverse modalità di arruolamento delle popolazioni in studio e della lunghezza del follow-up dei nati. Inoltre il periodo di conduzione degli studi è distribuito in un arco di tempo molto ampio dal 1995 ad oggi.
Veniamo alle settimane di gestazione.
Firenze:
Età gestazionale: 22 settimane (da 154 – 160 giorni)

Le decisioni di trattamento devono basarsi sullo stato di salute della madre. Il taglio cesareo deve esser praticato unicamente per indicazione clinica materna, e le madri che lo richiedono per altri motivi, devono esser informate degli svantaggi e dissuase. Al neonato devono essere offerte solo le cure confortevoli.
2008:
Età gestazionale: 22+0 - 22+6 settimane
[...]
Le decisioni di trattamento devono basarsi sullo stato di salute della madre.
Il taglio cesareo deve esser praticato unicamente per indicazione clinica materna e le madri che lo richiedano per altri motivi, devono esser informate di svantaggi, rischi e complicanze, anche a lungo termine, e sconsigliate.
[...]
Al neonato devono essere offerte solo le cure compassionevoli, salvo in quei casi, del tutto eccezionali, che mostrassero capacità vitali.
Firenze:
Età gestazionale: 23 settimane (161-167 giorni)

Non si raccomanda il taglio cesareo su indicazione fetale.

L’inizio della rianimazione e le successive cure intensive neonatali non sono generalmente indicate.
2008:
Età gestazionale: 23+0 - 23+6 settimane
[...]
Le decisioni di trattamento devono basarsi sullo stato di salute della madre.

Il taglio cesareo deve esser praticato unicamente per indicazione clinica materna e le madri che lo richiedano per altri motivi, devono esser informate di svantaggi, rischi e complicanze, anche a lungo termine, e sconsigliate.
[...]
I parametri vitali del neonato devono essere accuratamente valutati. Quando sussistano condizioni di vitalità, il neonatologo, coinvolgendo i genitori nel processo decisionale, deve attuare adeguata assistenza, che sarà proseguita solo se efficace. Se l’assistenza si dimostra inefficace, al neonato saranno comunque somministrate cure compassionevoli.
Firenze:
Età gestazionale: 24 settimane (168 a 174 giorni)

Il taglio cesareo può eccezionalmente essere preso in considerazione per motivi fetali. Il trattamento intensivo del neonato è indicato sulla base di criteri clinici obiettivi durante e dopo le manovre rianimatorie, quali sforzi respiratori spontanei, frequenza cardiaca, ripresa del colorito cutaneo.
2008:
Età gestazionale: 24+0 - 24+6 settimane
[...]
Il taglio cesareo può eccezionalmente essere preso in considerazione per motivi fetali.
[...]
Il trattamento intensivo del neonato è sempre indicato e deve essere proseguito in relazione alla sua efficacia.
Dalla venticinquesima i documenti si allineano:
I neonati devono esser rianimati e sottoposti a cure intensive.
Aspettiamo di saperne di più (ammesso che ci sia qualcosa da sapere), limitandoci per ora a ribadire il carattere mostruoso della indicazione AGUI, pardon, l’opzione di garanzia.

Viene voglia di aggiungere che stabilire rigidamente il “significato” dell’età gestazionale ai fini della rianimazione è abbastanza insensato. Nei casi di grandi prematuri poco cambia tra 22 e 25 o 28 settimane, così come per gli anencefali (sarebbe onesto poi spiegarne le conseguenze). Dipende dalla patologia e dalle condizioni del neonato. Dipende dal caso specifico. Lo spazio lasciato dalla 194 è uno spazio sensato e funzionale. Ma per le battaglie ideologiche e per accaparrarsi voti, forse, non servono sensatezza e funzionalità. Vince chi urla più forte e azzecca slogan efficaci. Anche sulla pelle e sulla salute delle persone.

Salvare i non nati

Gabriela Jacomella, «Sopravvive all’aborto, ora è in una casa famiglia» (Corriere della Sera, 3 febbraio 2008, p. 16):

Di lei non si sa nulla: non il nome (ma per la sua mamma adottiva è «Raggio di Paradiso»), non il luogo dove è nata, né tantomeno quello dove oggi vive. La sua storia è stata raccontata ieri, a Bologna, dalla Comunità Papa Giovanni XXIII: la piccola, sopravvissuta a un aborto terapeutico deciso dopo che le era stata diagnosticata la mancanza dei globi oculari, è stata accolta in una casa-famiglia dell’associazione fondata nel 1968 da don Oreste Benzi.
Le testimonianze riferite dai responsabili della Comunità, da anni impegnata nella «difesa del bambino non ancora nato» – ieri l’appuntamento era la «preghiera per la vita nascente » all’Ospedale Maggiore bolognese, in occasione della 30ma Giornata per la Vita –, tracciano i contorni di un evento-limite. La scoperta della cecità, alla 21ma settimana di gestazione. La scelta di procedere con l’interruzione di gravidanza (ammessa per legge anche oltre i 90 giorni, in caso di gravi anomalie o malformazioni del feto). L’intervento a 22 settimane e 5 giorni, e la nascita della piccola, viva; «pesava 562 grammi – scrive oggi la madre adottiva –, un peso che ai più sembrava poco compatibile con la vita». La letteratura scientifica riduce le possibilità di sopravvivenza alla 22ma settimana di gestazione allo 0,001% dei casi, per risalire al 10% nella settimana successiva – a rischio, però, di gravi danni cerebrali.
E anche in questo caso, nonostante l’intervento immediato dei medici, le complicazioni sono immediate e devastanti: un intervento al cuore a soli 10 giorni di vita, un’emorragia cerebrale che provoca una sordità quasi totale, gravi problemi respiratori e di alimentazione, infezioni di vario tipo. Dopo la decisione dei genitori naturali di darla in adozione, la neonata trascorre 7 mesi in ospedale; poi, il trasferimento nella casa-famiglia. «È il primo caso di questo tipo di cui siamo a conoscenza – commenta Enrico Masini, animatore del servizio “Maternità difficile” della Comunità –. Però le nostre case-famiglia in Italia sono circa 500...».
A 8 mesi dal suo arrivo, le condizioni della piccola restano comunque delicate: a prescindere dalla possibilità, ancora incerta, di curare la sua sordità con un apparecchio acustico, la bimba «è appena stata dimessa dall’ospedale, dove era stata ricoverata in questi giorni per un aggravamento improvviso. Ha ancora enormi problemi di alimentazione, mangia voracemente ma poi vomita tutto; si sta valutando l’opportunità di una Peg, la sonda gastrica per l’alimentazione da esterno». A 15 mesi d’età, «Raggio di Paradiso» pesa soltanto 6 chili.
(Hat tip: Metilparaben.)

Venerdì 8 febbraio 2008

Libreria Rinascita.
Liguori.

domenica 3 febbraio 2008

Il commento del signor Brambilla

Che sta diventando un nostro affezionato (siamo noi che gli vogliamo bene, lui non saprei quali sentimenti nutra). Oggi commenta così, in chiusura del suo pezzo, la questione dellaborto e della sua sospensione (Arrivano le elezioni, non scordate laborto, Il Giornale, 3 febbraio 2008):

Anche dal fronte pro-aborto, oggi, certe falsità non si ripetono più. Soprattutto, oggi nessuno mette più in discussione il fatto che l’aborto sia la soppressione di una vita umana. Si dice che una donna ha comunque il diritto di decidere anche per un altro: ma nessuno può più negare che esista già, appunto, un «altro».
È successo poi che molte – e molti – hanno preso coscienza di quanto dolore abbia prodotto, in loro stessi, l’esercizio di quel «diritto». Ferrara è uno di costoro. È vero, come si dice spesso, che la prima battaglia da fare non è legislativa ma «culturale»: nel senso di suscitare un clima che favorisca la scelta per la vita. Però anche le leggi fanno cultura. Anche la politica, insomma, deve fare la sua parte. Forza, futuri amministratori di un Paese in cui 130.000 bambini all’anno vengono rifiutati.

Nessuno può negare, signor Brambilla, che esista un altro? Tra virgolette, però. Perché Brambilla vuole lasciar intendere che sia talmente ovvio da non richiedere spiegazioni. Sarebbe una perdita di tempo. Quando una verità è talmente apodittica, è peccato sprecare tempo a dimostrarla. Invocare Ferrara come colui che ha preso coscienza e si è redento fa sorridere di rabbia.

Lettera al direttore (di Arezzo Notizie)

Una proposta di moratoria estetizzante. Interessante la lettera cui si rimanda all’inizio.

Feti prematuri da rianimare

Ieri sera leggo il pezzo di la Repubblica sui feti da rianimare se vitali (Aborto, documento-shock. “Il feto dev’essere rianimato”, 2 febbraio):

“Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”. Così si legge in un documento congiunto, firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane: La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico. Secondo i cattedratici, infatti, “con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all’assistenza sanitaria”. Di fatto, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un’interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, “anche se la madre è contraria, perché prevale l’interesse del neonato”.
[...]
“L’attività rianimatoria esercitata alla nascita – si legge nel testo – dà il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e delle possibilità di sopravvivenza, e permette di discutere il caso con il personale dell’Unità ed i genitori”. Tuttavia, concludono i firmatari, “se ci si rendesse conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare a ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico”.
[...]
Il medico, quindi, come precisa Caporale, deve rianimare sempre. Nell’ipotesi in cui il feto sopravviva all’aborto “non ritengo necessario chiedere il consenso della madre – sottolinea il membro del Comitato nazionale di bioetica – in questo caso infatti si esercita un’opzione di garanzia con cui si tutela un individuo vulnerabile e fragile, qual è il neonato, in una fase in cui non si hanno certezze cliniche. Secondo me – aggiunge la biologa – si può presumere lo stato di abbandono giuridico del neonato da parte della madre, che ovviamente può tornare indietro sulla sua decisione”.
Di dubbi, reazioni e perplessità ce ne sono molti. Ne faccio un breve elenco.
1. Il diritto alla vita non è così intelligibile come sembrerebbe di primo acchito (in generale; se ho il diritto alla vita non è implicitamente chiaro su cosa e su chi posso rivendicare un diritto o una priorità); in agguato, poi, c’è il fantasma del diritto alla vita attribuito a partire dal concepimento (controverso e molto rischioso).
2. L’interesse del neonato – soprattutto se parliamo di aborti tardivi, quindi spesso “terapeutici” e decisi per evitare una esistenza peggiore di una esistenza – è difficile da individuare (o almeno non è solo e necessariamente quello di sopravvivere) e nel caso di una malformazione o patologia è bene sottolineare che a volte il suo migliore interesse sarebbe la non esistenza (vedi per esempio qui o qui).
3. L’invocazione dell’accanimento terapeutico come argine all’intervento è snervante e poco sensata (almeno come soluzione del problema): perché è impossibile da definire oggettivamente e rimanda all’interesse del soggetto (vedi sopra).
4. Sugli aborti terapeutici, spesso causa di aborti tardivi: si decide di abortire in seguito a gravi patologie (certo, c’è il margine di errore diagnostico); però è verosimile che le conseguenze di una nascita tanto prematura siano devastanti sulla qualità della esistenza. Nascita per aborto procurato.
5. Quello che dicono i vescovi non dovrebbe essere pertinente né rilevante (ho omesso di riportare il loro commento ma è, ovviamente, immancabile).
6. Se è vero che hai tempo per decidere, è anche vero che spesso entri in una storia senza fine (vedi Eluana Englaro o i casi in cui non è “più possibile” interrompere trattamenti vitali se li hai avviati): si mantiene in vita un vegetale o poco più.
7. Infine, sembra l’ennesima strada contorta per arrivare alla affermazione che si è persone dal concepimento (ma forse sono pessimista).

Aspettiamo di leggere il documento nella sua interezza.

sabato 2 febbraio 2008

Rapporto sulla indagine nazionale

Qui è possibile scaricare I dipartimenti ospedalieri nel Servizio sanitario nazionale.

5 anni e niente mafia!

Mancavo da qualche tempo; oggi rimedio con un intervento godibile, nello stile del nostro beniamico Luca Volontè (Cannibalismo istituzionale, 1 febbraio 2008):

Sono anni che Cuffaro viene dipinto come il capo della Mafia in Sicilia, in quest’opera si è dedicata molta stampa e tanti pseudo giornalisti televisivi. Oggi su questo teorema l’ottocentomilionario San(toro) ci farà l’ennesima trasmissione. Lo scoop vero invece è un altro. Cuffaro, nella sua condanna a cinque anni, non ha avuto l’aggravante della mafia. Questo non si dice ma ha provocato reazioni imbelli e raptus senza fine. Lo stesso Presidente della Sicilia, approvato il bilancio regionale e acquisita la fiducia del Consiglio regionale, ha deciso di dimettersi sei giorni orsono. Campagna denigratoria, processo e poi?
La gag su San(toro) è irresistibile, quasi quanto il compiacimento insensato e irritante per la mancanza dell’aggravante mafiosa. 5 anni e niente mafia! Insomma, che pretendete? Senza dubbio Cuffaro è in buona compagnia.

Sulla nomina di Luciano Maiani a presidente del CNR

Sono davvero imperdibili alcune dichiarazioni dei nostri rappresentanti nella seduta del 31 gennaio scorso (VII Commissione, Resoconto).

Emerenzio BARBIERI (UDC) rileva innanzitutto che proprio la circostanza che non vi siano dubbi in merito alle capacità scientifiche del professor Maiani dovrebbe suggerire di soprassedere sulla proposta di nomina, in quanto se il consenso è presente in questo momento lo sarebbe anche in un momento successivo alla risoluzione della crisi di Governo. Evidenzia, inoltre, come il fatto che al Senato la «Casa delle libertà» non abbia espressamente votato la nomina del professor Maiani dovrebbe essere giudicato un elemento positivo nell’ambito del dibattito odierno che tende a valorizzare sempre di più un sistema basato sul «bicameralismo imperfetto». [...]
Sottolinea, inoltre, che la candidatura del professor Maiani non può essere ritenuta una candidatura condivisibile, in quanto egli ha dimostrato di non credere nella libertà di pensiero, principio cardine della ricerca scientifica, sottoscrivendo la lettera firmata da 67 docenti che ha portato all’annullamento della visita del Papa presso l’università «La Sapienza» di Roma.

Gabriella CARLUCCI (FI) rileva che uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone candidate a ricoprire incarichi scientifici è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni. Rileva a tale proposito che dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994, il che, per un candidato chiamato a ricoprire la carica di presidente del CNR, non appare certo una nota di merito. [...] In conclusione, ritiene che la Commissione debba pronunciarsi negativamente sulla proposta di nomina in questione, anche perché il professor Maiani è uno dei protagonisti della vicenda che ha portato alla mancata visita del Papa presso l’università «La Sapienza» di Roma.

Paola GOISIS (LNP) manifesta il proprio orientamento nettamente contrario sulla nomina del professor Maiani a presidente del CNR, rilevando che l’atteggiamento da quest’ultimo tenuto nella vicenda della mancata visita del Papa è assolutamente inqualificabile e rivelatore di un atteggiamento connotato da intolleranza nei confronti della libertà di opinione. Sottolinea, invece, che l’Università pontificia di Quito ha conferito una laurea honoris causa al Presidente della Camera, con ciò dimostrando una tolleranza maggiore di quella dimostrata dai professori dell’università «La Sapienza». Aggiunge inoltre che non corrisponde al vero la circostanza che i gruppi di opposizione presso l’omologa Commissione del Senato si siano pronunciati favorevolmente sulla proposta di nomina in esame, visto che proprio in segno di protesta contro la decisione di proseguire nell’esame hanno deciso addirittura di non partecipare alle votazioni.

Patrizia PAOLETTI TANGHERONI (FI), intervenendo in sostituzione del collega Palmieri, ritiene che la nomina in questione sia incostituzionale, in quanto non c’è alcuna motivazione che la sostenga. Aggiunge d’altra parte che non vi è alcun motivo di procedere nella seduta odierna alla nomina del presidente del CERN, visto che a luglio decade il consiglio di amministrazione. Considera, inoltre, assolutamente inopportuna una nomina effettuata in una situazione di crisi di Governo.
Qui la pagina di Luciano Maiani (non aggiornata). Al quale va tutta la nostra stima.

venerdì 1 febbraio 2008

Mamma, papà e il signor Brambilla

Il Corriere del 30 gennaio lo spara già nel titolo: «Gb: basta dire “mamma e papà”, contro l’omofobia meglio parlare di “genitori”». L’articolo prosegue così:

Nelle scuole elementari britanniche sarà proibito usare l’espressione «mamma e papà» e diventerà obbligatorio utilizzare l’espressione neutra «genitori», in modo particolare nelle comunicazioni a casa. Come scrive mercoledì il popolare quotidiano Daily Mail, il ministro per la Scuola e l’infanzia Ed Balls farà propria la proposta lanciata dall’organizzazione per i diritti degli omosessuali Stonewall, mirante ad abituare i bambini britannici delle elementari all’idea che potrebbero esserci genitori dello stesso sesso.
Secondo gli attivisti di Stonewall, l’espressione «mamma e papà» lede i diritti dei genitori omosessuali e favorirebbe pregiudizi anti-gay.
Il Giornale del giorno dopo, con Michele Brambilla, ha un titolo più contenuto («L’ossessione dell’omofobia»), ma poi ci va giù pesante:
Gilbert Keith Chesterton diceva che «il guaio dell’uomo moderno non è quello di avere perso la fede, ma quello di avere perso la ragione». Basterebbe questa battuta per liquidare l’idiozia di un altro molto meno illustre cittadino inglese, il ministro per la scuola e per l’infanzia Ed Balls (nomen omen) che ha deciso di vietare ai bambini delle elementari l’utilizzo dei termini «mamma» e «papà», i quali sarebbero gravemente offensivi nei confronti degli omosessuali.
Poiché in teoria – ma solo in teoria – dovrebbe esserci un limite all’imbecillità umana, il lettore può pensare che abbiamo capito male, e che le cose non stanno proprio così. E invece stanno proprio così, anzi un po’ peggio. Cito testualmente dall’agenzia: «L’espressione “mamma e papà” lede infatti i diritti dei genitori omosessuali e favorisce le tendenze omofobiche, diffondendo l’idea che esista solo una famiglia tradizionale».
E invece le cose non stanno così: Brambilla e il Corriere hanno effettivamente capito male.
Sono andato a cercarmi le linee guida originali del ministero britannico – cosa che avrebbero potuto fare benissimo prima di me i sullodati giornalisti: si trovano in rete dal settembre 2007. Il documento si intitola Homophobic bullying, e consta di 138 pagine; ma i consigli relativi alle parole «mamma» e «papà» occupano poche righe. A p. 93 si legge:
Tutti i genitori/tutori sentono di essere coinvolti nella vita scolastica? I messaggi per le famiglie sono inclusivi? Parlate di «genitori» invece di presumere che tutti gli studenti abbiano una «mamma o un papà»?
Nell’originale:
Do all parents/carers feel able to be involved in school life? Are messages home inclusive? Do you talk about “parents” instead of assuming all pupils have a “mum or a dad”?
E a p. 99:
Le scuole dovrebbero sforzarsi di parlare inclusivamente dei genitori omosessuali, per esempio evitando di presupporre che tutti gli studenti abbiano una «mamma o un papà».
Nell’originale:
Schools should make efforts to talk inclusively about same-sex parents, for example, avoid assuming all pupils will have a “mum and dad”.
Non c’è, come si vede, nessuna proibizione, solo consigli (e rivolti agli insegnanti, non agli studenti); ma soprattutto non si chiede genericamente di evitare le parole «mamma» e «papà». Il messaggio è chiarissimo: evitare indebiti presupposti quando si parla ai o dei genitori degli studenti, se si ignora la loro realtà familiare, che – piaccia o non piaccia – può essere differente dai modelli tradizionali. L’unica critica sensata che si può rivolgere al documento è di non essere ancora più inclusivo, prendendo in considerazioni i casi di bambini o ragazzi con un solo genitore.

Vorrei poter dire che i blog se la siano cavata meglio dei giornali, e in parte è così: Luca Sofri ha capito subito che la notizia era sostanzialmente falsa («Buttarla in vacca», Wittgenstein, 31 gennaio); Stefano B. di Cadavrexquis fa notare come la fonte invocata dal Corriere, e cioè il Daily Mail, riporti in realtà la notizia correttamente, facendo risaltare ancora di più l’assenza di professionalità di quello che dovrebbe essere il maggiore quotidiano italiano («Cari mamma e papà, basta che non siate giornalisti», 1 febbraio); Emanuela di Céad Míle Fáilte prende per buona la notizia, ma ne trae qualche considerazione non banale («Continuerò a chiamarli così», 31 gennaio). Ma c’è anche chi approfitta di questo falso per costruirci sopra uno squallido apologo: capita, quando l’odio integralista si somma alla credulità.

E Dio creò Francesco Agnoli

Sul Foglio di ieri Francesco Agnoli («Genetisti e cardinali», 31 gennaio 2008, p. 2) cita con approvazione «una vecchia intervista del celeberrimo Jerome Lejeune, scopritore della prima anomalia genetica, la trisomia 21» (al Foglio genetisti e biochimici credenti sono ricercati più dell’oro di Ofir); intervista nella quale si affermava fra l’altro:

La Bibbia è anche il primo libro evolutivo poiché evidenzia le tappe della creazione. La cosa che più stupisce è che nella Bibbia appaiono dapprima gli animali marini, poi gli animali volanti, poi gli animali terrestri e da ultimo l’uomo. Sarebbe a dire che la Bibbia, in uno scorcio assolutamente folgorante, enumera la comparsa degli esseri viventi secondo l’ordine in cui noi li ritroviamo negli strati geologici.
Impressionante, no? Un libro che ha più di 2500 anni di età ma che riporta la successione evolutiva delle specie – magari un po’ sinteticamente, ma correttamente: creature acquatiche, insetti volanti, animali terrestri dagli anfibi in su.
Ma se si va a cercare il testo originale (nella versione ufficiale della Cei), ecco che le cose assumono un altro, più deludente aspetto:
Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie.
Qui non si parla di generici animali volanti, come affermava Lejeune, ma specificamente di uccelli; e gli uccelli, come sappiamo, sono imparentati con i dinosauri, e sono apparsi sulla terra solo molto tempo dopo che questa era stata colonizzata da anfibi e rettili. Inoltre dal testo biblico sembra che esseri acquatici e uccelli siano stati creati contemporaneamente; anche volendo dare peso alla successione in cui vengono nominati, bisognerebbe poi ammettere che Dio abbia creato prima i mammiferi e poi i rettili, perché al giorno successivo leggiamo:
Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie.
E naturalmente stiamo ignorando l’errore più clamoroso del primo libro della Genesi, che al terzo giorno fa spuntare le piante terrestri, e solo al quarto fa creare il sole...
Insomma, Lejeune (e Agnoli con lui) ha citato solo quello che gli faceva comodo; con questo sistema, inutile dirlo, si può trasformare in oracolo infallibile qualsiasi testo, anche il più strampalato: persino – per usare un esempio estremo – un articolo del Foglio...

Scenari moralmente inquietanti

Si annuncia una scoperta (Fecondazione, l’ultima sfida: presto sperma dal midollo osseo delle donne, Il Corriere della Sera, 31 gennaio 2008) di cui parla New Scientist:

Scienziati inglesi dell’università di Newcastle Upon Tyne, avrebbero trovato un modo per trasformare le cellule staminali del midollo osseo femminile in spermatozoi. [...] Il professor Karim Nayernia, che guida l’equipe, sarebbe pronto a iniziare gli esperimenti entro i prossimi mesi, a patto, ovviamente, di avere le necessarie autorizzazioni, e si dice certo di potere produrre le prime cellule spermatiche femminili entro due anni.
Poi senza dilungarsi in spiegazioni o in tentativi di spiegazioni, si delinea lo scenario terrorizzante e probabilmente molto immorale:
PROSPETTIVE INQUIETANTI - Ma gli scenari aperti da questa scoperta, anche a livello etico, possono diventare inquietanti: le ricerche potrebbero consentire a una donna di aver un bambino «tutta da sola», grazie allo sperma prodotto dalle cellule del proprio midollo osseo e ai propri ovuli. E la cosa potrebbe verificarsi anche per un uomo, che potrebbe produrre similarmente le cellule uovo dal proprio midollo osseo. In entrambi i casi si tratterebbe di ipotesi ad lato rischio di anomalie genetiche.
A quale altro livello sarebbe inquietante? E perché moralmente sarebbe inquietante? Non si sa. Eppure è il Corriere della Sera, non Avvenire o Il Foglio.